sabato 13 giugno 2020

Flusso di coscienza

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Il Bilderberg a 5 stelle

Il colore blu

Credo sia arrivato il momento di una riflessione sul vero sovranismo. Metto da parte ogni polemica sul furto terminologico operato dalla Lega e dal M5S con l'aiuto del sistema mediatico loro complice, tanto è inutile stare qui a menarcela. Questi due partiti li conosciamo, riescono ad eccellere per falsità nei rispettivi campi, che pure non sono privi di altri notevoli campioni. Parliamo di noi, guardiamoci negli occhi, apriamo una riflessione invece di continuare nell'ormai stanca riproposizione di appelli alla Costituzione o di lamentele contro l'Europa che ci restituisce meno di quello che diamo. Anche perché, fatemi capire, preferireste stare nell'UE come percettori invece che come contributori netti? Lo capite che questo significherebbe diventare uno stato con un livello di sviluppo economico inferiore alla media europea? Sarete contenti il giorno in cui, stando nell'UE, saremo finalmente percettori netti?

L'Unione Europea sappiamo quello che è: un modello di organizzazione sovranazionale in cui il potere di emissione monetaria è delegato a una Banca Centrale che gode di notevole - ma non infinita - autonomia, mentre il potere di imposizione fiscale resta nelle mani dei singoli Stati. Al di sopra di ciò vi è un ombrello normativo, questo sì un vero problema, che a dispetto del fatto che questa organizzazione sia un mezzo Stato, viene costantemente esteso, in modo spesso invasivo e in contrasto con il sentimento e la tradizione dei popoli. Scopo di questa incessante offensiva normativa è quello di affermare l'ideologia liberale nella sua versione ordoliberista, costruendo così un quadro giuridico destinato a sovraordinarsi a quelli nazionali.

Per attaccare questo mezzo Stato ci siamo mossi lungo due direttrici: la denuncia delle disfunzionalità dell'euro e la critica al liberismo, in particolare la sua versione ordoliberista, dimenticando che il potere di imposizione fiscale è ancora tutto nelle mani degli Stati, e ci resterà. Come è finita lo sapete: il caporione di quelli che hanno criticato l'euro per le sue disfunzionalità oggi invoca la BCE, il caporione di quelli che hanno criticato l'assetto normativo europeo ha rivendicato, sul più bello, il suo diritto a perseguire un nuovo orizzonte professionale, di breve durata ahilui!

Ai margini di questi filoni hanno preso vita diverse e folkloristiche varianti, rispettivamente economicistico-monetariste oppure nostalgiche di una presunta grandezza che non c'è mai stata o, se c'è stata per un breve periodo, traeva forza da ben altra impostazione di fondo. Insomma, un disastro.

La rimozione e non comprensione di quanto sia importante il fatto che il potere di imposizione fiscale sia, ancora e in futuro, saldamente nelle mani dei singoli Stati, ha finito col generare la nascita di un atteggiamento vittimistico nei confronti degli Stati del nord che, a differenza di noi, hanno saputo ben approfittare dell'assetto testé descritto. Il punto cruciale è che se non si ha, o se manca - e finché manca - la volontà della maggioranza delle forze sociali di uscire da questo modello di organizzazione sovranazionale, la questione di gran lunga più importante è capire perché non è possibile, pur rimanendo in questa costruzione, stare dalla parte dei vincenti invece che da quella dei perdenti. E naturalmente individuare le cause di ciò.

