lunedì 14 agosto 2017

La prima legge dell'universo biologico (PLUB)

"A Luigi, che è, appunto, un famoerpartitista (e non c'è naturalmente nulla di male, e lui sa che io lo stimo), penso di aver detto una volta per scherzo che se mi davano una disoccupazione al 30% come in Germania dopo l'austerità (quella di Brüning), il partito glielo facevo in un attimo.Ho fatto male a dirglielo, perché in effetti siamo messi peggio. Speriamo che se ne sia dimenticato: altrimenti, la sua sarà la tessera numero uno (ma il partito non si farà in un attimo: anzi, non si farà per niente). " (Alberto Bagnai nel post "La disoccupazione in teoria e in pratica")

Dunque, se ho capito bene, er partito non si poteva fare prima perché ce vojono i sòrdi, non si può fare adesso ma non si capisce perché. Forse perché, con una disoccupazione superiore al 30%, sarebbe un partito nazistoide? Come sapete ho smesso da tempo di sforzarmi di capire il pensiero di Bagnai su uno dei versanti della sua specializzazione, quello politico, e mi limito a leggere le sue analisi economiche. Sempre più svogliatamente, per altro, perché una volta afferrato il concetto che avere una moneta unica senza Stato conviene solo al capitale e ai paesi più forti, non è che, ingozzandosi di dati e analisi, le cose possano cambiare. Il punto è che la Storia non è razionale, e men che mai razionalmente economica! Salvo a posteriori, in ogni senso.

E' giunto il momento, però, che io vi metta al corrente della Prima Legge dell'Universo Biologico (nel seguito PLUB) da me stesso medesimo di pirsona pirsonalmente scoperta all'età di quindici anni, che ho inutilmente tentato di far capire nel mondo di melassa degli psichicamente subordinati nel quale mi sono trovato a passare quasi tutta la mia vita. E che, forse, adesso entrerà nella zucca di molti di loro:

Prima legge dell'universo biologico - PLUB: Ogni entità biologica tende ad espandersi fino a quando non trova almeno un altro organismo che la fermi.

L'ho scoperta il giorno in cui, uscendo di casa furibondo dopo un litigio con mio padre, incontrai per strada un energumeno che era solito deridermi davanti a tutti, cosa che sopportavo perché il suddetto era molto più grosso di me. Non però quel giorno, in cui ero carico di adrenalina e di aggressività verso il padre (anche lui molto più grosso di me e comunque intoccabile per ovvie ragioni). Ecco, quel giorno l'entità biologica grossa venne fermata, da allora e per sempre, dall'entità biologica piccola, che le si scagliò contro con una furia mai vista. Da allora il fringuello poté circolare per strada senza più timore.

La PLUB non si applica solo ai singoli organismi, ma anche alle società che questi formano, ed ha validità in ogni genere di conflitto. Anzi, ne è il presupposto ontologico. In pratica, vi sto dicendo che la PLUB è all'origine sia della lotta di classe che dei confronti geopolitici, nonché (mi pare ovvio) dei litigi tra fidanzatini. Ne consegue che invocare l'avvento di una fumosa razionalità degli agenti economici che possa evitare il massacro sociale conseguente all'adozione di una moneta che (Illo dixit 2 dicembre 2012) è un metodo di governo, è un errore politico bello grosso.


Insomma er partito s'adda fa', e si farà perché la Storia non si ferma nemmeno davanti al portone dell'Accademia. Ed io non ho mai capito perché, dopo aver sostenuto che l'euro è un metodo di governo, Alberto Bagnai si sia messo a deridere i #famoerpartitisti, di fatto lasciando cadere l'opzione di muoversi con anticipo rispetto alla necessità ontologica di farlo comunque ma, ahimè, con anni di ritardo.

