domenica 19 marzo 2017

Quanti sono i sette re di Roma?

Gira questo filmato sulla politica economica del nazionalisocialismo. Va chiarito che i sovranisti non hanno nulla a che vedere con qualsiasi tentativo di ridurre tutto alle sole scelte di politica economica: ci sono più cose tra cielo e terra che in qualsiasi sistemino di equazioncine.

Siccome è bene non dimenticare quanti sono i sette re di Roma, conviene ricordare la semplice cronologia dei fatti.

giovedì 16 marzo 2017

Pensierini notturni: il teorema del dentifricio

L'aver svuotato di sovranità effettiva gli Stati nazionali per trasferirla al livello dell'Unione Europea ha avuto l'effetto di sterilizzare la dialettica destra-sinistra. Questa si è ormai trasformata in un confronto tra europeisti e anti-europeisti: un dato di fatto che avrà l'effetto, finché resterà in primo piano, di trasfigurare il conflitto di classe, occultandolo. Ne abbiamo conferma ogni giorno. Il dibattito politico verte in gran parte sui problemi dell'immigrazione, intesa come fenomeno di ordine pubblico e di stravolgimento dell'identità culturale dell'occidente, quest'ultima fatta percepire dalla vulgata dei media nei termini di commistione di costumi di vita. Nel frattempo, e paradossalmente, assistiamo ad un furibondo attacco laicista alle fondamenta antropologiche di questa stessa identità.

Il piddino Emiliano, intervistato alla Gabbia, ha la faccia tosta di affermare che senza gli immigrati l'agricoltura del sud non sopravviverebbe alla concorrenza, glissando sul fatto che la disoccupazione giovanile in quelle regioni è al 60%! Il bello (si fa per dire) è che ha ragione! La moneta unica, il principio della libera circolazione dei fattori produttivi (su cui è costruita l'UE), tutto l'impianto dei trattati edificato sull'ossessione della stabilità dei prezzi da perseguire ad ogni costo, nonché il divieto di intervento degli ex Stati nazionali nell'economia - un principio quest'ultimo che si applica ai concorrenti (l'Italia) ma si "interpreta" per sé stessi (la Germania) - tutto ciò e altro ancora concorre a dare ragione al piddino Emiliano. In altre parole: c'è il pilota automatico! Che poi di "automatico" ha solo la provinciale e miope volontà imperiale della nazione che ha fatto più danni negli ultimi cento anni: la Germania. Sì, proprio il paese dove un imbianchino trovò l'appoggio della grande industria, e quello dei circoli massoni antidemocratici di oltre oceano prima che da quel versante si mobilitasse una reazione che, tuttavia, riuscì a vincere la sfida solo grazie al contributo decisivo dell'Unione Sovietica.

La conseguenza di tutto ciò è che, invece che tra destra e sinistra, la dialettica politica ha, in questa temperie storico-politica, una nuova polarizzazione: pilota automatico sì o no. Le alleanze politiche tradizionali ne risultano sconvolte. In altre parole la genesi del progetto europeo, nella versione nata a partire dal trattato di Maastricht (sebbene preceduta da una lunga serie di altri trattati, uno su tutti l'Atto Unico Europeo del 1986) ha avuto l'effetto, previsto e voluto, di frantumare la tradizionale polarizzazione destra-sinistra, mentre la sua crisi ne ha fatto nascere una nuova che è destinata a rimanere in vita finché l'esito dello scontro fra gli Stati nazione e il tentativo di imporre un Nuovo Ordine Mondiale resterà irrisolto.

Lo scontro ha dimensioni planetarie, fino a coinvolgere il cuore dell'Impero, gli Stati Uniti d'America. Giova ricordare che questi ultimi, contrariamente a quanto circola sul web, non sono mai stati compattamente a favore dell'unione politica dell'Europa, ma hanno in realtà assecondato una precisa volontà di rinascita dell'influenza politica del vecchio continente che si manifestò a partire dal vertice di Rambouillet nel 1975, alimentata dalle nostalgie di grande potenza della Francia che sognava di imbrigliare la potenza economica tedesca ponendola al servizio delle sue mire.

E' l'asse franco-tedesco che ha voluto, fortissimamente voluto, l'Unione Europea, non gli Usa. Per i quali il progetto ha avuto, al più, un valore strumentale da usare finché c'era convenienza, e da abbandonare, se non combattere, quando questa fosse terminata.

Da "la resilienza dell'euro": "Il vertice di Rambouillet del 1975 (Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone) poneva momentaneamente in secondo piano il processo di integrazione europea, sia economica che politica, promuovendo una strategia trilaterale mirante a coordinare le politiche delle aree industrializzate (USA, Europa e Giappone). La partecipazione dell’Italia (che inizialmente era stata esclusa) rappresentata da Aldo Moro, fu infine accolta perché il nostro Paese aveva, in quel momento, la Presidenza di turno della Comunità Europea, e anche per volontà degli Stati Uniti, ben al corrente del sostanziale disinteresse della DC dell’epoca, e in particolare proprio di Moro, per un’accelerazione del processo di integrazione europea. Ciò nonostante, per volontà della Francia e della Germania, il progetto non venne abbandonato.  Le ragioni furono di natura sia politica che economica. L’interesse politico era soprattutto dalla Francia, un paese che non si rassegnava al ruolo subalterno assunto dopo la fine della guerra mondiale, mentre la Germania coltivava un interesse soprattutto economico."

Accade così che, essendo la sinistra ad avere il monopolio della dialettica destra-sinistra, ovvero del conflitto tra Capitale e Lavoro, oggi questa famiglia politica - almeno la sua articolazione nobile impegnata nell'analisi concettuale del divenire - è profondamente divisa. Una parte ha scelto di vivere la contraddizione del presente gettandosi anima e corpo nella battaglia tra Stati nazionali e Nuovo Ordine Mondiale, ovviamente dalla parte degli Stati nazionali, mentre un'altra, ancora maggioritaria, ha sposato la tesi secondo cui "il dentifricio ormai è uscito dal tubetto", e dunque che la dialettica Capitale-Lavoro debba inevitabilmente essere agìta nella cornice del nuovo scenario mondialista.


