giovedì 7 gennaio 2016
martedì 5 gennaio 2016
La guerra delle due rose
Una discussione, innescata dal post "La crisi sola igiene del mondo (riserva frazionaria, Mario Monti e bail-in 4 piddummies)" e sviluppatasi anche su FB, merita un post ad hoc. Piatto ricco mi ci ficco.
Sembra che, parlando di riserva frazionaria, abbia toccato un tasto sensibile. Subito se ne è dedotto che io sia un sostenitore della teoria della moneta esogena, quella creata e controllata dalle Banche Centrali. In particolare, il commentatore Ansel mi ha segnalato un post di Alberto Bagnai che riassume il meccanismo. Bagnai fa giustamente osservare che il $agace e $olerte banchiere centrale non controlla una beneamata fava, perché le effettive decisioni di erogare o meno un prestito sono distribuite in tutto il sistema bancario. Al massimo, il $agace&$olerte può "strozzare il credito", ma il potere di espanderlo non è nelle sue effettive possibilità. Insomma, non si può costringere il cavallo a bere, oppure, se preferite, una corda può essere tirata ma non può essere spinta.
La domanda è: perché, non appena ho citato il coefficiente di riserva frazionaria, se ne è dedotto che io sia un sostenitore della teoria della moneta esogena? Risposta: perché si è smesso di pensare! Ormai si ragiona, anche tra noi, per appartenenza.
Vedete, nel post in oggetto, "La crisi sola igiene del mondo (riserva frazionaria, Mario Monti e bail-in 4 piddummies)", mi sono limitato a dire una cosa semplice semplice: le banche operano all'interno di un sistema di vincoli legali, in particolare il rapporto tra patrimonializzazione e impieghi, e a quelle regole devono adeguare il loro operato (o almeno dovrebbero). Certo, "nell'accordare un prestito il funzionario di banca non controlla la quantità di riserve disponibili presso il suo istituto, esattamente come nel fissare il prezzo il bancarellaro non controlla la quantità di M3 in circolazione in quel giorno - cit. Bagnai", ma a fine periodo si deve stare dentro i limiti fissati dalle regole. E siccome il coefficiente di riserva frazionario, deciso dalla BC, è legato alla moneta bancaria dal moltiplicatore monetario, ne ho brevemente riassunto il funzionamento. Esattamente come ha fatto Bagnai nel post segnalatomi da Ansel, senza che a nessuno sia venuto in mente di gridare "Bagnai è per la moneta esogena! Bagnai è mainstream!". Con me, invece, è successo. Ci vuole tanta pazienza.
Affrontiamo il cuore della discussione: è vero o no che, fissando il coefficiente di riserva frazionaria, si determina la quantità di moneta bancaria? Orbene, io penso che la relazione tra la quantità di moneta bancaria e il coefficiente di riserva frazionaria sia lievemente più complicato, perché la determinazione della quantità di moneta bancaria è un fatto sostanzialmente politico. A che serve allora il coefficiente di riserva frazionaria? Serve, io penso, a nascondere una decisione politica ammantandola di tecnicismo. Punto.
Tuttavia, a prescindere dal fatto che la quantità di moneta circolante sia il risultato di una scelta autonoma del $&$ banchiere centrale, oppure un scelta endogena al sistema creditizio nel suo complesso, oppure ancora la risultante sia di decisioni di natura tecnica che fiscale e politica, e cioè a prescindere dalla questione "chi crea la moneta?", resta il fatto che, ad un dato istante to, esiste una data quantità di moneta bancaria, cioè prestiti erogati dalle banche garantiti da assets reali, e se in questa situazione sopravviene una imponente decisione di politica fiscale, come quella posta in essere dal governo Monti, qualcosa di grosso succede. Nel mio post ho cercato di mettere in evidenza tali conseguenze, senza pormi la questione metafisica "chi crea la moneta".
L'ho fatto perché non considero importante la questione metafisica? Francamente sì, non la ritengo importante perché, per me, in economia politica non esistono fatti tecnici, ma ideologie, la cui funzione è quella di supportare e legittimare interessi di parte, esattamente come, nella guerra delle due rose, le ragioni dinastiche servivano a coprire corposi interessi di clan. Purtroppo in molti, in troppi, continuano a baloccarsi con le teorie del tutto, applicando le quali tutti sarebbero liberi, ricchi e felici. Ho inteso, fin dal titolo, denunciare questa deriva intellettuale, che sta facendo molti danni, parafrasando il detto "la guerra sola igiene del mondo", ma evidentemente ciò non è stato compreso perché è subito scattato il riflesso pavloviano, al solo sentir parlare di riserva frazionaria, "Fraioli è mainstream".
E allora consentitemi di essere brutalmente chiaro: me ne impippo della questione metafisica "chi crea la moneta", perché "il problema è politico", ovvero, per citare uno che di queste cose se ne intendeva, è inerente alla capacità di mobilitare e organizzare la coalizione degli interessi contrari ("Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, ne' lo avrebbe avuto negli anni seguenti; nato come 'congiura aperta' tra il ministro e il governatore divenne, prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi, un fatto della vita che sarebbe stato troppo costoso - soprattutto sul mercato dei cambi - abolire per ritornare alle piu' confortevoli abitudini del passato - cit. Beniamino Andreatta").
Mai avrei pensato, riassumendo l'aritmetica della riserva frazionaria, che questa avrebbe completamente posto in ombra la questione centrale, che le banche stanno fallendo non a causa della corruzione, ma perché si è tirata la corda! Tra l'altro, nemmeno con una scelta tecnica del $&S banchiere centrale di strozzare il credito, come pure è in suo potere (anzi! il $&$ sta facendo l'opposto, con i QE, gli LTRO etc.), bensì con una manovra di politica fiscale, di un governo (vedi alla voce Mario Monti) non eletto, che ci è stato imposto dall'esterno. Questo sì è un fatto esogeno!
