lunedì 23 ottobre 2017

Il virus liberista

Su FB mi imbatto in questo post:

"CATALOGNA.
L'uomo nasce libero e dovrebbe rimanere libero per tutta la vita. Lo Stato, nel quale si trova per sua ventura, è una sovrastruttura, il massimo delle sovrastrutture di potere, con le quali dovrà combattere per tutta la vita o, semplicemente, alle quali dovrà sottostare. Un popolo, che vuole essere libero, ha tutto il diritto di pretenderlo. La ricerca di una convivenza pacifica, altro bene supremo, deve portare alla soluzione. Se non si fa, significa che si vuole fare vincere la prevaricazione, magari mascherata da legalismo o giustizialismo."

L'autore è un tal Roberto Culatti, amministratore della pagina "sinistrasocialista" collegata a "Risorgimento Socialista".

Essendo rimasto "perpleto" gli ho così risposto:

"L'uomo non nasce libero ma totalmente dipendente e già inserito in una struttura familiare, sociale, culturale e politica. Nel corso della vita può scegliere se lottare o meno per essere libero, e se farlo da solo o insieme agli altri."

La domanda che mi pongo è come sia possibile che uno, che si dichiara socialista ed è amministratore di una pagina riferita a un movimento politico denominato "Risorgimento Socialista" possa, aldilà della questione catalana, aprire un suo intervento dichiarando che:
  • L'uomo nasce libero
  • Lo Stato, nel quale si trova per sua ventura, è una sovrastruttura, il massimo delle sovrastrutture di potere, con le quali dovrà combattere per tutta la vita o, semplicemente, alle quali dovrà sottostare
Naturalmente il Culatti ha il pieno diritto di avere queste idee, anzi: sono pronto a morire per consentirgli di esprimerle! Quello che il Culatti non può fare, invece, è sostenere tali idee e contemporaneamente autodefinirsi "socialista". Nella migliore delle ipotesi, infatti, le due affermazioni sono ascrivibili al pensiero anarco-libertario, se non al liberismo tout-court, certo non al socialismo. Von Hayek avrebbe una polluzione nell'oltretomba, nel vedere un socialista sostenerle.

Non conosco Roberto Culatti, il quale è magari persona in buona fede e per bene, solo affetta da un po' di confusione. Oppure, Roberto Culatti è un avatar dietro al quale si nasconde un operatore della disinformazione del PUD€ (Partito Unico dell'€uro)? Faccio una googlata e, dopo una breve analisi dei risultati, giungo a questo articolo che dovrebbe essere stato scritto da lui di pirsona pirsonalmente. Lo leggo, rimanendone contraddittoriamente impressionato. Se infatti il Culatti dell'articolo critica le figure più compromesse del liberismo "de sinistra", da Clinton a Blair passando per Prodi, è pur vero che insiste su un concetto che è, come minimo, poco definito, allorquando scrive: "Fatto è che molti ex PCI , dopo il 1989, hanno guardato agli Stati Uniti piuttosto che all’Europa (erano profondamente ignoranti in tema di socialdemocrazia)".

Voi capite: qui si parla dell'ente "Europa" post 1989! E che roba è? Stiamo parlando dell'ente "Europa" che poco più di due anni dopo, febbraio 1992, firmò il trattato di Maastricht? Stiamo parlando dell'ente "Europa" che, già nel 1986, aveva firmato l'Atto Unico?

Insomma, cos'è questo ente "Europa" al quale si sarebbe dovuto guardare invece che agli Stati Uniti? E soprattutto, per quale ente "Europa" il Culatti si batte? Qualcosa in cui ogni individuo nasce libero e non oppresso da una sovrastruttura chiamata "Stato"? Qualcosa in cui non esistono né lo Stato né altre organizzazioni dotate di potere legislativo e regolatorio, compreso quindi il sistema bancario, il mercato finanziario, quello delle merci, gli organi di sicurezza pubblica, le frontiere nazionali o, se preferisce, europee? Oppure lo Stato no, ma le organizzazioni private sì? E' forse, il Culatti, un anarco-libertario? E può, un anarco-libertario, essere anche socialista? Ma se il Culatti è socialista, come se lo immagina uno Stato Socialista? Questo Stato avrà un territorio delimitato da frontiere? Questo Stato sarà nazionale o formato da una federazione di Stati nazionali? I cittadini che nasceranno in questo Stato anarco-socialista, vagheggiato dal Culatti, dovranno anch'essi combatterlo per tutta la vita, o sottostare ad esso?

Sono solo domande, per carità. Nulla impedisce al Culatti di pensare che essere socialista, e contemporaneamente considerare lo Stato il massimo delle sovrastrutture di potere, con le quali l'uomo nato libero (sic!) dovrà combattere per tutta la vita o, semplicemente, alle quali dovrà sottostare, non sia una contraddizione.

E che sono sono lo Stato, io, per impedirglielo?

sabato 21 ottobre 2017

Appello al popolo sovrano



"Importanti elezioni sono alle porte" recita l'incipit del manifesto per un'Italia Ribelle e Sovrana. Stiamo cercando di organizzare la partecipazione dei sovranisti alle prossime elezioni politiche, e so che altri gruppi si stanno muovendo nella stessa direzione. Questa circostanza non può che rallegrarmi, come ancor più lo sarei se tutte le sigle dell'universo sovranista, o alcune di esse, decidessero di unirsi. Come sapete, io sono sempre stato per l'unione delle forze in funzione del raggiungimento dell'obiettivo principale, la salvezza del nostro amato paese dalla presa del globalismo selvaggio, ma capisco anche le ragioni per cui questo spesso non accade. Oddio, più che capire diciamo che mi adeguo, sforzandomi sempre di cogliere il lato positivo delle cose. La vita, lo sappiamo, non è un processo lineare, per la semplice ragione che l'animo umano è il teatro di battaglia di forze profonde che generano conflitti continui, ragion per cui siamo tutti costretti, chi più chi meno, ma prima o poi tutti salvo i pazzi, ad assumere un atteggiamento adattivo.

Ci sarà a breve un incontro con altri gruppi, al quale parteciperò, nel quale si esamineranno le possibilità, e nel caso le modalità, di forme di collaborazione elettorale, dalle più lasche a quelle maggiormente impegnative. Mi batterò con tutte le mie forze e le mie limitate abilità diplomatiche affinché si giunga ad un accordo in vista della costruzione di un'unica lista sovranista, ma, se ciò non dovesse avvenire, vi prego di non considerare l'esito in termini negativi, e anzi di coglierne i lati positivi. Non sempre, quando un accordo non è possibile, ciò significa che la ragione sia la meschina rappresentazione del proprio particulare punto di vista; talvolta invece si tratta della manifestazione di una profonda vitalità che non si riesce a contenere, oppure del fatto che, pur avendo tanti leaders, non ce n'è alcuno capace di ergersi al di sopra degli altri per qualità e carisma. 

Ora la realtà ci impone di prendere atto che, nel mondo sovranista, ci sono sì alcuni leaders indiscussi, oltre a molte persone capaci che godono di un certo prestigio, ma nessuno che sia unanimemente riconosciuto come capo dei capi. Non per questo dobbiamo rinunciare a partecipare alle prossime elezioni politiche, perché questo è un diritto-dovere che tutti noi abbiamo nei confronti del popolo che soffre per la dittatura globalista - in particolare nell'articolazione dell'Unione Europea - e dei tantissimi che quotidianamente, nella vita reale e sui social, spendono le loro migliori energie per contrastare la vergognosa narrazione dei media asserviti al disordine internazionale dei mercati. Scarpe rotte, eppur dobbiamo andar, recitava un'antica canzone di lotta.

Che fare dunque, se non si riuscisse a presentare una lista unica dei sovranisti? La mia opinione è che si debba votare per una di quelle che si presenteranno, anche considerando la possibilità, laddove si svolgeranno anche le elezioni regionali, di un voto disgiunto. Quello che conta davvero, oltre al fatto puro e semplice di riuscire a presentare una proposta sovranista, ovvero una linea politica che ponga in testa alle priorità la Costituzione del 1948 e dunque l'uscita dall'euro e dall'Unione Europea, non è il successo di questa o quella proposta, bensì la somma dei i voti che tutte insieme otterranno. Né dovremo rimpiangere, qualora la somma dei voti fosse tale che, con una lista unica, si sarebbe superata la soglia di sbarramento, di non averlo fatto, perché il vero successo di qualsiasi iniziativa sovranista è, allo stato delle cose, quello di riuscire a partecipare alla competizione elettorale, a dispetto degli ostacoli che ci verranno frapposti e, non ultimi, dei nostri limiti organizzativi.