Lo scontro ideologico interno alla sinistra è tutt'ora in corso senza vinti né vincitori. Finché durerà, questa parte politica, che detiene la golden share della dialettica Capitale-Lavoro, resterà fuori gioco. Pertanto è la destra politica, oggi, a condurre la battaglia contro il pilota automatico, con tutto l'inevitabile ciarpame che è necessario sopportare da parte di chi ne condivide l'obiettivo politico congiunturale ma si trova a disagio con tutto il resto. Tutto ciò provoca un silenzioso quanto consistente fenomeno di migrazione politica di molti che, rifiutando il teorema del dentifricio, ritengono (da sinistra) che l'obiettivo prioritario sia quello di distruggere l'Unione Europea, e solo in un secondo tempo tornare al conflitto tradizionale tra destra e sinistra, imperniato sulla dialettica Capitale-Lavoro.

La mia previsione è che la battaglia a sinistra sarà vinta, purtroppo, dai sostenitori del teorema del dentifricio, e quella contro il pilota automatico dalle destre. Come al solito...

sempre in culo agli operai!

mercoledì 15 marzo 2017

Convergenza, democrazia, sovranità - Vladimiro Giacchè


Quelle he seguono sono mie personali considerazioni, sebbene ispirate dall'intervento di Vladimiro Giacchè


Affinché un'unione monetaria, costruita politicamente secondo i principi del federalismo europeo, possa durare nel tempo senza compromettere la libertà e la democrazia negli Stati aderenti (prima i più deboli, a seguire tutti gli altri), è necessario che vi sia convergenza dei tassi di interesse, quindi dell'inflazione, tra gli Stati aderenti. Questa convergenza può essere di due tipi:
  1. I differenziali sono costantemente nulli o di entità irrilevante
  2. I differenziali cambiano di segno nel corso del tempo
La prima possibilità non si è verificata perché, a meno che non vi sia una politica concertata di tipo monetario e fiscale, nonché investimenti pubblici - e dunque uno Stato centrale forte dotato di capacità di spesa - essa non può che manifestarsi casualmente per una favorevole quanto occasionale e transitoria congiuntura.

Resta la seconda possibilità: ad un periodo nel corso del quale in un gruppo di paesi si instaura una fase di crescita - e negli altri una fase restrittiva, deve seguirne una nella quale la polarità si inverte. Nell'eurozona è accaduto che durante la prima fase, dal 1999 al 2007, c'è stata espansione nella periferia e contrazione al centro. A quel punto - a maggior ragione per la concomitante crisi dei subprime in America, si sarebbe dovuta instaurare una polarità inversa: i paesi della periferia avrebbero dovuto attuare una politica restrittiva e, soprattutto, i paesi del centro entrare in una fase espansiva. Insomma toccava alla Germania!

Ma la Germania, che per farlo avrebbe dovuto favorire una sostenuta crescita salariale, con essa i consumi e quindi le importazioni, accettando una perdita di competitività di prezzo dei suoi prodotti, ha invece continuato imperterrita sulla strada di una politica restrittiva. In tal modo ha spostato tutto l'onere dell'aggiustamento sulle spalle dei paesi che, precedentemente, avevano condotto una politica espansiva, ovviamente indebitandosi. Non avendolo fatto, poiché in Germania i salari sono restati sostanzialmente fermi, nei paesi indebitati essi sono crollati, la disoccupazione è cresciuta e il Pil si è contratto.

Tutto questo ci consegna un problema che è eminentemente politico. La domanda è se quanto accaduto sia l'esito della pianificazione politica di un gruppo di paesi - ovvero delle élites di tutti, oppure di un grave e sconcertante errore di progettazione economico sociale della zona euro. Si può essere cioè "complottisti" - c'è stato un piano di un gruppo di paesi: la Germania e i suoi satelliti, "super complottisti" - c'è stato un piano delle élites di tutti i paesi, oppure "economisti" - c'è stato un errore di progettazione.

Non sono vietate interpretazioni che siano una combinazione lineare delle predette. Credo ci sia un po' di verità nel pensare ad un coordinamento delle élites di tutti i paesi, dell'altra nel constatare gli errori di progettazione, e altra infine nel sospettare che fin dall'inizio la Germania abbia finto di accettare regole del gioco che ha subito trasgredito. Quest'ultimo, a mio avviso, è oggi l'aspetto cruciale della situazione dal punto di vista politico. Non i tecnici (gli economisti), non la Koinè del capitalismo europeo, ma solo la Germania ha la forza per affrontare, almeno nel breve periodo, la crisi dell'eurozona. Pur considerando valide tutte le altre ragioni di crisi, con il peso diverso che ognuno è libero di dare ad ognuna di esse, in questo momento le scelte di politica economica della Germania sono l'aut-aut del destino dell'euro. Senza l'avvio di una vigorosa politica espansiva in quel paese la situazione rischia di precipitare. E oggi si vota in Olanda.

domenica 12 marzo 2017

Il "post dedicato"

Questo post è una risposta alla sollecitazione dell'amico Ippolito Grimaldi ("queste considerazioni di Fiorenzo e PaMar meriterebbero un post dedicato").

Vyšinskij:

Eleonora Forenza

«Il diritto è un insieme di regole della condotta umana stabilite dal potere statuale in quanto potere della classe che domina la società, nonché delle consuetudini e delle regole di convivenza sanzionate dal potere statuale e attuate coercitivamente con l'ausilio dell'apparato statuale al fine di tutelare, consolidare e sviluppare i rapporti e l'ordinamento vantaggiosi e favorevoli alla classe dominante.»

Orizzonte48:
«Le Istituzioni riflettono la società o esse "conformano" la società e ne inducono la struttura? In democrazia, la risposta dovrebbe essere la prima. Ma c’è sempre l'ombra della seconda...il "potere" tende a perpetuarsi, forzando le regole che, nello Stato "democratico di diritto" ne disciplinano la legittimazione.»

Eleonora Forenza:
«Per riaprire lo spazio di una sinistra politica occorre riaprire lo spazio del conflitto sociale, se non si riapre tale spazio non può esserci una sinistra degna di questo nome.»

Questo è, per l'appunto, il "post dedicato". Ed è aperto ai commenti degli esecrati anonimi. C'è di tutto:

  • L'idea che la "classe dominante" abbia il diritto di imporre il Diritto (Vyšinskij)
  • L'idea che il Diritto, in democrazia, debba comunque e sempre promanare dal basso (Orizzonte48)
  • L'idea che il conflitto sociale sia necessario per "riaprire lo spazio di una sinistra politica".
Che dite, giochiamo a farfallina? 

venerdì 10 marzo 2017

SPIN


Ne ho fatte tante nella vita, alcune buone altre meno. Tra quelle buone l'aver capito per tempo che i grillini sono grullini, che il problema è la sovranità nazionale e che la vita è lotta (non solo di classe). Tra quelle non buone l'essermi fidato di Prodi quando ero giovane, e aver accettato a scatola chiusa l'Unione Europea. Ma ero giovane, distratto da quel che potete ben intuire. A quelli che, a dispetto dei miei errori, mi stimano ancora in virtù delle cose buone che ho azzeccato, chiedo con la più grande umiltà di guardare il video che vi propongo. Fatelo con la massima attenzione. Meditatelo, e non dimenticatelo mai più.

