giovedì 31 maggio 2018

Che cos’è e come funziona il “Piano B” per l’uscita dall’euro (di Roberto Buffagni su italiaeilmondo.com)

(di Roberto Buffagni su italiaeilmondo.com)

Il piano B per l’uscita dall’euro funziona esattamente come la strategia du faible au fort elaborata dal generale Pierre Gallois su incarico di De Gaulle, che condusse alla costruzione della force de frappenucleare francese. Semplificando: si tratta di una strategia difensiva e DISSUASIVA, che rende impervio il rapporto costi/benefici per l’aggressore, anche molto più forte, che volesse attaccare la Francia. In caso sia minacciato un interesse vitale della nazione, essa dispone di un’arma che può causare danni politicamente insostenibili all’aggressore. Lo scopo della strategia du faible au fort è dissuasivo, vale a dire che è rivolto a EVITARE il conflitto, prevenendolo. Logicamente, perché la deterrenza e la dissuasione si verifichino è indispensabile che a) tutti sappiano che la force de frappenucleare esiste sul serio b) tutti sappiano che il responsabile politico, in questo caso il Presidente francese, ha il potere e la volontà di usarla in caso di necessità.
Il “piano B” per l’uscita unilaterale dall’euro funziona allo stesso identico modo. Averlo rappresenta certamente una minaccia per l’avversario, e quindi non istituisce con lui un rapporto di amichevole cordialità. Non ha senso averlo clandestinamente, a meno che il piano B non sia in effetti il piano A, cioè a meno che non si sia deciso in via preliminare che qualsiasi trattativa è inutile e controproducente, e dunque non si voglia senz’altro uscire dall’euro nei tempi più brevi possibili e nel modo più netto e brutale compatibile con le esigenze operative. Chi ha chiesto al prof. Savona di abiurare pubblicamente ogni ipotesi di “piano B” gli ha chiesto, magari senza accorgersene, di rinunciare a ogni alternativa tranne a) nelle trattative con la Ue, non chiedere nulla più che briciole octroyèes b) uscire unilateralmente senza trattativa alcuna (o solo fingendo di trattare in attesa dell’ora X).
Un  “piano B” pubblicamente annunciato rappresenta dunque un elemento decisivo e DISSUASIVO essenziale in ogni progetto inteso a una modifica NON COSMETICA E NON TRAUMATICA dei rapporti tra uno Stato membro dell’eurozona e la UE. Paradossalmente  – ma la strategia si fonda su paradossi sin da quando la saggezza romana sentenziò “si vis pacem para bellum” –  la possibilità di una trattativa, aspra quanto si voglia, ma con possibilità concrete di giungere a un compromesso accettabile per tutte le parti, si fonda proprio sulla presenza effettuale e a tutti nota del “piano B”, che né a caso né a torto anche il linguaggio giornalistico chiama “opzione nucleare”.
In rapporto alla UE, l’Italia si trova nella situazione in cui si trovarono Saddam Hussein e Muhammar Gheddafi in rapporto agli USA. Lusingandoli con promesse, minacce e prebende, gli USA persuasero i due oggi defunti Capi di Stato a rinunciare ai propri programmi nucleari, e persino ai loro arsenali di “bombe atomiche dei poveri”, le armi biologiche. Il ragionamento proposto dagli USA fu, terra terra: “Se non rinunciate ai vostri programmi di dissuasione militare, escalate il conflitto, e dato che noi siamo infinitamente più forti, non vi conviene”. S’è visto com’è finita. Se Gheddafi e Saddam non ci fossero cascati, oggi si troverebbero nella situazione del dittatore Nord Coreano, certo non invidiabile ma direi migliore della morte per impiccagione o per linciaggio.
Esemplare, nel contesto UE, il caso di Tsipras, non defunto fisicamente ma zombificato politicamente. Egli fu incastrato da due fattori: 1) NON aveva il piano B (e anzi nel Ministero dell’Economia c’era fior di gente che lavorava proUE dietro alle spalle di Varoufakis) 2) Pensava che la trattativa con la UE avrebbe avuto migliori prospettive NON avendo il piano B, appunto perché  averlo costituisce una minaccia che escala il conflitto. Come si vede, si sbagliava.
That’s all, folks: stiamo in campana.

lunedì 28 maggio 2018

Lo scopone scientifico


C'è chi sostiene che non si tornerà a votare perché i senatori e i deputati eletti non vogliono andare a casa, e dunque si andrà avanti così. Così come? Mettendo a bilancio le richieste della Commissione Europea? Tutto può essere, ma ci credo poco: per Lega e Clero Militante sarebbe il disastro.

C'è chi sostiene che il cdx si ripresenterà unito, con Berlusconi nuovamente candidabile. Il quale Silvio Berlusconi, è bene ricordarlo, è l'uomo al quale fu assegnato, dopo il golpe di Tangentopoli che determinò la sparizione di due partiti di massa (DC e PSI) e la cooptazione del PdS e dei sindacati alla guida del grande fogno europeo, il ruolo di "finta opposizione". Certo, Berlusconi non stette buono come si aspettava il gruppo Espresso, il che diede inizio alla guerra delle due rose in salsa italica, per la spartizione della torta televisiva, senza però che il tema di fondo, l'UE, venisse mai toccato.

C'è chi adombra la possibilità di un coordinamento tra Lega e Credo Militante. Penso che qualche patto ci sarà, più esteso se Berlusconi non darà garanzie, almeno questa volta, di starsene buono. Ormai l'uomo è ben noto, e i suoi trucchetti funzionano meno di un tempo...

In ogni caso lo scontro è reale: l'Italia è un campo di battaglia sul quale si confrontano forze interne e interessi geopolitici più vasti. Per i sovranisti ci sono due opzioni: schierarsi con i pentaleghisti o limitarsi a commentare.

Nel mio piccolo sono orientato, per ora e in attesa di capire meglio, a fornire nel mio piccolo un supporto divulgativo. Quel che è certo è che, a differenza delle recenti elezioni, questa volta i sovranisti non si parlano tra loro. Il fallimento degli sforzi per tentare l'avventura con una lista sovranista, alle passate elezioni, ha lasciato strascichi polemici e determinato contrasti che hanno scavato a fondo finanche nei rapporti personali tra i leaders più in vista, in alcuni casi giunti quasi sull'orlo dell'inimicizia.

Però, come dice Antonia (Silvana Mangano) al marito Peppino (Alberto Sordi) nel film lo scopone scientifico, "c'hai solo 'na carta da tirà".

sabato 26 maggio 2018

Antropologia del sovranismo


Ci sono diventato vecchio a inseguire la speranza che il mondo del lavoro dipendente riesca (non "riuscisse": la speranza non è morta) a trovare la forza di auto organizzarsi politicamente. Prima col M5S (oggi Credo Militante) poi con la narrazione anti euro e infine, radicalizzandomi sempre di più, diventando sovranista. Mi corre l'obbligo di ricordare che con "sovranismo" non si intende qui la sola sovranità monetaria, e nemmeno la Lega o il Credo Militante, bensì la...

COSTITUZIONE del 1948

Il punto centrale è che il mondo del lavoro dipendente, nel seguito "la plebe" perché bisogna chiamare le cose col loro nome, pur essendo numericamente preponderante rispetto alla somma di tutte le altre forze economiche e sociali, non ha nemmeno uno straccio di reale e sostanziale rappresentanza politica. La plebe è un giocatore che, ormai da decenni, non ha accesso al campo da gioco, al massimo fa il raccatta palle.