E' stato a partire da queste riflessioni che, dall'estate del 2019, ho iniziato un percorso di rielaborazione di molte delle mie convinzioni, giungendo ad individuare il cuore della questione nell'esistenza nel nostro paese di un aggregato sociale, al quale mi riferisco solitamente come borghesia cotoniera, che non ha saputo farsi carico di una scelta che, per quanto probabilmente imposta dall'esterno, tuttavia era il nuovo campo da gioco nel quale muoversi. Questo aggregato sociale, che per la sua eterogeneità non è corretto definire "classe", ha conservato nelle sue mani il potere di imposizione fiscale, facendone un uso disastroso al servizio dei suoi interessi. Non è un caso, infatti, che già negli anni a cavallo della triste vicenda di tangentopoli il dibattito politico si sia concentrato sulla questione della spartizione del bottino fiscale, con la Lega di Bossi nel ruolo di capofila delle regioni del nord - che pure avevano goduto degli equilibri del precedente assetto potendo disporre sia di un mercato domestico di sbocco che di forza lavoro qualificata (grazie agli investimenti dello Stato) proveniente dal sud. Sul versante opposto, la cosiddetta sinistra intraprendeva la sua mutazione genetica, dandosi al saccheggio della sua quota con l'aiuto dei suoi molteplici apparati.

Le difficoltà susseguenti all'adozione di un cambio fisso, evidenti fin dal 1997 con la sua definitiva fissazione prima dell'ingresso nell'euro il 1 gennaio 1999, non venivano così affrontate con la dovuta capacità politica, e la borghesia cotoniera dava inizio alla pre-messicanizzazione del paese.

Come ho già argomentato, alla base di questo comportamento vi era il fatto che la gestione della raccolta fiscale, e la sua spartizione, restava nella completa disponibilità dei governi, quindi delle classi dirigenti di ogni paese. Il seguito della storia lo conoscete: ad ogni crisi l'unica risposta è stata, sempre e comunque, come una coazione a ripetere, la spinta a drenare risorse per via fiscale o con la privatizzazione compulsiva di proprietà pubbliche, senza che nemmeno una parte residuale venisse investita nella modernizzazione del paese. E' stata questa percezione, che nella prima metà del primo decennio di questo secolo si era ormai diffusa tra l'opinione pubblica - in modo per altro simile a quanto era accaduto negli anni che avevano preceduto e preparato la tempesta di tangentopoli - a favorire l'ascesa del MoV di Beppe Grillo. Qualsiasi cosa sia diventato oggi il M5S, e personalmente penso che, insieme alla Lega, sia il peggio che abbiamo, non si può dimenticare che coloro che ne favorirono la prima ascesa, tra i quali chi scrive, erano motivati da una corretta, sebbene parziale, lettura della realtà.

Un paese guidato da una classe dirigente marcia e corrotta come la borghesia cotoniera - ricordo che è un aggregato sociale e non una classe - non può stare nell'euro e non può uscirne, può solo aspettare che altri decidano cosa fare. Per questo mi fanno un po' ridere quelli che strepitano sul fatto che la Germania voglia derubarci, e mi ha fatto molto riflettere la frase icastica di un amico, che ha scritto: "La regola è sempre la stessa: le vittime le riconosci dalle lacrime, i colpevoli dal piagnisteo".

Ci sono troppe persone, anche in buona fede, che sono cadute vittime di un mal inteso amor patrio, immaginando che l'unico scopo dei paesi del nord sia quello di appropriarsi dei gioielli italiani, delle nostre bellezze, perché i tedeschi sono invidiosi di noi. Una grandissima responsabilità per questo errore è in capo ai profeti no-euro i quali, pur individuando correttamente gli aspetti criticabili della costruzione europea, si sono sempre spesi con grande determinazione per distogliere l'attenzione dei loro seguaci dal fatto che il potere di imposizione fiscale è e resterà nelle mani dello Stato italiano. Sono gli stessi che, con triplo salto mortale carpiato all'indietro, oggi chiedono l'intervento della BCE, auspicano una riforma fiscale che appiattisca le aliquote e, dulcis in fundo tra gli applausi degli adepti, accusano tutti quelli che non hanno voluto seguirli nei loro ripetuti tradimenti di essere traditori e mentitori!

Ora vorrei proporre una breve riflessione sugli italiani, necessaria in quanto, come non mi stancherò di ripetere, la borghesia cotoniera non è una classe ma un aggregato che innerva tutta la nazione e quindi non ha confini definiti, caratteristica questa di una classe. Indro Montanelli (sì proprio lui, il maschio bianco violentatore) diede una definizione perfetta del fascismo, al quale aveva aderito quasi tutta la quota di popolazione che partecipava della cosa pubblica: "Mussolini capì una cosa fondamentale, che per piacere agli italiani bisognava dare a ciascuno di essi una piccola fetta di potere col diritto di abusarne".



