giovedì 18 luglio 2019

Intervento risalente al 1992 di Giovanni Russo Spena sulla ratifica del Trattato di Maastricht, quando a sinistra c'era ancora qualcuno col cervello acceso. Si accenna anche all'interpretazione dell'articolo 11 della Costituzione.

1992, LA PROFEZIA: VOI STATE COSTRUENDO L'EUROPA DEI CAPITALI, DEI RAZZISMI, DEI PROFUGHI

"Noi abbiamo la sgradevole sensazione che si stia andando, con frenesia suicida, con immotivata fretta con pressappochismo, ad un voto espresso per mero simbolismo politico, al quale ci costringe il Governo Amato. Stiamo rischiando di svolgere una discussione sul nulla, il che è sempre aberrante sotto il profilo politico e pericoloso per le sorti della democrazia...
Ci troviamo, colleghi, di fronte all'ennesimo golpe istituzionale...
Noi impugniamo la costituzionalità di un siffatto processo decisionale!
Questo è il vero deficit di democrazia. Ai lavoratori, alla gente si racconta ogni sera dagli schermi televisivi, da parte di compiacenti giornalisti, che occorre stringere la cinghia in nome di Maastricht, che lo Stato sociale universalistico deve diventare residuale in nome di Maastricht, che il salario nominale, per la prima volta dal dopoguerra, deve scendere in nome di Maastricht, senza che i soggetti sociali e politici possano discutere apertamente e collettivamente e dire la propria, esprimere quindi il proprio punto di vista...
Siete voi, signori del Governo, i veri antieuropeisti, perché in nome della finanza, della valorizzazione del capitale, dell'intreccio tra profitti e rendite finanziarie state distruggendo l'idea forte dell'Europa solidale, dell'Europa dell'autodeterminazione dei popoli, dell'Europa come socialità nuova, come comunità nuova. Non solo, ma state distruggendo anche l'idea di una nuova statualità, tanto più necessaria in un momento nel quale si frantuma drammaticamente l'idea stessa dello Stato nazione, delle identità statuali nazionali, e consuma la sua crisi annunziata nella tragedia quotidiana della frammentazione, del sangue versato, della povertà, degli esodi biblici di massa.
Voi state costruendo un'Europa che sarà insieme l'Europa dei capitali e l'Europa dello sviluppo malthusiano, l'Europa dei razzismi e dei profughi...
In secondo luogo, poniamo una riserva di costituzionalità alla ratifica del trattato di Maastricht, già sollevata nel paese ed in dottrina da eminenti costituzionalisti.
L'articolo 11 della Costituzione, infatti, parla esplicitamente di «limitazioni» e non di «trasferimenti» di sovranità, e fu storicamente redatto (basta andare a leggere le relazioni alla Costituente) in vista di una struttura internazionale come l'Organizzazione delle nazioni unite e non sovranazionale come le Comunità, che creano incostituzionalmente norme giuridiche valide direttamente in Italia: può riguardare, dunque, solo obblighi esterni, assunti dall'Italia nelle condizioni - tutte da verificare, peraltro - di cui all'articolo 11, e che limitano la tradizionale sovranità statale nei rapporti internazionali, e non certo invece situazioni incidenti direttamente sui poteri degli organi statali, per assegnare poi gli stessi ad organi esterni, cioè quelli comunitari.
Maastricht incide, colleghi, sino alla sottrazione totale (o forte restrizione di sovranità) di poteri a taluni organi, anzitutto al Parlamento. Un primo gravissimo contrasto con la Costituzione è formale ed è costituito dall'alterazione del circuito sovranità popolare-Stato, sancito dall'articolo 1, secondo comma, che recita: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Solo organi italiani, eletti o risultanti dai procedimenti del sistema italiano e secondo le rispettive competenze, esprimono la sovranità del popolo italiano. Ad essi spetta, tra l'altro, la responsabilità di attuare princìpi di base e diritti fondamentali, dall'articolo 2 sino all'articolo 47 della Costituzione.
Un ulteriore contrasto, sostanziale, è che nel quadro comunitario o dell'Unione europea, gli organi esterni - con partecipazione assolutamente preminente degli esecutivi statali - alterano lo schema di fondo della divisione dei poteri, che è alla base del sistema italiano. Salta, per determinanti e sempre più ampi settori, la garanzia della legge e della stessa Costituzione.
Noi siamo fermamente e duramente contrari al trattato di Maastricht; non già perché siamo contro l'Europa, ma proprio perché vogliamo costruirla davvero, nella democrazia, nella giustizia sociale, in un quadro di rapporti internazionali fra nord e sud diverso da quello attuale.
L'attuale trattato, badate colleghi, già non sta reggendo; sicuramente non reggerà alla prova: con ogni probabilità, incentivando recessione, disoccupazione, povertà (e quindi attacchi alla democrazia e nuove spinte di destra) andrà presto in crisi e questa sua crisi produrrà, di qui a qualche anno, molte macerie e grandi mali. Non facciamo allora gli apprendisti stregoni: facciamo crescere il dibattito, cerchiamo di rompere il cappio monetarista recessivo, antisociale, antidemocratico, che sta strangolando l'Italia e l'idea stessa d'Europa, proprio in nome di un'Europa dei popoli e democratica.
Insomma, colleghi, mi pare non vi sia - e a noi, come gruppo, sembra che non vi sia - motivo alcuno, se non l'affannoso arrancare di Amato dietro ad ogni ancora di salvezza, per non dichiarare l'incostituzionalità del disegno di legge di ratifica del trattato di Maastricht e sospendere questa discussione, che porterebbe ad un'Europa sbagliata, che non piace ai popoli; che porterebbe, quindi, alle macerie d'Europa. Speriamo che perlomeno, questa volta, prevalga il buon senso!" (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista).
Giovanni Russo Spena sulla ratifica del Trattato di Maastricht.
Editoriale quotidiano del 18/07/2019
Lorenzo D'Onofrio
FSI-Riconquistare l'Italia