Sembra che, parlando di riserva frazionaria, abbia toccato un tasto sensibile. Subito se ne è dedotto che io sia un sostenitore della teoria della moneta esogena, quella creata e controllata dalle Banche Centrali. In particolare, il commentatore Ansel mi ha segnalato un post di Alberto Bagnai che riassume il meccanismo. Bagnai fa giustamente osservare che il $agace e $olerte banchiere centrale non controlla una beneamata fava, perché le effettive decisioni di erogare o meno un prestito sono distribuite in tutto il sistema bancario. Al massimo, il $agace&$olerte può "strozzare il credito", ma il potere di espanderlo non è nelle sue effettive possibilità. Insomma, non si può costringere il cavallo a bere, oppure, se preferite, una corda può essere tirata ma non può essere spinta.
La domanda è: perché, non appena ho citato il coefficiente di riserva frazionaria, se ne è dedotto che io sia un sostenitore della teoria della moneta esogena? Risposta: perché si è smesso di pensare! Ormai si ragiona, anche tra noi, per appartenenza.
Vedete, nel post in oggetto, "La crisi sola igiene del mondo (riserva frazionaria, Mario Monti e bail-in 4 piddummies)", mi sono limitato a dire una cosa semplice semplice: le banche operano all'interno di un sistema di vincoli legali, in particolare il rapporto tra patrimonializzazione e impieghi, e a quelle regole devono adeguare il loro operato (o almeno dovrebbero). Certo, "nell'accordare un prestito il funzionario di banca non controlla la quantità di riserve disponibili presso il suo istituto, esattamente come nel fissare il prezzo il bancarellaro non controlla la quantità di M3 in circolazione in quel giorno - cit. Bagnai", ma a fine periodo si deve stare dentro i limiti fissati dalle regole. E siccome il coefficiente di riserva frazionario, deciso dalla BC, è legato alla moneta bancaria dal moltiplicatore monetario, ne ho brevemente riassunto il funzionamento. Esattamente come ha fatto Bagnai nel post segnalatomi da Ansel, senza che a nessuno sia venuto in mente di gridare "Bagnai è per la moneta esogena! Bagnai è mainstream!". Con me, invece, è successo. Ci vuole tanta pazienza.
Affrontiamo il cuore della discussione: è vero o no che, fissando il coefficiente di riserva frazionaria, si determina la quantità di moneta bancaria? Orbene, io penso che la relazione tra la quantità di moneta bancaria e il coefficiente di riserva frazionaria sia lievemente più complicato, perché la determinazione della quantità di moneta bancaria è un fatto sostanzialmente politico. A che serve allora il coefficiente di riserva frazionaria? Serve, io penso, a nascondere una decisione politica ammantandola di tecnicismo. Punto.
Tuttavia, a prescindere dal fatto che la quantità di moneta circolante sia il risultato di una scelta autonoma del $&$ banchiere centrale, oppure un scelta endogena al sistema creditizio nel suo complesso, oppure ancora la risultante sia di decisioni di natura tecnica che fiscale e politica, e cioè a prescindere dalla questione "chi crea la moneta?", resta il fatto che, ad un dato istante to, esiste una data quantità di moneta bancaria, cioè prestiti erogati dalle banche garantiti da assets reali, e se in questa situazione sopravviene una imponente decisione di politica fiscale, come quella posta in essere dal governo Monti, qualcosa di grosso succede. Nel mio post ho cercato di mettere in evidenza tali conseguenze, senza pormi la questione metafisica "chi crea la moneta".
L'ho fatto perché non considero importante la questione metafisica? Francamente sì, non la ritengo importante perché, per me, in economia politica non esistono fatti tecnici, ma ideologie, la cui funzione è quella di supportare e legittimare interessi di parte, esattamente come, nella guerra delle due rose, le ragioni dinastiche servivano a coprire corposi interessi di clan. Purtroppo in molti, in troppi, continuano a baloccarsi con le teorie del tutto, applicando le quali tutti sarebbero liberi, ricchi e felici. Ho inteso, fin dal titolo, denunciare questa deriva intellettuale, che sta facendo molti danni, parafrasando il detto "la guerra sola igiene del mondo", ma evidentemente ciò non è stato compreso perché è subito scattato il riflesso pavloviano, al solo sentir parlare di riserva frazionaria, "Fraioli è mainstream".
E allora consentitemi di essere brutalmente chiaro: me ne impippo della questione metafisica "chi crea la moneta", perché "il problema è politico", ovvero, per citare uno che di queste cose se ne intendeva, è inerente alla capacità di mobilitare e organizzare la coalizione degli interessi contrari ("Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, ne' lo avrebbe avuto negli anni seguenti; nato come 'congiura aperta' tra il ministro e il governatore divenne, prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi, un fatto della vita che sarebbe stato troppo costoso - soprattutto sul mercato dei cambi - abolire per ritornare alle piu' confortevoli abitudini del passato - cit. Beniamino Andreatta").
Mai avrei pensato, riassumendo l'aritmetica della riserva frazionaria, che questa avrebbe completamente posto in ombra la questione centrale, che le banche stanno fallendo non a causa della corruzione, ma perché si è tirata la corda! Tra l'altro, nemmeno con una scelta tecnica del $&S banchiere centrale di strozzare il credito, come pure è in suo potere (anzi! il $&$ sta facendo l'opposto, con i QE, gli LTRO etc.), bensì con una manovra di politica fiscale, di un governo (vedi alla voce Mario Monti) non eletto, che ci è stato imposto dall'esterno. Questo sì è un fatto esogeno!
domenica 3 gennaio 2016
Le quattro di notte
Ho tirato tardi. E ho incontrato una tipa a cui venti (dicasi venti) anni fa feci un corso sulle reti. Ci siamo messi a parlare di euro e UE e le ho chiesto: conosci Bagnai, Barnard, LBC, Diego Fusaro? Hai mai sentito parlare di A/simmetrie, di ARS, dei marxisti dell'Illinois?
NO!
Le ho chiesto: che pensi dell'euro? Ha cominciato a parlarmi di signoraggio.
Stremato dall'alcool, l'ho salutata promettendole di richiamarla per darle più informazioni.
Con me c'erano il Cinelli e Gianluigi. Soprattutto il Gianluigi ce l'ha messa tutta per farle capire come stanno le cose, ma parlava troppo difficile. Allora l'ho interrotto e ho cominciato a spiegarle l'abc di scuola bagnaiana. Niente da fare.
NO!
Le ho chiesto: che pensi dell'euro? Ha cominciato a parlarmi di signoraggio.
Stremato dall'alcool, l'ho salutata promettendole di richiamarla per darle più informazioni.
