mercoledì 7 maggio 2014

La certosa di Padula

Link correlato: Allarme Padulo n°1 (Calimeros)  04-02-2014 (video)


La Certosa di San Lorenzo, conosciuta anche come Certosa di Padula, è la più grande certosa in Italia, nonché tra le più famose, ed è situata a Padula, nel Vallo di Diano, in Provincia di Salerno. Nel 1998 è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

Il sito è stato scelto dai militanti del Fronte Nazionale di Liberazione Padulica (FNLP) per la rieducazione e il recupero dei piddini.

Il governo provvisorio clandestino rivoluzionario del FNLP, memore della scelta di clemenza nei confronti dei fascisti operata dal compagno Ercole Ercoli, è favorevole ad una vasta amnistia che comprenda perfino i piddini. Ciò nonostante, il FNLP ammette la necessità di un percorso di recupero e redenzione dei piddini prima del loro reinserimento nella società civile.

lunedì 5 maggio 2014

Una campagna elettorale "europea"

Ogni tanto un'invettiva fa bene alla salute


Vorrei chiedere ai miei ex-amici piddini: cosa sapete della campagna elettorale "europea" negli altri paesi dell'UE? Siete informati sul dibattito in Romania, Polonia, Spagna, Francia, Germania, Ungheria etc.etc.?

No, eh? Siete tutti impegnati nel sostegno ai vostri candidatini, postate foto di questo e quello che parlano davanti a sparuti gruppetti (sempre la stessa gente) di anzianotti panzutelli, e cercate di non pensare troppo.
n.d.r. fa eccezione il "sempre giovane" Mauro...


Vorrei chiedere ai miei ex-amici dell'ex-PDL: cosa sapete della campagna elettorale "europea" negli altri paesi dell'UE? Siete informati sul dibattito in corso in Austria, Bulgaria, Grecia, Portogallo, Olanda etc. etc.?

No eh? Siete tutti impegnati nel sostegno ai vostri candidatini, postate foto di questo e quello che parlano davanti a sparuti gruppetti (sempre la stessa gente) di anzianotti panzutelli, e cercate di non pensare troppo. Anzi no, voi a una cosa penZate: a Berlusconi.


Vorrei chiedere ai miei ex-amici grillini: cosa sapete della campagna elettorale "europea" negli altri paesi dell'UE? Siete informati sul dibattito in Croazia, Estonia, Finlandia, Slovacchia, Cipro, Belgio etc. etc.?

No eh? Siete tutti impegnati del sostegno ai vostri candidatini, postate foto di questo e quello che parlano davanti a... davanti a... davanti a... ops! Ma la state facendo la campagna elettorale ex-amici grillini? O state aspettando, chattando sui social networks, in attesa che il grande guru vi dia il segnale di partenza? Nel frattempo che fate? PenZate o ripetete slogan?


Ma io vi capisco, ex-amici piddini, del fu PDL, grillini belli: come potete seguire la campagna europea per le europee se in questa cosiddetta "unione" si parlano 24 lingue diverse? E fossero tutte dello stesso ceppo linguistico!  Ci sono: il greco, le lingue romanze, il celto, le lingue germaniche, le lingue baltiche e le lingue slave! Insomma, ci sono sette ceppi linguistici che si differenziano in 24 lingue ufficiali diverse.

Ma questa, ci dicono (vi dicono, perché EGO, se permettete, non sono scemo) è una campagna elettorale "europea" per le europee.

Perché non provate a leggere, che so, un giornale online polacco? O tedesco? o ungherese? Tanto oggi c'è l'internette! Ecchevecosta? Così vi fate un'idea del diBBBattito europeo e poi me lo venite a raccontare. Perché, sapete, io (EGO) sono un po' ignorante, per cui riesco a leggere solo l'inglese e il francese.

