sabato 31 ottobre 2015

Sul calcio

Resto attonito davanti alla dichiarazione di Franco Carraro, ex n°1 di Coni a Figc, nonché ex sindaco di Roma dal 1989 al 1993 ed ex socialista: "Lotito lo ha detto in un modo sbagliato, però le sue parole sono vere. Se dici a un inglese 'Frosinone', ti serve la carta geografica".

Ora il calcio è uno sporto bellissimo. E' bello vederlo dal vivo, e ancor più guardarlo in televisione con la moviola che esalta i gesti atletici mentre innesca infinite discussioni sulla regolarità delle azioni e delle decisioni arbitrali. Eppure io, ogni volta che incappo in una trasmissione sul calcio o in una partita cambio subito canale. Anche quando ci sono i mondiali, che mi rifiuto di seguire da anni.

Questo perché, a mio modo di vedere, si è da tempo superata la soglia dello schifo assoluto. Dunque guardare il calcio significa, sempre dal mio punto di vista, degradarmi. Ebbene, le parole di Carraro mi confermano nel fatto che ho fatto e continuo a fare bene! Vi spiego perché.

Passi che una squadra tenti di comprare delle partite; passi che tenti di corrompere gli arbitri; passi che metta in campo tutto ciò che possibile, anche in modo illegale, per influenzare le decisioni della giustizia (si fa per dire) sportiva. Passi, perché in fondo, e senza con ciò minimamente giustificare queste condotte, esse vengono pur sempre adite per favorire un interesse di parte, a danno degli avversari. Ma le parole di Lotito prima, e questa dichiarazione di Carraro, aprono uno squarcio su una verità ancora più vergognosa, e agghiacciante: qui siamo oltre. Lotito e Carraro, infatti, non si preoccupano di favorire una squadra (ovviamente non per passione sportiva, che sarebbe, ai miei occhi, un peccatuccio veniale - lo dico per non essere scambiato per un "moralista"), ovvero di  difendere interessi sostanziali, ma almeno di parte, no! Lotito e Carraro hanno a cuore la massimizzazione del profitto dell'industria del calcio, perché due squadre minori come il Frosinone e il Carpi non hanno un bacino di tifosi sufficiente ad assicurare ritorni pubblicitari congrui! E in nome di questo sacro principio non si vergognano, Carraro addirittura lo fa pubblicamente, di sostenere che il merito sportivo debba passare in secondo piano! Vomito!

Ecco perché non guardo più il calcio, che pure mi piace, imponendomi una rinuncia. Con questa scelta, io dichiaro di non essere un pollo da allevamento, di non essere disposto a farmi prendere per il culo assistendo a uno spettacolo in cui si è andati ben oltre il malaffare teso a favorire una squadra, per qualsiasi ragione anche la più venale! Io sono un uomo libero, signor Carraro, e non mi faccio vendere merda da altri uomini che credono di potermi trattare come coglione che si accontenta di assistere a un gioco sistematicamente falsato, in nome di interessi che nulla hanno a che fare con la competizione sportiva.

Pur essendo ciociaro, e dunque potendo essere ben orgoglioso dei risultati di questa piccola squadra, portata in serie A dalla passione di un imprenditore che pure ho combattuto in passato per motivi politici cittadini, non saluterò il signor Carraro al grido di "W il Frosinone", bensì con un più appassionato e rabbioso "W l'Italia!". Ce lo riprenderemo questo paese, signor Carraro, ne sia certo!


mercoledì 28 ottobre 2015

Chi ha incastrato Peter Yanez?

Una foto recente di Peter Yanez
Una piccola comunità è in allarme per la scomparsa di Peter Yanez, il misterioso e polemico blogger che ha fatto, della sua personale polemica con Illo, una ragione di vita virtuale. Sia su Twitter che sul suo blog i suoi ultimi interventi risalgono all'11 ottobre 2015. Siamo molto preoccupati.

Yanez ha pubblicato il suo ultimo articolo alle 22:26 del giorno 11 ottobre, facendolo seguire da un commento, alle ore 22:49, in un post precedente. Su twitter ha cinguettato un link al suo ultimo articolo il giorno 11 ottobre, tuttavia con un orario anteriore - le 13:30 - a quello di pubblicazione sul blog. Potrebbe trattarsi di una diversa configurazione del suo account twitter, un indizio da approfondire.

