mercoledì 11 gennaio 2017

La CGIL baricadera

Abbiamo parlato nei post precedenti del M5S, ma la lista dei nemici che marciano alla testa del corteo non si esaurisce con Grillo. Non meno grave è il tradimento della CGIL, svelato per l'ennesima volta (ovviamente per chi ha occhi per vedere, cioè noi anime semplici e i pochi veri grandi intellettuali) dalla vicenda del referendum sull'articolo 18. Il quale è stato bocciato dalla Consulta.

Che cattivoni quelli della Consulta! Impediscono l'esercizio di uno strumento democratico! Sono infiltrati dai poteri forti! Povera CGIL baricadera, povera Susannuccia Camusso!

Scusate, ma perché la CGIL baricadera ha formulato il testo in modo che fosse sicuramente bocciato? Non sapeva, la CGIL baricadera, che un referendum può essere solo abrogativo, e non propositivo? E siccome queste sono menti raffinatissime, hanno ben pensato di formulare il testo del referendum per l'abrogazione dei voucher in modo corretto, così da consentirne l'eventuale svolgimento. Ma solo se converrà a lor signori ordoliberisti, magari se dovessero intuire che potrebbe essere respinto visto che, al netto delle polemiche mediatiche strapompate ad arte, per le piccole e piccolissime imprese, spesso a conduzione familiare, è un modo per sopravvivere. Se, invece, il referendum sui voucher finisse con l'assumere la forma di un ulteriore pronunciamento popolare contro lor signori ordoliberisti, allora c'è sempre la possibilità di evitarlo con una piccola modifica legislativa, il cui iter è già in corso.

Insomma, il gioco è sempre nelle loro mani. Dalla notte dei tempi una delle tecniche della lotta politica consiste nell'infiltrare il campo avverso per indurlo a uno scontro nel quale verrà massacrato. Ci siamo dimenticati dell'occupazione a oltranza della FIAT nel 1981, guidata dal compagno in cachemire Fausto Bertinotti, che portò alla marcia dei quarantamila? La CGIL ci sta riprovando: vuole trascinare i lavoratori in uno scontro di importanza marginale, nel quale possono essere sconfitti, atteggiandosi per di più a organizzazione baricadera.

La lotta politica non è un gioco per ingenui: i bastardi vincono, i fessi perdono. E questa è la $toria.

martedì 10 gennaio 2017

Il M5S è un retrovirus

Voglio essere chiaro: il punto critico della vicenda M5S-Alde non è la scelta di aderire a un gruppo ultra liberista e ultra eurista, ma il metodo che è stato adottato. Si può essere d'accordo o meno con le posizioni di un partito, basta conoscerle. Il problema è che nessuno, e ribadisco nessuno, conosce quali siano le vere posizioni del M5S! Nessuno è oggi in grado di distinguerne la strategia dalla tattica, e questo è un problema che fa del M5S il più grave pericolo per la democrazia, sotto forma di retrovirus, che incombe sul nostro paese. Prendiamo il PD: qualcuno ha dubbi sul fatto che il PD sia un partito eurista, unionista e liberista? Certo che no, dunque il PD è un avversario politico, MA non è un retrovrus per la democrazia. Va combattuto, e può essere sconfitto come è accaduto per il referendum costituzionale, ma non è un retrovirus. Lo è, invece, il M5S, così come il partito di Berlusconi è stato un virus della democrazia. Attenzione: un virus, non un retrovirus! La Lega Nord invece, al tempo in cui era controllata da Bossi, è stata in una certa misura un retrovirus. Ma un retrovirus rudimentale, rispetto al M5S.

Ora qual è la caratteristica fondamentale che fa di un partito un retrovirus per la democrazia, e qual è la differenza rispetto a un partito virus? Cominciamo da un richiamino di biologia (dalla rete): "I virus si moltiplicano inserendo il loro dna in quello della cellula infettata, mentre i retrovirus (che non hanno il dna ma l'rna) devono prima trasformare l' RNA in DNA attraverso la "trascrittasi inversa" e solo dopo questa trasformazione possono inserirsi nel dna della cellula e moltiplicarsi."

