- Prof. Emiliano Brancaccio (l'uomo non è veracemente uno, ma veracemente due)
- Uniti si vince! La replica di Alberto Bagnai
Il testo del post di Emiliano Brancaccio.
IL CASO ANDREA ZHOK: UN BAGNAI IN VERSIONE BETA
Mi scuseranno le lettrici e i lettori abituate a trovare su questa pagina oggetti di critica meno scatologici. Ma di tanto in tanto mi capitano tra i piedi “colleghi” di cui nulla prima sapevo, che all’improvviso si presentano alla mia porta scalciando al ritmo di un turpiloquio da bulletti di primo pelo.
Chissà per quale ragione, queste loro intemerate avvengono solo sui social. Di solito, infatti, tali soggetti sono arroganti dietro le tastiere ma poi, chissà per quale istinto sopravvivente, risultano sempre molto riverenti nella fisicità degli incontri dal vivo. Buon per loro.
Ultimo del genere è tale Andrea Zhok. Un cattedratico della morale che, masticando lessico genitale, vorrebbe spiegarmi la differenza, a suo dire, tra melonismo e sovranismo.
Questo candido dal pensiero stentato, che non distinguerebbe una net international investment position dal libro dei Salmi, vorrebbe insegnarmi.
Questo filosofo, con mente impreparata ai più elementari concetti dell’economia internazionale, che se interrogato non saprebbe nemmeno motivare perché, sul Financial Times e altrove, sostenni che Syriza avrebbe dovuto contemplare l’applicazione del 65 TFUE e quindi l‘uscita dall’euro, e avrebbe pertanto dovuto chiedere copertura per il disavanzo estero a paesi esterni all’Ue, questo qui vorrebbe istruirmi.
Questo abbonato alle più improbabili candidature politiche, che non capirebbe per quale motivo declinai l’offerta di capolista dell’Altra Europa per Tsipras per un seggio al Parlamento europeo, e varie altre, vorrebbe darmi lezioni.
Questo ingenuo replicante delle parti più retrive del pensiero conservatore, nella totale incoscienza del capitale e delle sue tendenze, vorrebbe persuadermi con verbo da infante.
In fondo, se ci pensiamo bene, tali filosofi della reazione si somigliano tutti. Non sanno nemmeno come funzioni un meccanismo di controllo dei movimenti di capitali, né hanno la più pallida idea di cosa sia un “social standard” sulle relazioni economiche internazionali, né hanno mai avuto l’ardire di mettere in funzione i neuroni dinanzi al concetto di “network control”.
Se un malaugurato giorno finissero nelle stanze delle decisioni, diventerebbero “uomini senza pratica” schiavi di qualche capitalista vivente.
Eppure, nonostante la loro inadeguatezza al reale, questi vorrebbero insegnare la “sovranità”.
L’esito è facile da prevedere. Inabili come sono allo studio dei rapporti capitalistici, tali sprovveduti risultano capaci di abbozzare un “sovranismo” che alla fine è solo un continuo rimestare di temi tipici delle forze politiche più becere e regressive: quelle per cui i lavoratori immigrati sono una minaccia, le femministe sono una iattura, i gay sono una lobby fascista, i sindacati sono sterco, mentre gli imprenditori tricolore sono invece degli eroi, anche se evadono il fisco, violano le norme ambientali, sfruttano i lavoratori a nero e ricevono generose prebende pubbliche mentre il popolo patisce l’austerity.
Il loro “sovranismo”, alla fine, è solo retrivo capitalismo celato sotto propaganda reazionaria. Questa, in ultima istanza, è l’agenda politica a cui finiscono per adattarsi tali aspiranti intellettuali del regresso.
La tediosa, periodica ritornanza di questi “sovranisti”, in fin dei conti, è mera risultante di ingenuità popolare. I “sovranisti” prima celebrano il post-fascista di turno che agita in campagna elettorale il vessillo tricolore, quindi plaudono alle sue buffonate su autonomia alimentare e remigrazione. Infine, se il condottiero non li ha cooptati e declina nei consensi, i “sovranisti” rivendicano verginità contro il traditore.
Spostare dunque sempre più a destra, prevenire la ricostituzione dell’unità di classe. Servire il padrone del momento. Questo è il “sovranismo” reale e praticato.
A pensarci bene, il nuovo avventore al bar dei “sovranisti” mi ricorda qualcuno: diciamo un Alberto Bagnai in versione beta. Del resto, l’alfa ha trovato la sua bengodi nella destra leghista. Questo qui, chissà quale “futuro nazionale” immagina, per noi e soprattutto per sé stesso. I paggetti della reazione piccolo-borghese si riproducono, ogni volta peggiori dei precedenti.
L’unica credibile “sovranità” può essere qui intesa in un solo modo, ben noto alla tradizione marxista: come “momento” di lotta di classe internazionalista per la mutagenesi del modo di produzione. Il resto è trita immondizia nera. Chi non capisce questo punto può esser solo due cose: un magnifico ignorante oppure un nemico di classe travestito da interclassista.
Critica della scatologia terminata. Ripulito lo scantinato, torniamo a salire di livello e a respirare.
Chi volesse seriamente approfondire le mie obiezioni a sovranismo e populismo, non certo nel senso pedestre dei reazionari ma in quello più degno, di Laclau, Mouffe e altri, potrà leggere il capitolo 10 di “Libercomunismo”. E potrà seguire il mio dibattito di sabato prossimo a Parigi, con Jan-Luc Melenchon e James Galbraith, proprio in tema di "sovranità nella crisi dell'ordine". Guarda caso.
Buona domenica.
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