mercoledì 23 agosto 2017

Dissento (post rapido)

"E se, peggio ancora, il plagiato non se ne avvede, e si mostra sostanzialmente acquiescente rispetto a un'operazione di questo tipo, rischia di animare le ipotesi complottistiche di chi vede il sistema dei media come una macchina asservita a un'unica Centrale Del Male, che le fornisce i messaggi da insufflare nei cittadini. Non credo sia esattamente così: certo, le veline girano (e questo mi sembra il tipico caso), ma nella maggior parte dei casi tutto si spiega con un po' di conformismo, un po' di faciloneria, la certezza di essere una casta omertosa e sostanzialmente impunita..." (grassetto aggiunto)

Io la vedo così:

"Vi direi che non vedo l'ora di far parte di una simile impresa. Fatemi sapere in quale modo io possa servire una causa come questa e sarò con voi e quanti intendono fermare i Medici, poiché, credetemi, è giunta l'ora! E siamo perfino in ritardo"
"Bisogna avere pazienza, eccellenza. Tutti i passaggi devono essere completati, ma non dispero di essere pronto nell'arco di alcuni mesi. Per quanto il nostro desiderio di vederli soccombere sia potente, non dobbiamo fare l'errore di sottovalutarli. Sono ben protetti, e soprattutto non possiamo rischiare di farne dei martiri"
"Sarebbe un errore imperdonabile" confermò l'arcivescovo.
"Proprio così", gli fece eco Girolamo Riario, "ed è per questo motivo che dobbiamo procedere con cautela, far montare il dissenso, alimentandolo con i mestatori, creare un clima di odio tale nei confronti dei Medici che sarà Firenze a volerne prima la fine. Non possiamo correre il rischio che accada quanto avvenne con Cosimo il Vecchio"

Sapete, noi bannati non abbiamo modo di interloquire con il sommo Illo, per cui ogni tanto se sbrocca nel leggere certe pèèèrle di inconsapevolezza politica, in un blog per altro così meritevole nel settore di competenza del suo autore.


14 commenti:

  1. non sei mica bannato Fiorenzo... perché dici ciò?
    In realtà tutto questo tuo post mi riesce poco comprensibile... mea culpa... ça va sans dire.

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    1. Intanto sono bannato. Quanto alla comprensibilità del post, sebbene lo riconosco sia un po' criptico, tuttavia sono sorpreso che tu non lo capisca. Si sostiene, nella frase citata, che la disinformazione operata dai media sia frutto di conformismo, dimenticando che tale conformismo è ben disciplinato da una feroce intenzionalità politica.

      Ora ti chiedo: è più interessante il fatto che i giornalisti siano conformisti, come è nella natura di gran parte dell'umanità, oppure che ci siano centrali di potere a guardia di detto conformismo, pronte a sanzionare ogni deviazione dalla linea editoriale che deve essere, specialmente in momenti di crisi e debolezza, assolutamente prona agli interessi del grande capitale golpista? Ma no! Secondo il nostro tutto dipende dal conformismo, non c'è complotto. Cioè non c'è intenzionalità politica. Bè, questa a me sembra una boiata pazzesca. Come quando fustigava con la storia che la Germania non è una signora bionda (segui il link), ma la risultante (casuale?) delle forze di mercato, le quali, a un certo punto, avrebbero obbedito al criterio della razionalità economica. Vabbè...

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    2. Ah, dimenticavo. Di siti cosiddetti "complottisti" pieni di scemenze ce n'è in abbondanza, ma da qui a negare l'evidenza dell'intenzionalità politica ce ne corre! Oltre a studiare il principio di indeterminazione, il nostro dovrebbe approfondire anche la dinamica dei sistemi non lineari complessi. Capirebbe così che l'unico modo per imporre una traiettoria a tratti coerente alle forze di mercato è un continuo e intenzionale segnale di controllo esterno. Cioè l'intenzionalità politica.

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  2. Adesso lo capiscono anche gli altri...

