lunedì 15 gennaio 2018

La mafia delle recensioni

Gironzolando con mia moglie in Sicilia, ieri sera avevamo fame e cercavamo un buon ristorante. Passando davanti a un locale dall'aspetto accattivante, posto sul lungomare di una cittadina intenzionalmente innominata, abbiamo pensato di leggere le recensioni sulla mitica rete. Sì, proprio quella che uno vale uno e ci renderà tutti liberi. Praticamente erano tutte positive, del tipo si mangia bene e si paga poco. Che bello! invece di importunare uno del luogo: "scusate, m'o sapete rice a ro' sta nu ristorant a ro' se paga puoche e se magna buone?" uno prende il suo personal assistant, che sa tutto di noi, e gli pone il quesito. Rassicurati da ciò che avevamo letto, quasi tutte recensioni con cinque stelle, siamo entrati, e questa è la partita doppia, cioè il conto economico a fronte di quello gastronomico:



Totale 49€. La media aritmetica fa 4,3. La media aritmetica ponderata sul costo delle pietanze fa:

(5*10+2*10+2*10+6*6+7*9+4*2) /49=4

Che poi, essendo entrambi prof, io e mia moglie al voto di quattro decimi c'eravamo arrivati immediatamente con metodo sincretico, senza bisogno di arzigogoli analitici tipo test invalsi. Ma vallo a spiegare alla più migliore...

Il giorno dopo, all'ora di pranzo, ancora su un lungomare ma di una cittadina limitrofa, avvistato un baretto abbiamo avuto l'idea di fermarci per un aperitivo, avvinazzati che siamo. Sono entrato per primo e ho sentito mia moglie, attardatasi fuori, chiedermi che posto fosse; "è tutto" le ho risposto. E in effetti il posto, che dall'esterno sembrava un buco senza pretese, si è rivelato una meraviglia per gli occhi, sia gli interni che la vista sull'esterno del meraviglioso mare di Sicilia. Per non dire della cortesia del proprietario e del cuoco.

Abbiamo colto al volo l'occasione e ordinato un tagliere di pesce per due, scolandoci quattro generosissimi calici di vino. Meraviglia, sollucchero, godimento dei sensi, ebrezza gastronomica ed eidetica. Dopo un po', tornati in noi, ci siamo preoccupati del prezzo e abbiamo consultato le recensioni del posto sulla mitica rete, sapete, quella che uno vale uno e ci renderà tutti liberi. Che scoppola! tutte negative, sia sulla qualità sia, soprattutto, sui prezzi, descritti come esagerati e addirittura offensivi. Vabbè, ci siamo detti, è destino. E invece: 40€.

A questo punto non ho resistito e ho raccontato il tutto al proprietario, il quale mi ha parlato della mafia delle recensioni. In pratica funziona così: tutti gli operatori della zona vengono contattati da agenzie che propongono l'ottenimento di recensioni a cinque stelle dietro compenso, e quelli che rifiutano di cedere a questa vera e propria estorsione si ritrovano sommersi da recensioni negative. A riprova mi ha mostrato un'email nella quale gli venivano offerte

"dieci recensioni cinque stelle a centocinquanta euro"

Ecco signori, questo è il meraviglioso mondo della concorrenza, del mercato che si autoregola espellendo i non meritevoli e premiando i migliori per la gioia e la felicità del consumatore. E non ditemi che il problema è la corruzione, che basterebbe applicare le leggi che ci sono ma nessuno le fa rispettare, perché questo è un tipo di analisi che dalle parti di questo blog non attacca. Perché questo è un blog benaltrista, un posto il cui responsabile, che è un sovranista (costituzionale, così l'amico Simone è contento) vi dice, con cognizione e convinzione, che ben altro è il problema, che l'errore di fondo non è nel mancato rispetto delle regole, ma nell'idea dell'assenza di regole che l'ideologia liberista propugna come fondamento della vita collettiva. Ad eccezione di una: vincono i più forti, e i perdenti non hanno il diritto di organizzarsi agendo insieme per vincere, perché solo l'individuo conta. Ovviamente, se ci pensate bene, i più forti si organizzano eccome! Ma ai perdenti viene rappresentata, a reti unificate, la teoria degli agenti economici individuali, quella per cui, ad esempio, l'azione sindacale auto organizzata dal basso è un elemento frizionale del processo economico che ne diminuisce l'efficienza, e dunque gli scioperi vanno regolamentati affinché non facciano troppo danno.

Così come la legge elettorale deve essere maggioritaria, per garantire la mitica governabilità; e quando gli conviene che sia proporzionale allora si pongono mille paletti e ostacoli per impedire la partecipazione dal basso di nuove forze politiche, mentre per gli amici fedeli arriva sempre un escamotage che risolve il problema. Ma a che serve che mi dilunghi? Chi poteva capire ha già capito, tutti gli altri capiranno troppo tardi.

Ma una cosa voglio aggiungere, che chi è sovranista costituzionale è anche statalista, e chi non è statalista, anche se si definisce sovranista, resta un nemico di classe. Prosit.

martedì 9 gennaio 2018

Il BruSol e la legge di Murphy


E così il capo degli ortotteri, Giggino Di Maio, lo ha detto chiaro e tondo:

Di Maio cambia idea: “Non è più il momento di uscire dall’euro”

Sconforto tra gli stupidotteri, una delle numerose specie di sedicenti sovranisti che, non avendo capito nemmeno il minimo sindacale di ciò che è l'istanza di riconquista della sovranità nazionale, hanno insistito fino all'ultimo con l'idea di aprire ai grillini perché nella base ci sono tante brave persone. Ovvio che sì, ci mancherebbe, ma cosa cambia? Aspettiamo senza ansia alcuna - l'esito essendo altrettanto scontato - i ricollocamenti sul tema euro di Meloni e Salvini, mentre permane qualche curiosità per come l'ex fattorino di Deutch Bank, Claudio Borghi Aquilini, riuscirà a compiere il triplo salto mortale della quaglia. Arriverà in soccorso il prof. Alberto Bagnai? I bookmakers di Castro dei Volsci danno questa possibilità alla pari, vedremo.