Per quanto mi riguarda, sono da sempre un #famoerpartitista. Quando nel 2005 incominciai a far politica, immediatamente pensai alla partecipazione alle elezioni amministrative comunali, tant'è che fui tra i principali promotori di due liste civiche a Frosinone nel 2007 e 2012; nello stesso periodo mi avvicinai al m5s, sempre con la stessa visione: costruire, per dirla nel gergo goofynomico,  un #movimentodarbasso. Lasciato il m5s e conosciuto Bagnai, dopo aver appreso molto da lui (ma non solo da lui) pensai che egli potesse diventare una leva fondamentale per la costruzione di un #movimentodarbasso su scala nazionale, operazione che immaginavo potesse essere condotta a termine nel giro di cinque anni, dapprima con una non partecipazione attiva alle elezioni politiche del 2013, successivamente con una chiamata generale all'impegno politico, sì da essere pronti per quelle del 2018. Nulla di tutto ciò è minimamente accaduto (non solo a causa della sua opposizione, ad esser sincero) e tuttavia la necessità ontologica di organizzare politicamente il mondo del lavoro si ripresenta oggi e si ripresenterà in futuro, sempre e comunque. Per una semplice e banale ragione: non c'è alternativa.

La verità è che si sono persi cinque anni per andar dietro all'illusione che la razionalità economica avrebbe preso il sopravvento. Ebbene, chi ha detto che prima era troppo presto e adesso troppo tardi si collochi. La statistica, che serve a dimostrare che ha vinto chi era più forte è (forse) una scienza, ma funziona a posteriori (in ogni senso) e pertanto non determina il futuro. Al massimo, salvo errori e/o manipolazioni dei dati, sancisce il passato.

E adesso primitivo di Manduria! Prosit...

domenica 6 agosto 2017

Trallallero trallallà (quando rinfresca scrivo quello che mi va)


Molte ore più tardi, al fresco della notte castrese...


Perché mi devo sforzare a scrivere, quando il flusso random-oriented di FB mi offre questa riflessione dell'amico Massimiliano Veneziani?

"A che punto e' il movimento sovranista in Italia!? Risorgimento socialista in Sicilia si Allea con Rifondazione e possibile.
CLN con gli indipendentisti siciliani che fino ad un'anno fa' erano pro Euro
Altri si dividono sui vaccini ed altri ancora, seppur nel merito di avere un'organizzazione, contano con il pallottoliere l'ennesimo 'sovranaro' in piu'
Questa e' la parodia triste di quello che dovrebbe essere la resistenza nostrana alla dittatura UE. 
Un branco di incapaci, desiderosi di evidenziare la propria preparazione o affermarsi in un mondo che non esiste ancora. 
Andate a cagare!"

Caro Massimiliano, consoliamoci col tango.

giovedì 3 agosto 2017

La "Leuropa": origine del termine e significato

Immagino abbiate fatto caso al fatto che spesso, nei post su FB e su TW, ma anche in articoli sulla blogosfera, compare il termine "leuropa", ad indicare sarcasticamente l'Unione Europea. Da dove salta fuori questo neologismo? Consentitemi di fare il professorino, che ve lo spiego immantinènte.

Quando viene scritto un post o un articolo su una qualsiasi piattaforma CMS (Content Management System) sia essa un semplice blog o un giornalone online a caratura nazionale o internazionale, all'atto del salvataggio è necessario assegnare ad esso un indirizzo unico. L'operazione avviene in automatico, ed è gestita da quello che nel gergo degli informatici (schiatta alla quale appartenni in una vita precedente) si chiama "http handler" (in ambiente .NET - in altri ambienti ha altri nomi, ma è sempre la stessa fesseria).

Una delle tecniche più in voga consiste nel prelevare il titolo del post, depurarlo di tutti i caratteri non permessi in una URI, verificare che ciò che resta sia effettivamente una stringa unica nell'ambito del dominio che ospita il sito web e, in caso affermativo, utilizzarla come indirizzo unico del post; oppure fare la stessa cosa dopo averla modificata in base a qualche algoritmo appositamente creato. Il risultato è un indirizzo unico la cui lettura costituisce, molto spesso, un abstract del titolo. Vi faccio un esempio.

