giovedì 23 febbraio 2017

Economia 4 piddummies


Si parlerà di euro, eccome se ne parlerà. Paradossalmente, parlare di euro servirà anche per eludere una questione ad esso sovraordinata, cioè l'Unione Europea. Poi, quando si parlerà di Unione Europea, sarà magari per eludere una questione ancora più sovraordinata, il liberismo. E poi, quando si parlerà di liberismo... vabbè, fermiamoci qua che è meglio.

Ma i piddini bisogna prenderli per mano, con dolcezza. Le maniere rudi, come sapete, hanno sì prodotto qualche effetto, ma poi tutto si è fermato. Io però ho la fortuna di avere un piddino in casa, sebbene in forma di pupazzo, e gli posso parlare quando voglio. Sì, lo so che è più intelligente del piddino medio, ma bisogna cominciare dai migliori. E' dunque per Piddu che inauguro una serie di articoli, talvolta con video correlati, con lo scopo di sub-divulgare alcuni concetti basilari ahimè assenti nelle loro menti. Voi dite che è inutile? Tentar non nuoce.

Oggi spiegherò a Piddu il concetto di tasso di cambio reale, o RER (Real Exchange Rate). Non sono un economista, ma sono un insegnante di scuole medie superiori, dunque spiegherò concetti semplici con parole adatte a menti semplici.

Il tasso di cambio nominale


Il tasso di cambio nominale è un numero che esprime quanto costa l'unità di conto di una moneta estera in termini di moneta nazionale, o viceversa. Ad esempio, quanti dollari costa un euro o, viceversa, quanti euro costa un dollaro. Supponiamo (oggi il valore è diverso) che per acquistare un euro servano 1,10 dollari. Possiamo scrivere:

euro/dollaro=1,10

Ciò significa che quando l'euro si apprezza (rivaluta) o viceversa il dollaro si deprezza (svaluta) si passa da 1,10 a un numero più grande. Questa convenzione, cioè misurare quanti dollari (moneta estera) costa un euro (moneta nazionale... si fa per dire ovviamente, perché la "nazione Europa" non esiste) è detta "certo per incerto". Si può ragionare in modo simmetrico, cioè misurare quanti euro (moneta nazionale... si fa per dire ovviamente, perché la "nazione Europa" non esiste) costa un dollaro (moneta estera). Questa convenzione è detta "incerto per incerto". 

In questo post adotterò la convenzione oggi più utilizzata, ovvero certo per incerto: quanti dollari servono per comprare un euro. Il che significa che quando k aumenta l'euro si rivaluta (e il dollaro si svaluta), viceversa se k diminuisce.

Poniamo dunque:

k=euro/dollaro (ovvero quanti dollari costa un euro)

Come forse sapete, oggi il cambio euro/dollaro è prossimo all'unità. Dunque se un operatore economico europeo deve decidere se acquistare un bene prodotto, a parità di altre condizioni (qualità, trasporto etc.), in America o in Europa, deve solo confrontare i prezzi relativi. Indichiamo tali due prezzi, rispettivamente, con Pa e Pe.

Se Pa/Pe>1 troverà conveniente comprare in Europa
Se Pa/Pe<1 troverà conveniente comprare in America
Se Pa=Pe la scelta sarà equivalente

Non sempre, però, il cambio euro/dollaro è prossimo all'unità. Quando ciò non è vero, allora esso incide nella decisione di acquisto. Per capire il concetto immaginiamo che, ad una certa data, i prezzi Pa e Pe siano uguali, e che il tasso di cambio k=euro/dollaro sia uguale a uno. In queste condizioni, comprare in America o in Europa è del tutto ininfluente.

Ora immaginiamo che, per una qualsiasi ragione, il valore di k=euro/dollaro aumenti. Ad esempio si abbia k=1,30. Servono dunque più dollari per comprare un euro. L'euro si è rivalutato (o il dollaro si è svalutato). La domanda è: dove troverà conveniente, l'operatore economico europeo, acquistare la sua merce? Ovviamente in America! E' immediato che la risposta sarebbe opposta se l'euro avesse svalutato (o il dollaro rivalutato).

Accade però che non solo il tasso di cambio k sia soggetto ad oscillazioni, ma anche il prezzo dei beni prodotti, che abbiamo indicato con Pa e Pe.

In conclusione, l'operatore economico europeo troverà conveniente comperare in America, cioè importare, quando k cresce (cioè l'euro rivaluta) e/o quando Pa/Pe decresce. Viceversa, troverà conveniente comprare in Europa quando k decresce (cioè l'euro svaluta) e/o Pa/Pe cresce.