Invito pertanto tutti i veri sovranisti, quelli cioè che pongono al primo posto l'attuazione della Costituzione del 1948, e dunque l'uscita dall'euro e dall'Unione Europea, ad essere aperti a tutte le forme di collaborazione e coordinamento tra i gruppi esistenti, con spirito fraterno e umana consapevolezza dei limiti degli esseri umani, ma anche del valore di quanti si battono, da anni e spesso in condizioni di isolamento sociale, per la salvezza della nostra Patria. Viva l'Italia! Viva la Costituzione del 1948!

venerdì 20 ottobre 2017

L'IReSia del XXI secolo [un post stralunato]

Questo è un report interno, riservato ai resistenti dell'ordoliberismo. La sua divulgazione è espressamente vietata.

Ancora oggi, alla metà del XXII secolo, non sono chiare le origini dell'IReSia che sconvolse il mondo un secolo fa. L'ordine internazionale dei mercati era stabilito, tutti i fattori di produzione godevano della massima e totale libertà di movimento, anche le crisi di inizio secolo sembravano superate sia pure con costi obiettivamente non trascurabili. L'equilibrio walrasiano, finalmente raggiunto, spalancava all'umanità nuovi impensabili orizzonti di progresso e prosperità [daje a ride].

Pignolage: L'equilibrio walrasiano è un equilibrio di mercato di concorrenza perfetta. Dati N mercati, l'equilibrio walrasiano si verifica quando esiste un vettore di prezzi P( p1, ... , pn ) tale da eguagliare esattamente la domanda Dn e l'offerta Sn in ogni mercato.

Ciò nonostante esistevano, e non può essere altrimenti come sostengono i nostri storici che si occupano delle origini del grande rivolgimento, sacche di resistenza che erano rimaste impermeabili ai valori del nuovo ordine mondiale. Quasi un rimasuglio, un singulto, uno spasmo di un'umanità sazia di benessere [daje a ride] e pur tuttavia insoddisfatta, per chissà quali imperscrutabili tare dell'animo umano. Il fatto è che nei meandri della mandria, scusate la kakofonia, sussistevano nuclei di capi ancora affetti da consecutio temporum, addirittura afflitti dal morbo del terzo escluso. Tutto ciò a dispetto dello straordinario sforzo di rimodellamento psichico posto in essere nei decenni precedenti. Come dimenticare il sacrifizio di tanti dei nostri? Vogliamo, in questa circostanza, ricordare quello della santa Asia, che per prima ebbe l'ardire di infrangere la barriera infraspecie aprendo la strada alla mobilità dei fattori di riproduzione. Pochi anni più tardi il mercato dei cani cibernetici da compagnia per vecchie signore annoiate esplose, arrivando a raggiungere l'1,7% dei beni tradable.
Il Goldstein, la criptomoneta del Fondo Criptomonetario Internazionale (FCI) garantiva ad ogni cittadino del mondo la massima libertà di farsi i cazzi suoi (scusate il francesismo) mentre la crescita assicurava il diritto per ogni miliardario di avere il primo grattacielo di proprietà esente da tasse. Eppure in quel mondo, nel quale l'armonia dell'equilibrio tra domanda e offerta era stato infine conseguito, irruppe l'irrazionalità. Le fonti primigenie della grande ribellione, che traviò masse di obbedienti e felici cittadini distogliendoli dai loro dispositivi di condizionamento, ci sono ancora ignote, sebbene alcune ricerche archeologiche, non autorizzate dalla dittatura del governo comunitario statalista che oggi opprime l'umanità, sembrano suggerire che l'epicentro del terremoto possa essere localizzato all'interno di un'espressione geografica che ricadeva, secondo le coordinate in uso ai tempi del nuovo ordine mondiale, nel quadrante P40L12.
La setta degli Iretici sembra aver avuto origine da un minuscolo gruppo di soggetti, sfuggiti al grande condizionamento per tare presumibilmente genetiche, inizialmente attivi nell'Italia centrale, in particolare l'Umbria, la Toscana e l'alto Lazio, con un'importante propaggine in Sicilia e una, secondaria, nel basso Lazio. Questi devianti, la cui pericolosità venne improvvidamente sottostimata dall'algoritmo di condizionamento SoKazzI sviluppato dalla ditta Goyslaughter, riuscirono a sopravvivere in numero lievemente inferiore alla soglia di rilevamento finché, d'improvviso, si manifestarono per effetto tunnel.
Questa spiegazione dei tragici eventi che ne derivarono non è ancora del tutto asseverata, sebbene si stia imponendo all'attenzione degli studiosi come l'unica possibile. L'ideologia VCC (Vivi Consuma Crepa), il Vucciccivismo per voi eletti destinatari di questo riservatissimo report, è il pensiero ultimo e perfetto la cui messa in discussione è icasticamente vietata dall'assioma zero. Non essendo dunque possibile pensare che il nuovo ordine mondiale sia crollato per cause endogene, non resta che ammettere l'ipotesi del nemico esterno, la cui identificazione è il compito primario di cui sono investiti i nostri eroici storici e archeologi.
Un recentissimo ritrovamento sembra corroborare questa ricostruzione degli eventi. Ci riferiamo al rinvenimento, nel sito archeologico-digitale della NSA, di un file di grosse dimensioni parzialmente corrotto, dal quale è stato possibile tuttavia estrapolare l'immagine a lato che vi proponiamo in anteprima. 

giovedì 19 ottobre 2017

Il tenero Micossi, un giovane, Vincenzo Visco

Temo che non abbiate studiato, come richiestovi. Ma io, che sono un prof buono, vi do un'altra possibilità, questa sintesi dei passaggi salienti del convegno che avreste dovuto sbobbarvi. Parlano:
  • Stefano Micossi (titolo: la spallata salariale degli inizi degli anni settanta ha prodotto le Brigate Rosse)
  • un giovane (titolo: la produzione industriale è diminuita del 25% dal 2007, lo rifareste?)
  • Vincenzo Visco (titolo: Bagnai ha ragione ma indica una strada pericolosa, però se la Germania non coopera sarà un disastro planetario).

mercoledì 18 ottobre 2017

L'Italia e l'Europa possibili

Siccome poi vi interrogo ve lo dovete sbobbare tutto, non ci sono santi! Non perché ci sia Illo, il quale è finalmente riuscito ad essere accolto nel salotto buono dell'elaborazione concettuale del progetto europeo (sia pure come pupazzo da esibire in nome della loro "democraticità"), ma per il piacere di constatare ex-video quanto le argomentazioni degli €uropastri siano evanescenti, infondate, risibili e ridicole.

Che poi Illo una soddisfazione se l'è presa: Vincenzo Visco, governatore di Bankitalia, ha dato ragione a lui, mica a 'sti dementi. Il che vuol dire che l'hanno combinata talmente grossa (-25% di produzione industriale, come ha ricordato un giovine che è intervenuto) che hanno cominciato, colà dove si puote ciò che si vuole, a farsi due conti.

Ciò detto e predetto (anni fa) avanti con la lista sovranista Italia Ribelle e Sovrana - IReS perché l'élitismo non basta: checcherecché ne dica Illo, ci vuole il popolo! E Visco, che non è scemo, lo sa bene che la corda non può essere ulteriormente tirata, basta guardarlo mentre parla. Quanto a Benedetto Della Vedova, che ha concluso il convegnuzzo, consentitemi di fare appello alla pietas...

lunedì 16 ottobre 2017

Sacrificio di pedone

La mossa del cavallo (clicca e leggi per capire) è un romanzo poliziesco di Andrea Camilleri, ambientato nella Sicilia del XIX secolo pubblicato nel 1999.

Giovanni Bovara, ispettore capo ai mulini di Montelusa, "un siciliano che parla genovese", è testimone dell'uccisione di un prete. Poche ore dopo aver reso la sua deposizione, viene arrestato e accusato proprio dell'omicidio denunciato. Questo drammatico rovesciamento dei ruoli costringe il protagonista a una mossa imprevista che spiazza l'avversario e infine gli salva la vita. 

"Bovara infatti pensa e sogna in lingua ligure e questo lo isola e lo immunizza dall'ambiente circostante. Nello stesso tempo tuttavia ciò gli impedisce di capire la trama dei rapporti criminali che viene intessuta su di lui.