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  3. Hai fatto benissimo a sottolineare l'intenzionalità politica, ma non bisogna nel contempo sottovalutare un elemento che io chiamerei ideologico.
    Per chi detiene il potere, è molto più fruttuoso imporre un certo clima ideologico e limitare al massimo gli interventi puntiformi. E' molto più conveniente per costoro che i giornalisti sappiano da sè cosa ci si aspetta da loro e ancora meglio se addirittura ne siano sinceramente convinti.
    All'occorrenza, ci sarà lo specifico divieto e invito, ma è la stessa cosa mutatis mutandis della criminalità organizzata, degli omicidi non si può fare a meno, ma è altrettanto importante che il loro numero sia il più basso possibile, intervenire il più possibile in modo discreto è tassativo, sennò il sistema non funziona più.

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  4. Ciao Fiorenzo, con un pò di conformismo, di faciloneria, di poca preparazione, con un pò di provincialismo, se non di colonialismo ottocentesco e con il politicamente corretto, la classe dirigente italiana, che nulla perdona al popolo, si è sempre autoassolta.
    Certamente ci sono le centrali di potere a guardia del sopracitato conformismo e probabilmente non parlano l'Italiano ma l'inglese o l'americano.
    Per quanto concerne il complottismo, chissà perchè, alti magistrati, alti burocrati, alti generali di tutte le armi, insigni giornalisti ed accademici sentivano il bisogno, l'urgenza, la necessità, di riunirsi in una loggia segreta chiamata P2 con l'obiettivo dichiarato di orientare la politica italiana ai propri interessi.

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    1. Quelle sono cospirazioni, non complotti.
      Dovremmo quindi parlare più correttamente di cospirazionisti invece che complottisti.

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  5. Abuso ancora una volta dell'ospitalità del padrone di casa per dire la mia.

    Sono sostanzialmente d'accordo con Vincenzo Cucinotta. Anzi, vorrei complimentarmi con lui per aver così bene espresso la dinamica e le logiche che sottendono a fatti come questo.

    Volendo aggiungere del mio, credo che l'ormai dilagante adesione alle ideologie dei dominanti presso la categoria dei giornalisti possa essere vista come un esempio di manifesta egemonia culturale. In senso reazionario, ovviamente, mica quella auspicata da Gramsci!

    Passando dal venerabile rivoluzionario comunista - e dalle sue analisi ideologiche - ad un personaggio assai differente ma a suo modo esperto di vita e di mondo - dunque di analisi più "terrene" - non dimenticherò mai quanto detto durante una sua trasmissione da Gianfranco Funari. Il vulcanico presentatore conduceva all'epoca un programma sul network Odeon TV, dov'era affiancato dalla moglie e da un distinto signore di cui mi sfugge il nome. Non ricordo l'anno esatto, ma collocherei l'episodio non più tardi del 2005 - del resto Funari è venuto meno poco dopo, nel 2008 - e non prima del 2002. Un tempo, dunque, nel quale l'uomo parlava ormai a briglia sciolta, ben sapendo di essere già avanti negli anni e per di più avendo bruciato tutti o quasi i ponti con l'emittenza che conta...

    Venendo al sodo, Funari, mentre si parlava non ricordo perché di giornalisti, accennò al fatto che nei primi anni del regime fascista, Mussolini si premurò di garantire un minimo di mille lire al mese per tutte le figure con un qualche potere decisionale in tutte le redazioni. Rimarcava inoltre che quegli erano gli anni della famosa canzoncina "Se potessi avere mille lire al mese" e che quella semplice mossa garantì al regime una stampa allineata e obbediente fino alla fine, limitando a rari casi l'uso dei ben noti e odiosi mezzi coercitivi.

    E ricordo pure lo stesso Funari rivolgersi a Grillo - che personalmente non ho in gran considerazione - ai tempi del primo V-Day (estate-autunno 2007) dicendogli: «Attento Grillo, la stampa è vendicativa!». E in effetti, visti i toni decisamente poco amichevoli del comico nei confronti dei giornalisti, costoro iniziarono un'intensa e minuziosa opera di character assassination ai suoi danni. Roba che se avessero indirizzato un centesimo di tutto 'sto lavoro nei confronti dei veri potentati economici e politici, nazionali ed esteri, avrebbero fatto ottimo giornalismo, veramente per il bene comune, ma sospetto che si sarebbero presto ritrovati nelle liste dei disoccupati...