Urge un ripassino, anche alla luce di alcuni scambi su FB con un paio dei miei contatti, entrambi critici dell'euro ma, alla prova dei fatti, vicini a capitolare davanti ai primi colpi dell'offensiva ballista messa in campo in vista delle elezioni. Cominciamo dal primo, l'ottimo e caro amico GC, sedotto dalla favoletta dei minibot. Scrive GC, evidentemente in un momento di sconforto:

"Tutti a sputare sull’idea dei Minibot lanciata da Borghi. Ma tanto che alternativa abbiamo? Si è capito che almeno per altri cinque anni nessun partito, anche all’estero, considererà una strada sovranista. E allora tanto vale fare i Minibot, sti cazzi che è un palliativo... Il duropurismo comincia a rompermi, non solo quello grillino ma anche quello dei sovranisti, e comincio a rivalutare Borghi, che sarà pure un gatekeeper ma è meglio di niente".

Caro GC, temo che tu sia caduto nella trappola del "non possono impedircelo". Una buca profonda, sai, dove tutti quelli che ci sono finiti passano il tempo a strologare di articoli del TFUE, pronunciamenti di corti costituzionali, volontà politica e quant'altro. Ma il punto non è questo, e neppure la tanto temuta reazione pilotata dei mercati, presentata come se questi fossero controllati dall'alto da una volontà politica che, allo schioccare delle dita, può scatenare la vendita massiccia di assets pubblici e privati italiani. Sia chiaro, non sto dicendo che questa volontà politica non esista, tutt'altro, sto solo sostenendo che è un'ipotesi superflua. In parole semplici: anche senza una regia di comando, in assenza cioè di qualsiasi coordinazione e/o volontà politica, l'adozione di una moneta parallela (minibot o altro) sarebbe sufficiente a scatenare la reazione dei mercati. Il motivo è presto detto: l'euro serve a scaricare gli aggiustamenti di competitività (sarò più chiaro tra qualche rigo) completamente sui salari. Il che significa che, quale che sia il modo in cui si riesce a rivitalizzare il mercato interno, e dunque a determinare una diminuzione della disoccupazione con un conseguente aumento dei salari, ciò non può essere tollerato. In parole ancora più dirette, l'Italia deve restare in un  regime economico depresso per poter restare nell'euro.

E adesso ti (ri)spiego il perché, visto che, evidentemente non l'hai capito oppure, forse, non l'hai mai saputo. Immagina due paesi immaginari, chiamiamoli Solaris e Brumaris, e facciamo l'ipotesi ultra ottimistica che essi abbiano sistemi economici di pari forza; anzi andiamoci pesanti: Solaris e Brumalis sono un'area valutaria ottimale con tutti i crismi! Stesso livello di sviluppo, ampia mobilità di tutti i fattori produttivi, addirittura stessa lingua. Mi segui? Insomma, una situazione di partenza da mandare in sollucchero gli economisti. Bene, i governi di Solaris e Brumalis, consultati gli economisti, decidono di dotarsi di una moneta unica, il BruSol. Cosa mai può andar male? Stesso tasso di crescita, stessa inflazione, non serve neanche unire le fiscalità (cioè le contabilità nazionali) perché le forze di mercato faranno tutti più ricchi e felici. Si fa una grande festa, fuochi d'artificio, e il gioco ha inizio.

La legge di Murphy: «Se qualcosa può andar male, andrà male.»

In uno dei due paesi (Solaris o Brumalis è lo stesso, ma facciamo Solaris) si fa avanti un ambizioso e capace sindacalista, Masaniello, il quale, visto che le cose vanno tanto bene, comincia a battere sul tasto degli aumenti salariali. E siccome è capace riesce a mobilitare le masse con le quali (chi ha il potere lo sa bene) non c'è trippa per gatti. Dunque arrivano gli aumenti salariali. Ovviamente le merci di Solaris cominciano subito ad essere più care mentre i solariani, avendo più BruSol in tasca, ne comprano tante da Brumalis, ora che costano di meno.

Caro GC, ho forse detto che i solariani sono più pigri e corrotti dei brumaliani? Noooo, eravamo partiti con l'ipotesi che i due paesi erano praticamente uguali! Semplicemente è intervenuto il fattore umano, cioè la legge di Murphy. In pratica, nessun aumento salariale è possibile a Solaris se un identico aumento non viene conquistato anche a Brumalis. Ovvero: o si fa un unico Stato, oppure tutto deve restare fermo, ingessato, congelato, paralizzato. Nessuna dinamica sociale è possibile, perché, in questo meraviglioso mondo dei mercati che si autoregolano grazie alla concorrenza, non è consentita all'interno di Solaris e Brumalis quella tra il Capitale e il Lavoro! Ogni variazione della quota salari deve avvenire contemporaneamente in entrambi. Dunque di Masaniello ce ne vogliono due, per di più gemelli.

Ora cosa succede a Solaris dopo gli aumenti salariali? Succede che i BruSol cominciano a scarseggiare, visto che sono finiti in gran parte a Brumalis per acquistarne le merci, ma non se ne possono stampare altri ad uso e consumo dei soli solariani, altrimenti i brumaliani si incazzano. Ma niente paura, arriva un certo CBA che dice che si può rilanciare l'economia, cioè rendere di nuovo ricchi e contenti i solariani, stampando i minibot. E come fa CBA a dire una simile scemenza senza che gli si tirino ortaggi? Bè, è allievo di Illo, che garantisce per lui. E infatti Illo tace.

Veniamo agli stupidotteri, che ho lasciato per secondi perché qui il gioco è più semplice (lo dice il nome). La teoria degli stupidotteri (cioè gli ortotteri della base che sarebbero contro l'euro) è che loro, che sono tanti, possono influenzare il vertice del MoV, che è comunque sempre meglio di 'sti corrotti di piddini e berluschini coi quali (daje a ride) non faranno mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai

un governo insieme!

E allora diamo un occhio a quello che scrive un mio contatto FB che fa parte di questa mitica bbbase. Ho pubblicato questo post:

Dice Formigli che il probblema dell'Itaglia è il tchraffico! La soluzione? La bicicletta! Pedalate coglioni!

aggiungendo "La soluzione è il trasporto pubblico gratuito e di qualità. Altro che bicicletta!"