«Mo...ro mo...ro cu...scinu... Fu... fu... moro... cuscinu»
«Vuole un cuscino?» gli spiò Giovanni intordonuto 
«Ffffff.... aaaaaa... nnnnnn... cu... lo...» disse il parrino... e morì

Ma sarà proprio lui, Bovara, invece ad essere accusato della morte del prete da testimoni e dallo stesso cugino. Il processo a suo carico sembra portare inevitabilmente alla condanna quando Bovara farà la mossa del cavallo, cioè "scavalcherà" la sua stessa mentalità, incomincerà a parlare e a ragionare in siciliano recuperando il dialetto della sua infanzia, compenetrandosi così nel modo di agire di chi l'accusa, ribaltando la realtà a suo favore e salvandosi."

Ci sono luoghi ove si vagheggia di porre in essere una mossa del cavallo, così da salvarsi come il ragioniere Giovanni Bovara. Il quale, si badi bene, non fa giustizia, ma salva esclusivamente sé stesso. Il sistema non viene toccato, tutto resta come prima. E' il fascino, ma anche il limite, della Sicilia, una terra dove tutto può cambiare purché nulla cambi. Una terra dove il cambiamento è annunciato, ma finisce poi per subirlo perché esso accade altrove. La differenza essendo che in Sicilia si lotta, e si muore, da soli, mentre altrove si lotta, e si muore, insieme. Non è un caso che alla farsa della conquista della Sicilia, da parte delle truppe garibaldine, sia seguita la tragedia vera del brigantaggio nel regno di Napoli. Ma tutto ciò è accaduto, è ormai Storia: dal poco bene e dal molto male è nata la patria italiana, da uno stupro è nata una meravigliosa fanciulla, che non è possibile non amare.

L'altrove è l'Italia. Noi "continentali" sappiamo che ogni possibile cambiamento esige un sacrificio, cioè un atto caratterizzato dalla purezza. Come il Regno dei cieli si apre ad ogni uomo che, nella sua vita, almeno una volta sia stato capace di compiere un gesto totalmente disinteressato, così ogni cambiamento politico richiede lo stesso prezzo: l'atto puro e disinteressato come seme necessario.

Italia Ribelle e Sovrana - IReS - chiama tutti al compimento di un atto puro e disinteressato per la salvezza del nostro paese, a un sacrificio di pedone affinché qualcosa cambi, poiché nulla può restare com'è. Altro che "mossa del cavallo"! Il momento è drammatico, ed esige mille e mille piccoli gesti disinteressati, il dono di sé di moltissimi a una causa superiore. Non servono martiri, ma uomini e donne capaci di scegliere, una volta nella vita, l'interesse comune dimenticando quello egoistico. Non è una cosa da poco. Chiedetevi: "sono mai riuscito a compiere un gesto totalmente disinteressato?". Se lo avete già fatto allora siete salvi, altrimenti resterete bestie che la morte fisica condurrà all'ammasso biologico. Dunque, se la vostra anima è ancora in pericolo, affrettatevi: l'occasione è qui, davanti a voi.

Quanto ai fratelli di Sicilia, una scelta si impone: o Roma o Cartagine! Oops, volevo dire: o Roma o Berlino!

Per un’Italia Ribelle e Sovrana


Importanti elezioni sono alle porte. Sinistre, destre e M5S continueranno a perpetuare l’attuale disegno europeo se non li fermiamo prima. Non basta cambiare l’orchestra, occorre cambiare musica. Facciamo in modo che i cittadini trovino nelle urne un’alternativa reale! Un progetto di società libero dallo strapotere delle multinazionali, dal giogo dell’Europa e dal collasso ecologico globale. Ci rivolgiamo a coloro che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ha il diritto di sperare.
ABISSO. La Terra è la sola casa che abbiamo, ma su di essa incombe una doppia minaccia: l’eco-cidio e una guerra catastrofica. Il sistema economico per cui l’accumulazione del capitale e la produzione smisurata di merci sono al di sopra di tutto, non solo distrugge la natura e dissipa le sue risorse, ma crea discordia tra i popoli. Non ci sarà pace nel mondo finché un pugno di superpotenze vorranno imporre il loro predominio. L’umanità è una, le civiltà diverse e molte le nazioni. Una coabitazione pacifica chiede un ordine multipolare giusto, rispettoso dell’indipendenza dei popoli.
IL MALE. La globalizzazione ha accentuato il marasma mondiale. L’economia è ostaggio di un manipolo di multinazionali e di predatori senza scrupoli, mentre l’ossessione della crescita senza fine ha condotto alla fine della crescita. Il mercato lasciato a sé stesso produce caos, diseguaglianze, conflitti. Occorre una nuova economia in cui si produca il necessario e si consumi il giusto, in cui prioritario sia l’interesse collettivo, di cui lo Stato, come indica la nostra Costituzione, sia garante in quanto espressione della volontà generale e non di un’esigua minoranza di plutocrati.
ELYSIUM. La società è malata, depressa. Sta nascendo una nuova specie di uomini-bestie, individualisti, privi di ogni ideale sociale, pieni di disprezzo verso il prossimo. Ostili a tutto ciò che è umano, le élite dominanti perseguono il turpe disegno di una società neo-schiavistica. Da una parte una moltitudine di paria privi di diritti, chiusi in un mega-reclusorio gestito da algoritmi atti a sorvegliare ogni attimo della nostra vita ed a plasmare e distorcere bisogni e sogni. Al lato opposto una confraternita di milionari arroccata nei suoi fortilizi inespugnabili sorvegliati da robot armati fino ai denti.
SAPERE E POTERE. Libertà, diritti e democrazia saranno gettate in un buco nero senza fondo. Le tecno-scienze, da strumenti per il progresso universale sono diventate mezzi di regresso civile. Già oggi un pugno di multinazionali finanziano e indirizzano la ricerca scientifica per modellare la vita e il mondo in funzione dei loro scopi. Risorge il disegno nazista della manipolazione genetica, mentre tecnologie sofisticate vengono utilizzate per drogare e addomesticare i cittadini. Più la rivolta è necessaria, più il potere la scongiura come un delitto sociale.
INCUBO. Questa Unione europea è moribonda. Spacciata come sogno, si è rivelata un incubo. La rimozione delle paratie statuali, la sua moneta unica, i suoi micidiali trattati, hanno aumentato gli squilibri economici, rinfocolato le rivalità, succhiando sangue all’Italia dopo avergli causato una mortale anemia. Non più padroni a casa nostra abbiamo governi che eseguono i comandi del “pilota automatico” neoliberista. Questo grazie alle élite italiane economiche e istituzionali, le quali, spalleggiate dai politicanti di destra e di sinistra, pur di soggiogare il nostro popolo, hanno stretto un patto sedizioso con i poteri forti degli altri paesi.
DISCORDIA. La Germania, diventata la principale potenza europea, tende a sottomettere i paesi più deboli come satelliti. Questa supremazia, oggi come ieri, è foriera di nuovi e devastanti conflitti europei. Per evitare un cataclisma l’Unione dev’essere smantellata. Solo sulle sue ceneri i popoli potranno domani decidere di unirsi in una confederazione europea (non solo occidentale) di nazioni sovrane.
SOVRANITÀ. Se l’Italia non esce dalla Ue, se non riconquista la sua indipendenza, finirà per sparire come nazione storica, col Nord che diventerà una provincia del nuovo impero tedesco, ed il resto del Paese condannato alla rovina. Non ci sono vie di mezzo: o gli italiani si alzeranno in piedi o saranno condannati a vivere in ginocchio. Non si tratta di restaurare vecchi regimi, ma di far nascere una nuova Italia, forte delle sue radici umanistiche, universalistiche e democratiche.
REDENZIONE. Va debellato il virus della rassegnazione fatalistica. Quella che l’italiano sarebbe un popolo bue destinato ad obbedire a chi comanda, per cui vale il vecchio motto “Francia o Spagna basta che se magna”, è una frottola velenosa messa in giro dalle élite dominanti che rovesciano su chi sta sotto la sindrome disfattista di chi sta sopra. Nei momenti decisivi gli italiani delle più diverse classi sociali, si sono gettati nella mischia per difendere la patria e la giustizia sociale, segnando così il corso della storia, anche europea e mondiale.
SOTTOSOPRA. Il giorno del giudizio è vicino. Chi sta in alto ci ha dichiarato una guerra di civiltà e si sta preparando al finale di partita. Se non possiamo affidare il nostro futuro e quello dei nostri figli in mano a chi ha distrutto il nostro Paese, non possiamo consegnarlo in quelle di movimenti e partiti che strillano per le crepe nell’intonaco ma non vedono che la casa sta crollando, non hanno alcun progetto di Paese e chiedono i voti a chi sta sotto per servire chi sta sopra.
CONTRATTACCO. Quello che leggi è un invito all’impegno politico. Bisogna attivarsi, organizzarsi, unirsi, dare l’esempio, costruendo una comunità politica che sia l’embrione dell’Italia futura. Ci rivolgiamo a quelli che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ed ha una fede, ha il diritto di sperare. Il futuro appartiene a chi lo fa, non a chi lo subisce.
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domenica 8 ottobre 2017

Abracadabra Catalun Babalù

Mentre tutti si occupano della Catalogna,  gli operai dell'ILVA vengono licenziati in massa e ai rimanenti si impone un taglio del salario del 35%. Lo capisco, in fondo che altro dire se non che non potendo svalutare la moneta, si svaluta il lavoro?

