mercoledì 12 dicembre 2018

Euroquiz


Mancò il coraggio, non la fortuna! 

Il compito di questa generazione è quello di ricostruire dal nulla partiti politici che difendano gli interessi dei lavoratori con la stessa inflessibile determinazione con cui tutti i partiti dell'arco liberale difendono quelli del capitale finanziario e industriale. Per riuscire in questa difficilissima impresa sarà essenziale scegliere con la massima attenzione, e senza accomodamenti di alcun genere, compagni di viaggio affidabili e coraggiosi. La fortuna può andare e venire, ma il coraggio deve esserci sempre.

martedì 11 dicembre 2018

Era de maggio


Non capiamo e quindi non ci adeguiamo. C'è altro da aggiungere?

Ah sì, rompiamo i coglioni. 




Adesso rassereniamoci ascoltando il grande Roberto Murolo.


«Era de maggio e te cadéano 'nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse.
Fresca era ll'aria, e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciento passe.
Era de maggio; io no, nun mme ne scordo,
na canzone cantávemo a doje voce.
Cchiù tiempo passa e cchiù mme n'allicordo,
fresca era ll'aria e la canzona doce.

E diceva: "Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu mme lasse e io conto ll'ore...
chisà quanno turnarraje?"
Rispunnev'io: "Turnarraggio
quanno tornano li rrose.
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá.
Si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá."

E so' turnato e mo, comm'a 'na vota,
cantammo 'nzieme lu canzone antic';
passa lu tiempo e lu munno s'avota,
ma 'ammore vero no, nun vota vico.
De te, bellezza mia, mme 'nnammuraje,
si t'arricuorde, 'nnanze a la funtana:
Ll'acqua llá dinto, nun se sécca maje,
e ferita d'ammore nun se sana.

Nun se sana: ca sanata,
si se fosse, gioia mia,
'mmiez'a st'aria 'mbarzamata,
a guardarte io nun starría !
E te dico: "Core, core!
core mio, turnato io so'.
Torna maggio e torna 'ammore:
fa' de me chello che vuo'!
Torna maggio e torna 'ammore:
fa' de me chello che vuo'»

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Nota: per chi non lo sapesse io sono blocked since 2013.


Addendum

Asfaltato da Puglisi
Infine, link definitivo: Il tramonto del tramonto dell'euro.

lunedì 10 dicembre 2018

L'Asse Roma-Berlino

Da un po' di tempo tanti sovranisti ingenui che hanno creduto in Salvini sono ammutoliti. Per forza: non si può mentire a tutti, come ha fatto Salvini, per lungo tempo. Le vere intenzioni della Lega stanno venendo alla luce; potrei argomentare a lungo, ma credo che un paio di tweet valgano più di mille parole. Ecco il primo:


Questo è il secondo:


Salvini vuole un rapporto privilegiato con la Germania, ovviamente per democratizzare l'Europa! Anche Piketty, che è un "sinistro", vuole democratizzare l'Europa, dunque è cosa fatta. Vi ricordo i saldi settoriali della Germania (guardate il 2016):


Nel 2016 quasi tutto il surplus del settore privato è determinato da quello commerciale, e addirittura vi è una piccola diminuzione dovuta al fatto che il deficit pubblico tedesco è in leggero attivo (+0,2%). Ora guardiamo gli stessi dati per l'Italia:


Sempre con riferimento al 2016, notiamo per l'Italia una lieve differenza rispetto alla Germania: per noi il surplus del settore privato (6%) è dato dalla somma del surplus commerciale (3,8%) e del deficit pubblico (2,2%). Facciamo che ci si incontra a metà strada, e allora il deficit di entrambi dovrebbe aggirarsi intorno all'1,2%. Quindi delle due l'una: o si fa l'asse Roma-Berlino, e allora il deficit della manovra deve tendere a quest'ultima cifra, oppure si sfora e non si fa l'asse Roma-Berlino. Tertium non datur.

P.s. Colui che tutto puòte perché lo vuole dovrebbe, a questo punto e se fosse coerente con sé stesso, fare un gesto eclatante: darsi fuoco in un distributore.


sabato 8 dicembre 2018

Il dezzanismo

Il dezzanismo è una lettura geopolitica dell'atlante del caos che riduce tutto allo scontro tra potenze marittime e potenze terrestri, ovvero gli angloamericani da una parte e l'Eurasia dall'altra.


Uno degli autori più convinti di questa tesi è Federico Dezzani, che leggo sempre con piacere ma anche con cautela perché più di qualche volta esagera un po'. Ne è un esempio il suo ultimo articolo (dal quale ho tratto la cartina) che vi invito a leggere:

Geopolitica applicata al 2019


Trovo almeno due limiti nell'approccio di Federico Dezzani. Il primo è un certo fondamentalismo economico sul lato delle risorse di base - gas, petrolio, minerali, vie commerciali; il secondo consiste nell'idea di interpretare l'evoluzione a breve-medio termine facendo ricorso a una chiave geopolitica da tettonica a zolle: ammesso che sia vero che la grande direttrice della storia sia la dicotomia mare-terra, questo non è particolarmente utile per decifrare le mille increspature che ne derivano. Se a ciò si aggiunge il sospetto che il Dezzani faccia il tifo per la terra contro il mare capite perché, quando lo leggo, cerco di attivare tutte le mie capacità critiche. E tuttavia lo leggo ugualmente.

Nell'articolo linkato Dezzani accenna al fenomeno dei gilet gialli: «L’intenzione di Emmanuel Macron di emancipare la Francia e l’Europa dalla tutela americana è certamente all’origine della rivoluzione colorata nota come “gilet jaunes”: anziché “la corruzione”, si è scelta questa volta come pretesto per le manifestazioni, sempre più violente, il rialzo delle accise sui carburanti.»

Abbiamo visto le immagini degli scontri, trasmesse in tempo reale dal canale local team. Video di ottima qualità, professionale, nessun disturbo da parte della polizia, e questo mi lascia interdetto. Abbiamo visto qualche migliaio di gilet gialli, forse 5000, fronteggiati da un corposo e ben organizzato spiegamento di polizia. Alla fine, a parte qualche momento di particolare intensità, molto fumo e poco arrosto. Secondo Dezzani i gilet gialli sono un movimento eterodiretto; personalmente non ne sono certo, ma nutro più di qualche sospetto in tal senso. Eppure, se fosse vera l'ipotesi che i gilet gialli sono un movimento eterodiretto, ciò li renderebbe ancora più importanti, sebbene da una prospettiva completamente diversa rispetto all'ipotesi che siano invece un'eruzione spontanea nata nelle pieghe della società francese.

Se i gilet gialli sono un fenomeno evocato e assecondato da una sapiente manina angloamericana, allora il poco che abbiamo visto dalle dirette social assume un'importanza molto maggiore di quel che appare. Come sempre, nel tempo della politica spettacolo quello che conta veramente di una manifestazione non è il numero dei partecipanti, né quel che accade, ma il racconto che se ne tira fuori. Il vostro blogger di paese, quando aveva vent'anni, si fece tutte le manifestazioni del biennio 1977/78 girando da fricchettone (coi libri universitari nello zaino) in lungo e largo per l'Italia, per cui posso rivendicare un minimo di esperienza sul campo. Ebbi i primi sospetti quando, dopo aver partecipato ad una manifestazione con qualche migliaio di manifestanti molto rumorosa ma nulla più, il giorno dopo ne lessi su tutti i giornali italiani con titoli in prima pagina. A chi giova, mi domandai, dare tanta importanza alle manifestazioni dell'estrema sinistra? Lo capii molti anni dopo quando scoprii che, mentre io facevo l'indiano metropolitano, si era combattuto un duro confronto politico il cui esito aveva posto le basi dell'adesione al trattato di Maastricht.

Per questa ragione, nel post di ieri, ho concluso: "Sarà una replica della notte del 17 gennaio 1991, quando assistemmo in diretta all'operazione desert storm. In verità vedemmo ben poco di sostanziale, e credo che domani sarà lo stesso, ma il mondo cambiò. Ce n'est qu'un debut, preparon le combat!"

