domenica 19 marzo 2017

Quanti sono i sette re di Roma?

Gira questo filmato sulla politica economica del nazionalisocialismo. Va chiarito che i sovranisti non hanno nulla a che vedere con qualsiasi tentativo di ridurre tutto alle sole scelte di politica economica: ci sono più cose tra cielo e terra che in qualsiasi sistemino di equazioncine.

Siccome è bene non dimenticare quanti sono i sette re di Roma, conviene ricordare la semplice cronologia dei fatti.

giovedì 16 marzo 2017

Pensierini notturni: il teorema del dentifricio

L'aver svuotato di sovranità effettiva gli Stati nazionali per trasferirla al livello dell'Unione Europea ha avuto l'effetto di sterilizzare la dialettica destra-sinistra. Questa si è ormai trasformata in un confronto tra europeisti e anti-europeisti: un dato di fatto che avrà l'effetto, finché resterà in primo piano, di trasfigurare il conflitto di classe, occultandolo. Ne abbiamo conferma ogni giorno. Il dibattito politico verte in gran parte sui problemi dell'immigrazione, intesa come fenomeno di ordine pubblico e di stravolgimento dell'identità culturale dell'occidente, quest'ultima fatta percepire dalla vulgata dei media nei termini di commistione di costumi di vita. Nel frattempo, e paradossalmente, assistiamo ad un furibondo attacco laicista alle fondamenta antropologiche di questa stessa identità.

Il piddino Emiliano, intervistato alla Gabbia, ha la faccia tosta di affermare che senza gli immigrati l'agricoltura del sud non sopravviverebbe alla concorrenza, glissando sul fatto che la disoccupazione giovanile in quelle regioni è al 60%! Il bello (si fa per dire) è che ha ragione! La moneta unica, il principio della libera circolazione dei fattori produttivi (su cui è costruita l'UE), tutto l'impianto dei trattati edificato sull'ossessione della stabilità dei prezzi da perseguire ad ogni costo, nonché il divieto di intervento degli ex Stati nazionali nell'economia - un principio quest'ultimo che si applica ai concorrenti (l'Italia) ma si "interpreta" per sé stessi (la Germania) - tutto ciò e altro ancora concorre a dare ragione al piddino Emiliano. In altre parole: c'è il pilota automatico! Che poi di "automatico" ha solo la provinciale e miope volontà imperiale della nazione che ha fatto più danni negli ultimi cento anni: la Germania. Sì, proprio il paese dove un imbianchino trovò l'appoggio della grande industria, e quello dei circoli massoni antidemocratici di oltre oceano prima che da quel versante si mobilitasse una reazione che, tuttavia, riuscì a vincere la sfida solo grazie al contributo decisivo dell'Unione Sovietica.

La conseguenza di tutto ciò è che, invece che tra destra e sinistra, la dialettica politica ha, in questa temperie storico-politica, una nuova polarizzazione: pilota automatico sì o no. Le alleanze politiche tradizionali ne risultano sconvolte. In altre parole la genesi del progetto europeo, nella versione nata a partire dal trattato di Maastricht (sebbene preceduta da una lunga serie di altri trattati, uno su tutti l'Atto Unico Europeo del 1986) ha avuto l'effetto, previsto e voluto, di frantumare la tradizionale polarizzazione destra-sinistra, mentre la sua crisi ne ha fatto nascere una nuova che è destinata a rimanere in vita finché l'esito dello scontro fra gli Stati nazione e il tentativo di imporre un Nuovo Ordine Mondiale resterà irrisolto.

Lo scontro ha dimensioni planetarie, fino a coinvolgere il cuore dell'Impero, gli Stati Uniti d'America. Giova ricordare che questi ultimi, contrariamente a quanto circola sul web, non sono mai stati compattamente a favore dell'unione politica dell'Europa, ma hanno in realtà assecondato una precisa volontà di rinascita dell'influenza politica del vecchio continente che si manifestò a partire dal vertice di Rambouillet nel 1975, alimentata dalle nostalgie di grande potenza della Francia che sognava di imbrigliare la potenza economica tedesca ponendola al servizio delle sue mire.