Nota: commentate solo dopo aver visto il video, non provate a bluffare: o avete fiducia in quello che vi propongo, e allora possiamo dialogare, oppure lasciatemi in pace.

giovedì 9 marzo 2017

La disgustosa truffa di Smart Tv - una delle tante!


La clip è la registrazione di una delle tante telefonate che mi arrivano ogni giorno da parte di rompikoglioni che tentano di truffarmi senza riuscirci. Oggi vi parlo invece di una truffa nella quale sono incappato che mi ha provocato un travaso di bile e la voglia di prendere questi signori per impiccarli a testa in giù dopo avergli tagliato le palle. Ah, dimenticavo, dopo avergli trafitto le viscere con un punteruolo acuminato.

Pare che non sia il solo. Leggete qua:

«TRUFFA MOBANDO KIDDING ROOM e 3 Italia
Sono molto alterato.
Racconto una storia.
Il giorno 16/2/2015 alle ore 6.59 arriva un sms da "MOBILEPAY" che dichiara la sottoscrizione ad un fantomatico servizio in abbonamento a KIDDING ROOM per 4.99€.
Alle ore 16 circa il servizio viene disattivato seguendo le istruzioni dell'sms.
Circa due giorni dopo viene contabilizzato l'addebito sulla fattura visibile sull'app di Tre_It.
Chiamo il "servizio" clienti al 133, spiego la questione richiedendo il rimborso per TRUFFA.
Mi negano il rimborso perché son passate più di 48 ore da quando l'evento è accaduto e inoltre perché è solo la prima volta che effettuo un reclamo di questo tipo.
Ah perché se invece fosse la seconda volta allora sarebbe riconosciuta la truffa?
Intanto 4.99 li spillate una volta sola ma a migliaia di utenti. Farlo una seconda volta sarebbe troppo anche per TRE Italia vero?
Si, ma solo se l'utente se ne accorge, perché altrimenti non c'è problema vero?
Incredibile.
Per quanto io alzi la voce con la malcapitata del call center non se ne esce.
Non è possibile parlare con un responsabile.
Non è possibile sapere A CHI siano accreditati quei soldi.
Non è possibile sapere che cavolo di servizio sarebbe stato sottoscritto.
Non è possibile sapere nemmeno come.
4.99 euro RUBATI.
E chissà a quanti altri malcapitati.
Ora, sono abbastanza certo che quei 4.99 euro non li rivedrò, a meno di non bloccare il pagamento della fattura e voler affrontare le immense seccature di una causa che probabilmente vincerei.
Non ho voglia di perdere tempo con truffatori del genere. Non ho voglia.
Tuttavia è mio diritto pretendere da Tre Italia:
1. Dettaglio del traffico dati che attesti l'accettazione di sottoscrizione all'abbonamento ricevuta dal device in questione
2. Dettaglio del contratto di abbonamento in questione
3. Dettaglio del contratto che 3 dovrebbe aver fatto firmare e che dichiara che una truffa di questo tipo non può esser rimborsata all'utente finale se la denuncia non arriva entro 48 ore (perché, dopo 48 ore non è più una truffa?!) o se la segnalazione è il primo reclamo del cliente.»

L'utente di cui sopra non è il solo. Al fenomeno ha dedicato un post Salvatore Aranzulla:

Come disattivare MobilePay


La prassi di far sottoscrivere con ignobili trucchi, agli utenti di telefonia che navigano su Internet, dei servizi non desiderati, non richiesti e a pagamento sta dilagando. Leggete qua. L'articolo è di quasi due anni fa, il che significa che questi bastardi ci stanno marciando da anni.

«Per AGCM, l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato (da non confondere con AGCOM, che ha responsabilità differenti), è invece Pratica commerciale scorretta, valsa una sanzione di 4 milioni di euro, comminata ai principali providers di telefonia italiani. Il provvedimento ha colpito in maniera particolare H3G (conosciuta come “3”) e Telecom, ai quali è toccata la “fetta” più grossa: 1.750.000 € ciascuno, con pubblicazione di un estratto del provvedimento avviato contro la 3. Sembrano cifre esagerate? H3G  ha avuto nel 2013 dei ricavi annui pari a circa 2 miliardi di euro. In proporzione è come se una persona che guadagna 30.000 euro all’anno fosse sanzionata di circa 26 euro!»

Gli incassi frutto di queste truffe sono miliardari. Due mld di euro sono più della metà della manovra aggiuntiva che ci chiedono i tiranni di Bruxelles, tanto per dire.

Domani, appena mi sveglio, chiamo per disdire l'abbonamento, che nel solo mese di marzo mi è costato una decina di euro. Non perderò tempo per scrivere, telefonare, minacciare azioni legali.

NO!
La mia ritorsione sarà lo sciopero della ricarica: da oggi e fino a Pasqua non ricaricherò il cellulare. E siccome sono un buon consumatore di telefonia, il mio gestore perderà un po' di soldini.

Ma c'è anche un problema politico. Questa volta sono stato iscritto a mia insaputa a un servizio di tv su cellulare a pagamento che propone contenuti generici, ma potrebbe accadere a me, e a chiunque, di ritrovarsi iscritti a un servizio che offre contenuti di genere ben più compromettente, ad esempio pedopornografici. Voi dite di no? Io dico che potrebbe accadere, e magari, a distanza di anni, quell'iscrizione a nostra totale e assoluta insaputa costituirebbe uno strumento di ricatto politico.

Capite adesso perché io questi bastardi li ammazzerei con le mie mani? Lo capite perché sono così infuriato che quasi mi manca il respiro? Non è solo una questione di soldi, è che siamo nelle mani di una tirannia del mercato contro la quale è necessario insorgere, per dire basta!

Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta!

Vado a farmi una passeggiata nella notte e a sognare tutte le sevizie cui sottoporrei i responsabili di questa cosa, come pure i responsabili delle dieci e passa telefonate al giorno che ricevo da parte di rompicoglioni che vogliono convincermi a dargli il numero della mia bolletta elettrica per cambiarmi il gestore a mia insaputa. Non vi racconto quello che gli farei perché è troppo per le vostre delicate orecchie. Quando mi incazzo sono una bestia.