Chiariamo un concetto: essere classe dominante in politica significa essere capaci di organizzarsi, dunque se la plebe non ha rappresentanza politica ciò significa che non è capace di costruirla. Ma se non hai la capacità di costruire una reale e sostanziale rappresentanza politica, che viva non per gentile concessione di qualche frazione dei dominanti (siano queste correnti della massoneria o Stati esteri) bensì per forza propria, allora non conti una beneamata fava.

La domanda che dobbiamo porci è: perché la plebe, che pure è numericamente preponderante, non riesce a organizzare una propria reale e sostanziale rappresentanza politica, sia pur inferiore al suo effettivo peso sociale e politico? Perché siamo all'anno zero?

La responsabilità è solo della plebe, o anche di coloro che hanno tentato (fallendo finora) di costruire un partito popolare, cioè sovranista?

Cazzo! (linguaggio plebeo) non lo vede la plebe quanto essa è disprezzata? Guardate che questa cosa, il disprezzo per la plebe, è estremamente pericolosa perché segna il limes tra la barbarie e la civiltà.

Il disprezzo per la plebe segna il limes tra la barbarie e la civiltà

Non è necessario, per preservare questo limes, che la pur numericamente preponderante forza sociale ed economica della plebe sia tale anche sul piano politico, ma è cosa di gravità inaudita che essa non abbia nemmeno uno straccio di rappresentanza, cioè un partito politico plebeo che ne difenda gli interessi. Non intendo dilungarmi su come ciò sia accaduto (lascio il compito ai fini intellettuali) ma voglio puntare direttamente al cuore del problema, chiedendovi: perché in questi anni, in cui i progetti delle classi dominanti hanno fallito - dall'Unione Europea alla globalizzazione - la plebe è stata silente? Ma soprattutto, perché coloro che a vario titolo si sono fatti paladini dei suoi interessi non sono riusciti a cavare un ragno dal buco, dividendosi, polemizzando e, infine, arruolandosi (quanto meno i più svegli) in formazioni politiche che sono chiaramente espressione delle classi dominanti, sia pure in conflitto tra loro?

Ditemi: per combattere contro l'iperglobalizzazione ordoliberista non v'è altra scelta che aderire al Credo Militante, o diventare salviniani?

Vi ricordate di quando si parlava di una soglia di sbarramento all'8%?

No, dico, all'8%!

Oggi siamo al 3%. Vi dice qualcosa? A me, che sono un frequentatore del baretto di Castro dei Volsci, dice una cosa chiara e lampante: l'8% non serve, perché tanto la plebe non arriva nemmeno al 3%. E, se continuiamo così, la soglia sarà presto dell'1%. Tanto la plebe, politicamente, non esiste.

La plebe diventa popolo quando è capace di organizzarsi politicamente. Per farlo ha bisogno della "coscienza infelice della borghesia" che significa sistema di valori ideali. Cioè morale. Ciò perché senza morale, quando Dio è morto e con Lui il senso del limite, trionfa l'individualismo che, in politica, si traduce nel blandire la plebe con l'inconfessabile e inconfessato obiettivo di entrare nel sistema di potere delle classi dominanti adottando un ruolo critico ma pur sempre subalterno. Tuttavia così la coscienza infelice muore. Nasce da questa pulsione, e si sviluppa prepotentemente, l'idea che, senza arruolarsi nelle formazioni politiche delle classi dominanti, non c'è speranza.

Accade allora che davanti al dato esplicito che il Credo Militante è supportato (per non dire creato) da poteri angloamericani, e che la Lega è sfrontatamente liberista, la plebe, pur di opporsi a una versione estremista quanto deleteria del liberoscambismo, si rivolga a costoro per essere difesa. Mossa intelligente e comprensibile da parte della plebe, ma che rilancia la palla delle responsabilità a quanti, in questi anni, invece di assumere posizioni conseguenti con quanto hanno ben compreso, davanti alla scelta tra essere radicalmente (e perdenti) dalla parte della plebe, o cercare strapuntini alla corte di un capitalismo industriale percepito come "migliore" (come in effetti è) hanno scelto la seconda strada.

Cos'altro può fare la plebe se non ha alternative? Ovviamente sceglie il male minore. Ma questo male minore non è ancora il suo bene, per una ragione precisa: senza forza politica la plebe non può diventare popolo, vale a dire spendere il suo peso sociale ed economico nella lotta di classe.

Domani (26 maggio 2018) andrò al congresso nazionale del FSI, al quale non sono iscritto pur essendo stato tra i primi militanti. C'è altro, in giro, che difenda la plebe?

venerdì 25 maggio 2018

Giancarlo Giorgetti, gli U.S.E. e il DEF del governo pentaleghista


Al minuto 11:43 Giancarlo Giorgetti (Lega) parla di unione politica. L'occasione era:

4 giugno 2013 - Seminario "CAPITALISMO FINANZIARIO E DEMOCRAZIA". Indirizzi di saluto: Emilio Zanetti (Presidente Ass. nazionale fra le banche popolari). Relazione: James K. Galbraith (University of Texas, Accademico dei Lincei). Con interventi, tra gli altri, di: Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Massimo Cingolani (Banca Europea degli Investimenti), Giulio Sapelli (Università statale di Milano). Modera: Bruno Amoroso (Presidente Centro Studi Federico Caffé).

In sostanza già dal 2013 (meglio: dal 2012 stando al documento ufficiale del 2012 che la Lega Nord ha dedicato all'Europa delle regioni e dei popoli) la posizione è quella dell'altreuropeismo, cioè gli U.S.E.

In subordine, se ciò non fosse possibile, l'uscita dall'euro e il piano B.

Chi scrive è profondamente convinto, a torto o a ragione, che gli U.S.E. non si faranno mai, ragion per cui si dovrà procedere con il piano B. Il segnale che si starà andando in questa direzione, una volta vinte le resistenze di Mattarella il quale, ricordo, è stato eletto da un parlamento la cui composizione era pesantemente condizionata dal premio di maggioranza successivamente dichiarato incostituzionale (sentenza n. 1/2014), sarà la misura del deficit che sarà inserito nel DEF. Attualmente il DEF presentato dal dimissionario governo Gentiloni prevede un deficit dell'1,6%, a fronte di impegni presi dalla maggioranza pentaleghista (dal reddito di cittadinanza fino all'abolizione della legge Fornero) il cui costo è stimato intorno ai 100 mld di euro. Sembra una cifra impossibile, ma in realtà corrisponde a un deficit aggiuntivo di circa il 6% del Pil, una misura inferiore ai deficit che hanno collezionato, per anni di seguito, la Spagna e la Francia: 





Facendo la tara sulle promesse elettorali, che non ci aspettiamo vengano soddisfatte integralmente, possiamo ridurre la cifra necessaria a 50 mld, e dunque alla necessità di un deficit aggiuntivo di 3 punti percentuali che, sommati alla previsione del DEF del governo Gentiloni, fa il 4,6%.

Da ciò possiamo desumere che il segnale di un vero cambio di rotta nei rapporti con l'UE sarà l'inserimento, nel DEF del governo pentalegista, di una previsione di deficit di almeno il 4%, meglio del 5%. Staremo a vedere.

giovedì 24 maggio 2018

Vintage (lo scemo del villaggio al bar di Teutoburgo)

Navigando a ritroso nel mio blog mi sono imbattuto in questo post del 10 dicembre 2014, all'interno del quale avevo pubblicato questa meravigliosa chicca risalente al 2006 ripescata dall'amico Claudio Martino.


