mercoledì 30 luglio 2014

Salve, posso mandarti alcuni punti che non capisco?

"Salve posso mandarti alcuni punti che non capisco?". Inizia così un messaggio di Marco Orso, da poco iscritto all'ARS. Ecco il testo completo:

«1) I tassi reali positivi sul debito fanno danni. Il capitale anziché investire in economia specula sui contribuenti e ciò non solo porta il debito/pil ad esplodere ma soffoca l'economia reale con tasse improduttive e con creazione di disoccupazione e morte del diritto al lavoro (esercito di riserva di disoccupati). Io sono per tassi reali = circa a 0.
2) Uscendo dalla moneta unica c'è un modo di evitare che i tassi reali siano positivi?
So anche che se usciamo di soppiatto (non certo col referendum) e svalutiamo del 20% , impediamo che ci sia la fuga pre-svalutazione. 
3) Dopo la svalutazione del 20% però è previsto che qualcuno andrà di nuovo a ritirare TdS (Titoli di Stato) prima della scadenza cosa che comporterà altra stampa e altra svalutazione ed i capitali lo sanno... c'è quindi il pericolo ci sia un'altra fuga di capitali... quella per cui tutti credono che gli altri possessori di TdS vendano TdS e allora vendono a loro volta temendo la altra stampa/svalutazione (tipo concorso di bellezza di keynes). Per impedire che la gente riconsegni prima della scadenza ci sono 2 modi: o alzare i tassi, ma allora crei tassi reali positivi cosa che non mi piace per niente... o la stampa come visto sopra.
4) Se però usassimo solo il meccanismo della stampa ciò potrebbe portare a iperinflazione.
5) Quindi da un lato c'è il rischio inflazione e dall'altro quello di tenerci stretti i capitali promettendo loro tassi reali colossali... c'è il modo per evitare ambedue uscendo dalla moneta unica? Quale? Cerco la risposta da mesi. Saluti.»

Caro Marco, comincio facendoti io una domanda: perché pensi che sia un esperto di economia? Sai, questa è una cosa che mi sorprende: un sacco di gente mi interpella trattandomi come se lo fossi. In realtà di economia so quello che dovrebbe sapere una persona di media cultura almeno un po' interessata all'argomento, ma credo che tanto basti, al tempo d'oggi, per essere considerato, per l'appunto, un "esperto". Diciamo allora che, nel paese dei ciechi, l'orbo è Re? E diGiamolo!

Allora: in questo paese di ciechi io sono solo orbo, ma anche tu non sei del tutto cieco! Infatti i problemi che hai elencato sono assolutamente centrati, anche se non esaustivi della problematica. Prima di discuterne, però, consentimi una premessa morale.

Premessa morale


Immagina di aver costituito una società con il tuo miglior amico. Per alcuni anni va tutto bene, ma poi arriva una crisi e le cose prendono una piega amara. Noti con sconcerto, però, che mentre tu tiri la cinghia il "socio" se la passa addirittura meglio. Insospettito svolgi qualche indagine e scopri che:

  1. il "socio" si è intestato gran parte degli utili
  2. ad essere esposto con banche, fornitori e fisco sei praticamente solo tu
  3. il "socio" tromba tua moglie, con la cui complicità ti ha fatto firmare le carte che ti inguaiano
A questo punto che fai? Li affronti, chiedendo che le cose siano messe a posto, con la minaccia di denunciare il "socio" e tua moglie facendo scoppiare un gran casino, con il che tutti vi ritrovereste nei guai fino al collo, oppure te ne stai buono buono e accetti di essere "cornuto e mazziato"? Fine della premessa morale. 

Come si esce dall'euro


Il modo in cui si uscirà dall'euro dipenderà da molti fattori, alcuni dei quali del tutto fuori da ogni possibile controllo. In linea di massima possiamo affermare che molti dei costi dipenderanno dal grado di coesione nazionale che si manifesterà in quel momento. Un po' come un esercito che debba rompere un accerchiamento: può farlo in modo coordinato sotto la guida degli ufficiali, oppure può essere un fuggi fuggi generale, nel quale ognuno bada a salvare la sua pellaccia. 

Uno dei problemi da affrontare sarà quello del rifinanziamento del debito pubblico. Bada bene: uno dei problemi, perché ce ne sono altri ben più gravi! C'è il debito privato che, originatosi da famiglie e imprese, finisce in capo alle banche; ci sono contratti internazionali di fornitura di materie prime, semilavorati e risorse energetiche; ci sono impegni geopolitici; c'è da considerare il fatto che una quota del debito pubblico è in mano estera...