E' l'asse franco-tedesco che ha voluto, fortissimamente voluto, l'Unione Europea, non gli Usa. Per i quali il progetto ha avuto, al più, un valore strumentale da usare finché c'era convenienza, e da abbandonare, se non combattere, quando questa fosse terminata.

Da "la resilienza dell'euro": "Il vertice di Rambouillet del 1975 (Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone) poneva momentaneamente in secondo piano il processo di integrazione europea, sia economica che politica, promuovendo una strategia trilaterale mirante a coordinare le politiche delle aree industrializzate (USA, Europa e Giappone). La partecipazione dell’Italia (che inizialmente era stata esclusa) rappresentata da Aldo Moro, fu infine accolta perché il nostro Paese aveva, in quel momento, la Presidenza di turno della Comunità Europea, e anche per volontà degli Stati Uniti, ben al corrente del sostanziale disinteresse della DC dell’epoca, e in particolare proprio di Moro, per un’accelerazione del processo di integrazione europea. Ciò nonostante, per volontà della Francia e della Germania, il progetto non venne abbandonato.  Le ragioni furono di natura sia politica che economica. L’interesse politico era soprattutto dalla Francia, un paese che non si rassegnava al ruolo subalterno assunto dopo la fine della guerra mondiale, mentre la Germania coltivava un interesse soprattutto economico."

Accade così che, essendo la sinistra ad avere il monopolio della dialettica destra-sinistra, ovvero del conflitto tra Capitale e Lavoro, oggi questa famiglia politica - almeno la sua articolazione nobile impegnata nell'analisi concettuale del divenire - è profondamente divisa. Una parte ha scelto di vivere la contraddizione del presente gettandosi anima e corpo nella battaglia tra Stati nazionali e Nuovo Ordine Mondiale, ovviamente dalla parte degli Stati nazionali, mentre un'altra, ancora maggioritaria, ha sposato la tesi secondo cui "il dentifricio ormai è uscito dal tubetto", e dunque che la dialettica Capitale-Lavoro debba inevitabilmente essere agìta nella cornice del nuovo scenario mondialista.


Lo scontro ideologico interno alla sinistra è tutt'ora in corso senza vinti né vincitori. Finché durerà, questa parte politica, che detiene la golden share della dialettica Capitale-Lavoro, resterà fuori gioco. Pertanto è la destra politica, oggi, a condurre la battaglia contro il pilota automatico, con tutto l'inevitabile ciarpame che è necessario sopportare da parte di chi ne condivide l'obiettivo politico congiunturale ma si trova a disagio con tutto il resto. Tutto ciò provoca un silenzioso quanto consistente fenomeno di migrazione politica di molti che, rifiutando il teorema del dentifricio, ritengono (da sinistra) che l'obiettivo prioritario sia quello di distruggere l'Unione Europea, e solo in un secondo tempo tornare al conflitto tradizionale tra destra e sinistra, imperniato sulla dialettica Capitale-Lavoro.

La mia previsione è che la battaglia a sinistra sarà vinta, purtroppo, dai sostenitori del teorema del dentifricio, e quella contro il pilota automatico dalle destre. Come al solito...

sempre in culo agli operai!

mercoledì 15 marzo 2017

Convergenza, democrazia, sovranità - Vladimiro Giacchè


Quelle he seguono sono mie personali considerazioni, sebbene ispirate dall'intervento di Vladimiro Giacchè


Affinché un'unione monetaria, costruita politicamente secondo i principi del federalismo europeo, possa durare nel tempo senza compromettere la libertà e la democrazia negli Stati aderenti (prima i più deboli, a seguire tutti gli altri), è necessario che vi sia convergenza dei tassi di interesse, quindi dell'inflazione, tra gli Stati aderenti. Questa convergenza può essere di due tipi:
  1. I differenziali sono costantemente nulli o di entità irrilevante
  2. I differenziali cambiano di segno nel corso del tempo
La prima possibilità non si è verificata perché, a meno che non vi sia una politica concertata di tipo monetario e fiscale, nonché investimenti pubblici - e dunque uno Stato centrale forte dotato di capacità di spesa - essa non può che manifestarsi casualmente per una favorevole quanto occasionale e transitoria congiuntura.