Infatti, poiché è impossibile che abbia pubblicato il tweet prima di scrivere l'ultimo post sul blog, possiamo ipotizzare che, per qualche ragione, abbia impostato due diverse ore locali sulle due piattaforme. Una spiegazione potrebbe essere che Peter Yanez sia una persona che vive in due luoghi diversi, con una differenza di fuso orario di ben 8 ore. Se questa ipotesi è corretta, allora il suo blog usa un'ora locale che è relativa a una località X che si trova a est della località Y di riferimento del suo account twitter, con una differenza di fuso orario di 8 ore. Avrebbe così scritto l'ultimo post alle ore 22:26 ora locale di X, twittandolo alle ore 13:30 ora locale della località Y impostata su twitter. Ad esempio Yanez potrebbe essere una persona che divide la sua vita tra Londra e Hong Kong!

Se così fosse, il giorno 11 ottobre 2015 Yanez scrive il suo ultimo post quando a Hong Kong sono le 22:26. Pochi minuti dopo, quando a Hong Kong sono le 22:30, a Londra sono le 13:30, ed è in quel momento che Yanez pubblica il suo tweet. Da allora più nulla.

L'angoscia della piccola comunità riunita intorno a Gufinomics


Faccio parte della comunità che si incontra sul blog gufinomics, curato da Peter Yanez. Siamo, ovviamente, un piccolo branco di roditori accomunati dall'invidia nei confronti del noto Goofy, al quale non perdoniamo di averci ignominiosamente scacciati dal suo seguito. Privati del piacere di strisciare ai suoi piedi applaudendo a comando, comportamenti che generano un'estasi collettiva e indimenticabile, non abbiamo di meglio che consolarci vicendevolmente attraverso il dialogo a distanza. Non che i rapporti all'interno della comunità siano sempre pacifici, tutt'altro! La comune sofferenza, infatti, non basta a tenerci uniti, e anzi è spesso all'origine di furiosi battibecchi, nel corso dei quali ci maltrattiamo senza ritegno. Ma tutto passa, e come potrebbe non essere così? Dove mai potremmo andare, in questo gelido e vasto mondo, senza la grande consolazione di parlare di Illo e delle sue teorie?

La scomparsa di Yanez ci ha così gettato nello sconforto. La coda di commenti al suo ultimo post è ormai lunghissima, quasi 300, e il nostro timore è che raggiunga un limite massimo, oltre il quale non ci sarà possibile continuare. 

L'appello


A nome di tutti i castori del blog di Peter Yanez, sono latore di un appello al Vaticano, alla Cia, al Mossad, all'M10, al Guojia Anquan Bu, alla Glavnoe razvedyvatel'noe upravlenie, alle giovani marmotte, a Matteo Renzi, a mi' cuggino all'abbiemmevvu... e perfino al Daesh, affinché uniscano i loro sforzi nella ricerca di Peter Yanez. Vi preghiamo, aiutateci!

E' anche possibile, però, che questo appello sia rivolto, in questo momento, alle persone sbagliate!

Tutto dipende dall'orientamento politico dell'oggetto delle nostre passioni, notoriamente bipolare, e dunque oscillante tra l'assicurare l'appoggio della sua invincibile armada ai soggetti su elencati (fase elitista) ovvero ai più scalcagnati movimenti rivoluzionari (fase populista). Anzi, ultimamente ci sembra che si sia vicini a una transizione di fase, ragion per cui rivolgiamo lo stesso appello anche ai marxisti dell'Illinois, ai nematelminti, ai donaldiani, ai sovranari, ai trotskisti della Val Nerina, ai ciociari vagabondi... e perfino ai signoraggisti auritiani! 

Aiutateci tutti, non possiamo più vivere senza Peter Yanez! Qualcuno lo ha incastrato?

Chi ha incastrato Peter Yanez?

Prima di criticare Illo, bisogna capIllo!