Di Maio e Salvini in Surplace?
Quello che dovremo fare è aguzzare la vista per scrutare quante e quali narrazioni diverse verranno proposte, da chi, con quale importanza. Già ora è possibile affermare che la narrazione "favorevole" ai gilet gialli è quella presente sui social, mentre tutto il sistema dei media - televisivi e su carta - tende a minimizzarne l'importanza quando non a nascondere l'evento. Questo come prima impressione, ma poi occorrerà condurre l'analisi più a fondo. Infine, dovremo continuare a domandarci perché, visto che il governo gialloverde ha ormai il controllo della televisione, su questo media nulla sembra essere cambiato dal tempo dei piddini. Sarà perché il governo gialloverde è un esecutivo che deve lavorare in surplace in attesa che altri e più importanti nodi vengano sciolti?

E naturalmente un occhio di riguardo al videoblog più seguito, byoblu, che non si sa più se è carne o pesce.

Quel che è certo, come ricorda lo stesso Dezzani, è che Trump ci è andato giù pesante:

Non serve sottolineare che, qualora in Francia gli equilibri interni al deep state siano cambiati, e dunque si sia deciso di liberarsi di un Presidente ingombrante e sempre più chiaramente inadeguato, un atto di così grande importanza deve essere adeguatamente preparato prima di essere offerto all'opinione pubblica. La funzione dei gilet gialli potrebbe essere proprio questa: montare un po' di disordini al fine di giustificare le dimissioni di Macron e il ritorno alle urne. Staremo a vedere.

La verifica di questa ipotesi, che riconosco essere un po' azzardata, sarà possibile molto presto. Un primo appuntamento cruciale è l'11 dicembre, quando si capirà se avremo un hard deal o un soft deal sulla Brexit; Se a questo dovessero seguire le dimissioni di Macron, per altro in contemporanea con l'uscita di scena della Merkel, allora sarà il caso di tenere d'occhio la Lega. Perché, qualora il deep state italiano decidesse di stare con la Germania, allora la crisi di governo sarebbe sicura e rientrerebbero in gioco Berlusconi e il PD. Vi ricordo che i numeri per un governo di centro destra, con l'appoggio del PD, ci sono.

De benza gallica

Cosa sappiamo veramente dei gilet gialli? Nulla. Esattamente come nulla sapevamo, nel 1990, delle ragioni per cui Saddam Hussein aveva invaso il Kuwait. Esattamente come, il 10 settembre 2001, nulla sapevamo di quello che sarebbe successo il giorno dopo, né degli interessi realmente in campo. Nulla.

L'informazione mainstream italiana non fa nemmeno finta di occuparsene, semplicemente relega in secondo piano l'atteso evento descrivendolo in termini del tutto banali. Forse non sanno nulla nemmeno loro: i maggiordomi, si sa, vengono istruiti a cose fatte.

Dunque cosa posso saperne io? Nulla. A questo punto potete chiudere la pagina e passare ad altro, oppure leggere quello che un blogger di paese pensa e deduce a rigor di logica.

Domani andrà in scena un atto importante della guerra civile d'occidente, nella fase che vede contrapposti, dal lontano 1975, gli Stati uniti e i suoi alleati inglesi, canadesi, neozelandesi e australiani, col supporto del Giappone, contro due Stati europei: Francia e Germania. Per meglio dire le élites di Francia e Germania col loro codazzo di Stati satelliti: Olanda, Finlandia e altri minori. Oggetto dello scontro la pretesa di Francia e Germania di riscattarsi dalla condizione di subalternità geopolitica in cui sono precipitate dopo la seconda guerra mondiale. Strumento della ribellione è stata la costruzione dell'Unione Europea, nella quale hanno coinvolto anche il nostro paese con la complicità della classe dirigente ex-comunista. Dopo aver demolito la mafia, principale strumento di controllo americano della politica nazionale, e dopo aver fatto emergere il bubbone Gladio, altro importante strumento di controllo nelle mani degli americani, il deep state italico ha aderito in pieno al progetto unionista europeo, e le cose sono andate avanti fino a quando negli Stati Uniti a prevalere è stata la fazione favorevole, o quanto meno non del tutto avversa, al progetto. L'arrivo di Trump ha cambiato gli equilibri, come pure la Brexit.

Domani, di buon'ora, mettiamoci comodi davanti alla televisione, ma soprattutto seguiamo i social saldamente sotto il controllo degli americani. Sarà una replica della notte del 17 gennaio 1991, quando assistemmo in diretta all'operazione desert storm. In verità vedemmo ben poco di sostanziale, e credo che domani sarà lo stesso, ma il mondo cambiò. Ce n'est qu'un debut, preparon le combat!

giovedì 6 dicembre 2018

Le nozze coi fichi secchi

Premessa


"Aspettiamo ancora la separazione delle banche commerciali da quelle d'affari, costo zero, la nazionalizzazione di Unicredit e Banca d'Intesa, così ci riprendiamo anche Banca d'Italia e una diversa gestione del debito pubblico; i primi provvedimenti che non costano nulla sono l'eliminazione delle aste marginali e un sostanziale aumento dei soggetti istituzionali che partecipano alle aste di collocamento ecc. ecc. ecc." [Mauro Gosmin]

Nel frattempo dalle grida elettorali di sforamento del deficit oltre il 3% siamo passati prima a un più pudico 2,8%, poi al 2,4%, poi al 2,2%, infine si parla dell'1,95%.

Giova ricordare che la Kommissionen ci chiedeva, per la finanziaria in corso di lavorazione, di restare entro l'1,6% per poi scendere ancora, l'anno prossimo, allo 0,8%, con la prospettiva di un surplus dello 0,2% nel 2021.

Credits: Giovanni Zibordi


Attenzione, stiamo parlando di deficit e surplus al lordo degli interessi sul debito pregresso perché, quanto agli stessi valori al netto degli interessi, ovvero il saldo primario, siamo già in surplus, e da anni.


Non sono cose che devo spiegare ai frequentatori di questo blog, dove ci si sforza di non fare banale propaganda. Altri dati sono disponibili qui.

Svolgimento


Eppure, a dispetto di questa evidenza, in una parte del mondo un tempo sovranista e oggi, Dio non voglia, collaborazionista a sua insaputa, ci si arrampica sugli specchi per trovare giustificazioni e spiegazioni all'operato del governo gialloverde. Tuttavia, siccome non sono uno che vuole avere sempre ragione, vi dico che, se mi sto sbagliando, non avrò problemi a riconoscerlo, ragion per cui vi sottopongo una di tali spiegazioni che mi sembra particolarmente sensata. Ne è autore Giuseppe Masala il quale, commentando i fatti francesi, scrive su FB:

"Intanto alcuni sindacati di Polizia, dichiarano lo sciopero per sabato. In un caso si parla addirittura di sciopero ad oltranza e di unione con i Gilet Gialli in rivolta. Qui si sta facendo la storia. Io non ho prove ma rimango della mia, stiamo assistendo ai terribili colpi di maglio di Washington attuati secondo la strategia nota come Full Spectrum Dominance. Armi giudiziarie, finanziarie, sociali, politiche fino alla demolizione dell'EU per come la conosciamo oggi. Mi pare che l'attuale step sia quello di rompere l'Asse franco-tedesco al fine di isolare la Germania e successivamente costringerla alla capitolazione. Poi ci sono le pressioni politiche al fine di non approvare il deal EU-UK sulla Brexit. Alla May non rimarrebbe che calpestare la volontà popolare e ritirare l'invocazione dell'Art.50 come vorrebbero gli europoidi. Chiaro che le conseguenze sarebbero gravissime. Poi a voler essere precisi vediamo Commerzbank e Deutsche Bank direttamente con le budella per terra. Completamente massacrate."