E allora dai, parliamo di Catalogna. Però, consentitemi, facciamolo senza troppe acrobazie intellettualistiche, come fa la coppia Porcaro-Boghetta quando cerca di tenere insieme l'essersi dichiarati sovranisti con la simpatia da riflesso pavloviano per i manifestanti catalani picchiati dalla guardia civil.

Martedì 10 ottobre 2017 il governo catalano potrebbe annunciare la secessione. Lo farà? Basterebbe aspettare, ma dedichiamoci anche noi a un giochetto, quello di interrogare la palla di vetro.

Abracadabra Catalun Babalù, 
Puigdemont Babalù Catalun
Toccame Cicche, Cicche me tocca
Attacca la mula do' vòle il padrun!

Se non sbaglio, già qualche tempo fa un'opposizione minoritaria fece cadere un governo in carica dalle parti di Maidan. Possiamo escludere che la cosa non si ripeta? Diamo per scontato che Puigdemont sia disposto a recedere dai suoi propositi perdendo così la faccia? Non so, forse leggo male nella sfera di vetro, ma mi sembra di scorgere come dei bagliori. Lo scenario: il governo catalano insiste, Rajoy revoca lo status di regione autonoma, scoppiano disordini, ci scappa il primo morto, la folla si imbufalisce, i morti aumentano, Barcellona è messa a ferro e fuoco.

Che fare?

Ma è semplice, bisogna fare presto! Leuropa tutta si mobilita, prestigiosi intellettuali invitano al dialogo, qualcuno suggerisce di utilizzare EUROGENDFOR per gestire la crisi.

«La Forza di Gendarmeria Europea (EGF) è un’iniziativa multinazionale di cinque Paesi Membri dell’Unione Europea: Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna, ai quali si è aggiunta la Romania nel 2008 – costituita per Trattato con lo scopo di rafforzare le capacità di gestione delle crisi internazionali e contribuire alla Politica di Difesa e Sicurezza Comune (PSDC).»

Ovviamente le acque si calmano, dopodiché si apre il negoziato tra il governo di Madrid e quello catalano, miracolosamente assurto ad un rango paritario. Rassicurazioni sulla volontà della Catalogna di restare in Europa, indizione di un nuovo referendum sotto il controllo de Leuropa, crisi di governo a Madrid, nuove tensioni nei paesi baschi, ripercussioni in Italia. E naturalmente caccia agli opposti estremismi, dispiegamento pervasivo di fuck-news, ulteriore giro di vite sulla libertà di parola e, financo, di associazione. Signori, il Fiscal Compact è servito!

E gli operai dell'ILVA? Che domanda, sempre in culo agli operai!

p.s. Cari Porcaro&Boghetta et similes, se ho scritto corbellerie vi prego perdonatemi; ma se ci azzecco vi supplico, vi scongiuro, vi imploro, non porgetemi i vostri complimenti ma fatevi un esame di coscienza.

Gödel Escher e Bach

Noi che abbiamo letto da piccoli "Gödel Escher e Bach" sappiamo che l'intelligenza artificiale è una bufala.
Noi che abbiamo letto da piccoli "Gödel Escher e Bach" sappiamo che l'intelligenza artificiale è solo questo:

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(non so se ho chiuso le parentesi - che non ho scritto perché dei pignoli rompicoglioni non mi frega un cazzo).

L'intelligenza artificiale esisterà il giorno in cui il teorema di Gödel sarà buttato al cesso. Tutto il resto, tutto quello che vi raccontano sull'intelligenza artificiale, non è altro che forza bruta. Cioè questo:

if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if ........ else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else

Dunque non è un problema di conoscenza superiore in possesso degli illuminati, bensì della solita vecchia storia della prepotenza dei più forti. Chi sa che marca di carta igienica usi per pulirti il culetto ha potere su di te, ma saperlo è una questione di forza, non di intelligenza artificiale. Ficcarcela dentro, ad esempio tirando fuori la storia dei computer quantistici per giustificare un salto di paradigma che è ben lungi dall'essere compiuto, è da rincoglioniti! Cercate su Internet "programma di Hilbert" e/o "teorema di Gödel", oppure, se andate all'università, infilate nel vostro piano di studi almeno un esame di algebra astratta, e forse capirete. In ogni caso dateci un taglio con le metanfetamine, accontentatevi del vino.

Ho detto. Augh! Torno a scolarmi la bottiglia di Cesanese del Piglio del sabato sera.

p.s. Caro giornalista dacci un taglio. Prima o poi alla FIGA si deve rinunciare, ma la vita continua. Contegno!

venerdì 6 ottobre 2017

La sfida dei sovranisti e la serie di Fibonacci

Il cuore (ce lo dice il...)


Noi, che per primi dopo la crisi del 2008 abbiamo parlato di uscita dall'euro e dall'Unione Europea. Noi, che abbiamo scelto e introdotto nel dibattito politico, insieme con pochi altri, il termine "sovranismo", ad indicare l'istanza di riconquista della sovranità nazionale. Noi, che abbiamo tenuta ben ferma la barra nel mare tempestoso che la grande crisi ha suscitato, senza mai deflettere dall'idea centrale che la nazione italiana è una realtà spirituale e storica e non un'espressione geografica. Noi, che abbiamo nel cuore il sentimento della pace e la consapevolezza della forza temibile del nostro popolo. Noi lanciamo la sfida!

Italia Ribelle e Sovrana - IReS - è la lista elettorale che si presenterà alle elezioni politiche del 2018 per rappresentare tutte le classi lavoratrici della Nazione: braccianti, sviluppatori di app java, operai, insegnanti, ricercatori universitari, artisti, impiegati di banca, artigiani, piccoli imprenditori, imprenditori un po' più grandi, imprenditori ancora più grandi, insomma chiunque lavora e sente di appartenere a quella comunità nazionale, solidale, democratica e combattiva che noi chiamiamo il popolo italiano. Forse vi sembreremo folli, e certamente lo siamo, ma ancor più lo sarete voi se non capirete presto che la campana sta già suonando per tutti.

Dall'appello per un'Italia Ribelle e Sovrana: «ABISSO. La Terra è la sola casa che abbiamo, ma su di essa incombe una doppia minaccia: l’eco-cidio e una guerra catastrofica. Il sistema economico per cui l’accumulazione del capitale e la produzione smisurata di merci sono al di sopra di tutto, non solo distrugge la natura e dissipa le sue risorse, ma crea discordia tra i popoli. Non ci sarà pace nel mondo finché un pugno di superpotenze vorranno imporre il loro predominio. L’umanità è una, le civiltà diverse e molte le nazioni. Una coabitazione pacifica chiede un ordine multipolare giusto, rispettoso dell’indipendenza dei popoli.»


La mente (ce lo dice la...)


Una coppia di coniglietti sovranisti si incontra. 1 coppia di sovranisti.

Ovviamente fanno zump zump e dopo un po' nascono due cuccioli. 2 coppie di sovranisti.

Siccome i sovranisti non sono pedofili, solo i grandi fanno zump zump e scodellano un'altra coppia di cuccioli. 3 coppie di sovranisti.

Nel frattempo i cuccioli nati per primi sono cresciuti e anche loro fanno zump zump. Le due coppie di conigli grandi scodellano due cuccioli di coniglio ognuna, mentre la coppia di conigli piccoli cresce. 5 coppie di sovranisti.

Ci sono tre coppie di sovranisti grandi che fanno zump zump, e due di sovranisti cuccioli che stanno crescendo. Non serve che ve lo dica: Dopo un po' ci sono 8 coppie di sovranisti....
.........