E chi non è in grado di capIllo è meglio che stia tranquIllo (che se fa meno male). A Misano Adriatico, il massimo aggregatore vivente di idee altrui ci parla del tradimento degli intellettuali di sinistra.

domenica 25 ottobre 2015

Affamare la bestia

Quando un imprenditore di Stirpe ciociara si fa mettere nel sacco da un Porro




Conosco di vista Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone calcio, da quando ero giovanissimo. Non ci siamo mai incontrati ma, in un'occasione, conobbi suo padre Benito, nel corso di una trattativa per la vendita di un personal computer dell'Olivetti. Io ero un giovane laureando, consulente del vecchio Q, concessionario di personal computer. Non so come l'affare andò a finire perché mi dimisi dopo aver assistito, nell'azienda di Q, alla vendita a un poveraccio di un dischetto "formattato" per 15.000 lire (non formattato costava 1.000 lire). Che vogliamo farci? Son fatto così e non mi pento! Era il 1982.

L'unico modo per far pagare le tasse a chi ha soldi?
Maurizio Stirpe, come anche suo padre, mi è sempre stato istintivamente simpatico. Non so spiegare questa circostanza, sia perché il vecchio Benito era un nostalgico del suo più famoso omonimo nazionale, sia perché Maurizio si è sempre mosso in ambienti nei quali non mi è mai piaciuto entrare, quelli della piccola media industria locale. Entrambi, però, mi hanno sempre dato l'idea di essere persone serie, concrete e grandi lavoratori, il tipo di gente con cui si fa un affare con una stretta di mano. Magari mi sbaglio, ma a me piace pensarla così.

Per queste ragioni mi è molto dispiaciuto vedere come Maurizio Stirpe, ospite del talk show "Virus",  sia stato strumentalizzato da quel gran furbacchione di Nicola Porro. Questi, alla fine dell'intervista, dopo averlo blandito inducendolo a narrare in che modo l'azienda si fosse sviluppata a partire da un'intuizione geniale di suo padre Benito, l'ha buttata in politica tirando fuori la teoria monetarista di Milton Friedman, il massimo teorico del liberismo, colui che ha ispirato le politiche di Margareth Thatcher e Ronald Reagan.

"Lei è un appassionato di Milton Friedman" dice Porro a Stirpe "per quello che conta anch'io moltissimo, e questo me lo rende molto simpatico Presidente, e Milton Friedman dice 'Io sono in favore di tagliare le tasse in ogni circostanza, per ogni scusa, per ogni ragione, ogni qualvolta sia possibile. Il grosso problema infatti sono le spese del governo, e l'unico modo efficace per fermarle è abbassare la somma degli introiti', gli americani l'hanno tradotta con 'affamare la bestia' questa frase di Milton Friedman, ma lei è d'accordo con questa tesi di Milton Friedman, abbassare sempre e comunque le tasse?".

Ora come può rispondere, secondo voi, un bravo e laborioso industriale? Ovvio che Maurizio Stirpe sia per abbassare le tasse! Solo che, siccome non ha capito il vero significato della domanda (o forse sì, mai sottovalutare un torgiano) cerca di cavarsela con il primo argomento che gli viene in mente: l'inefficienza delle municipalizzate! Della qual cosa si potrebbe discutere a lungo, visto l'esito delle privatizzazioni in Italia e, in particolare, quella dell'acqua in provincia di Frosinone! Ma transeat, non è di questo che mi preoccupo.

Il punto è che Maurizio Stirpe, le cui capacità imprenditoriali e organizzative credo non si possano ad oggi discutere, non ha probabilmente ancora ben focalizzato che, con la sua squadra di calcio in serie A, è diventato qualcosa di più di un importante rappresentante degli industriali (è presidente di confindustria Lazio). Soprattutto se il Frosinone calcio, come mi auguro, riuscirà a ben figurare.