Prendiamo questo articolo di Enrico Grazzini, dal titolo "Francia e Germania gettano la maschera: sotto l'europeismo c'è il nazionalismo". Ebbene, l'URI corrispondente, generata da un http handler appositamente codificato ed eseguito sul web-server, è questa:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/francia-e-germania-gettano-la-maschera-sotto-leuropeismo-ce-il-nazionalismo/

L'http handler ha generato la parte in grassetto: francia-e-germania-gettano-la-maschera-sotto-leuropeismo-ce-il-nazionalismo/

La vedete la stringa "leuropeismo"? E' stata ottenuta, chiaramente, da "l'europeismo", togliendo l'apostrofo (anzi: lapostrofo).

Ecco, la "leuropa" nasce da questo, ed è diventato velocemente un modo, sarcastico e spregiativo, di riferirsi all'Unione Europea, che allude al fatto che l'Europa, intesa come continente con una storia antica, ricca e complessa, non è la Leuropa; che è invece un aborto di trattati internazionali imposti ai popoli europei da una minoranza di laleuropeisti, in sprègio alle costituzioni vigenti e a dispetto delle ripetute bocciature, nei referendum confermativi, degli stessi.

Poi è accaduto che il termine "Leuropa" sia finito sotto gli ochi di Illo. Il quillo, adottandolo, lo ha fatto diventare di moda...

mercoledì 2 agosto 2017

Nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino

E chi si perde è di Berlino. Non è difficile da capire.

Il nucleo dei trattati europei è chiaramente incompatibile e opposto alla nostra Costituzione. Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno che non si sia di Berlino. Non è difficile da capire.

Chi dichiara di essere contro i trattati europei non può agire politicamente in contraddizione con ciò. Dunque non può dar vita ad alleanze con forze euriste continuando a dirsi sovranista. Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.

Chi vi avvicina invitandovi ad aderire a un progetto politico sovranista e poi stringe alleanze con forze euriste vi sta offendendo, perché delle due l'una: o ha pensato che siete citrulli, oppure immaginato che, una volta entrati, vi sareste lasciati sedurre dalla concessione di qualche miserando ruolo tale da convincervi a rimanere. Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.

Chi entra in un progetto politico sovranista, dichiarando dunque di essere contro i trattati europei, e subito dopo comincia a proporre nuovi temi, dai vaccini alle scie chimiche, è un mentecatto oppure un agente della Regina di Prussia. Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.

Chi, pur denunciando il disastro causato dall'adesione all'euro e all'UE, tuttavia rinuncia all'impegno politico, dimostra senza ombra di dubbio di tenere famiglia. Un'opzione legittima e degna di rispetto, ma non un esempio da additare. Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.

Chi, pur essendo sovranista, sostiene che non è ancora tempo di agire politicamente perché i tempi non sono maturi, è come quel barbiere che scrisse sotto l'insegna del suo negozio "oggi si paga domani no". Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.

La grande caccia al "tesssòro dei sovranisti"


I sovranisti hanno un tesoro (anzi: un tesssòro) costituito dalla verità storica dei fatti e da quella, molto concreta, dell'agenda politica odierna fatta di circostanziate e documentate denunce della vera natura e ratio di Fiscal compact, bail-in, unione bancaria, acquisizioni estere, mosse geopolitiche. Sebbene i sovranisti siano politicamente ed elettoralmente ancora insignificanti, la realtà del disastro economico, politico e geopolitico in cui il paese è stato costretto dall'adesione acritica, da parte delle élites, al progetto leuropeista, rischia di tracimare dalle pur strettissime maglie del controllo sociale ingegnerizzato. Da ciò consegue che anche la sola ipotesi che una lista sovranista riesca a scendere in campo alle prossime elezioni politiche, ottenendo un risultato anche men che nullo elettoralmente, suscita inquietudine e spinge alla ricerca di contromisure preventive. Esaurite le cartucce della disinformazione, poiché la critica al progetto di devoluzione della sovranità nazionale nelle mani del grande capitale carolingio in cambio del controllo della marca italica promesso al capitalismo straccione nostrano (per altro sempre sub-iudice da parte dei potentati del nord) comincia a diffondersi, ora è il momento di passare ad altri metodi. Prima degli squadroni della morte ci sono altre opzioni, la prima delle quali è l'entrismo. A questo seguiranno limitazioni alla libertà d'espressione, l'infiltrazione dell'intelligence politica, qualche nuovo teorema giudiziario creato ad arte e infine, appunto, l'opzione squadristica. Il finale essendo, frattalicamente, una nuova marcia su Roma e un nuovo duce.