Matrix: sovranità nazionale, democrazia e software

La notizia che la CIA fa largo uso di software per hackerare computers, tablets, cellulari, perfino televisori di ultima generazione, è uno di quegli eventi che gli addetti ai lavori sapevano già e la cui conoscenza a livello di massa era solo questione di tempo. Non è insomma una novità. Il vostro umile cronista, se volesse, potrebbe realizzare uno di questi malware e distribuirlo, con qualche trucco, tra i suoi conoscenti.

Togliamoci subito dalla testa un'idea sbagliata: non è necessaria una conoscenza particolarmente profonda del software per concepire e realizzare strumenti malware capaci di intercettare le comunicazioni, attivando microfoni e telecamere per inviare il tutto a server remoti che registrano i dati! Il problema, per porre in atto simili azioni, è uno e solo uno: come distribuirli. Cioè come infettare milioni, miliardi di dispositivi connessi alla rete.

Come si fa? Se vi chiamate Mario Rossi avete un problema. Certo, potete inventarvi una specie di catena si S. Antonio che spinga le persone a far circolare il vostro malware, ma prima o poi vi scoprono. Specialmente se, con i dati collezionati, invece di limitarvi a produrre statistiche sulle preferenze degli utenti, per poi venderle alle grandi società di marketing, vi mettete in testa di commettere reati.

E se invece foste una grande azienda come google, facebook, Apple, Samsung o altre? Bè, le cose cambiano. Innanzi tutto, per la diffusione, basta proporre un aggiornamento che contenga il vostro malware. Magari allo stato dormiente, da attivare se e quando faccia comodo.

Guardate, ve lo ripeto: niente di stratosferico dal punto di vista della tecnologia software, anzi! Direi, piuttosto, l'abc della tecnologia. Non mi credete? Francamente me ne infischio, è così!

Possiamo dunque dare per scontato che le grandi aziende che, da anni, ci riforniscono dei nostri giocattoli preferiti, da  tempo abbiano installato anche del malware nei sistemi operativi che fiduciosamente usiamo. Non solo, lo aggiornano pure! Avete fatto caso che molti aggiornamenti del software dei nostri dispositivi sono, di fatto, imperativi?

A costo di ripetermi:

il problema non è ASSOLUTAMENTE la complessità del codice del malware!
il problema non è ASSOLUTAMENTE la complessità del codice del malware!
il problema non è ASSOLUTAMENTE la complessità del codice del malware!
il problema non è ASSOLUTAMENTE la complessità del codice del malware!
il problema non è ASSOLUTAMENTE la complessità del codice del malware!
... ... ... ... ... ... ...

Il che significa un fatto ben preciso: le grandi aziende come google, facebook, samsung, microsoft et-cetera, non hanno un vantaggio tecnologico incolmabile, bensì una posizione dominante di mercato. Sapevatelo, perché non ve lo ripeto più. Il software non è come tante altre tecnologie, che si nutrono di segretezza. Non c'è nulla di segreto nel software, esso è puro pensiero algoritmico, trasparente per definizione. Perfino (nota per gli addetti ai lavori) quando è codice oggetto. Sto esponendo delle banalità (per gli addetti ai lavori) e contemporaneamente concetti esoterici per la massa incolta di pigiatori di tasti sui social. E tutto questo ve lo dice un poraccio di professore di informatica che abita a Castro dei Volsci, mica il grande Mark Zuckerberg! Ma è vero perché è la verità. Punto.

In definitiva: chiunque può scrivere del codice malware in grado di spiare, ma solo le grandi organizzazioni, private e/o di Stato, possono distribuirlo con facilità. Anzi, possono farlo in forma legale e imperativa, con il meccanismo degli aggiornamenti. Il che ci pone davanti a un problema politico nuovo e di enormi dimensioni, ammesso e non concesso che in politica ci sia qualcosa di nuovo dai tempi dell'australopiteco.


Da quanto detto discende, per ovvia deduzione, che l'informatica, in uno Stato sovrano, deve essere  nazionalizzata e sottoposta al controllo democratico. In uno Stato democratico sovrano l'informatica, soprattutto i sistemi operativi, deve essere un'industria pubblica. Quindi i sovranisti devono opporsi non solo alla libera circolazione dei capitali, delle merci, dei servizi e della forza lavoro, ma anche alla libera circolazione del software

Alle quattro fattispecie che definiscono tradizionalmente l'espressione "fattori produttivi" (capitali, merci, servizi, lavoro) occorre dunque aggiungerne una quinta: la libera circolazione del software. Che NON è assimilabile alla libera circolazione della conoscenza (l'ho già detto: il problema non è realizzare il malware, ma distribuirlo) bensì all'imposizione, da parte di chi è più forte, di un'asimmetria informativa basata sul potere di gestire e controllare i flussi di conoscenza. Dal quale deriva un eccesso di potere che è letale per la democrazia, cioè per il principio di uguaglianza tra i cittadini.

mercoledì 8 marzo 2017

Credibility revolution

Su FB l'amico Vincenzo Cucinotta scrive:

"Per capire il livello di psicopatologia a cui si può giungere qui su fb. 
Oggi, di passaggio su un thread, leggevo un tizietto che perentoriamente e in più interventi pretendeva che i sovranisti gli dessero la dimostrazione scientifica (non so se mi spiego...) che una volta eliminato l'euro, tutto andrebbe a meraviglia e le economie nazionali avrebbero portato a un nuovo benessere. 
Cioè, c'è gente che nella buona fede che gli dobbiamo riconoscere fino a prova contraria, si rifiuta di rendersi conto della distruzione portata dall'euro, non ammette questa evidenza sperimentale, ma pretende che per cambiare ci debba essere la dimostrazione scientifica che le cose andranno alla grande. 
A me parrebbe che quando un sistema non funziona, si debba cambiare anche sottoponendosi a un ragionevole livello di rischio. 
Questo capovolgimento logico esibito senza vergogna alcuna fa molto pensare sulla difficoltà di condurre un ragionamento minimamente decente su questo mezzo."

Vorrei far notare all'ottimo Vincenzo Cucinotta che l'economia, in particolare l'econometria, non è ancora una scienza. Nel far ciò gli giro questo post (segnalatomi da Paolo Marino) dal titolo "What Do Economists Actually Know?". Con un certo scetticismo nell'articolo si segnala l'arrivo, nella professione economica, di una cosiddetta credibility revolution: "Angrist argues that improvements in research design along with various econometric techniques have improved the credibility of measurement in a complex world.".