Con me c'erano il Cinelli e Gianluigi. Soprattutto il Gianluigi ce l'ha messa tutta per farle capire come stanno le cose, ma parlava troppo difficile. Allora l'ho interrotto e ho cominciato a spiegarle l'abc di scuola bagnaiana. Niente da fare.
sabato 2 gennaio 2016
La crisi sola igiene del mondo (riserva frazionaria, Mario Monti e bail-in 4 piddummies)
Prima un po' di matematica
Il tasso di riserva frazionaria (RRR) è la percentuale di "soldini" che una banca deve obbligatoriamente accantonare, sotto forma di riserve presso la Banca Centrale (BC), rispetto ai soldini che le vengono dati in deposito, chiamati "passività" perché per la banca sono un debito, cioè soldi che deve restituire.
La banca usa i soldini dei depositanti per fare prestiti, ovviamente a interesse. Supponiamo che una banca x riceva un deposito pari a C. Essa può prestare a sua volta solo una frazione pari a (1-r)*C del deposito, dove r è la riserva frazionaria. Supponiamo che r=5% (cioè r=0.05) e C=1000 €. Se qualcuno bisognoso di un prestito si presenta allo sportello la banca può prestargli solo:
P1=995=(1-r)·C
Ora immaginiamo che questo qualcuno, ottenuto il prestito, saldi un debito a un suo amico, e che questo amico, riavuti i soldi, li depositi ancora nella banca x. Questa può nuovamente prestare una cifra pari a (1-r)*995, ma siccome si ha 995=(1-r)*C, possiamo scrivere:
P2=(1-r)·P1=(1-r)2·C
Se il giochetto continua, all'n-esimo giro si avrà:
Pn=(1-r)n·C
Il totale dei soldini prestati all'n-esimo giro sarà:
Sn=P1+P2+P3+P4+P5+P6+....Pn
Se il giochino continua all'infinito, cioè se n=∞, si può calcolare il valore limite dei prestiti che la banca x può erogare in base al primo deposito di 1000 € utilizzando una nota formula matematica per le serie geometriche. Si ha:
S∞= (1/r)·C=(1/0.05)·1000=20000 €
Dunque un singolo deposito di 1000 € può generare, teoricamente, prestiti fino a 20000 €. Ovviamente ci si ferma un po' prima, ma mica tanto sai, perché l'importante è rispettare le regole, e se rispetti la regola della riserva frazionaria sei a posto. C'è la BCE che vigila, mica la Pizza&Fichi di Bauco!
Ah, ma allora le banche cattive creano denaro dal nulla!
La risposta è no. Per la semplice ragione che quando voi chiedete un prestito la banca cattiva vi chiede delle garanzie in grado di coprire il prestituccio, se per caso le cosuccie vi vanno maluccio. In pratica la banca cattiva "monetizza" un bene reale che voi offrite come garanzia. Se, ad esempio, chiedete un prestito per avviare un'attività, la banca cattiva vi metterà una bella ipoteca sulla casuccia bella e, se fallite, ve la requisisce, la vende e rientra.
Dunque la banca cattiva NON crea denaro dal nulla, ma assegna un valore alla vostra casuccia bella, dandovi dei soldini e permettendovi di continuare a viverci dentro. Finché le cose vanno bene, ovvio.
Certo, a qualcuno le cose posso andar male, ma in media, sui grandi numeri, una banca ben amministrata non ha problemi.
Ah, ma allora le banche falliscono perché sono amministrate male, perché danno i soldini agli amici degli amici!!!
Mi sembra di sentirlo l'urlo del piddummy: è la casta, è la cricca, è la corruzione, è che noi siamo italiani, non siamo calvinisti, popolo di ladri, razza inferiore che ci vuole il bastone, la crisi sola igiene del mondo...
Ci vuote tanta pazienza. Sentite cari, se le banche fallissero perché danno i soldi agli amici degli amici questo sarebbe un fatto consueto, o no? Ogni tot un certo numero di banche fallirebbe, giusto? E in effetti è così: ogni tot un certo numero di banche fallisce. Solo che nessuno ne ha mai fatto un problema, è un fatto normale della vita di un banchiere, così come lo è nella vita di un imprenditore. Ogni tanto le cose vanno male, vuoi perché hai dato i soldi agli amici degli amici, vuoi perché hai prestato a un imprenditore bravo ma sfortunato. Che poi, perché un banchiere dovrebbe dare i soldi agli amici degli amici e andare sicuramente fallito? Chi glielo fa fare?
Mettiamola così: Qualche banca, più corrotta di altre, presta qualche soldino di troppo agli amici degli amici, ma se non sono proprio scemi si limitano. Si può fare no? Inquatti un po' degli utili degli azionisti e fai contento un po' di amici degli amici, normale. DiGiamolo: tipicamente italiano! I tedeschi, invece... lasciamo perdere.
Poi un brutto giorno le banche cominciano a cadere come birilli...
Che è successo? Sono diventate tutte, contemporaneamente, corrotte? E' questo che ti racconta Eugenio Scalfari, caro piddummy? E tu ci credi, perché sei un piddummy con un solo neurone in testa che vibra quando vede la barba di Barbapapà.
Invece no. Te lo ricordi quel signore in loden che ti fece ballare in piazza perché aveva cacciato Abberluscone? Ti vuoi rivedere, piddummy bello? E io ti accontento!
Ti sei riconosciuto? Lo sai cosa fece l'uomo in loden? Siccome l'Italia aveva un deficit delle partite correnti, che è la differenza tra quanto esportiamo e quanto importiamo in merci e servizi, doveva risolvere questo piccolo problema. Ora, se hai un deficit ci sono grosso modo due strade: o esporti di più o importi di meno. Ci arrivi? Siccome però, per esportare di più, devi investire, e con la crisi nessuno investiva, si sarebbe dovuto chiedere allo Stato di farlo, ma questo è proibito dall'Europa che ti piace tanto. E allora non resta che importare di meno.
E come si fa? Tu dirai: si mettono i dazi sulle importazioni! No, non si può, perché l'Europa che ti piace tanto lo proibisce. E allora? Facile: si tassano gli italiani, così questi spendono di meno e il deficit delle partite correnti scompare. Come in effetti è avvenuto.