Sono cambiate un po' di cose rispetto a 12 anni fa, nevvero? Mai arrendersi ragazzi, alla fine rimetteremo le cose al loro posto. Il posto giusto per Mario Monti è quello dello scemo del villaggio al bar di Teutoburgo.

martedì 22 maggio 2018

La mobilitazione delle masse

Frame-clipConfessa! Vergogna! (Trono di spade)


Social frame (by Andrea Guglieri): «Suggerì che Bagnai si occupasse di euro.
Quindi, insieme a Giorgio La Malfa e a Vincenzo Scotti, passò a preparare il cinque stelle di governo.


Savona, con La Malfa, è uno dei primi critici della Ue dall'interno dell'establishment. Anche nel primo decennio duemila, sono loro, a sprazzi e senza troppa visibilità a continuare la critica, via via che si vedono i danni dell'euro. Un protegé di Savona è Antonio Rinaldi, figlio di un boiardo di banca pubblica. Rinaldi, esuberante, si lancia in un pamphlet divulgativo, un po' superficiale, contro l'euro. Nel frattempo Rinaldi fa il pendolare da Roma a Pescara, dove ha una piccola cattedra. Chissà, avanti e indietro, quante chiacchiere con altri pendolari. Un collega professore associato, Bagnai, in particolare ad un certo punto ha accolto il suggerimento di Rinaldi: vai a vedere un po' sto euro, se Savona dice che è il momento di attaccare che poi arrivano i rinforzi, da oltreoceano o da qualcun altro, hai visto mai che facciamo il botto? Il Bagnai, fino a quel momento ignaro, si fa prendere la mano. Avevano visto bene la sua brillantezza, e fu abile divulgatore. Lo avevano portato in giro e introdotto in qualche circolo che Bagnai mai avrebbe potuto accostare. Un centro di elaborazione interessante e ben collegato sottotraccia, dove Rinaldi portò Bagnai, fu la Link Campus University di Vincenzo Scotti, stesso giro di La Malfa e Savona. Ma a Bagnai difettò il carattere, troppo vanesio e bizzoso. Già diceva in giro che a breve sarebbe diventato il leader di un nuovo partito eurocritico, talmente ben appoggiato da prendere il potere in poco tempo. Sarà per quello, sarà per tanti motivi che non sappiamo, Savona e La Malfa sembravano in stand-by e Bagnai lasciava trasparire un certo vittimismo di vate inascoltato (ovvero abbandonato). Tra il 2015 e il 2016 appare sempre più chiaramente che quel "giro", a cui nel frattempo con Scotti si univano altri suggeritori a cavallo tra la vecchia politica italiana, correnti "moderate" Usa e Vaticano, puntano dritti sui cinque stelle, già a metà e più dell'opera, senza dover partire da zero con i no euro radicali e dominati da figure ormai marchiate di eccentricità e inaffidabilità come Bagnai. Di Maio, che una grandissima parte dell'opinione pubblica si rifiuta o è sviata dal riconoscere come un ottimo talento (dato il panorama) da crescere, viene adottato per il progetto in corso.» [Credits: Andrea Guglieri]

lunedì 21 maggio 2018

Ladies and gentlemen: the U.S.E.

Con questo post mi iscrivo formalmente al club dei complottisti. Non ho le prove (come potrei da Castro dei Volsci?) posso solo collegare indizi o, come disse un famoso egonomista, unire i puntini, ma la figura che emerge è quella che vede l'ex paese più europeista di tutti farsi avanti a proporre gli U.S.E. (United States of Europe) così come vuole una frazione dell'establishment atlantico. L'unico cruccio è che a guidare il processo, già deciso in altre sedi, non sarà il PD di Renzi con l'appoggio di Silvio, ma il Credo Militante in alleanza con la Lega. D'altronde per la borghesia compradora italiana non c'erano alternative: o gli U.S.E. o perdere tutto.

Tutti gli attacchi dei media nostrani all'ipotesi di governo gialloverde altro non sono che una sceneggiata, nonché il riflesso di questo cruccio. Ma la decisione è già stata presa. Che poi possano riuscirci, questo è un altro discorso.

Il mio commento a quanto sta accadendo è sintetizzato in questo video. Lo dedico a tutti i cialtroni che in questi anni si sono sciacquati la bocca con le parole Patria, Costituzione, Sovranismo.
 

domenica 20 maggio 2018

Il trattamento degli errori nell'analisi politica ed esempio applicativo

Premessa metodologica


Qualsiasi analisi della situazione politica è sempre affetta da almeno due tipi di errori: uno è conseguenza della scarsità di dati accurati a nostra disposizione, l'altro deriva dall'attitudine che tutti abbiamo, seppure in misura diversa, di analizzare i fenomeni da dietro la lente deformante dei nostri desideri e delle nostre speranze.

Il primo tipo di errore ha tuttavia la caratteristica di essere almeno esplicitabile, chiarendo al lettore i dati che si sceglie di assumere come veri. Ad esempio, e relativamente alla vicenda italiana, ogni mia analisi di questi giorni parte dall'assunto che il M5S sia altro da ciò che appare, e in particolare che sia l'organo esecutivo di forze internazionali di natura liberale che, coordinandosi con alcuni centri di potere nazionale, tramite esso sono riuscite nell'intento di condizionare la vita politica del nostro paese, forse anche al di là delle speranze e/o intenzioni iniziali. Posso io dimostrare questo assunto? No, non posso, ma lo dichiaro esplicitamente, così che il lettore possa valutare la correttezza logica delle deduzioni che faccio e degli scenari che tratteggio.

Ci tengo a sottolineare questo aspetto metodologico perché sia chiaro che non ho la verità in tasca, e dunque che sono pronto a riconoscere la non validità delle mie deduzioni qualora l'assunto da cui parto si dimostri falso. Di elementi indiziari a sostegno della mia convinzione sulla natura del M5S ve ne sono molti, ma convengo che, anche presi tutti insieme, ancora non costituiscono una prova. Tuttavia ho sentito la necessità di correre il rischio di sbagliare, perché altrimenti ogni ragionamento diverrebbe troppo indeterminato. Per ricordare a tutti, esplicitamente, l'assioma politico che assumo per vero, ogni volta che devo riferirmi al M5S utilizzo l'espressione "il Credo Militante".

Il secondo tipo di errore, che consiste nella tendenza ad interpretare i fatti in modo conforme ai nostri desideri o agli scenari futuri che preferiamo rappresentarci, è più difficilmente trattabile, perché non è facile farlo quando ci si sente parte in causa e si desidera ardentemente che l'esito sia, alla fine, quello che desideriamo. Non cadere in questo errore dipende esclusivamente da noi, ed io devo confessarvi che spesso non sono stato abbastanza deciso nel reprimere le mie speranze.