Questa volta se l'è cavata bene, forse anche facendo il finto tonto (mai sottovalutare un torgiano), ma il gioco nel quale rischia di essere coinvolto è pieno di insidie. Il mio augurio è che continui a fare il finto tonto e a parlare il più possibile solo di calcio, almeno fino a quando non avrà preso per bene le misure del nuovo campo di gioco. Sono sicuro che farà così, perché non dubito del fatto che papà Benito gli abbia insegnato che gli interessi di un vero industriale sono molto più vicini a quelli dei suoi dipendenti che non a quelli delle banche.

sabato 24 ottobre 2015

Il nemico che marcia alla testa del corteo (aritmetica del reddito di cittadinanza)

Non voglio fare discorsi filosofici, che questa umanità contemporanea disperata e ignorante non concepisce nemmeno. No, voglio fare i conti della serva. Dunque non vi parlerò della stupidità delle teorie dei lavoromerceraristi©, né di utopie buoniste: mi limiterò a fare due conti. Di quelli alla portata della casalinga di Montebello che bello che bello.

L'ISTAT ci dice che per finanziare il reddito di cittadinanza servono 15 mld di euro l'anno. I grillini dicono che i fondi possono essere reperiti così:
  1. RISPARMIO DI SPESE ATTUALI MEDIANTE ACQUISTO CENTRALIZZATO CONSI - € 5.000.000.000
  2. TAGLI SPESE MILITARI - € 2.500.000.000
  3. CANONI RICERCA SUGLI IDROCARBURI - € 2.500.000.000
  4. RIDUZIONE DELLA PERCENTUALE DI DEDUCIBILITA' DEGLI INTERESSI PASSIVI PER BANCHE ED ASSICURAZIONI - € 900.000.000
  5. AUTO AZIENDE OSPEDALIERE - € 800.000.000
  6. RIDUZIONE PENSIONI D'ORO - € 700.000.000
  7. AUMENTO DELL'ALIQUOTA DEL PREU - € 600.000.000
  8. 8 PER MILLE IRPEF NON DESTINATO - € 600.000.000
  9. SOPPRESSIONE ENTI INUTILI - € 400.000.000
  10. TAGLIO CONSULENZE PA - € 300.000.000
  11. ABOLIZIONE FONDI SOCIAL CARD - € 299.000.000
  12. CONCESSIONI AUTOSTRADALI - € 140.000.000
  13. TAGLI AUTO BLU -  € 100.000.000
  14. RIDUZIONE AFFITTI PA -  € 100.000.000
  15. IMU CHIESA -  € 100.000.000
  16. TAGLI ORGANI COSTITUZIONALI - € 62.000.000
  17. RIDUZIONE DELLE INDENNITA' PARLAMENTARI - € 60.000.000
  18. EDITORIA - € 51.000.000
  19. TAGLIO FINANZIAMENTI PARTITI - € 45.000.000
  20. DIVIETO CUMULO PENSIONI - € 40.000.000
  21. ELIMINAZIONE CONTRIBUTI STATALI PER LE INTERCETTAZIONI - € 5.000.000
  22. Frattaglie varie non contabilizzate
 Il totale dovrebbe fare 17 mld di euro l'anno. Facciamo così: confrontiamoli con i costi del fallimento dell'euro.
  1. A causa della crisi abbiamo perso 11 punti PIL: 150 mld di euro l'anno
  2. La mancata crescita al tasso (già basso) registrato dal 1999 al 2007, se questo fosse rimasto uguale: 300 mld l'anno 
Sono calcoli spannometrici - diciamo alla Oscar Giannino - ma non lontani dalla realtà.  D'altra parte per confutare le scelleratezze grilline non servono i centri studi, stiamo parlando di scemenze abissali. Non dissimili dalle famose "ritirate strategiche" cui credettero gli italiani fino al bombardamento di San Lorenzo il 19 luglio 1943, sei giorni prima del gran consiglio che mise fine al fascismo.

Insomma, stiamo parlando di 450 mld di euro l'anno, dicasi quattrocentocinquanta miliardi di euro l'anno, che avrebbero potuto esserci e, ahimè, non ci sono. E non ho considerato i mancati incassi per lo Stato a causa delle privatizzazioni, nonché i maggiori costi che queste hanno determinato per gli utenti (alias i cittadini), né di tante altre cose. Restiamo ai 450 mld di euro l'anno: quanto fa 450 diviso 15? A Castro dei Volsci, tra noi ciociari ignoranti, fa 30! 

