Lo faccio ripubblicando il capitolo 6 del mio saggio breve "La resilienza dell'€uro". Enjoy boys.
Il conflitto tra capitale e lavoro, e
la mandrakata del vincolo esterno
Il problema era costituito dal fatto che, nel conflitto
tra capitale e lavoro, quest’ultimo stava prendendo il sopravvento. Le
conquiste dell’autunno caldo, la scala mobile, un clima generale caratterizzato
da continue e crescenti rivendicazioni, tutto ciò suggeriva l’idea che gli
equilibri di classe della società italiana potessero essere scossi dalle
fondamenta. Era possibile che il
capitale accettasse l’idea che chi estraeva il suo reddito dal lavoro vedesse
il suo benessere crescere, mentre chi lo estraeva dal possesso di capitali vedesse
la sua ricchezza diminuire, quanto meno in termini relativi? La risposta è
dentro di voi, ed è quella giusta... [Continua]
... ed è partito in quarta con una filippica contro la corruzzzione dei politici. Il discorso era iniziato dalle banche ed io avevo tentato, senza successo, di spiegargli che la crisi delle quattro banchette non è dovuta alla corruzzzione, e quindi ai prestiti facili agli amici degli amici, ma alla deflazzzione.
Ho postato la foto in una discussione tra renziani e civatiani su FB, facendo finta di credere che fosse vera. Subito un renziano mi ha sgamato e ne ha denunciato la falsità, cosa che ho immediatamente riconosciuto. Sembra che anche la foto della Boschi con l'Unità a rovescio sia un fake:
E questa non la sapevo! O non è vero che è un fake?
A chi devo credere? Ai renziani o agli antirenziani? Ma poi, è così importante sapere qual è la verità in un universo in cui ogni cosa può essere vera o falsa, e quel che conta è la potenza degli altoparlanti che ripetono una versione? Come se ne esce?
Io mi regolo così: ogni informazione che mi arriva dai media, mainstream o social, per me è falsa; anche quando è vera perché, se così è, mi viene fornita in quanto ciò fa comodo a chi li controlla.
Il che implica la rinuncia alla possibilità di una rappresentazione oggettiva della realtà. Il che è una conseguenza, inevitabile, dell'asimmetria informativa tra chi detiene il potere e chi lo subisce. Il che implica che chi il potere lo subisce ha un sola difesa: l'ideologia. Cioè una lettura pregiudiziale della realtà.
Il che implica che stiamo correndo come pazzi verso la guerra. Cioè il disastro.
Mi perdonerete se mi tolgo un sassolino dalla scarpa: con buona pace della fiducia nella razionalità delle scelte economiche...
Sembra che, parlando di riserva frazionaria, abbia toccato un tasto sensibile. Subito se ne è dedotto che io sia un sostenitore della teoria della moneta esogena, quella creata e controllata dalle Banche Centrali. In particolare, il commentatore Ansel mi ha segnalato un post di Alberto Bagnai che riassume il meccanismo. Bagnai fa giustamente osservare che il $agace e $olerte banchiere centrale non controlla una beneamata fava, perché le effettive decisioni di erogare o meno un prestito sono distribuite in tutto il sistema bancario. Al massimo, il $agace&$olerte può "strozzare il credito", ma il potere di espanderlo non è nelle sue effettive possibilità. Insomma, non si può costringere il cavallo a bere, oppure, se preferite, una corda può essere tirata ma non può essere spinta.
La domanda è: perché, non appena ho citato il coefficiente di riserva frazionaria, se ne è dedotto che io sia un sostenitore della teoria della moneta esogena? Risposta: perché si è smesso di pensare! Ormai si ragiona, anche tra noi, per appartenenza.
Vedete, nel post in oggetto, "La crisi sola igiene del mondo (riserva frazionaria, Mario Monti e bail-in 4 piddummies)", mi sono limitato a dire una cosa semplice semplice: le banche operano all'interno di un sistema di vincoli legali, in particolare il rapporto tra patrimonializzazione e impieghi, e a quelle regole devono adeguare il loro operato (o almeno dovrebbero). Certo, "nell'accordare un prestito il funzionario di banca non controlla la quantità di riserve disponibili presso il suo istituto, esattamente come nel fissare il prezzo il bancarellaro non controlla la quantità di M3 in circolazione in quel giorno - cit. Bagnai", ma a fine periodo si deve stare dentro i limiti fissati dalle regole. E siccome il coefficiente di riserva frazionario, deciso dalla BC, è legato alla moneta bancaria dal moltiplicatore monetario, ne ho brevemente riassunto il funzionamento. Esattamente come ha fatto Bagnai nel post segnalatomi da Ansel, senza che a nessuno sia venuto in mente di gridare "Bagnai è per la moneta esogena! Bagnai è mainstream!". Con me, invece, è successo. Ci vuole tanta pazienza.