Aridatece i piddini!

Scrive Andrea Guglieri su FB a proposito della Lega: «Una slealtà radicale, avida, rozza, esibita e apprezzata come quella di Salvini non trova paragoni nella storia repubblicana. Parlarne in termini di disonestà intellettuale è riduttivo, perché Salvini è interno allo Spirito del Tempo: ne stia fuori e intenda chi può... Come ho scritto, non è facile trovare paragoni nella nostra storia. Renzi almeno Letta l'ha fatto fuori convincendo il suo partito e via, questi sono di un gangsterismo perverso.»

Guglieri si riferisce alla vicenda che ha portato all'elezione di Ursula Von der Leyen alla carica di presidente della Commissione Europea in occasione della quale la Lega, dopo aver concordato il voto a favore col M5S, in sede di votazione non ha rispettato i patti col risultato che oggi è solo il M5S a doversi difendere per questa scelta.

Ma difendersi da chi? Chi accusa il M5S di aver votato un personaggio come Ursula Von der Leyen alla guida della Commissione Europea? Non è il PD, non FI, nemmeno a quanto mi risulta FdI, e men che mai la stessa Lega. No! ad accusare il M5S è soprattutto il sottobosco sovranaro catturato dalla demagogia salviniana, in sostanza un mondo di liberoti - quando non di boccaloni che confondono la sovranità nazionale con la sovranità popolare - la cui cifra antropologica e umana comincia finalmente ad emergere e sulla quale è ormai indispensabile focalizzare l'attenzione. Boccaloni a parte, che sono una minoranza di cui ci occuperemo in altra occasione, la maggior parte di questo mondo condivide un mix di sentimenti costituito da paure irrazionali, seppur fondate - è bene precisarlo, amplificate ad arte per fini di consenso politico, e alimentate in modo da porre in ombra le vere motivazioni economiche, privilegiando invece una lettura di tipo culturale nutrita a forza di slogan come "l'invasione islamica", "l'attacco alla famiglia tradizionale", "l'attacco alla cristianità", "il gender", "il caso Bibbiano" e, naturalmente, "la sostituzione etnica".