Eppure c'è un sacco di gente che viene a dirci che votare il M5S è la cosa giusta!

Siamo alle solite ragazzi: il nemico marcia alla testa del corteo. Che non c'è.

giovedì 22 ottobre 2015

La lista di Blondet

«Maurizio Blondet: Frattanto possiamo dedicarci al pensiero, e considerare filosoficamente che questa sciagura che ci pende sul capo è tutta e solo dovuta al capitalismo finanziario, più precisamente alla dittatura che la finanza ha fatto pesare sulla politica: da cui ha strappato l’abolizione della Glass-Steagall e delle altre leggi che vietavano alle banche commerciali di usare i soldi dei risparmiatori per speculare in creatività finanziaria; il “divorzio” tra banche centrali e Tesoro, che prima sottraeva all’avidità della finanza il debito pubblico e i suoi grassi interessi; la deregolazione con neutralizzazione delle norme anti-trust per cui certe banche si sono consentite di diventare “troppo grosse per fallire”, sicché la loro bancarotta fa’ crollare l’intero sistema mondiale liberista; e la globalizzazione, ossia la creazione di un unico mercato globale senza dazi e senza ostacoli alla fuga di capitali in cerca di rendimenti – il che vuol dire senza pareti anti-fuoco quando scoppia l’incendio; la globalizzazione voluta dalle multinazionali per “la miglior allocazione dei capitali”, in pratica la ricerca di salari più bassi (minima retribuzione del lavoro, massima al capitale), che alla lunga ha provocato, con la riduzione salariale dei paesi ex-sviluppati, il restringersi di questi “mercati”: un altro esempio di come il capitalismo abbia finito per segare il ramo su cui siede.»

Simpatica l'espressione "segare il ramo su cui siede"! Ma non era la Germania che stava "segando il ramo"? Ah sì, questa cosa la diceva uno che voleva fare l'originale sparandola bizzarra. 

Mi permetto di aggiungere un item alla lista di Blondet: si sono inventati l'euro! Una boiata così pazzesca che la maggior parte della gente ancora non la capisce, perché non crede possibile che quelli che comandano possano essere così tremendamente stupidi da averlo concepito.

In verità in verità vi dico: quando ESSI la fanno così grossa, non c'è verso di sperare in una soluzione se prima non trovano qualcuno cui dare la colpa: noi, che abbiamo parlato tra i primi, siamo tra i candidati più gettonati.

E dopo che saremo stati puniti, i piddini diventeranno sovranisti.

martedì 20 ottobre 2015

Considerazioni bombastiche


Compatibilmente con il mio carattere cerco il più possibile di evitare polemiche, ma credo che qualche volta queste siano meno dannose del silenzio. Era da tempo che volevo dire alcune cose, e in questo video l'ho fatto.

Sapete che vi dico? Meno gente mi cagherà e meglio sarà, perché ciò vorrà dire che non ci ho azzeccato. Preferisco avere torto.

giovedì 15 ottobre 2015

Una domanda da quattro soldi

Il manifesto se ne esce con questo titolo: 


Lettera alla sinistra italiana

La domanda è: questo sarebbe il giornale dei "Maître à penser" della sinistra italiana? Questo giornale che comincia adesso, alla fine del 2015, a dare spazio alle critiche alla moneta unica (nella fattispecie un articolo di Oskar la Fontaine, che ha riconosciuto l'errore in extremis) sarebbe "la voce" della sinistra italiana? Ma come, io che vivo a Castro dei Volsci l'avevo capito cinque anni fa? Ma come, mi è bastato ascoltare una sola volta (da chi ne sapeva più di me) le argomentate critiche all'euro e ci sono arrivato IMMEDIATAMENTE, mentre questi intellettualoni cominciano ad avere qualche dubbio cinque anni dopo? E neppure si sono ancora convinti?

Abbiano l'umiltà di tacere, è troppo tardi. La sinistra non sono loro, la sinistra siamo noi: di Castro dei Volsci, di Radicondoli, di Trevi nell'Umbria, di Avezzano, di... vattelappesca... e diGiamolo... di Pescara!

