lunedì 30 maggio 2016

Il C.L.N. 2.0 e la mozzarella


Da 6'09'' a 12'46'': "Quello che è il punto di precipitazione che riteniamo più probabile della crisi è la crisi bancaria. Qui c'è un deficit di capitalizzazione delle banche che prima o poi esploderà e che costringerà poi a fare una scelta tra un processo di liquidazione degli assetti bancari nazionali dei paesi più deboli, una vera e propria liquidazione, oppure alternativamente un ripristino del controllo statuale sulla moneta per il finanziamento delle banche. Quello sarà il punto di precipitazione della crisi, e quindi in sostanza qualunque iniziativa che si muova lungo la direzione di un'ipotesi di deflagrazione secondo me sta nel tempo storico. Detto questo, detto questo, io come dire mi cospargo il capo di cenere per avere, mi dà fastidio dire per primo ma, insomma, tra i primi, avere evocato questa ipotesi che poi, all'appuntamento di una, diciamo, crisi del progetto di unificazione, si potesse arrivare con un'ipotesi di destra, la famigerata uscita da destra, e una ipotesi di sinistra. Mi permetto di dire che questa è ancora, diciamo, una possibilità oggettiva, anzi io con questo voglio interloquire con Giorgio [Cremaschi] e con tutti voi, io da questo punto di vista per esempio vi vorrei ricordare che vi è un forte interesse del grande capitale finanziario europeo, e tra l'altro britannico, a far sì che si ripristini un sistema di regolazione dei rapporti internazionali fondato essenzialmente su due elementi: da un lato flessibilità dei tassi di cambio, uscire quindi essenzialmente dal regime della moneta unica, piena flessibilità dei tassi di cambio lasciata al libero gioco delle forze del mercato, quindi essenzialmente con grandi occasioni di gioco speculativo da parte dei grandi operatori finanziari, molto maggiori addirittura di quelle attuali, combinata con un, diciamo, flavour xenofobico, potremmo dire razzista, basato sul controllo dei movimenti migratori di persone. Quindi, piena e libera circolazione dei capitali e gestione dei tassi di cambio da parte dei leader delle forze di mercato da un lato, xenofobia, razzismo, e blocco dei movimenti di persona dall'altro. Io l'ho chiamata una 'sintesi di xenofobia liberista', secondo me un'eventualità molto probabile, molto probabile. E quindi io penso che quella bipartizione, uscita da destra versus uscita da sinistra, sia secondo me molto, molto attuale. E da questo punto di vista io provo a dire due parole, e concludo, intorno al modo in cui possiamo interpretare e definire la lotta per l'egemonia, che ci deve evidentemente impegnare, nella quale bisogna impegnarsi per poter arrivare all'appuntamento con la storia preparati. Ecco, da questo punto di vista, io ho sentito cose molto giuste e molto sensate da parte di Giorgio Cremaschi relativamente al controllo democratico dei processi economici. questa poi in ultima istanza è la tesi. Io lancio due, come dire, suggerimenti. Personalmente ho ritenuto che vi sia un modo di interpretare la crisi del progetto di unificazione europea che è di sinistra e che ha solide basi. Questo modo può essere sintetizzato nel concetto di 'standard del lavoro'. Lo 'standard del lavoro è un meccanismo, si può definire in tanti modi, che consente essenzialmente di aprirsi alle relazioni monetarie, commerciali, finanziarie e politiche internazionali con quei paesi che realizzino politiche di espansione e di difesa dei diritti sociali, e chiudersi invece (questo lo standard prevede) alle relazioni monetarie, finanziarie, politiche e internazionali verso quei paesi che mirino a adottare politiche di deflazione, di compressione dei salari, di compressione dei diritti. Questa secondo me è un'assunzione che consente di dividerci e di distinguerci da quelle forze di destra che oggi muovono nella direzione dell'Italexit, che intendiamoci questo slogan 'Italexit' sta già nella bocca di soggetti che sono un pochino distanti da noi, io sono ben contento che oggi siamo qui a discuterne però ricordiamoci che è un dato importante. Scusatemi un aneddoto, nel 2011 in una trasmissione televisiva io sostenni alcune tesi di questo tenore, dicendo che la deflagrazione era un'ipotesi più che probabile e sostenendo che bisognava prepararci, e un certo Matteo Salvini venne vicino a me, era anche lui ospite, dicendo 'ah, professore, ma queste cose mi interessano, ma perché non ne parliamo davanti a una mozzarella?' Eh, io declinai gentilmente l'invito, declinai gentilmente l'invito, però devo dire che quello, insomma, l'ha beccata prima di noi,  ecco. Insomma, c'hanno un po' di vantaggio, ecco, mettiamola così, un pochino di vantaggio, da questo punto di vista, quindi tanto più, tanto più bisogna distinguerci, lo dico sommessamente da economista, non voglio qui sollevare un problema politico che non ne ho gran competenza - ci sono certamente persone più preparate di me - però talvolta si evoca l'ipotesi di Comitato di Liberazione Nazionale contro l'euro, tutti uniti contro l'euro... io non ci sto! Perché credo che ci sia un tempo per la tattica politica in cui ci si può alleare persino col diavolo, ma c'è un tempo della costruzione di una ipotesi egemonica, e noi siamo ancora a questo tempo [...applausi...] quindi ci vuole ancora un po' prima che si possa solo lontanamente parlare di un Comitato di Liberazione Nazionale con 'quelli là', ricordiamocelo, non ce lo dimentichiamo."

