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Passaparola: Un popolo di analfabeti (funzionali), di Tullio De Mauro
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| Tullio De Mauro |
Il prof. Tullio De Mauro ha rilasciato
un'intervista a Passaparola nella quale affronta il tema della scarsa preparazione degli studenti italiani, in particolare quelli delle medie superiori. Che sono quelle in cui insegno da molti anni.
Concordo con il prof. De Mauro solo sul dato, incontrovertibile, che denuncia la catastrofe educativa e didattica della scuola media superiore ("
Un nostro diplomato nella scuola media superiore ha più o meno lo stesso livello di competenza di un ragazzino di 13 anni, che esce dalla scuola media: i 5 anni di scuola media superiore sembra che in generale girino a vuoto e questo determina un bassissimo livello di quelli che entrano all’università"), ma dissento totalmente dalle spiegazioni che egli ne dà. In particolare quando ricorda, dando l'impressione di condividere la spiegazione, che "
Diversi economisti hanno individuato nei bassi livelli di effettiva capacità alfabetico – culturale di manodopera e quadri dirigenti, la causa di questa stagnazione produttiva, non solo economica, ma produttiva nella scarsa capacità di innovazione, nel ritardo dell’accorgimento di nuove tecnologie, nelle capacità di dominarlo".
Nemmeno mi convince la soluzione proposta dal prof. De Mauro ("
La scuola media superiore... ...non è stata ripensata perché si mettesse in grado di far crescere effettivamente le capacità e competenze, è mancata questa riorganizzazione, questo ripensamento e riformazione dei docenti sia in missione, sia giovani, sia in servizio, bisogna investire nella formazione degli attuali insegnanti e ragionare su come formare i futuri insegnanti. I nostri laureati come i laureati degli Stati Uniti, hanno un basso livello di competenza rispetto a altri paesi come Gran Bretagna, Olanda, Germania, Finlandia, Svezia, Giappone, Corea").
Parliamone.
Comincio con il riportare un episodio che si è verificato quest'oggi in laboratorio. Ho interrogato alcuni ragazzi (classe IV di un ITIS - corso di telecomunicazioni), e ho posto una prima semplicissima domanda: disegnare un segnale ad onda quadra. Uno di loro ha scarabocchiato una specie di piramide priva di base, senza nemmeno tracciare gli assi. Invitato a farlo, ha disegnato una croce, senza indicare le grandezze in asse, né il verso. Sollecitato di nuovo, sulle ascisse ha scritto "
x". Piuttosto turbato (
stamane ero nervosetto) ho insistito per sapere quale grandezza sia necessario indicare sulle ascisse se si intende tracciare la forma di un segnale. Nessuna risposta.
Dopo aver chiesto alla classe, finalmente uno di loro ha timidamente suggerito, con tono dubitativo, "
il tempo?". Ne è seguita esplosione di disappunto con predica irata, e sono passato alla seconda domanda: cosa indicare sulle ordinate. Risposte varie:
a) la frequenza
b) la velocità
c) la y
d) la posizione
Nuova esplosione di disappunto con super predica irata, ma mi sono rassegnato a fornire (
per l'ennennennennesimissima volta) la risposta più generale: una grandezza fisica in grado di rappresentare informazione. Poi ho chiesto di fornirmi un esempio. Nessuna risposta.
Mi sono alzato (nel frattempo erano entrati un paio di colleghi) e ho detto: nell'Africa nera i
watussi comunicano usando i tamburi; qual è, in tal caso, la grandezza fisica usata? La risposta del più sveglio è stata "
il suono". Al che ho insistito: cos'è il suono? Ne è seguito un profluvio di sinonimi: un rumore, il tam tam, il volume, e Dio solo sa cos'altro. Allora ho battuto forte il pugno sul tavolo e ho chiesto: avete sentito? Quale grandezza fisica ha provocato il "
rumore"? Nessuno, ripeto nessuno, ha saputo darmi la risposta corretta (per i diplomati in ascolto: la compressione dell'aria). Resili edotti di ciò, ho insistito: quale tipo di forza ha causato l'onda di pressione? Ho sentito, in fondo, qualcuno che diceva "
elettrica" (ti credo: in un corso di telecomunicazioni elettriche!), al che mi sono riaccasciato sulla sedia.