Lo scenario delineato da Giuseppe Masala potrebbe avere un fondamento. Se lo avesse ci offrirebbe una lettura alternativa della retromarcia del governo gialloverde. Si potrebbe infatti argomentare che il vero compito di questo governo sia quello di tenere la posizione in attesa che il colpo di maglio venga sferrato da Washington "secondo la strategia nota come Full Spectrum Dominance". Di più, si potrebbe addirittura argomentare che nel governo gialloverde ci sia una specie di situazione di equilibrio competitivo tra un M5S più vicino a Washington e una Lega più propensa a schierare l'Italia con la Kommissionen. Questa lettura darebbe conto del clima da drôle de guerre nella maggioranza, come pure del lungo tempo che è stato necessario per formarla. In sostanza il deep State italiano non avrebbe ancora deciso da che parte stare, con gli anglo americani o con gli imperi centrali, e quindi traccheggia come fece fino all'ultimo nel periodo precedente la prima guerra mondiale e, per un bel po', anche prima della seconda per poi schierarsi dalla parte sbagliata, tirandosene fuori nella ben nota maniera. A sostegno di questa lettura vi è un indizio che, secondo me, non deve essere sottovalutato: avete notato che i media appaiono, sempre di più, molto aggressivi col M5S e tutto sommato clementi con Salvini, sia pure al netto delle polemiche di rito?

In ogni caso, sia che il governo gialloverde abbia effettivamente calato le braghe con la Kommissionen, sia che ben altre questioni bollano in pentola, resta il fatto che il mondo un tempo sovranista è oggi un attore ininfluente. E' da questa presa d'atto che si deve ripartire, se ne abbiamo voglia.




Testo


Dai un’occhiata Joe, ah!
Due, tre, quattro
uno, due tre
no, non c’è niente di male
Si, se vi racconto la storia
Tuttavia
ci sono già abituato
Non ne parlano né alla radio né alla TV – si

Lei era giovane
il cuore così puro e bianco
E ogni notte ha il suo prezzo
Lei dice: dolcezza
devi rappare a tempo
Capisco che è eccitata

Lei dice: baby, sai
che mi mancano i miei amici funky
Intende Jack, Joe e Jill
La mia comprensione per il funk
è sufficiente
capisco cosa vuole adesso

Rifletto tra me e me
in compenso parla il suo naso
Nel frattempo continuo a fumare
I posti speciali li conosce bene
Voglio dire, prende anche la metropolitana

Lì cantano

Non voltarti – oh, oh, oh
Guarda, guarda, il commissario è in giro – oh, oh, oh
Ti terrà d’occhio e tu sai perché
La voglia di vivere ti sta uccidendo
Tutto chiaro, signor commissario?

Ehi amico, vuoi comprare un po’ di roba?
Hai mai rappato questo, Jack –
allora rappalo a tempo

Incontriamo Jill e Joe e suo fratello Hipp
E anche il resto della banda figa
Rappano qua, rappano là
Mentre raschiano i muri
Questo caso è chiaro, caro signor commissario
Anche se lei pensa diversamente
La neve su cui andiamo tutti in discesa
oggi la conosce ogni bambino

Adesso la filastrocca:

Non voltarti – oh, oh, oh
Guarda, guarda, il commissario è in giro – oh, oh, oh
Ha il potere e noi siamo piccoli e stupidi
E questa frustrazione ci rende muti

Non voltarti – oh, oh, oh
Guarda, guarda, il commissario è in giro – oh, oh, oh
Se si rivolge a te e tu sai perché
Digli, la tua vita ti sta uccidendo

Tutto chiaro, signor commissario?

domenica 2 dicembre 2018

Cambiando l'ordine delle priorità il risultato cambia

In estrema sintesi la differenza tra la Costituzione italiana del 1948 e i trattati europei consiste nel fatto che la prima pone al vertice degli obiettivi dell'azione dei governi la piena occupazione, e solo in seconda battuta il controllo dell'inflazione, mentre i secondi invertono l'ordine di queste priorità.

Si tratta di una questione assolutamente fondamentale e dirimente. Trattandosi di un ordine di priorità tra due obbiettivi autoescludentesi, perché perseguire l'uno significa penalizzare l'altro e viceversa, ne consegue che la Costituzione del 1948 e i trattati sono incompatibili.

Non c'è altro da dire, non ci sono discussioni, non ci sono sofismi che tengano. O la gatta è incinta oppure non lo è. Mezza incinta non si può.

Stando così le cose è ovvio che, nel giudicare l'azione del governo gialloverde, la prima domanda che dobbiamo porci è se il suo orizzonte strategico sia quello di recedere dall'Unione Europea ovvero restarvi. Nel secondo caso tutto ciò che accade, tutte le proposte e tutte le promesse, insomma tutto, non può che essere interpretato nel senso che questo governo continua ad avere come priorità il controllo dell'inflazione, e dunque che il lungo confronto con la Commissione è una trattativa e non uno scontro. Una trattativa per rimanere nell'UE a condizioni migliori, ma pur sempre una trattativa.

Alla luce di quanto affermato, che non è contestabile perché carta canta, appare singolare la posizione di sostanziale appoggio al governo gialloverde più volte esternata dagli amici del blog Sollevazione. Tale posizione può essere spiegata col cedimento alle lusinghe delle sirene di Bruxelles, ovvero con l'ipotesi di un grave errore politico, sebbene in buona fede, dei nostri amici. Oppure, ipotesi del terzo tipo, i nostri amici sollevatori sono a conoscenza di cose di cui noi, che da anni ci interessiamo del problema, né il popolo tutto, abbiamo il minimo sentore.

Il tempo chiarirà ogni cosa, ma è anche possibile che il vero giunga troppo tardi, quando il danno sarà fatto. Oddio! non è che cambi molto visto che noi sovranisti costituzionali - aka patrioti - siamo  quattro gatti, ma certo non sarebbe una bella figura. E tuttavia gli amici sollevatori insistono. Forse hanno, o credono di avere, notizie di prima mano che li rassicurano. Magari è questa la ragione per cui il compagno Bagnai, solitamente reattivo ben oltre il giusto, ha taciuto con Calenda allorché questi gli ha detto:



venerdì 30 novembre 2018

Tchre minuti con Fiorenzo Fraioli


Non avete ancora capito? E io che vi posso fare? Avete capito? E allora state alla larga che vi conviene. 

Punto.

P.s. Troppo criptico? Gli è che siete ancora convinti che Fukuyama, in fondo, avesse ragione. Non vi posso proprio aiutare, perdonatemi.

domenica 25 novembre 2018

Il Perotti

Simone Perotti

Mi incuriosisce il Perotti, no non sto parlando del Perozzi di Amici miei ma del Perotti intervistato da Byoblu. Uno che, a sentirlo parlare, si è fatto da solo i vestiti che indossa, gli occhiali eleganti, la barca con cui naviga, che scrive libri come "Adesso Basta – Lasciare il lavoro e cambiare vita” e “Ufficio di scollocamento”. E che ha un blog sul FQ, dove proprio oggi ha pubblicato un articolo dal titolo "Io non sono un ‘gilet giallo". Leggetelo, ci troverete perle come queste:

  • «Non vale accettare le regole dell’avversario per poi lamentarsi di aver perduto contro di lui. Questa massa col gilet giallo è la ex aspirante classe media, quelli come noi. Hanno accettato di giocare al gioco sbagliato, fin da principio, come noi. Lavorareacquistare oggetti per la gran parte inutili e dannosi, sprecareinquinare, ammassarci in grandi città, disinteressarci del collasso del pianeta, ridurre a zero le relazioni sociali, impedirci qualunque tempo della riproduzione spirituale, esistenziale, devoti solo alla crescita, al denaro, all’ambizione verso modelli plastificati.»
  • «Occorre rifiutare le regole del consumo per come sono state codificate; occorre vivere altrove, diversamente, facendo tutto il possibile da sé; occorre uscire dai grandi canali di comunicazione, smettere le vie del traffico e dell’affollamento; occorre ridurre il consumo di energia, autoprodurla, scaldarsi, cucinare, gestire i propri rifiuti diversamente; occorre scampare l’obbligo del lavoro totalizzante, utilizzare il tempo per vivere in modo differente; occorre preoccuparsi individualmente delle sorti del pianeta, il serial-killer che sta sfasciando la porta mentre noi siamo distratti a parlare di decreto sicurezza, e che presto lo renderà vano perché verremo spazzati via; occorre avere il coraggio di immaginare un’altra vita, propria, autosufficiente per il possibile. »
Già, come dargli torto? Le abbiamo viste tutti queste donnette anzianotte col gilet giallo, persone che spendono e spandono le loro ricche pensioni per  "acquistare oggetti per la gran parte inutili e dannosi, sprecare, inquinare...", ma anche quei lavoratori che invece di "vivere altrove, diversamente, facendo tutto il possibile da sé" si ostinano a vivere nelle piccole città della Francia provinciale per poi fare tutti i giorni, ossessivamente, avanti e indietro per andare a Parigi. E neanche per farsi una salutare e rilassante passeggiata, che fa bene anche allo spirito, ma addirittura per andare a lavorare!