Ma c'è un problema. Se laggente smette di consumare, un po' di imprenditori chiudono e non restituiscono i soldini alle banche. Queste allora gli prendono i beni dati in garanzia e li vendono. Solo che, se un sacco di cose vengono messe in vendita tutte nello stesso momento, il loro prezzo scende, e di molto. E così le banche, visto che non rientravano, hanno cominciato a fare meno prestiti, ma questo ha mandato a gambe in aria altri imprenditori che non hanno restituito i soldini, e allora le banche gli hanno messo in vendita i beni dati in garanzia, ma questi sono scesi ancora di prezzo e allora le banche hanno cominciato a fare ancora meno prestiti, ma questo ha mandato a gambe per aria altri imprenditori che... insomma ci siamo capiti.
Il dubbio del piddummy: ma allora sono pazzi?
No caro, non sono pazzi. Che succede se vai a giocare a poker e qualche giocatore comincia a perdere? Prima mette sul tavolo l'orologio, poi l'anello, poi la cinta dei pantaloni, poi i pantaloni... e ogni volta ottiene meno soldi. Funziona così, dai retta a me e non a Barbapapà.
Questo giochetto si chiama "concentrazione dei capitali", in pratica il più forte mangia il più debole.
In sintesi:
Il meccanismo della riserva frazionaria salta se si induce la deflazione per riequilibrare la bilancia delle partite correnti. A quel punto un gran numero di "garanzie" torna sul mercato a prezzi di sconto, alcune banche saltano e il grande capitale si impossessa degli assets più interessanti, mentre quelli meno appetibili finiscono in malora. Quando il capitale che si impossessa degli assets più interessanti è straniero, allora il paese diventa una colonia.
Tu mi chiederai: chi sei tu per dirmi queste cose? Che ne capisci di economia? Niente, io copio&incollo. Ma prima leggo e cerco di capire, tu invece sei un piddummy. E amici come sempre.
Ah, dimenticavo! Tra gli assets c'è la tua pensione, la tua sanità, la tua casa, il tuo posto di lavoro, la tua vita. #Vattelapijànder....!
venerdì 1 gennaio 2016
Istituto Luce - Storia d'Italia 08 - Dalla Caduta del Fascismo alla Repubblica 1943 1946
Questo è quello che è già successo....
E questo è per ricordare con chi abbiamo a che fare.
De bello gallico - libro IV-1
Gli Svevi, tra tutti i Germani, sono il popolo più numeroso ed agguerrito in assoluto. Si racconta che siano formati da cento tribù: ognuna fornisce annualmente mille soldati, che vengono portati a combattere fuori dai loro territori contro i popoli limitrofi. Chi è rimasto a casa, provvede a mantenere sé e gli altri; l’anno seguente si avvicendano: quest’ultimi vanno a combattere, i primi rimangono in patria. Così non tralasciano né l’agricoltura, né la teoria e la pratica delle armi. E non hanno terreni privati oppure divisi, nessuno può rimanere più di un anno nello stesso luogo per praticare l’agricoltura. Si cibano poco di frumento, vivono soprattutto di latte e carne ovina, praticano molto la caccia. Il tipo di alimentazione, l’esercizio giornaliero e la vita libera che conducono (fin da piccoli, difatti, non sono sottoposti ad alcun dovere oppure disciplina e non fanno assolutamente nulla contro la propria volontà) accrescono le loro forze e li rendono uomini dal fisico imponente. Sono abituati a lavarsi nei fiumi e a portare come vestito, in quelle regioni freddissime, solo delle pelli che, piccole come sono, lasciano scoperta gran parte del corpo.
De bello gallico - libro IV-3
Reputano vanto principale per la propria nazione che le regioni di confine, per il tratto più ampio possibile, siano disabitate: è segno che una moltitudine popoli non sono in grado di resistere alla loro brutalità militare. A tal proposito corre voce che, in una zona di confine degli Svevi, le campagne siano spopolate per seicento miglia. Un’altra parte del loro territorio confina con gli Ubi, popolo un tempo numeroso e fiorente, per quanto possano esserlo i Germani. Gli Ubi sono un po’ più civili riguardo alle altre genti della loro razza perché, vivendo lungo il Reno, sono visitati di frequente dai mercanti e, per ragioni di vicinanza, hanno assorbito i costumi dei Galli. Gli Svevi li avevano spesso affrontati in ostilità, ma non erano riusciti a scacciarli dalle loro terre per via del loro numero e della loro importanza; ciononostante, li avevano costretti a versare tributi, rendendoli molto meno potenti e forti.
martedì 29 dicembre 2015
Bunga bunga di capodanno
Siamo alla fine dell'anno e ci vuole un po' di svago. Propongo una bella discussione, per l'occasione aperta eccezzzziunalmente anche agli anonimi, su questo articolo pubblicato dal sito comedonchisciotte.org, il cui testo riporto nel seguito.
BARNARD E BAGNAI: OVVERO DONALD DUCK VS GLADSTONE GANDER
DI AZUL
forum di comedonchiciotte.org
A partire dal 2011 (anno di pubblicazione del “più grande crimine” e di aperura del blog del professore) mi sono sempre chiesto quali fossero le ragioni di tanta avversione e ostilità, che spesso sfociava nell’odio reciproco, fra due personaggi che sembravano, nella sostanza, sostenere le stesse idee e combattere la medesima battaglia: quella della sovranità monetaria e dell’uscita dalla zona euro.
Mi domandavo in particolare del perché due persone che hanno indubbiamente notevoli capacità professionali, sia pure in ambiti diversi, combattendo la stessa battaglia, non potessero perlomeno allearsi tatticamente per sfruttare reciproche competenze e qualità personali per uno stesso fine comune.
Perché Barnard non invitava Bagnai ai suoi convegni di economia e perché Bagnai non riconosceva le indiscutibili qualità giornalistiche e divulgative di Barnard? L’economia è materia difficile, una cosa (non facile) è spiegarla ad una platea di politici o di laureandi, altra cosa (quasi impossibile, ma necessaria) è rivolgersi ad una massa di italioti decerebrati. Barnard in tv era indubitabilmente, sotto questo secondo aspetto, molto efficace e riusciva ad attirare l’attenzione del pubblico comune in modo magnetico. Il pubblico di Bagnai è invece sicuramente più elitario e ristretto (anche se “il tramonto dell’euro” a differenza del blog goofynomics presenta notevoli qualità divulgative e scorre facile e lineare alla lettura anche di un pubblico medio).