Resta la seconda possibilità: ad un periodo nel corso del quale in un gruppo di paesi si instaura una fase di crescita - e negli altri una fase restrittiva, deve seguirne una nella quale la polarità si inverte. Nell'eurozona è accaduto che durante la prima fase, dal 1999 al 2007, c'è stata espansione nella periferia e contrazione al centro. A quel punto - a maggior ragione per la concomitante crisi dei subprime in America, si sarebbe dovuta instaurare una polarità inversa: i paesi della periferia avrebbero dovuto attuare una politica restrittiva e, soprattutto, i paesi del centro entrare in una fase espansiva. Insomma toccava alla Germania!

Ma la Germania, che per farlo avrebbe dovuto favorire una sostenuta crescita salariale, con essa i consumi e quindi le importazioni, accettando una perdita di competitività di prezzo dei suoi prodotti, ha invece continuato imperterrita sulla strada di una politica restrittiva. In tal modo ha spostato tutto l'onere dell'aggiustamento sulle spalle dei paesi che, precedentemente, avevano condotto una politica espansiva, ovviamente indebitandosi. Non avendolo fatto, poiché in Germania i salari sono restati sostanzialmente fermi, nei paesi indebitati essi sono crollati, la disoccupazione è cresciuta e il Pil si è contratto.

Tutto questo ci consegna un problema che è eminentemente politico. La domanda è se quanto accaduto sia l'esito della pianificazione politica di un gruppo di paesi - ovvero delle élites di tutti, oppure di un grave e sconcertante errore di progettazione economico sociale della zona euro. Si può essere cioè "complottisti" - c'è stato un piano di un gruppo di paesi: la Germania e i suoi satelliti, "super complottisti" - c'è stato un piano delle élites di tutti i paesi, oppure "economisti" - c'è stato un errore di progettazione.

Non sono vietate interpretazioni che siano una combinazione lineare delle predette. Credo ci sia un po' di verità nel pensare ad un coordinamento delle élites di tutti i paesi, dell'altra nel constatare gli errori di progettazione, e altra infine nel sospettare che fin dall'inizio la Germania abbia finto di accettare regole del gioco che ha subito trasgredito. Quest'ultimo, a mio avviso, è oggi l'aspetto cruciale della situazione dal punto di vista politico. Non i tecnici (gli economisti), non la Koinè del capitalismo europeo, ma solo la Germania ha la forza per affrontare, almeno nel breve periodo, la crisi dell'eurozona. Pur considerando valide tutte le altre ragioni di crisi, con il peso diverso che ognuno è libero di dare ad ognuna di esse, in questo momento le scelte di politica economica della Germania sono l'aut-aut del destino dell'euro. Senza l'avvio di una vigorosa politica espansiva in quel paese la situazione rischia di precipitare. E oggi si vota in Olanda.

domenica 12 marzo 2017

Il "post dedicato"

Questo post è una risposta alla sollecitazione dell'amico Ippolito Grimaldi ("queste considerazioni di Fiorenzo e PaMar meriterebbero un post dedicato").

Vyšinskij:

Eleonora Forenza

«Il diritto è un insieme di regole della condotta umana stabilite dal potere statuale in quanto potere della classe che domina la società, nonché delle consuetudini e delle regole di convivenza sanzionate dal potere statuale e attuate coercitivamente con l'ausilio dell'apparato statuale al fine di tutelare, consolidare e sviluppare i rapporti e l'ordinamento vantaggiosi e favorevoli alla classe dominante.»

Orizzonte48:
«Le Istituzioni riflettono la società o esse "conformano" la società e ne inducono la struttura? In democrazia, la risposta dovrebbe essere la prima. Ma c’è sempre l'ombra della seconda...il "potere" tende a perpetuarsi, forzando le regole che, nello Stato "democratico di diritto" ne disciplinano la legittimazione.»

Eleonora Forenza:
«Per riaprire lo spazio di una sinistra politica occorre riaprire lo spazio del conflitto sociale, se non si riapre tale spazio non può esserci una sinistra degna di questo nome.»

