martedì 10 aprile 2018

Convegno nazionale delle liste civiche a 5 stelle - Firenze 8 marzo 2009

Da una segnalazione risalgo a questo articolo sul vecchio sito ecodellarete.net. I video sono stati rimossi (mi costava troppo lo spazio disco), e anche il vecchio sito (hakerato) spesso fa cilecca, ragion per cui copio&incollo il testo del post. Era l'8 marzo del 2009, ed io ero ancora grillino. Di lì a poco mi sarei allontanato per arrivare all'oggi, quando sono ormai persuaso che il M5S null'altro sia che una rivoluzione colorata che ha avuto più successo di quanto i suoi stessi ispiratori potessero mai immaginare. Chi sono costoro? Propendo per la perfida Albione...
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Una selezione dei filmati realizzati durante l'incontro delle liste civiche a 5 stelle, l'otto marzo 2009 al Saschall di Firenze. E una breve analisi della giornata.

E' stata una bella giornata? Certamente. E' stato un evento politicamente rilevante? Probabilmente si, ma in negativo, io penso. Per una ragione molto semplice: è apparso chiaro a tutti, al di là dell'entusiasmo e del piacere di incontrare vecchi amici, che il movimento nato dalla sferzante predicazione di Beppe Grillo non ha e non è capace di dotarsi di un'organizzazione. Quello che resta, dunque, sono le idee. Lo ha detto lo stesso Beppe Grillo in uno dei suoi interventi (Beppe Grillo 3). E' un peccato, perché a questo movimento aderiscono dei veri talentini politici, persone che molto potrebbero fare per il nostro paese, ma che rischiano di affondare insieme al movimento. Parlo, tra gli altri, di persone come Giovanni Erra (Pozzuoli), Giovanni Favia (Bologna), Vittorio Bartola (Torino). Il livello medio di preparazione politica, in realtà, è decisamente superiore alla media di quello che possiamo sperare di rilevare in qualsiasi consiglio comunale, anche di grandi città, per non parlare della pulizia interiore. Purtroppo, in politica, le buone intenzioni, l'entusiasmo, l'impegno, da soli non bastano. Ci vuole anche un'organizzazione, che in questi anni non è nata. Beppe Grillo ha in questo una parte di responsabilità, ma il vero fallimento trova le sue radici all'interno del popolo stesso dei meetup, intendendo riferirmi con questa espressione non tanto agli iscritti "tout-court" (essendo libera, questa piattaforma ha finito con l'essere invasa da un esercito di invasati che, molto spesso, hanno fatto degenerare lo spazio di discussione), quanto agli attivisti in senso stretto: quelli, cioè, che pur usando la piattaforma meetup come strumento di comunicazione, hanno anche agito nel concreto. Ebbene, all'interno di questo "popolo", si sono riprodotti, troppo spesso, gli stessi fenomeni di personalizzazione dell'agire politico che vengono duramente (e giustamente) stigmatizzati quando si parla di "casta". In forme e modi diversi, ma la sostanza è la stessa: dalle infinite polemiche tra associazioni politiche e meetup di origine, fino ai casi di masaniellismo, tra i quali spicca quello del meetup di Napoli, guidato da un simpatico personaggio, Roberto Fico, la cui debordante personalità trova nell'epica della partecipazione la giustificazione per opporsi ad ogni forma di organizzazione che finirebbe con il limitarne il ruolo.
Non si tratta tanto di un problema di malafede, poiché mi è chiaro da tempo che gli esseri umani condividono tutti le stesse debolezze (delle quali è vittima anche chi scrive, visceralmente affezionato al piccolo e provinciale ruolo che è riuscito a ritagliarsi), quanto di "cultura politica". Il movimento di Beppe Grillo si è arenato davanti alla difficoltà di elaborare nuove forme dell'agire politico che andassero oltre la partecipazione ad eventi spettacolari, avvitandosi per di più nella contemplazione della propria diversità rispetto al "nemico", identificato semplicisticamente con la "casta". La stessa diffidenza nei confronti di qualsiasi proposta di tipo organizzativo, regolarmente bollata con l'accusa "ma allora volete fare un partito", come se fare un partito fosse il sommo male, nasconde a mio avviso l'incapacità di confrontarsi con il vero problema, che è quello, per l'appunto, di fare un partito. Ovviamente dotato di tutte le regole e i meccanismi che possiamo inventare per limitare, o almeno ritardare il più possibile, la degenerazione morale nella quale sono incorsi i partitacci che oggi rappresentano indegnamente la volontà popolare. 
Non si sfugge da un elementare dato di fatto: per fare politica è necessario dotarsi di un'organizzazione. L'alternativa è il movimentismo perenne, la "lotta continua" come declinazione della propria esistenza: alla Roberto Fico, nella sua forma masaniellesca, o alla Travaglio, in quella più algida dell'intellettuale troppo bravo. Fare un partito nuovo significa prendere atto della necessità di costruire un modello organizzativo che assicuri, nei limiti della decenza, l'inconfessabile (ed entro i suddetti limiti accettabile) retribuzione per gli attivisti più capaci, e allo stesso tempo sappia impedire tassativamente lo sviluppo di una nuova casta in caso di successo politico consolidato. Gli strumenti per addivenire a questo risultato, in parte, ci sono, e in parte devono essere inventati. Il problema è che la discussione, in tal senso, non è mai nemmeno iniziata. Il risultato di questa incapacità è stata, in funzione di surrogato, la crescita del ruolo di quelli che Paolo Barnard chiama "i paladini dell'antisistema": Grillo, Travaglio etc.
Nel video che segue Barnard esplicita con grande acutezza i limiti di azione del cosiddetto antisistema, che non può, ovviamente, essere considerato un avversario, quanto piuttosto un alleato prezioso al quale, però, non deve essere lasciato il monopolio dell'azione di contrasto politico. Questo, invece, deve tornare al popolo, a tutti noi, e questo è possibile, a mio parere, solo se questa entità astratta che chiamo "il popolo" sarà capace di dotarsi degli indispensabili strumenti organizzativi. I quali, da che mondo è mondo, si chiamano "partiti". E' inutile esorcizzare la realtà demonizzando le parole.