Certo, possiamo continuare a considerarci speciali, della serie i tedeschi invidiosi vogliono i nostri gioielli, ma è un fatto che milioni di italiani che, nel 1940, osannavano il Duce, nel 1945 erano diventati socialisti, comunisti e democristiani. In questo, mi dispiace apparirvi antipatico, i nostalgici del fascismo avevano e hanno ragione. D'altra parte, perché pretendere che gli altri abbiano sempre torto e noi sempre ragione? Lo vogliamo dire che questa cosa è veramente da italiani? E che non va bene? Ecco, l'ho detto.

Dunque gli italiani sono italiani, questa è una magnifica tautologia. Erano italiani i nostri padri, che si sono fatti il mazzo per risorgere dopo l'umiliazione subita, ed erano italiani quelli che, non appena è arrivato un po' di benessere, hanno cominciato a rubare - l'alba della borghesia cotoniera - oppure si sono affrettati ad entrare nei suoi ranghi dopo le intemperanze giovanili. Dei secondi ne ho conosciuti molti, miei coetanei e conterranei, arrivati ai vertici del sistema mediatico dopo essere stati rivoluzionari. Ma nessuna meraviglia, erano e sono italiani.

Sempre italiani erano quelli che si sono messi al seguito di Craxi quando giravano le mazzette, ed erano italiani i comunisti che, per odio verso i cugini, si alleavano con la Democrazia Cristiana che, sorniona, si teneva il suo. Non erano forse italiani quelli che divoravano i giornali e aspettavano, giorno dopo giorno, il grande scandalo che spiegava perché la loro arrampicatina sociale non li aveva portati abbastanza in alto, e poi sono accorsi alla chiamata di Berlusconi? Non sono italiani gli ex-comunisti che oggi si dichiarano liberal-democratici? E non sono italiani quelli che hanno chiuso gli occhi davanti ai tradimenti dei guru no-euro? E non sono italiani i delatori? Non sono italiani quelli che guidano con la mascherina?

Vogliamo parlare dei miei alunni, figli di questo popolo, svogliati e ignoranti come capre salvo poche eccezioni, queste sommamente encomiabili, ai quali interessa solo il voto e basta? Certo, sono giovani, ma lo stampo antropologico e culturale è questo. Quando ci fu Caporetto, per fermare i tedeschi che avevano sfondato con quindici divisioni inviate in appoggio ai loro alleati austriaci, dovettero arrivare altrettante divisioni francesi: noi eravamo a un livello più basso, alla pari con gli austriaci, ma inferiori in tutto sia ai francesi che ai tedeschi. E che dire dell'ARMIR, soldati mandati al fronte con le scarpe di cartone, dai nonni dei cotonieri, diciamo.

Che si voglia o no di uscire dall'euro, io credo che dobbiamo veramente riflettere su quello che siamo come popolo, e smetterla di immaginare chissà quali incredibili traguardi che ci sarebbero preclusi dai tedeschi cattivi e invidiosi; come pure dobbiamo capire che, se l'Italia fosse al livello di Germania, Francia e Olanda, la costruzione europea, che tanto detestiamo, non potrebbe che avvantaggiarsene, con grande soddisfazione di francesi, tedeschi e olandesi. L'interesse primario della Germania, ve lo dico a muso duro, non è quello di sottometterci ma di avere un terzo partner grande e affidabile, capace di perseguire il progetto economico - in prospettiva geopolitico - verso il quale si è incamminata. Non saremmo dovuti entrare e non siamo in grado di uscire, questa è l'amara verità. Né saremmo in grado, qualora i tedeschi decidessero di mollarci, di svolgere il ruolo di nazione di riferimento nel Mediterraneo.