Questo è, per l'appunto, il "post dedicato". Ed è aperto ai commenti degli esecrati anonimi. C'è di tutto:

  • L'idea che la "classe dominante" abbia il diritto di imporre il Diritto (Vyšinskij)
  • L'idea che il Diritto, in democrazia, debba comunque e sempre promanare dal basso (Orizzonte48)
  • L'idea che il conflitto sociale sia necessario per "riaprire lo spazio di una sinistra politica".
Che dite, giochiamo a farfallina? 

venerdì 10 marzo 2017

SPIN


Ne ho fatte tante nella vita, alcune buone altre meno. Tra quelle buone l'aver capito per tempo che i grillini sono grullini, che il problema è la sovranità nazionale e che la vita è lotta (non solo di classe). Tra quelle non buone l'essermi fidato di Prodi quando ero giovane, e aver accettato a scatola chiusa l'Unione Europea. Ma ero giovane, distratto da quel che potete ben intuire. A quelli che, a dispetto dei miei errori, mi stimano ancora in virtù delle cose buone che ho azzeccato, chiedo con la più grande umiltà di guardare il video che vi propongo. Fatelo con la massima attenzione. Meditatelo, e non dimenticatelo mai più.

Nota: commentate solo dopo aver visto il video, non provate a bluffare: o avete fiducia in quello che vi propongo, e allora possiamo dialogare, oppure lasciatemi in pace.

giovedì 9 marzo 2017

La disgustosa truffa di Smart Tv - una delle tante!


La clip è la registrazione di una delle tante telefonate che mi arrivano ogni giorno da parte di rompikoglioni che tentano di truffarmi senza riuscirci. Oggi vi parlo invece di una truffa nella quale sono incappato che mi ha provocato un travaso di bile e la voglia di prendere questi signori per impiccarli a testa in giù dopo avergli tagliato le palle. Ah, dimenticavo, dopo avergli trafitto le viscere con un punteruolo acuminato.

Pare che non sia il solo. Leggete qua:

«TRUFFA MOBANDO KIDDING ROOM e 3 Italia
Sono molto alterato.
Racconto una storia.
Il giorno 16/2/2015 alle ore 6.59 arriva un sms da "MOBILEPAY" che dichiara la sottoscrizione ad un fantomatico servizio in abbonamento a KIDDING ROOM per 4.99€.
Alle ore 16 circa il servizio viene disattivato seguendo le istruzioni dell'sms.
Circa due giorni dopo viene contabilizzato l'addebito sulla fattura visibile sull'app di Tre_It.
Chiamo il "servizio" clienti al 133, spiego la questione richiedendo il rimborso per TRUFFA.
Mi negano il rimborso perché son passate più di 48 ore da quando l'evento è accaduto e inoltre perché è solo la prima volta che effettuo un reclamo di questo tipo.
Ah perché se invece fosse la seconda volta allora sarebbe riconosciuta la truffa?
Intanto 4.99 li spillate una volta sola ma a migliaia di utenti. Farlo una seconda volta sarebbe troppo anche per TRE Italia vero?
Si, ma solo se l'utente se ne accorge, perché altrimenti non c'è problema vero?
Incredibile.
Per quanto io alzi la voce con la malcapitata del call center non se ne esce.
Non è possibile parlare con un responsabile.
Non è possibile sapere A CHI siano accreditati quei soldi.
Non è possibile sapere che cavolo di servizio sarebbe stato sottoscritto.
Non è possibile sapere nemmeno come.
4.99 euro RUBATI.
E chissà a quanti altri malcapitati.
Ora, sono abbastanza certo che quei 4.99 euro non li rivedrò, a meno di non bloccare il pagamento della fattura e voler affrontare le immense seccature di una causa che probabilmente vincerei.
Non ho voglia di perdere tempo con truffatori del genere. Non ho voglia.
Tuttavia è mio diritto pretendere da Tre Italia:
1. Dettaglio del traffico dati che attesti l'accettazione di sottoscrizione all'abbonamento ricevuta dal device in questione
2. Dettaglio del contratto di abbonamento in questione
3. Dettaglio del contratto che 3 dovrebbe aver fatto firmare e che dichiara che una truffa di questo tipo non può esser rimborsata all'utente finale se la denuncia non arriva entro 48 ore (perché, dopo 48 ore non è più una truffa?!) o se la segnalazione è il primo reclamo del cliente.»

