lunedì 20 novembre 2017

La penetrante richiesta di onestà nella vita politica è l'ideale che canta nell'anima di tutti gli imbecilli (reloaded clip)

Post co-correlatohttp://egodellarete.blogspot.it/2015/06/dicono-i-ricchi-che-uscire-dalleuro.html

Ho una sola cosa da dire a distanza di due anni e mezzo: ma come sono invecchiato! Cribbio, ai tempi ero ancora un giovanottello, oggi sono un vecchietto (vi esìmo dal rassicurarmi, perché di ciò sono superbamente orgoglioso). Non mi preoccupa il mio destino - da tempo aspetto con crescente curiosità il momento del grande balzo in qualche direzione (ammesso che ,in campo spirituale, i campi vettoriali siano contemplati) - ma il pensiero di quello che aspetta i miei poveri studenti. Le mmmerde sinistrate non solo hanno dimenticato l'idea di "popolo", sostituendola con quella di "umanità", ma anche quella di "classe", e ora ci vogliono convincere che emigrare è un diritto invece che una disgrazia. Per me, che sono un uomo all'antica, un diritto è quello di andare in pensione o, quando si può, in vacanza come turisti, non emigrare!!!

Nella "vacanza della sinistra" cosmopolita - oops volevo dire internazionalista - si sono inserite le cavallette del terzo millennio. Due anni e mezzo fa feci il mio dovere, ricordando che per il villano 2+2=4.

Ripropongo il video. Alla mia destra, dopo qualche minuto,venne a sedersi una cavalletta del terzo millennio, prendendo il posto di una brava persona. Fermiamoli, anche se il prezzo di questa scelta dovesse essere l'astensione. Meglio astenuti che complici.

 

sabato 18 novembre 2017

Le cavallette del terzo millennio

Per gli idioti del "lavoro scarso a causa della tecnologia"



I grafici sono tratti da qui, dove potete trovare anche una spiegazione aritmetico-eidetica del perché e del perquando usare una scala lineare o una scala logaritmica. Discussione interessante ma della quale, in questa sede, me ne impippolo. Perché il problema che voglio affrontare è quello degli starnazzatori del lavoro che sparirà per colpa dei robot, gentucola che non merita nemmeno uno sputo di compassione.

Vi faccio notare una cosa: dal 1900 al 1977 la produttività è aumentata di sette volte in termini di valori indice non logaritmici, passando da 100 a 700 (aumento del 600%). Dal 1977 al 2010 è passata da 700 a 1600 (aumento del 128%). Certo, il periodo temporale è inferiore (33 anni contro 77) ma credo si possa arguire che, in realtà, il suo tasso di incremento è sostanzialmente costante. A riprova, confrontate il suo valore nel 1900 (pari a 100) con quello del 1955 (400): quadruplicato. Poi confrontate il suo valore nel 1955 (pari a 400) con quello del 2010 (1600): quadruplicato.

La produttività è quadruplicata nei 55 anni dal 1900 al 1955, ma non ha portato alla disoccupazione tecnologica di massa, come pure la quadruplizzazione (se po' di'? boh!) dei successivi 55 anni. Ora possono spiegarmi, gli idioti di Industria 4.0, perché un'ulteriore sua quadruplicazione nei prossimi 55 anni dovrebbe, invece, produrre la disoccupazione tecnologica di massa?

Ah già, non c'è solo il fenomeno di un aumento della produttività, ma anche il fatto che il suo tasso di crescita non sarebbe costante, e starebbe invece aumentando. Ma, oops, se guardiamo il grafico logaritmico questa cosa non si vede affatto: la crescita della produttività segue, mogia mogia, un andamento lineare. Cosa questo significhi, per gli inesperti, lo potete trovare nel post di Illo. Io queste cose le insegno a scuola e non ho voglia di annoiarmi ripetendole sul mio blog. In breve: il tasso di crescita della produttività è sostanzialmente costante da almeno 110 anni, compresi gli ultimi 30, che poi sarebbero quelli della rivoluzzzione digggitale.

Ora, siccome gli spin doctors della comunicazzzione mainstream sanno (oppure, se non lo sanno, c'è chi pensa per loro) che questa bufala dell'aumento incontrollato a tasso crescente della produttività non potrà essere sostenuta a lungo, ecco che altri, sottobanco, stanno già lavorando alla bufala complementare: la crescita demografica. Ekkekazzo, se tutti consumassero come i "fortunati" abitanti del mondo sviluppato, ci vorrebbero 44 terre! Sono i neo malthusiani.