Pinochet-Salvini
Tutti problemi veri, ma il modo in cui vengono raccontati marca la differenza tra un'azione politica in difesa di interessi di classe legittimi, seppure opposti a quelli del mondo del lavoro, e il puro e semplice arrembaggio al potere. Agendo in tal modo la Lega si sta ormai caratterizzando come il più severo pericolo per la democrazia in Italia dopo l'Unione Europea, perché non solo ha ingannato i boccaloni sovranari con la sua lunga campagna "Basta Euro", come ha anche fatto il M5S con la campagna "Fuori dall'euro", ma ha innestato su quelle spregevoli menzogne temi di natura culturale e antropologica che, agendo in profondità fino alla sfera intima delle persone, la qualificano ormai come un'opzione politica che travalica il problema di un assetto liberale della società basato sulla concorrenza e l'individualismo. Anzi, da questo punto di vista la Lega ha fatto clamorosi passi in avanti, come dimostrano le proposte della flat-tax e dell'autonomia differenziata, le quali segnalano un estremismo ben maggiore della pur deprecabile iniziativa per la riduzione del numero dei parlamentari voluta dal M5s che, almeno, resta nell'ambito della concezione liberale. In definitiva l'odore della Lega, se volete lo smell, somiglia sempre di più a quello di un fascismo nazional-liberale, cioè pinochettiano, ed è nauseabondo.

La verità storica dei fatti è ovviamente del tutto diversa dal quella propinata dalla Lega ai sovranari nazional-liberali aka pinochettiani, ed è magistralmente descritta e sintetizzata da questo post FB dell'amico Enea Boria, che riproduco integralmente (grassetto aggiunto):

«Ieri, dopo aver smarcato l'uscita, me ne sono andato in biblioteca di ateneo perchè volevo verificare rapidamente un paio di cose su dei testi di Wallerstein.
Naturalmente quello che cercavo non l'ho trovato, riproverò con un po' più di tempo.

Però nel fondo dove vado a pescare libri di mio interesse, frutto di una donazione da parte di uno storico/geografo che insegnava alla Statale, mentre scorrevo i titoli sugli scaffali alla ricerca di quel che avevo in mente mi sono imbattuto in un libro di Rampini, edito da Laterza nel 1996.
L'ho preso, mi son messo su un banco e gli ho dedicato un'oretta.

Il libro contiene cose che sappiamo, fino allo sfinimento.
Leggerlo oggi può risultare solo noioso, ma ha decisamente un suo interesse nel fatto che sia stato pubblicato nel 1996 e contenga un sacco di citazioni letterali di uomini potenti di quell'epoca ( molti rimasti potenti fino ai giorni nostri, altri un po' dimenticati come Hans Tietmeyer ).
https://www.laterza.it/index.php….

Rampini, che alcuni ultimamente sembrano voler indicare come un intellettuale rappresentativo di una "sinistra" che abbia ritrovato del buon senso, è in realtà sempre stato un nemico e questo testo lo dimostra limpidamente.
Il suo unico "merito" è quello di non essere un idiota, come il 90% dei rappresentanti della classe giornalistica nel paese.
Il che lo rende più pericoloso, se mai.

Il 1996 era l'anno nel quale veniva eletto Prodi che prometteva <Con l'euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più.>.
Dalla sua posizione di caporedattore a La Repubblica, Rampini, godeva di una posizione assolutamente privilegiata non solo perché certamente ben retribuita a soli 40 anni, ma perché aveva modo di avere rapporti diretti con tutta la gente che conta.
In questo libro, senza tante censure, ipocrisie e sposandone a pieno le tesi, dice quello che questa gente che conta pensava e diceva quando governava e non era in campagna elettorale.