Il prodotto k*(Pa/Pe) è detto tasso di cambio effettivo, o RER.

Come capisce perfino Piddu, le ragioni di convenienza nell'interscambio commerciale di beni identici, tra Europa e America, sono determinate (in questa semplificazione che ignora, volutamente, tante altre variabili) da due parametri: il tasso di cambio nominale k e il rapporto tra i prezzi. Cosa succede se il tasso di cambio nominale viene fissato una volta per sempre? Al limite, e per semplicità, possiamo immaginare che Europa e America decidano di darsi una moneta comune, l'eurodollaro, fissando il cambio k a uno.

Attenzione: nulla cambierebbe se il tasso di cambio venisse fissato a un valore diverso: in economia, come nella vita, l'evoluzione della realtà è sempre misurata rispetto a una data iniziale e ai rapporti in essere in quel momento.

Se k è fissato (per semplicità al valore k=1) allora l'unico e solo fattore di convenienza sarebbe il rapporto dei prezzi Pa/Pe. Ora immaginiamo che il rapporto Pa/Pe, alla data in cui viene fissato il cambio nominale, abbia un certo valore, diciamo Ho. Per semplicità di esposizione possiamo assumere che Ho=1, ma nulla cambierebbe se avesse un valore diverso. Il punto è che, quando Pa/Pe=Ho, esiste un determinato equilibrio negli scambi commerciali conseguenza di tale rapporto. Poiché il cambio nominale k è ormai fissato (c'è l'eurodollaro) la sola cosa che possa alterare questo equilibrio è un cambiamento dei prezzi relativi Pa/Pe=Ho.

E poiché il prezzo dei beni, pur dipendendo da molti fattori, è tuttavia fortemente influenzato dal costo del lavoro, ecco che ha ragione Stefano Fassina quando afferma: non potendo svalutare la moneta si svaluta il lavoro.


Mi credete se vi dico che questo ragggionamento l'ha capito pure Piddu? Peccato che, quando credevo di averlo conquistato alla causa (almeno quella dell'uscita dall'euro) cosa mi combina il pupazzo? Mi diventa grillino, per di più di scuola tamburranica, e comincia a sproloquiare di scomparsa del lavoro sostituito dalle macchine. Che è come dire che il costo del lavoro, cioè i salari, non sono più così importanti, perché i robot non sono salariati e dunque quel che conta è l'efficienza, la tecnologia, la qualità dell'offerta, insomma l'insieme delle virtù di un sistema paese.

E io sono tentato dall'idea di scendere in campo, scavare una buca e ficcarcelo dentro! Ma sono un prof, sia pure di scuola media superiore, e so che ci vuole tanta pazienza signora mia!

Il fatto è che per tenere bassi i prezzi aumentando l'innovazione è necessario che qualcuno investa in innovazione; questo pure Piddu lo capisce. E siccome i soldi ce li hanno i capitalisti, sono loro che dovrebbero tirarli fuori, una cosa sempre un po' rischiosa signora mia. Ma se ci fosse un'altra soluzione? Ad esempio farli tirar fuori dai lavoratori? Non è forse vero che conviene, forse e a pensar male, comprimere i salari piuttosto che rischiar soldi? Detto fatto: da 40 anni ci ci spiegano che per far ripartire l'economia serve contenere i salari, e il primo a dircelo è stato Luciano Lama.

La “svolta dell’EUR”


Luciano Lama - segretario della CGIL
La politica di austerità, promossa da Andreotti a partire dalla seconda parte del 1976, poggiava sull’accordo con il PCI che, ansioso di entrare nell’area di governo, accettava di esercitare pressioni sul maggiore dei sindacati, la CGIL, affinché non si opponesse. Per Cossiga, la condizione per far entrare il Pci nell’area di governo era data “dalla capacità o meno di far accettare alla classe operaia i sacrifici necessari per uscire dalla crisi economica” (da la Repubblica). Ancora su la Repubblica, il 24 gennaio 1978, comparve un’intervista a Lama, divenuta celebre, intitolata “Lavoratori stringete la cinghia”, nella quale dichiarava: “Ebbene, se vogliamo esser coerenti con l’obiettivo di far diminuire la disoccupazione, è chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati deve passare in seconda linea”.

