Si è svolto a Roma l'incontro "Attuare la costituzione" che ha visto la partecipazione, in veste di protagonista, di Paolo Maddalena, giudice emerito della Corte Costituzionale. Qui sotto il video dell'intervista di Glauco Benigni per PandoraTv, per capire i presupposti e gli scopi dell'assemblea.
Sull'argomento ho già pubblicato un post (Il dubbio). Vi prego di visionare il filmato di PandoraTv e, subito dopo, questo spezzone da me girato.
Ora l'emerito giudice costituzionale Paolo Maddalena ha sì il merito di denunciare con forza l'assoluta incompatibilità dei trattati europei con la nostra Costituzione ma, ahimè, anche il demerito di non trarne le ovvie e dovute conseguenze, e cioè che occorre uscire dall'Unione Europea, non solo dall'euro.
Tutto ciò non può che dispiacerci, ma è purtroppo necessario sottolineare questo dato di fatto che fa il paio con l'aver presenziato, da protagonista, ad un convegno nel corso del quale l'accento è stato posto sul tema della finanza cattiva, invece che sulle ragioni politiche di fondo che pongono i trattati europei in aperto e insanabile contrasto con la Costituzione, e dunque con gli interessi del mondo del lavoro. Stride, infine, che un giurista possa affermare di non essere per l'uscita dall'Unione Europea e, invece, convinto della necessità di abbandonare la moneta unica; in tal modo esprimendo una posizione di compromesso nel suo campo di competenza e, al contempo, di radicale opposizione laddove tale competenza non c'è.
E' lecito sospettare che l'emerito Paolo Maddalena non abbia ben compreso quale sia la vera posta in gioco e che, ormai pensionato, sia stato sedotto da una voglia di protagonismo di cui approfittano personaggi che, nella migliore delle ipotesi, possono essere definiti cialtroni allo sbaraglio e, nella peggiore, alter-unionisti?
Tra sabato e domenica 21-22 gennaio 2017 ho partecipato (risvegliandomi da un torpore durato fin troppo) a due eventi romani: l'assemblea nazionale dei comitati CDC (sabato) e l'incontro organizzato dalla Confederazione Sovranità Popolare (domenica). Non ritengo valga la pena soffermarmi sul primo dei due eventi, tanto mi pare evidente e conclusa la particolare circostanza che ha visto alleate, nella battaglia referendaria del 4 dicembre, le forze sinceramente sovraniste e un'accozzaglia di opportunismi partitici "de destra" & "de sinistra". Molto più interessante, e aperta a ulteriori sviluppi, seppure a partire da una confusone di analisi e intenti potenzialmente foriera di esiti dannosi, o almeno inferiori alle possibilità, mi appare la seconda assemblea, intitolata "Attuare la Costituzione".
Il dubbio
Secondo il blogger Orizzonte48 esiste il pericolo che ci si possa raccordare "con immediatezza a tutte quelle diffuse, quanto inesatte, 'credenze' che si possa 'attuare la Costituzione', combattendo l'epifenomeno, o effetto attuativo, della finanza-cattiva, ovvero della finanziarizzazione ordinamentale ed economica, senza aver presenti gli scopi e gli strumenti essenziali del disegno perseguito. Senza questa chiarezza di visione dei fatti che ci occorre di subire, infatti, si arriva facilmente a un dissenso generico, quanto vago e inoperativo, sull'UE(M), e quindi a predicare che la costruzione €uropea possa essere 'salvata' con 'altri' trattati; e financo a voler mantenere l'euro, senza aver mai capito che esso è lo strumento principe, necessario e sufficiente, della finanziarizzazione (a favore di ristretti interessi finanziario-bancari) e la giustificazione principale della disattivazione della Costituzione: una disattivazione gravemente illegale (extraordinem!), perché incide sui suoi principi fondamentalissimi e non soggetti a revisione, mentre instaura uno 'stato di eccezione' che si basa su un malinteso 'primato della politica' (laddove tale primato dovrebbe essere della Costituzione)." [Orizzonte48 - dal post "LA N€O-LINGUA PER DISATTIVARE LA COSTITUZIONE LAVORISTICA: E L'EURO E' IL SUO PROFETA (METAMORFICO)"]
Consiglio: leggete tre volte la frase su riportata, prima di visionare il video, sotto riportato, dell'intervento del prof. Alberto Micalizzi. Il quale risulta essere stato arrestato nel 2014 con l'accusa di associazione per delinquere e truffa(informazione qui resa con beneficio di inventario in quanto anche lo scrivente - dott. ing. prof. figlio di put Fiorenzo Fraioli - insistendo nelle sue posizioni sovraniste potrebbe, prima o poi, incorrere in qualche disavventura giudiziaria magari forse chissà montata ad arte).