Potreste, ad esempio, chiedere ai vostri candidatini di raccontarvi qualcosa, invece di ripetervi sempre le stesse logore formulette del tipo "Europa per il lavoro", "cambiare le politiche europee", "Europa per lo sviluppo". I miei amici ciociari potrebbero sfruttare il fatto che ci sono candidatini (come Pallone e De Angelis) che da tempo sono in Europa! Loro, sicuro! le lingue le parlano.

Cari ex-amici piddini, pddiellini, e in parte anche grillini, il vostro servilismo mi dà il voltastomaco. Non ho più voglia nemmeno di incontrarvi. E infatti, ve ne sarete accorti, ormai nemmeno ci vengo più alle vostre orripilanti riunioni. Una volta arrivavo con la mia telecamera, ma adesso non ce la faccio più. Voi mi fate non so se più rabbia o pena. E mi date il voltastomaco. Così vivo in solitudine.

Solo et pensoso i piú deserti campi / vo mesurando a passi tardi et lenti, / et gli occhi porto per fuggire intenti / ove vestigio human l’arena stampi.

Non crucciatevi per me. Pensate invece a voi stessi, a come vi sentirete tra qualche mese, e ancor peggio tra qualche anno. Quando sarete sul lastrico come tutti, ma anche guardati con disprezzo e ostilità dai vostri stessi concittadini che ascriveranno (giustamente) a voi, prima di tutto a voi, la responsabilità per il disastro nel quale ci state infilando.

Voi avete una colpa suprema. Ho detto "colpa", non "sbaglio". Voi siete già colpevoli (un giorno lo sapranno tutti) per non aver voluto guardare e riconoscere la verità che vi è stata messa sotto gli occhi. Voi non avrete attenuanti.

Tutti voi state ingannando il popolo


La colpa che non può essere cancellata NON è quella di difendere interessi di parte. No! Questa non è nemmeno una colpa. La colpa consiste nel convincere sé stessi di essere nel giusto perché questo fa comodo, e così facendo provocare la rovina del popolo. Questo non vi sarà MAI perdonato!

Noi sovranisti rispettiamo i nostri avversari liberisti, e anzi li ammiriamo. Essi hanno ben saputo fare i loro interessi; mentre disprezziamo VOI! piccoli e mediocri attivisti di bassa lega che vi rifiutate di aprire gli occhi, e nascondete la testa sotto la sabbia sperando che "passi 'a nuttata"; così da continuare con i vostri miserabili inciuci. A caro prezzo, purtroppo, il popolo presto capirà. Ebbene, sarà a voi che verrà chiesto il conto, non ai liberisti che, impossessatisi dei vostri partitini, vi manovrano dall'alto. Costoro sono i nostri veri avversari, che temiamo e rispettiamo, non voi. Voi siete foglie morte che il vento della SStoria spazzerà via dalla terra.

Addendum (perché non possiate dire che nessuno ve lo aveva detto): COMUNICATO DELL’ARS SULLE ELEZIONI EUROPEE

domenica 4 maggio 2014

Castigat ridendo mores

L'a/simpatico ha scritto uno dei suoi migliori post: "I nostri leader non sono buoni costumi".

Niente di tecnico.

Ahimé!!!  Davide B., e tutti quelli che sbavano per le tecnicalità, questa volta, anche questa volta, restano a bocca asciutta. Ma che c'è di tecnico ancora da aggiungere? In fondo, a pensarci bene, questo ultimo post è il più tecnico che l'a/simpatico abbia mai scritto. Dice una cosa chiara, limpida e recoaro:

Nel discorso del vicepresidente della Bce la parola "corruption" non c'è!
Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è Non c'è ...

Il che dovrebbe essere una buona traccia per capire chi sta raccontando cazzate e chi no.

Chi parla di castacriccacorruZZZione ci sta prendendo per il c..o. Chi non lo fa... magari forse anche, ma intanto una certezza l'abbiamo: chi parla di castacriccacorruZZZione ci sta prendendo per il...

