mercoledì 4 gennaio 2017

Un titolo verità

Il FQ (sezione economia&lobby) titola in cotal guisa un articolo relativo agli aumenti dei pedaggi sulle tratte autostradali date in concessione: "Autostrade, aumenti ingiustificati. La scala mobile colpisce ancora".

Peccato che il titolo, a firma di Dario Balotta,  abbia ben poca attinenza con il contenuto dell'articolo. Scrive infatti Balotta: "Tutti gli automatismi salariali a tutela dei lavoratori sono spariti, come la Scala mobile, utile per difendersi dagli aumenti dei prezzi e dell’inflazione. Solo nei pedaggi autostradali e nelle tariffe amministrate essa resiste alla grande. Si tratta di una scala mobile occulta (un price-cup alla rovescia) per autostrade ed utilities. Settori protetti con ricche rendite di posizione avulse dal contesto di mercato e che sfuggono al controllo dei regolatori pubblici.".

L'articolo di Balotta ha il prego di segnalare una vistosa distorsione dei meccanismi in base a quali vengono calcolati, nei contratti di concessione, i prezzi dei pedaggi, ma il titolista del FQ ha ben pensato di semplificare la questione scrivendo che "La scala mobile colpisce ancora". Ora moltiplicate questa distorsione comunicativa per migliaia di volte ogni giorno, tutti i giorni dell'anno, e capirete perché i media mainstream sono da considerare totalmente inaffidabili.

L'unica verità possibile risiede nella comunicazione dal basso, quella che promana dai social (fin quando non arriverà una stretta normativa a disciplinarli). Vero è che gli algoritmi in grado di segmentare l'universo social, in modo da isolare le voci divergenti lasciandole sfogare in ghetti dai quali nulla fuoriesce, sono pronti da tempo. Manca solo una dichiarazione di stato di emergenza, e il gioco sarà fatto.

A quel punto non resterà che tornare nei bar, la rete social più diffusa e capillare d'Italia.

Era il 2009 quando realizzai questo video:


domenica 11 dicembre 2016

Early birds

Oggi ho incontrato un amico (di destra) che mi ha chiesto "per chi votiamo alle prossime politiche?". Lui è un orfano di Fini (Gianfranco) il quale, a suo dire, è andato a prendere un caffè e non è più tornato. Dunque chiede a me, che percepisce come un amico di sinistra (ma non "de sinistra") per chi votare alle prossime politiche.

Vi prego di notare il plurale: intendeva dire io e lui. Sa (sappiamo) di essere dalla stessa parte della barricata, lui di destra e io di sinistra, ma non abbiamo una bandiera sotto cui riunirci. Oddio, una ci sarebbe, la Costituzione del 1948, ma il partito della Costituzione dov'è? E come mai non c'è? Mi sono ricordato di una conferenza dello storico Alessandro Barbero (Alle origini della comunicazione aziendale: gli ordini religiosi del Medioevo) che vi invito a visionare.


Barbero fa un interessante paragone tra i modelli odierni di comunicazione aziendale e quelli adottati dagli ordini religiosi nel medio evo, per concludere che vi sono evidenti analogie e similitudini tra di essi. In entrambi i casi la comunicazione era ed è fondamentale per il raggiungimento di tre obiettivi: l'occupazione di un segmento di mercato, la crescita, contrastare la concorrenza di altri attori. Il successo essendo determinato dal numero di adesioni dal basso e da cospicui finanziamenti dall'alto.