La tesi di fondo è "finalmente ci libereremo dello stato sociale e economicamente interventista, finalmente privatizzeremo tutto".
Non c'è un solo aspetto della spesa pubblica che non venga bollato come assistenzialismo.
Si dice e ripete più volte che l'apertura dei mercati senza condizionalità politiche serve a imporre ai salari lo standard più basso.
Al di la delle retoriche prodiane si dice apertamente che lo scopo dell'UEM è imporre una "disciplina" alle rappresentanze sindacali (che però si erano per fortuna già vendute ai tempi del compromesso storico facendo cadere la pregiudiziale antiunionista. Nomi esplicitamente fatti nel testo Amendola e Berlinguer. Ma per completezza sarebbe stato opportuno citare anche i capi sindacali e lo faccio io, da Lama a Trentin ), si dice inoltre che ci la germanizzazione avrebbe portato una enorme crescita della disoccupazione e che buona parte del tessuto industriale sarebbe stato schiantato dal processo, ma si conclude dicendo che bisogna seguire la strada della "modernizzazione".
Si dice infine, tra le altre cose, che queste élite fossero dubbiose circa il fatto che la democrazia avrebbe resistito ad un processo destinato a generare enorme scontento, ma che si sarebbe trovato il modo o il pretesto per garantirne la tenuta, orientandosi comunque verso sistemi istituzionali più decidenti e meno rappresentativi.

L'ultimo capitolo, in quello che non viene MAI chiamato processo di integrazione ma di "germanizzazione" (nel 1996) riguarda il fatto che molto probabilmente l'Italia si sarebbe spaccata, col nord agganciato alla Germania come paese terzista e il sud abbandonato alla deriva come una propaggine dell'Africa.
La Lega e i "progressisti" erano quindi parte integrante nello stesso piano e con finalità convergenti, rispetto alle quali la Lega odierna è rimasta del tutto coerente.
Ma, e qua si riprende un concetto che viene espresso nell'introduzione, far passare tutto questo sarebbe stato molto più semplice in Italia che in paesi come Francia o UK, perchè tanto gli italiani non hanno alcun orgoglio nazionale e senso patriottico, soprattutto a sinistra, quindi si affonderà facilmente come una lama calda in un panetto di burro.

E con questo sappiamo a cosa servono quelle sinistre che "non esistono declinazioni progressive dell'ideale patriottico e del concetto di nazione", "il Popolo non esiste e anche la comunità è un concetto fascista" etc: utili idioti, talmente tanto utili che non c'è stato bisogno nemmeno di prezzolarli.»

Enea Boria ha, giustamente, il dente avvelenato con la "sinistra", cosa che posso capire, ma è proprio questo giustificato rancore verso la sinistra quello che la Lega cavalca, solo che lo fa da destra, per di più con metodi pinochettiani. E con un tasso di spregiudicatezza, volgarità, spregio di ogni principio di lealtà politica oltre che, ovviamente, di rispetto per la verità storica, che ne fanno un problema ulteriore ai molti che pure abbiamo. Perché dell'UE si può dire tutto il male possibile, ma che almeno sia vincolata al rispetto dei principi liberali e massonici (anche la massoneria ha dei principi) questo non lo si può negare, ed è meglio avere come avversari politici i liberali piuttosto che la loro degenerazione pinochettiana impersonata in Italia dalla Lega di Salvini.

Se la Lega non verrà fermata e ricondotta, almeno, nell'alveo di una modalità politica liberale, se la Lega dovesse ancor più rafforzare il suo consenso diventando, Dio non voglia, maggioranza assoluta, potremmo ritrovarci a rimpiangere i piddini, e forse addirittura a combattere al loro fianco per ripristinare, almeno, la legalità di un ordinamento liberale. Che non è il socialismo, ma è pur sempre meno peggio del pinochettismo.

mercoledì 17 luglio 2019

Conti della serva e costi sanitari per boccaloni

Camera:

Seggi
Movimento 5 Stelle 227
Lega 125
Partito Democratico 112
Forza Italia 104
Fratelli d'Italia 32
Liberi e Uguali 14
Noi con l'Italia - UDC 4
SVP - PATT 4
+Europa 3
Civica Popolare 2
Italia Europa Insieme 1
MAIE 1
USEI 1