Che dire?


Naturalmente sono solo chiacchiere e distintivo perché senza un forte e unitario movimento politico per la riconquista dell'indipendenza nazionale non si va da nessuna parte... e il "grande capitale finanziario, e tra l'altro britannico" farà i suoi giochi senza tener conto degli interessi dei lavoratori italiani. Io, l'invito di Matteo Salvini lo avrei raccolto al volo! Ma io sono solo un blogger ciociaro che, dopo aver documentato [cit. "mi dà fastidio dire per primo ma, insomma, tra i primi"] i tentativi di Bagnai, D'Andrea e Pasquinelli, quest'anno non andrà né al goofy-compleanno (ça va sans dire) né all'assemblea dell'ARS né al convegno dei marxisti dell'Illinois. Ciao ciao.

mercoledì 25 maggio 2016

Una chicca di 48

L'ottimo LBC (alias Orizzonte48) in un suo recente post linka questo interessante contributo di Stefano Zamagni sull'enciclopedia Treccani.

Mi permetto di suggerire ai membri della piccola comunità che si confronta su questo minuscolo blog di leggere con attenzione, oltre al post di 48, anche il testo di Zamagni, e di commentarlo se ne hanno voglia.

Per l'occasione i commenti sono aperti anche ai vituperati anonimi a patto che il sottoscritto, dominus incontrastato del blog, li ritenga interessanti e degni di essere pubblicati. Sapete, uno degli argomenti "forti" dei vituperati anonimi è che, imponendo ai commentatori di qualificarsi, si perdono contributi di grande valore...


martedì 24 maggio 2016

[PopulPost] PEGGING

Va di moda farsi inculare. Ci informa di ciò il benemerito sito Dagospia:

1. DILAGA IL “PEGGING”, PRATICA SESSUALE IN CUI LA DONNA INDOSSA UNA CINTURA FALLICA E SODOMIZZA L’UOMO. “IL MIO FIDANZATO CHE GEME È IL SUONO PIÙ SEXY DEL MONDO. L’HO SCOPATO AL PUNTO CHE LUI NON SI VERGOGNA DI MOSTRARSI ECCITATO E FEMMINILE”
2. LE PIÙ ARRAPATE SONO LE DONNE CHE, COME NEL SADOMASO, POSSONO RIBALTARE I RUOLI DOMINATORE-DOMINATO: ''MI PIACE CHE MIO MARITO MI SUPPLICHI DI SENTIRE “IL MIO CAZZO”''
3. SCRIVE ''COSMOPOLITAN'': ''E’ UN’OPPORTUNITÀ GRANDIOSA, CHE FORTIFICA IL LEGAME PERCHÉ COSTRINGE L’UOMO AD APRIRSI, A RENDERSI VULNERABILE, E LE DONNE A DECIDERE”


Ora si dà il caso che il sottoscritto sia stato, negli anni della sua gioventù, un "progressista" per quel che riguarda le libertà personali. Una frase che ripetevo spesso era "nel privato ognuno fa quel che gli pare". Poi arriva Dagospia e mi informa che «DILAGA IL “PEGGING”». E cioè? Abbiamo statistiche dalle quali si può desumere che un numero crescente di maschi italici, trovandosi a letto con una femmina, invece che chiavarsela se lo fa infilare nel retto? Cerchiamo di capire.

