mercoledì 25 dicembre 2019

Babbo Borghi

Il video include spezzoni tratti da qui

Links:


Un altro tentativo di buttarla in caciara mediatica da parte di un noto esponente della Lega, quel Claudio Borghi Presidente della commissione Finanze alla Camera dei deputati, che interpreta il ruolo di anti-euro insieme col suo compariello piazzato al Senato.

Ma all'analisi delle riprese video e dei documenti tutto si sgonfia. Come per il MES, come per tutto, come sempre, la Lega si conferma il partito più anti democratico che ci sia, posto che fondamento di questa è il confronto dialogico e leale sui dati di fatto.

domenica 22 dicembre 2019

The tarantella horror picture show

Un video a corredo di un post tratto dalla pagina fb di Vincenzo Cucinotta:



«Perché si costituisse il governo oggi in carica, sono dovute avvenire una serie di condizioni che qui proverò ad elencare:

1. La crisi del precedente governo provocata dalla Lega.

2. La disponibilità dei 5S a trattare con il PD che ha richiesto l'attivo impegno di Grillo e di Casaleggio per costringere un Di Maio inizialmente restio.

3. La disponibilità di Zingaretti a trattare coi 5S con un'inversione a U rispetto a quanto dichiarato a ridosso della caduta del governo Lega-5S.

In sostanza, le tre forze politiche maggiormente rappresentate in parlamento, si sono sottoposte a una netta inversione nelle scelte di proprio schieramento politico pur di dare alla luce questo governo, e tutto ciò è avvenuto nel breve volgere di poche settimane.

Se aggiungiamo a ciò il fatto che per loro stessa ammissione, PD e 5S si sono accordati per la necessità di presentare una legge di bilancio rispettosa delle regole UE, allora sembra del tutto evidente che c'è una regia unica a cui degli schieramenti non frega nulla, ma gli importa soddisfare puntualmente le condizioni poste dalla UE, e credo che sia il proverbiale segreto di Pulcinella dire che questo governo è innanzitutto un governo Mattarella-Draghi.

Infine, ma su questo pochi avrebbero avuto dubbi, c'è stato uno schierarsi compatto dei media secondo una prassi ormai consolidata che vede il giornalismo non più come il cane da guardia verso i possibili soprusi del potere, ma come il cane da guardia al servizio del potere.

Tale regia ha operato attivamente per evitare che si realizzasse uno scontro tra Italia e UE, su questo credo che non ci possano essere contestazioni. Ciò che invece sarebbe il caso di approfondire è perchè questo scontro lo si è voluto evitare. Nel 2011, lo scontro non venne nè evitato, nè minimizzato, ma anzi si potrebbe dire che fu enfatizzato, senza badare minimamente ai danni gravissimi che la nostra economia ne subì.

Qualcuno potrebbe pensare che evitare tale scontro sia servito non a salvaguardare l'Italia, ma a salvaguardare la UE, che magari dovremmo smettere di considerare così forte, smettere di considerare l'obbedienza alle regole UE invece che come un vincolo inviolabile, come una scelta discrezionale.

Dovremmo quindi riflettere su quale sia il fondamento del potere UE, se esistano delle procedure così stringenti mediante le quali la UE possa forzare gli stati ad adeguarsi ai suoi dettami senza possibilità di offrire una adeguata resistenza.

Mi pare che ciò che tutti questi protagonisti condividono tra loro sia la paura, in un clima di bluff reciproci che farebbero impallidire quanto si può osservare a un tavolo da poker, ma che alla fine portano a evitare qualsiasi scontro anche se gli accordi sottoscritti sono minimali, una sorta di assecondamento del corso pseudo-automatico degli eventi.

Ciò infine si traduce in una negazione della politica, perchè i conflitti si occultano, e senza lotta politica, sparisce anche la politica, come del resto le sardine tentano di fare, eliminare la natura conflittuale della politica, e per questa via confonderla con l'oculata gestione dell'esistente.

Il totalitarismo ai nostri giorni non punta sulla violenza fisica, ma sulla pretesa di definire preliminarmente i limiti consentiti del dibattito politico. Come non mi stanco mai di ripetere, la politica o sta al posto di comando, cioè non deve subire diktat preventivi, oppure semplicemente non esiste, ne è soltanto una finzione.»

Per concludere vogliate gradire questo breve video-divertissement, aka composizione dal carattere frivolo o giocoso.

venerdì 20 dicembre 2019

Cocullo, la Siberia italiana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La curva di Laffer è una curva che mette in relazione l'aliquota di imposta (asse delle ascisse) con le entrate fiscali (asse delle ordinate). Fu impiegata da Arthur Laffer, economista dell'University of Southern California (Usa) per convincere l'allora candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 1980, Ronald Reagan, a diminuire le imposte dirette.

Distribuzione del gettito in funzione della pressione fiscale: superato un certo limite t*, a cui corrisponde il gettito massimo Tmax, ulteriori aumenti dell'imposta causerebbero un aumento di evasione ed elusione, tale da ridurre il valore dello stesso. La forma reale e il valore t* sono sconosciuti e dipendono probabilmente da molti fattori.


martedì 17 dicembre 2019

Pillolone di geopolitica

Contenuto altamente consigliato ai quattro gatti che seguono questo blogghettino de paese. Enjoy.

