mercoledì 16 marzo 2016

Prolegomeni per una futura Eurimberga

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I nomi (da sinistra a destra): Dino Pesole (giornalista del sole24ore), Antonio De Chiara (musicista), Claudio Bocci (il padrone di casa), Giuseppina Paterniti (giornalista RAI), Alfonso Gianni (L'Altra Europa con Tsipras),  Giovanni La Torre (statistico, ex rettore dell'Università della Calabria), Roberto Musacchio (ex dirigente di Democrazia Proletaria), Virginio Dastoli (Movimento Federalista). 

Nel video l'incontro, presso l'associazione ALTREVIE, di una sezione dell'insieme degli euristi de noantri, lievemente meno apodittici di qualche anno fa (chi ha voglia può seguire i link e verificare) ma tutt'ora impegnati nella difesa dell'euro e del fallimentare progetto di Unione Europea.

Per quelli che ormai sanno come stanno le cose (siamo sempre di più, noi "populisti e xenofobi" come ESSI non si stancano di designarci) le loro tesi risuonano come confessioni (si veda qui). Per tutti gli altri, che da poco tempo hanno cominciato a comprendere, il consiglio è quello solito di non pensare che sia stata "tutta colpa della sinistra": in realtà tutta la classe politica italiana ha accettato e inseguito l'orizzonte unionista, anche e soprattutto la destra. Se in questo blog viene presa di mira soprattutto la "sinistra", ciò accade sia perché chi scrive appartiene a quest'area, pur essendo rimasto vittima della narrazione europeista ma essendosene affrancato da anni, sia perché, a "destra", il livello di analisi critica di quanto è accaduto non va oltre il salvinismo televisivo o, al massimo, una rivalutazione ex-post di Silvio Berlusconi (il cui massimo merito è quello di essere stato vittima del colpo di stato del 2011) e dunque c'è veramente poco da dibattere.

Questi, e moltissimi altri materiali, saranno utili il giorno in cui si aprirà il processo di Eurimberga di tutta la classe politica italiana. Il popolo non chiederà vendetta, ma giustizia!

lunedì 14 marzo 2016

'E dinamiche speculative d'er Capitale


Ho un sacco di cose da fare, ma l'invito di Sergio Cesaratto non poteva lasciarmi indifferente: "vieni a filmare un incontro con Ernesto Screpanti che ho organizzato con i compagni del centro Casale Alba2?"

E così ho lasciato il campicello in Ciociaria e sono andato. Dice: ci stanno Cesaratto e Screpanti, come minimo l'ambiente è di quelli buoni. No? No.

Tutta brava ggente, pe' carità. Solo che nun studieno sora Lella mia! Parleno de quelo che je pare bòno e ggiusto, e tanto "de sinistra", ma era mejo che me ne stavo a'r campicello mio. Però, visto che me so' fatto ducento chilometri, nun è che j'ha posso fa' passa' liscia e stamme bòno bòno a fa' 'e riprese senza rompe er cazzo. E daje!

L'incontro è stato abbastanza noioso, quasi una funzione religiosa. L'intervento del pur ottimo Screpanti (una sintesi della più corposa lezione che ci fece in occasione di "Filo rosso" nell'estate del 2013) troppo lungo. In generale tutto è stato un po' troppo nello stile  "centro sociale": tante belle cose, e giuste, ma senza un colpo d'ala.

C'era questo tal Luca Federici, barba nera lunga da islamico, aria da "compagno de quelli giusti", favella sciolta, che n'ho visti tanti nei miei dodici dicasi dodici lustri di vita. Oddio, magari me sbajo, ma sapete com'è? Ormai c'ho er dente avvelenato, e pure 'na certa senzibbilità, e quelli che parleno tanto bbene ma poi nun dicono quelle tre cazzate dicasi tre che fanno capi' da che parte stanno, ma 'ntanto ce sfrangiano li cojoni co'r concetto che li padroni so' cattivi e l'operai invece bbòni, bè io questi nun l'abbozzo più. E così 'sta vorta so' cattivo.