Ma non disperiamo, perché...

...una cosa c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è c'è ...

«Certo eravamo giovani, eravamo arroganti, ridicoli, eccessivi, avventati. Ma avevamo ragione!»
Abbie Hoffman


sabato 3 maggio 2014

Il "sospirato" pareggio di bilancio del 1876 - Visione consigliata

Ovvero: quando la destra era liberista e la sinistra protezionista.


Sto rivedendo un buon documentario dell'Istituto Luce dal titolo "Storia d'Italia - Dall'Unità d'Italia a Giolitti (1861-1913)". Ne consiglio la visione. Tra i tanti mi ha colpito questo passaggio:



Questo è il video integrale:


Creditori Vs Debitori (parte 2)

Nel post precedente ho parlato in video, non so con quanta efficacia divulgativa, del conflitto tra creditori e debitori. Provo oggi a farlo, spero meglio, con la scrittura.

Per la maggior parte si tratta di cose note, sebbene l'informazione mainstream continui, imperterrita, a propagandare una ricostruzione vergognosamente falsa dei fatti. Lo scopo di questo scritto non è quello di dire cose particolarmente originali, semmai quello di farlo nel modo più chiaro, e comprensibile ai più, che mi sia possibile.

Una premessa tecnica


L'indebitamento nasce quando un soggetto ha bisogno di finanziamenti e trova un altro soggetto disposto a fargli credito. Alla base della necessità di indebitarsi c'è il fatto che il proprio reddito non è sufficiente. Gli italiani sono stati a lungo uno dei popoli con maggior propensione al risparmio, ma questo dato si è modificato sensibilmente nel corso del tempo. Il grafico sottostante, della Banca d'Italia (fonti: EUROSTAT, ONS, BEA) dimostra, senza ombra di dubbio, questa affermazione.


Come si vede a partire dal 1996, anno in cui la propensione al risparmio raggiunse la vetta del 22%, l'Italia è precipitata a un misero 12% nel 2011. Nel 2013, dati dell'ISTAT, la propensione al risparmio delle famiglie italiane è ulteriormente scesa, fino a quota 9,8%.

Colpisce, per quanto riguarda l'Italia, lo scivolone dal 1996 al 1998. Degna di nota è anche la lieve risalita nei primi anni dell'euro. Ora cosa accadde dal 1996 al 1998? Semplice, la lira rivalutò del 15% circa per entrare nell'euro con il fatidico cambio di 1936,27.

In condizioni normali (quando cioè non è influenzata da fattori psicologici, come una forte preoccupazione per il futuro) la propensione al risparmio è crescente quando il reddito disponibile è maggiore perché gli individui, soddisfatti i loro bisogni necessari, tendono a tesoreggiare una quota più elevata del loro reddito. In effetti, nei primi anni dell'euro (dal 2000) si assiste a un recupero, in Italia, della propensione al risparmio, conseguenza del buon andamento dell'economia che godeva di un crescente flusso di crediti esteri. Il fatto che la propensione al risparmio sia risultata in ulteriore flessione nel 2013, a dispetto del clima di preoccupazione diffuso che dovrebbe spingerla al rialzo, la dice lunga sulla grave situazione di crisi e di povertà diffusa nel nostro paese.

La lieve risalita dopo il 2000 non deve trarre in inganno. Essa non significa che l'indebitamento delle famiglie italiane diminuiva, ma solo che cresceva più lentamente. In effetti il grosso del danno lo si era fatto nello sforzo di entrare nell'euro, dal 1996 al 1998. Una vera picchiata.