Affrontiamo il cuore della discussione: è vero o no che, fissando il coefficiente di riserva frazionaria, si determina la quantità di moneta bancaria? Orbene, io penso che la relazione tra la quantità di moneta bancaria e il coefficiente di riserva frazionaria sia lievemente più complicato, perché la determinazione della quantità di moneta bancaria è un fatto sostanzialmente politico. A che serve allora il coefficiente di riserva frazionaria? Serve, io penso, a nascondere una decisione politica ammantandola di tecnicismo. Punto.
Tuttavia, a prescindere dal fatto che la quantità di moneta circolante sia il risultato di una scelta autonoma del $&$ banchiere centrale, oppure un scelta endogena al sistema creditizio nel suo complesso, oppure ancora la risultante sia di decisioni di natura tecnica che fiscale e politica, e cioè a prescindere dalla questione "chi crea la moneta?", resta il fatto che, ad un dato istante to, esiste una data quantità di moneta bancaria, cioè prestiti erogati dalle banche garantiti da assets reali, e se in questa situazione sopravviene una imponente decisione di politica fiscale, come quella posta in essere dal governo Monti, qualcosa di grosso succede. Nel mio post ho cercato di mettere in evidenza tali conseguenze, senza pormi la questione metafisica "chi crea la moneta".
L'ho fatto perché non considero importante la questione metafisica? Francamente sì, non la ritengo importante perché, per me, in economia politica non esistono fatti tecnici, ma ideologie, la cui funzione è quella di supportare e legittimare interessi di parte, esattamente come, nella guerra delle due rose, le ragioni dinastiche servivano a coprire corposi interessi di clan. Purtroppo in molti, in troppi, continuano a baloccarsi con le teorie del tutto, applicando le quali tutti sarebbero liberi, ricchi e felici. Ho inteso, fin dal titolo, denunciare questa deriva intellettuale, che sta facendo molti danni, parafrasando il detto "la guerra sola igiene del mondo", ma evidentemente ciò non è stato compreso perché è subito scattato il riflesso pavloviano, al solo sentir parlare di riserva frazionaria, "Fraioli è mainstream".
Mai avrei pensato, riassumendo l'aritmetica della riserva frazionaria, che questa avrebbe completamente posto in ombra la questione centrale, che le banche stanno fallendo non a causa della corruzione, ma perché si è tirata la corda! Tra l'altro, nemmeno con una scelta tecnica del $&S banchiere centrale di strozzare il credito, come pure è in suo potere (anzi! il $&$ sta facendo l'opposto, con i QE, gli LTRO etc.), bensì con una manovra di politica fiscale, di un governo (vedi alla voce Mario Monti) non eletto, che ci è stato imposto dall'esterno. Questo sì è un fatto esogeno!
Ho tirato tardi. E ho incontrato una tipa a cui venti (dicasi venti) anni fa feci un corso sulle reti. Ci siamo messi a parlare di euro e UE e le ho chiesto: conosci Bagnai, Barnard, LBC, Diego Fusaro? Hai mai sentito parlare di A/simmetrie, di ARS, dei marxisti dell'Illinois?
NO!
Le ho chiesto: che pensi dell'euro? Ha cominciato a parlarmi di signoraggio.
Stremato dall'alcool, l'ho salutata promettendole di richiamarla per darle più informazioni.
Con me c'erano il Cinelli e Gianluigi. Soprattutto il Gianluigi ce l'ha messa tutta per farle capire come stanno le cose, ma parlava troppo difficile. Allora l'ho interrotto e ho cominciato a spiegarle l'abc di scuola bagnaiana. Niente da fare.
Il tasso di riserva frazionaria (RRR) è la percentuale di "soldini" che una banca deve obbligatoriamente accantonare, sotto forma di riserve presso la Banca Centrale (BC), rispetto ai soldini che le vengono dati in deposito, chiamati "passività" perché per la banca sono un debito, cioè soldi che deve restituire.