Nota: il video di Barnard è (per me) introvabile.

sabato 7 aprile 2018

Le migliori menti


Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dallo sconforto, affamate nude isteriche, trascinarsi per social in cerca di scontri rabbiosi, sovranisti dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste con la Costituzione lavorista nel macchinario della notte 4.0, che in miseria e stracci e occhi infossati si autoconvocavano nel vuoto soprannaturale di alberghi di provincia fluttuando sulle cime della nazione contemplando Giggino Di Maio.

I sovranisti, quelli veri non quelli fasulli pompati dai media, sono allo sbando, si aggirano sconfitti e solitari sul campo di battaglia dove non sono nemmeno riusciti ad arrivare, prendendosela con Illo o potere al popò ma senza incolpare sé stessi. Ho partecipato a pieno titolo agli ultimi tentativi di costruire una lista elettorale sovranista, da settembre 2017 in poi, inutilmente. Nemmeno la proposta di partecipare concentrando le poche forze in una sola regione, da me reiteratamente avanzata, ha avuto accoglienza, si è andati serenamente allo sbando. Tra le rovine del campo di battaglia si aggirano ora gli ex aspiranti generali e colonnelli, immacolati e senza una ferita ma già pronti ad auto riconvocarsi in vista della prossima battaglia, quella per le elezioni europee del 2019. L'idea proviene da quelli che nemmeno hanno fatto lo sforzo di marciare con gli altri, essendosi defilati per tempo con la giustificazione che il vero scontro non fosse quello delle politiche, ma le elezioni europee.

Generali e colonnelli tutti senza esercito, con i galloni cuciti sulle divise che riportano il numero dei loro articoli e le visite sui loro blog, insomma generali e colonnelli da ranking. Nessuno che rappresenti altro che sé stesso, nessuno che debba il proprio ruolo al fatto di essere stato delegato.

Un esercito di galletti litigiosi la cui notorietà personale dipende esclusivamente dalla visibilità su Internet e dai convegni che sono riusciti a organizzare o a cui sono stati invitati, sempre pronti a dividersi perché non rispondono a nessuno. Anzi, i più noti di loro devono il successo alla visibilità che hanno ottenuto grazie alle ribalte graziosamente offerte dal sistema dei media. Questo è lo stato del sovranismo nei giorni in cui si gioca a tre carte, la posta in palio essendo andare all'opposizione, mentre la Patria stremata è sempre più esposta agli ukase dell'Unione Europea.