In sostanza, mentre un virus si manifesta, fin dal suo apparire, come un aggressore che può essere a un certo punto riconosciuto e combattuto, un retrovirus ha la capacità, attraverso errori casuali (o programmati?) nel processo di trascrittasi inversa, di mutare continuamente forma, così da apparire sempre nuovo al sistema immunitario. Pertanto, mentre per un virus ha senso domandarsi "come è fatto", questa domanda perde di significato per un retrovirus. Il sistema immunitario non riesce mai ad avere un identikit del nemico. Ed è così che un retrovirus politico riesce a dilagare nel corpo sociale, avendo cioè la capacità di adattarsi, attraverso le sue continue mutazioni, ad ognuno degli organismi sociali che lo compongono. E' quello che è riuscito a fare, con incredibile successo, il M5S: al suo interno troviamo attivisti provenienti dalla destra, anche estrema, e dalla sinistra, passando per tutte le gradazioni politiche. Perfino i marxisti dell'Illinois si sono fatti sedurre!

Ha senso domandarsi se un retrovirus politico sia teleguidato da poteri occulti? Si tratta, in realtà, di una domanda che non coglie in pieno la gravità del problema perché esso stesso è, di per sé, un potere occulto. Un retrovirus politico è un un organismo che ha un solo obiettivo: la conquista del potere, che persegue mescolando il suo dna, in continua mutazione, con quello degli organismi sociali che di volta in volta attacca e riesce a colonizzare. Quando è necessario, e opportuno, il retrovirus politico indossa vesti moderate, ma non ha alcuna difficoltà a presentarsi come forza anti sistema. Non è forse quello che il M5S fa da anni? Lo abbiamo visto, in questi giorni, tramare per entrare nel gruppo ALDE, e il giorno dopo, colto con le mani nella marmellata, presentarsi in televisione con la faccetta di Luigi Di Maio che ha declamato su La7 un atto di fede che un sovranista potrebbe tranquillamente sottoscrivere!

Siamo insomma in presenza di un fenomeno politico assolutamente nuovo, per interpretare il quale le tradizionali categorie politiche sono insufficienti. Occorre rafforzarle, con urgenza, attraverso robuste iniezioni di realismo e, soprattutto, di sano buon senso. Una qualità, quest'ultima, che è oggi particolarmente rara, oltre che denigrata da tempo da un ceto intellettuale autoreferenziale e ampiamente colluso. Solo gli animi semplici, come chi scrive, e i veri grandi intellettuali, sono oggi capaci di vedere quello che è veramente il M5S. Gli ignoranti acculturati e i mezzi intellettuali non servono. Anzi, sono le cellule che, con maggiore facilità, scambiano il retrovirus per un organismo amico.

Democrazia diretta. Da chi? (©Antonio Caprari)

Nota: Antonio Caprari è un contatto FB al quale ho "rubato" la battuta che titola questo post.


Un trappolone, una stangata, un gioco delle tre carte, un "te la faccio vede ma 'un te la do". Insomma, cari grillini, una figura di merda epocale. Non vi resta, e qui mi rivolgo alla base, che abbassare la cresta. Cazzo, collocatevi! Cazzo, abbiate coscienza e consapevolezza del fatto che, oltre ad essere (forse) delle brave persone, sicuramente degli sfruttati come tutti noi, non avete però la pietra filosofale tra le mani, sol perché così vi ha detto Beppe Grillo.

Che è quello che ha cercato di convincervi a usare la bio washball durante il suo spettacolo "Delirio", do you remember? Quanti di voi la usano per lavare i fitusi calzini e le lerce mutande?