Credo che quel che vale per il successo di una multinazionale e di un ordine religioso sia valido anche nel caso di un nuovo partito politico: servono le adesioni dal basso e i finanziamenti dall'alto. Ora immagino, considerata la platea dei pochi lettori di questo blog, che mentre le adesioni dal basso saranno considerate in modo positivo, seppure come un desiderio difficilmente realizzabile, l'idea della necessità di finanziamenti dall'alto, al contrario, susciterà un'impressione negativa. Devo purtroppo deludervi, ribadendo che è nella mia natura essere una persona con una visione poco romantica della realtà politica, e non solo. Devo dunque ricordare che, allo stesso modo in cui i nostri nemici sono capaci di allearsi con segmenti della classe lavoratrice elargendo mance e mancette al fine di dividerci, anche noi siamo obbligati ad agire nello stesso modo, ovvero a cercare nella schiera avversa quei gruppi di interesse disposti ad allearsi con noi in vista di un fine comune. A coloro che non sono d'accordo faccio notare che "scienze politiche" e "scienze morali" sono due indirizzi di studio diversi.

Il problema nasce dal fatto che ad oggi, in vista delle elezioni che si svolgeranno probabilmente nel 2017, o almeno (salvo eventi luttuosi per la democrazia) nel 2018, non esiste uno straccio di ordine religioso, pardon organizzazione politica, dal basso che sia così ampia da potersi proporre come soggetto al quale valga la pena indirizzare finanziamenti dall'alto in funzione di un'alleanza contro il nemico comune. Il quale, al contrario, ha costruito negli ultimi decenni una solida alleanza che vede come contraenti i grandi potentati finanziari e industriali dell'occidente e larghi strati sociali popolari e medio borghesi. Sono stati persi anni durante i quali i fondatori di ordini religiosi, pardon organizzazioni politiche dal basso, accecati dall'emergere improvviso di una nuova domanda del mercato politico, si sono fatti travolgere dallo spirito della concorrenza reciproca invece di coordinare gli sforzi al fine di alimentarla e farla crescere ulteriormente. Ed eventualmente, ma solo a quel punto, competere tra loro. Questi early birds della politica vanno dunque presi per quello che sono, uccelli mattinieri dal piumaggio variamente colorato, il cinguettio più o meno suadente e nulla più. Spariranno al primo colpo di fucile dei cacciatori, per altro prossimo perché l'apertura della stagione di caccia al dissidente è vicina, e di loro non resterà che il ricordo.

Per cavalcare la Storia, che è femmina, un buon arnese è condizione necessaria ma non sufficiente. Ci vogliono anche le palle. Avere le palle nella lotta politica significa non dare importanza a sé stessi, ma concentrare tutte le forze sull'obiettivo; significa non dare importanza al fatto di essere arrivati per primi ma, al contrario, rallegrarsi per ogni nuovo arrivo, nella speranza che possa raccogliere il testimone. Avere le palle in politica significa scegliere di essere dimenticati, purché la propria parte vinca, piuttosto che perdere ed essere ricordati. 

Moriremo tutti, e l'unica consolazione sarà aver avuto coraggio. Odo in lontananza colpi di fucile...

lunedì 14 novembre 2016

Well? Shall we go?

Sottotitolato in italiano.



Oppure, se preferite un'epitome: Megghiu cumannari ca futtiri (Meglio comandare che fottere).

Poi, vabbè, ci sono quelli che: la razionalità dei mercati trionferà... Ovvero: dal piddinismo al pippinismo. Aspettando Godot.

martedì 8 novembre 2016

NWO vs OWO

Preambolo


Avrei voluto scrivere un post dal titolo "I leaderini del terzo millennio", ovviamente restando in tema sovranismo in salsa italica, ma poi mi sono detto: "chi cabasiso me lo fa fare?". Con quel che succede al mondo, vale la pena occuparsi dei leaderini del terzo millennio, ognuno occupato dal compito di costruirsi il suo movimentino del cabasiso da portare in dote ai partiti esistenti quando questi, in base alle infallibili leggi del mercato, faranno la cosa giusta, cioè la scelta razionale di tornare alla difesa dell'interesse nazionale?

Nahhhhhhhhh!!!

New World Order versus Old World Order


Basta aver frequentato un liceo classico (nel mio caso il Norberto Turriziani di Frosinone, quando era ancora un Liceo Classico, e non un IIS... ça va sans dire) per sapere che, quando c'è un Impero, la vera guerra è una guerra civile. E una guerra civile, all'interno dell'Impero, non è solo uno scontro di interessi economici, né una mera rissa per stabilire quale clan lo dominerà, ma implica necessariamente un elemento ulteriore: un contrasto di visioni sul futuro dell'Impero. Altrimenti non sarebbe una guerra civile. 