Continuando: 1,1,2,3,5,8,13,21,34,55,89,144...

La riconoscete? E' la successione di Fibonacci. E' una successione interessante perché descrive molti fenomeni di crescita in natura. Confrontiamola con una successione esponenziale:

Fibonacci Esponenziale
1 1
1 2
2 4
3 8
5 16
8 32
13 64
21 128
34 256
55 512
89 1024
144 2048
233 4096
377 8192
610 16384
987 32768
1597 65536
2584 131072
4181 262144
6765 524288
10946 1048576
17711 2097152
28657 4194304
46368 8388608
75025 16777216
121393 33554432
196418 67108864
317811 134217728
514229 268435456
832040 536870912
1346269 1073741824
2178309 2147483648
3524578 4294967296
5702887 8589934592
9227465 17179869184
14930352 34359738368
24157817 68719476736
39088169 137438953472
63245986 274877906944
102334155 549755813888
165580141 1099511627776
267914296 2199023255552
433494437 4398046511104

Salta subito all'occhio che la successione esponenziale è esagerata. Certo, quella che ho scelto ha un rateo del 100% (raddoppio ad ogni termine) ma vi assicuro che, anche se si scegliesse un rateo molto minore, a un certo punto la successione esponenziale straccerebbe la successione di Fibonacci.

Ma allora perché la natura non ha scelto la successione esponenziale?

Perché la natura non è scema!

E' il capitalismo che ha scelto la successione esponenziale, e infatti il capitalismo è scemo! La natura, invece, per crescere ha scelto un'altra strada, questa:



Il limite del rapporto tra due termini della successione di Fibonacci converge a un numero - la sezione aurea - irrazionale come ben si conviene alla natura che non è condannata a un'omeostasi perenne, come pensano i decrescisti malthusiani. La natura sa che la crescita è il suo destino, ma non ha scelto la strada esponenziale bensì la magica serie di Fibonacci. Ebbene noi sovranisti, che amiamo la natura ma non vogliamo mortificarla stringendola nella gabbia di uno stato omeostatico che non è nei disegni di Dio, stiamo già crescendo magicamente seguendo la legge di Fibonacci. Siamo anticapitalisti, il che vuol dire dire che siamo antiesponenzialisti!

Unitevi a noi, aderite al progetto per la costruzione di una lista sovranista alle elezioni politiche del 2018!

Non sentite i rintocchi della campana?

mercoledì 4 ottobre 2017

Nell'azione si muore, per la Vita!

Vivere significa morire, non c'è niente da fare. Chi nasce deve morire, e può morire solo chi è nato. Chi vive è chiamato alla lotta, per quanto pigro, arrendevole, sottomesso possa mai essere. Chi rinuncia alla lotta non sfugge per questo alla morte, mentre chi la affronta ama la vita. Perché la vita è lotta.
Si illude chi pensa di sottrarsi al destino umano scansando la lotta, perché viene divorato quando è ancora vivo. Che è un modo miserabile di sprecare il dono della vita, che non ci è stata data per sempre, ma per viverla. L'Eternità, esista o meno, è oltre l'ultimo pensiero di chi lotta.
La lotta più bella, quella più onorevole per ogni essere umano, è quella che lo trascende. Quella contro l'oppressore ha una qualità ulteriore: è necessaria ai nostri cari.


Italia Ribelle e Sovrana


Importanti elezioni sono alle porte. Sinistre, destre e M5S continueranno a perpetuare l’attuale disegno europeo se non li fermiamo prima. Non basta cambiare l’orchestra, occorre cambiare musica. Facciamo in modo che i cittadini trovino nelle urne un’alternativa reale! Un progetto di società libero dallo strapotere delle multinazionali, dal giogo dell’Europa e dal collasso ecologico globale. Ci rivolgiamo a coloro che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ha il diritto di sperare.
ABISSO. La Terra è la sola casa che abbiamo, ma su di essa incombe una doppia minaccia: l’eco-cidio e una guerra catastrofica. Il sistema economico per cui l’accumulazione del capitale e la produzione smisurata di merci sono al di sopra di tutto, non solo distrugge la natura e dissipa le sue risorse, ma crea discordia tra i popoli. Non ci sarà pace nel mondo finché un pugno di superpotenze vorranno imporre il loro predominio. L’umanità è una, le civiltà diverse e molte le nazioni. Una coabitazione pacifica chiede un ordine multipolare giusto, rispettoso dell’indipendenza dei popoli.
IL MALE. La globalizzazione ha accentuato il marasma mondiale. L’economia è ostaggio di un manipolo di multinazionali e di predatori senza scrupoli, mentre l’ossessione della crescita senza fine ha condotto alla fine della crescita. Il mercato lasciato a sé stesso produce caos, diseguaglianze, conflitti. Occorre una nuova economia in cui si produca il necessario e si consumi il giusto, in cui prioritario sia l’interesse collettivo, di cui lo Stato, come indica la nostra Costituzione, sia garante in quanto espressione della volontà generale e non di un’esigua minoranza di plutocrati.
ELYSIUM. La società è malata, depressa. Sta nascendo una nuova specie di uomini-bestie, individualisti, privi di ogni ideale sociale, pieni di disprezzo verso il prossimo. Ostili a tutto ciò che è umano, le élite dominanti perseguono il turpe disegno di una società neo-schiavistica. Da una parte una moltitudine di paria privi di diritti, chiusi in un mega-reclusorio gestito da algoritmi atti a sorvegliare ogni attimo della nostra vita ed a plasmare e distorcere bisogni e sogni. Al lato opposto una confraternita di milionari arroccata nei suoi fortilizi inespugnabili sorvegliati da robot armati fino ai denti.
SAPERE E POTERE. Libertà, diritti e democrazia saranno gettate in un buco nero senza fondo. Le tecno-scienze, da strumenti per il progresso universale sono diventate mezzi di regresso civile. Già oggi un pugno di multinazionali finanziano e indirizzano la ricerca scientifica per modellare la vita e il mondo in funzione dei loro scopi. Risorge il disegno nazista della manipolazione genetica, mentre tecnologie sofisticate vengono utilizzate per drogare e addomesticare i cittadini. Più la rivolta è necessaria, più il potere la scongiura come un delitto sociale.
INCUBO. Questa Unione europea è moribonda. Spacciata come sogno, si è rivelata un incubo. La rimozione delle paratie statuali, la sua moneta unica, i suoi micidiali trattati, hanno aumentato gli squilibri economici, rinfocolato le rivalità, succhiando sangue all’Italia dopo avergli causato una mortale anemia. Non più padroni a casa nostra abbiamo governi che eseguono i comandi del “pilota automatico” neoliberista. Questo grazie alle élite italiane economiche e istituzionali, le quali, spalleggiate dai politicanti di destra e di sinistra, pur di soggiogare il nostro popolo, hanno stretto un patto sedizioso con i poteri forti degli altri paesi.
DISCORDIA. La Germania, diventata la principale potenza europea, tende a sottomettere i paesi più deboli come satelliti. Questa supremazia, oggi come ieri, è foriera di nuovi e devastanti conflitti europei. Per evitare un cataclisma l’Unione dev’essere smantellata. Solo sulle sue ceneri i popoli potranno domani decidere di unirsi in una confederazione europea (non solo occidentale) di nazioni sovrane.
SOVRANITÀ. Se l’Italia non esce dalla Ue, se non riconquista la sua indipendenza, finirà per sparire come nazione storica, col Nord che diventerà una provincia del nuovo impero tedesco, ed il resto del Paese condannato alla rovina. Non ci sono vie di mezzo: o gli italiani si alzeranno in piedi o saranno condannati a vivere in ginocchio. Non si tratta di restaurare vecchi regimi, ma di far nascere una nuova Italia, forte delle sue radici umanistiche, universalistiche e democratiche.
REDENZIONE. Va debellato il virus della rassegnazione fatalistica. Quella che l’italiano sarebbe un popolo bue destinato ad obbedire a chi comanda, per cui vale il vecchio motto “Francia o Spagna basta che se magna”, è una frottola velenosa messa in giro dalle élite dominanti che rovesciano su chi sta sotto la sindrome disfattista di chi sta sopra. Nei momenti decisivi gli italiani delle più diverse classi sociali, si sono gettati nella mischia per difendere la patria e la giustizia sociale, segnando così il corso della storia, anche europea e mondiale.
SOTTOSOPRA. Il giorno del giudizio è vicino. Chi sta in alto ci ha dichiarato una guerra di civiltà e si sta preparando al finale di partita. Se non possiamo affidare il nostro futuro e quello dei nostri figli in mano a chi ha distrutto il nostro Paese, non possiamo consegnarlo in quelle di movimenti e partiti che strillano per le crepe nell’intonaco ma non vedono che la casa sta crollando, non hanno alcun progetto di Paese e chiedono i voti a chi sta sotto per servire chi sta sopra.
CONTRATTACCO. Quello che leggi è un invito all’impegno politico. Bisogna attivarsi, organizzarsi, unirsi, dare l’esempio, costruendo una comunità politica che sia l’embrione dell’Italia futura. Ci rivolgiamo a quelli che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ed ha una fede, ha il diritto si sperare. Il futuro appartiene a chi lo fa, non a chi lo subisce.

