martedì 18 giugno 2019

La grande sostituzione

A proposito della trasmissione "L'approdo" condotta da Gad Lerner del 18 giugno 2019, ospiti Sofia Ventura (docente di scienza delle comunicazioni) e Adriano Prosperi (accademico dei Lincei) sul tema dell'immigrazione, altrimenti detta "grande sostituzione".

lunedì 17 giugno 2019

Alcibiade, la Gradisca, Cicciolina

Torno sull'intervista di Alberto Bagnai nella trasmissione Mezz'ora in più St 2018/19 Puntata del 16/06/2019. A un certo punto Bagnai afferma:

"Io sono entrato in politica non per affermare le mie idee o le mie strategie, per mettermi a disposizione".


Mi è partita subito la svalvolata associativa, in ordine decrescente di nobiltà: Alcibiade, La Gradisca, Cicciolina

Sono un aristocratico come aspirazioni, un piccolo borghese nella realtà, un villico come nascita. 

Su Alcibiade (wikipedia): "Durante la guerra del Peloponneso, Alcibiade cambiò più volte il proprio partito politico: nella natia Atene, dal 420 al 410 a.C. fu fautore di un'aggressiva politica estera impegnandosi nell'organizzazione della spedizione ateniese in Sicilia, ma passò dalla parte di Sparta quando i suoi oppositori politici lo accusarono del sacrilegio delle erme. A Sparta propose e supervisionò importanti campagne militari contro la sua città natale, ma anche da lì fu ben presto obbligato a rifugiarsi in Persia, dove divenne consigliere del satrapo Tissaferne finché i suoi sostenitori politici ateniesi non gli chiesero di tornare. Fu poi generale ad Atene per diversi anni, ma i suoi nemici riuscirono a farlo esiliare una seconda volta."

Credo che Alberto Bagnai, ottimo economista che in tanti abbiamo stimato e al quale dobbiamo molto, ora che ha scelto di impersonare un ruolo politico sia in netta difficoltà. Avrebbe bisogno di buoni consiglieri ma, dopo la sua discesa in campo (anche prima in realtà) ha allontanato da sé quelli che pure molto avevano fatto per aiutarlo ad arrivare dove oggi si trova. Non parlo di me, sia ben chiaro, mi avesse ascoltato oggi sarebbe solo un profeta senza cadrèga, ma di altri. Spero che ci rifletta, e anche in fretta, perché svarioni come quello nella trasmissione della Annunziata lasciano il segno. Ma come ha potuto, benedetto uomo, dichiarare che è entrato in politica non per affermare le sue idee ma per mettersi a disposizione? Di grazia, a disposizione di chi? Di un partito? Ma allora è di parte, cioè rappresenta gli interessi di un pezzo di società in conflitto distributivo (non solo ovviamente, ma visto che è un economista...) con gli altri. Oppure voleva dire che è a disposizione del paese tutto, cioè che è uno statista?

Lo statista Bagnai, momentaneamente nella Lega, presto alto rappresentante dell'Italia nei più delicati consessi internazionali! A cosa mira lo statista Bagnai, alla PESCO? Alla presidenza della Commissione Europea? Al seggio italiano all'ONU? Un po' di umiltà senatore, Lei è appena arrivato in politica, prima era un econometrista (neanche un economista) e certi balzi non si fanno partendo dalla premessa di rappresentare tutti. Certe carriere si fanno perché ci si schiera, si diventa di parte, si entra in un partito assumendone la linea politica, poi si sgomita (molto) e, se si è anche bravi oltre che fortunati si fa strada. Questa è la carriera di un politico, senatore Bagnai! Non si può dire che come scienziato (ma l'economia è una scienza?) si pensa una cosa ma, come politico, ci si mette a disposizione. 