M5S+PD+LEU+UDC+SVP+Europa 364 57,78%



M5S+Lega 352 55,87%

Senato:

Seggi
Movimento 5 Stelle 111
Lega 58
Forza Italia 57
Partito Democratico 53
Fratelli d'Italia 18
Noi con l'Italia - UDC 4
Liberi e Uguali 4
SVP - PATT 3
+Europa 1
Civica Popolare 1
Italia Europa Insieme 1
Union Valdôtaine 1
MAIE 1
USEI 1






M5S+PD+LEU+UDC+SVP+Europa 176 56,05%



M5S+Lega 169 53,82%

Al voto non si torna, almeno fino ai 2 anni 6 mesi e 1 giorno necessari per la pensioncina, ma una diversa maggioranza la si può avere. E che maggioranza! Addirittura più solida di quella gialloverde. Così la Lega torna all'opposizione, il M5S e il PD finalmente si sposano dopo un lungo e travagliato corteggiamento, e campa cavallo.

L'operazione sovranara, resasi necessaria per contenere la montante marea sovranista, è perfettamente riuscita, al costo di un paio di scarpe nuove per Cinaglia. In compenso ci sarà un piccolo aumento del Pil, dovuto alle maggiori spese di natura psicoanalitica e farmacologica per i boccaloni depressi.



martedì 16 luglio 2019

Le scarpe di Cinaglia



Il cuore di Suburra è tutto qui, in questo magistrale brano che dipinge, come un affresco rinascimentale in una sudicia galleria, un ritratto della città dalle mille contraddizioni.

Roma.

Viziosa, dissoluta, corrotta, sporca dentro e fuori, ma anche madre premurosa per i suoi figli. A chi china la testa in adorazione, Roma regala la sua bellezza, le sue strade, i suoi palazzi. Basta non alzare mai la testa, non guardare negli occhi l’abisso che seduce. Basta tenere la testa bassa, guardarsi i piedi, maldestramente piantati su sampietrini sbilenchi.
Già, i piedi. Metafora popolare della vita di un uomo, quello che si mette ai piedi. Possiamo capire molte cose dalle scarpe che una persona indossa. Non dicono solo chi sei, ma anche dove vai e dove vorresti andare. E a volte la dicotomia può essere straziante.
Chi siamo, chi vorremmo essere, chi non saremo mai. Concetti familiari ad Amedeo Cinaglia, voce del popolo di Suburra, magistralmente interpretato dall’attore romano Filippo Nigro. Uomo della strada, che con le sue logore scarpe da universitario ventenne ne ha macinata tanta. La capitale gli ha mangiato le suole come una bestia avida, affamata della sua stanchezza, dandogli in cambio una vita di insoddisfazioni e rimpianti.
C’è anche Cinaglia, tra quelle facce stanche alla fermata, occhi fissi, testa bassa. Cinaglia che pensa alla sua giornata, e in generale alla sua vita, guardandosi i piedi senza vederli, senza capire fino in fondo cosa vogliono dirgli quelle calzature logore, da buttare.

Samurai guarda con evidente disprezzo le scarpe di Cinaglia, che prende l’autobus per spostarsi a Roma, da bravo cittadino. Un cittadino che si adegua alla vita vorticosa, tentacolare, spossante del pendolarismo romano per raccontare a tutti la storia che lui è un uomo del popolo. Un uomo che ha fatto tanta strada, che ha consumato le suole lungo le stanze del potere, senza varcare mai le porte giuste.