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VIVA L'ITALIA RIBELLE E SOVRANA!

martedì 3 ottobre 2017

Los ladrones de pisa

• Essere inseparabili nonostante le liti e i diverbi continui.
La tradizione toscana vuole che i ladri di Pisa andassero a rubare insieme durante la notte e poi litigassero fra loro tutto il giorno per dividere il bottino.

La Spagna è governata da forze liberiste ed euriste, sia a Madrid che a Barcellona. Il che significa che lo scontro tra Madrid e Barcellona è tutto interno al sistema di potere dominante che fa dell'adesione all'UE un invariante dell'azione politica. E infatti gli indipendentisti catalani, ovvero il governo, vogliono secedere dalla Spagna ma restare nell'UE. Con ovvii ed evidenti vantaggi, ma solo per le classi dirigenti catalane, che vengono falsamente e capziosamente sventolati sotto il naso dei cittadini al fine di mobilitarli. La questione è quella fiscale. Sia pure già dotata di una grande autonomia, la Catalogna resta un contribuente netto all'interno del sistema fiscale spagnolo, per cui vede una parte cospicua di tali risorse finire al governo centrale. Secedere dalla Spagna ed entrare a far parte dell'UE come 29° stato cambierebbe radicalmente le cose perché, secondo i trattati europei, i trasferimenti fiscali tra stati sono vietati. Alla Catalogna resterebbe solo l'onere del contributo per il funzionamento dell'UE, gran parte del quale le verrebbe reso. Come accade, per altro, all'Italia.

Il punto centrale della questione, dal punto di vista degli interessi concreti e reali, è dunque quello fiscale. Non va dimenticato che la Catalogna è, insieme ai paesi baschi, la regione più ricca e dinamica della Spagna, come la Lombardia e il Veneto lo sono per l'Italia. Siamo dunque in presenza di una rivendicazione di sovranità statuale da parte dell'élite economica di una regione ricca, non con l'obiettivo di costruire una nazione indipendente, bensì per aderire fin da subito a un sistema molto più concorrenziale di quello, di natura tutto sommato ancora solidaristica, che è imposto dallo stato spagnolo a dispetto della permanenza nell'UE. Le élites catalane non vogliono più condividere il loro surplus fiscale con le élites delle altre regioni della Spagna, ma preferiscono tenerselo per sé, chiedendo immediatamente l'adesione a un'entità sovranazionale ordoliberista che fa della concorrenza tra aree economiche, in assenza di qualsiasi obbligo solidaristico, la sua ragion d'essere. E' la secessione dei ricchi, che equivale a una diserzione nei confronti della nazione.

Certo, il diritto all'autodeterminazione dei popoli è importante, tant'è che nel mondo dei fognatori è tutto uno stracciarsi le vesti per la crudele repressione posta in atto da Madrid. I popoli, sostengono i fognatori, hanno diritto ad autodeterminarsi! Ebbene, lungi da me l'idea di oppormi a tale principio, ma così come esistono le élites finanziarie, mi aspetto che esistano anche le élites popolari, e allora dobbiamo confrontarci con il dato di fatto che l'egemonia sulle masse è stata persa, col risultato che queste agiscono oggi per gli interessi delle élites, come i risultati elettorali sistematicamente confermano. Ora l'egemonia delle élites popolari sulle masse, quando c'è, si fonda soprattutto, se non esclusivamente, sul principio solidaristico, che deve sempre fare premio su qualsiasi altra rivendicazione, compresa quella per l'autodeterminazione. Per essere ferocemente diretto, vi dico che la rivendicazione secessionista delle élites catalane mi fa venire in mente le lotte di fabbrica del bel tempo che fu, quando i quadri impiegatizi sobillati dai vertici aziendali che agivano su ordine della proprietà secedevano, ovvero disertavano, dalle lotte operaie per schierarsi con i padroni. Ricordate come li chiamavamo? Crumiri.

Le élites catalane sono la reincarnazione dei crumiri del bel tempo che fu. Esse non chiedono la secessione per diventare una nazione sovrana e indipendente, all'interno della quale inevitabilmente sorgerebbero nuovi obblighi di solidarietà (la Catalogna non è solo Barcellona, ma anche aree rurali sottosviluppate), bensì per continuare a far parte del regime europeista, all'interno del quale si illudono di occupare una posizione di privilegio continuando a sfruttare il popolo che oggi mobilitano ai loro fini. Sono la riedizione della marcia dei 40mila, quando i quadri della Fiat riuscirono a mobilitare una parte della classe operaia ponendola al servizio della proprietà, con il risultato di finire entrambi schiacciati dalle logiche dell'accumulazione capitalistica. E infatti oggi la Fiat non c'è più.

Dall'altra parte c'è il governo di Madrid, descritto dal me(r)diastream come una sorta di nuovo regime repressivo, quasi in odore di franchismo, che è una cosa che, francamente, e scusate il bisticcio di parole, son so se faccia piangere o ridere. Dico, ma ve la ricordate la narrazione che il me(r)diastream costruì intorno al governo Zapatero? E che è successo? Da Zapatero, all'improvviso, siamo tornati al franchismo? Che dite, si piange o si ride? Zapatero, dico Zapatero l'europeista, il difensore dei diritti LGBT, il democratico Zapatero! La movida sulle ramblas di Barcellona, ricordate? Si parlava di indipendenza della Catalogna quando c'era Zapatero? A me non risulta, mentre della questione basca sì che se ne parlava, sempre e comunque. E allora non confondiamo le cose, non cadiamo nella trappola della costruzione di un'identità del popolo catalano che sarebbe così forte da giustificare le rivendicazioni secessioniste, perché se un popolo vuole secedere lo fa sia quando le cose vanno male che quando vanno bene. Quello è un popolo! Come mai la debole identità catalana oggi chiede la secessione, mentre la fortissima identità basca non lo fa? Forse perché non sarebbe così facile eterodirigere i baschi?

Se in italia fossero i sardi, i poveri sardi, a volersene andare, allora mi porrei il problema, ma quando a volersene andare sono i (relativamente) ricchi lombardi e veneti, costruendosi per mitopiesi (vedi il rito dell'ampolla sul Po) un'identità che non è mai esistita, e non per essere sovrani e indipendenti ma per aderire all'UE, allora non ho dubbi: non sono indipendentisti, ma disertori! Crumiri!

Ma se il governo di Madrid non è l'erede del franchismo (daje a ride) allora cos'è? Il governo di Madrid è europeista, è il governo, élitario, di una nazione sul cui popolo ha costruito un'egemonia quasi completa con la favoletta che l'adesione all'Unione Europea lo ha liberato dal franchismo. Il governo di Madrid è questo! Il governo di Madrid è un'articolazione dell'Unione Europea! Pertanto il premier Rajoy e il governatore della Generalidad catalana Puigdemont sono come i ladri di Pisa, che derubano i popoli spagnoli di notte e litigano di giorno per spartirsi il bottino. Entrambi aderiscono all'ordine internazionale dei mercati, che chiede sempre e soltanto una sola cosa, dai tempi della marcia dei 40mila, e anche da prima: tutto il plusvalore ai ricchi, tutta la merda ai sottoposti.