Eppure...Eppure a dispetto di ogni apparente logica i due in questi 4 anni hanno continuato a beccarsi peggio dei famosi capponi di Renzo.
Ed in modo pesante! La spiegazione poteva essere psicologica: entrambi infatti soffrono di gravissime forme di narcisismo egocentrico. Ma in realtà il motivo era ben diverso.
E se Barnard in un raro momento di generosità intellettuale riconosceva in Bagnai uno “preparatissimo”. Dall’altro e da entrambi volavano paroloni e spesso parolacce. Così Barnard: “Due cose su sto Alberto Bagnai, che è veramente una zecca...”, “Poi sto tizio reclama per sé l’aver aperto il dibattito sull’euro in Italia. Peccato che quando noi ME-MMT facevamo a Rimini il più grande convegno di economia del mondo proprio sulla crisi euro, lui ancora aveva 5 seguaci sul suo blog e non aveva fatto nulla.” E ancora:“Bagnai è uno psicotico coprolalico che svergogna l’accademia italiana”.
Invece Bagnai: “Non credo ci siano commenti, ma chi intendesse farne è pregato di attenersi al rispetto umano che la disperazione, la solitudine e l'evidente disagio di questo essere impongono. Noi non possiamo fare niente per lui, ma è evidente che ciò di cui ha bisogno non è un economista. Parce sepultis.” E ancora: “ci sono colleghi e amici che danno a Donald più importanza di quanta non glie ne diano quelli che gli vanno dietro. Questi ultimi, poveretti, spesso sono persone degnissime, e io ne so qualcosa, ma, chissà perché, si sentono attratti da questo dilettante che di economia non capisce una beneamata fava (...). Perché gli anatroccoli (i seguaci di Barnard nda) scemi non sono: hanno solo quel problema dell'imprinting, sapete.... la prima cosa che vedono uscendo dall'uovo, per loro, è la loro mamma, anche se invece di essere una papera è un Donaldo furioso(...) cari anatroccoli, io non ce l'ho con voi, ci mancherebbe, e ha ragione Debbboraaaah nel dire che siamo dalla stessa parte. Lo saremmo, più esattamente, se non fosse per il fascismo del vostro leader. Quello che voglio dirvi è molto semplice: perché continuate a scrivere a me? Io ho altro e di meglio da fare che seguire il delirio del Donaldo furioso. Se volete, scrivete a lui, che non vi risponderà, e spiegategli che l'ha fatta fuori dal vasino, ma che se fa un piccolo sforzo può rimediare. Solo che lui non vi starà a sentire. E allora, forse, conviene che lo lasciate solo nel suo delirio.”
Se Barnard per Bagnai era Donald Duck (a me invece ricordava molto l’amato Bob Rock di alanfordiana memoria), l’altro mi sembrava molto Gladstone Gander o Gastone se preferite. A chi andavano le vostre simpatie? Personalmente ho sempre amato quel povero sfigado di Paperino e provato antipatia per l’arroganza e la fortuna del presuntuoso Gastone.
Ma oggi, che non sono più giovane, devo ricredermi e riconoscere che Bagnai con grande lungimiranza aveva ragione. Gladstone ha tolto lo scettro della battaglia antieuro a Donald Duck, che urla di essere stato rapinato. Glad lo ha fatto in modo crudele, ma per il bene di tutti noi.
Continuo a ritenere Gladstone terribilmente antipatico, uno che infarcisce il suo blog di citazioni latine, tedesche, francesi, inglesi e quelli che non riescono a seguirlo sono dei “diversamente” ignoranti, uno che adora farsi delle attribuzioni autoreferenziali falsamente umili, uno che suona il clavicembalo, ama la musica barocca ma che è costretto a parlare con sapienza di economia pur controvoglia.
Ma alla fin dei conti a combattere il “Vero Potere” non possiamo mandare qualcuno che, per dirla con le parole di Massimo Mazzucco, è “una persona isterica...
Paolo Barnard è una persona malata di egocentrismo. Lui attacca tutto e tutti, perchè spera che in qualche modo si finisca per parlare di lui... Barnard è un uomo terrorizzato dall'idea di finire nel dimenticatoio (o di esserci già finito).
Ne sanno qualcosa alcuni autorevoli economisti italiani come Emiliano Brancaccio e Riccardo Bellofiore che dopo aver generosamente offerto la propria disponibilità e collaborazione a Barnard, si sono poi visti offendere, criticare ed insultare.
Nemmeno Mosler, che era il fondatore, vate e guru della MMT propagandata da Barnard si è alla fine salvato dalle ire del nostro:
“E’ la ventesima volta che becco il mio Maestro di economia/finanza, Warren Mosler della Mosler Economics MMT, a scazzare clamorosamente su alcune cose. Per esempio non sa un cazzo del sistema bancario europeo, e siccome è Amerikano presume che anche le banche delle isole Palu-Palu funzionino come New York, e così quelle di Bruxelles, Roma, San Benedetto del Tronto, Lione. Ma non è così, e gliel’ho detto 10.000 volte (inutilmente) a sto milionario che gioca a tennis 6 ore al giorno, le altre 6 le passa a investire, e le altre 6 a ridere (mai capito di che cazzo rida, mah!)...”
per poi concludere: “NON ESISTONO I GURU AL 100%, E CHE DOVETE PENSARE SEMPRE CON LA VOSTRA TESTA (DI RICOTTA, VISTI I RISULTATI CHE HO). E QUESTO VALE ANCHE PER CIO' CHE BARNARD VI DICE.”
Ed io concordo in pieno. La lungimirante intelligenza di Gladstone Gender è consistita proprio in questo: sbaragliare e surclassare crudelmente ed impietosamente il povero Donald, con la finalità però ultima e nobile di sostituire nella vitale lotta per la nostra sovranità (non solo monetaria), una persona squilibrata e priva di credibiltà, con se stesso: un prof saccente, ma autorevole, intelligente, furbo, ironico, cinico, lingua tagliente, colto e preparatissimo. Insomma il profilo di un uomo politico e di governo e se Alberto Bagnai saprà diventarlo, darà a noi e all’Italia ancora una chance per potercela fare.