Mi taccio per non diventare volgare. E poi devo andare a lavorare... IO!

martedì 13 ottobre 2015

Una preghiera: me lo spiegate il mondo raccontato dal mainstream?

Una schermata di Repubblica.it

Paideia

La formazione dell'uomo greco
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera:  «La paideia (παιδεία, paidèia) nel V sec. a.C. significava allevamento e cura dei fanciulli e diventava sinonimo di cultura e di educazione mediante l'istruzione. Era il modello educativo in vigore nell’Atene classica e prevedeva che l’istruzione dei giovani si articolasse secondo due rami paralleli: la paideia fisica, comprendente la cura del corpo e il suo rafforzamento, e la paideia psichica, volta a garantire una socializzazione armonica dell’individuo nella polis, ossia all’interiorizzazione di quei valori universali che costituivano l’ethos del popolo. Lo spirito di cittadinanza e di appartenenza costituivano infatti un elemento fondamentale alla base dell’ordinamento politico-giuridico delle città greche. L’identità dell’individuo era pressoché inglobata da quell’insieme di norme e valori che costituivano l’identità del popolo stesso, tanto che più che di processo educativo o di socializzazione si potrebbe parlare di processo di uniformazione all’ethos politico.
L’elemento fisico dell’educazione dei giovani ateniesi si basava in una prima fase su un rigoroso addestramento ginnico, in base all’idea che un corpo sano favorisce un pensiero sano e viceversa; successivamente si aggiungeva quello bellico, essendo la guerra una fra le attività considerate più nobili e virili dell’uomo greco; per arrivare infine al completamento dell’istruzione rappresentato dalla formazione politica, vero centro della cittadinanza ateniese, e apice verso il quale era indirizzato l’intero processo educativo.
È proprio questa paideia psichica che interessava maggiormente a Platone, ed è infatti su questa che fonderà le basi del suo progetto di rinnovamento (ma al tempo stesso anche conservazione) dell’uomo greco.
Il modello della paideia venne ripreso dai Romani, e secondo vari studiosi ha influenzato in maniera determinante non solo il modo di pensare degli antichi greci, ma anche in genere dell'Occidente europeo.
"La forza educativa proveniente dal mondo greco ha caratterizzato l'Occidente a partire dai Romani; è poi più volte rinata con continue trasformazioni col sorgere di nuove culture, dapprima con il Cristianesimo, poi con l'umanesimo e il rinascimento."
(Giovanni Reale)
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Credo non ci sia nulla da aggiungere, tanto è esposto in modo cristallino il fine dell'istruzione. La buona scuola va in direzione opposta, poiché l'orientamento scelto è quello di formare coscienze individuali ma conformi, attraverso insegnamenti diversificati in funzione degli ambiti territoriali secondo gli indirizzi scelti dai Dirigenti Scolastici, i quali "diventano leader educativi: meno burocrazia e più attenzione all’organizzazione della vita scolastica. Dovranno essere i promotori del Piano dell'offerta formativa e avranno la possibilità, a partire dal 2016, di mettere in campo la loro squadra individuando, sui posti che si liberano ogni anno, i docenti con il curriculum più adatto a realizzare il progetto formativo del loro istituto.".

L'accento viene posto sul processo di apprendimento di tecniche e alla formazione di stili di vita conformi ("Viene dato più spazio all’educazione ai corretti stili di vita, alla cittadinanza attiva, all’educazione ambientale, e si guarda al domani attraverso lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti (pensiero computazionale, utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media). La scuola è sempre di più il luogo in cui si formano le coscienze. I piani triennali per l’offerta formativa promuoveranno, quindi, anche la prevenzione di discriminazioni.").

Esattamente l'opposto della paideia umanistica ricordata da Giovanni Reale ("La forza educativa proveniente dal mondo greco ha caratterizzato l'Occidente a partire dai Romani; è poi più volte rinata con continue trasformazioni col sorgere di nuove culture, dapprima con il Cristianesimo, poi con l'umanesimo e il rinascimento.") il cui fine è il "completamento dell’istruzione rappresentato dalla formazione politica, vero centro della cittadinanza ateniese, e apice verso il quale era indirizzato l’intero processo educativo".