Dunque tornate in voi, ci sono più cose tra cielo e terra di quante vi racconti Beppe Grillo, fatevene una ragione. Il vostro Beppe, nella migliore delle ipotesi, è caduto in un trappolone, dunque è un fesso pure lui. Nell'ipotesi peggiore è un attore, che non capisce una ceppa del copione che gli hanno messo tra le mani. Un fatto certo è che è circondato da consiglieri e suggeritori i quali, anche loro, nella migliore delle ipotesi sono dei coglioni, nella peggiore agenti al servizio del nemico di classe. Fatevene una ragione.

Riassumo brevemente i fatti: il 7 gennaio 2017 viene improvvisamente annunciata una consultazione online tra gli iscritti alla piattaforma Rousseau, nei giorni 8 e 9 gennaio 2017, per decidere se aderire o no al gruppo ALDE del parlamento europeo; il 9 gennaio 2017, dopo la notizia che il 78,5% dei votanti (i quali ultimi costituiscono, comunque la si voglia interpretare, poco più di un terzo degli iscritti alla piattaforma) si è espresso a favore della proposta, arriva la doccia gelata: i responsabili del gruppo ALDE, smentendo l'endorsement del presidente Guy Verhofstadt, dichiarano di non accettare il m5s nel loro gruppo. Il m5s reagisce titolando, sul blog, "L'establishment contro il MoVimento 5 Stelle".

Cari grillini, come la mettiamo? Vi basta gridare "onestà onestà onestà", oppure si fa strada, nelle vostre testoline, l'idea che forse, dico forse, il mondo è lievemente più complicato di come ve lo immaginate? Butto giù un po' di domande, alle quali per il momento non azzardo dare una risposta, ma sono tutte domande ineludibili.
  • Beppe Grillo è un fessacchiotto manipolato, oppure sa quel che fa?
  • Ci sono degli infiltrati nel m5s che rispondono ad altri centri di potere?
  • Quanti, degli iscritti alla piattaforma Rousseau, hanno votato avendo in mente il fatto che il loro voto sarebbe stato valutato in vista della formazione delle liste nelle prossime elezioni?
  • Tutta l'operazione, compreso il rifiuto, è stata concordata tra i vertici del m5s e quelli di ALDE, oppure il m5s è caduto in una trappola?
  • In subordine, se si è trattato di una trappola, qualcuno nel m5s è stato complice?
  • Davvero l'80% degli aventi diritto al voto, cioè nei fatti la base militante legacy del m5s, pensa che sia possibile conciliare le posizioni del movimento con quelle liberiste di ALDE, sia pure in un'ottica di efficienza legislativa? Per altro in un parlamento europeo che ha ben pochi poteri effettivi?
Soprattutto, dopo una tale figura, pensate che sia il caso di mettere in discussione la catena direttiva del m5s? In caso affermativo, quali sono gli strumenti previsti dal non statuto del non partito per fare ciò? Farete, finalmente, un congresso con tanto di delegati eletti dalle realtà locali, oppure continuerete a baloccarvi con questa favoletta della Democrazia Diretta sulla piattaforma privata Rousseau?

Fateci sapere, e spicciatevi. Non abbiamo nessuna intenzione di votare per un non partito che, abbiamo il sospetto, potrebbe essere eterodiretto e sostenuto dalla dabbenaggine di 40.000 coglioni.

lunedì 9 gennaio 2017

Fake democracy

Hanno votato in 40.654, poco più di un terzo degli iscritti, e il 78,5% si è espresso a favore dell'adesione al gruppo ALDE. Dunque poco più del 25% degli utenti certificati ha preso una decisione determinante senza alcuna discussione pubblica né alcun coinvolgimento della mitica rete. E, siccome a pensar male ci si azzecca, mi permetto di insinuare che una buona percentuale dei favorevoli potrebbe aver scelto di adeguarsi alla direttiva del Beppe per non essere penalizzati quando, al massimo tra un anno e mezzo, si andrà ad elezioni. Questa non è Democrazia Diretta, questa signori è Fake Democracy.

Dispiace dirlo, ma il PD è molto più democratico: per diventare segretario, come minimo si deve vincere un congresso!

