venerdì 17 aprile 2015

E se il FMI finanziasse i "marxisti dell'Illinois"?

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In un articolo sul sole24ore (È l’era della grande stagnazione? Ecco perché l’economia globale non brillerà più) Martin Wolf si interroga sul dilemma di un'economia mondiale al suo potenziale, tale cioè da non indurre tensioni inflazionistiche né deflazionistiche, e tuttavia insostenibile, cioè incapace di assicurare una condizione in cui "il frutto dell'attività economica può essere assorbito senza creare pericolosi squilibri nel sistema finanziario". 

In sostanza Wolf constata che, poiché la crisi ha ridotto bruscamente il tasso di crescita della produzione potenziale, a causa di ciò gli investimenti necessari per sostenerla sono diminuiti anch'essi. Per capirci: se io ho una fabbrica di chiodi e arriva la crisi, per cui ne vendo di meno, probabilmente non riterrò opportuno investire denaro per aumentare in futuro la mia produzione, perché gli impianti che ho mi sono già sufficienti.

Per fronteggiare questa situazione sarebbe necessario che una quota minore del reddito delle famiglie si indirizzasse verso il risparmio, per essere invece spesa a sostegno della domanda. Purtroppo, argomenta Wolf, nei periodi di crisi le famiglie tendono a fare la scelta opposta, cioè a risparmiare di più perché spaventate dal futuro. La ricetta classica in mano alle Banche Centrali è quella di ridurre i tassi di interesse reali (differenza tra tassi nominali sui titoli, e inflazione) al fine di scoraggiare il risparmio e stimolare gli investimenti. Questa soluzione, tuttavia, si sta rivelando insufficiente, a causa del fatto che molte grandi istituzioni finanziarie, in difficoltà per i crediti in sofferenza (900 mld di euro nella sola Europa) sono sempre più restie a concederne di nuovi o a rifinanziare quelli in essere. La conseguenza di ciò è un ulteriore indebolimento delle prospettive di crescita potenziale dell'economia.

Secondo Martin Wolf, prima della crisi il fattore principale della diminuzione del tasso di crescita della produzione potenziale era il rallentamento degli effetti di stimolo indotti dalle innovazioni tecnologiche della Rete Internet e, sia pure in misura minore, il declino del tasso di miglioramento delle capacità umane e l'invecchiamento della popolazione. Insomma, sebbene con una terminologia diversa, un discorso che richiama alla mente la caduta tendenziale del saggio di profitto!

Ecco allora che il FMI (non il centro studi economici di Castro dei Volsci!) lancia l'allarme: "Crescita delle disuguaglianze dove il sindacato è più debole: uno studio realizzato dal Fondo monetario internazionale ribadisce l'importanza di un forte potere contrattuale dei lavoratori per mantenere equilibri economici più sostenibili". La disperazione è tale che manca poco che il FMI si metta a finanziare i marxisti dell'Illinois!

Il problema è, dunque, la domanda aggregata. In assenza di interventi statali, in una situazione in cui i tassi reali sono prossimi allo zero (quando non negativi) e in presenza di un'enorme bolla del debito, la strada auspicata dal FMI è quella del rilancio del potere d'acquisto dei lavoratori. Ma questa soluzione, in un'economia capitalistica in regime di libera circolazione, non può essere perseguita senza una vasta mobilitazione del mondo del lavoro, essendo evidentemente impossibile attendersi che la promuova il capitale, in uno slancio di generosità e cooperazione coordinata.

Anche perché, nell'Europa a trazione germanica, continua a prevalere una visione opposta, secondo la quale la redditività degli investimenti deve essere perseguita attraverso aumenti della produttività. Di ordine tecnologico (leggi: miracolistica attesa di innovazioni di grande impatto) e di miglioramento delle competenze umane (leggi: maggiore sfruttamento psico-fisico del fattore umano); oppure, in alternativa o contemporaneamente, attraverso la riduzione del costo per unità di prodotto (leggi: ulteriore compressione salariale e del welfare). Insomma, la Merkel proprio non ne vuole sapere di finanziare i marxisti dell'Illinois!