Dobbiamo prendere atto della realtà, mettere temporaneamente da parte ogni velleità di uscire, data la situazione disastrosa nella quale ci troviamo col rischio della disintegrazione del paese, e cogliere l'ultima opportunità che abbiamo prima di un collasso, il cui prezzo potrebbe essere la fine dell'Italia come nazione, perché a quel punto dovremmo rifare l'Italia prima di mettere mano al compito in cui abbiamo sempre fallito: fare gli italiani.

Il che significa, per tornare alla cronaca, prendere tutti i soldi che possiamo prendere, e usarli bene. Il rischio infatti è che, MES o non MES, la borghesia cotoniera si avventi un'ultima volta sul bottino, poi sarà finita. In prima fila, sappiatelo, ci sono anche le iene ex-no euro, coi loro aguzzi dentini.

Ricordate: il potere di imposizione fiscale, ancora nelle mani dello Stato italiano, è un potentissimo strumento di collezione e redistribuzione del prodotto sociale, ben più importante dello strumento monetario. Ma adesso stanno arrivando tanti soldi, ce li daranno i nostri partner europei che hanno tutto l'interesse a che ci risolleviamo dalla nuova Caporetto. Esattamente come i francesi, che ci mandarono quindici divisioni cento anni fa. Di cosa credete che si parlerà agli stati generali convocati dal Conte zio a porte chiuse e telecamere spente, di chip sottocutanei? No, queste non sono robe per questa gentucola: ce li imporranno se gli sarà chiesto, e non ce li imporranno se non gli sarà chiesto da un altro livello, al quale non possono attingere! Questi parleranno di piccioli, e di come spartirseli.

Sono tutti in fibrillazione, possibile che non lo vediate? Ma io sì, perché ho una mente criminale. Saranno 170 miliardi o giù di lì, una cifra enorme, insperata, non lasciatevi ingannare dalle polemicuzze sul MES, paccottiglia da plebe adepta, tutti vogliono governare con questa manna dal cielo europeo. Aveva ragione Crudelia Gruber quando ha detto a Bagnai "la prossima volta che tornerà sarà completamente europeista". Naturalmente non vogliono i controlli, né dell'Europa né della magistratura - non si addice alla borghesia cotoniera rispettare i patti - vogliono fare di testa loro perché si sentono bravi, e poi ne va dell'onore nazionale... applausi della plebe adepta.

Guardo tutto questo, dal mio rifugio di criminale nel Ciocaristan meridionale, questa volta senza speranze né illusioni perché so già come andrà a finire: nel solito modo. E ancora una volta vi chiedo di non aspettarvi dimostrazioni, perché che il cielo sia blu, ovvero che il nostro cervello reagisca alla radiazione elettromagnetica nell'intervallo di frequenze da 606 a 631 THz producendo la percezione del blu, è cosa che va oltre la spiegazione. Per me è blu, se vedete verde la colpa è vostra. Pensate da criminali e vi si apriranno gli occhi.

venerdì 12 giugno 2020

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Dall'accordo del Plaza a Event 201

La pandemia da coronavirus potrebbe essere una replica dell'accordo del Plaza del 1985, teso a svalutare il dollaro come poi effettivamente accadde? La differenza potrebbe essere che il mondo di oggi è molto più caotico e ognuno sta seguendo la direttiva globale a modo suo, in modo particolare in Italia.



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giovedì 11 giugno 2020

Illo tempore



Una mente criminale vede le trame criminali di cui è intessuta la politica, non servono quindi le prove per dimostrarle ai ciechi.

Addendum



Vi siete fatti convincere dalle televisioni a reti unificate che gli asino volano, e dovrei essere io a dimostrarvi che non è vero? Ci saranno gli Stati Generali, o come vorranno chiamarli, ma è un film già visto. No, non sto parlando della Storia ma di ciò che fa sì che la Storia si ripeta: l'oscena ingordigia di Potere dei criminali e la dabbenaggine delle pecore. Mettetevi la mascherina, distanziatevi, fate sesso ma senza baciarvi, anzi smanettatevi con la realtà virtuale, soprattutto inginocchiatevi. Perché solo dopo che vi sarete inginocchiati sarete lasciati in pace, e allora vi farete vaccinare, accetterete di essere controllati a ogni passo, vi sarà tolto tutto e non sarete padroni dei vostri corpi. I corpi, sì, solo quelli, perché tanto è già chiaro che non avete né cervello né anima, non siete nemmeno pecore che danno la lana e il latte, siete solo topi!