La moglie di Amedeo rimprovera il marito per quelle scarpe logore, ormai da buttare. Amedeo, dal canto suo, sembra infantilmente affezionato a quell’appendice del suo corpo. Chissà quanti passi, chissà quante rincorse verso il successo che non arriva mai, gli ricordano quelle scarpe. Sono scarpe che parlano di un uomo moralmente senza macchia, il cui logorio esteriore sembra, per paradosso, rispecchiare una limpidezza interiore.
Come in un moderno ritratto di Dorian Grey, man mano che la fedina morale di Cinaglia si insozza, la sua immagine esteriore comincia a brillare. I pensieri che non lo facevano dormire la notte, le ansie, le preoccupazioni per il futuro, tutto sembra svanito in una nuvola oppiacea di realizzazione personale. Realizzazione che in Suburra passa, quasi necessariamente, attraverso la corruzione, il crimine, la menzogna, l’omicidio.
Il personaggio che all’inizio sembrava emanare un’aura di santità e devozione sacrale alla causa della cosa pubblica, diventa, nel corso delle puntate, una pedina fondamentale nella conquista della capitale. Cinaglia l’incorruttibile, l’uomo della strada, a cui il popolo risparmia il fango per innalzare lodi, l’uomo che prende l’autobus, diventa corrotto, corruttore, e le sue suole si levano di dosso il sudiciume della strada per calcare i pavimenti delle stanze del potere.

La progressiva corruzione e l’abbrutimento morale che fagocitano Cinaglia sono veicolate in maniera splendidamente metaforica dalla trasformazione che subiscono le sue scarpe.

Finalmente Cinaglia non è più l’uomo in giacca e cravatta, ma con una macchia sul colletto, la signora impellicciata in ciabatte. Finalmente la sua immagine esteriore rispecchia in maniera fedele la chiarezza che ha operato in lui la scelta di mettersi in affari con Samurai. Una superficiale limpidezza lo pervade, maschera della lordura che ha dentro.
Con le scarpe vecchie di Cinaglia se ne va anche l’ultima anima immacolata di Suburra, e l’uomo della strada sprofonda nell’inebriante vortice della corruzione. Cinaglia non ha più bisogno del popolo o del sostegno del suo partito. Quelle scarpe nuove, metaforico regalo di Samurai al suo nuovo uomo di fiducia, possono portarlo lontano, possono aprirgli porte che le vecchie scamosciate non avrebbero mai varcato.

Sono lo strumento perfetto per affrontare la lunga strada verso il potere, la realizzazione, l’elezione a figlio preferito di quella gran madre meretrice che è Roma.

lunedì 15 luglio 2019

Il vero #tuttosubitista è il senatore Alberto Bagnai!


Cosa abbia voluto #tuttoesubito il sen. Bagnai noi non lo sappiamo. Aspettiamo, deferenti, di essere ILLUMINATI.

sabato 13 luglio 2019

Noblesse oblige

Sono un avversario dell'europeista Salvini, leader della Lega semper secessionista, ma...

Il pilota automatico, l'astratteggia e la congettura eretica a confronto

La risposta di Mario Monti a Federico Rampini illustra e conferma la congettura eretica secondo la quale sono i governi nazionali coloro che chiedono alla Commissione gli ordini che questa gli consegnerà, pagandone lo scotto in termini di impopolarità.

Mario Monti in "Intervista sull'Italia in Europa" 1998
Mario Draghi conferma questo scenario nel 2013, allorché dichiara: «Dovete considerare che gran parte delle misure italiane di consolidamento dei conti continueranno a procedere con il pilota automatico».
Non dovrebbero esserci dubbi, anche alla luce delle scelte di politica economica del governo gialloverde, sul fatto che non c'è e non c'è mai stato nessun braccio di ferro con la Commissione europea, la quale si limita ad assumersi l'impopolarità di scelte che altrimenti ricadrebbero su di esso. E sulla Burghesia compradora y vendedora (BCV) di cui è l'espressione. Assistiamo così alla pantomima quotidiana messa in scena da governo e opposizione che si sbranano su questioni secondarie, sebbene di alto impatto emotivo, come lo scandalo degli affidi di Bibbiano o quello dei rubli alla Lega, mentre nessuna polemica si sviluppa a valle di una manovra da 7,4 mld che, oltre a riportare il deficit perfino al di sotto del miserabile 2,04% inizialmente preventivato, nemmeno offre garanzie sulle temute clausole di salvaguardia! E come potrebbe mai accadere? L'opposizione dovrebbe strepitare sostenendo che serve ancora più austerità? Evidentemente non può, come pure non può chiederne di meno, e allora il problema viene semplicemente eluso. Tanto c'è il pilota automatico.