Il risultato è stato un aumento del debito medio delle famiglie da 8.312€ nel 2001 a 19.916€ nel 2012, con un incremento del 139,6% (fonte: cgia Mestre su dati ISTAT e Banca d'Italia)

Un ragionamento politico


Non voglio entrare nella discussione, per me paradossale, se l'aumento dell'indebitamento delle famiglie italiane abbia una spiegazione macroeconomica oppure moralistica. Non mi interessa, almeno in questa sede, sebbene sia profondamente convinto del fatto che le cause di natura morale abbiano un ruolo marginale nella spiegazione delle dinamiche macroeconomiche. Né voglio, in questo articolo, prendere in esame il ruolo delle ideologie e delle visioni del mondo delle forze politiche in campo, sebbene io stesso consideri questi aspetti estremamente importanti. E' un fatto che le ideologie alternative riprendono fiato allorché lo stato delle cose, imposto dall'ideologia dominante, entra in crisi; ma non è di questo che voglio parlare oggi.

Mi interessa, invece, esaminare un dato molto più banale ma altrettanto importante, ovvero che quando aumentano i debiti aumentano anche i crediti. Ora è anche un fatto che i soggetti creditori si trovino per lo più nel nord Europa e i soggetti debitori nel sud. Ma non esclusivamente!

In effetti il conflitto tra i creditori (interessati a riavere indietro i loro prestiti) e i debitori (interessati a pagare di meno e/o dilazionando nel tempo) non deve necessariamente essere interpretato secondo una logica nazionale. Questa lettura è corretta, e porta a conclusioni ben note, ma pone in ombra un elemento cruciale: anche nei paesi indebitati, i PIGS, sono forti, e ben rappresentati politicamente, gli interessi dei creditori.

La situazione ricorda un po' il conflitto tra guelfi e ghibellini che divise l'Italia nel XII° e XIII° secolo, quando i liberi comuni italici entrarono in conflitto con il Sacro Romano Impero e, per difendere la loro libertà, scelsero di allearsi con il papato. Non tutti, però. Non furono poche le città che aprirono le porte agli imperatori germanici, per ragioni di interesse o per ostilità nei confronti dei vicini.

Il conflitto tra creditori e debitori si gioca sull'ipotesi di uscita dall'euro, con conseguente svalutazione. Il vantaggio per i debitori sarebbe un abbattimento immediato, pari al tasso di svalutazione, dello stock di debito, e un rilancio immediato della competitività dei sistemi paese cui questi appartengono. Il danno, per i creditori, è simmetrico: perdita di valore dei crediti e immediata erosione dei vantaggi commerciali.

Che la fine dell'euro possa produrre un disastro economico di dimensioni gigantesche, forse planetarie, è un timore fondato, così come è certo che la pretesa dei creditori di avere la loro libbra di carne, cioè recuperare senza se e senza ma tutti i loro crediti equivale, per i debitori, alla morte economica e alla fine della libertà.

Un approccio razionale è stato proposto dal Manifesto di solidarietà europea. In esso si sostiene che il modo migliore per smontare l'euro consiste nell'uscita dei paesi più competitivi, con in testa la Germania. Così facendo i debiti resterebbero denominati in euro, sebbene il nuovo marco tedesco, rivalutandosi (se preferite: l'euro, senza la Germania, svalutandosi), avrebbe l'effetto di abbattere lo stock. Si eviterebbero, in tal modo, sia il proliferare di infiniti contenziosi legali, sia svalutazioni/rivalutazioni differenziate e, in alcuni casi, di grossa entità. Inoltre una scelta del genere avrebbe l'effetto di frazionare sia il fronte dei creditori che quello dei debitori, perché alcuni di essi resterebbero nell'Unione senza la Germania e gli altri paesi competitivi, altri ne sarebbero fuori.