Azul
BARNARD E BAGNAI: OVVERO DONALD DUCK VS GLADSTONE GANDER
DI AZUL
forum di comedonchiciotte.org
A partire dal 2011 (anno di pubblicazione del “più grande crimine” e di aperura del blog del professore) mi sono sempre chiesto quali fossero le ragioni di tanta avversione e ostilità, che spesso sfociava nell’odio reciproco, fra due personaggi che sembravano, nella sostanza, sostenere le stesse idee e combattere la medesima battaglia: quella della sovranità monetaria e dell’uscita dalla zona euro.
Mi domandavo in particolare del perché due persone che hanno indubbiamente notevoli capacità professionali, sia pure in ambiti diversi, combattendo la stessa battaglia, non potessero perlomeno allearsi tatticamente per sfruttare reciproche competenze e qualità personali per uno stesso fine comune.
Perché Barnard non invitava Bagnai ai suoi convegni di economia e perché Bagnai non riconosceva le indiscutibili qualità giornalistiche e divulgative di Barnard? L’economia è materia difficile, una cosa (non facile) è spiegarla ad una platea di politici o di laureandi, altra cosa (quasi impossibile, ma necessaria) è rivolgersi ad una massa di italioti decerebrati. Barnard in tv era indubitabilmente, sotto questo secondo aspetto, molto efficace e riusciva ad attirare l’attenzione del pubblico comune in modo magnetico. Il pubblico di Bagnai è invece sicuramente più elitario e ristretto (anche se “il tramonto dell’euro” a differenza del blog goofynomics presenta notevoli qualità divulgative e scorre facile e lineare alla lettura anche di un pubblico medio).
Eppure...Eppure a dispetto di ogni apparente logica i due in questi 4 anni hanno continuato a beccarsi peggio dei famosi capponi di Renzo.
Ed in modo pesante! La spiegazione poteva essere psicologica: entrambi infatti soffrono di gravissime forme di narcisismo egocentrico. Ma in realtà il motivo era ben diverso.
E se Barnard in un raro momento di generosità intellettuale riconosceva in Bagnai uno “preparatissimo”. Dall’altro e da entrambi volavano paroloni e spesso parolacce. Così Barnard: “Due cose su sto Alberto Bagnai, che è veramente una zecca...”, “Poi sto tizio reclama per sé l’aver aperto il dibattito sull’euro in Italia. Peccato che quando noi ME-MMT facevamo a Rimini il più grande convegno di economia del mondo proprio sulla crisi euro, lui ancora aveva 5 seguaci sul suo blog e non aveva fatto nulla.” E ancora:“Bagnai è uno psicotico coprolalico che svergogna l’accademia italiana”.
Invece Bagnai: “Non credo ci siano commenti, ma chi intendesse farne è pregato di attenersi al rispetto umano che la disperazione, la solitudine e l'evidente disagio di questo essere impongono. Noi non possiamo fare niente per lui, ma è evidente che ciò di cui ha bisogno non è un economista. Parce sepultis.” E ancora: “ci sono colleghi e amici che danno a Donald più importanza di quanta non glie ne diano quelli che gli vanno dietro. Questi ultimi, poveretti, spesso sono persone degnissime, e io ne so qualcosa, ma, chissà perché, si sentono attratti da questo dilettante che di economia non capisce una beneamata fava (...). Perché gli anatroccoli (i seguaci di Barnard nda) scemi non sono: hanno solo quel problema dell'imprinting, sapete.... la prima cosa che vedono uscendo dall'uovo, per loro, è la loro mamma, anche se invece di essere una papera è un Donaldo furioso(...) cari anatroccoli, io non ce l'ho con voi, ci mancherebbe, e ha ragione Debbboraaaah nel dire che siamo dalla stessa parte. Lo saremmo, più esattamente, se non fosse per il fascismo del vostro leader. Quello che voglio dirvi è molto semplice: perché continuate a scrivere a me? Io ho altro e di meglio da fare che seguire il delirio del Donaldo furioso. Se volete, scrivete a lui, che non vi risponderà, e spiegategli che l'ha fatta fuori dal vasino, ma che se fa un piccolo sforzo può rimediare. Solo che lui non vi starà a sentire. E allora, forse, conviene che lo lasciate solo nel suo delirio.”
Se Barnard per Bagnai era Donald Duck (a me invece ricordava molto l’amato Bob Rock di alanfordiana memoria), l’altro mi sembrava molto Gladstone Gander o Gastone se preferite. A chi andavano le vostre simpatie? Personalmente ho sempre amato quel povero sfigado di Paperino e provato antipatia per l’arroganza e la fortuna del presuntuoso Gastone.
Ma oggi, che non sono più giovane, devo ricredermi e riconoscere che Bagnai con grande lungimiranza aveva ragione. Gladstone ha tolto lo scettro della battaglia antieuro a Donald Duck, che urla di essere stato rapinato. Glad lo ha fatto in modo crudele, ma per il bene di tutti noi.
Continuo a ritenere Gladstone terribilmente antipatico, uno che infarcisce il suo blog di citazioni latine, tedesche, francesi, inglesi e quelli che non riescono a seguirlo sono dei “diversamente” ignoranti, uno che adora farsi delle attribuzioni autoreferenziali falsamente umili, uno che suona il clavicembalo, ama la musica barocca ma che è costretto a parlare con sapienza di economia pur controvoglia.
Ma alla fin dei conti a combattere il “Vero Potere” non possiamo mandare qualcuno che, per dirla con le parole di Massimo Mazzucco, è “una persona isterica...
Paolo Barnard è una persona malata di egocentrismo. Lui attacca tutto e tutti, perchè spera che in qualche modo si finisca per parlare di lui... Barnard è un uomo terrorizzato dall'idea di finire nel dimenticatoio (o di esserci già finito).
Ne sanno qualcosa alcuni autorevoli economisti italiani come Emiliano Brancaccio e Riccardo Bellofiore che dopo aver generosamente offerto la propria disponibilità e collaborazione a Barnard, si sono poi visti offendere, criticare ed insultare.