Dunque, per capire le ragioni profonde di una guerra civile dentro l'Impero, è importante andare oltre le analisi economiche e politiche, di natura precipuamente materialistica, e sforzarsi di comprendere le ragioni ideali, di puro pensiero, che a queste sottostanno. Siamo cioè davanti al problema di come organizzare la vita sociale di un grande numero di esseri umani allorché esiste un Impero, e di definire il ruolo di quest'ultimo in funzione di ciò. Il mondo ha bisogno di un ordine, più o meno accettato o combattuto, e si tratta di concepire il ruolo dell'impero al fine di soddisfare questa necessità primaria. La fase attuale impone una risposta alla domanda se l'Impero possa continuare a espandersi, con ciò trasformandosi in una forma di dominio assoluto, oppure se debba limitarsi, stabilizzandosi in una condizione di primazia senza ambire a diventare il tutto.

L'obiettivo di addivenire al potere imperiale assoluto, per realizzarsi, non necessita solo di egemonia economica e predominio della forza, ma ha bisogno di un pensiero e di una visione del mondo che lo supportino. L'ideologia globalista svolge questa funzione, entrando inevitabilmente in conflitto con tutte, ripeto tutte, le altre visioni del mondo: che siano religiose, filosofiche, culturali, nazionali o locali, tutte, senza eccezioni, devono conformarsi ed essere funzionali all'idea dell'Impero assoluto. L'ideologia globalista è necessaria in quanto avrebbe il potere, se venisse interiorizzata, di attenuare le resistenze alla forza espansiva fondata sul predominio economico, e dunque tecnologico e militare, dell'Impero.

La scelta se proseguire nella direzione di un'ulteriore espansione dell'Impero, oppure se arrestarsi accettando un limite alle possibilità, è il tema di fondo, per quanto occultato dall'informazione di massa, vedi trasmissioni in stile Gazebo, del confronto elettorale tra la cordate che sostengono Hillary Clinton e Donald Trump. Un confronto che non si esaurirà domattina, quando sapremo il risultato dello spoglio elettorale, ma si svilupperà nei prossimi anni, forse decenni. La guerra civile, che si svolge al centro dell'Impero, si combatterà in tutto il mondo. 

La cordata che sostiene Hillary Clinton è quella che ha sposato la visione di un'ulteriore e definitiva espansione dei confini, il che implica la necessità di un conflitto con tutti i centri di potere non ancora sottomessi. Ognuno dei quali, occorre tenerlo a mente, si fonda su una narrazione ideologica la cui funzione è quella di legittimarlo, sia essa di natura nazionalistica, religiosa o quant'altro. Non siamo dunque in presenza di una battaglia tra il male (i globalisti) e il bene (tutti gli altri). Il potere, quale che sia la narrazione che lo legittima, resta una grande meretrice, cioè il riflesso, sul piano della società nel suo insieme, dell'animo umano, che è violento, egoista e meschino. La guerra, insomma, specialmente la guerra civile, non è mai uno scontro tra il bene e il male, bensì tra due mali. Il bene essendo l'equilibrio delle forze, il male l'illusione di qualcuno di poter prevalere. Ma la guerra, una volta che è scatenata, arriva alle sue estreme conseguenze. E' l'igiene del mondo, come è stato teorizzato con sintetica espressione.

Queste sono le riflessioni che mi inducono, mentre sono ancora in corso le operazioni di voto negli USA e mi appresto ad andare a letto nel mio quieto paesello, a coltivare la speranza che a prevalere sia Donald Trump, e che Hillary venga sconfitta. Non che abbia grandi speranze: la guerra civile continuerà, in ogni caso, fin quando la spesa militare di un solo paese sarà dieci volte più grande di quella di tutto il resto del mondo! Tuttavia, nella mia personale, egoistica e meschina visione del mondo, non posso non augurarmi che il tentativo dell'Impero di essere un potere assoluto trovi un freno al suo interno, nella consapevolezza che trecento milioni di americani non hanno la forza numerica, a dispetto del potere economico e della tecnologia, di schiacciare sette miliardi di esseri umani. 