Ha ragione il Perotti, e bene ha fatto Byoblu a intervistarlo. Ci ricorda, il Perotti, che non dobbiamo accettare un tale stile di vita, «Quello della massa prona, che accetta con una firma tutto il contratto, clausole letali incluse» perché schiava del consumismo. 

«Non imbocchiamo quell’autostrada, prendiamo una via laterale. Dovunque ci porti sarà meglio che a quell’impatto.» 

Ma dove ci porterà quella «via laterale» se, invece di «preoccuparsi individualmente delle sorti del pianeta, il serial-killer che sta sfasciando la porta mentre noi siamo distratti a parlare di decreto sicurezza, e che presto lo renderà vano perché verremo spazzati via» la prendiamo tutti insieme, in massa?

Non so a voi, ma a me viene in mente un gigantesco ingorgo... e poi bisognerà farci un'autostrada.

E adesso non resta che aspettare

Ci sono sostanzialmente tre letture della situazione.
  1. Quelli che "il governo gialloverde non è quello che noi vorremmo ma è sinceramente schierato a difesa degli interessi dell'Italia, per cui andrà sostenuto dall'attacco dei poteri oligarchici quando arriverà il momento dello scontro".
  2. Quelli che "il governo gialloverde è parte del complotto oligarchico e collabora alla realizzazione degli Stati Uniti d'Europa".
  3. Quelli che "il governo gialloverde sta cercando di spuntare il massimo di flessibilità senza mettere in discussione il progetto europeo, per cui non ci sarà nessuno scontro ma solo un  confronto più o meno aspro".
Forse ce ne sono altre, ma sui social sono queste quelle che si dibattono. In sordina, in verità, perché almeno un briciolo di buon senso sembra prevalere, e dunque le polemiche restano ad un livello accettabile. E adesso non ci resta che aspettare.

venerdì 23 novembre 2018

Dalle wunderwaffen al wunderplan

Link correlato: le wunderwaffen
Per chi viene sul blog per i gattini

Questa storia del piano segreto, o della strategia segreta, o dell'uscita dall'euro il venerdì sera fate voi, sta inquinando la percezione della natura reale del governo yellowgreen. Si moltiplicano gli appelli alla difesa del governo impegnato nella battaglia contro la commissione cattiva, e si invoca la mobilitazione delle masse. Tutto questo perché il governo ha presentato una manovra col 2,4% di deficit, mentre la Francia ne annuncia una col 2,8% e la Spagna all'1,8%.

Mi corre l'obbligo di ricordare - anche a voi cari adoratori di gattini - che per la commissione il parametro veramente importante è l'output gap, che per noi deve essere necessariamente negativo. L'output gap, per chi si fosse messo ora in ascolto, è la differenza tra la crescita effettiva del PIL (E) e quella che (forse al fine di minimizzare la comprensione da parte delle succitate mitiche masse) è chiamata crescita potenziale (P) ma che altro non è che il tasso di crescita che non fa salire l'inflazione.

Dunque E-P deve essere minore di zero.

La ragione è semplice: nell'euro i prezzi nei diversi paesi devono salire di pari passo, cioè mantenendo costanti i rapporti reciproci. Anzi i paesi che, in passato, hanno conosciuto una crescita troppo alta, e quindi hanno raggiunto costi di produzione che li rendono non competitivi, devono fare politiche che la diminuiscano. Voi direte: ma chi sei tu, che te credi Bagnai? Ma no, figuratevi se io posso citare il sommo egonomista di Pescara! Io ormai mi abbevero alle parole di Hans Werner Sinn, il quale dichiara paro paro, parlando della seconda delle quattro opzioni a disposizione per risolvere la crisi dell'euro e con riferimento all'Italia, quanto segue (grassetto aggiunto):

«La seconda opzione consiste in una riduzione dei prezzi per correggere l'eccesso di inflazione dei primi anni dell'euro. Ciò implica dei tagli ai salari oppure degli incrementi di produttività senza la partecipazione dei dipendenti. E' una forma di chemioterapia per l'economia che potrebbe spingere il paziente verso la disperazione. Affittuari e debitori andrebbero in bancarotta perché i loro obblighi di pagamento resterebbero invariati, mentre i salari diminuiscono. Questa modalità inoltre, non solo richiede un miracolo in termini di produttività, ma anche una visione che i sindacati italiani non hanno ancora mostrato di avere. Durante l'eurocrisi la Grecia è diventata piu' economica rispetto ai suoi concorrenti del 12% e la Spagna dell'8%, l'Italia invece non ha fatto nulla. Dal 2007 il livello dei prezzi dei beni auto-prodotti è cresciuto alla stessa velocità di quello dei suoi concorrenti nell'area dell'euro.»

Vi consiglio di leggere l'intervista completa a Hans Werner Sinn.
Se le cose stanno così, secondo voi nei colloqui con Bruxelles si parla di debito pubblico oppure di imporre la necessaria (per l'euro) deflazione all'Italia?

Le altre tre opzioni sono, per HWS:
  • l'unione di trasferimento, che la Germania non vuole fortissimamente non vuole (si tranquillizzi Marco Mori)
  • l'inflazione in Germania (cioè i tedeschi che si danno alla pazza gioia abbandonando il loro sogno di spezzare le reni all'America e alla Cina)
  • "l'uscita temporanea dell'Italia dall'euro secondo il piano dell'estate 2015, pensato da Wolfgang Schäuble per la Grecia, e all'epoca approvato informalmente dai 15 ministri delle finanze dell'Ecofin" (cito da HWS).
Dunque, ci dice HWS, il piano per l'uscita temporanea della Grecia era stato contemplato e "approvato informalmente dai 15 ministri delle finanze dell'Ecofin" già nel 2015, e lo si potrebbe recuperare. Aggiunge HWS che «Dal punto di vista italiano questo percorso avrebbe alcuni vantaggi. L'economia grazie alla svalutazione tornerebbe a crescere molto rapidamente mentre i rapporti di credito interni tornerebbero in equilibrio, in quanto sarebbero convertiti in lire e svalutati, e anche una parte del debito estero potrebbe essere convertito e svalutato. Le banche francesi tuttavia verrebbero colpite duramente, dato che sono esposte verso l'Italia circa tre volte e mezzo in più rispetto a quelle tedesche. Dal punto di vista politico questo passo per i principali politici europei equivarrebbe ad ammettere il loro fallimento.»

Ora all'Ecofin si delibera all'unanimità, quindi anche il governo italiano approvò il piano per la grexit. Che poi non ci fu, forse perché gli USA non vollero. Ah, ma oggi c'è Trump! Va bene, ma resta il fatto che di uscita dall'euro non si parla più, e forse una ragione c'è.




Per capire è bene ricordare una frase di HWS: «La seconda opzione consiste in una riduzione dei prezzi per correggere l'eccesso di inflazione dei primi anni dell'euro». E infatti nei primi anni dell'euro l'eccesso di inflazione in Italia c'è stato, poi corretto con la cura Monti. Ecco allora che, se vediamo le cose da questa prospettiva, quello che ci viene narrato come uno scontro forse è più una trattativa, perché i fatti sono due:
  1. La correzione c'è stata.
  2. Si tratta ora di trovare una soluzione per smaltire gli squilibri determinatisi a causa dell'eccesso di inflazione nei primi anni dell'euro.
Che dite, si comincia a capire meglio perché la commissione fa tanto la voce grossa per pochi decimi di deficit in più? La paura, da parte dei tedeschi, è che se agli italiani si concede un dito poi si prendono un braccio; oltre, ovviamente, alla necessità di rientrare dai buffi, un problema però che riguarda più le banche francesi che quelle tedesche, ci dice ancora HWS.