Insomma un'uscita unilaterale e non concordata, peggio ancora mal gestita dal punto di vista degli interessi nazionali, rischia di essere un vero disastro. Inoltre molte delle scelte che dovrebbero essere fatte, pur valide dal punto di vista della tutela degli interessi generali della nazione, sarebbero molto penalizzanti per alcuni. Pensa solo, per esempio, alla necessità di nazionalizzare il sistema bancario! Non credi che i gruppi privati che oggi detengono, in Italia, il potere di emettere moneta bancaria attraverso il credito potrebbero risentirsi? Utilizzando ancora la metafora dell'esercito accerchiato, cosa risponderesti, tu, ad un ufficiale che ti chiedesse di sacrificarti, insieme alla tua compagnia, per mettere in salvo il grosso dell'esercito? Daresti patriotticamente il tuo contributo, o diserteresti passando al nemico?

Il problema dei tassi reali


Mi chiedi se ci sia la possibilità, uscendo dall'euro, di evitare che i tassi reali siano positivi. La risposta è sì, esiste questa possibilità. Ma essa implica che sia lo Stato il monopolista dell'emissione monetaria, unitamente al fatto che vengano rapidamente ripristinati vincoli ai movimenti di capitali. E qui arriviamo al vero problema. Gli squilibri prodotti da 15 anni di moneta unica sono così enormi che non è pensabile, per uno Stato, uscirne rimanendo tuttavia nell'Unione Europea con lo status di paese in deroga (senza contare che questa possibilità, per chi ha già adottato l'euro, è preclusa dai trattati). Ciò significa che, se si esce dall'euro si deve necessariamente uscire anche dal trattato di Maastricht.

Devi sapere, infatti, che il Trattato di Roma del 1957 stabiliva che i movimenti di capitali nel territorio della Comunità erano consentiti solo nella “misura necessaria al buon funzionamento del mercato comune. Vale a dire, erano possibili movimenti di capitale solo come corrispettivi dei movimenti di merci e servizi. Fu a partire dal 1986, con la direttiva  566/1986, e successivamente con la direttiva 361/1988, che si avviò la realizzazione di "un grande mercato interno dotato della sua piena dimensione finanziaria". Nel 1992 il Trattato di Maastricht, abrogando gli artt. da 67 a 73 del Trattato di Roma del 1957, "codificava la nuova formulazione della normativa, per la quale la liberalizzazione dei movimenti di capitali non è più ancorata al finanziamento del mercato comune, ma è un principio assoluto, che si applica nei rapporti tra gli Stati membri e tra questi e i paesi terzi".

Dunque, si può uscire unilateralmente dall'euro, mettendosi al riparo da una tragedia finanziaria, solo e soltanto uscendo contestualmente dall'Unione Europea! Non ci sono santi! Se qualcuno ti dirà che si può uscire per un periodo dall'Unione Europea, per poi rientrare più tardi, sappi che ti sta mentendo. 

Ciò detto, ti chiarisco che in regime di repressione finanziaria e in condizioni di sovranità monetaria il fatto che i tassi reali di interesse siano positivi, nulli o addirittura negativi è un problema di natura esclusivamente politica. Attiene, cioè, al tipo di redistribuzione che lo Stato intende attuare: se dall'alto verso il basso o dal basso verso l'alto. Va da sé che negli anni ottanta, quindi ancor prima delle modifiche imposte dal Trattato di Maastricht, la scelta politica fu quella di una redistribuzione dal basso verso l'alto. Ciò è mirabilmente spiegato in questo interessantissimo contributo del 2011 di Aldo Barba.

Quando non puoi spostare i tuoi capitali all'estero non hai altra scelta (a parte quella di tenerli sotto il materasso) che investirli in attività produttive (mercato azionario o obbligazionario nazionale - quindi a rischio) o prestarli allo Stato, anche a un tasso di interesse reale nullo o negativo. Anche se tutti, e dico tutti, i risparmiatori decidessero di non investire i loro risparmi né di prestarli allo Stato, ciò non comporterebbe alcun problema. Quei capitali, di fatto, diverrebbero inesistenti, e lo Stato potrebbe stampare moneta (il famoso click del mouse) senza il rischio di innescare una spirale inflazionistica. Quando poi i capitali tornassero sul mercato, lo Stato potrebbe ritirare la liquidità precedentemente immessa.

Per fare quanto sommariamente descritto (cioè per fare politica monetaria) serve necessariamente la sovranità monetaria. Il dispiegamento effettivo di una politica monetaria implica l'imposizione di controlli alla circolazione dei capitali. La sovranità fiscale consente l'attuazione di una politica fiscale autonoma, che è il necessario complemento della politica monetaria. Il controllo effettivo delle frontiere completa il quadro. 