Magari Alberto Micalizzi è una vittima delle sue idee critiche della globalizzazione, chi può dirlo? D'altra parte il livello di vergognosa disinformazione e faziosità cui è sottoposto l'elettorato è enorme, come risulta, ad esempio, da questo breve clip di Inriverente. Oppure, Dio non voglia, e noi non lo crediamo affatto (anzi! respingiamo e sconfessiamo tale illazione) conciòsiacosache sono già in atto operazioni di infiltrazione ideologica progettate dalle menti raffinatissime globaliste capaci di costruire personaggi, quando non addirittura un intero movimento sovranista nato dal basso, al fine di mescolare idee e concetti veri e sacrosanti con puttanate inverosimili (tipo l'eroismo dei combattenti dell'ISIS), al fine di screditare ogni opposizione al pensiero unico. Questa è una guerra, come tutte le guerre dolorosa e tragica, la disinformazione essendo, mutatis (o "mutandinis", se si tratta di Trump) mutandis, l'equivalente di un bombardamento preparatorio.
Sono un paranoico? Sicuramente sì. Però, scusate se insisto, porre l'attenzione sugli effetti di normative regolatorie a valle, che determinano la degenerazione delle pratiche finanziarie, senza nulla dire della volontà politica a monte che le rende possibili, apre la strada a due sole spiegazioni: o si è stupidi, o si è collusi. Dopo quasi dieci anni che si dibatte di queste cose, cosa dobbiamo pensare?
E siccome io sono un ingenuo sub divulgatore di Castro dei Volsci, scarto la seconda ipotesi. Mi domando, però, per quale ragione io debba andare a riprendere in video, e pubblicare, gli eventi organizzati da soggetti che non hanno ancora capito che la questione è politica (nel senso istituzionale, cioè Costituzionale), e insistono con una lettura tecnica di quanto è accaduto e sta accadendo. Ancora con l'abolizione del Glass-Steagall act senza domandarsi perché? Ancora seghe sulla moneta debito, senza porsi una domanda, o almeno una domandina, sui rapporti di forza di classe, dunque politici, ma anche geopolitici e militari, e sicuramente culturali, sottesi?
Tanto vi dovevo sul dott. Alberto Micalizzi, ma non è finita qui: ho qualcosa da dire anche su Paolo Maddalena (ex giudice costituzionale), ma per questo dovete aspettare qualche giorno.
Mentre aspettate, godetevi questo articolo di Repubblica.it:
Il giornale "de sinistra" per antonomasia presenta una decisione di politica macroeconomica, cioè la denuncia del trattato TTP (Trans Pacific Partnership) alla stregua di un muro! Innalzato per impedire il passaggio di cosa? Dei cinesi che attraversano a nuoto il Pacifico? Nemmeno Cronaca vera, il tabloid scandalistico nato negli anni settanta, arrivava a tale livello di deformazione scandalistica dei fatti, ma almeno lo faceva per vendere copie. ESSI lo fanno tutti i giorni, ESSI sono alla disperazione, dunque ESSI sono pericolosi.
Dopo la schiacciante vittoria dei NO al Referendum del 4 dicembre 2016, i rappresentanti dei numerosi comitati del CDC disseminati su tutto il territorio nazionale si sono dati appuntamento a Roma per discutere sul cosa fare da grandi.
Sul palco romano, dopo gli interventi "tecnici" di alcuni giuristi di fama nazionale, le diverse voci del CDC hanno ripetuto all'unisono la volontà di "non disperdere" la capacità organizzativa e il patrimonio politico accumulati grazie all'impegno di numerosi attivisti desiderosi di salvare la nostra beneamata Carta. Già, salvare. Da chi o da cosa è venuto gradualmente alla luce durante l'avvicendarsi degli interventi, tra tentativi di "ricondurre al tema", da parte di alcuni imbarazzati astanti, e applausi di approvazione, da parte del resto dell'uditorio più disposto a gridare pubblicamente l'impudicizia del re: ci riferiamo naturalmente al problema dell'incompatibilità tra Costituzione e Trattati dell'Unione Europea.