Dimenticavo: da almeno tre anni la lista degli utenti certificati del M5S è congelata. Chi c'è c'è, chi non c'è non c'è. Nulla da eccepire, sia chiaro. Un partito (fosse pure un non partito) è libero di darsi le regole interne che vuole, ma questa cosa è bene ricordarla. Anche perché proprio questo dettaglio potrebbe segnalare la possibilità che tra gli utenti certificati e la più vasta platea degli attivisti potrebbe essersi scavato, in questi ultimi anni, un solco molto profondo. Del quale non è detto che una parte degli attivisti dissidenti dalla linea ufficiale non possa scegliere approfittare, per dar vita a una scissione.

Segnalo questo video, sempre dal benemerito bolg di Claudio Messora, in cui parla il leader dell'ALDE Guy Verhofstadt, di cui inserisco una versione tubechoppata dei primi 6.22 minuti, in cui il suddetto parla in italiano.
 

Credo che una parte notevole degli attivisti del M5S contrari all'euro e all'UE non avrà difficoltà nello smontare le corbellerie esposte da Guy Verhofstadt. Che sono le stesse propinateci da Mario Monti quattro anni fa. Notate, vi prego, il simbolo di "Scelta Europea": vi ricorda qualcosa?

domenica 8 gennaio 2017

Aldebaran

Desidero ringraziare pubblicamente Claudio Messora - con il quale in passato ho polemizzato per questioncelle di poco conto (ho un cattivo carattere) - per il post di oggi 8 gennaio 2017. Complimenti Claudio, e ancora grazie. Consiglio vivamente la lettura del post e la visione dei filmati in esso contenuti.

Wikipedia: "Il nome della stella Aldebaran deriva dalla parola araba al-Dabarān (الدبران‎), "che sta dietro", in riferimento al modo in cui la stella appare nelle vicinanze e subito dopo l'ammasso delle Pleiadi nel loro moto notturno".

La domanda che tutti noi dovremmo porci è "Chi o cosa al-Dabarān il M5S?"

Sono stato tra i primi attivisti del M5S, fin dai tempi dei meetup. Tra l'altro ho frequentato assiduamente gli attivisti del meetup 280, che tra il 2006 e il 2009 era di fatto il think-tank del MoVimento. Realizzai all'epoca moltissimi filmati, oggi non più in rete ma gelosamente custoditi nei miei archivi digitali: sono un piccolo pezzo della nostra storia recente. Mi allontanai dal MoV nel 2008 (sebbene abbia continuato a frequentare i miei amici del 280 per un paio di anni, fino al 2010). Ciò avvenne sia per ragioni politiche, in particolare non ero affatto convinto della bontà e/o praticabilità della democrazia diretta, sia perché cominciai ad avere dubbi, sempre più seri, sulla natura stessa del MoVimento.

Con il tempo i miei dubbi sono diventati certezze. Il (non) MoVimento di Grillo è, a mio avviso, il più antidemocratico esperimento politico nato in Italia dai tempi del fascismo. Dirò di più: il M5S è, a mio avviso, ancora più antidemocratico del PNF perché la natura dittatoriale del fascismo era esplicita, mentre il M5S è riuscito, finora, a presentarsi come campione della democrazia, addirittura diretta. Una finzione portata avanti con un uso sapiente del linguaggio: il non partito, il non statuto, la retorica del "devono decidere i cittadini", il voto online su una piattaforma privata priva di una seria certificazione pubblicamente verificabile. Il M5S è riuscito a diventare il primo partito in Italia senza aver mai celebrato un congresso, non ha delegati eletti dalla base, non ha una linea politica ufficiale sulle questioni fondamentali, non ha stabilito meccanismi tali da consentire un confronto interno reale, e dunque la sua direzione è, per definizione, non contendibile.

Ovviamente mi defilai, ed ebbi un bel da fare, qualche anno dopo, per spiegare ai miei conterranei per i quali ero rimasto "il grillino" (a Frosinone, ma anche a Castro dei Volsci, sono stato, senza ombra di dubbio, il primo grillino in ordine di tempo) perché non ero stato eletto in Parlamento. "Perché non ti sei candidato?", mi chiedevano, e io a spiegargli che una cosa era la base, o almeno una sua parte, ben altro il MoV. No, non è stato facile, ma ora credo che le cose diverranno più chiare.