Non più cittadini che partecipano consapevolmente alle scelte politiche, ma individui in possesso di competenze tecniche standard, per quanto tagliate su misura in funzione delle esigenze produttive degli ambiti territoriali, conformati non a valori ("l'nteriorizzazione di quei valori universali che costituivano l’ethos del popolo"), bensì a stili di vita comuni!

Io sono un insegnante, ma non condivido l'impostazione della "buona scuola" e combatto ogni giorno la mia personale guerra di resistenza contro questa follia. Ai miei studenti cerco di trasmettere valori, dai quali discendono anche gli stili di vita, ma vengono prima di questi. Insegno loro ad essere membri consapevoli di una comunità verso la quale hanno sì degli obblighi, ma anche il diritto di discuterli, contestandoli nei modi corretti attraverso la partecipazione alla vita pubblica, cioè preparandosi ad essere, ognuno di loro, un "politikòn zôon", un "animale politico" secondo la definizione di Aristotele. Lo faccio insegnando materie tecniche, cosa non difficile perché la tecnica è molto più di una collezione di metodi atti a manipolare le forze della natura. L'uomo è un "politikòn zôon" e, in quanto tale, è portato a unirsi ai propri simili per formare delle comunità, al cui interno la scelta delle tecniche da sviluppare e impiegare per manipolare la natura è il frutto di scelte politiche.

E nessuno dei miei studenti crede alla favola secondo cui il lavoro diventerà una merce rara come conseguenza dello sviluppo della tecnica. Se così fosse, allora la tecnica sarebbe una forza esogena alla comunità, qualcosa che viene dall'esterno senza che vi sia la possibilità di controllarla. Ma nella misura in cui l'uomo è effettivamente un "politikòn zôon", la tecnica è uno strumento che nasce dal conflitto politico, il senso del quale è la suddivisione del lavoro e dei suoi frutti. Pertanto, finché ci sarà conflitto politico, cioè nella misura in cui i membri di una comunità saranno "animali politici", il lavoro non sarà mai una merce rara, perché la distinzione tra conflitto politico e lavoro viene a cessare.

Al contrario, il lavoro diventa merce rara quando i membri di una comunità vengono espulsi dal conflitto politico e trasformati in schiavi o, come avviene oggi, in consumatori passivi, perché allora la tecnica viene trasformata in fattore esogeno, in quanto controllato dalla classe dominante. Questo può avvenire a qualsiasi livello di sviluppo tecnico, e poiché da sempre che l'uomo dispone della capacità di garantire ad ogni membro della comunità il necessario di cui vivere, ne segue che la scarsità delle risorse è il frutto di una rapina, e non dell'avarizia della natura o della mancanza di tecniche sufficienti. E non saranno i robot a por fine a questa rapina.

venerdì 9 ottobre 2015

Do you remember "mani pulite"?

Monica Lewinsky
Dal reggiseno della Lewinski allo scontrino di Marino: con questo clima isterico da caccia alle streghe l'unico risultato raggiunto è che qualsiasi politico è potenzialmente rimovibile, facendo perno su una BOIATA PAZZESCA per imbastire una campagna manipolatoria dell'opinione pubblica.
Le "anime belle" sono oggettivamente complici di questa demenziale deriva, che mette nelle mani delle grandi centrali della disinformazione un'arma politica micidiale.
Do you remember "mani pulite"?

p.s. io sono così debole che per due tette così mi giocherei la carica di Presidente della bocciofila di Castro dei Volsci!

mercoledì 7 ottobre 2015

La felicità sessuale non esiste. Lasciate le illusioni (di Maurizio Blondet)

Sono totalmente d'accordo con Maurizio Blondet, mi devo preoccupare?