I comitati CDC, inquadrabili per lo più all'interno di un tradizionale bacino elettorale de sinistra, nella consapevolezza di aver semplicemente concorso ad una vittoria dei No (vittoria ottenuta anche grazie ai voti provenienti da destra), si trovano costretti a fare i conti con un problema finora trascurato dalla quasi totalità della sinistra italiana. La destra, invece, si è distinta in un'esposizione semplice e demagogica del problema, come mero espediente acchiappavoti.
L'imbarazzo è comprensibile.
Il problema del vincolo esterno non è invece sfuggito ad alcuni solitari e infaticabili studiosi del diritto e della storia economica della Repubblica Italiana. Uno tra questi è l'avv. Mario Giambelli, del quale vi proponiamo il breve intervento di oggi. [Gianluigi Leone]
Mario Giambelli è l'estensore dell'appello sotto riportato, scritto in previsione dell'incontro odierno.
«Carissime amiche e colleghe, carissimi amici e colleghi del Comitato direttivo nazionale del Coordinamento Democrazia Costituzionale;
accolgo con grande piacere e faccio mio - anche a nome di molti colleghi avvocati pavesi, nonché di amiche, amici e conoscenti pavesi e milanesi che hanno attivamente militato per l’affermazione del NO al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso – l’appello di Lidia Menapace e dei Comitati trentini che ci invita a far tesoro della straordinaria esperienza della campagna referendaria per dare vita ad un nuovo fronte politico con il compito di ricollocare l’attuazione dei principi fondamentali della Costituzione al centro degli obiettivi politici del Paese.
Attuare i principi fondamentali della Carta costituzionale significa, come sappiamo, eliminare le diseguaglianze sociali di partenza e le situazioni di privilegio (art. 3, comma 2°, Cost.), elevare la condizione delle categorie sotto protette, creando le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro. Significa individuare nella piena occupazione e negli interventi di natura pubblicistica ad essa finalizzati il mezzo per liberare le persone dal bisogno, consentendo ad esse di partecipare effettivamente all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, cioè il mezzo per rendere effettiva l’uguaglianza e, con essa, la democrazia.
Significa programmazione economica ed intervento dello Stato nell’economia, per assicurare la funzione sociale dell’impresa. Significa adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, assicurare i diritti e le tutele sociali previsti dalla c.d. “Costituzione economica” (art.li 35-47 Cost.). Per realizzare questo progetto occorre tuttavia sciogliere il nodo del “vincolo esterno”, sul quale si è preferito glissare durante la campagna referendaria, nonostante la principale ragione della “d€forma” costituzionale, esplicitata dallo stesso Renzi, nero su bianco, nel testo della relazione accompagnatoria alla Legge di revisione costituzionale pronunciata in Senato l’8 aprile 2014, fosse proprio “l’esigenza di adeguare l’ordinamento dello Stato alle necessità della governance economica dell’Unione europea […] ed alle relative stringenti regole di bilancio quali le nuove regole del debito e della spesa” (leggasi Fiscal Compact). Una ragione, dunque, di puro servilismo ad un sistema di potere notoriamente non democratico (ed, anzi, antidemocratico) che impone le sue regole, minacciando gli Stati che non le dovessero eseguire, che risponde agli interessi di quello che Beniamino Andreatta, in un’intervista pubblicata nel 1991 sulle colonne del Sole24ore e riguardante il c.d. “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia, definì il “quarto potere”, cioè il “potere monetario” (la grande finanza speculativa e le multinazionali economiche) e che opera senza alcuna legittimazione democratica, senza alcuna responsabilità politica, “bypassando le democrazie nazionali” (come afferma, senza mezzi termini, l’attuale Ministro della Giustizia Andrea Orlando): e “tenendosi al riparo dal processo elettorale” (M. Monti, Intervista sull’Italia in Europa, di F. Rampini, p. 40 e 50-51).