Esempio di applicazione


Nel contratto stipulato da Salvini e Di Maio vi è un punto, quello sulle riforme costituzionali, che mi ha fatto sobbalzare. Il testo recita:

«Occorre partire dalla drastica riduzione del numero dei parlamentari:
400 deputati e 200 senatori. In tal modo, sarà più agevole organizzare
i lavori delle Camere e diverrà più efficiente l'iter di approvazione
delle leggi, senza intaccare in alcun modo il principio supremo della
rappresentanza, poiché resterebbe ferma l'elezione diretta a suffragio
universale da parte del popolo per entrambi i rami del Parlamento senza
comprometterne le funzioni. Sarà in tal modo possibile conseguire
anche ingenti riduzioni di spesa poiché il numero complessivo dei senatori
e dei deputati risulterà quasi dimezzato.
Occorre introdurre forme di vincolo di mandato per i parlamentari, per
contrastare il sempre crescente fenomeno del trasformismo. Del resto,
altri ordinamenti, anche europei, contengono previsioni volte a
impedire le defezioni e a far sì che i gruppi parlamentari siano sempre
espressione di forze politiche presentatesi dinanzi agli elettori, come
si può ricavare dall’articolo 160 della Costituzione portoghese o dalla
disciplina dei gruppi parlamentari in Spagna.»

Questo punto mi sembra l'aspetto più inquietante dell'accordo tra Lega e Credo Militante. Non mi sorprende, in verità, perché entrambe le forze politiche sono di ispirazione liberale, pur essendo la Lega un liberalismo autenticamente nazionale (anche questo è un assunto non dimostrabile) come pure le cosiddette opposizioni: il PD e LEU. Su FdI non mi pronuncio, mentre FI è semplicemente il partito di Silvio. Come vedete il quadro è variegato, e il confronto si configura come una difficile partita a scacchi. In prima approssimazione mi sembra di poter affermare che i principali referenti esterni siano, in ordine di importanza, l'impero USA nel suo attuale assetto bifronte costituito dai clintoniani e dai trumpiani, L'Unione Europea a guida tedesca, l'Inghilterra, la Francia e, a seguire, tutti gli altri. Ciò nonostante, essendo tutti gli attori esterni che incombono coi loro interessi sul nostro paese perfettamente allineati all'ideologia liberale, nessuno escluso, temo che la proposta di riforma istituzionale concordata tra Lega e Credo Militante avrà solo opposizioni di facciata, e dunque ha serie possibilità di essere approvata.

Sarebbe una vera sciagura. Già il solo dimezzamento del numero di parlamentari, propagandato con la risibile argomentazione di "conseguire anche ingenti riduzioni di spesa" è, di per sé, un provvedimento fortemente antidemocratico, ma addirittura si propone l'introduzione in Costituzione del vincolo di mandato; per altro in una situazione in cui gli eletti sono a tutti gli effetti preventivamente designati dai vertici dei partiti, e con il rischio che si aggiunga a ciò un innalzamento della soglia di sbarramento!

In parole semplici siamo davanti al tentativo di estromettere definitivamente il popolo dal gioco democratico, attraverso un miglioramento, in termini di efficienza, dei meccanismi di democrazia idraulica atti a predeterminare gli esiti elettorali, al fine di spostare in alto, definitivamente e del tutto, la sede del confronto politico reale. Anche perché il luogo, meglio dire non luogo, dove spostare tale sede, definitivamente e del tutto, è già pronto: sono le cosiddette istituzioni europee, al cui interno andrà in scena il vero scontro che consiste, al netto della volontà comune di saccheggiare il nostro paese, nella scelta tra il modello di capitalismo atlantico a trazione angloamericana e quello renano a guida tedesca. Insomma  "Bisogna tenere le crisi e i lavoratori fuori dalla campagna elettorale". E non solo dalla campagna elettorale, ma da tutto.

Capite bene che questo scenario non sarebbe nemmeno ipotizzabile senza l'assunto iniziale sul Credo Militante. In sua assenza, infatti, si potrebbe ritenere, come fanno alcuni, che esso sia comunque un movimento che ha realmente mobilitato gli animi e rinvigorito la partecipazione popolare! E dunque che sia possibile, per non dire doveroso, sostenere la nascita di un governo giallo-verde. E' quanto vanno sostenendo, ormai da un po' di tempo, i Marxisti dell'Illinois i quali, al contrario di me, davanti ai sospetti che aleggiano intorno al Credo Militante hanno esplicitamente scelto l'assunto opposto. E dunque, per i Marxisti dell'Illinois, il Credo Militante si chiama Movimento cinque Stelle.

Chi ha torto? Semplice, ha sicuramente torto chi NON ci avrà azzeccato, tertium non datur. Ovviamente non basta "azzeccare" la risposta giusta ad un assunto che, alla luce dei fatti noti, è ancora indecidibile per insufficienza di dati, occorre anche costruire una narrazione dei fatti conseguenti che sia coerente e credibile. Non posso garantire che quella che vi ho proposto sia corretta (anzi, sicuramente è almeno in parte sbagliata), ma converrete con me che, se davvero il M5S è in realtà un Credo Militante, allora la narrazione dei Marxisti dell'Illinois è sbagliata. Io la mia scelta l'ho fatta: per me i grillini sono il Credo Militante.

Quando A e B si trovano in disaccordo sulla lettura di un dato opaco e confuso, ci sono solo tre possibilità: A è nel giusto e B sbaglia, il contrario, infine che entrambi sbagliano. E' impossibile, invece, che abbiano ragione entrambi.

giovedì 17 maggio 2018

QE 4 Piddu



Lo Stato, Piddu e il Banco Criminale di €$$I


Io, Stato, ho bisogno di soldi. Allora aziono la stampante e tiro fuori un foglio con su scritto "vale 100 dobloni". Poi chiamo Piddu, piccolo criminale che fa il banchiere, e gli offro il contratto a 95 dobloni. Piddu non si fida e me ne offre 90.

Allora gli dico: prendilo a 95 e poi vai al porto, al Banco Criminale di €$$I, e chiedi del Dragone. Per questo pezzo di carta ti darà 98 dobloni, freschi di stampa.

E così accade.

Alla fine dei giochi io Stato ho un debito di 100 dobloni, Piddu ha guadagnato 3 dobloni, il Banco Criminale di €$$I ha un credito di 100 dobloni.

Tutto con due stampanti.

Non ci credete? Informatevi.

mercoledì 16 maggio 2018

«-Austerità+Europa=Sovranisti fottetevi»

Dalla bozza di accordo Lega-M5S (pag. 35): «Rafforzando al contempo l'incisività e la capacità decisionale dell'UE sulle sue competenze esclusive»

Ho disapprovato, e continuo a disapprovare, la scelta di Marco Mori di aderire a Casa Pound Italia, ma questo non può impedirmi di riconoscere la lucidità della sua analisi sul famoso contratto fra il Credo Militante e la Lega Nord, così come questo è stato reso pubblico da Huffington Post.

Vi prego di leggere con attenzione il suo articolo, perché tocca il problema nella sua carne viva. Il succo del discorso è che l'alleanza pentaleghista propone l'equazione:

-Austerità+Europa=Sovranisti fottetevi

Sunzi, Yurihama, Giappone
Se è vero, come è vero, che "tutta la guerra si basa sull'inganno - (Sūnzǐ)" allora non dobbiamo essere ingenui. L'inganno consiste nel far credere che il cuore del problema sia di natura economica, e cioè che la Leuropa, dominata dai tedeschi, ci stia chiedendo indietro i soldi che questi ci avrebbero prestato per comprare le loro BMW, così come sarebbe asseverato dai saldi Target2 che ci vedono in deficit verso la sola Germania per circa 350 mld di euro. Questa interpretazione è una balla colossale, perché ogni BMW comprata dagli italiani è stata pagata in denaro sonante, mentre i famigerati saldi Target2 si limitano a registrare lo squilibrio in termini di moneta ad alto potenziale tra il sistema Italia e il sistema Germania. Non fatevi ingannare dall'espressione "moneta ad alto potenziale", perché è fuorviante. La "moneta ad alto potenziale", come mi sono sforzato di spiegare qui e qui (e prossimamente qui), altro non è che click del mouse, mentre è la moneta a basso potenziale che rappresenta il sudore della fronte (cioè il valore-lavoro).