Maurizio Blondet
Oggi una mia alunna di Terza ha pianto e vomitato tutto il giorno: la madre, dopo essere stata cacciata di casa dal marito che ha scoperto che la tradiva, se n’è andata con l’amante. Ieri la figlia chiama la mamma (che non si faceva sentire da settimane!) e lei dice alla figlia: per me potete crepare tutti, tu, tuo padre, tua sorella! Questo mondo ha bisogno di una sola medicina: zolfo e fuoco”. Mi scrive una mail l’amico Marletta, che è insegnante.... [Continua]

domenica 4 ottobre 2015

I partiti veri nascono soltanto dal basso (di Stefano D'Andrea)

Post correlato: L'urgenza e la necessità dei movimenti dal basso - egodellarete 19-09-2015

Pubblico questo articolo di Stefano D'Andrea tratto da Appelloalpopolo.it perché lo condivido totalmente, e anche perché può essere utile a chi ignora i più elementari meccanismi della democrazia, giungendo a credere che le classi dominanti, per il fatto di essere tali, con ciò possano muoversi in piena libertà, come fossero cariche elettriche in un superconduttore ideale. La banale legge di Ohm, che tento di spiegare ai miei pargoli, è evidentemente troppo semplice per chi "sa di sapere".

Dal basso nacque il partito socialista italiano nel 1892.
Il Partito comunista d’italia nacque nel 1921 per una scissione ma, dopo essere stato quasi smantellato, rinacque dal basso, nel 1941-1945.
Non conosco bene la storia del Partito Popolare ma, in prima battuta, valutando le personalità dei fondatori, direi che esso nacque dal basso.
Il Partito Nazionale Fascista nacque dal basso.
Il MSI, dopo la caduta del fascismo e il (sacrosanto) ostracismo, nacque dal basso.
La lega nord è nata dal basso e dal basso è nato anche il M5S.
Dal basso è nato anche il piccolo partito risultato alla fine vincitore nella disputa politica della prima Repubblica: il partito radicale.
Partito socialdemocratico, Rifondazione, Sel, PDCI, PDS, DS, PD, Alleanza nazionale, La destra, Fratelli d’Italia, Margherita UDC, CCD, i vari partitucoli del partito socialista, sono nati per scissione e per furto di classi dirigenti e non sono o non sono stati veri partiti, ossia partiti significativi, che avevano la possibilità, almeno astrattamente, di produrre una linea politica nuova. Forza Italia fa storia a sé, ovviamente. Mentre il Partito Repubblicano e il Partito Liberale erano residui storici del periodo anteriore al fascismo. 
Negare che il partito della rivoluzione italiana debba nascere dal basso, almeno nel senso che esso non possa che  nascere dal basso, è da ignoranti e da illogici.
Si può sostenere che non ci siano uomini che hanno la capacità di promuoverlo. Ma questa è la classica posizione anti-italiana, oggi detta impropriamente autorazzista, posizione cinica, di chi è privo di una filosofia politica e di fiducia nelle capacità del popolo di tirar fuori elite politiche che sappiano organizzare nuove classi dirigenti.
Si può pensare di non voler dare il proprio contributo o si può credere di non avere le capacità di darlo. Ma allora contrastare i tentativi, anche i più umili e pazienti, muovendo da una pretesa inutilità o impossibilità, anziché agevolarli, è da ipocriti e in fondo da miserabili.

giovedì 1 ottobre 2015

L'invasione degli ultracops

«La Forza di gendarmeria europea (Eurogendfor o EGF) è un corpo di polizia dell'Unione europea. Nata da un’iniziativa multinazionale di cinque paesi membri dell'Unione europea (Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna, ai quali si sono aggiunte la Romania nel 2008 e la Polonia nel 2011) è stata creata con lo scopo di provvedere ad una più efficiente gestione delle crisi internazionali fuori dai confini dell'UE.
Il comando del corpo è situato a Vicenza presso la caserma Chinotto, ed è noto come i Reparti del Centro di eccellenza per le Unità di polizia di stabilità (Center of Excellence for Stability Police Units, CoESPU). Il suo motto è "Lex Paciferat" (La Legge porti la pace).
» [wikipedia]

Qual è il risultato finale di un'invasione? Questa: lo Stato "occupante" dispiega una forza di polizia nel territorio invaso, con il compito di "garantire la sicurezza dei cittadini".

Per arrivare a tanto, lo Stato occupante deve prima combattere una guerra, e vincerla. Un'impresa che può essere impegnativa, e certamente è rischiosa.

Ma ci sono altri metodi...