Per dare vita ad un nuovo fronte politico che reclami l’attuazione dei principi fondamentali della Costituzione, occorre cioè prendere coscienza del fatto che, con la ratifica dei Trattati UE, lo Stato italiano ha trasferito e ceduto agli organi di comando dell’Unione (Commissione Europea, Consiglio e BCE) parti essenziali della sua sovranità: il potere di assumere tutte le decisioni che riguardano la politica monetaria e fiscale (art. 127 TFUE), gli indirizzi di politica economica (art. 121 TFUE) e la politica di bilancio (art. 126 TFUE e Fiscal Compact). Occorre comprendere che le più importanti funzioni sovrane sono state trasferite, in palese violazione del principio democratico sancito dall’art. 1 Cost. (in quanto la dichiarazione di appartenenza della sovranità al popolo implica la permanenza dell’esercizio di questa nel popolo, come contrassegno essenziale ed ineliminabile del regime democratico), ad apparati di comando sovranazionali che, essendo composti da nominati e non da eletti, sono privi di legittimazione democratica ed irresponsabili di fronte al popolo, ma estremamente sensibili agli interessi della grande finanza speculativa e delle multinazionali economiche.
Bisogna cioè convincersi che tali apparati (al cui vertice siedono sempre personaggi legati a doppio filo alle grandi banche d’affari), perseguendo in modo ossessivo il prioritario obbiettivo (per l’UE) della cd. “stabilità monetaria e dei prezzi” (art.li 3 TUE, 119, 120, 127 TFUE), ci impongono le politiche economiche neoliberiste (nella loro peggiore versione, quella “ordoliberista”) codificate nei trattati UE, assolutamente inconciliabili ed anzi contrapposte agli obiettivi costituzionali della piena occupazione e dell’eguaglianza sostanziale. Occorre, in definitiva, avere ben chiaro che la permanenza dell’Italia nella UE-UEM comporta la disattivazione di quei principi fondamentali della Carta costituzionale che, giustamente, vorremmo ricollocare al centro degli obiettivi politici del nostro Paese. Il rilancio del modello di democrazia sociale della nostra Costituzione passa necessariamente dall’abbandono di un modello sociale ad esso antitetico: quello codificato nei Trattati Ue. Passa dalla presa d’atto che l’Unione europea, al di là della sua maschera idealista-propagandistica (l’ideologia dell’integrazione europea, foriera di pace e benessere), è in realtà la restaurazione del sistema di potere capitalista, oligarchico-plutocratico, ultraliberista dell’Italia prefascista. E passa dalla constatazione: - che non ha senso parlare di eguaglianza sostanziale in un sistema liberista, che amplifica le differenze sociali; - che è tempo perso ragionare di diritto al lavoro, di piena occupazione, in un ordinamento che considera il lavoro come merce (art. 151 TFUE), che non lo concepisce come un diritto, ma come una libertà (il “diritto di lavorare”, collocato, nella Carta dei diritti fondamentali della UE, tra le libertà: cfr. art. 15 della stessa Carta) e che stabilisce, anno per anno e per ogni Stato, un “tasso di disoccupazione non inflazionistico”, ovvero un (elevato) livello di disoccupazione funzionale all’obiettivo della stabilità dei prezzi; - che non è nemmeno dato parlare di programmazione economica, di intervento dello Stato nell’economia, di funzione sociale dell’impresa, in un ordinamento che vieta gli aiuti di Stato (art. 107 TFUE) alle imprese ritenute strategiche, che vieta il finanziamento monetario degli Stati e degli Enti pubblici (art.li 123 e 124 TFUE), che non si fa carico degli impegni assunti dalle amministrazioni statali, locali e pubbliche degli Stati membri (art. 125 TFUE), che impone vincoli insensati e deleteri di bilancio pubblico (art. 126 TFUE e relativo protocollo; Fiscal Compact), che considera l’indipendenza della Banca centrale dal potere politico uno dei suoi principi cardine (art. 130 TFUE), che sottrae agli Stati la sovranità monetaria (art. 127 TFUE); - che di doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale non v’è traccia alcuna nei Trattati, che sono invece il regno della concorrenza (valore supremo dell’Unione: art.li da 101 a 118 TFUE), cioè del tutti contro tutti, della legge del più forte, delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Il rilancio che tutti auspichiamo passa, in altre parole, dalla consapevolezza che, all’interno dell’Unione europea, di Stato sociale, di democrazia costituzionale non è nemmeno consentito parlare; passa dalla consapevolezza che questa UE non è riformabile in senso democratico e sociale, perché una democrazia costituzionale a livello sovranazionale non esiste, non è mai esistita e mai esisterà sinché esisterà questa UE, concepita proprio allo scopo di disattivare e poi cancellare, a colpi di violente crisi economiche, le democrazie costituzionali del secondo dopoguerra e restaurare il regime oligarchico-liberista ante crisi del 1929.