Si potrebbe allora rassicurare il "tizietto", interlocutore di Cucinotta, raccontandogli che gli "improvements in research design along with various econometric techniques" daranno una risposta ai suoi dubbi. Oppure, più realisticamente, segnalargli l'obiezione di Luigi Zingales (on Incentives and the Potential Capture of Economists by Special Interests): "supporting business interests can be financially and professionally rewarding. Zingales outlines the different ways that economists benefit from supporting business interests and ways that economists might work to prevent that influence or at least be aware of it.".

Ma credo che la cosa migliore sia dirgli: be aware of your interest. Lo fanno gli euroti, lo fanno gli economisti, dunque facciamolo tutti!

Poi, scegliamo in quale schiera stare e diamocele di santa ragione. Perché lo sapete, vero, che finirà così?


Come sempre...

domenica 5 marzo 2017

Debito estero netto (un massacro annunciato) - di Roberto Nardella

Un ottimo e sintetico articolo dell'amico Roberto Nardella, che ripubblico correggendo qualche refuso. Gli euroti diranno che "correlation is not causation" e che ben altro è il problema. Lasciamoli dire, non è ancora il momento di discutere con gli sciocchi, anzi, non sarà mai il momento: che l'euro sia stata una tragica pagliacciata ce lo spiegheranno loro stessi, quando sarà il momento. Solo che quel momento arriverà quando saremo milioni a sapere le cose che scrive Nardella.

Debito estero netto (un massacro annunciato) - di Roberto Nardella


Negli ultimi tempi spesso abbiamo sentito parlare di possibili sanzioni da parte della U€ alla Germania per il mostruoso surplus commerciale che ha nell’area della moneta comune. Ma siamo sicuri che siano i soli?

I dati riportati sono relativi sia alla Euro-Zone che al resto del mondo ma considerando che gli scambi intra-euro sono circa il 70% del totale possiamo sicuramente farci un’idea più che precisa.

Questo studio parte dal 1996, anno in cui è cominciato il road-show della moneta comune (in pratica fu indicata una parità di cambio tra le monete che avrebbero partecipato al folle progetto –fotti il tuo vicino- €uro): uno SME più che credibile, dove la Lira per rientrare dovette rivalutare del 11% (passò contro il marco tedesco da £1108 a £987) con indubbi esiti negativi sulle esportazioni che nonostante tutto fecero segnare un mostruoso +$60 miliardi di saldo commerciale.

Partiamo con le prime 4 economie dalla moneta comune: Germania, Francia, Italia e Spagna. In seguito vedremo anche l’esito per aree comuni esportatori netti VS importatori netti, creditori VS debitori.

BILANCE COMMERCIALI 1996-2012 (miliardi di Dollari)

Paese ……………export tot……….import tot………saldo
Germania………...18724…………...16752…......…...+1972
Francia……… ……9033………….....9207……....…....-174
Italia…………...…..7471………...…..7345……....…...+126
Spagna…………….4691………...…..5198…….....……-507

Da questo semplice raffronto capiamo subito chi è il VERO (e quasi unico) beneficiario dell’euro: la Germania, con il suo surplus mostruoso pari a $1972 miliardi che non è troppo al di sotto a quello cinese dello stesso periodo

La Francia che si era sempre difesa bene è rimasta positiva sino al 2004: da allora in poi ha accumulato ben 384 miliardi di passivo e tuttora sta accumulando altri importanti minus commerciali.

L’Italia, da sempre a forte vocazione di export, dal 2005 al 2011 ha avuto sempre un saldo negativo e ha accumulato un passivo complessivo di periodo pari a $124 miliardi, ritornando ad avere un saldo positivo solo a partire dal 2012, anno in cui la “cura Monti” ha ammazzato la domanda interna e il credit-crunch (innescato da insoluti superiori al 25%) ha cominciato a far vedere i suoi effetti nefasti. Nonostante quegli anni, il Paese, per quello che aveva fatto in precedenza mantiene un saldo più che positivo e il 2013 e il 2014 hanno confermato questa tendenza.

La Spagna, indicata da molti, ieri come oggi, come l’esempio da seguire, è tornata ad avere nel 2012 una bil comm in positivo ma sia nel 2013 che nel 2014 è tornata alle vecchie abitudini. In 17 anni sono riusciti ad avere una media annua di circa $30 mld di passivo.

Qui vediamo i saldi delle bilance commerciali della ex zona-marco.

Paese ……………export tot……….import tot………saldo
Germania………...18724…………….16752……...+1972
Olanda……………..7288…………...…6555…….....+733
Belgio………………4769……………...4578……….+191
Austria……………..2570………………2403……….+167
Tot Ex marco…….33351……………..30288……...+3063.

Questi invece sono i saldi di Spagna, Portogallo e Grecia.

Paese ……………export tot……….import tot………saldo
Spagna…………….4691……………..5198…………-507
Portogallo…………...912 …………….1141…………-229
Grecia……………….837……………..1235…………-398
Tot S+P+G………..6440……………..7574……......-1134

Qui mettiamo a confronto le due aree.

Paese ……………export tot……….import tot………saldo
Tot Ex marco…….33351……………..30288……...+3063
Tot S+P+G………..6440……………….7574……....-1134

È estremamente facile capire CHI non desidera assolutamente ridurre i surplus e anzi pretende di riavere il denaro prestato o incagliato, tutto, subito e possibilmente non svalutato.

Stiamo parlando del confronto tra una zona granitica e le cenerentole d’Europa che MAI avrebbero dovuto mettersi in competizione con esse.
È come vedere un match tra Cassius Clay e un peso mosca: un MASSACRO ANNUNCIATO.

Nel periodo che va dal 1971 al 1996 la ex zona marco (l’unica area valutaria ottimale d’Europa) accumulava un’inflazione poco superiore al +100%, la Spagna metteva a segno un +276%, il Portogallo un +400% e la Grecia un +414% (l’Italia +266%). Sino all’epoca le monete erano libere di fluttuare e l’inflazione veniva scaricata sul cambio: in quei 27 anni la peseta spagnola svalutò contro il marco del 366%, l’escudo portoghese del 1276% e la dracma greca del 1954% (la Lira del 504%).
Dopo che si abolì la legge Glass-Steagall (venne instaurata successivamente al crollo del 1929 da Roosevelt: essa divise le banche in commerciali e finanziarie) ingenti capitali affluirono nei Paesi più deboli in cerca di tassi d’interesse più vantaggiosi con la garanzia del cambio fisso (state tranquilli che nessun tedesco, olandese o austriaco avrebbe mai prestato denaro a greci, portoghesi, spagnoli ed italiani se si dovevano assumere il rischio di cambio determinato dalla relativa inflazione che su di esso si scaricava).