E allora vai con le trasmissioni sul mare di plastica, vai con le immagini dell'aria inquinata di Pechino, vai con l'effetto serra, vai con i documentari a velocità accelerata del traffico di containers... e infatti:


E' il Baltic Dry Index, il più noto indice sul traffico marittimo mondiale. Oggi, che c'è la ripreeeeesa mondiale, siamo a un terzo dei valori di 7 anni fa.

Ma poi, scusate, per quale maledetta ragione una quadruplicazione della produttività (ma anche di più, se volete) nei prossimi 55 anni dovrebbe avere, come esito inevitabile, una quadruplicazione (o più) sia della produzione che dell'inquinamento? Non si potrebbero quadruplicare, che so, i diritti dei lavoratori? Ma stanno forse aumentando i diritti, e i salari, dei lavoratori mentre la produttività aumenta? Non mi sembra. Certo, se guardiamo ai dati mondiali la produzione aumenta, e ovviamente anche l'inquinamento, ma la produzione di cosa? Per chi? Non è che, per caso, siamo davanti al fatto che si produce sì di più, ma per una frazione sempre minoritaria della popolazione mondiale, mentre alla maggioranza si devolvono salari sempre più bassi e gli si scarica addosso anche l'inquinamento?

La soluzione al problema? Ce lo dicono i grillini, queste cavallette del terzo millennio che propongono il reddito di cittadinanza. Il quale, ve lo dico fuori dai denti, altro non è che il reddito di sussistenza necessario ad assicurare la riproduzione dell'esercito di riserva dei consumatori, necessario per ora, ma non si sa per quanto, per sostenere le economie di scala che rendono conveniente la robotizzazione di Industria 4.0.

Vi chiederete se non stia impazzendo, se non stia diventando un complottista anch'io. No, non sono un complottista, ma solo una persona sufficientemente empatica da riuscire a cogliere il grido di dolore delle classi dominanti, che è sempre lo stesso dalla notte dei tempi:

Signora mia, non c'è più la servitù di una volta!

Come rimanere insensibili? Cosa credono i cafoni, che le nanotecnologie siano state sviluppate per il loro benessere? Pare (manca purtroppo la prova video) che Jaques Attali (uno dei padri nobili dell'euro - daje a ride) abbia affermato una volta: “Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?”. Non v'è certezza che l'abbia detto, ma che abbia affermato che:
  1. Il primo keynesiano è stato Mussolini, il secondo Hitler, Roosevelt solo il terzo
  2. Serve un nuovo ordine mondiale
  3. L'Africa non ha una crisi perché non ha un sistema finanziario
  4. O abbiamo un governo mondiale, o avremo una Somalia planetaria
  5. Il "mercato" non funziona senza lo Stato, perché senza lo Stato la proprietà privata non è difesa (quindi serve uno Stato mondiale? n.d.r.)
ebbene, di questo c'è la prova!


Era il 2009, e questa è la gente che ha creato e governa l'UE. E quindi, per uscirne, serve il reddito di cittadinanza proposto dalle cavallette del terzo millennio, quelle che ci dicono che il problema è la casta, la cricca, la corruzione. Ma io, l'avrete capito, sono solo un gombloddisda di Gasdro dei Volsgi. Quindi non datemi retta e votate per le cavallette del terzo millennio.

giovedì 16 novembre 2017

Il sovranismo è amor patrio, non un calesse (e CPI non è sovranista)

Ha suscitato un putiferio, nel mondo dei sovranisti, il post di Marco Mori "Alla fine il prossimo anno solo Casa Pound avrà un programma decente".

«Alla fine il prossimo anno solo Casa Pound avrà un programma decente. Un programma così con un partito di estrema destra purtroppo è l'ennesima vittoria del regime. Faranno un buon risultato nel 2018 e cresceranno in futuro ma non potranno vincere. Forse li voterò. Chiunque purché fuori da euro ed UE e la destra sociale merita certamente più rispetto di quella liberale rappresentata dall'accozzaglia Lega, FdI, FI.Ma ovviamente quello che serviva era un nuovo partito che mettesse al centro la Costituzione del 48 in cui tutti i no euro dovevano confluire. Invece si sono venduti quasi tutti ai partiti storici che mai nulla cambieranno...
La storia si sta ripetendo?»

Moreno Pasquinelli ha dedicato all'improvvida esternazione un post dal titolo "MARCO MORI", stigmatizzandone la presa di posizione ma, purtroppo, anche affermando: «Aver fallito la prova elettorale ci dice che un ciclo si è chiuso, che il "campo sovranista" chiuderà i battenti. Staremo a vedere cosa esso avrà davvero concimato.»