Pedagogia (un mio commento su YT).

Scrive Andrea Galasso in un commento al video "L'ABC della geopolitica - da Limes":
«...bisogna capire se è vero che agli USA non importerebbe nulla di avere un'Italia statalista, dirigista e keynesiana che punta alla piena e buona occupazione e ripudia il liberalismo, purché non vengano toccati gli equilibri NATO, oppure se agli USA dà fastidio proprio la Costituzione socialista democratica (qual è quella banca d'affari che disse che bisogna riformare le costituzioni troppo socialisteggianti in Europa? J. P. Morgan o Goldman Sachs, vabbè, in ogni caso non è importante: il concetto rimane...).»

Quello che pensano J. P. Morgan o Goldman Sachs è importante quanto quello che pensa un banchiere della mafia rispetto a quello che fa la Commissione: nulla. Sono i banchieri che finiscono appesi sotto un ponte o stesi con un caffè alla stricnina. Ti ricordo che all'Italia della I repubblica (voluta dagli USA, ne converrai) fu impedito di sviluppare il nucleare e l'elettronica digitale perché quelli erano settori strategici che non si potevano lasciare a un paese come il nostro. Per il resto, la distribuzione interna del reddito erano affari nostri, purché restassimo nell'orbita USA. La morte di Moro, e non solo, fu determinata dal rischio che potessimo uscirne aderendo all'organizzazione dei paesi non allineati, guidata dalla Iugoslavia, cosa che dava fastidio anche all'URSS, tant'è che c'è traccia di una collaborazione est-ovest per fermare quella politica. Considera, infine, che la Costituzione socialista fu consentita addirittura nel pieno della guerra fredda, mentre viene disattivata oggi: come mai?
Credo che si faccia troppa confusione tra politica estera di un paese (cioè la sua collocazione negli equilibri internazionali) e la politica interna che attiene alla distribuzione del reddito prodotto e della fetta di carne che ci spetta in base ai suddetti equilibri.
Gli USA hanno sempre premuto per accordi di libero scambio,  ma sono sempre stati freddi sulla possibilità di reale unificazione politica dell'Europa, tanto è vero che l'adesione dell'UK può essere interpretata come una mossa per frenarla, limitandola solo alla creazione di un mercato unico.
La mia idea è che la spinta verso l'unione politica proviene da Francia e Germania, che sanno di poterla dominare, mentre all'Italia è consentito partecipare ma solo in posizione subordinata. Non mi pare che, a dispetto della nostra comune adesione al fogno europeista, la Francia abbia rinunciato al tentativo di mettere le mani sulla Libia! L'opposizione degli USA alla nascita di un'entità politica dominata dall'asse franco-tedesco è totale, e perché mai non dovrebbe esserlo? Quale impero sarebbe contento di vedere una federazione di Stati subordinati unirsi politicamente così da diventare un pericoloso concorrente?
In definitiva, è sul fronte interno che vanno cercati spazi di manovra, combattendo la borghesia cotoniera che usa l'euro come un cappio al collo delle classi lavoratrici per spremerle il più possibile. Ribadisco che dobbiamo assolutamente uscire dall'euro riservandoci, se possibile, di trattare sull'adesione al mercato unico da una posizione di forza, o meglio uscire anche da quello per ritrovare una proiezione mediterranea sotto l'ombrello USA, se a questi interessa.

Sostiene il dottor Bau

Uno dei massimi esponenti dello Stato profondo italiano ha contattato la redazione del telegiornale dei Sovranisti Arcaici per rilasciare un'importante dichiarazione. Il nostro direttore irresponsabile Piddu declina ogni responsabilità, e anzi si dissocia con pavidità dalla presa di posizione del dottor Bau, essendo ben cosciente della rilevanza delle sue parole. Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, e il dottor Bau è il più duro dei duri.

domenica 15 dicembre 2019

Fare presto

Da Il Giornale (grassetto aggiunto): «La tregua salviniana che spiazza
 La mossa di Matteo Salvini ha una ratio politica... Fermiamoci. L'Italia sta franando mentre a destra e sinistra va in scena la giostra degli insulti, del muro contro muro, del chi picchia più forte. È un'ossessione. È l'opera dei pupi. È la campagna elettorale senza tregua. Non conviene a nessuno... Questo appello Salvini lo fa dal No Tax Day di Milano... La tentazione della maggioranza è nazionalizzare tutto: Alitalia, Ilva, le banche, pezzi di imprese che stanno crollando. È un ritorno all'Iri, alle imprese di Stato amate dal fascismo e sognate dal comunismo. Tutto questo con un debito pubblico che all'improvviso non interessa più a nessuno... Salvini è disposto a sedersi e a parlarne. Riprende in realtà una proposta del suo braccio destro Giancarlo Giorgetti... È una tregua, un comitato di salvezza nazionale, che coinvolge tutti: da Leu a Forza Italia, dal Pd ai Cinque Stelle, da Fratelli d'Italia alla Lega, passando per i renziani. »