In pratica, nell’intera Europa, si è messo a punto un GIGANTESCO “Ciclo di Frenkel” che ha un unico prenditutto: la Germania e i suoi satelliti. Non il popolo tedesco che resta ancora oggi tra i più massacrati d’Europa, ma la loro grande industria. I lavoratori tedeschi, e soprattutto i pensionati minimi, dal 2000 ad oggi hanno visto contrarsi sempre più il proprio potere d’acquisto (in questi 14 anni salari e pensioni sono cresciuti mediamente del 7% mentre l’inflazione è salita del +15%) e di quei quasi $2000 miliardi di surplus commerciale derivante dalla loro fatica ben pochi lavoratori hanno avuto riconoscimenti tangibili (non crederete davvero che tutti lavorino per WV, Mercedes, Audi e BMW?). La disoccupazione tedesca è FORTEMENTE camuffata: il 30% dei lavoratori è sotto “Hartz IV”, a 450 euro al mese, cioè dei “sottoccupati” sine die. Se questi lavoratori fossero contati 1 ogni 3 (450x3=1350, cioè un salario di mera sopravvivenza), la disoccupazione reale sarebbe al 17% ca. Le “irrimandabili riforme” che la trojka pretende sono atte a portare in tutto il vecchio continente l’applicazione del modello tedesco.
Il job-act appena approvato dal nostro scellerato governo è il primo tassello per l’Italia.

Un passivo di bilancia commerciale è SEMPRE un DEBITO ESTERO NETTO: le peggiori guerre si sono scatenate a causa di esso.
Quanti decenni pensate che ci possano volere alla Grecia per restituire $400 miliardi di debito estero netto? E alla Spagna che ne ha 500? E al Portogallo che ne conta quasi 300?

Grazie al vincolo fisso €uro sono stati prestati soldi a chi non sarà MAI nelle CONDIZIONI di poterli RESTITUIRE.
Adesso si chiede agli Stati di farlo per i propri “incoscienti” cittadini che sono andati in quei “noti istituti di beneficenza” chiamate banche a farsi prestare il FUTURO che certamente NON AVREBBERO MAI POTUTO AVERE e tanto meno restituire.

Gli Stati hanno avuto colpe IMMENSE: NON HANNO VIGILATO sul proprio popolo così come farebbe qualsiasi genitore che vuol bene al proprio figlio. Dal momento stesso che sono state accettate le regole del “liberomercato” imposte dall’alto dalla U€, un’associazione di dubbia moralità costituita da un’oligarchia di non eletti ed auto-referenziati personaggi sponsorizzati dalla finanza apolide e dalla grande industria multinazionale, gli Stati hanno CESSATO per SEMPRE di essere entità giuridiche rappresentanti il Popolo.

Stiamo ritornando al 1800: lavorare 15 ore al giorno per poter mettere a stento un piatto in tavola.

Se non fossi così sicuro che si tratta di una tragedia reale penserei ad una farsa di fantasia.

Ora una doverosa panoramica sugli altri “BIG”

Gli altri esportatori netti

Paese ……………export tot……….import tot………saldo
Giappone ……….10549………………9911………..+638
Cina……………...15190……………..13003………+2187

Con i loro “specchi”: gli altri importatori netti

Paese ……………export tot……….import tot………saldo
Gran Bretagna……9571…………….10237………...-666
Stati Uniti……...…23141…………….30981……….-7870

Questo raffronto è quanto mai importante per capire a cosa serve una moneta “forte”, soprattutto se essa deriva da una posizione predominante finanziaria o militare, o, se più vi garba, sia dall’una che dall’altra.

Il Giappone ha inanellato serie positive di saldi commerciali dal lontano 1981 sino al 2010, mettendo a segno la più lunga serie di saldi positivi al mondo: ben 29 anni col segno “+”.
Nel 2011 e 2012 ha interrotto la serie importando ben $172 miliardi in più di quanto esportato. Lo Yen molto forte invogliava i giapponesi ad importare: oltre che per favorire l’export una moneta relativamente debole serve anche a limitare le importazioni e pure per questa ragione il premier S. Habe ha preso la decisione di svalutare la moneta nipponica.

La Cina nel 1970 esportava per $2,4 mld ed importava per 2,5; nel 1980 esportava per 32 ed importava per 33; nel 1990 esportò 63 ed importò 52; dal 1994 ha un surplus ininterrotto e nel 2000 realizzava 280 di export e 251 di import; nel 2010 rispettivamente 1743 di export e 1520 di import; nel 2008 realizzava il surplus più alto di sempre ($349 mld) e nel 2012 è arrivata a realizzare $2313 mld di export e 2070 di import. Dal 1996 ad oggi ha totalizzato un surplus pari a $2187 mld.

La Gran Bretagna era la terza manifattura d’Europa, poi nel 1979 arrivò la “lady di ferro” che cominciò a far smantellare le industrie, dando l’avvio alle delocalizzazioni in estremo oriente (Cina in primis) trasformando l’Inghilterra in industria finanziaria ma lasciando immense sacche di povertà ancora pienamente visibili. Come ben sappiamo si tennero stretta la loro Sterlina, che a suo tempo avevano imposto oltre che con una indubbia potenza industriale anche e soprattutto con l’ausilio delle armi e dello sfruttamento coloniale. Dal 1986 sono pressoché importatori netti (escludendo solo 1994-5-6-7 dove totalizzarono un surplus di appena $23 mld complessivi): dal 1996 hanno importato $666 di merce in più di quanta ne hanno venduta.

E infine gli USA. Gli IMPORTATORI ASSOLUTI.

Non è la prima volta che lo faccio notare ma queste cifre sono INCREDIBILI: dal 1/1/1970 sino al 31/12/2012 hanno importato $9217 miliardi di merce in più di quante ne hanno esportato, mettendo a segno la più lunga serie di import in assoluto: dal 1976 ad oggi (compreso 2013 e 14) hanno un saldo negativo pari a circa $10135 miliardi!!!!! Ovvero in 38 anni hanno importato mediamente 267 miliardi in più di quanto esportato: questa è la vera potenza del dollaro e del perché hanno da sempre difeso questo IMMENSO PRIVILEGIO con le armi.