Il cuore del problema è invece di natura politica, perché la crisi dell'eurozona (ampiamente prevista) viene alimentata, nei paesi più importanti e/o più riottosi, proprio con lo scopo di perseguire l'obiettivo politico della definitiva cessione di sovranità degli Stati nazionali all'Unione Europea. Vogliono realizzare gli Stati Uniti d'Europa (USE) perché questo condurrà a due esiti, per €SSI, di fondamentale importanza:
  • La definitiva sottomissione del mondo del lavoro agli interessi del grande capitale
  • L'emergere di un soggetto geopolitico in grado di rapportarsi alla pari con gli USA nella competizione globale
Ecco allora la punizione esemplare per la Grecia, la relativa generosità con la poco problematica Spagna alla quale sono stati concessi deficit fino al 9% del Pil ma, al contrario, la durezza con l'Italia e, dopo l'insediamento di Macron, prossimamente con la Francia. Per quanto riguarda l'Italia la strategia è consistita nell'inasprire la crisi con i governi Monti e successivi per, oggi, adombrare la possibilità di attenuarla attraverso lo scambio tra una minore austerità e il rafforzamento dell'incisività e della capacità decisionale dell'UE sulle sue competenze esclusive, agendo per mezzo di un movimento artificialmente creato dal nulla, il Credo Militante, e di una forza liberista e regionalista come la Lega Nord.

Tutta l'azione è condotta da menti raffinatissime, che perseguono un obiettivo politico e geopolitico

Molto probabilmente €SSI vinceranno, ma domando a chi vuole intendere: per quale ragione la sconfitta di noi sovranisti deve essere così completa da non riuscire nemmeno a capire, non dico denunciare ma capire, quello che stanno facendo? Per quale ragione questo mondo, autoaggregatosi nel 2011 a partire da un convegno di importanza storica (qui la playlist se il vecchio sito non funonzia), dal quale sono derivati tutti gli sforzi critici che oggi alimentano il dibattito politico sull'UE, vuole dissolversi nell'inconsistenza di speranzose quanto irrazionali aperture di credito a forze politiche chiaramente liberiste come il Credo Militante e la Lega Nord?

Forse che, invecchiando, i ribelli del 2011 cominciano a farsi i conti? Le cadreghe, conquistate da alcuni, stanno suscitando la tentazione di trovare qualche aggiustamento così da ottenere qualche sottocadrega? Il fine della vita, ammesso che ci sia, è vincere o combattere? Io dico che è combattere.

sabato 12 maggio 2018

Pausa

Ragazzi, la situazione è indecifrabile ragion per cui io mi taccio per un po' in attesa che le acque si schiariscano. Oddio, non è che non abbia un'opinione, che vi ribadisco così da fissare il punto. Poi, se avrò ragione, mi ringalluzzirò - ma non più di tanto - se avrò torto darò ragione a chi avrà avuto ragione. Ad esempio i marxisti dell'Illinois.

Io penso, oggidì 12 maggio 2018, che i grillini (aka il Credo militante) siano un movimento eterodiretto dall'estero, che la Lega sia un movimento nazionale seppur liberista, e che Silvio Berlusconi stia trattando la salvezza del suo sacro deretano cercando di capire come andrà a finire, prima di schierarsi coi vincitori in cambio del massimo che potrà ottenere. Della "sinistra" non parlo perché, se lo facessi, rischierei di essere trascinato in tribunale per vilipendio, e inoltre commetterei peccati di cui rispondere davanti a San Pietro.

Comunque un modo per verificare c'è, ed è la misura del deficit che il nuovo governo porrà nel DEF (Documento Economico e Finanziario) il quale una volta si chiamava DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria). Evidentemente la parola "programmazione" era dettata dallo dimonio, sicché è stata soppressa. Nel libero ordo mercato non si programma un cazzo, se non il grado di consolidamento fiscale cui devono attenersi quelli che perdono la mano.

Vi ricordo che nell'eurozona, in assenza di un'unione di trasferimento e senza una politica espansiva (reflazionaria) nei paesi in surplus di bilancia commerciale, quelli in deficit, o che in passato hanno accumulato deficit, possono agire solo ed esclusivamente sulla deflazione salariale, da perseguire attraverso continui consolidamenti fiscali. Derogare a questa regola è il sommo peccato, per cui sarà proprio questo il parametro che ci dirà tutto, ma proprio tutto, sul governo giallo-verde. Se ci sarà.

A che serve continuare a discutere coi marxisti dell'Illinois, coi sovranari della Lega, con i fedeli del Credo militante, tutti convinti che il governo giallo-verde sarà 'na svorta? Aspettiamo e vediamo quello che succede.

Delle due l'una: se mi sbaglio e il governo giallo-verde farà una manovra in deficit sostanziosa lo riconoscerò; se così non sarà... e niente, avrò avuto ragione e basta. Io mica devo fare carriera politica.

A proposito di carriera politica! Ve lo ricordate il povero Paolo Ferrero quando parlava di disobbedire ai trattati? E vi ricordate come fu trattato dal sommo economista Alberto Bagnai, al secolo Illo? Io c'ero con la mia telecamerina.


Era la metà di dicembre del 2012, poco prima che tra me e il sommo economista Alberto Bagnai, al secolo Illo, scoppiasse la guerra termonucleare. Chissà, tra un po' il sommo ci dirà che ormai il dentifricio è uscito dal tubetto (qui il mio post del 10-05-2013 - se il vecchio sito funonzia). Ma bando alle ciance: ho aspettato sei anni, posso pazientare ancora per qualche settimana...

venerdì 11 maggio 2018

Il Capoguardia di tonnara Italia

Silvio Berlusconi
«Quando tutti i tonni vengono tirati sulle imbarcazioni il Rais dichiara conclusa la pesca. Il Rais si toglie la coppola ed urla: "Sia lurato u nomi di Ggesù" e tutti risponderanno "Ggesù, Ggesù, Ggesù»

L'11 maggio 2018, 68 giorni dopo le elezioni, non abbiamo ancora un governo. C'è un uomo che ha in mano la chiave della tonnara, e non è Sergio Mattarella bensì Silvio Berlusconi. E' così da 25 anni, dalla famosa discesa in campo del 1993, solo che oggi la situazione è invertita: se nel 1993 Berlusconi trattava la salvezza dei suoi interessi in cambio della sua astensione benevola sull'ingresso del nostro paese nella tonnara dell'euro, oggi tratta la salvezza dei suoi interessi per consentire l'apertura di uno spiraglio per uscirne.