Ho battuto le mani e ho spiegato che il rumore che sentivano era causato dalla compressione meccanica dell'aria, la quale genera un'onda di pressione che si propaga. Alla domanda se sia possibile la propagazione di un'onda di pressione nel vuoto ho sentito rispondere di sì. Ancora più scosso mi sono alzato di nuovo e, dopo una breve spiegazione, ho tagliato la testa al toro affermando che, nelle comunicazioni elettriche, ciò che viene trasmesso è la variazione di una grandezza elettrica. Quindi ho chiesto se sapessero a che velocità viaggia un segnale elettrico. Immediata la risposta "
infinita", seguita da "
mille all'ora", "
diecimila all'ora" e, finalmente, qualcuno ha parlato (almeno) di velocità della luce, di cui però non conosceva il valore.
Nuova spiegazione, ma attenzione: questa, come le altre, da me impartita almeno dieci volte in un anno e mezzo, e non oso pensare a quante volte le stesse cose siano state dette da colleghi di altre discipline!
Non pago, ho chiesto al malcapitato che in quel momento era alla lavagna se sapesse dirmi quale sia, più o meno, la circonferenza della terra. La risposta è stata "
centomila chilometri". Basito, gli ho domandato a che velocità viaggi, secondo lui, un aereo di linea. Risposta:
duecento all'ora.
Disperato sono partito in quarta con una super-arci-predica, al termine della quale, per sottolineare l'importanza dello studio, ho citato la necessità di avere una conoscenza almeno sommaria di tante cose, dalla storia alla letteratura, dalla fisica alla matematica. Sarà perché ieri ho scritto un
post sulla battaglia di Canne, fatto è che, per chiuderla lì, ho fatto l'esempio delle guerre puniche. Ma subito sono stato colto dal dubbio: tra chi sono state combattute le guerre puniche? ho chiesto. Silenzio di tomba, spezzato dopo un po' da una vocina: "
tra fenici e greci".
A quel punto sono diventato Sgarbi. Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre! Capre!
Poi, rivolto al malcapitato che in quel momento era alla lavagna: Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra! Capra!
Ovviamente il giovanotto se ne è uscito dalla classe sbattendo furiosamente la porta, cosa per la quale ha riacquistato un minimo della mia stima e considerazione. Che diamine! Quando vi si offende, a torto o a ragione, ragazzi sappiate ribellarvi! Domani gli chiederò scusa, ma senza modificare il giudizio: resta una capra!
Perché tutto ciò?
Quasi sempre le mie lezioni sono multidisciplinari, mi piace spaziare da un argomento all'altro pur senza perdere di vista, salvo casi eccezionali, l'argomento principale. Quasi sempre, dopo aver spiegato faccio delle domande per verificare quanto abbiano capito, e devo dire che i risultati sono in tal caso abbastanza soddisfacenti. Il problema è che sanno sì rispondere, almeno quelli che sono stati attenti, ma
solo sul momento. Guai a chiedergli di ricordare un argomento vecchio di qualche settimana, sia pure spiegato dieci volte per tre mesi di seguito! Gli puoi dire cento volte che un segnale elettrico è analogico quando può assumere tutti gli infiniti valori in un determinato range, ma se passi al digitale e glielo richiedi dopo una settimana la risposta tipica è: "
quando è infinito". Poi dite che uno non si deve incazzare?
Ora, perché accade tutto ciò? Pensate che io abbia bisogno di corsi di aggiornamento, come dice De Mauro? Perché non ci viene lui a fare la prova, in una delle mie classi? Crede che otterrebbe risultati diversi? Io dico di sì: peggiori!