Ma c'è di più perché, se guardate la parte finale del grafico vedrete che, mentre dal 2012 al 2016 gli indici dei prezzi scendevano molto in Italia e lievemente in Germania, nell'ultimo anno sono saliti in entrambi i paesi, e questo non va bene perché, come HWS non dice ma lascia intendere, la vera soluzione accettabile, da parte tedesca, per la permanenza dell'Italia nell'euro, e quindi per la salvezza dell'eurozona, è in realtà una combinazione lineare delle tre politiche che cita nell'intervista: maggior inflazione in Germania, riduzione dei prezzi in Italia, un po' di trasferimenti fatti di nascosto per non perdere consenso in patria

E questa, signori, è la trattativa in corso, altro che scontro!

Nota: al più, se proprio vogliamo cercare intenzionalità non dichiarate, si potrebbe immaginare che la Germania insista per buttarci fuori dall'euro (la seconda opzione di HWS) e che il governo gialloverde stia, in realtà, resistendo, appoggiato in ciò sia dall'America di Trump che dalla Russia di Putin che, per ragioni diverse ma concordanti, preferiscono alla dissoluzione dell'eurozona la sua permanenza in vita nelle condizioni attuali di debolezza, piuttosto che un'Unione Europea più piccola ma più forte e coesa, senza un paese come l'Italia troppo grande per essere disciplinato.

E' del tutto chiaro che, per chi non è sovranista a chiacchiere, il percorso basato sulla combinazione lineare delle tre politiche indicate da HWS non è auspicabile perché, conducendo alla risoluzione della crisi dell'eurozona, ci condanna a restare in una condizione di subalternità alla Germania per ragioni economiche, e alla Francia per ragioni politiche. Inoltre, poiché chi è sovranista è anche - e direi soprattutto - un socialista, questa soluzione è inaccettabile perché, oltre a scaricare sui lavoratori il costo di gran lunga maggiore dell'aggiustamento, consegna definitivamente e per sempre alla borghesia nazionale ed europea le chiavi dell'agire politico. 

Ecco allora che, allo scopo di camuffare questo vero e proprio imbroglio politico, è necessario parlare di un piano segreto (wunderplan) per uscire dall'euro un venerdì sera, esattamente come ai nazisti servì parlare di armi segrete (wunderwaffen) per convincere i soldati della Wehrmacht a continuare a farsi trucidare su tutti i fronti fino all'apocalisse finale.

mercoledì 21 novembre 2018

Non parlano, non scrivono, non telefonano... manco una cartolina!

«Un esploratore parte per l'Africa a bordo di un aereo, questo per una causa inspiegabile precipita in mezzo alla foresta. Dopo due/tre mesi, non vedendolo più ritornare, partono le spedizioni di soccorso. Finalmente lo trovano, anche se ridotto in condizioni pietose, e lo riportano a casa. Dopo che si è ristabilito un amico lo va a trovare: -"Allora... cosa ti è successo durante questi mesi nella foresta?" -"Guarda questo non l'ho detto a nessuno, ma lo dico a te perchè sei il mio migliore amico..." -"Che c'è? Parla!" -"Eh, vedi... nella foresta c'era un gorilla che... mi ha... beh... non so come spiegartelo... mi ha... violentato!" -"Caspita! E lo dici così? Beh stai sicuro che non lo dirò a nessuno, rimarrà un segreto fra noi due!" -"Grazie... sei proprio un amico..." Tre mesi dopo i due si rivedono: -"Ciao, allora come va?" -"Eh, sai... ripenso ancora al gorilla..." -"Ancora con stà storia? Ma dai, te l'ho detto l'altra volta: di me ti puoi fidare, che non lo dico a nessuno... il gorilla non parla..." e l'altro, sospirando: -"Eh appunto, non parla, non scrive, non telefona... manco una cartolina!"»

Una cosa non si riesce proprio a capirla: quando c'erano gli inverecondi piddini Borghi e Bagnai li si vedeva sempre in televisione, adesso che la Lega è al governo sono spariti. Non parlano, non scrivono, non telefonano... manco una cartolina!


Direi di riderci sopra.

Due ladri davanti alla vetrina di una lussuosa gioielleria.

- Secondo te quanto costa quell'anello di diamanti?

- Mah... secondo me tre anni di galera!

The race to surplus

Dove si mostra come, negli ultimi anni, la Germania e i Paesi Bassi abbiano allungato il passo con l'evidente intenzione di staccarsi.

Il probblema dell'Itaglia sono le mmafieeee!



martedì 20 novembre 2018

Fight club

Paolo Savona verso i Campi Catalaunici

Quello che segue è il messaggio che Paolo Savona, Ministro per gli Affari europei, ha indirizzato all'UE dalle colonne del sole24ore.

Paolo Savona
"La Commissione dichiara di volere il dialogo con il Governo italiano, ma verba volant, scripta manent. Se dialogo si vuole veramente, e noi lo vogliamo, si deve partire dal nobile discorso pronunciato dal Presidente Mattarella in Svezia, da quello che si può considerare il podio dei Premi Nobel, ivi incluso quello della pace. Il quesito è quale risposta deve dare l’Italia a una nuova caduta della crescita, già insoddisfacente, e a una disoccupazione e una povertà insostenibili?

La risposta implicita da parte dei conservatori di un’Europa che non assolve a tutti i compiti concordati è «colpa vostra che non avete fatto le riforme che avevamo richiesto», ignorando che i destinatari politici non sono più quelli ai quali quelle richieste erano state rivolte e con i quali gli accordi erano stati raggiunti. Lo Stato è naturalmente responsabile del rispetto degli impegni internazionali da chiunque assunti, ma il punto di partenza del dialogo deve restare la questione che l’attuale Governo ha sollevato: «che fare per reagire alla caduta del Pil, di cui l’Italia ha la sola responsabilità di farsi cogliere in un perenne stato di debolezza, e per affrontare i rischi gravi di un aumento della disoccupazione e della povertà?».

La via del dialogo è stata già indicata dal Governo italiano fin dall'inizio di settembre nel documento intitolato “Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa”.

Esso propone di costituire a Bruxelles un Gruppo di lavoro ad alto livello che invii il messaggio ai cittadini europei che l’Unione sta esaminando i modi per completare l’architettura e le politiche europee, con un respiro più ampio dei negoziati oggi in corso sul tema. Chi continua a ripetere che il Governo intende pilotare l’Italia fuori dall’euro e dall’Unione spera che la situazione peggiori per tentare di recuperare la sconfitta del 4 marzo e si appella al mercato affinché crei ulteriori squilibri, senza dare una risposta ai tre problemi indicati.

La soluzione allo scontro, che doveva essere evitato, passa attraverso una decisione che, come suol dirsi, salvi la faccia di tutte le parti in causa: quella del Governo, che ha indicato una strada per affrontare i tre problemi (caduta della crescita, disoccupazione e povertà), offrendo un luogo di discussione, il citato gruppo ad alto livello; quella della Commissione, che avrebbe dovuto aprire un dialogo diverso dal semplice «rispettate i parametri fiscali»; e quella degli altri Stati Membri che ignorano il problema da affrontare.

Un verba volant è che sarebbero alcuni Stati membri a non volere aprire un dialogo e, quindi, non ci sarebbe spazio per la Commissione di dare avvio alla discussione proposta. I Paesi Bassi e l’Austria si sono espressi a favore di una doverosa procedura di infrazione; se i primi avessero accompagnato la richiesta con l'impegno di riassorbire l'inaudito surplus di bilancia corrente che sottrae crescita all'Unione, e se l'Austria avesse svolto in questo frangente con più equilibrio il suo ruolo istituzionale di Presidenza di turno dell’Ue, forse avrebbero favorito il dialogo.

Il dialogo può essere avviato in forme diverse, utili e razionali, come quello avviato dall'ottima e paziente (nei miei confronti) collega francese Loiseau, che nella sua risposta al documento del Governo mi ha indicato i punti sui quali si poteva discutere. Una pari cortesia, non meno apprezzata, mi è stata usata da altri colleghi europei. Altri, compreso il Presidente Juncker, si sono trincerati in un silenzio che voglio rifiutarmi di considerare mancanza di volontà di dialogo sui veri problemi dell’Unione.

Poiché tutti dichiarano di volere l’Europa unita la strada non può essere se non quella indicata dal Presidente Mattarella nel corso della sua visita in Svezia: dialogare e recuperare l'Esprit d'Europe. L’Italia vuole dialogare. Sta agli altri dimostrare che vogliono occuparsi seriamente del futuro dell'Unione Europea.