Mi risponde AST: "Perchè il trasporto pubblico dovrebbe essere gratis? Le manutenzioni i mezzi chi li paga?"
Io: "Perché, i trasporti privatizzati chi li paga?"
AST: "Non ti capisco scusa? Il trasporto privato è privato . E giustamente va pagato . Lo stato farebbe la meglio cosa a privatizzare invece di creare buchi di miliardi di euro come ATAC Roma dove cè la maggioranza dei dipendenti messi li per lo stipendio . Non so Fiorenzo la tua idea di trasporto come sia ma pubblica in italia la vedo difficile eccetto Milano ."
Io: "E io non capisco te. Ti risulta che i privati operino in perdita?"
AST: "No e perche il pubblico dovrebbe operare in perdita?"
Io: "Il pubblico per definizione non opera in perdita. Quello che il pubblico ti dà è esattamente quello che ti prende. Non ha fini di lucro. Il privato, dovendo lucrare, ti prende sempre più di quello che ti dà."
AST: "Infatti si vede l efficienza pubblica dei servizi specie in moltissime parti d'Italia . Solo i debiti che paghi te e tutta la collettività produce il pubblico italiano ."

Ecco, questa è la bbbase che dovrebbe influenzare i vertici del MoV! So di essere antipatico, ma me ne vanto. Caro GC, caro AST, voi siete tanto più giovani di me e dunque ce dovete sta'. Dall'alto dei miei anni ho il diritto di tirarvi le orecchie, mentre voi avete il dovere di studiare e capire i vostri reali interessi di classe se vorrete, un giorno, avere il mio stesso diritto di tirare le orecchie ai giovini.

Un caro saluto ad entrambi, e vi invito fin da ora a casa mia per una bella chiacchierata innaffiata da un buon vino ciociaro. Statemi bene.

lunedì 1 gennaio 2018

La battaglia per uscire dall'euro e la geopolitica: una questione da chiarire

Da molti anni faccio la mia piccola parte nella battaglia per uscire dall'euro e dall'UE; in questi anni ho conosciuto molti dei principali protagonisti del confronto culturale, e sono stato molto vicino a due gruppi più esplicitamente impegnati sul piano politico: l'ARS (oggi FSI - per il quale sono candidato come indipendente alle prossime regionali del Lazio) e l'insieme delle sigle promosse dagli animatori del blog sollevazione (l'ultima, cui ho aderito formalmente, è la CLN). Mai avuto dubbi sulla loro fede sovranista, ma non altrettanto posso dire in merito alla collocazione geopolitica. Questo problema si sta riacutizzando in seguito alle ultime notizie dall'Iran. Ecco un florilegio degli articoli che la stampa online dedica alla vicenda il 1 gennaio 2018.







Per quanto mi riguarda, condivido la lettura di Fulvio Grimaldi, qui in uno spezzone video tratto dal suo film Target-Iran del 2013:


Ora il fatto è che sono uscito dall'ARS (prima che diventasse FSI) perché in disaccordo, tra le altre ragioni, con la lettura del fenomeno Daesh del suo Presidente Stefano D'Andrea, mentre ricordo di aver trovato "strana" la posizione sia di Sollevazione che del blog Campo antimperialista (cui sollevazione fa spesso riferimento) in merito all'affare Regeni, espressa in questo articolo per l'appunto tratto da lì:

IL CASO REGENI: SPIE, SICOFANTI E FALSE FLAG di Campo Antimperialista


nel quale Fulvio Grimaldi veniva duramente attaccato, salvo poi vedere le sue tesi clamorosamente corroborate da una caterva di indizi. Nell'articolo viene citato il "partito dell'ENI":

«Poniamoci una domanda: per conto di chi è stata fatta circolare l’indiscrezione che Regeni sarebbe stato ammazzato in quanto agente segreto anglo-americano. Azzardiamo una risposta: dal “partito dell’ENI”, preoccupato che la vicenda Regeni potesse mettere a repentaglio i suoi colossali (e loschi) affari.

Il fatto è che l’atteggiamento delle autorità egiziane è stato a tal punto scandaloso e farsesco nei suoi plurimi tentativi di depistaggio, e tanto diffuse le proteste dell’opinione pubblica (anche dell’universo piddino) che il “partito dell’ENI” si è momentaneamente inabissato ed il governo Renzi ha dovuto fare la voce grossa.

Ma mentre il “partito dell’ENI” ha scelto di tacere, altri pittoreschi e sinistri figuri hanno raccolto il testimone della calunnia, rilanciando quelle velenose indiscrezioni, addirittura rincarandone le dosi.

Di chi parliamo?
 Ma di Fulvio Grimaldi! Uno di cui nessuno saprebbe l’esistenza se non fosse stato per anni in Rai alla corte di Alessandro Curzi. Talmente tante le cantonate che il Grimaldi ha preso negli anni e le stupidaggini che ha tentato di propalare, che abbiamo perso il conto. La sicumera complottista del pittoresco personaggio è infatti proverbiale. Per di più egli, per colpire le sue vittime e farsi largo nel nulla, non solo è aduso a spararle grosse, ma fa uso sistematico della calunnia, dimostrandosi il più brillante allievo del nazista Joseph Goebbels che ebbe a dire: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.»

Per il momento è tutto, ma credo che stia diventando sempre più necessaria e improcrastinabile una seria e approfondita riflessione di natura geopolitica tra quanti sono per l'uscita dall'euro e dall'UE, in particolare tra noi sovranisti costituzionali.

In ogni caso buon 2018 a tutti.

giovedì 28 dicembre 2017

Per l'unità nazionale

Io ve la riassumo in tre minuti...



Luciano Barra Caracciolo ve la spiega in un'ora e mezza:


Chi poteva capire ha già capito, tutti gli altri capiranno a danno delle loro terga. Prosit.

mercoledì 27 dicembre 2017

Zero tituli (Perché non c'è una lista sovranista alle politiche?)