L'utente di cui sopra non è il solo. Al fenomeno ha dedicato un post Salvatore Aranzulla:

Come disattivare MobilePay


La prassi di far sottoscrivere con ignobili trucchi, agli utenti di telefonia che navigano su Internet, dei servizi non desiderati, non richiesti e a pagamento sta dilagando. Leggete qua. L'articolo è di quasi due anni fa, il che significa che questi bastardi ci stanno marciando da anni.

«Per AGCM, l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato (da non confondere con AGCOM, che ha responsabilità differenti), è invece Pratica commerciale scorretta, valsa una sanzione di 4 milioni di euro, comminata ai principali providers di telefonia italiani. Il provvedimento ha colpito in maniera particolare H3G (conosciuta come “3”) e Telecom, ai quali è toccata la “fetta” più grossa: 1.750.000 € ciascuno, con pubblicazione di un estratto del provvedimento avviato contro la 3. Sembrano cifre esagerate? H3G  ha avuto nel 2013 dei ricavi annui pari a circa 2 miliardi di euro. In proporzione è come se una persona che guadagna 30.000 euro all’anno fosse sanzionata di circa 26 euro!»

Gli incassi frutto di queste truffe sono miliardari. Due mld di euro sono più della metà della manovra aggiuntiva che ci chiedono i tiranni di Bruxelles, tanto per dire.

Domani, appena mi sveglio, chiamo per disdire l'abbonamento, che nel solo mese di marzo mi è costato una decina di euro. Non perderò tempo per scrivere, telefonare, minacciare azioni legali.

NO!
La mia ritorsione sarà lo sciopero della ricarica: da oggi e fino a Pasqua non ricaricherò il cellulare. E siccome sono un buon consumatore di telefonia, il mio gestore perderà un po' di soldini.

Ma c'è anche un problema politico. Questa volta sono stato iscritto a mia insaputa a un servizio di tv su cellulare a pagamento che propone contenuti generici, ma potrebbe accadere a me, e a chiunque, di ritrovarsi iscritti a un servizio che offre contenuti di genere ben più compromettente, ad esempio pedopornografici. Voi dite di no? Io dico che potrebbe accadere, e magari, a distanza di anni, quell'iscrizione a nostra totale e assoluta insaputa costituirebbe uno strumento di ricatto politico.

Capite adesso perché io questi bastardi li ammazzerei con le mie mani? Lo capite perché sono così infuriato che quasi mi manca il respiro? Non è solo una questione di soldi, è che siamo nelle mani di una tirannia del mercato contro la quale è necessario insorgere, per dire basta!

Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! Basta!

Vado a farmi una passeggiata nella notte e a sognare tutte le sevizie cui sottoporrei i responsabili di questa cosa, come pure i responsabili delle dieci e passa telefonate al giorno che ricevo da parte di rompicoglioni che vogliono convincermi a dargli il numero della mia bolletta elettrica per cambiarmi il gestore a mia insaputa. Non vi racconto quello che gli farei perché è troppo per le vostre delicate orecchie. Quando mi incazzo sono una bestia.

Matrix: sovranità nazionale, democrazia e software

La notizia che la CIA fa largo uso di software per hackerare computers, tablets, cellulari, perfino televisori di ultima generazione, è uno di quegli eventi che gli addetti ai lavori sapevano già e la cui conoscenza a livello di massa era solo questione di tempo. Non è insomma una novità. Il vostro umile cronista, se volesse, potrebbe realizzare uno di questi malware e distribuirlo, con qualche trucco, tra i suoi conoscenti.

Togliamoci subito dalla testa un'idea sbagliata: non è necessaria una conoscenza particolarmente profonda del software per concepire e realizzare strumenti malware capaci di intercettare le comunicazioni, attivando microfoni e telecamere per inviare il tutto a server remoti che registrano i dati! Il problema, per porre in atto simili azioni, è uno e solo uno: come distribuirli. Cioè come infettare milioni, miliardi di dispositivi connessi alla rete.