La mia spiegazione è semplice, da rasoio di Occam: gli studenti non apprendono, certamente, perché non studiano, ma a questo ci siamo rassegnati, ma soprattutto perché non danno alcuna importanza a quello che gli spieghiamo.
Il fatto è che spesso ho come l'impressione di essere un pupazzo che si agita tra la cattedra e la lavagna, al quale bisogna lasciar credere che gli si dia retta, ma nulla più.
Ai miei studenti non gliene importa nulla per due ragioni:
a) Sanno che non c'è nessuna correlazione tra ciò che apprendono e ciò che ne ricaveranno. Sanno, cioè, di essere nati per svolgere lavori a bassissima qualificazione, con bassi salari e precari, per i quali conoscere la definizione di "
segnale analogico" è del tutto irrilevante. E sanno che le nostre prediche sono pura fuffa, pietose bugie.
b) Sanno che, in ogni caso, è molto difficile che siano bocciati, perché quando ciò accade siamo noi professori ad essere incolpati, non loro! Hai posto in essere tutte le strategie per il recupero didattico? Dove sono le prove scritte, quelle strutturate, le tabelle di valutazione? Hai avvertito per tempo la famiglia, e puoi dimostrarlo carte alla mano? Hai provveduto a chiedere l'assistenza dell'istituzione scolastica, eventualmente redigendo un progetto per il recupero delle carenze sottoponendolo all'attenzione del consiglio di classe? Basta non aver fatto una sola di queste scemenze e sei colpevole, il dirigente scolastico può valutarti negativamente e, se le cose si mettessero male, potresti essere costretto a fare i bagagli per andare a insegnare a 300 km di distanza! Così è, informarsi per credere! E' la scuola tanto buona di Matteo Renzi.
E così noi insegnanti siamo diventati
pupazzi che si agitano tra la cattedra e la lavagna, benevolmente sopportati dai nostri studenti. Cosa credete, che non sappia che il giovine che oggi è uscito sbattendo la porta potrebbe farmi passare un guaio? Non lo farà, perché sa che mi arrabbio per il loro bene, ma questa è la mia situazione. Quanto è diversa dai tempi in cui la parola di un professore era legge!
Insomma, non c'è domanda di vera "
qualificazione", cioè non abbiamo più la carota, ma ci hanno tolto anche il bastone: poterli almeno bocciare senza timori quando riteniamo che lo meritino. Però il prof. De Mauro sostiene che la causa del declino italiano sia nella carenza di offerta formativa, che si tradurrebbe in debolezza dell'offerta produttiva, cui porre rimedio costringendomi a seguire corsi di aggiornamento e riqualificazione. Ma caro prof. De Mauro, Lei ha preso in considerazione la spiegazione opposta, cioè che sia la carenza di domanda di produzione a determinare lo scadimento della qualità dell'offerta, cui segue l'inutilità di offrire una buona qualificazione professionale? E le è mai passato per la testa che, guarda caso, sono proprio i paesi nei quali il lavoro è merce men rara (
Gran Bretagna, Olanda, Germania, Finlandia, Svezia, Giappone, Corea, con l'eccezione degli Stati Uniti che infatti delocalizzano in Cina, dove gli studenti sono bravi), tra l'altro tutti tecnologicamente molto avanzati (con buona pace dei "
lavoromerceraristi") quelli nei quali il livello medio degli studenti è più alto?
Lei, prof. De Mauro, è un altro di quelli che vogliono addossare ai professori di scuola le colpe di chi ha fatto le scelte che hanno condotto l'Italia al declino? Io penso, al contrario, che se l'Italia ha resistito così a lungo alle scelleratezze poste in essere dai suoi governanti (
l'austerità espansiva, ricorda?) il merito sia anche di noi professori! Che ora, la avviso, stiamo cedendo. Mi mandi pure a seguire un corso di aggiornamento a sessant'anni, poi in classe ci andrò con la bombola d'ossigeno.
Mi stia bene, prof. De Mauro, e mi raccomando:
si aggiorni!