Il problema è politico


Spero di essere stato sufficientemente chiaro nell'esporti il percorso di sganciamento, anche unilaterale, dall'euro: esso implica necessariamente l'uscita dall'Unione Europea. Il problema è la volontà politica di percorrerlo. Una volontà che deve sorgere dal corpo della nazione, e dunque ha bisogno di essere sorretto da nuove forze politiche che siano capaci di raccogliere e coordinare gli interessi sparsi oggi danneggiati, e anzi umiliati, dalla scelta europeista. Certo, è sempre possibile, in linea di principio, immaginare "un'altra Europa", o "cambiare verso all'Europa", ma questi sono solo slogan. Nessuno di noi sarebbe nemico di un'Europa dei popoli, intesa come soggetto statale che nasca da un processo costituente dal basso, democratica e paritaria, ma questa "Europa dei popoli" non è l'Unione Europea. Anzi, perché nasca un'Europa dei Popoli, ammesso che ciò sia possibile e desiderato dai popoli europei, la condizione necessaria è lo smantellamento dell'Unione Europea. Ciò può accadere in modo concordato, ovvero per decisione degli stessi gruppi nazionali di interesse che hanno edificato l'Unione Europea, oppure in modo traumatico, in seguito al recesso unilaterale di uno o più paesi. In quest'ultimo caso, a mio parere il più probabile, il costo per le classi sociali danneggiate dall'Unione Europea sarà inversamente proporzionale alla loro capacità di dotarsi di una rappresentanza politica. Nessuno dei partiti che ci hanno "portato in Europa" può credibilmente operare un tale ribaltamento dei fini, dunque è necessario che nascano nuovi partiti.

Questa può apparire una pia illusione, ma consentimi di argomentare al fine di dimostrarti il contrario. L'Unione Europea (non solo l'euro) è un progetto mal congegnato che genera inevitabilmente vincitori e vinti, perfino all'interno degli stessi gruppi di interessi nazionali che l'hanno voluta. L'ostilità e l'avversione verso di essa stanno crescendo in tutti i paesi e in tutti gli strati sociali "perdenti", dei quali fanno parte, te lo ricordo per l'ennesima volta, anche parti delle élites nazionali. Ciò è particolarmente evidente in Francia e in Italia, sebbene nel nostro paese la situazione sia resa più difficile dal grande successo del M5S, che ha cristallizzato il dissenso orientandolo verso i noti falsi obiettivi (casta-cricca-corruzione). 

Ma la situazione è destinata ad evolvere, sia pure ancora con qualche lentezza. Per accelerare il processo è necessaria l'azione politica esplicita di associazioni e movimenti che facciano da apripista. Questo è esattamente quello che sta accadendo, poiché tali associazioni e movimenti sono già nati ed operanti. Il riferimento comune è, come sai, la nostra Costituzione del 1948. Tutti insieme questi movimenti hanno una forza di qualche migliaio di militanti, un numero che può sembrare molto piccolo ma che è destinato a crescere velocemente. Ebbene, la domanda è: quanti militanti effettivi, reali, veri, hanno i partiti oggi al potere? Tutti insieme, raggiungono il numero di duecentomila? Non credo. In termini di militanti veri, dunque, i movimenti contro l'Unione Europea rappresentano una forza di almeno un punto percentuale, destinato però a crescere. E' da qui che si deve partire, ben sapendo (la Storia ce lo insegna) che tutto ha inizio, sempre, dall'azione delle avanguardie, dalla forza della verità, dalla passione con cui questa viene servita.

Conclusione morale...


Il punto, in definitiva, non è quanto ci costa uscire, ma se sia moralmente dignitoso non farlo, accettando di vivere da "cornuti e mazziati". Nessuno che capisca di essere "cornuto e mazziato" può accettare questa condizione, per cui lo scopo della nostra azione politica è, in questo momento, quello di far crescere questa consapevolezza. Il principale ostacolo è rappresentato da tutti coloro che raccontano la balla secondo cui la colpa è nostra, e non del "socio" che ci ha fregato e ci tromba la moglie (o il marito). 

...e politica


In questo paese, come in gran parte dell'Unione Europea, il numero dei "cornuti e mazziati" consapevoli crescerà, e ad essi dovremo presentare un'offerta politica. Queste persone non staranno troppo a domandarsi se e di quanto cresceranno i tassi di interesse reali, anche perché probabilmente saranno già rovinati, ma è sempre utile dar loro una risposta. Spero, in tal senso, di esserti stato utile. Infine, è altrettanto vitale che, al più presto, si verifichi una saldatura di tutti i movimenti contrari all'Unione Europea, per rompere l'accerchiamento attraverso un'azione politica coordinata e decisa, onde evitare il fuggi fuggi generale in cui ognuno pensa solo a salvare la propria pellaccia. Uniti si vince!