Beppe Grillo ha gettato la maschera. In assoluta solitudine il "portavoce" del M5S ha indetto un referendum tra gli iscritti alla piattaforma Rousseau, quella controllata da una società privata che fa capo a Davide Casaleggio - se preferite Casaleggio II figlio di Casaleggio I - per chiedere se il M5S debba o meno aderire al gruppo ALDE del Parlamento europeo. Nel momento in cui scrivo la votazione è in corso ma, comunque vada a finire, l'iniziativa è scandalosa sia nel merito che nella forma. Lo è nel merito perché, come ricorda Messora nel suo post, il gruppo ALDE è su posizioni fanaticamente europeiste, dunque in aperta contraddizione con la linea eurocritica fin qui seguita dal M5S, soprattutto per le forti pressioni della parte più attiva e consapevole della sua base; lo è nella forma perché l'indizione di un referendum su un tema così impegnativo non è stata preceduta da alcun dibattito, e anzi è caduta dall'alto come un fulmine a ciel sereno.

O forse sì, un dibattito c'è stato, ma nelle segrete stanze dove si studia la strategia comunicativa per influenzare e indirizzare la gran massa degli elettori del M5S, i quali hanno votato il (non) partito di Grillo più per un sentimento di rabbiosa protesta che sulla base di una reale consapevolezza dei loro interessi di classe. Una consapevolezza che il primo (non) partito d'Italia si è ben guardato dal coltivare, ad esempio attingendo ai fondi dei rimborsi elettorali, demagogicamente restituiti, per costruire una scuola politica che operasse nel senso di una corretta divulgazione delle partite politiche in gioco: l'euro, l'Unione Europea, perché Monti, la deflazione, la crisi del sistema bancario, le guerre scatenate dalla Nato. Al contrario, il M5S ha adottato una linea che, oltre a promanare rigorosamente dall'alto, attraverso il megafono del blog di Beppe Grillo, è risultata sistematicamente contraddittoria, confusa, cerchiobottista, con l'unico vero e spregiudicato obiettivo di catturare consenso onde sottrarlo ad ogni eventuale alternativa che tentasse di sorgere dalle pieghe del corpo sociale. Una parte da Emmanuel Goldstein che, da consumato attore, ha interpretato con grande perizia. Sotto quale regia non ci è dato saperlo.

Resta da capire perché proprio ora, ma forse la risposta è nell'accelerazione della crisi italiana ed europea in questo anno elettorale, in uno scenario mondiale che sta cambiando con vertiginosa rapidità. Forse, qualcuno ha chiamato e ha ordinato: "Fate presto!".

sabato 7 gennaio 2017

Giù le mani dalle Generali!

Io non sono un economista ma ho letto Topolino. Mi perdonerete dunque se ardirò parlare di economia (e di politica), lasciando a voi l'onere di decidere se quanto di buono o errato scrivo dipenda dall'aver letto Topolino o dal non essere un economista.

Presumo che abbiate sentito parlare del sistema TARGET2. Per una rinfrescata vi segnalo questo breve articolo.

Quelli riportati nel grafico sottostante sono i saldi T2 dei 3+1 (l'Italia) paesi europei nei quali si svolgeranno, nel 2017, le elezioni politiche: Olanda il 15 marzo, Francia il 23 aprile, Germania nell'autunno 2017. E probabilmente l'Italia. I dati (prelevati da qui) sono aggiornati al luglio 2016. A quella data, il deficit complessivo verso la BCE di Spagna, Francia e Italia era di 632,9 mld di €, a fronte di un surplus tedesco di 649 mld di € e olandese di 114 mld di€. In percentuale, la Spagna e l'Italia sono responsabili del 48% di tale deficit, la Francia del restante 4%.  In valori assoluti, la Spagna è in deficit di 303 mld di €, l'Italia di 301 mld di €, la Francia di 27 mld di €.