La richiesta di aiuto di quell’81% di NO giovanili necessita, giustamente, di una pronta risposta da parte di un nuovo fronte politico che sappia coinvolgere giovani e meno giovani, esponenti del M5S con i quali abbiamo condiviso la campagna referendaria ed ogni persona competente, onesta, responsabile. L’efficacia della risposta dipenderà tuttavia dalla capacità e dalla decisione con le quali riusciremo ad affrontare e risolvere la questione del “vincolo esterno”. Per riprendere il percorso tracciato dalla nostra Costituzione, ovvero il percorso del progresso sociale e democratico sciaguratamente interrotto per “entrare in Europa”, è necessario ed urgente recedere dai Trattati UE. E’ il compito a cui siamo stati chiamati, anche dal risultato referendario. Ce lo impone la stessa Costituzione, per il rispetto e la riaffermazione dei suoi principi fondamentali. Non sprechiamo questa grande ed irripetibile occasione storica per riscrivere il futuro del nostro Paese.
Mario Giambelli Gallotti (avvocato – Pavia)
Altri firmatari:
Giuseppe Amini; Massimo Bernuzzi; Roberto Bertelè; Anna Biancalani; Marco Bonin; Enea Boria; Marina Calafiore; Federica Caracciolo; Marco D’Urso; Fiorenzo Fraioli; Gianluigi Leone; Massimiliano Masperi; Roberto Mora; Marcello Ravetta; Alessandro Roccia; Matteo Rovati; Mauro Scardovelli; Luca Toneatto. Riscriviamo assieme il futuro del nostro Paese, il nostro futuro.
Vi propongo un florilegio di alcune delle ultime enunciazioni di Stefano D'Andrea, fondatore e presidente dell'ARS (Associazione Riconquistare la Sovranità) finché questa è esistita, e presidente del FSI (Fronte Sovranista Italiano) da quando questo si è costituito. Sì, lo so: il link è lo stesso, cambia solo il nome: come possa un'associazione diventare un fronte io non lo so, chiedetelo a mr President.
IL 2022, UN ANNO DECISIVO. Sarà l'anno fatidico per l'Unione Europea. La Le Pen, dopo aver perso nel 2017, vincerà le presidenziali e, perciò, cominceranno le trattative per la REVISIONE dei Trattati. Lega nord, FN e altri partiti simili dimostreranno di NON ESSERE RIVOLUZIONARI, bensì REVISIONISTI e CERCHERANNO DI SALVARE l'Unione europea, eliminando l'euro ma introducendo un serpente monetario con vincoli di bilancio e lasciando altri vincoli di Maastricht. Allora verrà il tempo dei sovranisti, che sono altra cosa rispetto ai revisionisti.
IL MIO NO AI COMITATI PER IL NO. Gruppetti di presuntuosi professorini e vecchi professori (non professoroni), europeisti e colpevoli, nonché cerchie di indisciplinati militanti, che hanno lasciato i loro partiti di provenienza per incapacità o per contestazioni tattiche ma non per le idee europeiste, tenteranno di avviare la costituzione di un partito politico, senza avere nessuna delle capacità necessarie per riuscire nell'intento (più o meno le stesse persone hanno già tentato con ALBA). I morti partitini, presenti nei comitati, si opporranno tramite i loro militanti. I due gruppi litigheranno per un po' e poi tutto si dissolverà. Il vero no era "IL NOSTRO NO", non quello dei Comitati, dove si incontravano anche persone secondo le quali la Costituzione avrebbe avuto bisogno di "altre e diverse modifiche". Non ci credete? Volete provare? Nutrite l'ennesima "speranza"? Vi rifiutate di prendere atto che vostro padre, vostro fratello, vostra moglie, il vecchio compagno di militanza, siccome europeisti o pseudo-tiepido-critici con l'Unione europea, sono vostri avversari politici? Bene, sprecate altro tempo (dopo quello dedicato aTsipras Varoufakis, Ingroia, e M5S) ma almeno promettete, a voi stessi e in pubblico, che sarà l'ultimo errore. La prossima volta soltanto con i sovranisti radicali e veri.Ai più svegli tra i lettori, però, dico: aderite al FSI e lasciate stare i comitati per il NO!