Ora la prima conseguenza della compressione salariale è la diminuzione dell'inflazione: quando la gente ha pochi soldi in tasca ha una sola alternativa: l'eremitaggio, oppure scambiare i pochi beni che possiede (in primis la propria forza lavoro) a prezzi decrescenti. Alla Faccia del Tamburrano! Ricordo che me lo disse Sergio Cesaratto un giorno di molti anni fa che tornavamo da Pescara: alla mia domanda su cosa causasse l'inflazione, mi rispose icasticamente "la conflittualità sociale". E nella mia mente sentii un rumore: click.

Afferro per il collo il mio pupazzo preferito, stringo dolcemente le dita, lo guardo negli occhi e gli chiedo: cosa faresti Pidduzzo bello, per contenere le richieste salariali?

Il pupazzo si dibatte, tenta di liberarsi, paonazzo e con voce roca alla fine confessa: "mi compro i sindacati".

Solo i sindacati? incalzo io. E lui "anche i partiti di sinistra". E poi? "i giornali, le televisioni, gli intellettuali, gli artisti del mondo dello spettacolo".

E i phroci no? E tutti i devianti che pullulano in ogni corpo sociale, quelli no? "Pure quelli". 

Già, vincere cambia tutto. C'è sempre tempo, dopo, per sistemare gli alleati di un giorno.

Abbiamo avuto, Piddu e io, una serena discussione. Niente paura, andiamo a scolarci una bottiglia.


Addendum: dopo appassionati brindisi alla nostra amicizia Piddu, nel tentativo di recuperare, mi propone questo video:


Questa notte Piddu dorme così:

8 commenti:

  1. Non lo conoscevo sto Gorini... simpatico

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  2. Da quale pattumiera esce?
    Anzi, non lo voglio sapere.

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    1. AP, me stai pure simpatico (anche se in passato mi hai ferocemente criticato, ma transeat) ma non capisco perché ti ostini a venire qui da anonimo. Ma cribbio! la polizia informatica sa pure quanti peli abbiamo nel culo e tra di noi non ci si deve ri-conoscere? Fatti un profilo pubblico e poi vieni qui a commentare. Con il profilo nascosto divertiti a soddisfare i tuoi vizi, se, da persona sana come spero tu sia, ne hai.

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    2. Perdona caro Fiorenzo le intromissioni. Stante la caratteristica NoAnonimi del tuo blog sono dettate da una simpatia evidentemente reciproca e sono alla stregua di commenti a tuo solo beneficio. Se incominci a pubblicarli nonostante tutto devo seriamente pensare a un profilo pubblico. Qualunque cosa voglia dire (tieni presente che nel l'indirizzo email che tu vedi c'è il mio vero cognome)
      Un caro saluto.

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  3. Mi ricordo che mentre ero nel "deserto" ebbi a che fare con un libico.
    Mi spiegò a grandi linee la rivoluzione Geddafiana con un sacco di aneddoti, che nonostante tutto io osservo da un punto di vista antropologico (ambito di differente complessità rispetto a quello economico).
    Mi raccontò che appena dopo la Presa di Potere di Gheddafi un tipo cercò di assassinarlo.
    Lo presero vivo e lo appesero a testa in giù, attaccato a una di quelle gru che sollevano a grandi altezze e... semplicemente lo mollarono lì per alcune settimane, in bella vista. (hai mica origini libiche per puro caso... ;) )

    p.s. la spiegazione è ottima, ma temo quasi inutile.

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    1. Il buon Piddu però è un pupazzo. Hai presenti i cartoons di "Chi ha incastrato Roger Rabbit?"

      Forse, e dico forse, se Gheddafi fosse stato più clemente coi suoi nemici interni, forse e dico forse, davanti all'aggressione esterna avrebbe trovato più solidarietà. Forse... e dico forse.

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    2. Ah, stavo per denunciarti alla Boldrina per maltrattamenti sui minorati...

      Noi occidentali della penultima generazione abbiamo un grande problema (non tutti, una parte eh). Tendiamo a considerare le altre culture umane come se partissero dagli stessi presupposti e avessero le stesse dinamiche della nostra.

      Certo tu hai usato molti forse, il che significa che hai molti dubbi che sia così, ed è una prova che non sei Piddino.

      Il Piddino ne sarebbe stato certo, per lui era un'equazione sicura; se li Trattava Meglio, lo Avrebbero Risparmiato TM = AR

      IO ho una teoria su cosa sia la Destra e cosa la Sinistra che è questa: https://ceccatosan.blogspot.it/2016/12/la-terza-via.html

      Prova a dargli un'occhiata se ti va, e dimmi dove sono le falle.

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