Nel grafico sono riportati i valori assoluti dei saldi T2, ma credo valga la pena dare un'occhiata al rapporto percentuale tra saldi T2 e il PIL di ogni paese. La tabella seguente, ricavata anch'essa dal database di eurocrisimonitor.com, ci dà indicazioni utili.

saldo T2 PIL %T2/Pil
Portugal -66,258 253,617 -26,1%
Greece -80,288 330,436 -24,3%
Spain -303,89 1481,32 -20,5%
Italy -301,74 1910,35 -15,8%
Latvia -4,9363 37,739 -13,1%
Austria -33,37 368,854 -9,0%
Belgium -18,054 432,311 -4,2%
Ireland -6,5396 187,726 -3,5%
Lithuania -1,326 66,08 -2,0%
Slovakia -2,4905 140,652 -1,8%
Malta -0,1556 11,588 -1,3%
France -27,278 2350,23 -1,2%
Slovenia -0,5252 62,87 -0,8%
ECB -130,05 16713,9 -0,8%
Estonia 1,09 28,461 3,8%
Netherlands 113,812 735,546 15,5%
Cyprus 4,17095 25,614 16,3%
Germany 649,175 3255,43 19,9%
Finland 48,5611 208,515 23,3%
Luxembourg 158,296 46,781 338,4%

I record sono ordinati a partire dal paese con il rapporto deficit T2/PIL più grande a quello con il surplus maggiore. Il primo dato che salta all'occhio è il mostruoso surplus del Lussemburgo, il 338% del Pil!

Ora, avendo letto Topolino, sintetizzerei la situazione dicendo che il valore assoluto dei saldi T2 è indicativo dei costi complessivi per l'eurosistema in caso di default di ogni paese, e il rapporto percentuale tra saldi T2 e Pil è indicativo di quanto ogni paese soffra a restare nella gabbia dell'euro. Lo chiameremo "indice di sofferenza". I due paesi che presentano contemporaneamente un deficit e un indice di sofferenza entrambi molto alti sono la Spagna e l'Italia. La Francia ha un deficit T2 e un indice di sofferenza limitati. La Germania e l'Olanda sono nettamente in surplus, con un "indice di benessere" rispettivamente del 19,9% e del 15,5%.

Ora in Spagna si è già votato e i partiti sistemici hanno mantenuto il controllo. La Francia andrà al voto in primavera e, in caso di successo della Le Pen, l'eurozona potrebbe rapidamente collassare, ma di ciò non ho molta fiducia. Se in Francia i partiti sistemici dovessero tenere, probabilmente il voto in Italia slitterebbe al 2018. Dal voto in Germania non credo ci si possano aspettare grandi sorprese. Dunque tutto lascia pensare che la vera partita si giocherà nel 2018 in Italia.

L'Italia ha un indice di sofferenza molto alto (-15,8%) e un saldo assoluto T2 potenzialmente disastroso per l'eurosistema in caso di uscita, dunque questa possibilità verrà contrastata in ogni modo. Il problema è costituito dal fatto che, per ridurre l'indice di sofferenza, è necessario proseguire su un percorso deflazionistico, così da rendere nuovamente competitive le nostre esportazioni contenendo allo stesso tempo le importazioni (l'aumento automatico dell'IVA va in questa direzione) ma così facendo si compromette la crescita economica, il che provoca, oltre a una crescita della disoccupazione, un aumento del debito pubblico, ed espone il sistema bancario nazionale al rischio di una crisi sistemica. Per quanto riguarda il debito pubblico ricordo che, con il passare del tempo, diventerà sempre più difficile, in caso di uscita unilaterale dall'euro, ridenominarlo in nuove lire a causa della scellerata introduzione delle Clausole di Azione Collettiva (CACS), un meccanismo reso obbligatorio dalla ratifica del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) in base al quale il 45% delle nuove emissioni di titoli di Stato, a partire dal 1 gennaio 2013 e con scadenza superiore ai 12 mesi, potrebbe non essere soggetto alla lex monetae.

