Non sono tra coloro che si scandalizzano quando vedono persone, soprattutto politici, fino a ieri europeisti che cambiano idea e si schierano contro l'euro e l'Unione Europea. Anzi, quando ciò accade me ne compiaccio e, in senso metaforico, sacrifico l'agnello grasso. C'è però un limite, una
linea rossa oltre la quale non si può andare: quando l'euro imploderà, e con esso l'Unione Europea, non potremo trattare coloro che si convertiranno solo dopo, o in prossimità della fine del regime euroliberista, alla stregua di quanti avranno combattuto la guerra.
Ora un primo problema è: dove posizionare questa linea rossa? Ebbene, sono in disaccordo con quanti vorrebbero stenderla già oggi, in totale e completo disaccordo. Tuttavia a un certo punto questo dovrà essere fatto, proprio per impedire una corsa al trasformismo come quella che ci fu alla caduta del Fascismo: il giorno dopo l'otto settembre, al sud, erano già tutti antifascisti, sebbene di guerra partigiana non se ne fosse vista molta; al nord si dovette aspettare il 25 aprile 1945, data dopo la quale si scoprì che l'Italia era un paese di partigiani.
Il problema è particolarmente grave se si riflette sul fatto che in questa occasione non ci sarà, si spera,
io almeno lo spero, una vera guerra combattuta, ma solo un durissimo confronto politico. Una guerra civile, che è un evento di gravità inaudita nella storia di un popolo, offre infatti una possibilità di riscatto a tutti, anche ai collaborazionisti del vecchio regime, mentre ciò non accade nel caso di una transizione che sia solo politica, per quanto aspra questa possa essere.
Che fare, dunque, con i convertiti dell'ultima ora?
La linea rossa servirà a questo: a mettere fine ad ogni prospettiva di carriera politica per gli attuali unionisti nell'Italia che avrà riconquistato la sua sovranità nazionale. Cosa che non dubito che avverrà.
Il caso di Stefano Fassina è emblematico. Non v'è dubbio che gli attuali suoi convincimenti siano coincidenti con quelli di noi sovranisti, eppure Fassina non osa tagliare il cordone ombelicale che lo lega all'ideologia unionista. La domanda che mi pongo, e pongo ai lettori del blog, è la seguente: fino a quando Fassina potrà cincischiare (usque tandem, Fassine, cincischieris)?
A mio parere, almeno
per quanto riguarda i piani alti della politica, quelli cioè dove si assumono responsabilità di livello nazionale,
il momento di tracciare una linea rossa non è lontano. Di altra natura, evidentemente, è il problema di tracciare un'analoga linea rossa per i ranghi intermedi e bassi della politica, dai consigli regionali a quelli comunali. In tal caso non si potrà che seguire l'esempio di Togliatti che, con l'amnistia agli ex-fascisti, permise la necessaria riconciliazione nazionale. A maggior ragione se, come mi auguro dal profondo del cuore, la transizione sarà politica e non militare. Nella malaugurata ipotesi, invece, di una nuova guerra civile, mi astengo dal fare proposte, fatta eccezione per gli atti di eroismo dell'ultima ora, quelli cioè che riscattano un'intera esistenza malvissuta. Per altro potrebbe porsi il problema opposto, quello dell'epurazione delle nostre stesse schiere qualora, per difendere il folle progetto euroliberista, si arrivasse a tanto e noi fossimo sconfitti sul campo. Ma a questa terribile prospettiva non voglio nemmeno pensare...
C'è poi una seconda questione, quella della severità. Dovremo cioè essere ugualmente propensi al perdono, nei riguardi della classe politica di sinistra, di quanto lo saremo verso quella di destra e di centro? Non è una questione secondaria, perché all'accusa di
tradimento nei confronti della Nazione, che accomunerà tutti gli euroliberisti,
nel caso della classe politica di sinistra complice dell'euroliberismo non potrà non sommarsi quella di tradimento del popolo lavoratore. Anche su questo tema vi dico la mia, nell'attesa che coloro che frequentano questo blog dicano la loro: a mio parere nel caso della classe politica di sinistra si dovrà tener conto anche del secondo capo di imputazione, con una severità quindi ben maggiore. Anzi, se proprio devo essere chiaro, penso che la classe politica di sinistra, complice fino all'ultimo dell'euroliberismo, dovrà essere epurata con estrema spietatezza. Nulla dovrà esserle abbuonato! Ovviamente ciò riguarda le loro prospettive di riciclarsi a sinistra dopo la sconfitta dell'euroliberismo.
Che vadano, se vogliono, a rinfoltire le fila della destra nazionale, che magari li accoglierà... ma forse no!
Il problema è quando stenderla questa linea rossa. Farlo troppo presto significa indebolire il fronte sovranista; tardando troppo si rischia di tenere dentro personaggi che, fino all'ultimo, saranno stati nostri avversari. Ancora una volta dico la mia, nell'attesa dei suggerimenti dei lettori del blog: al massimo la primavera del 2016. Il che significa consentire al "
caso emblematico", alias
Stefano Fassina, di tentare l'operazione che ci ha annunciato, quella di portare su posizioni sovraniste i
protagonisti della nuova grande ammucchiata dei sinistrati, la cui costituzione è in programma all'inizio dell'autunno. Dopodiché, senza pur tuttavia fargliene passare una che è una, si aspettano sei mesi e, a fine marzo del 2016, si tira la linea rossa. Chi, dichiarandosi di sinistra, sarà ancora dall'altra parte, verrà considerato nemico della Patria e del popolo lavoratore!
Insomma, a Stefano Fassina gli diamo gli otto mesi!