Anni di impegno, di lavoro, di contrasti; convegni, blog, decine di migliaia di video, forse centinaia di sigle. Risultato:



La domanda "perché è andata così?" è d'obbligo. A mio avviso dobbiamo convenire che la risposta "è andata così perché nun ce sta 'na lira" è insensata, anche perché, se ci fossero i soldi, bisognerebbe nutrire qualche sospetto. La domanda, dunque, va posta in termini più chiari:

Perché le classi lavoratrici italiane, che pure hanno una grande tradizione di impegno politico, non riescono, non dico a prendere la guida della nazione, ma neppure a esprimere un livello minimo di contrasto ai bisogni e ai voleri della classe del capitale, sebbene sia universalmente percepito un sentimento di consistente di ripulsa verso tutti i partiti, nessuno escluso, che tali bisogni e voleri rappresentano?(*)

C'è un gran numero di elettori che non sa per chi votare, e c'è un pensiero politico, incardinato sulla Costituzione, che, interpretandone correttamente la sostanza, è oggi condiviso da qualche migliaio almeno di attivisti, i quali hanno scelto come riferimento una pattuglia più ridotta di intellettuali di sicuro valore e prestigio; eppure da questa circostanza non è derivato alcun tentativo serio di presentare una lista sovranista costituzionale alle prossime politiche, e ciò a dispetto di una legge elettorale che, pure, non porrebbe ostacoli invalicabili ad una forza che volesse farsi largo dal basso.
Non si può dare la colpa di ciò agli intellettuali di cui sopra, perché essere tali non basta ad assicurare la volontà o la capacità di costruire una lista elettorale, meglio ancora un partito del sovranismo costituzionale. Dunque non mi allineo alla schiera di quanti ascrivono ad essi la colpa dell'insuccesso. Nella mia visione delle cose, prima nasce il partito poi arrivano gli intellettuali. Magari per pretendere... ma questo è un altro discorso.
Forse, allora, la colpa dell'insuccesso è da ricercarsi nelle divisioni interne al movimento sovranista costituzionale, che in effetti ha dato ampia dimostrazione di una irrefrenabile propensione allo scissionismo? In effetti ci sarebbe da discutere. Come dimenticare, ad esempio, la tenacia con cui i fans della mmt (o memmt) si sono rifiutati di cogliere le fondamenta squisitamente politiche di quella che, ai loro occhi, era e doveva restare una tecnica salva Italia, rifiutando con ciò, e per anni, ogni proposta di aggregazione politica che gli veniva prospettata?
E vogliamo parlare dei numerosi tentativi di incistare il pensiero politico sovranista costituzionale in partiti già esistenti, che avevano già dato ampia prova di essere nel campo dell'avversario di classe oppure, come nel caso della Lega, ne erano stati punta di diamante? Che dire, infine, dei tentativi tutt'ora in corso, ad opera di ingenui sprovveduti, di rendere maggioritario nel movimento 5stelle il sovranismo costituzionale?

La lista degli errori (ecco un nome appropriato per una lista sovranista!) è sicuramente ancora più lunga, ma mi fermo qua. Il fatto è che, quando si è cominciato a parlare di elezioni, ci si è accorti che mancavano quei 400-500 comitati elettorali, distribuiti in tutta Italia, senza i quali l'avventura è impossibile. E i blog allora? E i convegni? E i social? Ma chi è che scrive sui blog e sui social, e chi va ai convegni? Fatta salva qualche eccezione, si tratta, nella maggioranza dei casi, di persone volenterose, spesso abbastanza colte, ma isolate nel loro contesto sociale, quando addirittura non in famiglia. E come fa uno di questi soggetti a costituire un comitato elettorale se il sovranista più vicino che conosce abita a 50 km di distanza, e anche quello è altrettanto isolato? Semplicemente non può.
Eppure ognuno di questi isolati soggetti conosce sicuramente molte persone che potrebbero dare il voto a una lista sovranista, ma non li ha frequentati politicamente con la necessaria assiduità per poterli chiamare a raccolta per costituire un comitato elettorale locale. Ed ecco allora che la cura per le fortune del sovranismo costituzionale consiste nel porsi questo problema e tentare di risolverlo. In realtà c'è stato un gruppo sovranista che si è posto il problema in questi termini, fin dall'inizio, il Fronte Sovranista Italiano, ma esso rappresenta solo una frazione, una delle tante possibili declinazioni di questo pensiero politico, per cui il buon lavoro che pure gli va riconosciuto non è, neppure esso, sufficiente. Infatti il FSI ha scelto di saltare l'appuntamento delle politiche per concentrare le forze sulle elezioni regionali di Lazio e Lombardia, che si terranno in concomitanza con le politiche.
Resta il fatto che quel modello organizzativo è l'unico ad aver dato risultati, e dunque si può considerare la possibilità di riprenderlo, magari con qualche correzione. Aggiungo che un modello in qualche modo simile fu implementato dai fans della mmt - memmt, purtroppo senza la necessaria visione politica, fornendo buoni risultati anche in quel contesto, e sicuramente migliori di chi ha insistito esclusivamente nel lavoro di organizzazione di convegni o di presenza sui blog e sui social.

Insomma, cari compatrioti, servono le sezioni sul territorio! E' necessario sviluppare un modello organizzativo che ponga al centro la diffusione capillare del sovranismo costituzionale, da ottenersi attraverso il duro e anonimo lavoro di organizzare incontri periodici con le persone del luogo al fine di conoscersi politicamente attraverso il confronto e il dibattito. Ma questo modello deve essere attentamente studiato a tavolino, per essere codificato e proposto come insieme di regole democratiche orientate alla costruzione di una frazione sovranista costituzionale, tali da consentire a tutti una modalità di partecipazione attiva, e non solo ai più bravi, mentre i meno bravi possono solo ascoltare passivamente come troppo spesso accade ai convegni.

A proposito di convegni: ne ho visti - anche - di interventi di persone assai poco preparate, in compenso di carattere più volitivo, mentre i più capaci restavano in silenzio! Ed è per questo che, quando ci vado, spesso salto del tutto alcuni di tali interventi, preferendo il contatto diretto con altri della platea, magari meno volitivi (o prepotenti) ma con molte più cose da dire. 