    Insomma, soprattutto in Italia il mestiere giornalistico richiede una spiccata abilità nel capire da subito le esigenze dell'editore, sia come singola entità economica che come appartenente ad un più ampio fronte sociale. Ovviamente non sta scritto nei manuali, ma a tutti gli apprendisti il giusto mix di bastone e carota fa presto capire la lezione, c'è da scommetterci. E una volta dato l'imprinting, filano tutti dritto per il resto della carriera!

    Cordialmente

    Barbaro D'Urso

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  6. Per Ippolito Grimaldi: tratto dal Vocabolario Treccani: "complottista s. m. e f. e agg. Chi o che ritiene che dietro molti accadimenti si nascondano cospirazioni, trame e complotti occulti."

    Tratto da Wikipedia: "Una teoria del complotto (o della cospirazione) è una teoria che attribuisce la causa prima di un evento, o di una catena di eventi (in genere politici, sociali o talvolta anche naturali), a un complotto.
    Già agli inizi del XX secolo il mondialismo complottista fu preso in considerazione negli ambienti esoterici, soprattutto da parte di Rudolf Steiner che denunciava apertamente l'operato di confraternite occulte, di matrice anglo-americana, tendenti a imporre una sorta di imperialismo economico planetario ma il cui vero scopo era il predominio culturale e spirituale sull'umanità.[1] Sostenendo quanto fosse urgente prendere coscienza che delle potenze malefiche stessero realmente cercando di ostacolare il cammino evolutivo delle persone, Steiner descrisse più volte il modo in cui queste logge facessero ricorso anche a rituali esoterici per attuare le loro strategie geo-politiche, pilotando ad esempio lo scoppio della prima guerra mondiale, o l'avvio dell'esperimento socialista in Russia."

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  7. Questo argomento é SEMPRE stato evitato con attenzione dal prof. Bagnai, anzi spesso deriso, ......come é nel suo stile.
    Considerata però l'intelligenza della persona, credo si tratti di una strategia precisa.
    Far credere a ESSI che lui non crede ad alcun nemico cospiratore.....far credere che lui si occupi solo di economia. In questo modo ritiene di correre meno pericoli. E sappiamo bene che questa gente criminale ai vertici, non si perita a silenziare chiunque voglia, in qualunque modo (basta un banale "incidente stradale" o una misteriosa "sparizione" alla Federico Caffè). Dunque, questa strategia gli dovrebbe consentire da una parte di viaggiare sottotraccia e dall'altra di evitare la terribile accusa di complottista che inevitabilmente darebbe un'arma ai suoi detrattori.
    Altra strada, invece, ha scelto Luciano Barra Caracciolo che, appunto, li definisce ESSI. Ma lui ha molto meno seguito e quindi é molto meno esposto.
    Un saluto
    Salvatore Genovese

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    1. Personalmente trovo più che condivisibile la scelta di Bagnai, in quanto:

      I) consegnerebbe al nemico un'arma potentissima contro di lui (una volta che ti bollano come "complottista", tutto ciò che dici diventa automaticamente non credibile);

      II) è politicamente controproducente far risalire la responsabilità di scelte e decisioni politico-economiche ai "poteri forti" (#laggente, sentendosi impotente verso una entità tanto superiore, tende istintivamente ad assumere atteggiamenti fatalisti);

      III) come lui stesso ha fatto intendere in alcune circostanze, sapere che i fili del sistema sono mossi da un limitato numero di individui con tanto di nome e cognome non serve a niente se non ad alimentare un inutile quanto autoassolutorio odio verso singoli soggetti (i quali, anche se fossero ghigliottinati nella pubblica piazza, sarebbero immediatamente sostituiti da altri, a riprova del fatto che il male lo si combatte non combattendo gli individui ma le idee malvage di cui questi sono portatori).

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  8. Ma chi si sti ' Essi? Degli innominati o innominabili?

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  9. Ciao Fiorenzo.. sono anni ormai che ti seguo.. volevo comunicarti (ma sicuramente già lo saprai) di un movimento di liberazione con a capo un ex generale dei carabinieri, Pappalardo. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Scusami se ancora resto anonimo e ti scrivo qui.. è l'unico modo che ho per comunicare

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