L'esplosione dei saldi T2 costituisce la prova empirica del fatto che l'eurosistema è intrinsecamente instabile, in quanto non prevede nessun meccanismo automatico che limiti l'indebitamento privato verso l'estero dei paesi membri prima che esso raggiunga livelli potenzialmente distruttivi, l'unica forma di intervento essendo costituita da decisioni politiche di natura emergenziale, imposte dalla sovrastruttura tecnocratica europea. Da qui la necessità di comprimere la democrazia e contenere ogni forma di dissenso manipolando l'informazione e mettendo a tacere le voci critiche. L'idea di fondo dell'eurosistema, ovvero che i meccanismi "naturali" di mercato, anche grazie a un aumento sensibile degli interscambi di merci e servizi - che non si è verificato - sarebbero stati in grado di contenere gli squilibri anche in assenza di regole di clearing degli stessi, è stata clamorosamente smentita dai fatti. Tutta la politica economica dell'eurozona è così finita nelle mani dell'Unione Europea, in una situazione in cui nessun paese, nemmeno la dominante Germania per ragioni di consenso interno, ha la forza di imporre una soluzione cooperativa.

Le cose sono andate avanti finché si è pensato che, comprimendo la crescita economica dei paesi in deficit, e quindi colpendo salari, pensioni e welfare, i mitici meccanismi naturali di mercato si sarebbero attivati: la famosa "austerità espansiva" di Mario Monti (se preferite: le armi segrete di mussoliniana memoria). Ma quando si è cominciato a capire che questa politica non portava a nessun risultato, e anzi ha avuto il duplice effetto di far crescere i movimenti cosiddetti populisti ed euroscettici, e di amplificare le sofferenze bancarie nei paesi in deficit, il generale consenso delle nostre classi dirigenti ha cominciato a vacillare. Un segnale importante, in tal senso, ci viene dall'editoriale del 30 dicembre 2016 di Roberto Napoletano (direttore de Il Sole 24 Ore dal 24 marzo 2011, direttore editoriale del Gruppo 24 ORE dal 1° marzo 2012 e, dal 19 giugno 2013, direttore dell'emittente Radio24, dell'agenzia di stampa Radiocor, di Guida al Diritto e di tutte le testate dell'Area Professionale. Presiede, inoltre, il comitato scientifico di tutti i master della Business School del Sole 24 Ore.).

Scrive il Direttore del Sole24ore: "Intorno al tavolo c’è posto per tutti ma non per noi. Questa è l’Europa che la politica italiana non può più accettare perché alla fine di tale circolo vizioso lo scenario più probabile è che le banche francesi si comprino quelle italiane, finanzino, ben pagando, l’acquisto di Made in Italy e, magari, mobilitando unitariamente il sistema francese, fatto di credito, compagnie assicurative, tecnocrati e politica, arrivino a stringere il collo anche alle Generali."

Insomma, comprimere salari, pensioni e welfare va bene, ma giù le mani dai gioielli di famiglia del capitalismo italiano! Giù le mani dalle Generali! L'editoriale risuona come un ultimatum a Pier Carlo Padoan e al governo Gentiloni, ma è tragicamente tardivo. La memoria corre alle trattative che sfociarono nell'armistizio di Cassibile, quando la grande borghesia italiana, dopo aver sostenuto per un ventennio l'avventura mussoliniana fino all'entrata in guerra a fianco dei tedeschi, davanti all'evidenza della sconfitta, e nel tentativo di riaccreditarsi come ceto dirigente del paese a guerra finita - intento parzialmente riuscito proprio a causa del ritardo nell'agire e delle indecisioni susseguenti all'estromissione di Mussolini - voltò le spalle all'alleato nazista. Allora si trattava di salvare le fabbriche e le infrastrutture produttive, oggi sono gli assets finanziari, ma la sostanza non cambia.