La banca usa i soldini dei depositanti per fare prestiti, ovviamente a interesse. Supponiamo che una banca x riceva un deposito pari a C. Essa può prestare a sua volta solo una frazione pari a (1-r)*C del deposito, dove r è la riserva frazionaria. Supponiamo che r=5% (cioè r=0.05) e C=1000 €. Se qualcuno bisognoso di un prestito si presenta allo sportello la banca può prestargli solo:
P1=995=(1-r)·C
Ora immaginiamo che questo qualcuno, ottenuto il prestito, saldi un debito a un suo amico, e che questo amico, riavuti i soldi, li depositi ancora nella banca x. Questa può nuovamente prestare una cifra pari a (1-r)*995, ma siccome si ha 995=(1-r)*C, possiamo scrivere:
P2=(1-r)·P1=(1-r)2·C
Se il giochetto continua, all'n-esimo giro si avrà:
Pn=(1-r)n·C
Il totale dei soldini prestati all'n-esimo giro sarà:
Sn=P1+P2+P3+P4+P5+P6+....Pn
Se il giochino continua all'infinito, cioè se n=∞, si può calcolare il valore limite dei prestiti che la banca x può erogare in base al primo deposito di 1000 € utilizzando una nota formula matematica per le serie geometriche. Si ha:
S∞= (1/r)·C=(1/0.05)·1000=20000 €
Dunque un singolo deposito di 1000 € può generare, teoricamente, prestiti fino a 20000 €. Ovviamente ci si ferma un po' prima, ma mica tanto sai, perché l'importante è rispettare le regole, e se rispetti la regola della riserva frazionaria sei a posto. C'è la BCE che vigila, mica la Pizza&Fichi di Bauco!
Ah, ma allora le banche cattive creano denaro dal nulla!
La risposta è no. Per la semplice ragione che quando voi chiedete un prestito la banca cattiva vi chiede delle garanzie in grado di coprire il prestituccio, se per caso le cosuccie vi vanno maluccio. In pratica la banca cattiva "monetizza" un bene reale che voi offrite come garanzia. Se, ad esempio, chiedete un prestito per avviare un'attività, la banca cattiva vi metterà una bella ipoteca sulla casuccia bella e, se fallite, ve la requisisce, la vende e rientra.
Dunque la banca cattiva NON crea denaro dal nulla, ma assegna un valore alla vostra casuccia bella, dandovi dei soldini e permettendovi di continuare a viverci dentro. Finché le cose vanno bene, ovvio.
Certo, a qualcuno le cose posso andar male, ma in media, sui grandi numeri, una banca ben amministrata non ha problemi.
Ah, ma allora le banche falliscono perché sono amministrate male, perché danno i soldini agli amici degli amici!!!
Mi sembra di sentirlo l'urlo del piddummy: è la casta, è la cricca, è la corruzione, è che noi siamo italiani, non siamo calvinisti, popolo di ladri, razza inferiore che ci vuole il bastone, la crisi sola igiene del mondo...
Ci vuote tanta pazienza. Sentite cari, se le banche fallissero perché danno i soldi agli amici degli amici questo sarebbe un fatto consueto, o no? Ogni tot un certo numero di banche fallirebbe, giusto? E in effetti è così: ogni tot un certo numero di banche fallisce. Solo che nessuno ne ha mai fatto un problema, è un fatto normale della vita di un banchiere, così come lo è nella vita di un imprenditore. Ogni tanto le cose vanno male, vuoi perché hai dato i soldi agli amici degli amici, vuoi perché hai prestato a un imprenditore bravo ma sfortunato. Che poi, perché un banchiere dovrebbe dare i soldi agli amici degli amici e andare sicuramente fallito? Chi glielo fa fare?
Mettiamola così: Qualche banca, più corrotta di altre, presta qualche soldino di troppo agli amici degli amici, ma se non sono proprio scemi si limitano. Si può fare no? Inquatti un po' degli utili degli azionisti e fai contento un po' di amici degli amici, normale. DiGiamolo: tipicamente italiano! I tedeschi, invece... lasciamo perdere.
Poi un brutto giorno le banche cominciano a cadere come birilli...
Che è successo? Sono diventate tutte, contemporaneamente, corrotte? E' questo che ti racconta Eugenio Scalfari, caro piddummy? E tu ci credi, perché sei un piddummy con un solo neurone in testa che vibra quando vede la barba di Barbapapà.
Invece no. Te lo ricordi quel signore in loden che ti fece ballare in piazza perché aveva cacciato Abberluscone? Ti vuoi rivedere, piddummy bello? E io ti accontento!
Ti sei riconosciuto? Lo sai cosa fece l'uomo in loden? Siccome l'Italia aveva un deficit delle partite correnti, che è la differenza tra quanto esportiamo e quanto importiamo in merci e servizi, doveva risolvere questo piccolo problema. Ora, se hai un deficit ci sono grosso modo due strade: o esporti di più o importi di meno. Ci arrivi? Siccome però, per esportare di più, devi investire, e con la crisi nessuno investiva, si sarebbe dovuto chiedere allo Stato di farlo, ma questo è proibito dall'Europa che ti piace tanto. E allora non resta che importare di meno.