E mo' sperimo ch'all'amico Sergio, che m'ha 'nvitato, nun lo cacceno da 'r circoletto.

mercoledì 9 marzo 2016

2 exit not 2 exit?

Ma alla fine questi vituperati anonimi (compresi quelli che fognano redditi minimi universali) che pensano dell'euroexit?

Nota: discussione aperta agli anonimi

 



«2 exit, o not 2 exit, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa €uropa
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la moneta unica: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse fognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali fogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà all'Unione Europea una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
gli spasimi del lavoro disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice exit? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo l'uscita,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la paura ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del default,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »

domenica 6 marzo 2016

L'uomo che sussurrava ai piddini

"Tanto opportunismo, o, nella migliore (?) delle ipotesi, tanto conformismo, a fronte di tanto strazio e di tanta distruzione, mi lasciano senza parole, e mi inducono a desistere da quella che, per quanto impossibile, era la missione fondamentale di questo blog: portare un minimo di ragionevolezza nel dibattito, per scongiurarne nella misura del possibile esiti politicamente e socialmente violenti. Non ho più la salda certezza, dalla quale mi ero mosso, che questo obiettivo, pur nella sua impossibilità, sia meritevole di essere perseguito. " [Alberto Bagnai - Gli elicotteri di Pinochet e i keynesiani di buona volontà]

E mentre nella valle dei castori ci si appresta ad accogliere l'ultimo reietto di Pippolandia, tal giovine Baroni che, mi par di capire, avrebbe avuto l'ardire di pensare con la propria testa, non possiamo non chiederci se non sia giunta l'ora di fare un bilancio della famosa tesi "ci salveranno gli stessi che...". Ovviamente dando a Pippo quel che è di Pippo, come giustamente sottolinea il buon Ippolito:

"Oggi è uscito un bellissimo ed amaro post di Bagnai (riconosciamo a Cesare quel che è di Cesare) in cui serpeggia tutta l' amarezza per l' apparente inefficacia del suo messaggio.
Inefficacia che raggiunge le massime vette proprio tra i postatori seriali del suo blog.
"

Resta che la realtà dei fatti invera la tesi opposta: "ci stanno massacrando gli stessi che...". Ogni opposizione appare vana, al punto che non sappiamo se sia stato meglio non riuscire a dare forma politica alla resistenza contro l'eurototalitarismo - per il rischio di scatenarne la reazione violenta - oppure se, riuscendovi, oggi la situazione sarebbe meno disperata. Nel primo caso dovremmo ringraziare chi ha creduto che la via giusta fosse quella di "sussurrare ai piddini"; nel secondo stigmatizzare chi si è rifiutato di contribuire a quella fatica collettiva, non solo tirandosi in disparte, ma anzi agendo attivamente per delegittimare e deridere gli sforzi altrui. Una modalità che il correttore ortografico dell'amico Ippolito ha algoritmicamente definito "la bagnalità del male": quella che consiste nel sentirsi soddisfatti quando il cadavere dello 0,6% arriva puntuale come un treno svizzero.

venerdì 4 marzo 2016

Il mondo è fuor dei cardini; ed è un dannato scherzo della sorte esser nati per riportarlo in sesto. Ebbene, andiamo insieme.

Link correlato: Costituito il Comitato Locale per la Provincia di Frosinone del Coordinamento Democrazia Costituzionale - aut-Frosinone

Voi riuscite ad immaginare un dibattito nell'Atene del 404 a.c. sul tema delle modifiche costituzionali senza cenno alcuno alla sconfitta contro Sparta nella guerra del Peloponneso?

A Frosinone l'avv. Anna Falcone, invitata dal Comitato Locale del Coordinamento Democrazia Costituzionale, è riuscita a parlare della riforma costituzionale senza mai nominare l'Unione Europea!