19 commenti:

  1. Alla faccia del sub-divulgatore....

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  2. Attenti a non diventare troppo "spigolantibus" pure voi... :-)

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    1. Eccoti accontentato:
      emettere moneta forse sarebbe meno fuorviante
      "stampare" da un'immagine da repubblica delle banane
      ... e poi il vate ha detto che è dilettantesco

      A Fiorè che tte dovemo di', se non "grazie"!
      Saremo pure spigolantibus, ma almeno lo siamo nei confronti di un amico preparato sia economicamente che politicamente, che ha preso posizione senza attendere di salire sul carro del vincitore e che non fa:
      - della sua maleducazione ed irriconoscenza un'arma
      - della sua indisponibilità e saccenteria uno stile di vita
      Ogni riferimento ai contrari è cercato

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  3. Ciao Fiorenzo non so cosa sia lo spigolantibus però posso assicurarti che non regalo niente a nessuno. Anche io spesso vengo interpellato come esperto. Però cerco sempre di imparare da chi ne sa più di me .... pensa che io ho iniziato a capire l'economia da un vostro grafico.
    Quello storico del divorzio bankitalia/tesoro.
    Poi ho letto altre cose e mi sono evoluto.
    Quindi ben venga chiederti i miei dubbi.
    Il mio scopo (da 3 anni e mezzo) è diffondere sulla moneta unica e non voglio punti deboli la posta in gioco è alta.

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  4. volevo dire lo storico debito/pil :D

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  5. Ottima spiegazione, difficile trovare qualcosa da aggiungere quindi non rimangono che i complimenti e i ringraziamenti (tuo malgrado :) ).

    Il mio commento ai dubbi di Marco Orso è che tra i primi nemici da combattere c'è la corrente di pensiero liberista che abbiamo adottato negli ultimi 30 anni circa. Il benessere che porterebbe la libera circolazione dei capitali è un volgarissimo imbroglio che porta benessere solo a chi detiene questi capitali.
    La limitazione dei capitali come esposta da Fiorenzo produce l'effetto di ridurre drasticamente le possibilità di scelta su dove investire la propria liquidità. Se tutti decidessero di togliere i propri denari dai tds, scartato il materasso per il semplice fatto che la svalutazione finirebbe per distruggere il capitale risparmiato, non rimane che l'investimento in economia reale nazionale finanziando le imprese che producono utili e quindi l'innovazione e lo sviluppo delle nostre aziende (con conseguente miglioramento della competitività estera). L'altra possibilità è spendere quei soldi, con l'effetto di migliorare l'economia nazionale e, con le maggiori entrate tributarie, la posizione finanziaria dello Stato (riducendo di conseguenza la necessità di emissione di tds). Ovviamente, dato che non tutti si comporterebbero nella stessa maniera con tutti i propri risparmi, l'effetto dovrebbe essere bilanciato.
    Riguardo al tasso di interesse, imho, non deve essere un punto fisso inamovibile perchè, come anche Marco ha capito, le manovre sul tasso di interesse contribuiscono alla maggiore/minore disponibilità di liquidità che, da un lato agevola le aziende e la loro possibilità di finanziarsi e innovarsi ma dall'altro spinge enormemente i consumi che, se crescono più della capacità produttiva delle aziende spingono l'inflazione a crescere.

    E' un'alchimia quella del tasso di interesse che va pianificata e controllata contestualmente all'emissione di moneta e l'imposizione fiscale.
    Tutte funzioni che non possono che essere detenute da uno Stato Sovrano che si preoccupa del benessere comune e non di quello del capitale finanziario. Anche per questo non posso che appoggiare il progetto di rinnovamento dell'ARS visto il disastro combinato, voluto e reiterato dalla attuale classe politica.

    Una drastica limitazione alla circolazione dei capitali avrebbe anche un'altro importantissimo effetto, quello di proteggere la moneta (non solo i tds) dalla speculazione finanziaria.
    Avere una moneta libera dalla speculazione permette (sempre imho) di lasciar oscillare liberamente la moneta sul mercato dei cambi e di mantenerla costantemente allineata al suo reale valore di scambio, abbassandosi quando l'economia va male (e quindi migliorando le esportazioni e contraendo le importazioni) e viceversa quando l'economia tira troppo
    Quando sento parlare di svalutazione competitiva dopo ANNI di cambi fissi mi parte lo sclero :D.

    Sono del parere che, nel medio-lungo periodo avere una bilancia commerciale fortemente positiva come sta facendo la Germania è sbagliato e da evitare. Avere un surplus commerciale significa danneggiare l'economia interna degli altri paesi che poi entrano in crisi e, alla fine, fanno crollare le nostre esportanzioni (quello che sta succedendo a noi). Come insegnava uno che ha vissuto duemila anni fa, non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso.

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  6. http://lumiebarlumi.blogspot.it/2014/07/la-grande-svalutazione-italiana-sec-ix.html

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  7. 1) Se non ho capito male nei casi di rivalutazione di una valuta, la banca centrale compra valuta estera e la tiene nelle riserve.Può emetterla in un secondo momento per svalutare la valuta estera ?
    2) Quando uno viene in un paese per acquistare merci abbiamo detto cambia i soldi (es dal marco cambi in lire perchè sei in vacanza in Italia) questi soldi mostrano un apprezzamento della lira e un deprezzamento del marco. Ma proprio MATERIALMENTE PARLANDO quando l'agenzia del cambio ritira i marchi essi non perdono valore legale giusto?