E come si fa? Tu dirai: si mettono i dazi sulle importazioni! No, non si può, perché l'Europa che ti piace tanto lo proibisce. E allora? Facile: si tassano gli italiani, così questi spendono di meno e il deficit delle partite correnti scompare. Come in effetti è avvenuto.
Ma c'è un problema. Se laggente smette di consumare, un po' di imprenditori chiudono e non restituiscono i soldini alle banche. Queste allora gli prendono i beni dati in garanzia e li vendono. Solo che, se un sacco di cose vengono messe in vendita tutte nello stesso momento, il loro prezzo scende, e di molto. E così le banche, visto che non rientravano, hanno cominciato a fare meno prestiti, ma questo ha mandato a gambe in aria altri imprenditori che non hanno restituito i soldini, e allora le banche gli hanno messo in vendita i beni dati in garanzia, ma questi sono scesi ancora di prezzo e allora le banche hanno cominciato a fare ancora meno prestiti, ma questo ha mandato a gambe per aria altri imprenditori che... insomma ci siamo capiti.
Il dubbio del piddummy: ma allora sono pazzi?
No caro, non sono pazzi. Che succede se vai a giocare a poker e qualche giocatore comincia a perdere? Prima mette sul tavolo l'orologio, poi l'anello, poi la cinta dei pantaloni, poi i pantaloni... e ogni volta ottiene meno soldi. Funziona così, dai retta a me e non a Barbapapà.
Questo giochetto si chiama "concentrazione dei capitali", in pratica il più forte mangia il più debole.
In sintesi:
Il
meccanismo della riserva frazionaria salta se si induce la deflazione
per riequilibrare la bilancia delle partite correnti. A quel punto un
gran numero di "garanzie" torna sul mercato a prezzi di sconto, alcune
banche saltano e il grande capitale si
impossessa degli assets più interessanti, mentre quelli meno appetibili
finiscono in malora. Quando il capitale che si impossessa degli assets
più interessanti è straniero, allora il paese diventa una colonia.
Tu mi chiederai: chi sei tu per dirmi queste cose? Che ne capisci di economia? Niente, io copio&incollo. Ma prima leggo e cerco di capire, tu invece sei un piddummy. E amici come sempre.
Ah, dimenticavo! Tra gli assets c'è la tua pensione, la tua sanità, la tua casa, il tuo posto di lavoro, la tua vita. #Vattelapijànder....!
E questo è per ricordare con chi abbiamo a che fare.
De bello gallico - libro IV-1
Gli Svevi, tra tutti i Germani, sono il popolo più numeroso ed agguerrito in assoluto. Si racconta che siano formati da cento tribù: ognuna fornisce annualmente mille soldati, che vengono portati a combattere fuori dai loro territori contro i popoli limitrofi. Chi è rimasto a casa, provvede a mantenere sé e gli altri; l’anno seguente si avvicendano: quest’ultimi vanno a combattere, i primi rimangono in patria. Così non tralasciano né l’agricoltura, né la teoria e la pratica delle armi. E non hanno terreni privati oppure divisi, nessuno può rimanere più di un anno nello stesso luogo per praticare l’agricoltura. Si cibano poco di frumento, vivono soprattutto di latte e carne ovina, praticano molto la caccia. Il tipo di alimentazione, l’esercizio giornaliero e la vita libera che conducono (fin da piccoli, difatti, non sono sottoposti ad alcun dovere oppure disciplina e non fanno assolutamente nulla contro la propria volontà) accrescono le loro forze e li rendono uomini dal fisico imponente. Sono abituati a lavarsi nei fiumi e a portare come vestito, in quelle regioni freddissime, solo delle pelli che, piccole come sono, lasciano scoperta gran parte del corpo.
De bello gallico - libro IV-3
Reputano vanto principale per la propria nazione che le regioni di confine, per il tratto più ampio possibile, siano disabitate: è segno che una moltitudine popoli non sono in grado di resistere alla loro brutalità militare. A tal proposito corre voce che, in una zona di confine degli Svevi, le campagne siano spopolate per seicento miglia. Un’altra parte del loro territorio confina con gli Ubi, popolo un tempo numeroso e fiorente, per quanto possano esserlo i Germani. Gli Ubi sono un po’ più civili riguardo alle altre genti della loro razza perché, vivendo lungo il Reno, sono visitati di frequente dai mercanti e, per ragioni di vicinanza, hanno assorbito i costumi dei Galli. Gli Svevi li avevano spesso affrontati in ostilità, ma non erano riusciti a scacciarli dalle loro terre per via del loro numero e della loro importanza; ciononostante, li avevano costretti a versare tributi, rendendoli molto meno potenti e forti.