Le cose andarono un filino diversamente quando noi sovranisti (atque populisti) invitammo a parlare (8 febbraio 2014) l'ottimo Luciano Barra Caracciolo, presidente di sezione del Consiglio di Stato e autore del blog Orizzonte48!


Ora io non vorrei esser preso per un saprucone, ma vorrei ricordare agli (ahimè) ingenui compagni (scusate il termine) del coordinamento, una cosetta che risale ormai a 11 anni fa, quando tutti parlavano di project-financing deprecando l'ingresso dei privati nella gestione della cosa pubblica. Tutto giusto, per carità, solo che chi li ascoltava pensava: "Ma questi qua sono dei sognatori! In fondo che male c'è se un privato realizza un'opera in concorso con l'amministrazione pubblica, traendone il giusto guadagno?"

Chi fu che vi spiegò in cosa consistessero VERAMENTE i project-financing alla Marzi, dopo essersi andati a leggere le carte? Risposta: los Calimeros!

Questo è il link al primo numero di DoubleFace. Per gli appassionati di antichità questo è il link all'intera collezione.

Adesso siamo alle solite! Invitate personaggi che vi parlano di quanto siano cattivi i trenta tiranni, ma dimenticano di nominare Sparta!!!

Non posso che citarvi William Shakespeare: "Il mondo è fuor dei cardini; ed è un dannato scherzo della sorte esser nati per riportarlo in sesto".

Ma siccome in fondo sono un buono, come Amleto aggiungo: "Ebbene, andiamo insieme". Ricordate, però, che in battaglia un alleato ridicolmente incapace è più pericoloso di un temibile avversario.

Addendum


Apppproposito! qualcuno ha notizie di questi qua, che ci scomodarono nel lontano 2006 per lottare contro la riforma costituzionale di Abberluscone?

mercoledì 2 marzo 2016

Beccateve sta (s)vendola!

Post correlato: Squadristi! Squadristi! [L'ego della rete 1 marzo 2016]

Non mi sono mai appassionato di psicoanalisi, sebbene in alcuni periodi della mia vita sia stato circondato da amici che avevano questo interesse. Il principale motivo di dissenso con loro consisteva nel fatto che non consideravo, e non considero in modo assolutamente negativo, l'insieme dei blocchi psichici che è stato necessario costruire per rendere possibile la vita sociale di una specie, l'umanità, che ha sviluppato una straordinaria capacità di pensiero. Per come la vedo, totem e tabù sono indispensabili e necessari per la vita sociale, sebbene si possa discutere sul fatto che determinate combinazioni di essi siano le più efficienti. Ammesso che si possa rispondere alla domanda: a quale fine?

La mia nuova gatta Dimitra, che ha pochi mesi di età, è già in calore, ed esiste un'elevata probabilità che possa accoppiarsi con il suo padre biologico. O forse no: che ne sappiamo dei tabù dei gatti? Mi piacerebbe conoscere l'opinione degli esperti.

Sia quel che sia, è del tutto evidente che tutte le società umane hanno sviluppato un sistema di valori (a partire dal primitivo totemismo) protetto da un insieme di proibizioni, i tabù. Totem e tabù si sono modificati lentamente, nel corso del tempo, sotto l'azione delle mutate condizioni di vita prodotte sia da fattori esogeni, ad esempio i grandi cambiamenti climatici, che endogeni, ovvero i cambiamenti indotti dall'azione umana. L'epoca nella quale viviamo - in attesa dei grandi cambiamenti pseudo-esogeni che saranno determinati dalla rottura dell'equilibrio naturale - è dominata dalle grandi mutazioni endogene conseguenza del progresso tecnologico.

Il dibattito sull'affaire Vendola, a mio parere, dovrebbe concentrarsi su questa domanda: nuovi tabù sostituiranno gli attuali, oppure l'illimitatezza degli orizzonti promessi dalla scienza e dalla tecnologia li renderanno superflui? Detto in altri termini: l'umanità può sperare di riconquistare il paradiso perduto grazie all'illimitatezza della tecnica?