La questione viene dibattuta anche sul sito Gufinomics (attenzione: non Goofynomics), aperto meno di un mese fa da un contestatore di Alberto Bagnai, tal Peter Yanez, il quale, in un articolo dal titolo "Dr Jekyll e Mister Bagnai", argomenta che Olivier Blanchard, chief economist del FMI, pur riconoscendo, in un paper del 2001, che "in the short run, a decrease in the bargaining power of workers leads to both a decrease in their real wage and an increase in unemployment" ("nel breve termine una diminuzione del potere contrattuale dei lavoratori conduce sia a una riduzione dei salari reali che a un aumento della disoccupazione"), tuttavia assicurava che "In our benchmark model, the trade-off takes the form of lower wages in the short run, in exchange for lower unemployment in the long run" (nei nostri modelli - del FMI n.d.r. - l'effetto di scambio prende la forma di salari reali più bassi nel breve termine in cambio di una minore disoccupazione nel lungo termine).

Nota: In realtà lo scopo perseguito da Peter Yanez sembra essere quello di evidenziare e sottolineare le imprecisioni di Alberto Bagnai, piuttosto che portare avanti un ragionamento fattuale. In ciò egli ha le sue ragioni, che comprendo ma non condivido, originate dal fatto che Bagnai opera una severa, e innegabilmente "orientata", politica di filtraggio dei commenti. Una cosa della quale me ne catafotto gli zebedei, sebbene segua con interesse e curiosità entrambi i siti.

Il fatto è che il famoso "effetto di scambio" preconizzato da Olivier Blanchard è ben lungi dal manifestarsi. E poiché quando le cose vanno male la prima reazione è quella di cercare un capro espiatorio, ecco che oggi il FMI ha messo nel mirino la politica della Merkel. Non che non vi siano ottime e fondate ragioni per sostenere questa tesi, ma si tratta, io credo, di un modo per eludere la vera causa della stagnazione secolare nella quale l'economia mondiale sta scivolando. L'euro, insomma, ha le sue responsabilità, ma il problema più generale è costituito dalla mancanza di interventi statali in sostituzione degli investimenti privati, quando questi vengono a mancare. Non solo l'euro, quindi, ma anche il liberismo. In Europa non ci siamo fatti mancare nulla perché abbiamo l'euro e il liberismo, mentre in Italia, per essere i primi della classe, tutto viene spiegato con la corruzione!

Marxista dell'Illinois
Capito perché sono un sovranista, e frequento con tanto piacere i "marxisti dell'Illinois"? [che poi, se arrivano i soldi del FMI, ci facciamo delle bevute da Dio! - n.d.r.]

Ah, dimenticavo: c'è anche un altro modo per contrastare la caduta tendenziale del saggio di profitto: una bella guerra. Certo, con gli ordigni di oggi ci sono lievi problemi di sostenibilità del pianeta... ma volete mettere il rischio di darla vinta a Pasquinelli?

giovedì 16 aprile 2015

Frosinone - "Alla Corte dei Conti, cara Stefania, ci vado quando dico io non quando dici tu!" - Riccardo Mastrangeli


Di Claudio Martino


Riccardo Mastrangeli e Stefania Martini
Spes ultima dea per il bilancio del Comune di Frosinone... l'assessore Riccardo Mastrangeli... farmacista... pillola o supposta?
L'assessore emerito al bilancio, Stefania Martini, tenta (fa finta) di criticare l'attuale Amministrazione... l'assessore al bilancio in carica, Richard I (now is the winter of our discontent... about budget...) replica (traduzione di Claudio Martino): "stai buonina, rispetta il primo comandamento ("non nominare la Corte dei Conti invano"), ora il sommo sacerdote sono io... e la Corte dei Conti la evoco quando dico io..."

martedì 14 aprile 2015

Un giovane "Acerbo"