Che fa, va in Europa a dire ai tedeschi e ai francesi che secondo Lei, come scienziato, l'euro è una catastrofe ma che si può trovare un accordo per il bene di tutti i paesi europei e di tutte le classi sociali, dai lavoratori ai capitalisti? No senatore, lasci che le spieghi alcuni concetti elementari. Vede, la Lega e il M5S sono due partiti il cui obiettivo primario non è quello di ricercare una qualche specie di equilibrio di Marshall, la politica non funziona così. Se quelli che le hanno offerto un seggio al Senato capiscono che Lei ragiona ancora così, ancora da scienziato, la manderanno a parlare alle feste paesane in Brianza. Lei oggi è della Lega, e finché resta nella Lega non può dire che l'euro è un disastro dal punto di vista della scienza economica per la semplicissima ragione che oggi la Lega sostiene una cosa diversa. Pertanto Lei, se vuole fare il politico, deve dire che oggi l'euro è sostenibile se si faranno gli aggiustamenti possibili. A dire il vero questa cosa l'ha anche detta, ma deve esserle rimasta indigesta perché, messo sotto pressione da quel mastino della Annunziata, ha ceduto di schianto

Sa una cosa senatore? Io sono molto meno bravo di Lei, ma una cazzata del genere non l'avrei mai fatta. Le do un consiglio, se davvero vuole fare il politico, anzi due. Poi faccia quel che vuole, ma ascolti.

Primo consiglio: si metta davanti a uno specchio e ripeta:
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti, 
la situazione è cambiata e oggi l'euro è sostenibile con piccoli e possibili aggiustamenti...

Lo faccia finché non ne sarà intimamente convinto.

Secondo consiglio: si rassegni al fatto di essere perculato da Puglisi, Yanez, massacrato da Bongano, perfino da una nullità come me. E' il prezzo della politica sa? Lo paghi se vuole andare avanti, oppure torni a fare il pendolare tra Roma e Pescara, ne guadagnerà in salute. E anche in reputazione.

Ora scelga Lei. Se vuole fare il politico per i suoi ideali sappia che la sconfitta o il successo dovranno esserle indifferenti; se invece vuole fare il politico a prescindere, allora le possibilità sono tre e soltanto tre: o Alcibiade, o la Gradisca, o Cicciolina. Io la vedrei bene come Alcibiade, ma mi ha già talmente deluso che a volte ho l'impressione che la strada che ha intrapreso sia quella della Gradisca o, Dio non voglia, di Cicciolina.

Ci faccia sapere.

L'Elohim Bagnai

Disclaimer: Questo è un post dedicato a quelli che possono capire, cioè a quelli che conoscono tutta la storia del movimento no-euro, successivamente ramificatosi in numerosi rivoli di cui il sovranismo (quello vero, non la patakka leghista) è quello al quale aderisco, che oggi si chiama bonganismo.

Oggi Alberto Bagnai è stato intervistato da Lucia Annunziata nel corso della trasmissione:

Mezz'ora in più St 2018/19 Puntata del 16/06/2019

Un Bagnai, molto "carico", che a un certo punto ha detto una cosa sulla quale occorre riflettere. Più o meno al minuto 24 ha dichiarato che la prospettiva degli USE è inconsistente con i dati di realtà e che l'UE è un'organizzazione intergovernativa.

Lucia Annunziata: "Lei appartiene a una linea di pensiero che finora non aveva mai capito il perché dello stare in Europa."

Alberto Bagnai: "Ma, io ho capito perché sono stati forniti certi perché, e ho anche cercato di apprezzare, storicizzare, le ragioni; per esempio all'Europa federale, tanto per dire i famosi Stati Uniti d'Europa, ormai non ci crede più nessuno, questo tema va storicizzato; poteva avere un senso quando lo poneva Spinelli nell'immediato dopoguerra, oggi non ha più un senso e si vede perché la prassi è tutta una prassi intergovernativa... vuol dire che in Europa vanno i governi ad affermare le loro ragioni, cioè che non c'è uno Stato Europeo che ha un suo interesse al quale ci dobbiamo inchinare."