Questa proposta è rimasta fuori dal dibattito politico per le europee soprattutto per responsabilità dei creditori. Questi sembrano non avere alcuna intenzione di rinunciare alla loro libbra di carne, e insistono per ottenere garanzie certe. La strategia che si sta delineando, che potrebbe emergere dopo le elezioni europee, consiste nel mettere al sicuro una parte rilevante dei crediti attraverso un nuovo trattato, il Redemption Fund (ERF), che imporrebbe ad ogni paese la cessione della quota del debito pubblico, eccedente il 60% del PIL, a un'istituzione finanziaria europea allo scopo costituita. Questa istituzione agirebbe come un vero e proprio soggetto privato, collocando sul mercato i titoli di Stato ad essa conferiti, con la garanzia del riscatto e del pagamento degli interessi, da parte degli Stati, legata a un meccanismo automatico di prelievo sul gettito IVA, sulle riserve auree e sugli assets pubblici di maggior pregio (per l'Italia: ENI, Finmeccanica, Poste, ENEL...). Così facendo, in caso di uscita dall'euro di un paese debitore, una parte rilevante dei suoi debiti (per l'Italia oltre 1000 miliardi) resterebbe denominata in euro.

L'ERF è un meccanismo che avrebbe l'effetto di garantire i creditori, massimamente quelli residenti nei paesi del nord, ma anche quelli residenti nei paesi debitori. L'enorme quantità di titoli di Stato che si trovano nei conti dei maggiori istituti bancari italiani verrebbe, ad esempio, preservata dal rischio deprezzamento successivo ad un uscita unilaterale del nostro paese.

La politica italiana può oggi essere letta, e interpretata, alla luce del conflitto tra creditori e debitori, sia che questi siano raggruppati su base nazionale, sia che li si consideri come classi trasversali ai confini nazionali. L'interesse dei creditori è quello di mantenere il conflitto sul piano europeo, attraverso la predisposizione di strumenti comuni come il Fiscal Compact, l'ESM, l'ERF, che hanno lo scopo di difendere i loro interessi. Per i debitori la strategia è opposta: nell'impossibilità di affrontare con successo i creditori sul campo vasto delle istituzioni europee, essi hanno interesse a condurre il confronto su basi nazionali. Soprattutto nei paesi nei quali le sofferenze inflitte alle popolazioni dalla crisi economica, nonché dalle pretese dei creditori di avere la loro libbra di carne, offrono maggiori possibilità di vittoria. Infatti la fragilità della costruzione europea è tale che anche un successo parziale del fronte dei debitori, in paesi come la Francia o l'Italia, ne causerebbe il collasso.

Vi è, tuttavia, un rischio concreto, rappresentato dalla possibilità che l'entità della posta in gioco (parliamo di migliaia di miliardi) possa aver già spinto il fronte dei creditori all'adozione di tattiche non convenzionali di lotta politica. Ovvero che qualche forza politica, apparentemente favorevole all'uscita dall'euro, o così descritta dalla più becera informazione politica del mondo sviluppato (e non solo), sia in realtà una creatura al servizio dei loro interessi. Contro questo rischio esiste un solo antidoto: la nascita di nuovi partiti che siano espressione reale degli interessi del fronte dei debitori, il cui collante non potrà non essere il richiamo alla sovranità nazionale.

L'ARS, l'associazione politica di cui faccio parte, si batte da tempo per il raggiungimento di questo obiettivo. L'8 giugno ci sarà la III assemblea nazionale, al Palacavicchi di Ciampino (RM). Siete tutti invitati.

venerdì 2 maggio 2014

Creditori Vs Debitori (un dibattito rigorosamente "virtuale" perché negato dalla bella informazione pud€ota)

Uscire o no dall'euro?

Vi presento la mia lettura dei fatti e quella dell'on. deputato europeo Roberto Gualtieri (piddino doc).

L'on. deputato europeo Roberto Gualtieri fa parte di un partito che ha votato l'ESM, il pareggio di bilancio in Costituzione e il Fiscal Compact. Un partito che si appresta, dopo le elezioni europee, a somministrarvi la supposta del Redemption Fund (ERF). Per non parlare della Spending Review...

Facite vuje...

La mia lettura dei fatti:

 

e quella dell'on. deputato europeo Roberto Gualtieri:



Ascoltate con attenzione, fatevi i conti con la vostra saccoccia e fate il vostro gioco.