Giacomo Acerbo e Matteo Renzi
Da wikipedia: «Il sistema delineato dal disegno di legge Acerbo andava a modificare il sistema proporzionale in vigore da 4 anni, integrandolo con un premio di maggioranza, che sarebbe scattato in favore del partito più votato che avesse anche superato il quorum del 25%, aggiudicandogli i 2/3 dei seggi. Durante la discussione in commissione, i popolari avanzarono numerose proposte di modifica, prima cercando di ottenere l'innalzamento del quorum al 40% dei votanti e poi l'abbassamento del premio ai 3/5 dei seggi. Ogni tentativo di mediazione fu però vano e la commissione licenziò l'atto nel suo impianto originale, esprimendo parere favorevole a seguito di una votazione terminata 10 a 8.
Il ddl venne quindi rimesso al giudizio dell'aula, dove le opposizioni tentarono nuovamente di modificarlo: esse confluirono attorno ad un emendamento presentato da Bonomi, che proponeva ancora di alzare il quorum per lo scatto del premio di maggioranza dal 25% al 33% dei voti espressi. Il tentativo fallì, anche per la rigida posizione assunta dal governo, che, opponendo la fiducia, riuscì a prevalere (seppur di stretta misura): su 336 presenti in 178 votarono a favore della fiducia e contro l'emendamento, 157 a favore dell'innalzamento della soglia e contro il governo. Decisivo risultò il numero degli assenti - ben 53 - che avrebbero potuto orientare in modo diverso l'esito del voto.
Il 21 luglio del 1923 il ddl Acerbo venne infine approvato con 223 sì e 123 no. A favore si schierarono il Partito Nazionale Fascista, buona parte del Partito Popolare Italiano (il cui deputato più noto fu Filippo Cavazzoni, poi espulso dal partito con gli altri dissidenti), la stragrande maggioranza dei componenti dei gruppi parlamentari di tendenze liberali e la quasi totalità degli esponenti della destra, fra i quali Antonio Salandra. Negarono il loro appoggio i deputati dei gruppi socialisti, i comunisti, la sinistra liberale e quei popolari che facevano riferimento a don Sturzo. La riforma entrò in vigore con l'approvazione del Senato del Regno, avvenuta il 18 novembre, secondo altre fonti il 14 novembre, con 165 sì e 41 no.»

Questa è ormai SStoria. Una SStoria che molti purtroppo non conoscono, o non ricordano, o fanno finta di non ricordare. Ora ci risiamo: il governo si appresta a far approvare l'Italicum. La nuova legge elettorale, così come è già stata approvata dalla Camera, prevede:
  • l'elezione di 630 deputati, di cui 12 nelle circoscrizioni estere
  • Ogni regione viene suddivisa in un certo numero di circoscrizioni. Ad esempio per il Lazio (5,9 mln di abitanti) le circoscrizioni saranno 57, per la Lombardia (10 mln di abitanti) 101, per la Campania (5,8 mln di abitanti) 60. Ad ogni collegio spetta un numero di seggi proporzionale al numero di abitanti, secondo i dati dell'ultimo censimento.
  • Sono previste soglie di sbarramento: l'8% in caso di liste singole, il 12% per le coalizioni. Per le coalizioni che raggiungono il 12% i seggi saranno ripartiti tra quelle che raggiungono almeno il 4,5%.
  • E' prevista una soglia del 37% per l'attribuzione del premio di maggioranza. Questo consiste nell'assegnazione, alla lista che raggiunge il 37%, di un numero di deputati tale da farle raggiungere la soglia di 370 seggi (circa il 58%), salvo che non ne abbia già ottenuti di più con i suoi voti.
  • Se nessuna lista raggiunge il 37% si va al ballottaggio. In questo caso si sfidano le prime due liste, o coalizioni, e alla vincente vanno 321 seggi (poco più del 50%).
  • Non è previsto alcun voto di preferenza.
Rispetto alla legge Acerbo, che prevedeva una soglia per il premio di maggioranza del 25%, l'Italicum appare più "democratico", rigorosamente tra virgolette. Ma non è questo il punto che mi interessa.

Io do per scontato che sarà approvato, e che con esso dovremo fare i conti. La domanda è: può essere sconfitto il piano di Renzi, il "giovane Acerbo" del terzo millennio? La risposta è no, anche se si verificassero le seguenti (improbabili) condizioni:
  1. Il PD si spacca, con l'uscita di Fassina e di altri capaci di promuovere una formazione "de sinistra" su posizioni anti-euro.
  2. Nasce una coalizione del PD fassiniano con il M5S
  3. La Lega, che non potrebbe evidentemente aderire alla coalizione PD fassiniano-M5S, corre da sola, e lo stesso fa ciò che resta di Forza Italia.
In questo scenario alla coalizione PD fassiniano-M5S si opporrebbe una coalizione PD renziano-NCD. Naturalmente alla Lega, e soprattutto a Forza Italia, dovrebbero essere promesse contropartite. Nel caso di Forza Italia queste riguarderebbero il ruolo di Silvio Berlusconi. Per la Lega si tratterebbe di patti che spaziano dalla politica fiscale (flat-tax e federalismo fiscale) ad accordi di potere su base regionale al nord. Il problema è che non esistono solo i partiti, ma anche i corpi sociali, termine con il quale non intendo riferirmi "ar popolo", ma alle grandi corporazioni di interessi concreti. La loro scelta sarebbe, con ogni probabilità, in favore di Renzi. Questi, che già detiene il potere e gode dell'appoggio del grande capitale finanziario italiano ed europeo, avrebbe ben altri argomenti per trattare sia con Berlusconi che con la Lega di Borghi-Salvini che non l'armata brancaleone costituita da un'alleanza, per altro improbabile, tra il M5S e i dissidenti del PD guidati da Fassina o chi per lui.