Prendiamo dunque atto, e ce lo segniamo, che Bagnai non dà credito alla ventilata ipotesi di passi in avanti concreti verso gli USE. Ovviamente non abbiamo la sfera di cristallo, ma gli indizi che gli USE siano un'ipotesi di lavoro che è stata posta in disparte sono sempre di più. Al contrario i segnali di una progressiva disgregazione del processo europeista sono sempre più evidenti, ma questo non basta a rassicurarci. La ragione di ciò è semplice, ed è parte dell'armamentario ideologico di base del bonganismo: non può bastarci che a rimediare agli errori dell'europeismo siano solo e soltanto gli stessi che li hanno provocati.

Qualcuno potrà obiettare "ha shtata la sinistraaaa!!!", ma noi bonganisti siamo uomini di mondo e non crediamo alle favolette. Non è stata la sinistra, sono stati i liberali!

Lo hanno fatto per mezzo e attraverso le loro infinite mutazioni, travestendosi come sempre hanno fatto e sanno fare, stante il fatto che gli interessi reali e concreti di cui sono il braccio politico sono un'infima minoranza numerica, sebbene dotata di mezzi immensi e della ammirevole capacità di servirsene. Essi hanno la capacità di cambiare continuamente pelle, seducendo e ponendo al loro servizio le migliori individualità che emergono dal corpo sociale. Alberto Bagnai è un esemplare di questa fauna, un uomo dalle grandi capacità comunicative e dal fascino indiscutibile, di cui è rimasto vittima per breve tempo anche il vostro umile cronista di questa incredibile storia, tant'è che, al fine di screditarmi, egli mi additò con l'appellativo di "amante tradita". Non fu facile, per me, liberarmi di questo stigma, il cui effetto fu quello di escludermi per un certo tempo dal dibattito in quello che, ancora agli inizi del 2013, era il piccolo mondo dei no-euro. Ovviamente non gliel'ho mai perdonata, perché fu una vigliaccata, ma in seguito ad altri toccò la stessa sorte. Il tempo è stato galantuomo, anche se Bagnai oggi è un personaggio noto mentre io condivido la sorte di tanti altri che in questi anni, dopo aver contribuito al suo successo, si sentono traditi dalla sua scelta di mettersi al servizio di quelli che ci hanno portato nell'euro e adesso cercano di tirarsene fuori. Non sono stato nemmeno il più sfortunato, perché ad altri è andata peggio.

Tuttavia dobbiamo essere onesti: Bagnai lo aveva sempre detto che dall'euro ci avrebbero tirato fuori gli stessi che etc. etc., siamo stati noi a non credergli. Lo abbiamo fatto perché noi siamo popolo, e abbiamo l'indole di credere che il popolo comprenda tutti, anche coloro che hanno una natura inconciliabile con le aspirazioni di chi è veramente parte di noi. Questo fatto di sentirsi parte del popolo, o meno, marca una differenza fondamentale. Chi si sente parte del popolo vuole la giustizia, chi si sente altro rispetto al popolo, e dunque parte di un'élite, cerca il potere.

Elohim in ebraico
Alberto Bagnai è un elitista, ai massimi livelli, tanto che mi viene spontaneo considerarlo un Elohim. Voi sapete chi sono gli Elohim?

«Quando li uccideva, lo cercavano e tornavano a rivolgersi a lui, ricordavano che Dio è la loro roccia e Dio, l'Altissimo, il loro redentore» (Salmi 78:35,9)

La maggior parte degli esseri umani sono come costoro, che "quando li uccideva lo cercavano e tornavano a rivolgersi a lui". Nell'era social-televisiva sono i fans. Oggi l'Elohim più efficace è Salvini, prima di lui Renzi, prima ancora Berlusconi, poi per un breve periodo Prodi, e ancora e ancora e ancora. Bagnai, rispetto a costoro, è un peso piuma.