Ora tutti a parlare di PROTEZIONISMO. Anche su questo tema siamo arrivati 5 anni prima dei secondi
La prima grande vittoria dei sovranisti (14.11.2014). "Tutti saranno, in qualche modo, sovranisti, come tutti sono stati, in qualche modo, europeisti. Danzeremo nella danza dei sovranisti. Questa, per noi, è già un’immensa vittoria: da marziani o estranei ai presupposti di fondo del sistema, che eravamo, a piccolo gruppo, con capacità di crescita, che ormai gioca in casa la partita che voleva giocare, col pallone che voleva calciare. Il campo – il sovranismo – lo abbiamo definito noi".
Fronte Sovranista Italiano contro Polo sovranista: ci vorrà un po' di tempo ma ce li mangeremo a colazione (poi però vomiteremo).
Sia ben chiaro, il buon D'Andrea non scrive solo cose come queste, anzi! Spesso propone riflessioni molto interessanti. Purtroppo scrive anche queste cose! Dalle quali emerge, a mio avviso con cristallina evidenza, una voglia (ma una voglia!) incontenibile di primeggiare nel campo anti UE sulla base del fatto di aver affermato per primo idee e concetti che, finalmente e per fortuna, cominciano ad essere condivisi da un numero crescente di cittadini. Il minimo che si possa dire di ciò è che questo è provincialismo intellettuale. Fosse solo questo il problema potremmo perdonarglielo, ma il guaio è che il D'Andrea si è posto a capo di un movimento politico, di cui è Presidente dall'atto della sua nascita, senza che in questo siano mai state stabilite regole interne di rappresentanza e democrazia che non siano la rielezione plebiscitaria, e per alzata di mano, del Capo, pardon del Presidente, in occasione della rituale assemblea annuale.
Certo, c'è anche il direttivo, nel quale si entra per cooptazione (indovinate su proposta di chi?), dal quale per altro sono usciti decine di iscritti in seguito ad aspri dissensi con il Presidente su questioni che poco o nulla hanno a che fare con lo scopo statutario del movimento, e molto invece con le convinzioni in politica estera del Presidente, in primis il giudizio sull'ISIS e la guerra in Siria, ma anche temi attinenti alla sfera morale. Un esempio? eccovi serviti: La vita come missione: contro il diritto alla felicità e contro ogni indice di misurazione della medesima.
Come la mettiamo se, durante la missione di vita, incontrate Laura?
Nulla di grave, per carità! L'importante è saperlo, e regolarsi. Per il D'Andrea la vita sarebbe una missione (data da chi?); per me, che mi faccio seghe mentali diverse, la vita è una prova (stabilita da chi?). Solo che io non sono il presidente a vita di un gruppetto che si autodefinisce "Fronte Sovranista Italiano" e rivendica di rappresentare il solo e vero e puro sovranismo!
Un vizietto comune
Non è l'unico, il D'Andrea, ad essere caduto nella trappola del giro d'Italia, quel "ciao mamma, sono contento di essere arrivato uno" pronunciato dai gregari il giorno in cui vincevano una tappa. Non risulta che i grandi campioni pronunciassero parole simili. E' in buona compagnia, il D'Andrea, e scusatemi se non faccio nomi che voi, pochi lettori di questo blog, conoscete benissimo. Il D'Andrea, e come lui un gruppetto di persone che, per ragioni professionali o per scelte di vita, si sono ritrovate ad avere qualche competenza in più, e in anticipo rispetto alla media dei cittadini, sulla moneta unica e l'Unione Europea, sembra voler trarre da questa contingente e casuale circostanza una sorta di diritto di investitura a svolgere un ruolo di primo piano nel prosieguo della $toria (o SStoria, che dir si voglia). Un diritto che non vogliamo negargli, salvo porre una semplice domanda: l'essere arrivati (forse) per primi, quantomeno rispetto a un ceto intellettuale e politico al soldo della grande finanza internazionale, è prova sufficiente di levatura politica? Non è forse il caso di abbassare la cresta e mettersi a pedalare, se si vuole vincere il giro d'Italia e non accontentarsi di una vittoria di tappa?