Il punto non è il fatto che in una relazione con un altro essere umano (o altri esseri umani - voglio considerare ogni possibilità) possano accadere cose fuori dal comune, figuriamoci! Se dovessi/potessi squarciare il velo della mia intimità potrei raccontarne delle belle! Ma qui si parla di "pratiche", cioè di comportamenti che, a dire di Dagospia, sarebbero così frequenti e diffusi da assurgere al rango di fenomeno sociale statisticamente rilevante. Forse, a causa degli anni, sono ormai fuori dalla realtà sessuale del XXI secolo (e meno male). Oppure, forse, questo genere di comportamenti è diffuso in segmenti sociali molto distanti dal mio. Il che mi rincuora, perché il pensiero che i ricchi si divertano a farselo infilare nel culo dalle femmine mi fa sogghignare! Ma forse le cose non stanno così: forse i ricchi continuano, e solo loro, a scoparsi le femmine, mentre alla plebe bisogna raccontare che un dildo nell'ano è il top del figo! E allora tutti al gay village, borgatari de Roma caput mundi!

Può succedere che un uomo si faccia inculare da una femmina? Sì, può succedere, anche se è una cosa contro natura. E perché può succedere? Io dico: perché dietro c'è una storia, una vicenda singolare e intima che conduce a ciò. Ma come può una vicenda singolare e intima trasformarsi, secondo Dagospia, in una pratica diffusa?

Secondo me c'è del lercio in Dagospia!


Ovvero: Dagospia tenta, con questo genere di articoli, di aumentare il numero di click. Oppure: Dagospia intende promuovere, scientemente e lucidamente, un modo di vivere la sessualità che corrisponde a un disegno ideologico, e quindi in ultima analisi a interessi concreti.

Nel primo caso Dagospia altro non è che l'epifenomeno della mercificazione dell'esistenza; nel secondo uno strumento attivo della mercificazione dell'esistenza. In entrambi i casi è lercio.

sabato 21 maggio 2016

The ass bubble

L'assobolla (ass bubble) si profila all'orizzonte. Le assicurazioni private, che hanno stipulato contratti ad alti rendimenti quando l'inflazione era molto maggiore (cioè prima della fase di deflazione) cominciano ad essere in difficoltà. Ne è sintomo l'insistenza con cui si parla di "buste arancioni" per informare i precari di oggi delle striminzite pensioni che riceveranno, forse, quando saranno vecchi. La soluzione consiste nel drenare denaro fresco, convincendo o costringendo milioni di lavoratori a sottoscrivere assicurazioni previdenziali private. I sindacati saranno della partita, siatene certi.

Il punto è nell'alternativa "convincere o costringere". Il terrorismo mediatico (la buste arancioni) si iscrive nella strategia del convincere, ma potrebbe non bastare. Già si parla, infatti, di rendere obbligatorie le assicurazioni previdenziali private. Il problema è che non è facile imporre a milioni di lavoratori, molti dei quali precari, un esborso oneroso, ragione per la quale si rende necessario uno sforzo creativo. Quale?

IMHO la soluzione potrebbe essere quella di escludere dall'asse ereditario il capitale maturato attraverso i versamenti obbligatori. Così facendo, poiché molti lavoratori passerebbero a miglior vita prima di maturare i requisiti di pensionamento, questi resterebbero nelle casse delle assicurazioni private le quali potrebbero così esigere premi più bassi e accessibili a una platea più vasta, attenuando in tal modo una pur sempre possibile e temuta reazione dei lavoratori!

Geniale vero? Secondo me il governo Padoan (Renzi chi?) ci sta già lavorando. Come sempre, nei momenti di crisi, menti raffinatissime si mettono all'opera (“Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi” - Giovanni Falcone commentando il fallito attentato dell'Addaura)

mercoledì 18 maggio 2016

One nation one station

Un post sintetico


One nation one central bank, many central banks many nations! Tertium non datur.

Come mai ogni paese dell'eurozona conserva la sua banca centrale? Non basta la sola BCE? Ve l'immaginate l'Italia del dopoguerra in cui, oltre alla Banca d'Italia, ci fossero state la Banca Centrale del Lazio, della Lombardia, del Veneto, del Piemonte e via dicendo? E ve l'immaginate una situazione in cui si fosse stabilita una clearing house tra tutte queste banche centrali regionali?