Dunque, con l'approvazione dell'Italicum, Renzi terrebbe tutti per le palle. E anche se si andasse alle elezioni, di fatto l'Italicum è fatto apposta per favorire una campagna elettorale bipolare: da una parte il Partito della Nazione (PD renziano + NCD), dall'altra una sinistra eterogenea e problematica, con Lega e Forza Italia nella condizione di intervenire nella fase del ballottaggio. Ammesso e non concesso che almeno una delle due non si schieri, fin da subito, con Renzi.

In ogni caso, il ruolo e il possibile protagonismo dei cosiddetti "movimenti dal basso", penso soprattutto ai sovranisti, sarebbe ridotto ai minimi termini. In altri termini l'approvazione dell'Italicum, che considero certa, avocherebbe all'attuale ceto politico ogni scelta nel delicato orizzonte politico che si prospetta, segnato dalla crisi dell'euro cui la prossima uscita della Grecia imprimerà un'accelerazione importante.

La scelta dei sovranisti


Cosa dovrebbero fare i sovranisti, qualora lo scenario delineato si avverasse? Non possono pensare, nemmeno alla lontana, di partecipare, questo è ovvio. Ma credo anche che non dovrebbero, per nessuna ragione e in nessun caso, cedere alle farlocche lusinghe del "voto utile", della serie: se non votate per la coalizione "de sinistra", allora farete il gioco di Renzi. E sono certo che così sarà, salvo piccole frange di pseudo-sovranisti, magari create ad arte per fare confusione. Ma di ciò parleremo se, e quando, verrà il momento.

L'ARS incontra Vladimiro Giacchè (Marino - RM 10 aprile 2015)


Ogni "metodo" ha un fine

Link correlato: LA SPIEGAZIONE DI ULTIMA ISTANZA. UN METODO (Luciano Barra Caracciolo)

Premessa


Questo fine settimana sono stato a Chianciano per un incontro (a inviti) promosso da quelli che sono noti a molti come i "marxisti dell'Illinois", intendendosi con tale denominazione non tanto un ben preciso movimento politico, quanto piuttosto un'area cultural-politica alla quale, per altro, sono molto vicino per ragioni sia politiche che di rapporti personali. In questa occasione è stato presentato un nuovo contenitore politico, del quale presto sarete informati dai promotori stessi. Ho deciso di non aderire al comitato promotore perché qualche punto della piattaforma, ancora in fase di definizione, non mi convince del tutto, ma anche per una ragione più generale: non condivido l'ottimismo con cui, in quel mondo, si guarda al M5S, che io ritengo (forse sbagliando) coprotagonista di una strategia di ampio respiro il cui fine è la disarticolazione del quadro politico attuale con l'obiettivo di guadagnare qualche anno di tempo per rafforzare le sbarre della gabbia eurista.

Il padulo analogico
Il partito della Nazione


Diversi segnali mi inducono a ritenere che intorno al PD stia accadendo qualcosa di grosso. La leva, come vent'anni e passa fa, è costituita dalle indagini su fenomeni corruttivi. Ora non dobbiamo dimenticare (a meno di non voler essere delle mammolette) che tutte le indagini sono, in diversa misura, orientabili, con il risultato di essere, nei fatti, potenti strumenti di pressione e ricatto nei confronti della classe politica. Vuoi puntare i piedi? No problem, qualcuno ti tirerà dentro e, vere o false che siano le accuse, per te è finita.

La grancassa mediatica è, come noto anche ai sassi, a completa disposizione; la sua funzione è quella di amplificatore emotivo. Basta frequentare qualche social per rendersene conto: il numero di coloro che tuonano contro la corruzione aumenta giorno dopo giorno, mentre diventa sempre più difficile contrastare le opinioni di quanti sostengono che essa sia la causa principale, se non l'unica, di una caduta del PIL di ben 12 punti percentuali! Ci si scontra con persone la cui tetragona convinzione mi spinge, malfidato come sono, addirittura a pensare che si tratti di trolls arruolati per diffondere questa farlocca lettura dei fatti.