Quando mai, anche un grande campione, ha potuto vincere un giro d'Italia senza il consenso degli altri corridori, o almeno di una parte di essi, insomma una forte squadra? Qui invece abbiamo un onesto pedalatore che, in associazione con un piccolissimo gruppo di gregari, sembra aver fondato, Dio non voglia, il Fronte Squadrista Italiano.
Non è il solo, il D'Andrea! L'impressione è che, a distanza di 50 anni dal fenomeno dei leaderismo post sessantottesco, questo si stia riproponendo. Piccoli uomini, sebbene talvolta molto preparati sul piano tecnico, che sperimentano un'espansione improvvisa, e in un certo senso insperata, del proprio ego narcisistico, finendo col rimanerne vittime. Dimenticano, i nostri piccoli uomini, che la Storia è un processo grandioso altamente non lineare, nel quale qualsiasi vicenda personale è poco più di un'increspatura delle onde nel mare. E quando accade che un movimento collettivo finisca col provocare una grande onda, a questa viene si associato il nome di uno o più piccoli uomini, ma essi altro non sono che la schiuma di ciò che si abbatte sulla costa. Etichette, nomi utili per designare l'evento, e poco più. E quasi mai, per non dire mai, l'acqua che forma la schiuma è la stessa che, per prima, ha formato la grande onda.
Se ne faccia una ragione il D'Andrea, e si accontenti di aver vinto una tappa. Sì, è vero, è stato tra i primi, ma quasi sicuramente i nomi che finiranno sul sussidiario sul quale studieranno i suoi nipoti saranno altri. Magari, e spero che questo non lo affligga troppo, ci finiranno alcuni di quelli che sono arrivati dopo, e tra questi anche coloro che, fino a ieri, erano pro euro e pro UE e oggi stanno cambiando idea.
Repetita iuvant: la Storia è un processo dinamico altamente non lineare, non una rappresentazione teatrale in cui gli eroi del primo atto sono gli stessi dell'ultimo. Anche perché, se fosse una rappresentazione teatrale, sarebbe una commedia o una tragedia. Nel primo caso potremmo disinteressarci del D'Andrea, nel secondo caso è opportuno accendere un riflettore. Cosa diamine è questo sedicente "Fronte", che si definisce "Sovranista" ma usa, per bocca del suo Presidente (finora) a vita, toni Squadristi? Chi ci può garantire che un siffatto movimento, nelle mani di un solo uomo al comando, non venga un giorno assoldato da chi ha il potere economico di farlo, così come accadde per un altro rivoluzionario di provincia, tal Benito Mussolini?
Carissimo Stefano D'Andrea, sono il primo a dirlo (come vedi, anch'io rivendico una mia primazia) ma sono in molti a pensarlo. Da provinciale a provinciale: ce stà!
Da tempo il responsabile di questo blog ha precluso l'accesso ai commentatori anonimi. Una battaglia, in vero, iniziata più di dieci anni fa, quando l'anonimato su Internet veniva considerato, dagli ignoranti tecnologici e dai sognatori fessi, sinonimo di libertà di espressione. Questa scelta mi ha attirato innumerevoli critiche, e attacchi talora offensivi, ma i fatti mi stanno dando ragione. L'anonimato su Internet è tale per chi, della rete, non ha alcun controllo. Tutto il resto è fuffa.
Non è, questa dell'anonimato, l'unica questione su cui i fatti mi stiano dando ragione. Ci sarebbe, ad esempio, il non picciol problema del movimento dal basso e del "fraiolismo metodologico", ma anche in questo caso basta aspettare, il tempo è galantuomo. Non che me ne importi granché, sto invecchiando ed ho sempre meno voglia di avere a che fare con gli stupidi bipedi. Internet mi ha messo in contatto con un piccolo numero di persone di qualità, come pure con una gran quantità di scemi, ma per fortuna la scelta di escludere gli anonimi (o che tali credono di essere, i fessacchiotti) da questo blog e dai siti che ho gestito negli anni passati, ha fortemente ridotto la mia visibilità.
Vivo tranquillo, conto i pochi capelli non ancora bianchi che mi sono rimasti, e comincio a fare i conti con l'infinito. Sia ben chiaro: godo di ottima salute! E' solo stanchezza, insaporita da un pizzico di disgusto.