A Moreno ho risposto con un commento icastico: "Prendo atto che per Moreno Pasquinelli il sovranismo è un calesse."

Credo che, oltre alla frustrazione per le oggettive difficoltà della battaglia sovranista, sia nel caso di Mori che di Pasquinelli giochi una non chiara comprensione del significato del termine "sovranismo". Attenzione, non sto dicendo che Mori e Pasquinelli abbiano le idee confuse, più semplicemente affermo che non hanno ben focalizzato le implicazioni del dichiararsi sovranisti. Nel caso di Mori perché prende in considerazione l'ipotesi che CasaPound possa essere definita, sia pur lontanamente, una forza politica sovranista, in quello di Moreno perché, per la sua storia personale e per tutto quello che ha sostenuto negli ultimi dieci anni almeno, dire che "il sovranismo ha chiuso i battenti" equivale a dire "cari compagni vado in pensione", cosa alla quale non credo assolutamente. Di questa seconda questione, tuttavia, preferisco per il momento confrontarmi direttamente con Pasquinelli, per cui nel seguito di questo post esporrò le mie osservazioni critiche a Marco Mori. Il quale, se ha scritto quell'intervento su FB, evidentemente immagina che CasaPound possa essere in qualche modo degna di far parte del campo sovranista. Le cose non stanno così.

CasaPound è una formazione politica abusivamente sovranista


Per una forza politica far parte del campo sovranista implica superare il vaglio di 3+1 criteri di filtro:
  1. Porre al centro dell'azione politica la difesa dell'interesse nazionale.
  2. Far proprio, senza infingimenti di alcun genere, il principio democratico sostanziale e costituzionale dell'agibilità politica alla pari per tutte le forze politiche e sociali della nazione; anche quando si avesse, per assurdo, una maggioranza del 99%.
  3. Non essere imperialista. Attenzione, non ho detto "essere anti imperialista", ho detto "non essere imperialista", che è cosa leggermente diversa.
Quanto al criterio +1, esso è il seguente: non essere una forza politica controllata da poteri esterni alla nazione.

Ora esaminiamo, alla luce dei precedenti criteri di filtro, la linea di CasaPound. Escludiamo subito il criterio +1, importantissimo ma del quale non possiamo ancora decidere per mancanza di elementi di valutazione. D'altra parte, non è neanche intelligente alimentare una cultura del sospetto: un domani si potrebbe insinuare che anche la CLN è una formazione politica eterodiretta, magari perché si è svolto un convegno al quale è stato invitato un collaboratore di Melenchon, o di Putin. Dunque considererò CasaPound una formazione politica genuinamente espressione di una parte della società italiana, salvo diversa valutazione ove e quando emergessero indizi e/o prove ben più sostanziose della partecipazione a un convegno di Tizio o Caio. Mi limito, per l'occasione, a ricordare un mio profondo convincimento: se c'è in Italia un movimento eterodiretto, questo è il M5S. Perdonatemi, ma la vedo così.

Dobbiamo anche liberarci dal pregiudizio di pensare che CasaPound dichiari il falso, ovvero che persegua scopi nascosti e diversi, se non opposti, a quelli espliciti. Non perché tale sospetto non sia lecito, io per esempio ce l'ho, ma in politica dobbiamo stare alle enunciazioni formali. CasaPound dichiara di perseguire l'interesse nazionale, è vero o no? Credo che in merito non ci siano dubbi: CasaPound dichiara di perseguire l'interesse nazionale. Dunque CasaPound, almeno sul piano delle enunciazioni formali - quelle che voglio limitarmi ad esaminare - supera il primo criterio. E vai!

Passiamo al secondo criterio: CasaPound è democratica? Loro dicono di sì, ma..................... ........................ ............................. ........................... dicono anche di essere fascisti, sia pur limitatamente fino al fascismo del 1938. E questa è una contraddizione bella grossa, perché nel 1938 il fascismo aveva fatto strame, e da un bel po', della pur limitata democrazia liberale!

Il terzo criterio: non essere imperialisti. Ma nel 1938 esisteva già l'Impero d'Italia, voluto dal fascismo.

In conclusione, pur stando alle sole dichiarazioni ufficiali, CasaPound fallisce con assoluta certezza 2/3 dei criteri di base necessari e indispensabili per essere considerata una formazione politica sovranista; sul criterio +1 la situazione essendo, al momento, ancora indecidibile (mentre lo è, repetita iuvant, per il M5S)!