Nel frattempo legioni di idioti, molti dei quali si trovano anche sulle mie timeline social in attesa di essere brutalmente bannati per manifesta incapacità di intendere l'ovvio, pubblicano a getto continuo post su Bibbiano e sui rubli alla Lega, contribuendo così alla devastante operazione di distrazione di massa sapientemente controllata dall'alto.

Addendum: ecco che magicamente circola questo sconvolgente documento, come resistere alle grida di un bambino per occuparsi di politica? Ma quel che conta è eccitare gli animi, non fare giustizia.

Addendum2: questo è il controcanto della cordata dei maggiordomi piddini.
Nel mentre la sceneggiata "Bibbiano-Rubli russi" si dipana, siccome colà dove si puote ciò che si vuole non mancano, anzi abbondano, le menti sopraffine, ecco che si è già dato il via alla falsa trattativa tra grillini e legaiuoli sull'autonomia differenziata, una finta polemica in cui la parte del poliziotto buono è stata assegnata ai grillini, gli stessi che si sono fatti promotori della legge per la riduzione del numero di parlamentari che ha già superato l'ostacolo della votazione in Senato, in perfetta esecuzione del Piano di rinascita democratica del pidduista Licio Gelli.




Quanto alla trattativa sull'autonomia differenziata, se si adotta la corretta chiave di lettura dei fatti, che per me è la congettura eretica, non è difficile prevedere come la questione andrà a finire. Cominciamo con l'ascoltare il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia:



Proseguiamo con l'oscena proposta delle gabbie salariali:


alle quali, come prevede il copione, il M5S si oppone.

Leggiamo dai documenti della Regione Veneto sulla macroregione alpina (Comunicato stampa N° 1929 del 18/10/2013):

«Oggi abbiamo sancito l’unione di soggetti istituzionali i cui territori insieme costituiscono il cuore dell’Europa ed è la sublimazione di un continente che cambia e che deve vedere protagoniste sempre più quelle comunità omogenee che, condividendo strategie di sviluppo, unitamente affrontano le grandi sfide comuni a cui sono attese, come dimostrano gli incoraggianti risultati sin qui conseguiti dalle due Macroregioni del Baltico e del Danubio.
E soprattutto sull’utilizzo delle risorse comunitarie, sulle finalità dei programmi finanziati con fondi europei, che prima ancora degli Stati dovranno essere le Macroregioni i principali interlocutori dell’UE».

Confrontate infine il suddetto documento con quello dell'UE sulle macroregioni.

Il quadro è chiaro: la frantumazione dell'unità nazionale è sul piatto pronta per essere implementata, al riparo di scandali emotivi ad uso e consumo degli idioti e con il M5S pronto a fare la sua inutile parte "democratica"; perché è ovvio che non serve re-introdurre le gabbie salariali con l'attuale legislazione del lavoro, essendo i salari ormai indissolubilmente legati ai flussi di reddito reali disponibili in ogni territorio, in spregio al dettato costituzionale che impone che lo Stato intervenga in direzione compensativa e redistributiva. Quello che il M5S riuscirà ad ottenere sarà una dilazione in difesa delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, una dilazione che non solo è necessaria e funzionale al prosieguo del piano in quanto un'eccessiva velocità di attuazione rischierebbe di mettere in pericolo il consenso elettorale, ma tiene conto anche del fatto che un gran numero di dipendenti pubblici si trova a Roma, il che renderebbe oltremodo difficoltoso agire su questo versante.


Nel frattempo cosa fanno gli eroi no-€uro, aka gli En€rchi? Vi ripropongo un mio video del 28 febbraio 2019:



e vi faccio vedere come ha votato il più illustre degli En€rchi sulla riduzione del numero di parlamentari, il soldato Alberto Bagnai.

Hanno votato a favore:

(elenco)