Caro compagno, soprattutto tu compagno più giovane di me di trent'anni: avevo la tua età quando uscì questa canzone, Paradiso città.
Già allora qualcosa non andava, avevo delle perplessità. Tuttavia fui pigro, lo ammetto, per cui lasciai che passassero anni prima di cominciare a criticare i miei coetanei. Erano tempi in cui criticare un compagno non era facile, ma io lo feci. All'inizio la toccai leggera, non andai a fondo, ma qualcosa dentro di me urlava che, se volevo conservare la mia rettitudine intellettuale, dovevo allontanarmi da loro. E così me ne andai.
Il tempo è passato, tu sei un giovane compagno dei pochi rimasti e allora ti ho apprezzato. Forse sei moralmente a posto e allora ho voluto verificare. Sì, in effetti sei a posto, non ti sei venduto, e così mi sono avvicinato un po'. Col tempo, però, ho capito che non basta essere una persona per bene per essere un compagno, serve anche essere intellettualmente lucidi e non influenzabili dalle mille sollecitazioni emotive che il dipanarsi degli eventi ci pone davanti, soprattutto in questo tempo di iper-connessione. Ho visto che ti lasci trascinare facilmente, che non sai tenere il punto, che basta poco per eccitarti o farti cadere in depressione, soprattutto che ti esprimi con poco rispetto per le parole e il loro significato contribuendo così alla confusione semantica dilagante. Quella confusione per cui, ad esempio, ci sono sicofanti che possono impunemente sostenere le tesi più assurde fino al punto di affermare che un'operazione come la costruzione dell'UE sia di stampo comunista. Tutto questo passa e viene introiettato dalle masse anche a causa della tua confusione e della tua emotività. Ne sei complice a tua insaputa.
Qualche esempio non guasta. Hai chiuso gli occhi davanti all'evidente realtà che l'UE fosse disposta a continuare la guerra in Ucraina a dispetto del passo indietro degli Stati Uniti di Trump; mi hai attaccato per questo ignorando ogni possibile argomentazione razionale, prigioniero dell'assioma per cui l'Europa fosse una vassalla ubbidiente priva di spazi di manovra. I fatti ti hanno dato torto e mi sono illuso che quella sberla potesse indurti ad essere più avvertito della complessità della situazione internazionale, ma ho dovuto ricredermi. Il riflesso condizionato dell'anti ammereganismo compulsivo ti ha catturato di nuovo, tornando così ad essere la faccia complementare degli anti comunisti viscerali, proprio quelli che propalano la favola dell'UE comunista. Infine il ciclone Trump, evento davanti al quale continui pervicacemente a rifiutarti di comprendere che l'idea comunista è totalmente assente dal dibattito ed eventualmente brandita a fini puramente propagandistici, mentre quello a cui stiamo assistendo non è altro che un conflitto tra almeno due modelli di capitalismo, al momento inconciliabili. Ma tu insisti nell'usare le stesse parole per indicare i due contendenti, senza distinguerli, fiero della tua purezza fuori tempo massimo. Così facendo, contribuisci a seppellire definitivamente l'ideale comunista che finisce con l'essere associato al punto di vista, scusa l'espressione aulica, di quelli che non capiscono un cazzo.
Dovrebbe essere il contrario! Noi comunisti o socialisti che dir si voglia dovremmo distinguerci per il rigore delle argomentazioni e la precisione delle parole che usiamo, ma accade esattamente il contrario. Anzi, più siamo fuori dai giochi, travolti da narrative false e menzognere che rovesciano la realtà storica dei fatti, e più constato che la notte di questa sconfitta epocale suscita deliri auto consolatori, il cui terreno comune è riconducibile alla tesi per cui di notte tutte le vacche sono nere. Di notte sì che tutte le vacche sono nere, ma è proprio allora che si devono utilizzare altri sensi se si vuole sopravvivere!
Caro compagno, ti annuncio che sto partendo per un viaggio senza ritorno se non in volo, senza fermate né confini, senza orizzonti neanche troppo lontani... se solo tu compagno lo capissi. Ci rivediamo a Paradiso città, in questo mondo o dove sarà.
Un viaggio ha senso solo
Senza ritorno se non in volo
Senza fermate ne confini
Solo orizzonti, neanche troppo lontani
In questo girotondo d'anime
Chi si volta è perso e resta qua
Lo so per certo amico
Mi son voltato anch'io
E per raggiungerti ho dovuto correre
Ma più mi guardo in giro e vedo che
C'è un mondo che va avanti anche se
Se tu non ci sei più
Se tu non ci sei più
E dimmi perché
In questo girotondo d'anime non c'è
Un posto per scrollarsi via di dosso
Quello che c'è stato detto e
Quello che oramai si sa
E allora sai che c'è
C'è, che c'è
C'è che prendo un treno che va
A paradiso città
E vi saluto a tutti e salto su
Prendo il treno e non ci penso più
Un viaggio ha senso solo
Senza ritorno se non in volo
Senza fermate né confini
Solo orizzonti neanche troppo lontani
Io mi prenderò il mio posto
E tu seduta lì al mio fianco
Mi dirai destinazione paradiso
Paradiso città
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