Naturalmente spero vivamente che qualcuno di quelli con cui polemizzo da tempo legga queste righe, e si offenda: non ho alcuna intenzione di chiedergli scusa. Anzi, rinforzo il dosaggio!

Non perderò tempo a spiegare perché la tesi "corruzione causa della crisi" sia farlocca: questo è un blog per esseri senzienti, e dunque darò per autoevidente, e condivisa dai pochi lettori, la tesi opposta, cioè che l'ondata di indignazione contro la corruzione sia montata ad arte. Quale meraviglioso ed efficace strumento, capace di distrarre l'attenzione degli elettori e, al contempo, essere strumento di pressione e ricatto politico, utilizzabile per piegare i politici riottosi!

Naturalmente c'è dell'altro (rispetto al 1992 le tecniche sono state affinate). Pensate, ad esempio, alla dichiarazione dei redditi pre-compilata. Voi chiederete: che c'azzecca? Mai sentito parlare dei CAF (Centri di Assistenza Fiscale)? Orbene, in mano a chi stanno i CAF? La risposta è dentro di voi ed è quella giusta. Provate a riflettere su quanti redditi siano funzione della necessità, per i cittadini, di rivolgersi ai CAF per compilare i moduli fiscali, e forse capirete il perché di certe cautele. E più non dimandate.

In sintesi: indagini della Magistratura, caciara mediatica, pressioni e ricatti politici, corposi interessi minacciati. Aggiungete le operazioni false-flag anti euriste e il quadro è completo.

La ciccia vera del confronto politico, oggi come venti o trenta anni fa, è il processo di integrazione europeo, la cui fondamentale importanza, e soprattutto i suoi fini, devono essere sottratti al dibattito democratico. Guai a fornire alla casalinga di Voghera gli strumenti minimi per leggere correttamente la realtà, così che essa possa intendere il legame tra il trattato di Maastricht e il fatto che andrà in pensione a settanta anni! Giammai! La colpa adda esse de li ladroni!

Ma torniamo a noi. A mio parere lo scopo di tutta questa caciara anti corruzione è quello di tacitare ogni opposizione nel PD, forzandolo a mutare natura così da poter accogliere le istanze rappresentate, in questo ventennio, da Forza Italia. Al contempo, è necessario creare lo spazio per le opposizioni di comodo, le quali però dovranno essere rigorosamente divise e inconciliabili: da una parte la Lega salviniana, dall'altra il M5S. L'Italicum completerà la trama.

Che fine hanno fatto i banchetti per richiedere l'inutile e dannoso referendum sull'euro dei pentastellati? Quante firme sono state raccolte? Perché il M5S continua a creare hashtag contro l'euro ma non forma e informa la sua base di attivisti? La spiegazione è banale: perché il posizionamento anti-euro deve essere spiegato agli attivisti solo ed esclusivamente nei termini fenomenologici (non più oscurabili) ma non in quelli, ben più efficaci, della reale comprensione delle dinamiche politiche e macroeconomiche innescate dalla moneta unica. Ciò perché, se mai accadesse, l'attuale assetto di potere all'interno di quel movimento sarebbe terremotato.

E qui mi sovvien di quel video nel quale spiegai le ragioni vere per cui avevo voltato le spalle al M5S...


Tutta l'operazione ha uno scopo, a mio avviso, evidente: guadagnare altri sei o sette anni di tempo per implementare le politiche euroliberiste, nella speranza che in questo lasso di tempo accada qualcosa che le renda definitivamente irreversibili!

Per far ciò è necessario creare gli spazi anche per forze di opposizione di comodo le quali, pur tuonando contro l'euro, siano però saldamente posizionate nel recinto liberista (la Lega di Salvini) oppure siano percepite come genericamente di sinistra (il M5S) ma restino saldamente nelle mani di un ristretto gruppo di controllo, e non si trasformino in un vero movimento democratico di massa. Il risvolto di questa perfida operazione politica è quello di tagliare le gambe ai movimenti dal basso, in primo luogo i sovranisti, contro i quali tuona, da sempre, un noto libellista sedicente "de sinistra" ma, in realtà, piuttosto interessato ai cazzi suoi. E più non dimandate, of-course.

Eppure la soluzione ai nostri mali è già in nostro possesso, è la Costituzione del 1948. Soprattutto i suoi primi dodici articoli che, a conclusione di questo articolo, offro alla vostra riflessione.

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA


PRINCIPÎ FONDAMENTALI


Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5.
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principî ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

Art. 6.
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10.
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 11.
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12.
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.