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  8. No Marco Giannini, non ci siamo. O forse capisco male (o hai scritto in modo confuso). In ogni caso, in sintesi:

    1) se la BC (Banca Centrale) vuole contrastare la svalutazione della moneta (es. la lira) può acquistare l'offerta in eccesso utilizzando le sue riserve in altre monete. Il "prezzo" di una moneta varia quando c'è uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta della stessa. In condizioni di equilibrio si hanno solo piccole fluttuazioni, o al massimo degli spikes per fattori eccezionali e temporanei.
    2) oltre agli interventi di acquisto/vendita monetaria, la BC può operare sul tasso di sconto (il tasso di interesse fondamentale sui prestiti). Alzando il tasso di sconto si attirano capitali dall'estero, il che rafforza il cambio. Il prezzo da pagare è una stretta sull'economia reale. Se invece il tasso di sconto viene abbassato i capitali tendono a uscire. Ciò indebolisce il cambio ma è anche uno stimolo all'attività economica. Attento però a non confondere un afflusso di capitali per effetto di un innalzamento del tasso di sconto (che deprime l'economia) con un afflusso di capitali destinato a investimenti diretti (IDE) e/o consumi. In questo caso l'economia viene rivitalizzata (ma a debito), l'inflazione sale, e a un certo punto si deve svalutare o imporre un aumento del tasso di sconto per raffreddarla.

    Colgo l'occasione per ribadire che non sono un "espertone". Potrei dire enormi "cagate" senza accorgermene. Capisco che alcuni si rivolgano a me, che non insulto (quasi mai) nessuno, ma credo che, per essere più sicuro, dovresti farti coraggio (ce ne vuole tanto, lo so) e chiedere al "vecchio bastardo". Andresti molto più sul sicuro.

    Non capisco cosa mi chiedi quando scrivi "Ma proprio MATERIALMENTE PARLANDO quando l'agenzia del cambio ritira i marchi essi non perdono valore legale giusto?". Cosa intendi?

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  9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  10. Io mi metto sicuramente nel gruppo dei non "espertoni" e in quello di chi può dire cazzate, ma di quello che sto per dire sono molto convinto. Mi scuso subito se sono "solo un pochino" logorroico (ahahah), dopo questo intervento me ne starò buono e zitto.

    Premetto che la spiegazione fatta da Fiorenzo qui sopra è corretta, ma non sono daccordo sul punto 1), affrontare l'eventuale problema di svalutazione con operazioni della BC sul mercato dei cambi è sbagliato, secondo me non siete ancora cascati nelle sabbie mobili mortali dei cambi fissi ma i presupposti sono quelli.

    Non bisogna dimenticare che il valore internazionale di una moneta è data dal suo valore di scambio con le altre monete, il valore di scambio per definizione non è determinabile dalla volontà di una delle parti ma, nel caso delle monete, dalla somma algebrica delle reciproche necessità di valuta straniera per regolare le transazioni.

    E' già stato fatto in passato l'errore di voler tenere il tasso di cambio dove non poteva stare perchè non c'erano i fondamentali economici che sostengono la moneta; se la moneta si svaluta è perchè i fondamentali economici non la sostengono in quella posizione, idem il contrario (concetto che vale per l'Italia come per la Germania, la Grecia, il Giappone...).

    Il caso più palese per noi è stato il 1992, la lira era sotto attacco speculativo, io ero giovane, ingenuo e di economia non avevo mai letto quasi nulla, ma ricordo ancora come fosse oggi due cogl**ni di nome Amato e Ciampi ripetere ad unisono a tutti i telegiornali: "Tranquilli, l'Italia non svaluterà", ricordo anche quell'idiota del direttore della mia banca quando andavo da lui a dirgli che sarebbe stato meglio chiudere le aperture di credito in moneta estera che l'azienda che amministravo aveva aperto e mi sentivo rispondere: "No, non farlo, tranquillo, l'Italia non svaluterà, non può fare una figura di merda così grossa sui mercati internazionali, non ci riprenderemo più se lo facciamo e l'inflazione andrà alle stelle!"
    Cosa è successo ormai lo si conosce bene e nel mio caso lo si può immaginare: in un solo giorno la mia azienda perse quasi 25 milioni di vecchie lire e solo perché avemmo la fortuna che un cliente pagò in leggero anticipo una grossa fattura su cui era basata una apertura di credito, altrimenti erano quasi il doppio (non amministravo una grossa azienda ovviamente)!

    Il concetto è chiaro ora, eravamo sotto attacco speculativo perchè anni prima avevamo fatto la boiata di entrare nello SME e vincolare la fluttuazione dei cambi.
    (segue)

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  11. (continuazione)
    Nessuna moneta può resistere ad un ancoraggio ad una moneta forte se l'andamento delle economie dei paesi coinvolti non procede in modo parallelo e, nel caso italiano, quando il valore della lira non fu più allineato al reale valore di mercato il nodo venne al pettine e si espose alla speculazione. I due infami nominati sopra (che il diavolo se li prenda) fecero il loro inutile e stupido tentativo per opporsi ma alla fine, inevitabilmente, il mercato dettò le sue regole e poco dopo noi e altri paesi coinvolti nell'attacco speculativo (ricordo la sterlina p.es.) svalutammo e rivalutarono altre monete (il marco & co.).