Cero che se andassimo a dare un’occhiata alle percentuali rispetto al PIL rimarremmo non meno sorpresi:

- nel 2007, anno record per export della Germania (+233 mld di saldo commerciale), il surplus è valso il 7% dell’intero PIL;
- nel 2008, anno record dell’export cinese (+349 mld), il surplus è valso il 6,5% del PIL;

i lavoratori tedeschi e cinesi in che modo hanno partecipato ai mostruosi dividendi aziendali di quegli anni?

Nel 2012, i $547 miliardi che gli USA hanno importato in più di quanto esportato corrispondono al 3.4% del PIL; per la Francia sono il 2,2% e per la Gran Bretagna anche; per l’Italia appena 1,7% nel 2010 (l’anno peggiore nel saldo commerciale: -40 mld).
Ma nel 2008 per la Grecia erano il 16,5%, per il Portogallo quasi l’8% e per la Spagna il 5,8%.

CHI ha permesso loro di contrarre DEBITI di tali entità?
E vi assicuro che la loro alta disoccupazione, per tutti abbondantemente al di sopra del 25%, dipende direttamente dai saldi della bilancia commerciale: se non produci quasi nulla come puoi pensare che importando quasi tutto potrai mai far abbassare la disoccupazione e il debito, cercando allo stesso tempo una crescita sostenibile?

Il PIL inganna parecchio: esso rappresenta tutti gli scambi e i servizi ma se siano poi realizzati in Patria o meno è tutt’altra cosa: le importazioni sono PIL, indifferentemente se sono composti da bigiotteria, auto di lusso, telefonini, saponi, abiti o attrezzature agricole o industriali. Il PIL è il numeratore degli scambi: più ne fai e più cresce, e sarebbe l’ora di rivedere il concetto di “crescita economica”, aggiungendoci magari anche quella sociale.

Dalla risoluzione di quel debito privato dipenderà il futuro dell’Europa: ricordo che Hitler salì al potere quando la disoccupazione tedesca arrivò al 30%.
Quanto manca?

Greci, portoghesi e spagnoli saranno dannati per l’eternità e domani stesso dovrebbero fare la rivoluzione costringendo i governanti a scappare in elicottero come accadde in Argentina nel 2002.

Laddove non riusciranno a venir fuori da questa situazione (e non vedo come ci potranno riuscire per vie convenzionali) con i vari Syriza e Podemos, in breve tempo i movimenti nazisti ultranazionalisti xenofobi prenderanno il potere e sarà guerra civile.

La crescita fittizia che stiamo vedendo in Spagna dipende ESCLUSIVAMENTE dalla forte spesa a deficit che la trojka ha permesso al governo: pari a quasi il 6% del PIL nel 2014. Anche la Francia ancora non collassa del tutto per lo stesso identico motivo: a Bruxelles sanno benissimo che in Spagna e/o in Francia potrebbe esplodere la bomba.

Roberto Nardella

sabato 4 marzo 2017

Un contributo per capire la brexit

Vi propongo di guardare questa clip. Al termine, se sarete incuriositi, vi invito a visionare l'intero intervento di Marcello De Cecco. Il quale, al termine, conclude che a suo avviso l'euro sarebbe rimasto in vita fino alla sua morte. Marcello De Cecco ci ha lasciato il 3 marzo 2016.

Il patriottismo inglese


 

Fatto? Bravi. Adesso aspettate che i vostri familiari e amici euristi o dormienti siano andati a nanna e guardatevi tutto il video. Vi assicuro che è molto istruttivo. Sono a disposizione di coloro che avessero qualche dubbio o incomprensione per fornire delucidazioni, sia qui nei commenti che sulla cloaca massima FB. Non abbiate timore di fare domande, sono abbbituato (faccio il prof).

venerdì 3 marzo 2017

C'è vita nel PD?

Addendum avvelenato: per non dimenticare. Da visionare prima di leggere il post


L'amico Ippolito Grimaldi è consigliere in forza PD al comune di Casale Monferrato. Questo suo intervento in aula potrebbe essere la prova che qualcosa sta cambiando, perfino nel PD. Oppure, skerzosamente e con sommo affetto, che Ippolito è l'anello mancante tra l'uomo e il piddino... 