Caro Marco Mori, pensi ancora di poter mai votare per CasaPound anche se non ci fosse alle prossime elezioni nemmeno una, dicasi una, lista veramente e legittimamente sovranista? Non vorrei importunarti, ma una tua risposta mi farebbe veramente piacere. Te ne suggerisco una: è stato un momento di frustrazione. E mi starebbe bene perché anch'io, certe volte, sbrocco.

Le uniche e sole formazioni sovraniste che io conosco sono oggi il Fronte Sovranista Italiano e la CLN, di cui faccio parte. Tutto il resto è ancora in formazione oppure, vedi CasaPound, non ha nulla di nulla di nulla a che vedere con il sovranismo.

Così è deciso e stabilito, la seduta è tolta.

Leuropa è una dittatura (Marco Rizzo 23 ottobre 2011)

martedì 14 novembre 2017

La dissonanza cognitiva dei sinistrati

Credo si faccia qualche confusione tra i concetti di sovranità interna e sovranità esterna, quest'ultima altrimenti detta indipendenza. La sovranità interna ha a che fare con la libertà di una nazione di determinare la distribuzione del reddito senza subire condizionamenti esterni, dunque solo in base agli equilibri politici interni, siano essi stabiliti democraticamente o meno. Nel secondo caso, ovviamente, non si può parlare di "sovranità popolare", ma solo di "sovranità nazionale", ovvero vi è una classe di cittadini che possiede il diritto incontrastato, o almeno predominante, di orientare la distribuzione del reddito, e quindi l'accumulo di ricchezza.

La sovranità esterna, ovvero l'indipendenza nazionale, è un concetto che si applica ai rapporti internazionali, e consiste nella libertà di una nazione di condurre una propria politica estera al riparo da condizionamenti e/o ricatti basati sulla forza da parte di altre nazioni. Non v'è dubbio alcuno, io credo, che l'Italia abbia perso la sua indipendenza nazionale con la seconda guerra mondiale, o quanto meno ha perso quel poco che aveva.

Dopo la seconda guerra mondiale per un trentennio l'Italia, seppur priva di indipendenza nazionale, ha tuttavia goduto appieno di una forma di sovranità interna che, per un periodo, era sembrata sul punto di trasformarsi in una vera sovranità popolare. In quel periodo vennero recuperati, sia pure con incidenti di percorso - ad esempio l'assassinio di Mattei - anche spazi di indipendenza nazionale. La svolta ci fu nel 1975 in occasione del vertice di Rambouillet in cui il nostro paese, per la prima volta, venne invitato a un G5 (Stati Uniti,  Regno Unito, Francia, Germania, Giappone e Italia). La linea di Stati Uniti e Regno Unito, che promuovevano una strategia trilaterale mirante a coordinare le politiche delle aree industrializzate (USA, Europa e Giappone) fu solo in parte accolta, per la nascita di una nuova ambizione politica consistente nell'unificazione politica europea, sostenuta principalmente da Francia e Germania. Da lì a breve, dopo l'assassinio di Aldo Moro, venne posta la prima pietra del processo che avrebbe privato il nostro paese anche della sovranità interna, consegnandola all'asse franco-tedesco: l'adesione allo SME nel 1979.

Seguirono, in rapida successione, il divorzio Tesoro Banca d'Italia, la marcia dei quarantamila preludio alla sottomissione dei sindacati, lo smantellamento della scala mobile, l'abbandono della legge bancaria in vigore dal 1936, il trattato di Maastricht, Tangentopoli, la seconda repubblica, l'aggancio della parità col paniere europeo delle monete nel 1996, la fondazione della BCE il 1 gennaio 1998, l'adozione dell'euro come moneta scritturale nel 1999 e la sua definitiva circolazione a partire dal 1 gennaio 2002.

La situazione è oggi la seguente: la nostra agenda di politica estera è dettata dall'ambasciata USA, la distribuzione del reddito interno obbedisce alle direttive di Bruxelles.

Questo stato delle cose è ignoto alla gran massa della popolazione; al bar di Castro dei Volsci, per fare un esempio, i più "rivoltosi" sperano nel m5s. Ed io, ormai abbastanza scoraggiato, mi astraggo dalle deliranti discussioni cui mi tocca di assistere.

La domanda che dobbiamo porci è se sia possibile recuperare entrambe le sovranità, quella interna e quella esterna, e in quale ordine. Alla prima parte della domanda risponderò fra trent'anni, alla seconda ora. Ma credo che la risposta sia già dentro di voi, e sia quella giusta: prima occorre recuperare la sovranità interna, poi quella esterna. Si esclude, naturalmente, lo scenario nel quale una potenza straniera, sconfiggendo l'ennesimo tentativo delle élites europee di recuperare la potenza perduta, ci restituisca graziosamente almeno la sovranità interna. Nel 1945 furono gli Stati Uniti, oggi il ventaglio delle possibilità comprende anche la Russia e la Cina.