    Il risultato di questa manovra di impossibile sestegno della valuta fu il dilapidamento delle riserve in valuta estera da parte della banca d'Italia (quando le monete estere valevano) poco e il conseguente almeno parziale riacquisto in condizioni opposte (quando le valute straniere si erano rivalutate). Un capolavoro da premio nobel dell'economia, non c'è che dire, anzi sapendo che loro sapevano mi domando gli interessi di CHI stessero difendendo, non certo quelli degli italiano.

    Se le monete non fossero state legate ad una parità insostemibile nello SME la lira si sarebbe pian piano svalutata e non sarebbe stata attaccata dalla speculazione perchè il suo valore già basso e non avrebbe dato margini di guadagno appetibili agli speculatori.

    La BC secondo me non deve operare sul merceto per svalutare o rivalutare o difendere la moneta con interventi sul cambio, le monete si regolano da sole, il suo scopo è emettere la moneta e determinare il tasso di sconto in coordinazione e sotto il diretto controllo dello stato e della sua politica di crescita e/o di contenimento dell'inflazione e deve curare le compensazioni di valuta tra Stati.

    Le riserve valutarie si formano solo quando uno stato esporta più di quanto importa, cosa che però, spinge ad aumentare il valore della moneta nazionale e la freccia del rapporto export/import cambia direzione, le esportazioni diventano più difficoltose e il risultato è la tenderenza ad un sostanziale equiliblio tra importazioni ed esportazioni.

    Quello che invece, a mio parere, andrebbe fatto è regolamentare gli scambi di moneta, limitandoli alle compensazioni di transazioni reali. Uno speculatore può vendere moneta solo se ha potuto prima accumularla nei propri forzieri, se gli scambi commerciali sono pressochè in pareggio la quantità di lire che lui può avere è sostanzialmente pari alla quantità della moneta estera che la BC ha nei nostri caveau quindi, di nuovo, il pareggio delle partite e nulla più.

    Il miglioramento all'economia a cui bisogna puntare è quello INTERNO e distrubuito su tutto il territorio. Non si può avere la botte piena (moneta alta) e la moglie ubriaca (esportazioni alte), se lo fai è perchè hai svalutato l'unica altra variabile: il costo del lavoro (le paghe e il wellfare dei lavoratori). Liberismo puro!!!!

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  12. Parte I

    Caro Moreno C, se posso darti un consiglio è quello di essere meno apodittico. Tra l'altro, nella fretta o per inesperienza, ti scappano frasi che dicono l'esatto contrario di ciò che (forse) volevi intendere. O comunque ambigue, a meno di non chiarire come viene espresso il cambio (certo per incerto oppure incerto per certo). Un esempio è l'ultimo periodo del tuo post: "Non si può avere la botte piena (moneta alta) e la moglie ubriaca (esportazioni alte)".

    Cosa intendi con l'espressione "moneta alta"? Se usi la convenzione incerto per certo (la curva del cambio sale quando la moneta si svaluta) la frase non ha senso perché, se le esportazioni salgono (sono alte) la moneta tende a rivalutarsi. Se usi la convenzione certo per incerto (in tal caso la curva del cambio sale quando la moneta si rivaluta) ancora una volta dici una sciocchezza: è proprio quando le esportazioni eccedono le importazioni che la moneta si rivaluta.

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    1. parte II

      Ciò detto in premessa, consentimi di rispondere alla tua osservazione circa l'inopportunità di interventi della BC con un'analogia da "ingegniere".

      Ti parlerò di dinamica dei sistemi a retroazione negativa. In questi sistemi il segnale di comando è dato dalla differenza tra ciò che si vuole ottenere (segnale target) e il risultato effettivo. Questa differenza viene chiamata "errore". Nell'analogia possiamo considerare questo "errore" come l'equivalente di un segnale dei mercati, cioè lo scostamento tra ciò che è economicamente/monetariamente/finanziariamente desiderabile e ciò che sta effettivamente accadendo. Ovviamente quando l'errore è zero ciò significa che tutto va per il meglio e non si deve intervenire.

      In risposta a un errore diverso da zero, noi dobbiamo decidere che azioni intraprendere. Il modo più semplice è quello di applicare una correzione che sia proporzionale ad esso: l'"ingegniere" fa i suoi calcoli e valuta la costante di proporzionalità.

      Capita, tuttavia, che alcuni errori si presentino come scostamenti dallo zero molto rapidi ma limitati nel tempo. In tal caso l'"ingegniere" mette in campo un'azione che viene chiamata "derivativa", che consiste nel valutare non l'entità dello scostamento bensì la rapidità con cui esso si manifesta.