Cosa ci racconta, invece, il me(r)diastream? Che un intero popolo si starebbe ribellando all'oppressione autoritaria e violenta di Madrid. Che bel fogno! Dai, giù le mani da'r valoroso popolo catalano! E' quello che il grande fratello televisivo ci dirà nei prossimi mesi, che i fognatori vogliono sentirsi dire, che il popolo potrà respingere se, e solo se, le sue élite saranno capaci di tenere ben ferma l'attenzione sul punto centrale: la democrazia deve prevalere sull'ordine internazionale dei mercati.

sabato 30 settembre 2017

Razionaloidi e complottistoidi

Il video Sovranità e politica vaccinale ha suscitato qualche reazione di incredulità, credo motivata da una scarsa consapevolezza della velocità con cui la scienza (non lascienza) sta progredendo. Un fatto, questo, che pone in primo piano un problema già presente da tempo ma fino ad ora considerato meno importante di quanto non sia: l'aumento esponenziale del gap tra la frontiera della tecnologia e la percezione che si ha delle sue implicazioni a livello politico. Il quale "livello politico", lo ricordo per l'ennesima volta, altro non è che la necessità di gestire la crescente asimmetria di potere tra chi controlla lo sviluppo scientifico e chi lo subisce passivamente.

Nel tentativo di suscitare, nel piccolo mondo al quale riesco a mandare messaggi, il desiderio di colmare questo ritardo, onde avviare una riflessione politica su un tema che sento come urgente, vi propongo questo video. Magari qualcuno diventerà meno ingenuamente razionaloide e un po' più maliziosamente complottistoide.



giovedì 28 settembre 2017

Osservatorio fake-news

Ci vorrebbe un osservatorio fake-news, ma tanto sarebbe il lavoro da fare che servirebbero almeno cinquanta volontari a tempo pieno. Oggi ho fatto un video sugli "sciacalli del terremoto", come li definisce un titolone a nove colonne del quotidiano Il Tempo. Poi si scopre che il presunto "reato", commesso da una cinquantina di cittadini di Amatrice (i quali hanno comunque subito danni ingenti dal terremoto) consiste nell'aver chiesto un cambio di residenza da Roma e, successivamente, inoltrato una richiesta per godere di un misero contributo erogato dal governo, 900 euro al mese per 10 mesi. Insomma, un titolone a nove colonne sul nulla!

Più tardi, online, ho letto la notizia di un uomo morto a Catania di morbillo perché non vaccinato.


Sul momento non ho approfondito la questione, ma più tardi l'ho fatto. Sapete, mi era capitato sotto gli occhi questo post fb dell'amico Andrea Guglieri:

«Come si inventano l'emergenza morbillo, a dispetto delle dichiarazioni sui presunti casi.

IL DOTTOR MARIO CUCCIA, responsabile del servizio epidemiologia dell'Azienda sanitaria provinciale di Catania, città dove sarebbe morto un 42 enne per morbillo, afferma che:

"Per quanto riguarda il caso specifico dell'uomo morto a Catania, il morbillo è solo la causa finale di morte. L'uomo, originario della provincia di Agrigento e non vaccinato contro il morbillo, era affetto da Aids in stadio terminale ed aveva anche un cancro alla pelle tipico di chi è affetto di Aids. Era già stato ricoverato nel reparto di Malattie infettive del Policlinico Ferrarotto di Catania più volte, perché in provincia di Agrigento non ci sono reparti di malattie infettive".»

Il quotidiano La Stampa la spara così:


Per poi riportare, nel corpo dell'articolo in piccolo, un'altra dichiarazione del succitato DOTTOR MARIO CUCCIA responsabile del servizio epidemiologia dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Catania:

«Dall’inizio dell’anno - rivela l’esperto - a Catania abbiamo avuto 165 casi, numeri inconsueti e molto alti che sono legati alle mancate vaccinazioni. Ci sono anche casi di persone vaccinate, ma sono pochi e il quadro clinico è molto più lieve. Si è alzata anche l’età media - aggiunge il dottore Cuccia - si attesta intorno ai 23 anni, con casi limiti che sono un bambino di pochi mesi e un 59enne. Non è più una malattia dell’infanzia»

Chissà se le due dichiarazioni del DOTTOR MARIO CUCCIA responsabile del servizio epidemiologia dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Catania si riferiscono allo stesso contesto!? Ma perché stressarmi, che poi le difese immunitarie si abbassano e mi prendo il morbillo? Meglio che mi affidi a Santa Beatrice Lorenzin: «Queste infezioni, questi virus sono pericolosi e l’unica arma che abbiamo per difendere i bambini e gli adulti è la vaccinazione».

Lievemente più accurato è il Corriere della sera:

Ovviamente il titolone c'è sempre ma, almeno nel sottotitolo, si raccontano i fatti. Salvo riferirsi ad altri decessi da inizio anno di cui sappiamo che nessuno di essi può essere ricondotto alla malattia poiché, in tutti i casi, coesistevano altre gravissime patologie. Quanto ai numeri sparati (In Italia quest’anno si sono verificati già 4.575 casi - erano stati 800 in tutto il 2016) lascio ai commentatori l'onere di verificare. Come vi ho detto, un osservatorio fake news abbisognerebbe di almeno cinquanta addetti a tempo pieno, e io non ho tempo.

Sto sviluppando, con l'aiuto del mio infido gatto, un vaccino contro la credulità. Si somministra in modo non invasivo tramite la stimolazione dei lobi frontali con onde acustiche da 40 a 22000 hertz prodotte dalle corde vocali. Lo sperimento da anni a scuola.

Con indubbi successi, a dispetto di tutto.

martedì 26 settembre 2017

Ermeneutica delle elezioni in Germania

Risultati delle elezioni politiche in Germania
Il punto centrale è il successo di AfD, che incassa il 12,6% e 94 seggi al Bundestag. Emerge, dalle prime analisi dei flussi elettorali, che AfD ha raccolto più consensi tra le fasce basse di reddito e meno in quelle alte, e più consensi nei land della ex DDR che in quelli della ex Germania Ovest.

Frauke Petry
Emerge altresì, da una prima analisi dei profili degli attori di prima fila di AfD, che questi provengono da un ceto alto-professionale e cosmopolita, i cui valori contrastano curiosamente con alcune delle posizioni del partito. Una delle esponenti di spicco è Frauke Petry, 42 anni, laureata in chimica con un dottorato conseguito presso l'Università di Göttingen, che ha annunciato, subito dopo l'exploit elettorale, di non voler far parte del gruppo parlamentare del partito che oggi accusa di estremismo; Poco più di un anno fa la sua vice, l’eurodeputata Beatrix von Storch - al secolo duchessa Amelie Ehrengard Eilika della casa di Oldenburgo - rispose "sì" alla domanda su Facebook se la polizia doveva sparare ai migranti, inclusi bambini e donne (salvo poi dire che le era "scivolato di mano il mouse").

Alice Weidel
Il fondatore del partito è stato Bernd Lucke, economista e professore di macroeconomia all'Università di Amburgo, euroscettico, conservatore e moderatamente anti-islamista, successivamente sostituito dalla Petry. Oggi AfD è nelle mani di Alice Weidel, laureata in business administration all'università di Bayreuth, dove ha conseguito un dottorato di ricerca nel 2011, che ha lavorato per anni presso Goldman Sachs e Allianz. 

Björn Höcke

Thilo Sarrazin
Un altro esponente controverso è Björn Höcke, noto per la sua vicinanza alle posizioni fortemente critiche del multiculturalismo esposte da Thilo Sarrazin in un libro edito nel 2010 dal titolo "Germany abolishes itself".

Abbiamo dunque un partito che nasce per iniziativa dall'alto ed ha successo grazie al sostegno dal basso. In questo AfD non si distingue minimamente dalla CDU della Merkel o dalla SPD di Martin Schultz, e probabilmente da ogni altro partito al governo in Germania e nell'intera UE. 

Credo che la chiave di lettura fondamentale, per capire la natura di quasi ogni partito politico, sia ben espressa dall'amico Mario Fiorentino, che scrive:

"Il cinema come metafora.
Il grande pubblico conosce gli attori (sost. maschile che per comodità designa femmine, maschi e sui generis) ignorando spesso le altre figure che popolano l'ambiente: gli sceneggiatori, che scrivono le storie, i registi che le trasformano in visioni, i produttori che cacciano i soldi e sperano di guadagnarci e poi tutte quelle figure minori che contribuiscono praticamente: operatori, trovarobe, sarti, controfigure, ecc.
Quando vediamo un dibattito politico in TV, vediamo degli attori: sono facce conosciute con una filmografia alle spalle, hanno un copione, qualcuno gli scrive le battute, c'è chi gli maschera le occhiaie, gli tinge i capelli, gli porta il caffè...
Non vediamo mai il regista, anche se possiamo immaginarlo dietro le quinte, e mai il produttore, che se ne sta lontano, al sicuro, a gestire altri registi che, ognuno nel suo film, manovrano altri attori.
Il buono, il cattivo, l'aggressivo, il suadente, il bello e il puttanone sono ruoli con una faccia temporanea, il progetto è altrove, il guadagno, se c'è, di altri.
Raramente irrompe sulla scena un outsider, volontà autonoma fuori dagli schemi, e solo se riesce ad eludere i buttafuori.
Noi paghiamo il biglietto solo sperando in quello."