Bagnai è stato cercato e cooptato dai suoi simili, gli altri Elohim, ed egli ha risposto alla chiamata. Non c'è niente di male in questo, ognuno deve seguire la propria indole. E' inutile avvilirsi, recriminare, accusarlo di tradimento, Bagnai ha seguito la sua natura e risposto al richiamo della sua specie. Il problema siamo noi, il popolo, al quale non mancano capacità di altissimo livello (ricordate la dialettica servo-padrone?) eppure davanti alle sconfitte tendiamo a convincerci di avere poco valore.

Tuttavia il popolo è il depositario dell'energia sociale, la vera grande forza del cambiamento, e dunque ha il diritto e il dovere di partecipare alla storia - come in effetti accade - determinandone le svolte fondamentali anche quando apparentemente viene sconfitto. Con buona pace dell'Elohim Bagnai e dei suoi superiori, il popolo, con la sua inesauribile energia sociale, non consentirà che siano solo le élites a fare e disfare, ma sarà protagonista del processo. La chiave di volta è il principio democratico, tanto più indispensabile quanto più importanti sono le questioni in gioco. La domanda da farsi non è, come accaduto in campagna elettorale, se stiamo andando o meno verso gli USE, bensì "in che modo si gestisce il casino combinato dai liberali?". Che si tratti di un gran casino dovrebbe essere chiaro a tutti, come pure che l'interesse del popolo è quello del ritorno alla democrazia costituzionale, e non una soluzione elaborata in ambito intergovernativo, quando tutti i governi degli Stati che aderiscono all'Unione Europea sono espressione di forze liberali, le responsabili del casino!

Non è una questione secondaria perché è chiaro che smontare l'Unione Europea non sarà una passeggiata di salute, mentre il prezzo di questo errore, come al solito, inevitabilmente lo pagherà il popolo. Avvenne lo stesso quando uscimmo dalla banda stretta dello SME nel 1992, altro errore di questa mafia liberale che domina incontrastata nel paese dopo il colpo di stato di tangentopoli, ma è ormai improcrastinabile porsi una domanda veramente cruciale: quale sarà la frazione di potere reale che, dopo il collasso, spetterà al popolo lavoratore? Credete davvero, cari fans di Bagnai, che gli Elohim suoi superiori saranno così gentili da offrirci in dono quello che non sapremo conquistarci con i denti e con le unghie?

Il bonganismo è questo: democrazia reale e non fittizia, potere al popolo nella misura in cui saprà prenderselo. Il resto sono favolette.

domenica 16 giugno 2019

Le cambiali di Italo Stato

Siete d'accordo sul fatto che l'Italia, non avendo più sovranità monetaria, si trova nelle stesse condizioni di un'azienda del settore privato che, per investire e crescere, deve necessariamente rivolgersi a chi questo potere sovrano lo ha? Penso di sì, e allora leggete la storia di Italo Stato.

Italo Stato è un brillante imprenditore che ha i conti in ordine, sebbene voci maligne dei suoi concorrenti spargano in giro notizie false. A causa di ciò le banche negli ultimi tempi gli hanno ristretto il credito. Ma Italo Stato non è uomo da perdersi d'animo per cui ha un'idea folgorante: proporre ai suoi fornitori, che vantano un credito verso di lui, di accettare delle cambiali a sei mesi. Le chiamerà italoBot.

Gli italoBot, come ogni cambiale, potranno essere scambiati, ma alla fine sarà lui a doverli onorare, tempo sei mesi. Però, così facendo, ha tranquillizzato i creditori e può mettere mano al bilancio aziendale con più calma. Le banche? Gli hanno già fatto sapere che per loro gli italoBot non cambiano una virgola, ma Italo Stato adesso ha sei mesi di tempo. Siccome non ha il denaro per investire, e in tal modo aumentare la sua produttività, non gli resta che una strada: comprimere i costi. Ha sei mesi di tempo per farlo, mentre i creditori se ne stanno buoni e lui può fare a meno di andare a chiedere altri soldi dalle banche che, ammesso che siano disposte a rifinanziarlo, certamente gli aumenterebbero lo spread... pardon in tasso di interesse.