      Può infine capitare che ci sia uno scostamento dallo zero estremamente piccolo, che si manifesta con grande lentezza nel tempo. Per gestire questo tipo di errore gli "ingegnieri" mettono in campo un'azione che viene chiamata "integrale", che consiste nel nell'applicare una correzione calcolata in base alla somma di questi piccoli errori che si manifestano lentamente nel tempo.

      Orbene, quello che facciamo noi "ingegnieri", che siamo "tecnici" nel campo dei sistemi di controllo automatici, è esattamente ciò che fanno altri "tecnici", esperti in questioni monetarie. Ad esempio, per analogia possiamo dire che gli interventi della BC sul mercato dei cambi equivalgono a un controllo di tipo proporzionale-derivativo. Sempre per analogia, possiamo dire che i riaggiustamenti del cambio necessari nel caso di squilibri persistenti delle partite correnti corrispondono ad azioni di tipo integrale.

      Ti chiedo: vuoi rubare il lavoro ai "tecnici"? A noi, cioè a me, te e tutti i cittadini, spetta il compito di fissare il target (gli obiettivi di politica economica). Lo facciamo quando andiamo a votare.

      Fissati gli obietti, lasciamo che siano i "tecnici" a fare il loro lavoro.

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  13. Parte I

    Sono andato a cercare sul vocabolario il significato di "apodittico" perchè non ho difficoltà ad ammettere che non lo conoscevo: "discorso apodittico: enunciato o pronunciato in tono dogmatico, senza dimostrazione e senza sostegno di prove"

    Mi domando come si può esprimere un concetto simile senza infarcirlo di "imho, a mio avviso, io penso che, ecc..." o senza essere dogmatico, ma siccome non ho una padronanza linguistica così alta immagino che ci sia, me lo spiegherai tu casomai.
    Onestamente non mi sembra di essere stato così apodittico come dici, mi sono messo nel gruppo dei NON espertoni e che possono dire cazzate a prescindere; ma il tuo è un giudizio, come tale lo accetto e mi scuso se sono sembrato tale, volevo semplicemente dire il mio pensiero e credo di averlo fatto con adeguate prove a sostegno, a meno che la crisi del '92 non la si vuole ascrivere alla "potenza speculativa di George Soros!" O_o

    Non era mia intenzione (nè mai lo sarà) quella di scrivere qui un morenotrattatodieconomiamonetaria e mi sembrava di essere stato sufficientemente chiaro, pur nel linguaggio povero di un normale cittadino NON espertone.

    Provo a rispondere ad un paio di osservazioni ribadendo il mio punto di vista.
    "Moneta alta" = Moneta forte (scusa l'imprecisione), quella che abbiamo adesso per esempio e che, di fatto, sta distruggendo le nostre esportazioni E, favorendo oltre i limiti naturali le importazioni, distruggendo anche la nostra produzione interna e la nostra economia interna.
    La moneta non deve essere nè forte nè debole, deve essere Equilibrata, la sola affermazione che una moneta è forte o debole sta a significare che il paese sta traendo un vantaggio nell'acquisto all'estero e sta incassando meno di quanto dovrebbe per una vendita all'estero o, viceversa, che sta pagando più del suo valore un bene estero e sta avendo un vantaggio in una vendita all'estero. Qualsiasi di queste condizioni avvantaggiano scorrettamente qualcuno e penalizzano qualcun altro sia di qua che di là dai confini; vantaggi e svantaggi che penalizzano la normale concorrenza al pari del lavoro e commercio in nero e della corruzione.
    Un Espertone direbbe che si tratta di Asimmetrie.

    Le tue puntualizzazioni sul certo x incerto etc non mi sembrano inerenti quello che stavo dicendo, io sto parlando di mercato dei cambi di valuta, quello di oggi x oggi, di domani x domani, tu forse mi stavi parlando di scommesse sul cambio futuro (certo x incerto...ecc.). Questa è speculazione e se potessi decidere io da dichiarerei illegale, le uniche operazioni che autorizzerei sono le operazioni finalizzate a limitare le possibili perdite su cambi ma solo a fronte di pagamenti o incassi a termine (spero di essermi spiegato).
    Poi, la tua affermazione: "è proprio quando le esportazioni eccedono le importazioni che la moneta si rivaluta" fissano un punto ma non dice la conseguenza di quella rivalutazione se la moneta viene lasciata libera sul mercato dei cambi anzichè pilotata dai "tecnici".
    La conseguenza è che, con una moneta che si è alzata, le esportazioni non sono più appetibili e fatalmente diminuiscono quindi, di nuovo, la moneta è meno ricercata e si deprezza e, di nuovo ancora, le esportazioni aumentano e così via ritornando sempre verso il punto di equilibrio.
    Un intervento volto a contrastare una svalutazione non farebbe altro che fissare e accentuare lo squilibrio invece di lasciare che la moneta si riposizioni sul suo reale valore.
    Questa è ovviamente una semplificazione ma il mercato dei cambi funziona così o dovrebbe essere ricondotto a funzionare così. Domanda <-> Offerta.
    Mantieni il valore della moneta sempre aggiornato e rimani fuori dagli attacchi speculativi.