Per altro la sola attività convegnistica si scontra con un limite ben noto, che l'Italia non è poi così piccola come sostengono i globalisti. Altro che Italietta! Di fatto i cosiddetti convegni nazionali sono problematici, e già organizzarne per il nord, il centro, il sud e le due isole maggiori, comporta seri problemi di lontananza per chi è interessato a partecipare. Dunque i convegni nazionali devono essere diradati, al massimo uno l'anno, mentre devono crescere in numero gli eventi regionali, la cui promozione deve essere delegata alle sezioni delle province, anche in considerazione del fatto che le elezioni regionali sono molto importanti, e dunque un'articolazione per regioni di fatto è ad esse propedeutica.
La linfa vitale della vita politica, vorrei ricordarlo a tutti, è fatta di partecipazione, dalla quale emergono successivamente le inevitabili e necessarie, quando non troppo rigide, gerarchie che strutturano la vita di un partito politico. Ai vertici delle quali, in un partito democraticamente organizzato, si ascende in base al possesso di  una combinazione di tre caratteristiche - il prestigio personale, le capacità organizzative, l'essere collettori di voti - nessuna delle quali può essere considerata prevalente sulle altre.

L'intenso e generoso lavoro di questi anni non ha sortito effetti elettoralmente rilevanti perché è stata eccessivamente privilegiata l'attività di elaborazione ideologica, non solo da parte degli intellettuali ma soprattutto da coloro che hanno puntato sull'opzione di organizzare convegni sempre più partecipati numericamente, nei quali però chi prendeva la parola non veniva scelto da una base capillarmente diffusa attraverso meccanismi di delega, ma all'interno della cerchia ristretta degli organizzatori. Per entrare nella quale, godendo così di una ribalta (mentre qualche infaticabile come lo scrivente faceva riprese video) occorreva entrare nelle buone grazie di qualche leader non eletto, al più riconosciuto come tale per prestigio intellettuale. In politica le cose non funzionano così, questo è, al più, movimentismo di alto bordo, la cui tendenza intrinseca è quella di amplificare le divisioni. Ciò perché ognuno è incentivato a ricercare una sua specifica interpretazione, e a tentare di imporla agli altri attraverso la sola battaglia dialettica, senza che vi sia un elemento equilibratore costituito dai delegati democraticamente eletti dalle sezioni locali, sparse sul territorio, con diritto di parola in quanto effettivi rappresentanti del popolo.

Il risultato di tutto ciò è che i convegni sono sempre meno numericamente partecipati, alle elezioni politiche non ci sarà nessuna lista del sovranismo costituzionale, e molti di noi cominciano ad essere un tantinello stanchi. Prosit.



(*)Nota: poiché questo è il blog di un sovranista (costituzionale, così l'amico Simone è contento) do per scontato che l'unico e solo pensiero politico di opposizione alle istanze globaliste, oggi esistente, sia il sovranismo costituzionale. Chi non fosse d'accordo e volesse, ad esempio, citare il tentativo di Potere al Popolo (i "papellidi") o di Lista del Popolo (gli "ingroiati") o gli ortotteri, può esimersi sia dalla lettura che dal commentare. Anche perché sarebbe irrimediabilmente bannato. Questo è il post di un sovranista costituzionale, su un blog del sovranismo costituzionale, rivolto ai sovranisti costituzionali.

sabato 23 dicembre 2017

Lo stato del sovranismo in Italia

Premessa


Sarà un post complicato (per l'occasione sono consentiti i commenti degli anonimi) perché l'argomento è scottante. Come sanno i quattro gatti che mi seguono, a settembre ho aderito alla CLN, dopo essere uscito nel 2014 dall'ARS (oggi FSI) ed essermi limitato, per alcuni anni, a fare sub-divulgazione tramite il mio blog, nonché alcune riprese video di eventi sovranisti. Ho sempre lavorato per l'unione delle forze sovraniste, non tanto con la visione di un partito unico del sovranismo, quanto nella direzione di promuovere l'instaurarsi di buoni e fraterni rapporti fra tutti. Non credo di essere riuscito nell'intento, come gli ultimi avvenimenti dimostrano in modo lampante. Si aggiunga a ciò il fatto che, non per mia volontà (sfido chiunque a dimostrare il contrario) mi è capitato, più spesso di quanto desiderassi, che alcuni rapporti personali si guastassero in seguito a divergenze di opinioni, fino al punto che qualche volta sono stato accusato di agire per conto di organizzazioni "rivali" quando mai, e sottolineo mai, anche per carattere, mi sono prestato a trame di qualsiasi genere. Talvolta ho preso posizioni politiche che oggi ritengo sbagliate (dieci anni fa sostenevo i grillini, ad esempio) ma ho sempre riconosciuto pubblicamente i miei errori e i miei limiti. Non sono un grande leader, ma un uomo del popolo con qualche piccolo talento e molta passione politica.

L'esperienza nella CLN


Quando ho deciso di aderire alla CLN, nel settembre scorso, l'ho fatto perché si stavano avvicinando le elezioni politiche, e l'idea di fondo professata in quell'ambito era quella di riunire tutte le forze sovraniste in un contenitore dal nome fortemente evocativo. Speravo che, in vista di un appuntamento così importante, le rivalità e le animosità tra pensatori politici anche di notevoli capacità potessero stemperarsi. Fin da subito, purtroppo, ho avuto la percezione che non fosse così. In sostanza la linea principale di polemica e divisione era il grado di radicalità, nonché alcuni punti politici di fondamentale importanza, segnatamente e in ordine di importanza:
  • La prevalenza del tema NO-NATO o di quello NO-UE (dunque la collocazione geopolitica del sovranismo).
  • Le difficoltà dell'uscita dall'euro e la proposta di una moneta fiscale (i Certificati di Credito Fiscali), in sostanza quindi la scelta tra un approccio radicale e uno più tattico.
  • La posizione da assumere sul tema dei migranti.
  • Quale Italia per il dopo euro.