Non vi consoli l'idea che la Storia, ripetendosi, lo faccia in farsa, perché qui da noi la farsa c'è già stata. 


L'entrismo


L'entrismo è una tattica che consiste nell'inquinare la coerenza del messaggio politico della controparte utilizzando due metodi: a) infiltrare i quadri dell'avversario con propri elementi e b) corrompendone parte dei leader con promesse di ricompense di vario genere, in modo esplicito o, più spesso, in modo ellittico, così da favorire mutamenti della linea politica. Tanto più efficaci risultano entrambi i metodi, quanto più si avvicina un importante appuntamento elettorale, fallendo il quale l'avversario politico viene ricondotto all'ininfluenza.

L'entrismo del primo tipo è più facile da praticare utilizzando elementi di forze politiche che, sebbene facciano parte della stessa tradizione del vero avversario politico, siano in realtà inglobate nel sistema di potere dominante. Sono, insomma, i macellai col grembiulino rosa, sul quale gli schizzi di sangue si vedono di meno. L'entrismo del secondo tipo fa leva sulle debolezze umane, cioè sul fatto che ai margini del sistema di potere dominante ci sono sempre singoli individui, o piccoli gruppi, che si sentono frustrati perché estromessi dal sistema di ricompense e, in virtù di ciò, tendono ad avvicinarsi all'opposizione reale nella speranza di ottenere un minimo di visibilià, ma sono sempre lèsti nel tornare all'ovile al primo richiamo dei cani pastore.

Ovviamente le tecniche entriste non si esauriscono in ciò, essendovene di ben più sofisticate da porre in atto nella malaugurata ipotesi che l'avversario politico riesca, a dispetto di tutto, a crescere e a diventare man mano più forte. Tuttavia, per il momento, possiamo limitarci a considerare solo quelle già esposte, proponendo qualche semplice contromisura.

La principale contromisura per una forza di opposizione reale è, ovviamente, quella di dotarsi di una struttura decisionale allargata e rigorosamente democratica, sì da impedire che le decisioni importanti siano prese da un singolo leader o da una ristretta cerchia. Corrompere qualche centinaio, o migliaio, di quadri nelle cui mani risieda il vero processo decisionale è molto più difficile che farlo con un singolo individuo o una ristretta cerchia. Una solida forza politica di opposizione reale, che non sia cioè un gatekeeper, ha tutto l'interesse a mettere mano, al più presto, alla democratizzazione del processo decisionale. Tuttavia, quando la forza di opposizione reale è ancora allo stato nascente, la scarsezza di quadri e militanti non consente questa opzione, ragion per cui non resta che affidarsi alla coerenza logica della linea politica. Anzi, quanto più si è lontani dalla possibilità di costruire una struttura decisionale larga e democratica, tanto più è necessario fare affidamento sulla coerenza e sulla logica nel costruire e portare avanti una linea politica. La situazione attuale delle forze sovraniste è, oggi, quella testé descritta. La linea politica deve dunque essere radicale, logica e coerente, soprattutto in vista di un appuntamento elettorale nel quale il risultato vincente non può certamente essere quello di avere la maggioranza, bensì assurgere, finalmente, a visibilità. Il vero obiettivo di una partecipazione alle prossime elezioni politiche essendo quello di lanciare un segnale verso il basso, dimostrando che una testa di ponte è stata conquistata e chiamando ulteriori forze popolari alla sua difesa.

Questo obiettivo non potrà essere raggiunto, né potrà essere difeso, se un eventuale successo elettorale sarà stato ottenuto sacrificando la radicalità e la coerenza logica della linea politica, e a maggior ragione se, cedendo alle lusinghe di alleanze con forze politiche e personaggi inaffidabili, parte degli eletti, per non dire tutti, una volta ottenuto lo scranno cambiassero bandiera.

Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.