E' davvero alle porte un mondo nel quale sarà vietato vietare, o avremo ancora bisogno, e a lungo, di proibizioni? E' una domanda retorica, ne convengo, la risposta essendo ovvia: avremo ancora bisogno di proibizioni, sebbene diverse da quelle cui siamo abituati. Alla fin fine dobbiamo ancora morire, a dispetto dell'illimitatezza degli orizzonti tecnologici! Che saranno forse illimitati, ma certamente non infiniti.

Sulla differenza tra "illimitato" (privo di limite) e "infinito" (che non ha fine) rimando al classico esempio di un mondo a due dimensioni, piegato sulla terza a costituire una superficie sferica: esso non ha limite ma non è infinito.

Dunque non la fine dei tabù, ma nuovi tabù. E ovviamente nuovi totem. Ora la caratteristica di un tabù è quella di essere una proibizione assoluta, che prescinde dalla possibilità dell'azione. Ad esempio: non si può argomentare, come ha fatto una signora di cui non ricordo il nome durante la trasmissione "Porta a porta" di ieri 1 marzo 2016, che proibire la maternità surrogata aprirebbe le porte a un turismo medico verso i paesi che la consentono, così come è accaduto nel caso dell'aborto. Ciò perché, se si accetta questa impostazione, allora si rinuncia a ogni possibilità di stabilire ciò che è lecito e ciò che non lo è, delegando all'egoismo del guadagno ogni possibile scelta. Sarebbe la fine della società umana e il trionfo dell'individualismo, un ritorno dell'umanità allo stato di orda primitiva, in cui l'unica e sola legge sia quella del più forte.

Stabilire ciò che è lecito e ciò che è proibito, seppure nelle mutate condizioni determinate dal progresso tecnico, resta a mio avviso una necessità. Ciò perché il progresso, ammesso che sia illimitato, certamente non è infinito (esso si dipana in uno spazio ricurvo su una dimensione che non conosciamo).

Stabilita questa banalità, la domanda successiva è cruciale: negli interessi di quali forze sociali saranno stabiliti i nuovi tabù necessari per adeguarsi alle mutate condizioni di "potenza" dell'uomo sulla natura? Inoltre: è possibile sospettare che i nuovi tabù saranno imposti dai gruppi sociali vincenti, in quanto funzionali ai loro interessi?

Per tornare al caso Vendola: acquistare un ovulo, inseminarlo e trapiantarlo nell'utero di un'altra donna, infine acquisire il diritto legale della genitorialità, costituisce senza alcun dubbio una rottura drammatica con qualsiasi ordinamento mai sperimentato nella storia dell'umanità, la quale ha sviluppato gran parte delle proibizioni assolute, i tabù, proprio in relazione al problema della riproduzione. Ebbene, si può consentire che una decisione così grave venga affrontata con criteri sentimentalistici come "il gesto d'amore che permette la nascita di una nuova vita"?

Non è forse il caso di gridare che "il re è nudo", per affermare con forza che il conflitto per la definizione di nuovi tabù, che siano consistenti con la nuova "potenza" dell'uomo sulla natura, è essenzialmente un cruciale conflitto di classe?

Herbert Marcuse, nel suo "Eros e Civiltà" che lessi all'età di diciassette anni, scrisse cose che mi conquistarono. Peccato che alcune specie di "sinistrati anarcoidi", cogliendo di quel saggio solo la denuncia della condizione di repressione dell'uomo, abbiano finito con il dimenticarne la causa prima, l'oppressione di classe, finendo con l'identificarla con l'esistenza stessa della civiltà. Sono gli stessi che si illudono di raggiungere la terra promessa della liberazione attraverso le macchine. Sono i mitici lavoromerceraristi. Alias: il lavoro è una merce rara e sempre più lo sarà, in futuro, grazie al progresso tecnologico. Cari lavoromerceraristi: beccateve sta (s)vendola!