Il caso Floyd: le responsabilità dei Media

Nessuno può accusarmi di essere un securitario, soprattutto dopo aver potuto misurare la mia propensione alla ribellione nei lunghi mesi di segregazione che ci sono stati imposti. La verità è che non sopporto le menzogne, da qualsiasi parte provengano. Oggi torniamo ad occuparci del caso Floyd, dopo la sconcertante censura che ho subito con la rimozione di un mio video da Youtube nel quale analizzavo, dati alla mano, le ragioni della vera o presunta violenza razziale negli Stati Uniti, giungendo alla conclusione che il motivo di fondo sono le differenze di classe, particolarmente gravi nel caso dei neri che sono l'unica etnia che non è arrivata negli Stati Uniti per libera scelta bensì per la secolare deportazione schiavistica, in gran parte operata dagli inglesi.

Ho qualche idea sulla manina che potrebbe avermi segnalato, ma la tengo per me.

Tuttavia c'è un aspetto della questione che merita un approfondimento, ed è il ruolo dei media nel costruire una percezione distorta della realtà. Un problemino di non poco conto, che in Italia è particolarmente grave, ma di questo parleremo in un'altra occasione. Questo ruolo dei media potrebbe essere in relazione con la dura contrapposizione politica, negli Stati Uniti, in vista delle prossime elezioni presidenziali, e riverberarsi in ogni angolo dell'impero americano di cui noi siamo parte, ci piaccia o no. Ho trovato questo video, anch'esso soggetto a restrizioni di età, circostanza piuttosto curiosa dal momento che anche in questo caso vengono presentati ed esaminati dati statistici. Siccome il video è in inglese (con la traduzione automatica in inglese) per facilitarne la comprensione mi sono armato di santa pazienza e ho realizzato una traduzione in italiano, spero il più possibile corretta. Un caro saluto.



La traduzione

«Salve, sono Jared Taylor di Rinascimento Americano. Negli Stati Uniti c'è un tumulto per la morte di George Floyd per mano della polizia di Minneapolis. Ci sono state manifestazioni in oltre 400 città, saccheggi e incendi dolosi in ogni grande città degli Stati Uniti. Perché sono così tante le persone nelle strade? Perché loro credono che la società americana sia sistematicamente razzista e che la polizia brutalizzata e persino casualmente assassina uomini neri. I media costantemente dicono loro che la polizia è razzista e molte persone pensano che il raccapricciante video della morte di George Floyd lo conferma.

Ma diamo un'occhiata ai fatti, alcuni potrebbero sorprendere. La polizia in America effettua da 12 a 13 milioni di arresti ogni anno, ma quanto spesso questo porta alla morte di una persona di colore disarmata noi lo conosciamo esattamente grazie al Database del Washington Post che riporta i casi di ogni uccisione da parte della polizia. Nessun altro ha cifre migliori, quindi per favore fermati e indovina quanti neri disarmati vengono uccisi ogni anno, 200? 500? L'anno scorso la cifra era 9, solo 9, e quel numero sta scendendo, non salendo. Nel 2015 la polizia ha ucciso 38 neri disarmati, nel 2017 hanno uccisi 21, e che dire dei bianchi? L'anno scorso la polizia ha ucciso 19 bianchi disarmati oltre ai 9 neri disarmati. In quasi tutti i casi se la persona che è morta era nera o bianca un'inchiesta ha scoperto che il comportamento degli ufficiali era giustificato. Ora potresti pensare che è difficile da credere, ma nel 2019 la probabilità di essere disarmato, arrestato e poi ucciso dalla polizia era più alta per i bianchi che per i neri. Per entrambe le razze era qualcosa di molto raro, un caso su 292.000 arresti per i neri, e uno su 283.000 arresti per i bianchi. Ma, per ripeterci, la possibilità che un uomo bianco disarmato venga arrestato e ucciso dalla polizia è leggermente più alta che per un uomo di colore disarmato.

