Questa sera ha avuto luogo una discussione telematica (che si pubblica in differita) sulla contrapposizione tra giusnaturalismo e diritto positivo. La discussione non ha avuto un taglio filosofico bensì politico.
Le due posizioni filosofiche del giusnaturalismo e del diritto positivo vengono usate in politica per indicare due diversi orientamenti, validi sia sul piano personale che collettivo. Le persone o le collettività che sono per natura o ragioni storiche più inclini a desiderare la libertà si difendono dal Potere invocando dei non ben definiti "diritti naturali"; al contrario coloro (persone o collettività) che sono più inclini al comunitarismo si oppongono brandendo l'argomento della maggiore importanza della società rispetto all'individuo.
Nessuno che si occupi seriamente di politica può ovviamente sostenere che una qualsiasi di tali due istanze possa essere applicata fino alle estreme conseguenze.
Tuttavia, essendo la lotta politica basata sull'inganno (come la guerra) ecco che assistiamo a una polarizzazione del discorso tra i sostenitori dell'una o l'altra istanza. Ma ciò è bene che non avvenga perché l'evento originario di questa polemica, il covid, ha avuto natura criminale e truffaldina.
C'è chi utilizza una polemica di natura filosofica e teorica perché, in realtà, vuole arrivare a sostenere che la difesa dalle "ingerenze della società" consista nell'aumentare il tasso di individualismo. Per questa ragione è necessario fare i conti fino in fondo con la psicopandemia, riconoscendola per quello che è stata: un'operazione criminale!
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