Leggete cosa scrive su FB Alessandro Gilioli, seguito commentatore del gruppo Espresso-La Repubblica:

«Le loro (di Confalonieri e Letta - n.d.r.) pressioni per la nascita di questo governo sono quindi spiegabili solo sulla base di una loro ragionevole certezza (o quanto meno di una maggiore probabilità) relativa al buon trattamento del Gruppo (l'impero Mediaset - n.d.r.) e del suo proprietario da parte della futura maggioranza e del futuro esecutivo.
Insomma, questo è avvenuto: forse non con una trattativa diretta - più probabilmente con una negoziazione mediata dalla Lega - tuttavia il M5S sta facendo proprio quello che in questi vent'anni è stato (non a torto) imputato ai Ds e al Pd, a D'Alema e Violante: piegarsi a Berlusconi per quanto riguarda il suo gigantesco conflitto d'interessi e la salvaguardia politica dei suoi affari.»

Ho evidenziato il passo significativo. Certo, il Gilioli conclude la sua analisi in stile "travaglino": «Io questa la ritengo - già oggi, e anche se alla fine il governo non dovesse nascere per la questioni dei "nomi" su cui cui si sta discutendo - una sconfitta epocale. Ma proprio una gigantesca sconfitta morale e strutturale

Ma a noi di ciò nulla cale. Il punto è che, parole di Alessandro Gilioli, per anni dai Ds al Pd, a D'Alema e Violante ci si è piegati a Berlusconi. Mi sia concessa una domanda (la metto bene in evidenza):

Come ha fatto, Silvio Berlusconi, a piegare tutti per anni, dai DS al PD, a D'Alema a Violante?

Io sono un piccolo blogger di campagna, non ho contatti né gole profonde, per cui l'unica cosa che posso fare, mentre taglio l'erba del prato o strappo i rovi dalla siepe, è pensare, e l'intuito mi suggerisce che forse, dico forse putacasomai, nel 1993 Silvio Berlusconi ha contrattato la salvezza del suo impero in cambio del suo benevolo assenso all'ingresso del nostro paese nella tonnara dell'euro. E forse, dico forse putacasomai, oggi ha nuovamente contrattato la salvezza del suo impero in cambio del suo benevolo assenso ad aprire un pertugio d'uscita dalla tonnara dell'euro.

Mi sono ripetuto (ne sono consapevole) ma la questione è della massima importanza. Credo valga la pena riflettere su questa chiave di lettura, per verificarne la congruità con i fatti accaduti negli ultimi decenni e con quelli futuri che sono già noti. Uno di questi è il passaggio, nei prossimi cinque anni, del sistema televisivo nazionale dalle frequenze attualmente in uso a quelle sulle quali viaggeranno le reti mobili 5G, nonché il cablaggio in fibra ottica delle principali dorsali della rete Telecom, oggi in mano a un fondo americano. La conseguenza dovrebbe essere una forte perdita di valore delle frequenze in possesso di Mediaset, e quindi una svalutazione degli assets del gruppo che rischia di trovarsi di nuovo, 25 anni dopo, esposto con le banche. Inoltre, non deve essere dimenticato che la rilevante frazione del mercato pubblicitario italiano, oggi nelle mani di Berlusconi, potrebbe ridursi sensibilmente in assenza di solidi accordi preventivi di salvaguardia a tutela di Mediaset.

Niente male l'arzillo di Arcore, vero? Come si fa a negare che sia un grande? Grande "cosa" ognuno di noi lo decida da solo, possibilmente in silenzio perché gli avvocati costano.

giovedì 10 maggio 2018

“Sottrarsi a narrativa sovranista” (Sergio Mattarella)

Qualcuno spieghi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che né il Credo militante né la Lega sono sovranisti. Forse sono populisti, di certo non sembrano eurofanatici, soprattutto la Lega. Ora l'eurofanatismo, impersonato dagli spretati ex-PCI divenuti più zelanti dei loro nuovi padroni, prescrive che l'equilibrio dell'eurozona sia mantenuto solo ed esclusivamente attraverso la deflazione salariale nei paesi meno produttivi, essendo escluse sia la possibilità di trasferimenti fiscali che di politiche reflazioniste nei paesi più produttivi.

Le politiche di deflazione salariale nei paesi meno produttivi hanno lo scopo di renderli di nuovo competitivi, così da poter accumulare avanzi delle partite correnti e ripagare i deficit accumulati negli anni in cui tali aggiustamenti sono stati posticipati perché la trappola dell'euro non era ancora scattata. Sono le regole del gioco stipulate dai contraenti il trattato di Maastricht, e successivi, per giocare al tavolo della concorrenza senza se e senza ma. Infrangere queste regole non è permesso, ma forse sarà necessario applicarle in modo meno radicale.

Il possibile, salvo sorprese, governo populista formato dal Credo militante e dalla Lega non le infrangerà, ma si candida ad applicarle in modo blando. L'idea di fondo è che l'intransigenza degli euristi, che hanno in Germania e Olanda le loro roccaforti statuali pur essendo apolidi, sia causata anche dall'arrendevolezza di chi la subisce. E' un'idea, non del tutto campata in aria, che corrisponde alla visione di un noto economista di sinistra, prestato alla Lega, secondo il quale ci salveranno gli stessi che ci hanno portato al disastro. Dunque il quadro politico italiano potrebbe stabilizzarsi, nei prossimi anni, intorno ai due poli "più Europa" e "un po' meno Europa", ovvero progredire col consolidamento fiscale o rallentarlo. La seconda opzione prevede, come passo successivo, quello di traslare a livello europeo la nuova polarità, e l'occasione saranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 2019. E' il posizionamento scelto, in modo più o meno lucido, da tutti coloro che, in questi anni, hanno preferito definirsi "populisti" piuttosto che "sovranisti".

Fa parte del gioco anche il trucco di chiamare "sovranisti"  i "populisti", al fine di confondere le acque. La strategia potrebbe anche funzionare perché, come ricordavo ieri sera a un mio amico e noto sovranista, l'arte del governo non consiste nel contrastare il popolo frontalmente, ma nel porsi al suo fianco per poi indirizzarlo dove si vuole. Il Credo militante, dal quale la Lega non può prescindere se vuole passare all'incasso dopo le elezioni, è il soggetto politico ideale per attuare una simile manovra.

Si rassereni dunque il Presidente della Repubblica, perché quella che ha definito - come forse gli è stato sapientemente suggerito - una "narrativa sovranista" è, in realtà, una "narrativa populista".

I veri sovranisti sono invece convinti che nessuna manovra dilatoria potrà salvare il progetto eurista, e che nemmeno il IV Reich sarà millenario.

martedì 8 maggio 2018

La battaglia delle tre Case

Premessa


Io sono un piccolo blogger di campagna di importanza marginale, letto da quattro gatti marginali come me. A volte scrivo, altre faccio video, insomma faccio come mi pare. Naturalmente penso a modo mio, ed ecco come vedo la situazione.

Svolgimento


Pare che si tornerà a votare, non si sa con quale legge elettorale, probabilmente quella che abbiamo. Ci sono tre schieramenti in lotta, nessuno espressione autentica del popolo sovrano ormai ampiamente incapace di auto organizzarsi e quindi costretto nella veste di spettatore. Qui trovate i risultato delle ultime elezioni. I tre grandi schieramenti rappresentano forze sociali ed interessi, tutti non popolari, che hanno blandito il popolo con le promesse più varie, senza mai parlare con voce di verità. Ora, se si andasse a votare tra qualche mese con la stessa legge elettorale, perché mai il risultato dovrebbe cambiare? Con la stessa legge elettorale c'è un solo modo per ottenere risultati diversi, ed è quello di parlare al popolo (che passivamente assiste) con un altro linguaggio. In definitiva, dopo una campagna elettorale a base di bufale e ambiguità, la prossima e imminente potrebbe aprire nuovi spiragli nei quali inserirsi per avanzare verso l'obiettivo dei veri sovranisti: la riconquista della piena sovranità nazionale e popolare, così come statuito nella Costituzione del 1948.