Devo confessare che questa sera mi trovo in forte imbarazzo, un imbarazzo che coinvolge tre piani, tre ordini di fattori.
Il primo ordine di fattori attiene alla sfera personale, essenzialmente perché il primo a ventilare l'ipotesi di un referendum abrogativo della legge regionale qui a Casale Monferrato fui io circa un anno fa, a margine di una drammatica riunione della commissione sanità convocata in seguito al vergognoso episodio di trasferimento forzoso dei malati oncologici al di fuori del loro reparto. Episodio per cui a tutt'oggi, per quanto mi risulta, anche se spero di sbagliarmi, nessuno ha ancora chiesto scusa. Un episodio che dimostra tutta le contraddizioni di un impianto politico amministrativo che si vorrebbe redentivo di sprechi e di supponente razionalizzazione delle risorse, ma che nella realtà si dimostra in tutta la sua, certamente involontaria, disumanità nel farne pagare i costi ai soggetti più deboli.
Il secondo ordine di fattori attiene alla sfera professionale ed istituzionale, ed in questa si manifesta tutta la mia amarezza; avrei potuto portare grafici, percentuali, tabelle comparative, ma ho ritenuto più utile un breve excursus storico di quello che è accaduto in questo Paese, di ciò che ha consentito quella metamorfosi antropologica anche all'interno della sinistra, per poter aiutare i più giovani a comprendere quello che sta accadendo oggi.
Due concetti numerici però bisogna darli: la nostra spesa sanitaria pubblica, che si attesta al di sotto del 7% del PIL, secondo eurostat ed ocse è una delle più basse in assoluto, mentre il nostro sistema sanitario pubblico è terzo al mondo per efficienza: in pratica, quella che era una eccellenza mondiale del nostro Paese, per un qualche motivo che mi sfugge è diventato un privilegio economicamente insostenibile. Perché? Qualcuno me lo sa spiegare? Se il problema è costituito dal debito pubblico e dai bilanci regionali sofferenti, mi spiegate per quale motivo ridurre la spesa sanitaria dovrebbe aiutare a ridurre il debito pubblico, che infatti secondo la medicina tapioco, che spiegherò a breve, anche a fronte di tutti i tagli ai bilanci degli enti locali, continua ad aumentare e supera oggi il 130% del PIL?
Viene in nostro aiuto lo studio del CERM in Saniregio 2015, in cui così si può leggere:
"La presenza di specifici piani di rientro ha influito negativamente sul livello dell’output soprattutto nel medio termine, da cui si evince come una parte dei risparmi di spesa derivanti da queste misure siano dovuti non a recuperi di efficienza, ma a una riduzione nell’erogazione dei servizi.La presenza di specifici piani di rientro corrisponde mediamente a una contrazione della spesa, ma non prima di due anni dalla loro applicazione, inoltre i coefficienti non appaiono statisticamente significativi, corroborando i dubbi sulla piena efficacia di questi strumenti, soprattutto se questo risultato viene letto congiuntamente all’evidenza empirica ottenuta con la stima della funzione di domanda dove, invece, i piani di rientro sembrano aver influito negativamente sui livelli dei servizi offerti dalle Regioni teatro di queste misure".
Lo stesso studio, a denti stretti, di queste misure certifica il fallimento: "Dalla nostra analisi emerge che, probabilmente, non tutti questi obiettivi sono stati raggiunti, soprattutto sul versante degli stimoli a una più efficiente erogazione delle prestazioni a fronte di una salvaguardia dei livelli delle prestazioni erogate. Le nostre stime mostrano che i piani di rientro hanno avuto successo nel centrare l’obiettivo del contenimento della spesa pubblica a scapito, però, dei livelli delle prestazioni offerte, che nelle Regioni interessate da questi programmi sono diminuite portando a un deterioramento dell’output-gap. Di conseguenza non sembra che i piani di rientro siano riusciti nell’intento di intercettare correttamente e ridurre la spesa inefficiente. Da qui la necessità di riformare parzialmente questo strumento di governance sviluppando sistemi di monitoraggio che pongano maggiore enfasi sul livello dei servizi erogati a parità di input al fine di garantire che, a fronte di un miglioramento dei saldi finanziari, non si registri un deterioramento delle prestazioni.”
La legge regionale e quella nazionale a cui essa si ispira rientrano perfettamente ed a pieno titolo nella categoria dei salvataggi che non ci salveranno, nelle cosiddette terapie tapioco: per chi ricorda il film di Monicelli, sono quelle terapie che falliscono non perché siano sbagliate, ma perché il malato si rifiuta di guarire nonostante e contro tutte le evidenze scientifiche, e sono fallimentari sia che abbiano come obiettivo la salute del paziente, sia che l’obiettivo sia la sostenibilità economica della sua guarigione.
Ma veniamo alla storia: agli inizi degli anni ‘80 il debito pubblico dell'Italia ammonta a meno del 60% del PIL, ma è in aumento rispetto agli anni ‘70, gli anni della crisi petrolifera, della derivante inflazione a doppia cifra e del terrorismo.
La prima terapia tapioco prevede nel luglio dell’‘81 il divorzio virtuoso tra Tesoro e Banca d'Italia, nell'intento virtuoso di limitare il deficit dello Stato e costringere i politici di turno al governo a cercare virtuosamente le risorse finanziarie sui mercati internazionali virtuosi, piuttosto che farsele stampare in casa dalla zecca dello Stato.
Ed infatti in soli dieci anni il debito si porta virtuosamente e stabilmente al di sopra del 100% del PIL, e continua a salire inesorabilmente nonostante l'entrata nel meraviglioso mondo dell'euro. Ovviamente la colpa di chi è? Ce lo dicono due medici, il virtuoso ministro De Lorenzo e l'altrettanto virtuoso Poggiolini: la colpa è della sanità, i medici corrotti guadagnano troppo, dovrebbero accontentarsi di svolgere i compiti degli infermieri con lo stipendio da infermiere, gli infermieri adattarsi allo stipendio degli ausiliari e questi ultimi, ca va sans dir, lavorare gratis o esser licenziati. Purtroppo per il debito pubblico italiano i due vengono arrestati per corruzione e tangenti, una costante che, a quanto pare, colpisce i virtuosi moralizzatori di ogni tempo.
Nel frattempo il Comunismo si estingue in Italia ed in Europa, o meglio si evolve nel luogocomunismo: un misto di superstizioni economiche e moralismo ordoliberista secondo cui il debito è una colpa, quindi chi è debitore è cattivo, mentre il creditore è buono; anche chi importa è cattivo, e chi esporta è buono: i Paesi europei dovrebbero tendere al mondo perfetto in cui tutti i Paesi sono creditori ed esportatori netti.
Agli inizi degli anni 2000, Berlusconi, preoccupato del debito (e quindi della colpa italiana nel meraviglioso mondo dell'euro), convoca e chiede ai presidenti delle Regioni, che nel frattempo hanno ereditato la gestione economica della sanità, che infatti costituisce l'80% del bilancio regionale, di contribuire alla riduzione del debito pubblico. Il presidente della Regione Piemonte, il leghista Ghigo, più realista del re, marzialmente promette 500 milioni di euro di risparmio all'anno, seguito entusiasticamente a ruota da altri governatori del centrodestra, ma non solo, tanto basta tagliare gli sprechi e le inefficienze della sanità. Solo che 500 milioni sono tanti, gli sprechi da tagliare pochi e difficili, toccherà per forza intaccare i servizi; da quel giorno molti amministratori locali cominciano a perdere il sonno perché risparmiare così tanti soldi è impossibile senza tagliare in tutti i settori, e chi non ci riesce riceve la mazzata dei piani di rientro.
Dal 2008 ad oggi il comparto sanità ha perso 50˙000 unità lavorative, che sommessamente faccio notare sono 50˙000 stipendi risparmiati, ma anche 50˙000 buste paga sottratte all'economia reale.
Tutti quelli che gioiscono della riduzione del numero dei dipendenti pubblici non si stupiscano se improvvisamente la capacità di spesa dei loro clienti è così diminuita.
Non ci si meravigli se una manovra che riduce sia il numeratore sia il denominatore del rapporto deficit/PIL non funziona, può accadere che risparmiare sulle terga degli altri abbia effetti contrari a quelli ricercati, configurando ancora una volta il perfetto esempio di terapia tapioco.
Il terzo ordine di fattori attiene alla vita di una comunità, alla politica locale e probabilmente non c'è bisogno che ve la spieghi. Già in un mio precedente intervento in questa sala mi chiedevo e vi chiedevo se la virtuosa razionalizzazione dei trasporti pubblici attuata attraverso il taglio del sevizio avesse portato vantaggi al trasporto pubblico ed alla città; se la razionalizzazione della giustizia attraverso la virtuosa chiusura del tribunale avesse portato ad un miglioramento della giustizia e della giustizia in città; se la legge regionale 1-600 che prevede la chiusura dei reparti ospedalieri abbia portato vantaggi alla sanità ed ai servizi sanitari in città.
A voi la risposta