“Neanche il peggior padrone ferriere di una lontana repubblica dell’Unione sovietica poteva comportarsi così”, dichiara Umberto De Giovannangeli, componente del comitato di redazione del quotidiano L'Unità, commentando un comunicato della proprietà nel quale viene annunciato il licenziamento dei redattori e l'apertura della procedura fallimentare. Chissà perché, poi, il kuompagno Giovannangeli parla del "padrone ferriere di una lontana repubblica dell’Unione sovietica"! Che c'azzecca l'Unione Sovietica con i padroni ferrieri? Misteri del giornalismo contemporaneo.
C'è da dire, a parziale discolpa del caro Umberto, che questo giochetto di riciclare vecchie notizie, come pure scopiazzare pezzi altrui, sembra essere abbastanza diffuso tra i giornalisti. Chissà se la notizia originale era almeno vera, ah saperlo! Toccò anche a me di vedere un mio pezzo, pubblicato sul giornale cartaceo che pubblicavo e stampavo insieme con l'amico Claudio Martino (a nostre spese), per poi diffonderlo in città a mano, essere integralmente ricopiato e ripubblicato su un quotidiano a diffusione locale. Sono soddisfazioni!
Sergio Staino, Direttore de L'Unità, implora il PD, socio di minoranza con il 20% delle azioni, di "farsi vedere, perché in questi quattro mesi (della sua direzione, ndr), dopo un primo incontro gioioso e affettuoso con il segretario Renzi, io non ho visto più nessuno“. Sarà perché non servite a un cazzo? Il giornale cartaceo vende, pare, 6800 copie al giorno, e con gli incassi dovrebbe pagare gli stipendi di 29 persone, incluso il Direttore. Ovviamente deve chiudere, ma Raffaele Lorusso, segretario della Federazione nazionale stampa italiana, ha da ridire su “una drastica riduzione del personale giornalistico con modalità che sono proprie del settore industriale, non di quello editoriale, che è regolato da una legge specifica, che consente di ricorrere a misure che attenuano l’impatto sulla forza lavoro”. E qua ci sta bene una vignetta di Cipputi:
Insomma: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». Chissà che ne pensano i 1600 dipendenti di Almaviva, il cui rapporto di lavoro non è regolato da una legge specifica!
Abbiamo parlato nei post precedenti del M5S, ma la lista dei nemici che marciano alla testa del corteo non si esaurisce con Grillo. Non meno grave è il tradimento della CGIL, svelato per l'ennesima volta (ovviamente per chi ha occhi per vedere, cioè noi anime semplici e i pochi veri grandi intellettuali) dalla vicenda del referendum sull'articolo 18. Il quale è stato bocciato dalla Consulta.
Che cattivoni quelli della Consulta! Impediscono l'esercizio di uno strumento democratico! Sono infiltrati dai poteri forti! Povera CGIL baricadera, povera Susannuccia Camusso!
Scusate, ma perché la CGIL baricadera ha formulato il testo in modo che fosse sicuramente bocciato? Non sapeva, la CGIL baricadera, che un referendum può essere solo abrogativo, e non propositivo? E siccome queste sono menti raffinatissime, hanno ben pensato di formulare il testo del referendum per l'abrogazione dei voucher in modo corretto, così da consentirne l'eventuale svolgimento. Ma solo se converrà a lor signori ordoliberisti, magari se dovessero intuire che potrebbe essere respinto visto che, al netto delle polemiche mediatiche strapompate ad arte, per le piccole e piccolissime imprese, spesso a conduzione familiare, è un modo per sopravvivere. Se, invece, il referendum sui voucher finisse con l'assumere la forma di un ulteriore pronunciamento popolare contro lor signori ordoliberisti, allora c'è sempre la possibilità di evitarlo con una piccola modifica legislativa, il cui iter è già in corso.
Insomma, il gioco è sempre nelle loro mani. Dalla notte dei tempi una delle tecniche della lotta politica consiste nell'infiltrare il campo avverso per indurlo a uno scontro nel quale verrà massacrato. Ci siamo dimenticati dell'occupazione a oltranza della FIAT nel 1981, guidata dal compagno in cachemire Fausto Bertinotti, che portò alla marcia dei quarantamila? La CGIL ci sta riprovando: vuole trascinare i lavoratori in uno scontro di importanza marginale, nel quale possono essere sconfitti, atteggiandosi per di più a organizzazione baricadera.
La lotta politica non è un gioco per ingenui: i bastardi vincono, i fessi perdono. E questa è la $toria.