Se quanto scrive Mario Fiorentino è vero, ed io credo che lo sia, allora ogni ermeneutica possibile del voto tedesco non può non partire da un'analisi delle visioni e degli interessi di quelli che egli definisce "i produttori". E' l'esito, questo, dalla grande ritirata delle masse politicizzate dalla scena, sostituite dal pubblico televisivo. La vera partita si gioca in alto, tra i produttori, rispettando pur tuttavia un insieme di regole del gioco che viene chiamato "democrazia". Questa caricatura della democrazia, per cui andiamo a votare con l'illusione di poter scegliere, ci è stata imposta utilizzando la leva del maggioritario, delle soglie di sbarramento, delle più disparate ripartizioni delle circoscrizioni elettorali, nonché ovviamente tutto l'armamentario dell'informazione mainstream. Rompere l'accerchiamento è una condizione necessaria, sebbene non sufficiente, per riaprire il campo da gioco. Ma di ciò parleremo in un'altra occasione.

Tornando alle elezioni tedesche, è del tutto evidente che tra i "produttori" della politica tedesca non c'è unanimità di giudizio sulle prospettive di una Germania alleata della Francia (rectius: dei "produttori" francesi) alla guida dell'Europa, con una moneta unica senza stato a fare da gabbia di ferro grazie al rigido controllo della BCE. Credo che il punto critico sia costituito dal fatto che, nella visione dei "produttori" di AfD, un simile assetto non abbia futuro, e che la Germania non debba cedere quote di sovranità nazionale per un progetto destinato al fallimento. Questo perché la cessione di quote di sovranità, essendo un fatto politico, sarebbe più difficilmente reversibile di una pur grave crisi economica causata dal crollo delle esportazioni dopo la dissoluzione dell'euro. Da una crisi economica la Germania potrebbe riprendersi abbastanza rapidamente, ad esempio stimolando il mercato interno e puntando alla creazione di un'area del nuovo marco; magari, perché no, anche investendo nell'industria degli armamenti per sostenere la domanda aggregata. Che è un ragionamento simile a quello che ha fatto la fazione dei "produttori" inglesi che ha sostenuto la brexit.

Il successo di AfD deve essere valutato in prospettiva, tenendo conto del fatto che l'europeista Merkel è uscita dalle elezioni fortemente indebolita. Tra pochi mesi scadrà anche il mandato di Draghi alla BCE e il suo posto sarà probabilmente preso da un tedesco, forse Jens Weidmann, con il che anche le politiche monetarie accomodanti avranno fine. Tutto ciò lascia immaginare che la Merkel, nei confronti dei partner dell'UE, non potrà fare passi in avanti verso l'opzione dell'integrazione politica, i cosiddetti Stati Uniti d'Europa, perché se lo facesse spalancherebbe le porte a una marcia trionfale di AfD. Poiché, d'altra parte, neppure è pensabile che la fazione europeista dei "produttori" tedeschi faccia passi indietro, siamo in una situazione di impasse. Finché la sfida, nel paese dell'Unione che è più uguale degli altri, non si sarà conclusa, tutta l'Europa dovrà sottostare al rigore, dal quale il paese più uguale degli altri continuerà a trarre vantaggi ma che rischia di sbriciolare quello meno uguale, la nostra Italia. A differenza che in Germania, da noi non esiste una vera fazione dei "produttori" contraria agli Stati Uniti d'Europa, al suo posto essendoci una componente di natura diversa: uno Stato profondo integrato con gli interessi degli Stati Uniti nel mediterraneo.

Se questa lettura è corretta, allora l'espressione "partito tedesco", usata in Italia per indicare la fazione favorevole alla prospettiva dei cosiddetti Stati Uniti d'Europa, rischia di essere fuorviante, perché ve ne sono almeno due di partiti tedeschi, in Germania: quello che pensa di dominare economicamente un'Europa le cui identità nazionali siano frantumate e mescolate in un melting pot, nel quale ci sarà spazio anche per popolazioni e culture di origine extra europea, e quello che non intende rinunciare a difendere l'identità tedesca, intesa come solido fondamento della libertà delle sue classi dirigenti e della prosperità nazionale. Una visione, la prima, puramente economicista, e fondata sulla chimera di costruire un regime di concorrenza perfetta dei mercati fortemente regolamentata, cui si oppone, esibendo una forza politica crescente, quella di una nazione coesa retta da uno Stato di tipo più tradizionale.

Il termine giusto per definire l'AfD è "nazionalisti", ovvero una delle due fazioni in cui si è divisa l'Europa nel XX secolo, l'altra essendo quella liberoscambista, la cui versione estremizzata è il globalismo. Dal nazionalismo, nel primo dopoguerra, sono nati il fascismo e il nazismo. Il primo, inizialmente, come reazione all'avanzata di socialisti e comunisti, il secondo, un decennio più tardi, come forma peculiare del revanchismo tedesco. Sono quindi comprensibili le inquietudini del blocco liberoscambista, ma è assurda la pretesa secondo cui il liberoscambismo è il bene e il nazionalismo il male. In realtà sono le due forme, storicamente determinatesi, del capitalismo in Europa. Resta che la grancassa mediatica ha preso il vezzo di definire i nazionalisti di AfD, alternativamente, come nazisti e sovranisti, ma questa è una disgustosa mistificazione della realtà. Il sovranismo, termine di nostra invenzione nel 2012, è, similmente al nazionalismo, un'istanza patriottica, che tuttavia promana dal basso, giammai dall'alto. Non è una differenza da poco, che è bene sottolineare con forza perché, con l'avanzare della crisi del liberoscambismo, se volete del globalismo, la contrapposizione principale tornerà ad essere quella tra il patriottismo guidato dall'alto e quello alimentato dal basso: nazionalisti versus sovranisti. L'alto contro il basso, nella cornice però degli Stati nazionali, non in quella fantasiosa delle moltitudini di negriana memoria.

Se il nazionalismo è, per sua natura, élitario, pur rivolgendosi al popolo per alimentarsi di consenso, il sovranismo nasce dentro il popolo, ponendosi alla ricerca delle sue élites sia allevate nel suo seno, sia assoldando frazioni delle élites le quali, tuttavia, devono restare sotto il suo ferreo controllo politico.

Questo schema binario, nazionalisti versus sovranisti, è però ancora in gestazione, stante l'attuale predominio del liberoscambismo nella versione estremizzata del globalismo. Siamo in una fase di transizione in cui le forze patriottiche cominciano a manifestarsi (molto più il nazionalismo che il sovranismo) mentre il liberoscambismo appare ancora vincente. Ma la tendenza, a parere di chi scrive, è quella di una crisi crescente e irreversibile di quest'ultimo. La corsa tra nazionalisti e sovranisti è già cominciata, con noi sovranisti che scontiamo un forse inevitabile ritardo, ed è per questa ragione che diventa ogni giorno più urgente mettersi in gioco.

Dobbiamo anche chiederci quali possano essere i rapporti tra i nazionalisti e noi sovranisti, in questa fase. Si tratta di una questione delicata sulla quale mi riservo di riflettere ancora, sebbene sia ben consapevole che, al massimo, può esserci un accordo di temporanea desistenza. Anche in Italia, anzi soprattutto in Italia: questo giardino dove la civiltà occidentale è stata allevata per secoli dopo la fase dello svezzamento ellenico.

La questione, evidentemente, è quella dei rapporti con le formazioni nazionaliste nostrane, FdI e Lega Nord, ma in prospettiva anche FI, a pensarci bene. Nonché con le piccole formazioni già esistenti che insistono nel definirsi sovraniste ma sono, ad un'analisi appena approfondita, chiaramente inserite nella frazione nazionalista. Il fatto è che questo termine, ripeto di nostra invenzione nel 2012, "allappa" assai! Ma è giunto il momento di tirare una linea ben visibile, sulla quale poseremo la nostra Costituzione del 1948: chi è di quà è un sovranista, chi di là è un nazionalista!

Nel frattempo prepariamoci a ballare: in politica, come nella dinamica newtoniana, la dinamica di un sistema con tre corpi (globalismo, nazionalismo, sovranismo) è ancora di natura deterministica, ma sconfina con il caos.