Come si fa? Se vi chiamate Mario Rossi avete un problema. Certo, potete inventarvi una specie di catena si S. Antonio che spinga le persone a far circolare il vostro malware, ma prima o poi vi scoprono. Specialmente se, con i dati collezionati, invece di limitarvi a produrre statistiche sulle preferenze degli utenti, per poi venderle alle grandi società di marketing, vi mettete in testa di commettere reati.

E se invece foste una grande azienda come google, facebook, Apple, Samsung o altre? Bè, le cose cambiano. Innanzi tutto, per la diffusione, basta proporre un aggiornamento che contenga il vostro malware. Magari allo stato dormiente, da attivare se e quando faccia comodo.

Guardate, ve lo ripeto: niente di stratosferico dal punto di vista della tecnologia software, anzi! Direi, piuttosto, l'abc della tecnologia. Non mi credete? Francamente me ne infischio, è così!

Possiamo dunque dare per scontato che le grandi aziende che, da anni, ci riforniscono dei nostri giocattoli preferiti, da  tempo abbiano installato anche del malware nei sistemi operativi che fiduciosamente usiamo. Non solo, lo aggiornano pure! Avete fatto caso che molti aggiornamenti del software dei nostri dispositivi sono, di fatto, imperativi?

A costo di ripetermi:

il problema non è ASSOLUTAMENTE la complessità del codice del malware!
il problema non è ASSOLUTAMENTE la complessità del codice del malware!
il problema non è ASSOLUTAMENTE la complessità del codice del malware!
il problema non è ASSOLUTAMENTE la complessità del codice del malware!
il problema non è ASSOLUTAMENTE la complessità del codice del malware!
... ... ... ... ... ... ...

Il che significa un fatto ben preciso: le grandi aziende come google, facebook, samsung, microsoft et-cetera, non hanno un vantaggio tecnologico incolmabile, bensì una posizione dominante di mercato. Sapevatelo, perché non ve lo ripeto più. Il software non è come tante altre tecnologie, che si nutrono di segretezza. Non c'è nulla di segreto nel software, esso è puro pensiero algoritmico, trasparente per definizione. Perfino (nota per gli addetti ai lavori) quando è codice oggetto. Sto esponendo delle banalità (per gli addetti ai lavori) e contemporaneamente concetti esoterici per la massa incolta di pigiatori di tasti sui social. E tutto questo ve lo dice un poraccio di professore di informatica che abita a Castro dei Volsci, mica il grande Mark Zuckerberg! Ma è vero perché è la verità. Punto.

In definitiva: chiunque può scrivere del codice malware in grado di spiare, ma solo le grandi organizzazioni, private e/o di Stato, possono distribuirlo con facilità. Anzi, possono farlo in forma legale e imperativa, con il meccanismo degli aggiornamenti. Il che ci pone davanti a un problema politico nuovo e di enormi dimensioni, ammesso e non concesso che in politica ci sia qualcosa di nuovo dai tempi dell'australopiteco.


Da quanto detto discende, per ovvia deduzione, che l'informatica, in uno Stato sovrano, deve essere  nazionalizzata e sottoposta al controllo democratico. In uno Stato democratico sovrano l'informatica, soprattutto i sistemi operativi, deve essere un'industria pubblica. Quindi i sovranisti devono opporsi non solo alla libera circolazione dei capitali, delle merci, dei servizi e della forza lavoro, ma anche alla libera circolazione del software

Alle quattro fattispecie che definiscono tradizionalmente l'espressione "fattori produttivi" (capitali, merci, servizi, lavoro) occorre dunque aggiungerne una quinta: la libera circolazione del software. Che NON è assimilabile alla libera circolazione della conoscenza (l'ho già detto: il problema non è realizzare il malware, ma distribuirlo) bensì all'imposizione, da parte di chi è più forte, di un'asimmetria informativa basata sul potere di gestire e controllare i flussi di conoscenza. Dal quale deriva un eccesso di potere che è letale per la democrazia, cioè per il principio di uguaglianza tra i cittadini.