Identifichiamo i tre schieramenti. 


Ci sono gli euristi, riuniti sotto le bandiere del PD e di LeU. Costoro sono una classe politica, nazionale, completamente devota al fogno europeo, sul quale hanno puntato la scommessa della loro esistenza, sebbene il PD sia, al momento, guidato da uno scaltro avventurista che potrebbe riservarci in futuro delle sorprese. Sempre che non venga affossato dal loro braccio militare: la magistratura. Li chiameremo la rosa rosa.

C'è una coalizione di tre forze che, da sempre, hanno rappresentato un freno alle aspirazioni di egemonia della rosa rosa. Al suo interno i rapporti di forza stanno cambiando. Nel loro insieme costituiscono una classe politica, nazionale, che per molto tempo ha assecondato il fogno europeo, ponendosi tuttavia in competizione con la rosa rosa per gestire questo processo nel modo più consono sia agli interessi delle forze sociali di cui sono rappresentanza, sia a quelli di colui che ne è stato per molto tempo l'azionista di maggioranza: l'arzillo di Arcore. Li chiameremo la rosa nera.

C'è una nuova entità, il M5S, sorta quasi dal nulla pochi anni fa. Non ha un passato, non ha una storia, non ha un'ideologia. I rapporti di forza al suo interno sono del tutto imperscrutabili, non costituiscono una classe politica organica ma appaiono molto organizzati. Li chiameremo il Credo militante. C'è chi sostiene che siano stati evocati dalla Regina, ma altri pensano che agiscano ormai in modo indipendente e incontrollabile. 

In questo caos, che non è un pozzo ma una scala, si agita una moltitudine di personaggi di varia levatura, ognuno con il suo personalissimo fogno.

Mentre le tre Case si combattono, grandi eserciti stranieri sono in movimento: da est - da nord - da ovest - da sud, ma nessuno sembra preoccuparsene.

L'ultima speranza


Ci sono momenti, nella storia del mondo, in cui la battaglia decisiva non è politica, e neanche militare, ma morale. E' la battaglia per salvare la verità. Questa è la bandiera che i veri sovranisti sono chiamati a raccogliere in questo frangente. Non possiamo partecipare alla battaglia delle tre Case, ma possiamo dire la verità. Ognuno, nel suo piccolo, può farlo: testardamente, cocciutamente, senza paura, tanto nessuno fa caso a noi. Può sembrare un piccolo compito, nel momento del fragore dello scontro al quale assisteremo a breve, ma questo avrà termine. E allora, se saremo riusciti a salvare la bandiera della verità, potrà avere inizio la nostra lunga marcia.

Aritmetica dell'IVA 4 dummies



Addendum


Leggo di "governo neutrale", nonché di strepiti per un "governo politico". Ma, nella situazione attuale, dovremmo piuttosto parlare di un "governo geopolitico". E avete idea di cosa ciò significhi?

Significa avere un governo che sia la quadra tra l'opzione anglo-americana (soprattutto "anglo"), quella europeista e quella nazional-borghese. Ovvero una quadra tra il M5S, il PD, la Lega.

+ frattaglie residuali. 

Siamo in un mare di guai.

sabato 5 maggio 2018

Italian gunfight

Tutte le forze politiche rappresentate in parlamento sono liberoscambiste, cioè liberali; nessuna è contro il liberoscambismo, cioè socialista. Ovviamente, così come ci sono tanti modelli e implementazioni del socialismo (il sovranismo è tra questi) anche il campo liberale è diviso. A maggior ragione nel momento in cui è trionfante e non ha nulla da temere dal socialismo sconfitto.

Dunque la partita per il governo si gioca tutta nel campo liberale, con i socialisti/sovranisti che, al più, possono discutere, e quindi dividersi, sulle previsioni, quando non fare il tifo per l'una o l'altra soluzione. Cosa ci sia da tifare, io proprio non lo capisco. Forse si fa il tifo per un modello di liberismo che non ci conduca al disastro? Che so, quello della Lega, oppure quello pseudo-keynesiano del M5S? Personalmente non tifo per nessun modello liberale, io sono sovranista.

Tuttavia analizzare la situazione politica, rigorosamente entro la chiave di lettura di un parlamento "abitato" solo da forze politiche liberali, e senza fare il tifo, è un dovere. Domandiamoci, per cominciare, se un governo Lega-M5S senza Berlusconi sia all'ordine del giorno, e soprattutto quali siano gli ostacoli a questo esito delle consultazioni. La Lega avrebbe potuto mollare il cavaliere, ma questo scenario è stato reso impossibile dalle sparata di Luigi Di Maio su riforma del sistema televisivo e contiguità di Berlusconi con la mafia. Perché Luigi Di Maio ha parlato in questo modo?

«Bisogna mettere mano a questo continuo conflitto di interesse che c’è in Italia. Penso ad esempio al fatto che Berlusconi usando le sue tv continua a mandare velate minacce a Salvini» f.to Giggino

Avete notizia di smentite a queste dichiarazioni? E allora ciò significa che i pupari di Giggino gli hanno ordinato di farlo, che non è stata voce dal sen fuggita. Chi sono i "pupari"? Una maggioranza congressuale che, votando, lo ha eletto come capo politico? No cari, Giggino è il capo politico del M5S perché suo è il nome uscito fuori dalla mitica piattaforma Rousseau. La quale, oltre che opaca, non si capisce bene come e perché possa assegnare una delega in bianco a trattare al cosiddetto capo politico Giggino, al secolo Luigi Di Maio, peraltro già al suo secondo mandato. Il M5S non è quello della democrazia diretta e del vincolo di mandato? Dimentichiamoci allora di Giggino e parliamo dei pupari, così il discorso è più lineare.

A me appare chiaro che i pupari di Giggino, siano essi uno o più stati stranieri o segmenti dell'alta borghesia nazionale o entrambe le cose, sono fautori di una visione liberale diversa da quella che da molti decenni ispira l'azione politica del PD ex DS e PdS. Questa fazione dei liberali è quella che, pur essendo atlantica e globalista, non è entusiasta del modello ordoliberista impostosi in Europa dal trattato di Maastricht in poi. Stessimo giocando al Trono di spade potremmo dire che è la Banca di ferro di Braavos. Le si oppone la fazione ordoliberista che, avendo fallito la conquista dell'egemonia con l'operazione Veltroni (la vocazione maggioritaria) soprattutto per l'arrivo sulla scena della rivoluzione colorata grillina, ha ordito il colpo di stato del 2011 con l'aiuto del grande capitale europeo a guida germanica, e portato al governo Mario Monti. La fazione ordoliberista, che con quella mossa aveva messo sotto scacco Berlusconi, ne ha però subito a sua volta un altro, imprevisto e devastante: il recupero della Lega guidata da Salvini.