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    1. Ti chiedo scusa se ti sono sembrato (anche io) "apodittico". In realtà volevo dire "cerca di non essere apodittico quando parli con le persone per spiegargli le cose". Infatti il mio suggerimento era in premessa. La vera risposta è nella parte II. Ora (se non ti offendi) vorrei darti un altro suggerimento: cerca di essere meno suscettibile. Il dialogo sulla blogosfera lo impone, altrimenti ogni commento dovrebbe essere infarcito di circonlocuzioni. Io, per esempio, mi sono sentito offeso solo quando mi si è dato esplicitamente del "traditore", non per qualche espressione brusca che, nella fretta dello scrivere, sfugge inevitabilmente.

      Non ho ancora letto la tua replica (ho voluto subito chiarire). Più tardi ti risponderò, se è il caso (e anche questa può sembrare un'espressione brusca). A presto.

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    2. LOL Fiorenzo!
      Non mi sembrava di essere stato apodittico così come non mi sono sentito assolutamente offeso. :)
      Sicuramente la blogsfera non è il mio ambiente preferito, preferisco di gran lunga i forum dove, se non vuoi litigare e hai qualche critica che tocca il personale, mandi un messaggio privato e chiarisci, mentre in pubblico ti limiti a commentare l'idea e non la sintassi e il tono e al massimo chiedi chiarimenti.
      So bene che scrivere è molto più difficile che parlare perchè non è facilmente esprimibile il tono delle frasi, lo è ancor più su un blog dove non puoi sottolineare, grassettare, mettere qualche faccina per far intendere il tono (le faccine non servono solo ai bimbimin...) e lo è ancor più quando nella fretta di scrivere, come dici tu, scappa qualche frase brusca e anche volendo non puoi più fare correzioni.

      Io ho cercato di chiarire e ho chiesto chiarimento, niente più.

      Ti faccio una proposta, se sei daccordo, limitiamoci a condividere (o NON) le idee e le spiegazioni argomentandole e chiarendole, i discorsi senza le spiegazioni e/o il tono dogmatico vengono presto accantonati da risposte più convincenti e spiegate meglio. Le scuse non servono e non sono necessarie, nessuno mi obbliga a venire qui a scrivere e tu qui sei il padrone di casa e puoi decidere se un commento ti sta bene o no.

      Per quanto riguarda l'argomento di questo thread credo di aver chiarito a sufficienza quello che pensavo, se non hai lascio MOLTO volentieri l'ultima replica.

      Ciao e alla prossima ;)

      P.s. le mie sentite scuse a tutti coloro che si sono certamente annoiati con queste mie motoseghe mentali :)

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  14. Parte II

    Per la verità, ora che ci penso ci sono due variabili che non ho preso in considerazione nel mio ragionamento, una è la svalutazione del costo della mano d'opera e l'altra è il vantaggio commerciale dovuto all'innovazione tecnologica.
    Qui però si entra anche e soprattutto in un discorso ideologico perchè bisognerebbe discutere anche della redistribuzione del reddito tra capitale e forza lavoro, argomento tutt'altro che trascurabile ma è un altro argomento.

    Riguardo il tuo ultimo assunto circa il compito di "ingegnieri e tecnici" non sono pienamente daccordo con te. E' chiaro che l'economia di uno Stato è un'alchimia che richiede conoscenze e capacità tecniche che un normale cittadino o un politico, eletto solo perchè sa prendere per il culo gli elettori e leccare quello dei dirigenti del suo partito, difficilmente avranno mai, quindi è evidente che i "tecnici", o esposti in prima persona o alle spalle dei politici, hanno il loro essenziale compito.
    E' altrettanto chiaro che a noi spetta la scelta degli obiettivi che devono raggiungere i tecnici e che lo facciamo attraverso le elezioni politiche, ma questo ha ragione di essere parlando di gestione della economia interna e delle scelte di politica estera (accordi, dazi,...); in materia di quotazione della moneta farei certamente un grand'uso di tecnici, ma non certo per giocare a fare il semidio con le monete pensando che sia possibile contrastare la svalutazione se il valore di una moneta deve scendere e se i fondamentali economici non reggono quel cambio.

    Quindi, per rispondere alla domanda se voglio rubare il lavoro ai tecnici, ti rispondo che non glielo voglio rubare, ma quello non è un lavoro per loro, è come voler modificare la meteo... è il target che vuoi fissare che è sbagliato.
    Io ne userei volentieri migliaia e migliaia di tecnici e Ing. (i migliori e meglio pagati) ma per scovare frodi sui cambi, sovrafatturazioni estere volte a esportare valuta, ad eludere una giusta tassazione ecc. Hai voglia se ne hanno da fare!

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