Vi dichiaro fin da subito il mio punto di vista, per quel che conta:

  • L'uscita dall'UE è, per me, più importante di quella, anch'essa importante, di uscire dalla NATO.
  • Ritengo che si debba uscire dall'euro consapevoli del fatto che, giunti al punto in cui siamo, sarà un bagno di sangue cui non sarà possibile sottrarsi, quali che siano i palliativi immaginabili. Questi ultimi attengono alle soluzioni tecniche possibili, ma l'obiettivo politico dell'uscita deve essere dichiarato con assoluta chiarezza.
  • E' necessario respingere con assoluta determinazione le posizioni no-border di stampo (per usare un'espressione divenuta di moda) sorosiano.
  • Ritengo che il problema di quale classe sociale sarà prevalente, dopo esserci sganciati dalla gabbia dei trattati internazionali, in primis UE e NATO, sia secondario rispetto all'obiettivo del recupero della piena sovranità nazionale.

Queste sono le mie posizioni che sicuramente molti, che hanno il vezzo di dichiararsi sovranisti, non condividono, in toto o in parte. Preciso: anch'io ho il vezzo di dichiararmi sovranista, ma non ho la pretesa di essere l'ermeneuta di riferimento di questa posizione politica. Però si può dialogare e dibattere, senza per questo prendersi l'accusa di essere al servizio del re di Prussia, o di Mosca, o di Washington, o di Londra. Ora sta cominciando ad accadere esattamente questo, sebbene non ancora proprio a me, ma alcuni segnali in tal senso cominciano ad essere allarmanti. Stiamo cioè passando dall'accusa di leaderismo, tipica nel piccolo universo sovranista dei primi anni, a quella di agenti di potenze straniere! La qual cosa mi dice due cose:
  1. Il sovranismo comincia ad essere un problema rilevante per lo stato esistente delle cose, quindi è sempre più "infiltrato" da idee politiche e personaggi nuovi.
  2. La salute mentale di molti dei protagonisti del dibattito è gravemente compromessa.
Che il movimento sovranista sia oggetto di attenzione, e quindi attentamente sorvegliato, non mi sorprende né mi preoccupa, mentre mi allarma molto la paranoia montante intorno a ciò perché, per interpretare gran parte delle divisioni del mondo sovranista, non è necessario immaginare che chi non la pensa esattamente come noi sia un agente manovrato, bastando spiegazioni ben più semplici o triviali (rasoio di Occam). Ad esempio, una diversa percezione del pericolo insito nell'UE e nell'euro (o nella NATO), oppure il desiderio da parte di alcuni di cogliere le opportunità offerte dai cambiamenti negli equilibri politici che la tesi sovranista offre; infine (e per tagliar corto) approcci teorici di base differenti (ad esempio dare più importanza agli aspetti monetari piuttosto che a considerazioni geopolitiche). L'insieme di queste diverse letture del momento politico ha prodotto, nell'universo sovranista, posizionamenti divergenti e aggregazioni spesso troppo conflittuali, che l'occasione elettorale sta ovviamente facendo esplodere.

Quest'ultima circostanza costringe infatti a prendere una posizione definita e in tempi brevi, ragion per cui molti, che sono alla spasmodica ricerca di una ribalta che possa garantirgli una visibilità da capitalizzare e spendere in seguito, quando non addirittura la chimera di un seggio, perdono di lucidità. Sono le piccolezze dell'animo umano che, nel momento dell'opportunità, si scatenano fornendo combustibile fresco alle polemiche già esistenti.

La crisi della CLN


Quando aderii alla CLN precisai a voi lettori che non avrei potuto continuare a comportarmi come semplice blogger, in quanto vincolato da un ovvio principio di riservatezza. Questo vale ancora, ed è la cosa che rende più difficile la scrittura del post. La CLN era nata sotto i migliori auspici, il 25 aprile del 2017, ma quasi subito si verificarono i primi dissapori ai quali ho assistito, ancora da blogger, parlando ora con l'uno ora con l'altro dei protagonisti rimanendo turbato dalla veemenza del confronto. Ne sortì una prima defezione, grave e vissuta con sofferenza, ma si decise di proseguire, e fu così che, nel settembre dello stesso anno, aderii venendo subito cooptato nel coordinamento nazionale e nella segreteria esecutiva. Alle porte c'erano le elezioni siciliane che vedevano in campo una componente locale della CLN, su posizioni sovraniste e costituzionali, alleata con una frangia importante degli indipendentisti siciliani. La cosa inizialmente mi sconcertò ma, in seguito, giunsi alla conclusione che gli indipendentisti fosse meglio arruolarli in un progetto sovranista e costituzionale piuttosto che lasciarli liberi di far danni maggiori. La presentazione della lista sembrava cosa certa e già si vagheggiava di una rivoluzione sovranista che partiva dalla Sicilia, definita laboratorio d'Italia, quando arrivò la doccia gelata: per errori formali la lista veniva ricusata!

E non per qualche piccolo dettaglio, ma per una caterva di errori, uno più dilettantesco dell'altro.

Nel frattempo l'attenzione per le elezioni politiche cresceva coinvolgendo nel dibattito tutto il movimento sovranista. Il più importante dei gruppi, il FSI, sceglieva di non partecipare puntando invece alle regionali di Lazio e Lombardia, mentre nella CLN veniva accolta all'unanimità la proposta di presentare una lista, Italia Ribelle e Sovrana - IReS, su posizioni sovraniste molto radicali. Nel frattempo altri gruppi oscillavano tra tentativi di endorsement alla Lega di Salvini e accordi con il già forte movimento no-vax. Qualche altro gruppo, infine, si proclamava autosufficiente, non so bene sulla base di quale valutazione delle proprie forze. Altri, più caratterizzati da un approccio di tipo intellettualistico, disdegnavano l'appuntamento elettorale.

Mentre tutto ciò accadeva, e in concomitanza con la presa d'atto in CLN del fallimento dell'operazione IReS, altre due proposte si facevano strada. La prima, che ha generato Potere al popolo, si sviluppava (a valle del fallimento dell'assemblea del Brancaccio) per iniziativa del collettivo napoletano Je so' pazzo, quasi subito appoggiato da ciò che resta di Rifondazione Comunista e da una galassia di altri movimenti provenienti dal mondo dei centri sociali (vedi anche qui); la seconda in seguito alla discesa in campo della coppia Chiesa-Ingroia (la mossa del cavallo), che ha dato vita alla Lista del popolo.