Quanto alle persone armate, da quando il Post ha iniziato a seguire nel 2015, la polizia uccide 1000 persone armate ogni anno, un quarto dei quali erano neri. Ora questo è circa due volte la loro quota della popolazione, che è il 13%. Anche questo prova il razzismo della polizia? Probabilmente no, quello che i dati non ci dicono è che i neri sono notevolmente più propensi dei bianchi a commettere reati e quindi a entrare in contatto potenzialmente violento con la polizia. Questi sono i dati: nel 2018, l'anno più recente disponibile, i neri hanno rappresentato il 37% degli arresti per tutti i crimini violenti, il 54% degli arresti per rapina e il 53% degli arresti per omicidio. Nella stragrande maggioranza dei casi sono le persone che commettono crimini come questi che minacciano la polizia che vengono sparati dalla polizia. In questo contesto che le persone nere uccise dalla polizia siano solo il 25% può sembrare una cifra sorprendentemente bassa.

Ecco un'altra statistica, ogni anno i criminali uccidono da 120 a 150 poliziotti e sappiamo da questa tabella dell'FBI che ogni anno in media circa il 35% degli assassini di poliziotti sono neri, quindi, per ripetere, i neri sono il 13% della popolazione e rappresentano il 25% delle persone uccise dalla polizia, ma guardare questi alti livelli di coinvolgimento nel crimine violento suggerisce che non sorprendente se i neri rappresentano oltre il 25% delle le persone uccise dalla polizia.

Ora io ho citato l'alta percentuale di arresti di neri per reati violenti, e potresti pensare che queste cifre riflettano il razzismo della polizia e non differenze razziali nei tassi di criminalità, potresti pensare che sia di parte che la polizia arresti innocenti neri lasciando andare i bianchi colpevoli, e che è per questo che i tassi di arresto dei neri sono così alti. Abbiamo dati di sondaggi molto preziosi dal Bureau of Justice Statistics che confutano questa interpretazione. Come questa pagina spiega, ogni anno i dati sono ottenuti da un campione rappresentativo a livello nazionale di circa 240.000 interviste a vittime di crimini, che coinvolge 160.000 persone di circa 95.000 famiglie. Il governo chiede a queste 160.000 persone se sono state vittime di un crimine violento, vengono poi richiesti molti dettagli, compresa la razza della persona che li ha attaccati. Molti di questi crimini non vengono nemmeno denunciati alla polizia, quindi i numeri in questo sondaggio sono sempre maggiori del numero di arresti per gli stessi crimini, comunque, e questo è il punto chiave, le proporzioni razziali seguono quasi perfettamente. Per esempio l'opinione pubblica degli americani afferma che oltre la metà dei rapinatori erano neri, così quando metà dei rapinatori arrestati dalla polizia si sono rivelati neri questa circostanza pregiudica la polizia? No, la polizia stao facendo quello che dovrebbe fare, arrestare i criminali senza tener conto della razza.

Ci sono stati studi scientifici sulla possibile parzialità della polizia contro neri e ispanici. Questo articolo pubblicato l'anno scorso proviene dall'indagine dell'Accademia nazionale delle scienze, probabilmente la più prestigiosa rivista peer-reviewed del paese, che ha costruito un sofisticato database per tutte le circostanze fatali in cui è coinvolta la polizia nel 2015, e le abbiamo guardate da ogni possibile angolo razziale. Vi è scritto che non si trovano prove di disparità anti-nere o anti-ispaniche nelle sparatorie con ufficiali bianchi, che non è più probabile sparare a civili appartenenti a minoranze, a meno che tu non stia minacciando in modo pericoloso non sarai sparato a causa della razza, e questo vale per gli ufficiali di polizia di tutte le razze.

