Caro compagno, soprattutto tu compagno più giovane di me di trent'anni: avevo la tua età quando uscì questa canzone, Paradiso città.
sabato 24 gennaio 2026
Un viaggio ha senso solo senza ritorno se non in volo
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domenica 11 gennaio 2026
Il dibattito Fraioli-Bartalini
Ritengo utile pubblicare sul blog il dibattito intercorso (oggi 12 gennaio 2026) fra me e Andrea Bartalini. Tutto è cominciato da questa foto pubblicata da Bartalini con il commento "C'è modo e modo ..."
A questo punto Bartalini propone un link a un suo precedente post, il cui contenuto è il seguente:
Ci sono poi commenti di altri, ma fuori tema rispetto all'argomento del dibattito Fraioli-Bartalini.
Nella sostanza il dibattito, ovviamente un po' confuso come lo sono tutti quelli che si svolgono sui social, verte sulla seguente problematica: posto che sia io che Bartalini ci dichiariamo entrambi socialisti, cioè per la proprietà statale dei grandi mezzi di produzione, esserlo è una scelta innata, ovvero fondata su un senso comunitario indipendente dalle scelte morali e dunque in qualche modo "caratteriale", oppure per essere socialisti è necessario compiere una scelta morale?
La mia posizione è che essere socialisti implica una scelta morale; secondo Bartalini, al contrario, è un fatto innato. In altre parole secondo me il sentimento comunitario, che è un presupposto indispensabile per essere "compagni", deriva da una scelta morale dell'individuo che sceglie di vedere se stesso come organico alla sua realtà sociale, mentre per Bartalini il sentimento comunitario è un carattere innato. Si sarebbe quindi "compagni" sulla base di un dato caratteriale, che esclude il livello della scelta morale cosciente. Ho definito la posizione di Bartalini come "riduzionistica-meccanicistica" argomentando, in commenti ad un altro post, che questa concezione ha aperto la via alla visione del "socialismo scientifico" per la quale, inevitabilmente, la società sarebbe evoluta verso il socialismo inteso come modello di ordine superiore a qualunque altro. Pertanto l'evoluzione storica, seguendo percorsi di selezione darwiniana, avrebbe finito col premiare le sottospecie che sono comunitarie per caratteri innati, senza alcun contributo del livello superiore della coscienza che, invece, agisce in base a scelte morali, se preferite "spirituali".
Come vedete l'argomento del dibattito è molto importante. Il punto non è se Bartalini abbia ragione o torto, anche se assumere l'innatismo come fondamento del carattere comunitario implica, necessariamente, una visione filosofica di fondo di natura gnostica. Bartalini, che è uomo intelligente, sembra rendersene conto allorché mi ricorda la sua difesa delle mie posizioni sull'esistenza del libero arbitrio dell'Uomo in una vecchia discussione sulla gnosi. Giova ricordare che la gnosi, la cui visione respingo in radice, postula che le differenze fra gli uomini siano predeterminate sulla base della diversa intensità di una misteriosa scintilla divina presente in ognuno di noi. La visione gnostica, mi spiace dirlo, è profondamente anti umanista nonché anti cattolica, ma ha pervaso (e infettato) l'idea socialista permeandola di una concezione anti democratica: se gli uomini non sono tutti uguali e non è vero che tutta la loro vita è nelle loro mani grazie al libero arbitrio, allora esistono uomini che sono "speciali" per virtù innata, e costoro sono gli individui nelle cui mani deve essere riposto il processo storico che porterà l'umanità al socialismo. Questi uomini sono i grandi leaders, nella meschina versione moderna i capataz, contro i quali, paradossalmente, lo stesso Bartalini ha condotto una dura battaglia.
Tra me e Bartalini è nato ed è perdurato un evidente equivoco che questa conversazione oggi ha fatto emergere. Abbiamo entrambi fatto parte del collettivo Prototipo che ha pubblicato il libercolo Libertà e Partecipazione ma, evidentemente, le nostre visioni di fondo erano molto diverse. È un problema, questo, che ha attraversato tutta la storia del socialismo, che tuttavia deve essere risolto una volta e per tutte: non possono chiamarsi con lo stesso nome, e condurre la stessa battaglia politica, coloro che credono nel libero arbitrio e coloro che, anche inconsapevolmente, coltivano concezioni gnostiche. Non ha importanza che la gnosi sia vera o falsa, così come non è importante che il Diavolo esista, conta che ci siano quelli che credono alla gnosi e al Diavolo.
Io credo nel libero arbitrio, e non mi importa che il diavolo esista o meno perché, se pure esistesse, posso sconfiggerlo esercitando la mia scelta morale. Eventualmente posso preoccuparmi, ma fino a un certo punto, che ci siano uomini che credono nel Diavolo, ma costoro avranno pane per i loro denti marci!