Ministro per gli Affari europei"

Ho scelto di evocare la battaglia dei Campi Catalaunici per indicare una situazione in cui lo scontro con l'UE appare ormai inevitabile e, per questa ragione, è necessario trovare alleati per affrontarlo. Al tempo della battaglia dei Campi Catalaunici questi alleati furono i franchi e i visigoti, cioè gli odierni francesi e spagnoli. Mettiamo tuttavia da parte queste suggestioni e analizziamo con fredda logica la situazione odierna.

Al di là dei numeri della manovra è ormai chiaro che la questione è tutta politica. Il problema è costituito dal fatto che l'UE, per quello che oggi è, favorisce il ritorno allo status di grande potenza dei paesi del centro Europa: Germania, Francia e Olanda, e dunque occorre riflettere sulle convenienze reciproche delle altre grandi potenze in partita. Non solo USA, Cina e Russia, ma anche le altre potenze regionali del teatro europeo. Tra queste, oltre all'Italia, ci sono la Gran Bretagna, la Spagna e la Polonia.

La situazione è vicinissima al punto di non ritorno. In sostanza Paolo Savona pone il seguente quesito: volete voi - tedeschi, francesi e olandesi - costruire un polo geopolitico europeo tra pari, oppure il vostro orizzonte è quello di un impero gerarchico fondato sulla prevalenza dell'asse Parigi-Berlino-Amsterdam a spese dei paesi del mediterraneo, dei paesi anseatici, dei Balcani e dell'Africa occidentale? Le condizioni al contorno essendo almeno due:
  1. Evitare una soluzione militare
  2. Tenere a bada, in ogni paese, le componenti sociali escluse dalla dialettica politica
La sfida è di quelle che fanno tremare i polsi. Il buon Savona è costretto a manovrare tenendo conto del fatto che, nel caso di una grave recessione indotta con centinaia di migliaia di altri disoccupati (per non parlare dei fallimenti bancari) rischia di perdere il controllo del paese perché la stragrande maggioranza della popolazione è stata indottrinata a forza di slogan e quindi il consenso del governo gialloverde potrebbe facilmente evaporare davanti a una controffensiva propagandistica delle forze euriste. Per converso, spiegare agli italiani come stanno veramente le cose, operazione pure possibile allo stato attuale dei rapporti di forza, è un passo di gravità inaudita per il ceto dominante di cui il governo giallovere interpreta una parte degli interessi in gioco, che equivale alla decisione di armare il popolo per resistere a un'invasione esterna: si può fare, ma dopo si dovrà affrontare quello stesso popolo armato. 

Non vi è, a quanto pare, alcun modo di evitare l'alternativa tra la resa o lo scontro. Lo dice lo stesso Savona nella sua lettera, laddove scrive "La soluzione allo scontro, che doveva essere evitato, passa attraverso una decisione che, come suol dirsi, salvi la faccia di tutte le parti in causa". La resa implica la cessione dei titoli di proprietà reale - di quella parte della classe dominante italiana danneggiata dall'euro - su gran parte delle risorse nazionali che controlla; lo scontro non può essere vinto senza una mobilitazione di tutte le forze della nazione il cui prezzo sarà, comunque vada, il successivo caos interno.

Torna qui l'analogia coi Campi Catalaunici. La necessaria alleanza coi franchi e i visigoti contro gli Unni segnò, in modo definitivo, la rinuncia di Roma al suo ruolo di concessionaria della sovranità nei confronti di quei popoli i quali, da allora in poi, agirono in completa indipendenza. Allora come oggi vi era un impero esterno, i romani d'Oriente, intenti solo solo alla difesa dei loro interessi che, nel tentativo di ristabilire il loro potere, un secolo dopo misero la penisola a ferro e fuoco.

Cosa sceglierà Paolo Savona, e con lui il governo gialloverde, la resa o la mobilitazione del popolo italiano?

domenica 18 novembre 2018

La uallera

Per ernia (uallera) si intende la fuoriuscita di un viscere dalla cavità che normalmente lo contiene, attraverso un orifizio, un canale anatomico o comunque una soluzione di continuo. Etermini "visceri" e "viscere" (pluralia tantum) indicano in generale tutti gli organi contenuti in una delle cavità presenti in un organismo. Le cavità in questione sono tre, cerebrale, toracica e addominale, ma sono soggetti a erniarsi soltanto i visceri mobili o quelli colpiti da determinate patologie.



Nel 2007 io e il mio amico e sodale Claudio Martino chiedemmo la tessera del PD, che peraltro non ci fu mai concessa, ma la mossa ci permise di partecipare ad alcune riunioni del direttivo cittadino frusinate del PD (ai tempi in transizione da DS). Resistemmo meno di sei mesi, poi ce ne andammo desolati.

Ci sono voluti 11 anni, ma la uallera, finalmente, è venuta fuori. Questo Diego Corallo, un giovanotto che beato lui ha ancora tutti i capelli neri corvino, dice paro paro le stesse identiche cose che io e Claudio dicevamo agli amici piddini di Frosinone or sono più di dieci anni. Solo che non lo fa nella sezioncina periferica di un paesotto elevato dal fascismo al rango di capoluogo di provincia nell'ambito di una riorganizzazione amministrativa, bensì nell'assemblea nazionale del PD svoltasi pochi giorni fa. Avessi un'indole complottista - eccome se ce l'ho! - potrei interpretare la circostanza come un segnale del fatto che qualcosa di grosso sta accadendo, magari mettendo l'episodio in correlazione con la presunta frase pronunciata da Paolo Savona - la situazione ora è grave - ma voglio evitare questa chiave di lettura. E allora ne resta un'altra: nella base del PD ci sono ragazzi con tutti i capelli ancora nero corvino alcuni dei quali si sono svegliati dal sonno della ragione.

Vi prego, cari pochi followers, ascoltatelo! E ditemi: non sono forse parole che io stesso potrei pronunciare? Cazzata del 99% a parte, ça va sans dire, perché il capello bianco a qualcosa serve. Avessimo trovato dieci anni fa, io e l'amico Claudio, giovani così nel PD! Macché, dovemmo confrontarci con una manica di....


Meno male che c'è la government chensorship, ma ce semo capiti, cari sinistratelli de paesotto con la squadra in serie A. Vi lascio qui, perché non trovo ragioni per spendere altro tempo su ciò. Vado a guardarmi un bel film di Netflix, la nuova droga delle serate in questo inverno del nostro scontento.

La cui trama perifrastica...

Siamo in Italia, dove un piddino è il discendente d'una antica famiglia di commercianti del posto. Perduta la condizione sociale che appartenne un tempo ai suoi genitori, è ridotto a lavorare come precario in un centro commerciale. È un uomo che aspira ad offrire ai familiari quel benessere che sembra alla portata della classe media, di cui vuol far parte. Per riscattarsi, accetterà di organizzare una serie di imbrogli e traffici loschi, che gli frutteranno l'agognato ritorno alla classe sociale d'un tempo, ma sviluppando, frattanto, una crisi morale senza scampo, fin quasi alle soglie del suicidio.


sabato 17 novembre 2018

Expertology

Nessuno si senta offeso, ma nessuno si senta escluso dalla sindrome dell'esperto. Vi ricordo che la scienza offre, essa stessa, gli strumenti atti a falsificare le sue ipotesi e le sue teorie, e questo costituisce un obbligo per ogni vero scienziato. Chi non si attiene a questa ferrea legge, che costituisce l'elemento di separazione tra la scienza e l'espertologia, non è degno di fiducia.

venerdì 16 novembre 2018

Yellowgreenology


C'è una domanda che ogni yellogreenologo che si rispetti dovrebbe porsi: come ci sono finiti Paolo Savona, Alberto Bagnai e Luciano Barra Caracciolo (LBC) nel governo gialloverde?

E' credibile una ricostruzione che veda, dopo il 4 marzo, i vertici del M5S e della Lega andare alla ricerca di personalità prestigiose da inserire nel governo, oppure ciò che è avvenuto non è altro che l'esito di un processo in incubazione da anni? Per quel che so, esiste una connessione diretta tra Savona e Bagnai già dall'estate del 2012, allorché i due si incontrarono a Roma. La mia impressione è che, prima di quella data, tra Bagnai e Savona non vi fossero legami di particolare importanza. Eppure, appena un anno dopo, Bagnai venne insignito del premio Canova. Si segua questo link per l'elenco dei vincitori. Si noti anche il fatto che nel 2012 ad essere premiato era stato lo stesso Savona.