Roland Fryer è un economista di colore di Harvard ed era arrabbiato dopo la morte di Michael Brown e Freddie Grey, così fece le sue ricerche sulle uccisioni della polizia, studiò attentamente 1332 sparatorie in dieci dipartimenti di polizia della città e dopo aver confrontato le circostanze di ogni omicidio ha affermato che non c'erano prove di parzialità della polizia, che fosse più probabile per la polizia sparare a un bianco non minaccioso che a una persona di colore non minacciosa.

il professor Fryer disse che era il risultato di ricerca più sorprendente della sua carriera. Perché Roland Fryer l'ha trovata sorprendente? Perché, proprio come le persone che stanno dimostrando ora, aveva creduto a quello che leggeva sui giornali. E mi ha lasciato un esempio molto pertinente, il 3 giugno, appena due giorni fa, il New York Times ha pubblicato un lungo articolo con questo titolo: "La polizia di Minneapolis usato la forza contro i neri 7 volte più spesso che contro i bianchi". Suona piuttosto orribile, ma questo articolo non dice nulla, nulla delle differenze razziali nei tassi di criminalità o nei tassi di arresto, non una parola, sarebbe come apprendere che la polizia aveva sette volte più probabilità di usare la forza contro gli uomini che vivono in Minneapolis che contro le donne, e arrabbiarsi poi per il pregiudizio anti-maschile. Ma non sarebbe importante sapere che gli uomini hanno molte più probabilità delle donne di commettere reato, essere arrestati, resistere all'arresto. Non è un comportamento maschile, e non il pregiudizio della polizia, a spiegare perché la polizia usa la forza sugli uomini più spesso che sulle donne?

Così, qual era la situazione a Minneapolis, ecco i grafici tratti da un Rapporto del dipartimento di polizia dal 2009 al 2014, ecco le percentuali razziali di vittime e arresti di sospetti per un aggregato di crimini violenti per omicidio, per stupro. Le aggressioni di neri, aggravate dalla rapina, erano 12 volte più frequenti di tutte le altre razze sommate, 9,5 volte più probabile essere arrestati alla luce di questi reati.

Alla luce di questi grafici, può essere sorprendente che la polizia di Minneapolis usa la forza sui neri sette volte più spesso che sui bianchi? Di nuovo, la conclusione ragionevole è che per la polizia reagisce ai comportamenti, non alla razza. Non correte alle conclusioni,  non aver incluso queste informazioni sulle differenze razziali negli arresti è o gravemente negligente o semplicemente disonesto, questo tipo di spericolati rapporti danno alle persone una visione completamente falsata della polizia.

Ora io non sto cercando di giustificare quello che è successo a George Floyd a Minneapolis. Era un grande ragazzo, stava resistendo all'arresto al punto che anche con le manette una squadra di tre  ufficiali non poteva farlo entrare macchina, la polizia ha avuto un problema tra le mani, ma tenendo un ginocchio sul collo di Floyd per quasi nove minuti può essere stato causa dell'omicidio, e la soluzione è incriminare l'ufficiale e punirlo se è colpevole. Ma anche se è colpevole chi può essere sicuro che la razza avesse qualcosa a che fare con quello che ha fatto, avere potuto trattenere un violento criminale bianco allo stesso modo.

La soluzione a tutto ciò è di non manifestare e ribellarsi al razzismo della polizia, per il quale esistono poche prove concrete. Potrebbero esserci alcune mele cattive tra gli ufficiali di polizia ma il sistema funziona esattamente come dovrebbe, quasi senza fallo la polizia si occupa di criminali correttamente, senza riguardo per la razza, so che ce n'è una tremenda bolla di vapore costruita dietro l'idea del razzismo della polizia, ma non è la polizia chi ha bisogno di riforme, sono i media! La crisi non finirà fino a quando la stampa non smetterà di  presentare un quadro falso e pericolosamente infiammato della giustizia americana.

Rivolta e saccheggio del sistema sono sbagliati, non importa quale sia la ragione, rivoltarsi e saccheggiare per un'illusione, a causa di qualcosa che non è vero, è una tragedia.

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