La Lega, dopo una dura battaglia interna al cui esito la componente ordoliberista è stata marginalizzata, è oggi una forza politica che si propone come rappresentante degli interessi della media borghesia industriale nazionale, in aperta contrapposizione col grande capitale finanziario nazionale che è fanaticamente eurista. Il patto con Berlusconi è vitale per entrambi, sebbene ognuno dei due contraenti vorrebbe egemonizzare l'altro. Così stando le cose, un eventuale governo Lega-M5S avrebbe sì l'effetto di infliggere una severa sconfitta alla fazione ordoliberista, ma è anche una soluzione altamente problematica. Si tratta di riuscire a conciliare l'obiettivo  di difendere gli interessi della media borghesia industriale nazionale con le istanze globaliste delle forze che hanno creato il M5S, per le quali l'Italia rappresenta, allo stesso tempo, una preda e una pedina geopolitica da utilizzare per un gioco molto più grande.

Un gioco nel quale non solo gli interessi del nostro paese sono secondari, ma anche quelli di tutta l'Unione Europea! Ricordate il Fuck EU di Victoria Nuland, massimo responsabile americano per le relazioni con l'Ue, in una conversazione telefonica con l'ambasciatore americano a Kiev? Inoltre la Lega sarebbe in minoranza in un governo guidato dal M5S e si avrebbe un più che probabile riavvicinamento tra il PD e Berlusconi, che gioca una partita per sé stesso.

Un governo PD-FI non avrebbe i numeri, e soprattutto un orizzonte politico accettabile perché, non potendo sottrarsi ai diktat europei, essendone anzi il braccio operativo, determinerebbe con le sue scelte la scomparsa dal panorama elettorale di entrambi i partiti, spianando la strada a un assetto bipolare dominato dal M5S, in per conto ed in nome della Real Casa (e ci siamo capiti), e dalla Lega. Chi sogna un cambiamento nella politica italiana, non necessariamente positivo ma certamente molto forte, dovrebbe quindi sperare nella nascita di un debole governo PD-FI, che avrebbe vita breve, e in nuove elezioni presumibilmente egemonizzate dal M5S e dalla Lega.

Passiamo ad esaminare le possibilità di un'intesa tra il M5S e il PD, con o senza l'appoggio magari esterno, o la non belligeranza, di FI. Una sorta di larghe intese che avrebbe senso solo se, a monte, si arrivasse ad un accordo generale che preveda la spoliazione completa dell'Italia: una specie di Britannia 2.0 in gran parte a favore della Real Casa, che lasci agli ordoliberisti, una volta completata la razzia, un paese prostrato e impoverito da portare in Europa come vassallo, nonché alla Nato il diritto di disporne a piacimento come base militare. Uno scenario da incubo, tuttavia al momento ostacolato da Matteo Renzi che, al pari di Berlusconi, gioca per sé. Ovviamente, qualora l'accordo generale per la definitiva spoliazione dell'Italia fosse raggiunto, anche Renzi dovrebbe piegarsi o soccombere.

La situazione ricorda certi duelli in cui il primo che mette mano alla pistola si trova sotto il fuoco incrociato di tutti gli altri. Pensateci bene: se vi trovaste in un saloon con molti altri pistoleri, non sparereste anche voi al primo che tira fuori il ferro?

giovedì 3 maggio 2018

martedì 1 maggio 2018

Le dimensioni contano, le proporzioni di più


Dopo la mia pillola ascoltate Alberto Micalizzi (30 aprile 2018): "Nel solito silenzio assordante di media e dei partiti politici, lo scorso giovedì il Governo Gentiloni ha approvato il DEF condannando il Paese alla sottrazione di 30 miliardi di risorse per l’aumento dell’IVA e di ulteriori 60 miliardi per scriteriata riduzione del debito pubblico. Due manovre che devasteranno la domanda interna del Paese."

Il trono di stelle (I stagione)

Post correlato:
Ho tirato fuori dal baule i vecchi hard-disk, pieni zeppi di filmati dei 5S delle origini. E già, sono stato grillino, lo sapete. Comincio col ripubblicare i video dell'incontro delle liste a 5 stelle dell'otto marzo 2009, più o meno il periodo in cui incontrai (al convegno "Fuori dal recinto" del 26 gennaio 2009) i marxisti dell'Illinois i quali, sapete anche questo, mi traviarono avviandomi sul sentiero del patriottismo costituzionale, aka sovranismo DOC. Ho anche i video di quel convegno, al quale parteciparono numerosi esponenti grillini dell'epoca, che ho intenzione di ripubblicare. Ma ogni cosa a suo tempo, cominciamo con l'incontro delle liste civiche di Beppe Grillo. Furono in molti a prendere la parola, tra cui lo stesso Beppe Grillo, ma voglio cominciare dall'attuale Presidente della Camera dei deputati Roberto Fico.

I restanti video saranno pubblicati, con la necessaria calma, sempre in questo post. Alla fine ci saranno tutti, per cui gli impazienti siano pazienti.




Augusto Merletti


"Da allora è stato un crescendo di successi, di adesioni e di dubbi: il movimento era di cittadini ma la Carta di Firenze, il Non Statuto e le altre successive forme organizzative arrivavano dall’alto senza discussione e senza possibilità di esprimere una opinione, la scelta dei primi leaderini non veniva esattamente dal consenso popolare che anzi risultava, per i più sensibili, molto influenzato dalle passioncelle di Beppe: a Sonia Alfano venne riservato l’intervento centrale a Firenze, il successo a doppia cifra in Emilia sembrò più il merito di un tal Favia che dell’impegno di tutti, a Roma una tal Serenetta Monti molto (troppo) intraprendente polarizzava i rapporti con Milano. Fortunatamente questi leaderini non andavano in TV e, di conseguenza, il loro peso era comunque limitato.



Leonello Zaquini (link su FB)


Di Leonello Zaquini, esponente storico dei 5S, riporto quanto gli scrisse Guido Grossi il 5 aprile 2017. Credo possa bastare per inquadrarlo alla luce della dicotomia socialisti-liberali.

Leonello Leo Zaquini
ti ringrazio per aver dichiarato e scritto sul mio diario con gran trasparenza che il tuo obiettivo è quello di Costruire un Governo Federale Europeo, come primo passo per un Governo Mondiale
Questo mi aiuta moltissimo: so che sei un avversario politico
il più temibile, fra i miei avversari politici.

Sempre Guido Grossi, irritato dal modo di interloquire politicamente del liberale demodiretto pentastellato Leonardo Zaquini (cosa che accadde anche a me inducendomi a troncare con lo Zaquini) così conclude circa un mese dopo:

Guido Grossi ha aggiornato il suo stato.
una persona che inizia tutti i suoi commenti ai miei post "approvando" tutto quello che dico, per poi sostenere visioni e proposte esattamente opposte, io la definisco ipocrita
questa è una delle peggiori forme di manipolazioni del consenso, e non la tollero
prima glielo dici gentilmente. Una volta, due volte, tre volte ..
poi con la massima chiarezza possibile
alla fine decido - magari sbagliando - di non perderci più tempo
accetto un confronto con chiunque sia in buona fede ed usi metodi trasparenti
sono dannatamente importanti i metodi trasparenti, nell'epoca della manipolazione delle informazioni e del consenso
so di sbagliare, perché sarebbe più costruttivo evidenziare con pazienza e sistematicità le contraddizioni ed i comportamenti subdoli
ma la mia pazienza, purtroppo, ha un limite
Leonello Zaquini, addio