Una ricostruzione alternativa - emersa dal confronto con altri osservatori politici e che mi appare convincente - è che a partire dal 2011, cioè dall'estromissione di Berlusconi con l'arrivo di Monti, pezzi importanti dell'establishment italiano si siano mossi, trovando in Paolo Savona il loro uomo di riferimento e nella Link University di Vincenzo Scotti la struttura relazionale necessaria per condurre in porto un'operazione politica di supporto alla crescita del M5S, concepito anni prima in ambienti atlantici con funzioni di controllo della politica Italiana. Sto parlando di ciò che resta dell'ex IRI, ad esempio ENI e Finmeccanica, di settori dei servizi e di una parte della gerarchia vaticana. In base a questa ermeneutica, tali ambienti avrebbero trovato in Bagnai uno dei possibili strumenti di penetrazione di quella parte dell'opinione pubblica più politicizzata e già critica dell'UE, a patto che egli cominciasse a prendere le distanze dai settori più radicali e propensi all'azione politica autonoma. Cosa che, in effetti, avvenne dalla fine del 2012 in poi. Contemporaneamente, nel febbraio del 2013, fu lanciato il manifesto di solidarietà europea la cui sottoscrizione ad opera di Bagnai segnò una prima e importante rottura con gli ambienti radicalizzati che lo stavano supportando nella sua ascesa come blogger di fama. Bagnai sottoscrisse il manifesto di solidarietà europea già alla data della sua pubblicazione, cioè il 24 gennaio 2013, dandone notizia ai suoi followers solo il 25 maggio successivo. Ciò provocò l'accesa reazione di Sollevazione, con un post del 28 maggio 2013 dal titolo: A BRACCETTO CON SOROS. Il salto della quaglia del Prof. Bagnai - di Moreno Pasquinelli.

Come ricorderete nel febbraio 2013 il M5S ottenne un buon successo alle elezioni politiche al punto che fu tentato un governo M5S-PD, quest'ultimo all'epoca guidato da Bersani, ma l'operazione fallì per l'opposizione dei settori più eurofanatici di quel partito (Rosy Bindi e Massimo D'Alema) come pure per l'indisponibilità assoluta dell'area dei "sinistrati", all'epoca ancora egemonizzata da Nichi Vendola. Pochi mesi più tardi, però, Matteo Renzi venne eletto segretario del Partito Democratico con il 67,5% dei voti. Matteo Renzi, che non è un eurofanatico, è stato l'uomo che ha tentato di riposizionare il PD sulle tematiche europee, con l'obiettivo di formulare una nuova politica, più attenta alla difesa dell'interesse nazionale. L'operazione fallì sia per la strenua resistenza del vecchio apparato del PD, sia per gli errori dello stesso Renzi, primo fra tutti il referendum del 4 dicembre 2016.

E' possibile che, nel periodo che va dall'inizio del 2013 al 2015/2016, ad Alberto Bagnai sia stata prospettata la possibilità di diventare il terminale di un'operazione politica tesa alla nascita di una nuova forza politica euroscettica, ma che successivamente le difficoltà e, soprattutto, i tempi lunghi necessari quanto incompatibili con i ritmi degli eventi, abbiano consigliato un approccio diverso. Contemporaneamente si era fatto avanti un nuovo personaggio, Matteo Salvini, molto più abile nell'arte di costruire una connessione sentimentale con l'elettorato, sul quale si decise di puntare l'attenzione.

Si arriva così alle elezioni del 4 marzo 2018 che hanno visto lo straordinario successo del M5S e della Lega. In quest'ultimo partito era stato posizionato, appena all'inizio del 2018, lo stesso Bagnai, sia per compensarlo delle mancate promesse e dell'impegno profuso, sia come presidio al fianco di Claudio Borghi Aquilini. Personalmente ritengo che la prima scelta fosse quella di un governo M5S-PD, con la Lega in posizione di riserva a controllare l'agonia di Forza Italia e con l'obiettivo di medio termine di fagocitarla dopo la fine di Berlusconi, ma che i numeri abbiano infine imposto, dopo due mesi di estenuanti trattative, il governo yellogreen.

Se questa ricostruzione è corretta, allora nel campo da gioco della politica c'è un inaspettato player nazionale sul quale occorre fare qualche riflessione. Una forza, cioè, priva di consenso diretto di massa, ma capace di suggerire e indirizzare le scelte del M5S e della Lega, fornendo il know-how e le relazioni internazionali di cui entrambi necessitano. L'attuale leader di questa task-force è, senza dubbio, Paolo Savona, mentore e promotore di un asse strategico il cui fine ultimo non è tanto la dissoluzione dell'UE, quanto una sua profonda trasformazione. L'obiettivo sembra essere quello di ottenere, da un lato, un allentamento strutturale dei vincoli di bilancio al fine di costringere, nel medio periodo, la Germania a compiere una scelta tra un modello di banca centrale che svolga il suo compito di garante dei debiti sovrani degli Stati o la sua fuoruscita dall'eurozona, dall'altro quello di arrestare ogni ipotesi di rafforzamento politico dell'UE, in particolare la paventata costituzione di un esercito europeo basato sulla forza dell'asse franco-tedesco.

Lo scenario testé delineato è coerente con il passo indietro del M5S su un'opera strategica che aveva sempre combattuto, il gasdotto TAP di grande interesse per gli USA, come pure con la reiterata opposizione nei confronti del passaggio della TAV in Val di Susa. Anche il MUOS non sembra più nel mirino di questo partito. Sul piano internazionale all'Italia viene restituito un ruolo in Libia, ed ha ottenuto di essere l'unico paese europeo esentato dalle sanzioni all'Iran.

La discesa in campo del player nazionale guidato da Savona ha provocato il progressivo sfaldamento del tentativo di mobilitazione dal basso del mondo sovranista costituzionale. Ciò è avvenuto sia perché molti dei suoi esponenti di punta, fin dall'inizio, facevano parte dell'operazione, oppure vi sono stati successivamente cooptati - penso ad esempio a LBC - ma soprattutto per la lunga serie di errori che questo mondo ha commesso. In particolare, quello più esiziale è stato porsi un obiettivo di gran lunga superiore alle risorse intellettuali e politiche disponibili, sdegnando invece il perseguimento dell'unico possibile, quello di costruire una federazione di associazioni sorelle capace di puntare ad un risultato elettorale di qualche punto percentuale, e solo a quel punto (per raggiungere il quale sarebbero serviti almeno dieci anni) pensare al passo successivo. Ammalatosi di protagonismo individualistico e, allo stesso tempo, sottoposto all'attrazione del player nazionale, questo mondo ha finito con il frantumarsi dopo aver speso le sue migliori energie sostenendo, di fatto, la crescita di quest'ultimo. Ciò ha generato un senso di frustrazione e un latente risentimento che, a mio avviso, è all'origine degli attacchi, spesso eccessivi, rivolti ad alcuni soggetti che erano stati erroneamente percepiti come compagni di viaggio.