Io dico che il vostro gioco consiste nel non votare per il PUD€ (partito Unico dell'€uro), e soprattutto nell'impegnarvi nella militanza per la nascita di nuovi partiti che siano dalla parte del lavoro.

Nota dell'autore: Tenete presente che ho quasi 60 anni, vivo del mio lavoro, ho del mio, non ho figli, non ho nulla a che fare con i partiti del PUD€. E soprattutto che, comunque vada, io me la cavo. I cazzi sono i vostri, che avete figli, siete precari e non avete del vostro: se sbagliate pagate voi. Anzi, sapete che vi dico? Se date retta a Roberto Gualtieri a me va di lusso...

E per finire beccatevi pure questo recente video dei casini in Ukraina (Europa), per i quali l'UE del caxio ha immense responsabilità:

giovedì 1 maggio 2014

Svalutazioni competitive

In vacanza con le amiche
Da giovane mi sono innamorato tante volte di tante dolci e terribili fanciulle. Penso sia capitato a tutti. Cercavo di tenere fisso il "cambio dei tradimenti" ma, ohibò, toccava sempre a me svalutare! Ovviamente, parlando di cambio, intendo la convenzione incerto per certo. Loro vendevano sempre più di me, per cui la mia bilancia degli affetti era costantemente in rosso. Così svalutavo. E, finché ho potuto svalutare, ho continuato a vendere.

Poi un giorno incontro una tipa che mi fa: "adottiamo un cambio fisso, uno a uno, e ti prometto che faccio la brava". Insomma, il "vincolo esterno". Accettai, anche perché ero un po' stanco dell'esistenza disordinata da "svalutatore competitivo", e iniziai una nuova vita. Austerità, repressione interna, serietà. Dopo un po' mi resi conto che la "mia merce" era meno richiesta, ma stavo tranquillo. Avevo un vincolo, eravamo una comunità, di che mi dovevo preoccupare? Lavorare, stare a casa la sera, guardare insieme la televisione. Fa niente se hai un po' di pancetta, che importa se la "merce" tira di meno, tanto lei diceva "mi piaci di più, la tua pancetta è sexy". Accumulavo deficit di seduzione crescenti, ma la tipa mi garantiva un equivalente flusso di.... ce semo capiti...

Un giorno la tipa mi fa: "vado in vacanza con le mie amiche; non ti preoccupare, siamo tutte fanciulle". Acconsentii, ma, siccome non ero governato dai piddini, rimasto solo a casa avviai un'indagine conoscitiva. Sbalordimento, sorpresa, bestemmioni vari: c'era un deficit non dichiarato! E ce semo capiti...

Torna la tipa e le dico"bella, io esco dal cambio fisso, svaluto!". E lei "No, è stato un deficit momentaneo, transitorio, non si ripeterà mai più; se esci sarà un disastro, chi ti amerà come ti amo io? Non hai una casa, finirai sotto i ponti, diventerai un barbone; resta con me!". Risposi: "magari un giorno ci rimettiamo insieme, forse faremo un'altra unione, ma intanto io svaluto, poi si vedrà". Lei: "se esci da questo cambio fisso non ci rientrerai mai più, sappilo! E poi, se ho sforato il patto di stabilità è stato per colpa tua; ti sei fatto crescere la pancetta... sei diventato pigro... quando ti ho conosciuto eri un altro...". La logica fuzzy delle dolci terribili fanciulle!

Sono passati più di trent'anni. All'inizio svalutai di brutto e la mia competitività "schizzò". Poi, con il passare del tempo, l'ho fatto sempre meno. Ma per mia scelta, non perché abbia mai più accettato un "vincolo esterno". Non svaluto perché non mi serve (sono diventato un'economia "matura"), e mi va bene così. Però, se dovesse servire, posso sempre farlo. E ce semo capiti...