Questo è esattamente quello che accade nell'eurozona dove c'è sì una Banca Centrale, la BCE, ma ogni paese conserva la sua banca nazionale e i conti del dare/avere sono riportati in una clearing house chiamata TARGET2. E siccome questi conti, nel medio periodo, devono equilibrarsi, ecco che le decisioni di politica economica di ogni paese sono sottratte ai governi nazionali. Con l'aggravante che se sei in deficit devi fare austerità mentre, se sei in surplus, sei bravo e gli altri devono imitarti.

Cioè nell'eurozona tutti devono essere in surplus. Verso chi? Ma verso il resto del mondo, c'è bisogno di dirlo?

Ora una cosa del genere implica una conseguenza di solare evidenza: l'eurozona contro tutti. Se tutti i paesi dell'eurozona devono essere in surplus, necessariamente tutta l'eurozona deve essere in surplus verso il resto del mondo. Ovviamente, oltre un certo limite già abbondantemente superato, ciò non sarà consentito.

Ne segue che, se il surplus dell'eurozona non potrà mai eccedere un limite, l'equazione ammette una sola soluzione: questi surplus dovranno essere gestiti all'interno dell'eurozona. Cioè l'eurozona deve diventare un'area in cui alcuni paesi saranno stabilmente in surplus, e altri in deficit. Facile immaginare chi comanderà.

Il governo Padoan (Renzi chi?) ha accettato la sfida: l'Italia deve affiancare la Germania come paese stabilmente in surplus. Ma c'è un problema: anche la Francia nutre la stessa ambizione, e in più ha l'atomica.

Sorprende allora che l'Inghilterra metta le mani avanti e che, con la Francia, ce la stiamo giocando in Nord Africa?

Come in ogni problema che si rispetti, anche quello delineato ha delle condizioni al contorno: la Germania non può tirarsi indietro per ragioni demografiche, la Francia non può tollerare la supremazia tedesca, l'Italia non può tirarsi fuori dal gioco. Può farlo invece l'Inghilterra. Qualsiasi analisi della situazione non può prescindere dal risultato del referendum sul Brexit. Inutile ragionare prima di conoscerne il risultato.

martedì 17 maggio 2016

[Flusso di coscienza patriottico] - E' evidente di per sé


E' evidente di per sé che noi italiani siamo un popolo che vive nella terra degli antichi romani ma non siamo gli antichi romani dominatori perché i nostri avi che hanno sollevato l'Europa dalla barbarie non erano romani bensì fiorentini veneziani milanesi napoletani siciliani e mille altre identità e abbiamo cominciato ad essere italiani nel tempo dell'asservimento coltivando l'idea che solo unendoci avremmo conquistato il diritto di esistere e così ci siamo ribellati abbiamo lottato la fortuna ci ha aiutato e abbiamo vinto ma la fortuna ci ha presentato il conto e l'oppressione è tornata questa volta parlava la nostra stessa lingua così abbiamo scelto la guerra abbiamo invaso piccole nazioni poi ci siamo gettati incoscienti nella Grande Guerra e la fortuna è tornata seppure a caro prezzo ma abbiamo dimenticato di essere italiani e ci siamo illusi di essere gli eredi degli antichi romani pagando il duro prezzo del ritorno alla realtà asservendoci di nuovo ma la fortuna ci ha aiutato ancora consentendoci di vivere da ricchi meteci nel grande impero americano però siamo stati previdenti e abbiamo scritto su un pezzo di carta i nostri diritti e i nostri doveri peccato che ci siamo presi i diritti ma abbiamo dimenticato i doveri così ci hanno detto che non eravamo italiani ma europei e ci abbiamo creduto ma gli europei non esistono è evidente di per sé che siamo italiani per capirlo basta l'acronimo TARGET2 allora ci hanno detto che siamo cittadini del mondo ma il mondo è in guerra e noi che siamo italiani vogliamo la pace perché ci piace fare l'amore e lavorare e dobbiamo lottare ancora per il diritto e il dovere di essere italiani perché questa è la cosa che tutto il mondo si aspetta da noi che siamo costruttori di civiltà che si fa lavorando e facendo l'amore non la guerra e se non ci riusciamo ad essere italiani sarà un guaio per tutti.