mercoledì 12 ottobre 2016

Lo "Stato profondo"

Esiste nel nostro paese uno "Stato profondo", di carattere nazionale, come quello che in Inghilterra ha pilotato il brexit?

2 commenti:

  1. Sì, la situazione è disperata, difficile negarlo. Però dispiace sentirlo dire da te, proprio ora che hai inaugurato il tuo bellssimo Podere Agricolo come motore della lotta sovranista! ;-)
    Non commento più molto perché credo di avere molto più da imparare di quello che ho da dire, ma questa volta lasciami dire una cosa: forse non è nei bilanci settoriali o nel diritto costituzionale o nei misteri del Target2 che dobbiamo cercare la verità. Non c'è bisogno di questo ora. In questi anni abbiamo letto di tutto, pippe interminabili su Keynes, Marx, differenza fra cambio nominale e cambio reale, ciclo di Frenkel, grafici, tabelle e istogrammi, articoli, commi e sottocommi dei trattati europei passati ai raggi x senza capirci un accidente (tanto nessuno è andato a leggerseli, a parte qualche malato di mente con molto tempo libero), citazioni in latino, greco, aramaico, sumero e mancavano solo i geroglifici egiziani per farci sentire un po' più ignoranti, e il risultato è che nessuno è stato dietro a tutto questo. Non certo un padre di famiglia che rientra a casa la sera dopo 12 ore di lavoro e deve badare a un paio di marmocchi urlanti, non certo la signora che a 63 anni fa ancora le pulizie nel nostro dipartimento per conto di una cooperativa e non ne vede la fine (grazie Fornero), o l'infermiere che si fa i turni di notte o il padroncino veneto che parte la mattina alle 7 e torna a casa la sera alle 9 e non ha mai letto nulla di più complicato di una fattura (quando la fa). Tanto meno il disoccupato, l'alienato o il disperato che vivono ai margini della società. E intanto andiamo verso la guerra, forse una guerra mondiale con bombe atomiche, di quelle che abbiamo letto nei libri e visto nei film e che ci sembravano fiabe brutte, ma fiabe, ma pare non interessi a nessuno tranne che a Giulietto Chiesa, tanto che parlare di sovranismo ora, in questa situazione, mi sembra che sia diventato perfino un lusso, una roba da intellettualoidi da salotto che si crogiolano nella contemplazione della loro inutile intelligenza.
    Io non so come andrà a finire né tanto meno cosa fare, mi sento solo di dire, dopo tanti anni, che il sovranismo è spirituale (per parafrasare Marco Guzzi) e quindi deve partire da un'aspirazione interiore, prima di tutto. E forse, constatato il fallimento comunicativo, è a questo che bisogna puntare. Non che mi faccia molte illusioni, ma perso per perso forse la gente capisce di più parole come felicità, solidarietà, amore, disinteresse, bellezza, un sorriso fatto a uno sconosciuto in un tram, l'idea di una società in cui la competitività lascia il posto alla solidarietà (e chissenefrega dell'efficienza), idee romantiche e forse ingenue, ma cosa abbiamo da perdere a questo punto? Cambiamo linguaggio, liberiamoci dalla sindrome dell'elefante, usciamo dalla trappola, non leggiamo i giornali, non guardiamo i tg, restiamo ignoranti ma umani, spiazziamoli, parliamo d'altro, osiamo, e per farlo cambiamo noi stessi prima di tutto. Io ci sto provando, con grande fatica ma ci sto provando. Il sovranismo allora verrà come conseguenza, e se non verrà significa che non è quella la strada, ma a me non importa del sovranismo in sé, a me importa un mondo migliore.

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    1. Ohibò, ma allora c'è ancora qualcuno che segue questo blog :-)

      Comunque hai ragione, il fallimento comunicativo, nonché organizzativo, è stato totale. Troppi galletti vallespluga, troppa competizione tra gruppi e persone, troppa spocchia. Davanti a cotanto disastro anch'io preferisco dedicarmi a cose come "felicità, solidarietà, amore, disinteresse, bellezza". Limiterò il mio impegno ad iniziative locali, ad esempio in occasione del referendum costituzionale, e sul blog scriverò di tanto in tanto. Meglio incidere sulle 10/15 persone che frequento che perder tempo con questa banda di scemi (con qualche rara eccezione) dei no-euro. Così è deciso, così sarà.

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