Vi è poi un ulteriore circostanza che paralizza l'azione del mondo sovranista costituzionale, costituita dalla contraddizione di dover scegliere tra una posizione di sostegno, o almeno di non aperta conflittualità con l'azione del governo gialloverde, e quindi del player nazionale, e il fatto che l'asse strategico sul quale questo si muove sia quello del solo interesse nazionale, che non coincide affatto con l'interesse popolare e anzi vi confligge apertamente, almeno nel breve periodo. Giova qui ricordare che in una situazione simile a quella attuale, sebbene di gran lunga meno problematica - lo sganciamento della lira dallo SME nel 1992 - il costo dell'aggiustamento venne scaricato sui salari che, infatti, subirono una flessione. Alcune prese di posizione dello stesso Savona, soprattutto in tempi precedenti all'attuale governo quando poteva esprimersi più liberamente, sembrano suggerire che la cosa possa ripetersi, finendo così con lo scaricare sui lavoratori i costi degli errori commessi dalla classe dirigente - di cui faceva parte lo stesso Savona insieme con altri esponenti del player nazionale - che ha condotto l'Italia ad aderire al processo unionista.

martedì 13 novembre 2018

Il 5G spalanca la finestra di Overton

Da ZeroHedge 11/13/2018 (evidenziati in giallo i paragrafi riportati):

One British Company Wants To Implant Microchips Into "Hundreds Of Thousands" Of Global Workers

Una società britannica vuole impiantare microchip in "centinaia di migliaia" di lavoratori globali

It is really happening.  At one time, the idea that large numbers of people would willingly allow themselves to have microchips implanted into their hands seemed a bit crazy, but now it has become a reality.  Thousands of tech enthusiasts all across Europe have already had microchips implanted, and now a Swedish company is working with very large global employers to implement this on the corporate level.  In fact, Biohax recently told one of the biggest newspapers in the UK that they have been talking with a “major financial services firm” that has  “hundreds of thousands of employees”

Sta succedendo davvero. Un tempo, l'idea che un gran numero di persone consentisse volontariamente di avere microchip impiantati nelle loro mani sembrava un po 'pazza, ma ora è diventata una realtà. Migliaia di appassionati di tecnologia in tutta Europa hanno già impiantato microchip e ora un'azienda svedese sta lavorando con grandi datori di lavoro globali per implementarlo a livello aziendale. In effetti, Biohax ha recentemente dichiarato a uno dei più grandi giornali del Regno Unito di aver parlato con una "grande società di servizi finanziari" che ha "centinaia di migliaia di dipendenti" ...

Signori, è la finestra di Overton che si apre con l'arrivo del 5G dal 2019!

A syringe is used to place the chip in an area between the thumb and forefinger, according to the report. Osterlund said the procedure is similar to ear piercing and takes “about two seconds.” The microchips operate via “near field communication” technology, similar to what is used by no-contact bank cards.
“In a company with 200,000 employees, you can offer this as an opt-in,” Osterlund told the Telegraph.

Una siringa viene utilizzata per posizionare il chip in un'area tra il pollice e l'indice, secondo il rapporto. Osterlund ha detto che la procedura è simile al piercing all'orecchio e richiede "circa due secondi". I microchip funzionano tramite la tecnologia di "near field communication", simile a quella utilizzata dalle carte di credito senza contatto.

"In un'azienda con 200.000 dipendenti, puoi offrire questo come un opt-in", ha detto Osterlund al Telegraph.

“The chip implant is a secure way of ensuring that a person’s digital identity is linked to their physical identity. It enables access management in a way that protects individual self-sovereignty and allows users to control the privacy of their online activity,” Dr. Stewart Southey, the Chief Medical Officer at Biohax International, told Fox News.

"L'impianto di chip è un modo sicuro per garantire che l'identità digitale di una persona sia collegata alla sua identità fisica. Consente la gestione degli accessi in modo tale da proteggere la propria auto-sovranità e consente agli utenti di controllare la privacy della propria attività online ", ha dichiarato a Fox News il Dr. Stewart Southey, Chief Medical Officer di Biohax International.


Of course once this technology starts to be implemented, there will be some workers that will object.
But if it comes down to a choice between getting the implant or losing their jobs, how many workers do you think will choose to become unemployed?

Naturalmente una volta che questa tecnologia inizia a essere implementata, ci saranno alcuni lavoratori che obietteranno.

Ma se si tratta di scegliere tra l'impianto o la perdita del posto di lavoro, quanti lavoratori pensi che sceglieranno di diventare disoccupati?


Sadly, the mainstream media is now openly telling us that this is coming.  For example, the following is an excerpt from a recent Fox News article entitled “Are you ready for a chip implant?”
You walk into a grocery store and pick up eggs. No smartphone? No problem. You swipe your hand across a reader, and the amount is deducted from your bank account.
If that sounds far-fetched, you obviously haven’t been to Sweden recently, where thousands of people have reportedlyhad chips implanted in their bodies.
Purtroppo, i media mainstream ora ci dicono apertamente che questo sta arrivando. Ad esempio, il seguente è un estratto da un recente articolo di Fox News intitolato "Sei pronto per un impianto di chip?" ...

Entrate in un negozio di alimentari e prendete le uova. Nessun smartphone? Nessun problema. Fai scorrere la mano su un lettore e l'importo viene detratto dal tuo conto bancario.

Se questo sembra inverosimile, non sei stato evidentemente in Svezia di recente, dove migliaia di persone hanno riferito che i chip erano impiantati nei loro corpi.



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In un video recente vi ho parlato della prossima sinergia di tre tecnologie già esistenti: IPv6+RFID+5G. Si tratta della famosa Internet delle cose (IoT), che non è esattamente la tecnologia delle stampanti 3D come ho scoperto, con mio sommo sconcerto parlando con alcune persone di mia conoscenza, che molti credono. L'integrazione con internet implica l'utilizzo di IP univoci. IPv4 permette di avere 4,3 miliardi di indirizzi univoci, ecco perché gli sviluppatori di dispositivi IoT stanno adottando lo standard IPv6, che permette di raggiungere 2128 (circa 3,4 × 1038) indirizzi. Con una densità, come evidenziato nel video, di 655.571 miliardi di miliardi di indirizzi IP unici per metro quadrato!

Insieme agli RFID, la cui crescente miniaturizzazione consente già oggi di realizzarne con dimensioni di 0,8 micron, e all'incipiente tecnologia 5G, questa triade tecnologica può essere usata sia per scopi commerciali che di intelligence, sia estera che a fini di controllo politico interno. Ad esempio, sarà possibile impiantare di nascosto un micro RfId utilizzando una piccola pistola ad aria compressa, senza che il target involontario percepisca niente più di un lieve formicolio indistinguibile da quello provocato dal contatto con il tessuto di un indumento.

I micro RfId potranno anche essere silenti, ovvero rispondere all'interrogazione se e solo se contestualmente gli viene inviato un determinato codice di attivazione. Saranno invece quelli usati per scopi commerciali pubblici, ad esempio l'etichettatura elettronica, ad operare in chiaro.

La tecnologia 5G fornirà l'infrastruttura territoriale necessaria per sfruttarne le capacità. Nei prossimi cinque anni saranno istallate in ogni angolo milioni di antenne 5G che consentiranno ai dispositivi di interrogazione di ritrasmettere i codici ricevuti dai micro RfId. Come ho già detto, i dispositivi di interrogazione saranno in grado di operare sia in chiaro, inviando richieste standardizzate, che non in chiaro, inviando richieste codificate ad uso dell'intelligence. Vivremo in un'enorme Alcatraz.

Il potere di controllo risulterà esponenzialmente accresciuto, mentre sistemi di raccolta ed elaborazione dati, utilizzando sempre più efficienti algoritmi di analisi che faranno ampio uso delle tecniche di Intelligenza Artificiale, consentiranno ai decisori di agire in modo preventivo, ovviamente ai fini dell'interesse di chi controlla il tutto.

E' uno scenario da incubo, ed è ormai inarrestabile. Chi denuncia e si oppone è già trattato da complottista, viene denigrato, presto sarà perseguito. Grandi masse di cittadini perderanno questo status e si ridurranno al rango di bestiame governato con criteri zootecnici. Tutto ciò accadrà con l'assenso di gran parte della popolazione, già oggi vittima di operazioni di persuasione occulta aventi lo scopo di abbattere le resistenze psicologiche al nuovo scenario che avanza.

Questo articolo, che oggi non sarà preso sul serio neanche da alcuni dei pochi followers di questo blog, sarà pienamente confermato entro e non oltre dieci anni da oggi. A quel punto non protesterà nessuno, nemmeno chi avrà capito, per non essere terminato a distanza al passaggio davanti al primo dispositivo di interrogazione che, scusate se sono paranoico, potrebbe attivare una delle sostanze inoculate con le vaccinazioni di massa cui saremo tutti costretti a sottostare. Ovviamente per proteggere i deboli da noi stessi.

Non mi sono inventato niente: tutte le tecnologie sono già disponibili e saranno usate, sicuramente ce ne sono molte altre di cui non sono a conoscenza. Se volete abbattervi un altro po' considerate che, in passato, ho azzeccato molte previsioni che si sono puntualmente realizzate. Buona vita.