E così Italo Stato comincia a tagliare qualcuna delle gratifiche che, da sempre, costituiscono un sostegno al salario dei suoi dipendenti. Ad esempio questo contributo assicurativo per le malattie professionali, concordato coi sindacati anni prima ma mai contrattualizzato, di cui per altro si avvalgono soprattutto i dipendenti della filiale sud, lo si potrebbe ridurre. E anche le spese per le colonie estive dei figli dei dipendenti, al solito più gravose per i costi aziendali nel caso della filiale sud. Questi meridionali! Quanto gli costano a Italo Stato, anche se, ad essere sinceri, quando le banche gli facevano credito la filiale sud era preziosa, perché era lì che Italo Stato riutilizzava gli impianti più vecchi ogni volta che investiva nella filiale nord per innovare. Ma che altro potrebbe fare il buon Italo Stato, visto che nuovi impianti, coi quali, ne è certo, spezzerebbe le reni ai concorrenti, non ne può comprare? Queste maledette banche finanziano sempre chi è già in vantaggio competitivo, e ti penalizzano non appena perdi una frazione di quota di mercato! Ah, ci fosse ancora il Banco del Sole, quelli sì che ti davano una mano: bastava portare un po' di voti a Calogero, cosa non difficile dirigendo una media impresa!



Insomma è chiaro, siccome Italo Stato una sua moneta non ce l'ha, e il Banco del Sole è stato privatizzato e oggi è una filiale di Goldman&Sachs, dovrà per forza impegnare un po' di soldi del futuro flusso di cassa per onorare gli italoBot quando andranno a scadenza, tra sei mesi, ma nel frattempo, quatto quatto, può tagliare un po' di costi senza che i creditori lo portino in tribunale.

La morale della favola


Da dove possono arrivare i soldi in uno stato colonia che non ha più sovranità monetaria, e quindi non può decidere come e quanto investire a seconda dei suoi interessi? Ecco la lista:
  1. saldo positivo della bilancia commerciale (fatto)
  2. taglio dei costi interni, salari pensioni e welfare (fatto)
  3. riduzione degli investimenti (fatto)
La morale della favola è che Italo Stato fa il gradasso mentre in realtà si genuflette alle banche. Per di più dividendo parte del rischio coi creditori, ai quali ha fatto credere di avere avuto un'idea geniale. Non è un grande, il nostro Italo Stato? Ma perché un imprenditore così bravo, un'anguilla che sa cavarsela anche in tempi difficili, non è protetto da un vero Stato sovrano? Il suo Stato, fino a prova contraria!

sabato 15 giugno 2019

Il bonganismo

Visto che ci hanno rubato la parola "sovranismo" da oggi mi dichiarerò "bonganista". L'origine di questo termine è il nome di un account twitter, 𝘔𝘳 𝘉𝘰𝘯𝘨𝘩𝘢𝘯𝘰𝘸, che può fregiarsi dell'onore, che gli invidio molto, di essere stato bannato da:

- Riotta
- la Lucarelli
- Gad Lerner
- Maurizio Martina
- Enrico Rossi
- Zucconi
- Bagnai

Probabilmente pensate che stia scherzando ma non è affatto così. Il furto terminologico, ad opera della Lega e con ampia complicità dei media, ha privato noi sovranisti della prima ora - che introducemmo questa parola nel linguaggio politico fin dal 2012 - di una bandiera. Abbiamo bisogno di una parola che ci identifichi, così come in battaglia si ha bisogno di insegne e vessilli, senza i quali non ci si può riconoscere né essere riconosciuti.

Dunque sono un bonganista, e ciò verrà segnalato anche dalla grafica di questo blog. Vi invito a leggere e soppesare con la dovuta serietà le linee guida del bonganismo, tenendo ben presente il fatto che mai una sola parola può sintetizzare un intero pensiero politico, ma deve essere capace di fissare alcuni punti fermi e irrinunciabili.