Nemmeno Mosler, che era il fondatore, vate e guru della MMT propagandata da Barnard si è alla fine salvato dalle ire del nostro:
“E’ la ventesima volta che becco il mio Maestro di economia/finanza, Warren Mosler della Mosler Economics MMT, a scazzare clamorosamente su alcune cose. Per esempio non sa un cazzo del sistema bancario europeo, e siccome è Amerikano presume che anche le banche delle isole Palu-Palu funzionino come New York, e così quelle di Bruxelles, Roma, San Benedetto del Tronto, Lione. Ma non è così, e gliel’ho detto 10.000 volte (inutilmente) a sto milionario che gioca a tennis 6 ore al giorno, le altre 6 le passa a investire, e le altre 6 a ridere (mai capito di che cazzo rida, mah!)...”
per poi concludere: “NON ESISTONO I GURU AL 100%, E CHE DOVETE PENSARE SEMPRE CON LA VOSTRA TESTA (DI RICOTTA, VISTI I RISULTATI CHE HO). E QUESTO VALE ANCHE PER CIO' CHE BARNARD VI DICE.”
Ed io concordo in pieno. La lungimirante intelligenza di Gladstone Gender è consistita proprio in questo: sbaragliare e surclassare crudelmente ed impietosamente il povero Donald, con la finalità però ultima e nobile di sostituire nella vitale lotta per la nostra sovranità (non solo monetaria), una persona squilibrata e priva di credibiltà, con se stesso: un prof saccente, ma autorevole, intelligente, furbo, ironico, cinico, lingua tagliente, colto e preparatissimo. Insomma il profilo di un uomo politico e di governo e se Alberto Bagnai saprà diventarlo, darà a noi e all’Italia ancora una chance per potercela fare.
Azul
Analisi copropolitica dell'intervista ad Antonio Patuelli (presidente dell’Associazione bancaria italiana)
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| Antonio Patuelli giovane |
Nota: Un'altra analisi, ben più circostanziata e puntuale, viene svolta sul blog di LBC, nel post "HAYEK, ISSING, VISCO, PATUELLI: PREVEGGENZA INSPIEGABILE SULLA MONETA UNICA (BANCARIA)?"
Da parte mia mi limiterò ad esaminare aspetti più triviali, che hanno a che fare con banali problemi di saccoccia. Nel seguito riporto (evidenziandole) le domande del giornalista e le risposte di Patuelli, unitamente alle mie osservazioni.
Presidente, cosa pensa dell’offensiva di Renzi sulla Merkel e sulle istituzioni di Bruxelles?
«La condivido al cento per cento. Renzi è un europeista e per questo non può accettare un’Europa germanocentrica».
Il "vassallo minore" (si veda qui per intendere) Antonio Patuelli esordice lanciando un messaggio politico chiaro: si aspetta che il governo Renzi sappia difendere gli interessi concreti del sistema bancario territoriale italiano. Il richiamo all'europeismo di Renzi è puramente di facciata.
Si usano due pesi e due misure?
«Non c’è dubbio. La Germania sembra aver adottato il motto di Giolitti: ‘Le leggi si interpretano per gli amici e si applicano per gli avversari’. Ma un’Europa così ingiusta e sbilanciata sui soli interessi tedeschi non solo non cresce, ma è destinata a sbriciolarsi».
Viene qui esplicitato, senza infingimenti di sorta, il cuore del problema, che consiste nella guerra tra capitali innescata dall'Unione Europea e dall'euro: finché si tratta di disciplinare i lavoratori attraverso l'austerità, il contenimento dei salari, la riduzione degli spazi pubblici, tutto va bene, ma quando si toccano gli interessi di bottega del capitalismo italiano allora le cose cambiano.
Il ministro Padoan ha però giustificato i recenti salvataggi con denaro pubblico di una banca di Amburgo e di una di Lisbona...
«Padoan ha anche detto che per l’Italia questa Europa rischia di costare più di quel che rende: la sua è un’evoluzione sofferta. Ma è chiaro a tutti che nella vicenda del salvataggio della quattro banche l’Italia è stata penalizzata».
Il messaggio è che Renzi è al governo in rappresentanza anche degli interessi del capitalismo nazionale, non solo in qualità di esponente dell'ideologia globalista, e che questa alleanza è a rischio: "La sua è un'evoluzione sofferta".
Perché?
«Perché la direttiva europea che mette a carico anche degli obbligazionisti subordinati i salvataggi bancari è del 2014 ed è stata recepita dalla Repubblica italiana solo lo scorso novembre: quando le quattro banche hanno venduto le loro obbligazioni subordinate nessuno poteva sapere a cosa andava incontro... È stata applicata una norma retroattiva, il che mal si concilia con i fondamenti di uno Stato di diritto».
Qui c'è solo da ridere. Il Patuelli sostiene che quando le quattro banche hanno venduto merda ai loro clienti non potevano prevedere che sarebbe stata emanata una direttiva europea che avrebbe impedito la trasformazione della suddetta merda in cioccolato a spese della finanza pubblica (aiuti di Stato), come invece è stato consentito al sistema bancario tedesco, e non solo.
Come se ne esce?
«L’Europa dev’essere una casa di vetro. Bisogna ripristinare la certezza del diritto dando all’Ue un inquadramento costituzionale».
Le espressioni "casa di vetro" e "certezza del diritto" significano: o anche noi possiamo fare come i tedeschi (cioè trasformare la merda in cioccolato a spese della finanza pubblica), oppure anche i tedeschi devono scoperchiare il vasetto facendo vedere di essere pieni di merda fino al collo.
Ci spieghi meglio.
«Prima mi consenta una premessa. Noto con piacere che il dibattito, a tratti violento, sull’euro degli ultimi anni della crisi economica si è esaurito».
Non ha torto, il Patuelli, a sostenere che "il dibattito, a tratti violento, sull’euro degli ultimi anni della crisi economica si è esaurito". Le cosiddette opposizioni, in primis il M5S ma anche la Lega salviniana, dopo aver strumentalizzato l'ondata anti-euro a fini elettoralistici, ottenendo tra l'altro di segmentare e depotenziare la rivolta sovranista, oggi tacciono sugli aspetti politici e macroeconomici della moneta unica preferendo concentrarsi sulle quesioni scandalistiche. Imbecilli quelli che ci sono cascati, ma le cose stanno così.