La necessità di confrontarsi con queste due nuove iniziative ha aperto un dibattito nella CLN il cui esito è stato la sua sostanziale implosione. Personalmente mi sono opposto a entrambe le ipotesi, insistendo affinché si proseguisse con l'operazione IReS, foss'anche in un solo collegio elettorale, ma non ho trovato, o non sono stato capace di trovare, alcun seguito. Dopo che era stata respinta l'ipotesi di aderire a Potere al popolo (ci tengo a sottolineare che se fosse stata accolta mi sarei dimesso per tornare all'orto) si è posta la questione di andare a vedere le carte calate da Chiesa e Ingroia. Inizialmente c'era da ben sperare, ma rapidamente la situazione è completamente cambiata perché la prima stesura della piattaforma programmatica di Lista del popolo, tutto sommato accettabile a mio avviso, è stata sostituita da una seconda del tutto irricevibile per chi si dichiara sovranista, anche a giudizio della maggioranza del coordinamento della CLN.

Vi risparmio i dettagli dell'asprezza della contrapposizione che si è aperta nel coordinamento della CLN, perché sono vincolato dal principio di riservatezza, ma una cosa voglio dirla. Mentre la parte che era stata sconfitta nel suo tentativo di andare a vedere le carte della proposta di Potere al popolo ha, tutto sommato, accettato e digerito la sconfitta, la fazione favorevole all'adesione alla Lista del popolo ha agito in modo tale da amareggiarmi sommamente. Dal che sortiranno conseguenze nei rapporti personali che, ci tengo a precisarlo, non si erano mai prima verificate nella mia vita, almeno per mia iniziativa. Questo perché, quando si viene sconfitti in un confronto democratico, ci sono due, e solo due, strade:
  • Si accetta la sconfitta rimanendo come minoranza.
  • Oppure, si esce salutando cordialmente e amichevolmente i compagni con i quali si è, al momento, in disaccordo.

Eclissi e prospettive del sovranismo


L'insieme delle circostanze che vi ho sommariamente raccontato segna una gravissima crisi del sovranismo, inteso come istanza per la riconquista della sovranità nazionale all'insegna della Costituzione del 1948. L'unica forza organizzata ancora in campo è il FSI al quale, visto il disastro della CLN, darò il mio contributo come indipendente alle regionali del Lazio, forse come candidato. Tuttavia, come ho già asserito nell'ultima riunione del coordinamento nazionale della CLN, non v'è da disperare perché la vita è continuo mutamento e, laddove c'è forza vitale, questa si farà strada. Per spiegarlo ho raccontato che, come bomboniere per il nostro matrimonio, io e mia moglie abbiamo scelto di offrire ai nostri amici un bulbo di giacinto dei fioristi (hyacintus orientalis) accompagnando il dono con le seguenti parole:

«HYACINTHUS ORIENTALIS (GIACINTO DEI FIORISTI)
Come tutti i bulbi, racchiude in sé tutto quanto necessita alla futura pianta nel primo anno di vita: ancoraggio (radici), sostentamento (sostanze nutritive e foglie), riproduzione (fiori).
Per svegliarli dalla loro dormienza, capacità che gli permette di superare la “durezza del vivere”, gli occorre “una botta di freddo”, la così detta vernalizzazione.
Devono cioè trascorrere un certo numero di ore a bassa temperatura.
Avete capito cosa sono i bulbi forzati? Noi li chiameremmo “bulbi imbrogliati”.
Li mettono in frigorifero mentre sono in letargo vegetale. Poi li mettono in terra o in acqua.
Il bulbo, man mano, “sente” il modificarsi della temperatura e delle ore di luce…
Quindi, lentamente, sviluppa le radici e dispiega il suo germoglio per rallegrarci.
Per lui è già primavera e un po’ anche per noi.
Da questo momento, di tanto in tanto, va annaffiato e, volendo, concimato (concime liquido ricco di P e K).
Non chiedeteci quanto… osservatelo, toccate il terreno, lui ve lo dirà.
…Comunque sempre con parsimonia e a lunghi intervalli…
Quando le foglie cominciano ad ingiallire e a seccare, non li buttate.
Se volete, eliminate i fiori appassiti appena sotto la corolla (andando a seme sottraggono nutrimento al bulbo) ma preservate lo stelo e le foglie.
In questo modo continuano a sintetizzare sostanze nutritive necessarie ai bulbi per la fioritura dell’anno successivo.
Quando sono in dormienza levateli dal terriccio e ripiantateli in giardino o in vaso a circa 10 cm di profondità.
Rifioriranno, magari meno sontuosi ma sicuramente più naturali e profumati.»

Anche il sovranismo costituzionale (faccio contento l'amico Simone, che ci tiene tanto - n.d.r.) ha forse bisogno di "una botta di freddo"! Certo, quella che ha appena subito non è da poco, ma servirà per fare pulizia e schiarirsi le idee. Così come la crisi economica che stiamo vivendo non è congiunturale, ma strutturale, allo stesso modo la sua causa ascendente è una crisi politica strutturale, la quale, a sua volta, rinvia ad una crisi spirituale. Non ci sono soluzioni facili, men che mai la partita è chiusa, ma servono idee forti sostenute da uomini forti, tenaci e intelligenti.  Questi ultimi verranno, in numero sempre maggiore, così come quelli che oggi vacillano (se non cadranno) torneranno con noi. Oggi l'unica carta da giocare è appoggiare il FSI, che non va lasciato solo nella sua battaglia per le regionali; così come, dopo le elezioni di marzo, non dovremo lasciarlo solo a sventolare la bandiera del riscatto nazionale. Intelligenti pauca.

giovedì 21 dicembre 2017

Forse mi candido da indipendente (per una Banca Centrale dipendente)

Fiorenzo Fraioli
Grande fu il mio dispiacere nel constatare che l'appello lanciato dalla CLN per la presentazione della lista Italia Ribelle e Sovrana - IReS era caduto sostanzialmente nel vuoto, e ancor più grande il mio disappunto per il fatto che fosse respinta, dal coordinamento nazionale della CLN, la mia richiesta di candidarci comunque, anche in una sola circoscrizione. Anche il tentativo estremo di aderire, come CLN, alla Lista del popolo presentata da Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia, non ha avuto esito, nonostante i nostri sforzi per accettare una piattaforma molto meno radicale della nostra e non del tutto allineata con la visione sovranista, e comunque successivamente ulteriormente annacquata fino al punto da lasciare sconcertati molti di noi (Trappola per sovranisti).