Le analogie con quel periodo, mutatis mutandis, sono impressionanti. Abbiamo la Spagna che, come ai tempi del dittatore Franco, riesce a tenersi fuori dall'occhio del ciclone (basti pensare ai deficit di bilancio che le sono stati concessi, e negati invece a noi), una Francia divisa e indecisa, e la guerra in Africa. Infine gli inglesi si sono sfilati, l'America è scesa in campo e la Russia preme sul fianco sud.

Il grido di battaglia del capitalismo italiano, lo ripetiamo, è "Giù le mani dalle Generali!". All'orizzonte c'è un 8 settembre finanziario. E la ricostruzione.

giovedì 5 gennaio 2017

I BELIEVED IN YOU (i dolori del giovin piddino)



I’d like to invite you
To this pretty little thing
Where the fruits of your labors
Are eaten by the queen
Yeah I’d like to bequest you
A seat with greedy boys
But I’m sorry,
I’ma stop you, at the door
I believed in you
Well, I was wrong
I believed you’d make me better
I was wrong
I believed you’d shine your light and save my world
Like Superman or God
I believed in you Well,
I was wrong
Will you do me the favor?
Go slit your skinny throat
Let your blood flow freely
So all your boys can choke
As I rise to defeat you
On revolution role
Where your rules and your failures
Will show
mi piacerebbe invitarti
a questa piccola e carina faccenda
dove i frutti delle tue fatiche
sono mangiati dalla regina
mi piacerebbe lasciarti
un posto assieme ai ragazzi ingordi
ma mi dispiace
ti fermo, alla porta
ho creduto in te ma,
mi sbagliavo
ho creduto che mi avresti resa migliore
mi sbagliavo
ho creduto che la tua luce brillasse e salvasse il mio mondo
come superman o Dio
ho creduto in te ma,
mi sbagliavo
mi farai un favore?
va a tagliarti la gola
lascia che il tuo sangue fluisca liberamente
così tutti i tuoi ragazzi potranno soffocare
così risalgo per la tua sconfitta
nel ruolo della rivoluzione
dove le tue regole e i tuoi fallimenti
saranno esposti

La traduzione completa è qui.

Le cose peggioreranno, questo lo capite vero? Siamo in deflazione (-0,1%), il salvataggio (momentaneo) del sistema bancario costerà almeno il doppio dei venti mld stanziati dal Governo, altri (15?) saranno necessari per sterilizzare l'aumento automatico dell'IVA, il QE di Draghi si ridurrà e gli interessi sul debito pubblico aumenteranno ma, soprattutto, soprattutto, la Germania pretenderà che siano onorati i saldi TARGET2, via Fiscal Compact.

Mio giovin piddino, preparati a urlare I BELIEVED IN YOU! Lo farai, siine certo, insieme ai tuoi genitori che ti trasmisero, essi tanto "de sinistra", i valori dell'essere carino, moderno e cosmopolita. Che ti fecero studiare (vabbè, è una parola grossa) nella speranza che in EUROPA avresti trovato la tua strada, e cazzo in culo a chi restava regressivamente attaccato alla Nazione. A questo nostro paese così inefficiente e corrotto, cattolico (meglio Lutero, vero?) mafioso e familista. Già, il familismo, ma cos'è, se non familismo, la pretesa che i propri figli se la cavino a spese di chi non ce la fa?

Preparati, giovin piddino, perché il redde rationem è vicino. Preparati, tu che puoi perché non ti sei mai occupato di politica, tutto preso dal tuo essere europeo, progressista, libertario, a trasformarti in nazionalista. Perché lo farai, lo sappiamo sia tu che io che diventerai un nazionalista! Molto più di me, molto più di noi sovranisti. Tu, furbo piddino, sei il nazionalista di domani, ovviamente un nazionalista "de sinistra", che ancora non si sa cosa sia ma non dubito che troverai le parole. E mentre parlerai in pubblico, strogolando di interesse nazionale e sovranità monetaria, non chiederti cosa siano quelle gocce di umido sul tuo viso. Te lo dico io, oggi: sono gli sputi di noi sovranisti.