Cosa significa?
«Significa che il bilancio della moneta unica è positivo: la politica monetaria di Draghi ha consentito a molti italiani di acquistare casa con mutui a tassi irrisori, alle imprese di ristrutturarsi ed esportare, alla Repubblica italiana di tenere basso il costo degli interessi sul debito consentendo di conseguenza maggiore spesa sociale».
Propaganda piddina allo stato puro. Qualche tempo fa sarebbe stato necessario spiegare in punta di teoria e dati alla mano la falsità di queste affermazioni, oggi la cosa è evidente in sé. Pertanto questa risposta va interpretata sul piano politico: essa significa: siamo ancora disposti a raccontare cazzate al popolino, ma qualcosa deve cambiare.
Tutto vero, ma non per questo le polemica sono svanite...
«Certo, perché la crisi dell’Europa precede la crisi economica e coincide con fallimento del Trattato che avrebbe dovuto dare al Continente una sua Costituzione».
Il giornalista sta al gioco ("tutto vero"), poi rilancia la palla ("non per questo le polemica sono svanite"). Il Patuelli stoppa di petto e spara una bordata: "la crisi dell’Europa precede la crisi economica". Ovvero: è la crisi dell'Europa la causa della crisi del sistema bancario, non il contrario! Il problema, per il Patuelli, è il fallimento del "più Europa", cioè il fatto che non si siano realizzati gli Stati Uniti d'Europa, vale a dire uno Stato capace di trasferimenti fiscali dalle regioni più ricche a quelle più povere. Dimentica, il Patuelli, che l'ideologia sottostante la moneta unica prevede che il compito di sostituire i trasferimenti per via fiscale (i soldi dei contribuenti tedeschi che pagano gli stipendi dei forestali calabresi) avrebbe dovuto essere surrogato dalla mobilità dei capitali sostenuta dalla fiducia nella moneta unica (i soldi che ti presto non potrai restituirmeli in moneta svalutata), e che questo meccanismo è miseramente fallito.
Occorre ripartire da lì?
«Occorre ripartire dal rafforzamento delle regole e delle istituzioni comuni. È stata varata l’Unione bancaria, se sarà fatta funzionare potremo sperare in un’unione istituzionale più forte. In caso contrario, i neonazionalismi prevarranno».
Il Patuelli alza il ditino e minaccia coniando un neologismo: i neonazionalismi. Lo sappiamo tutti che i tempi sono cambiati, e se oggi c'è il neoliberismo il pericolo non può che essere il neonazionalismo. Come si chiamava il protagonista di Matrix? Ah già, Neo!
Perché l’Unione bancaria fatica ad affermarsi?
«Perché le banche sono l’anello di congiunzione tra tutti i settori produttivi e le istituzioni nazionali per quanto riguarda il debito pubblico. Prevale ora il conflitto, che alimenta le spinte neonazionaliste».
Finalmente la confessione! Le banche sono "l’anello di congiunzione tra tutti i settori produttivi e le istituzioni nazionali per quanto riguarda il debito pubblico". E così strano che quest'ultimo esploda quando le banche falliscono? Ma sbaglio, o agli italiani è stato raccontato, per anni, che è il debito pubblico che manda in rovina l'economia?
Che fare?
«Per uscire dal guado in cui ci troviamo, occorre fare tre cose. La prima: varare un Testo unico bancario che fissi regole chiare e non retroattive, nonché delle norme transitorie». «Varare un Testo unico della finanza europea che regolamenti l’accesso ai mercati finanziari». «Varare un Testo unico del diritto penale dell’economia, per evitare che operazioni vietate in Italia siano invece consentite altrove».
Qui siamo all'ultimatum. Ma che succede se non viene accolto? Il Patuelli si attacca alla Costituzione.
Basteranno regole più chiare a salvare l’Europa?
«Questo è il presupposto. Bisogna in primo luogo superare l’attuale babele normativa di tipo medievale, con fonti del diritto prive di gerarchia».
Ad esempio?
«Beh, l’Italia ha recepito le nuove norme europee sui salvataggi bancari, ma quelle norme mal si conciliano con l’articolo 47 della nostra Costituzione, quello secondo cui ‘la Repubblica tutela il risparmio in tutte le sue forme’».
A questo punto il giornalista lo riporta sulla terra:
Presidente, perché la Germania dovrebbe accettare regole che ne limitano l’attuale strapotere?
«Perché l’accordo sulla riunificazione tedesca non prevedeva l’egemonia della Germania e perché, come abbiamo visto per la Grecia e per il ruolo della Bce, è capitato anche recentemente che il governo di Berlino si sia adeguato a una linea maggioritaria che pure non condivideva».
Non crede d’essere troppo ottimista?
«Il mio è l’ottimismo della volontà di un europeista entusiasta, divenuto giocoforza un europeista spesso deluso e critico. E per nulla rassegnato a vedere l’Italia trasformarsi da Paese fondatore in satellite dell’Ue».
Vorrei sottolineare una parte della risposta del Patuelli: "Perché l’accordo sulla riunificazione tedesca non prevedeva l’egemonia della Germania". E' il presidente dell'ABI che parla, non uno smandrappato complottista anti-euro!
Lars Feld, consigliere della Merkel, prevede l’esplosione del sistema bancario italiano...
«La sua è stata solo l’inutile provocazione di chi si sente criticato. A differenza di quello tedesco, il nostro sistema finanziario è solido, si è sempre salvato da solo e non è mai stato sanzionato da organismi internazionali».
Sembra di leggere un articolo di comedonchisciotte.org! Ma allora perché comprare i giornaloni e guardare la televisione?
Le domande sono molteplici: i "vassalli minori" andranno alla guerra contro l'impero? Se del caso, lo faranno da soli o cercheranno l'appoggio dei ceti popolari? Oppure tenteranno, fino all'ultimo, un compromesso che gli salvi il deretano ai danni del popolo lavoratore? Quali speranze hanno di raggiungere un accordo soddisfacente per loro? Se ciò non sarà possibile, in che modo cercheranno di costruire un'alleanza con i ceti popolari? A quali partiti si appoggeranno, oppure quali movimenti dal basso favoriranno?
Io dico solo che questo non è più un mondo per soli economisti.
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