Esperiti tutti i nostri tentativi di promuovere una lista del sovranismo costituzionale, e preso atto dei loro fallimenti, ho infine deciso di raccogliere l'invito del FSI di dare il mio apporto per le elezioni regionali del Lazio, che si terranno probabilmente in concomitanza con le elezioni politiche. Non so se sarò candidato, ma la cosa è probabile, ragion per cui mi muoverò fin da ora come se lo fossi. Dovesse essere scelto un altro ne sarei lieto e lo supporterei ugualmente, forse con ancor maggiore energia. Chi mi conosce sa che parlo con voce di verità.

Se sarò candidato (da esterno) per il FSI dovrò affrontare, in campagna elettorale, temi di natura amministrativa relativi alla regione Lazio, ma ovviamente mi esprimerò anche su questioni politiche. Tra le tante, tutte ovviamente improntate al tema dell'uscita dall'Unione Europea e dall'euro ai fini della riconquista della piena sovranità nazionale, ve n'è una che mi sta particolarmente a cuore perché la ritengo di importanza cruciale, ed è il principio di indipendenza della Banca Centrale imposto extra legem al popolo italiano in occasione del famoso divorzio Tesoro Banca d'Italia nel 1981. Si tratta di una questione che, per me, è stata dirimente per l'abbandono dell'ipotesi di appoggiare la Lista del popolo di Chiesa&Ingroia, stante il fatto che, mentre nella prima stesura della loro piattaforma programmatica veniva esplicitamente proposta la ripubblicizzazione della Banca d'Italia (il che implicava, si poteva presumere, la fine del principio di indipendenza), nella seconda stesura questo cruciale obiettivo politico veniva espunto sulla base di superflue considerazioni tecniche dell'economista indicato, da Chiesa e Ingroia, come "di riferimento", tal Alberto Micalizzi, noto alle cronache per i suoi trascorsi come sfortunato investitore finanziario. Se mi consentite una battuta, passare da Alberto Bagnai ad Alberto Micalizzi (chi?) non è una progressione di carriera.

Ora io ritengo che il principio di indipendenza della Banca Centrale sia il bastione fondamentale dell'ordoliberismo, in quanto introduce surrettiziamente nell'ordinamento un quarto potere (mentre la Costituzione ne riconosce solo tre: il potere legislativo, il potere esecutivo e quello giudiziario) che fa da pendant (quasi numerologico) a quel quarto partito di cui parlò Alcide De Gasperi nel 1947 in occasione della caduta del suo terzo governo:

"Vi è in Italia un quarto Partito, che può non avere molti elettori, ma che è capace di paralizzare e di rendere vano ogni nostro sforzo, organizzando il sabotaggio del prestito e la fuga dei capitali, l'aumento dei prezzi o le campagne scandalistiche. L'esperienza mi ha convinto che non si governa oggi l'Italia senza attrarre nella nuova formazione di Governo, in una forma o nell'altra, i rappresentanti di questo quarto Partito, del partito di coloro che dispongono del denaro e della forza economica."

Questo quarto partito, che è il partito dei detentori di grandi capitali, ha preteso, riuscendoci, di negare il principio di uguaglianza formale e sostanziate tra i cittadini sancito dalla Costituzione, ed ha pienamente conseguito il suo intento avendo successo nell'affermare il principio secondo cui l'autorità responsabile della politica monetaria, la Banca Centrale, non debba rispondere alla volontà politica del Parlamento, e quindi sia indipendente dalle scelte dei governi. Pertanto dal 1981 (almeno) si è passati da un regime in cui la BC era dipendente dagli indirizzi di politica economica espressi dal Parlamento, pur mantenendo una sua autonomia rispetto ai percorsi tecnici necessari per ottemperarli, ad una situazione in cui la BC si è arrogata il diritto di sceglierli in piena libertà. E' come se le nostre forze armate, che ovviamente non sono libere di decidere se fare la guerra, e contro chi, ma solo di condurla nel miglior modo possibile dopo aver recepito la volontà del Parlamento, e quindi del governo, si arrogassero il diritto di condurre una politica estera indipendente, dichiarando guerra a loro piacimento e stipulando trattati di pace senza rispondere all'autorità politica.

Io credo che il cuore dell'ideologia ordoliberista, da cui i trattati dell'Unione Europea traggono ispirazione, sia proprio il principio di indipendenza della Banca Centrale, sia della BCE che delle banche nazionali, tutte coordinate dal Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC). Una questione che Chiesa e Ingroia si sono ben guardati dal porre al centro della loro proposta politica, preferendo dare ascolto all'economista(?) Alberto Micalizzi, il quale si è peritato di strologare su fantomatiche difficoltà tecniche relative alla ripubblicizzazione della Banca d'Italia, indicando nei CCF (Certificati di Credito Fiscale) intesi come moneta parallela, per altro espressamente vietata dai Trattati - come la BCE non ha esitato a ricordarci, un percorso di riconquista della sovranità monetaria. Un approccio di natura tecnica, la cui fattibilità resta comunque da dimostrare, che salta a pié pari il problema politico. Come può un sovranista, che considera il principio di indipendenza della Banca Centrale come un fatto squisitamente politico, accettare l'idea che la soluzione a questo vulnus possa essere di natura tecnica? E' una scemenza troppo grossa per non pensar male, talmente male che l'ipotesi che Chiesa&Ingroia siano due dilettanti allo sbaraglio appare vistosamente ottimistica.

Dunque appoggerò il Fronte Sovranista Italiano alle regionali del Lazio, candidandomi come indipendente se mi sarà chiesto di farlo. Parlerò dei problemi della nostra regione, che conosco abbastanza bene, ma non dimenticherò che questa battaglia, seppur secondaria rispetto al confronto politico nazionale, si gioca comunque sullo stesso terreno, quello dell'effettiva sovranità del corpo elettorale rispetto ai diktat dell'élite finanziaria che opprime tutti i cittadini e tutte le classi sociali.