Il bonganismo è una postura politica che sul piano contingente, cioè dell'attualità politica, è per l'Italexit. Su un piano più generale il bonganismo sostiene la necessità che una forza politica indichi con chiarezza il suo obiettivo principale, senza infingimenti di alcun tipo. Questo è un principio forte, posto a difesa del metodo democratico, perché gli elettori devono sapere con certezza per cosa votano. L'idea, oggi in voga, che si possa mentire agli elettori per poi governare a prescindere, o addirittura in contraddizione con gli impegni presi, è purtroppo considerata inevitabile in una democrazia moderna. Noi bonganisti riteniamo che il nome corretto per questa postura politica sia "elitismo", vale a dire la quintessenza della mancanza di democrazia, ancora più estrema di un regime manifestamente e statuariamente oligarchico. Gli elitisti, che abbondano in tutti i partiti politici, nella Lega salviniana si sono spinti fino al punto di esporsi pubblicamente come tali, incoraggiati in questa sconcia manifestazione di odio per il principio democratico da folle plaudenti di obnubilati tifosi. Il più noto elitista della Lega è un economista ormai molto noto che è riuscito, facendo ricorso ad artifici demagogici talvolta anche geniali, a convincere i suoi seguaci di voler fare tutto ciò che gli stessi desiderano, sia questo uscire dall'euro un venerdì sera piuttosto che cambiare l'Europa dal di dentro o addirittura fare un passo verso gli Stati Uniti d'Europa (USE) e, così facendo, in un modo o nell'altro fregare i tedeschi.

Uno dei trucchi utilizzati da costui è stato coniare il termine "tuttosubitisti" (a dimostrazione dell'importanza e della forza delle parole) scagliato come una pietra contro tutti coloro che chiedono conto delle gigantesche contraddizioni tra la loro propaganda elettorale e l'azione effettiva di governo. In buona sostanza l'accusa di "tuttosubitismo" equivale a "lasciateci lavorare senza rompere i maroni" perché le cose da fare sono complesse e richiedono tempo, mentre chi ha fretta dimostrerebbe di avere un temperamento infantile. C'è un nucleo di verità in questa asserzione, perché è del tutto ovvio che l'azione di governo, soprattutto in ambito internazionale, richiede una certa dose di riservatezza e talvolta di discrezionalità, circostanza che noi bonganisti riconosciamo, dando così misura del nostro grado di maturità. Vi è tuttavia un limite, insuperabile ma purtroppo superato di slancio e senza un accenno di vergogna, costituito dal fatto che, sebbene non si possano dare in pasto alla stampa i dettagli tattici delle trattative, la direzione strategica deve essere comunque chiara e pubblicamente dichiarata agli elettori.

Nella fattispecie dei rapporti con l'Unione Europea, ad esempio, si accampa il pretesto per cui una esplicita dichiarazione di voler uscire dall'euro avrebbe l'effetto di scatenare i mercati, ma asserire una cosa del genere equivale a mettere il paese in una situazione pericolosissima. Infatti, se la direzione strategica fosse realmente quella di preparare le condizioni per una trattativa in condizioni migliori, per la quale si sostiene che serve del tempo, allora si sta dicendo che la debolezza del paese è tale da rendere inevitabile una sospensione della democrazia, di cui costoro si stanno assumendo la grave responsabilità.  Se, al contrario, la direzione strategica è quella di andare verso gli USE (noi bonganisti diamo per assodata l'irriformabilità dell'Unione Europea come governance intergovernativa - ndr) il non dichiararlo esplicitamente li pone sullo stesso piano di un Prodi qualunque, che prometteva agli italiani che avrebbero lavorato un giorno in meno guadagnando come se lavorassero un giorno in più, mentre teneva ben nascosta agli elettori la vera natura dell'UE e dell'euro.