Tuttavia, se il percorso che si immagina è di natura endogena, cioè patriottico, allora credo non possano esservi dubbi sul fatto che il recupero della sovranità interna è propedeutico, in modo vincolante, alla successiva eventuale riconquista dell'indipendenza nazionale. In sintesi, prima si esce dall'euro, poi dall'UE, infine dalla NATO. Chi sostiene l'idea che il problema principale sia la NATO, in subordine l'UE, e addirittura nega la rilevanza dell'euro compie, a mio avviso, un grave errore di analisi. Oppure è al servizio del Re di Prussia. L'indipendenza nazionale, infatti, è un obiettivo che può essere perseguito solo da un paese ricco e prospero che non deve subire il saccheggio permanente da parte di altri Stati, il che ci permette di enunciare il seguente principio: condizione necessaria, ma non sufficiente, per il recupero della sovranità esterna è la riconquista della sovranità interna.

Eppure ci sono forze politiche, ahimè sedicenti di sinistra che io preferisco chiamare "i sinistrati", le quali negano la rilevanza della moneta unica, mentre continuano ad atteggiarsi come forze anti sistema dietro la cortina di fumo di slogan contro la NATO e l'UE. I quali, alludendo ad  obiettivi rispettivamente militari e politici, non possono che restare lettera morta, stante la condizione di debolezza economica e di privazione di ogni strumento di politica monetaria e fiscale dello Stato italiano. Come è possibile farsi una ragione di tali posizioni, chiaramente contrarie al minimo buon senso? Ebbene io credo che, fatto salvo il dubbio che queste forze siano in parte infiltrate e condizionate da agenti esterni, sia USA che Leuropei, nei casi di buona fede - sicuramente la maggioranza - entrino in gioco considerazioni di mera sopravvivenza e di viltà politica. Quando il prezzo da pagare per proporre un percorso razionale, e funzionale agli obiettivi dichiarati di difesa del mondo del lavoro, consiste nella perdita di ogni spazio di agibilità politica, cosa che accade da anni ai veri sovranisti, allora la tentazione di preservarli aguzza la mente spingendola verso forme di dissonanza cognitiva. Insomma, chi si scaglia contro la NATO e l'UE, ma dimentica l'euro, non c'è ma ci fa!

Un'immagine epitome di una sconfitta storica

Da FB: «Oggi direttivo di Risorgimento Socialista, riunione molto animata e partecipata, si è ribadito il legame con una sinistra non compromissoria che contesta non tanto una moneta, ma un sistema finanziario fondato su regole capestro che si traducono, di fatto, in oligarchia e sfruttamento dei popoli europei. Tale sistema conserva il suo braccio armato nella NATO che assume oggi un ruolo imperialista e di spauracchio verso chiunque contesti o si metta contro le politiche neoliberiste.
La riunione arriva dopo lo straordinario successo della manifestazione di ieri, purtroppo silenziata dai media nazionali, e anche dopo che Risorgimento Socialista ha avuto la sua platea dal palco principale.
Si sta affermando un soggetto politico socialista aggregante verso una Sinistra non solo di nome, ma anche nei fatti delle mobilitazioni e delle manifestazioni a favore di coloro che da tale assetto geofinanziario sono penalizzati in tutta Europa.»


Questo non è un post contro Risorgimento Socialista, però questa immagine è l'epitome di una sconfitta storica. Quando, essendo nell'euro, si ha la sfrontatezza di affermare che "si è ribadito il legame con una sinistra non compromissoria che contesta non tanto una moneta, ma un sistema finanziario fondato su regole capestro" allora vuol dire che si sta menando il can per l'aia. E allora, che il buon Bartolomei si ritrovi a sventolare la sua bandiera avendo alle spalle una decina di militanti, ciò non deve sorprendere. Di grazia, l'euro non è forse una regola capestro? Anzi, la più importante delle regole capestro che ci sono imposte?

La tecnica è quella solita: si indica un obiettivo sacrosanto quanto irraggiungibile (uscire dalla NATO) invece che uno a portata di mano (uscire dall'euro) con il duplice scopo di accreditarsi come forza anti sistema senza però agire concretamente per scardinarlo. Gli elettori queste cose, prima ancora di capirle, le sentono.