Dunque tifo per Donald Trump, questo personaggio che sostiene, incredibile a dirsi, che le donne la smollano a chi ha soldi e potere. E me ne frego del politically correct.

Buona notte.

sabato 24 settembre 2016

Tutta la guerra si basa sull'inganno

Il referendum costituzionale vedrà scendere in campo, a sostegno delle ragioni del "NO", una strana e variegata alleanza: Forza Italia, la Lega, Sinistra Italiana, Possibile, i dalemiani, i grillini e altri e, al fianco di costoro, una galassia di gruppuscoli critici dell'euro e dell'Unione Europea. I primi avranno interesse a focalizzare la campagna referendaria sul tema "cacciare Renzi", i secondi tenteranno di porre l'attenzione sul tema dell'Italexit.

Da parte sua Renzi proseguirà nel tentativo ballista di proporsi come un capo di Stato capace di opporsi al predominio tedesco, in ciò aiutato (si accettano scommesse) da qualche mossa opportuna, nelle fasi finali della campagna, di Hollande (il macellaio col grembiulino rosa). Non sono da escludersi eventi luttuosi, già programmati, che saranno messi in atto da sicari di agenzie di intelligence straniere. Tutta la guerra si basa sull'inganno (Sūnzǐ).

Poiché la mobilitazione dal basso per la campagna referendaria a sostegno del "NO" sarà monopolizzata dagli attivisti locali della suddetta variegata alleanza, agli esponenti della galassia Italexit toccherà il difficile compito di inserirsi negli spazi di discussione e confronto che si apriranno. Dovremo agire come guastatori intervenendo in tutte le occasioni possibili per ricordare, argomentando in modo puntuale e ineccepibile, che la vera posta in gioco non è "cacciare Renzi", bensì aprire la strada per l'Italexit.

Occorrerà dunque evitare di rimanere coinvolti in oziose discussioni sulla forma del quesito referendario, oppure sugli spazi mediatici che, con assoluta certezza, saranno riservati in modo preponderante alla propaganda per il "SI", per focalizzare l'attenzione sul problema principale: l'uscita dall'Unione Europea e il recupero pieno della nostra sovranità nazionale.

giovedì 15 settembre 2016

Chicchirichì

Domani partirò per Chianciano per assistere, rigorosamente in incognito, al III Forum -No-Euro. Il che significa niente telecamera, niente interviste, ma solo un resoconto degli incontri personali che avrò con i tanti amici che mi sono fatto in questi anni. Oltre a un cortese saluto per gli altri.

Inutile girarci intorno, il clou dell'evento è l'armistizio tra Bagnai e i marxisti dell'Illinois, il resto essendo la solita passerella di personaggi che ripeteranno cose che gli astanti conoscono ormai fin troppo bene. Sabato mattina, dunque, mi piazzerò in fondo alla platea e mi gusterò la scena. Non dal punto di vista politico, ché di ciò non v'è nemmeno l'ombra - a meno di voler considerare tale l'infinita polemica teorica tra keynesiani e marxisti - bensì da quello psicologico. Ah la psiche! Cosa si agita veramente nel cuore degli esseri umani?

Assisterò agli interventi stando gomito a gomito con altri oscuri militanti, e chissà che tra di essi non ve ne saranno alcuni che, tra qualche anno, emergeranno come veri leaders, scelti perché veramente amati dal popolo e non perché hanno insistentemente e fastidiosamente preteso di esserlo. Nel far ciò, non disdegnerò di ammirare la silhouette delle signore. Sapete, le donne sono la mia salvezza: non ci fossero sarei un frocio perso, ma per fortuna ci sono. Chicchirichì.