Qual è dunque, chiediamo noi bonganisti, la verità? Siamo in uno stato di sospensione della democrazia, del quale i signori elitisti della Lega si sono fatti complici a fin di bene mentre mettono in sicurezza il paese? Se questa è la risposta, allora nei prossimi mesi si dovranno vedere dei risultati tangibili. Quanto tempo serve per ciò, prima di chiamarli babbomortisti? Ma soprattutto, vi è già oggi coerenza tra le dichiarazioni pubbliche e gli atti concreti del governo? Purtroppo non sembra che le cose stiano così, con il che, se ciò è vero, allora siamo in uno stato di sospensione della democrazia a tempo indeterminato.

Ma il vero timore di noi bonganisti, fondato sull'assioma dell'irriformabilità dell'UE, è che gli elitisti della Lega stiano svolgendo un ruolo scellerato, quello di confondere l'opinione pubblica per guadagnare tempo in attesa di compiere atti eversivi senza e contro il consenso del Popolo, ovvero che stiano lavorando alacremente nella direzione degli USE. Sarebbe una responsabilità gravissima, dalle conseguenze incalcolabili, come ben segnalato da uno di loro qualche anno fa:



In definitiva il bonganismo, oltre a dichiarare come obiettivo strategico contingente l'Italexit, assume un'idea forte della democrazia, considerata un bene molto più importante di qualche punto di Pil in più o in meno. Quello che ci preoccupa veramente non è la deflazione, che pure danneggia gravemente il paese - in particolare il mondo del lavoro - ma la perdita della democrazia, o almeno di un grado minimo sindacale di democrazia, che si basa sul fatto che le forze politiche conquistino o perdano consenso in funzione degli impegni che esplicitamente prendono con gli elettori. Ebbene, per come sono messe le cose in Italia e sulla base delle dichiarazioni rese in campagna elettorale, tutte le forze politiche vogliono perseguire l'obiettivo impossibile di riformare l'Unione Europea! Pertanto, per l'assioma dell'irriformabilità, stanno conducendo il paese alla rovina, oppure hanno mentito agli elettori. In alternativa, nella speranza che il governo stia seguendo una strategia, e ammesso che non stia invece ingannando ancor di più gli elettori, resta il fatto che siamo in uno stato di democrazia sospesa. In ogni caso abbiamo bisogno di bonganismo. Quanto, lo capiremo presto.

venerdì 14 giugno 2019

Hic manebimus optime

In relazione ad alcuni commenti al video dal titolo "Giù le mani dal compagno Bagnai", ho così risposto:

Vorrei precisare, da autore del video, che ho innanzi tutto difeso Bagnai da un becero attacco. In subordine ho anche asserito che Bagnai, coerentemente con una sua vecchia tesi ("ci tireranno fuori dall'euro coloro che ci hanno portato nell'euro" - cioè gli USA) ha deciso di continuare la sua battaglia nella Lega, con ciò tradendo sostanzialmente sé stesso, o almeno il Bagnai che, nei primi anni, aveva creduto di poter trovare alleati e sostegno in una "sinistra socialista". Questa sinistra socialista ha dimostrato di non esistere, salvo pochi illusi che credono di poterla cambiare dal di dentro, con la conseguenza che Bagnai è andato con la Lega. Diversamente da lui, e questa è la ragione politica del nostro "divorzio" al netto degli aspetti caratteriali, io ho ritenuto di continuare una battaglia nel campo socialista, una scelta che al momento si sta dimostrando sicuramente perdente. Per queste ragioni lo difendo dagli attacchi beceri, ma continuo a criticarlo, legittimamente, dalla mia prospettiva. Che è quella sovranista-costituzionale, cioè socialista. Non sono in competizione con Bagnai, anzi spero ardentemente che egli e la Lega possano fare qualcosa di buono, ma non rinuncio alle mie idee, e soprattutto non vedo ragione per abbandonare la postazione politica che il destino mi ha assegnato. Hic manebimus optime.