Me ne tiro fuori, senza esitazione né rimpianti. Non parteciperò ad alcun altro "incontro nazionale" nel quale coloro che devono confrontarsi non siano stati delegati da realtà territoriali, non spenderò più il mio tempo e le mie risorse per intervistare questi generali e colonnelli senza esercito, ma userò le mie energie - che non sono poche a dispetto degli anni - per costruire una realtà sovranista dove vivo. Una realtà che, quando sarà il momento, si raccorderà con altre, e altre ancora, fino al giorno in cui si farà il primo "incontro nazionale" di delegati eletti nelle rispettive realtà.

E saprò di essere riuscito nel mio intento quando, in vista di un "incontro nazionale", non sarò io, che pure avrò fatto nascere la sezione di Ciociaria, ad essere eletto per rappresentarla.

venerdì 6 aprile 2018

Le costituzioni sono trattati interni

Ogni tanto sentiamo qualche sciocco affermare che la Costituzione italiana è la più bella del mondo. Una frase senza senso, che può essere pronunciata solo per ignoranza o malafede. Chi fa queste affermazioni son sa, evidentemente, che una costituzione è un trattato interno che fotografa i rapporti di forza tra le classi in una nazione, e li codifica in un documento che viene posto a fondamento dello Stato. In altre parole, una costituzione è un trattato interno che pone fine, regolandola, alla lotta di classe senza regole.

Ovviamente le costituzioni non sono eterne, perché tali non sono i reciproci rapporti di forza tra le classi. Questi si evolvono, ragion per cui i termini di un trattato interno, precedentemente concordati, cominciano ad andare stretti a chi, col passare del tempo, si sente sempre più forte. Uno dei modi in cui coloro che sono interessati a una riscrittura della costituzione possono agire è quello di modificare l'ampiezza del campo di gioco, allargandola mediante la stipula di trattati internazionali il cui scopo è quello di imporre vincoli alla costituzione. Questa è la strada che è stata scelta da quel quarto partito con cui Alcide De Gasperi scelse di scendere a patti per poter governare l'Italia.

"Vi è in Italia un quarto Partito, che può non avere molti elettori, ma che è capace di paralizzare e di rendere vano ogni nostro sforzo, organizzando il sabotaggio del prestito e la fuga dei capitali, l'aumento dei prezzi o le campagne scandalistiche. L'esperienza mi ha convinto che non si governa oggi l'Italia senza attrarre nella nuova formazione di Governo, in una forma o nell'altra, i rappresentanti di questo quarto Partito, del partito di coloro che dispongono del denaro e della forza economica. Alcide De Gasperi - 1947"

E' una storia vecchia come il mondo, cambiano solo i modi. Talvolta le classi sociali desiderose di riscrivere il trattato interno agiscono esplicitamente, chiamando in loro soccorso potenze estere che intervengono militarmente, tal altra il gioco viene condotto in modo più sofisticato, ma la sostanza non cambia: poiché nella lotta di classe interna i detentori di grandi ricchezze si sentono perdenti, essendo numericamente minoritari, si appellano a forze straniere per rovesciare gli equilibri. Quando ciò accade è compito e dovere delle classi meno ricche, ma più numerose, sventare tali tentativi. Se e quando queste ultime hanno successo, allora la repubblica è salva, altrimenti arriva il tempo della signoria, quando non della dominazione straniera.

mercoledì 4 aprile 2018

Libertà è Partecipazione (o Fettuccine alla Boscaiola)

A me piacerebbe che il movimento sovranista costituzionale dal basso si chiamasse "Libertà è Partecipazione", ma ovviamente non posso decidere io, altrimenti che movimento dal basso sarebbe? Per come la vedo potrebbe anche chiamarsi "Puffi Patrioti" o "Fettuccine alla Boscaiola", quello che conta è la sostanza, cioè il metodo. Per metodo intendo un insieme di procedure democratiche che siano in grado di tenere insieme un gruppo crescente di persone che condividono un obiettivo, garantendo sia la competizione interna che tutelando il movimento da infiltrazioni di agenti distruttivi. Allo scopo, tempo fa, ho indirizzato a un gruppo, con cui ho collaborato per anni, uno scritto nel quale descrivevo per sommi capi un'ipotesi iniziale. Avendo preso atto del disinteresse con cui la proposta è stata accolta, ma essendo al contempo convinto della sua bontà, ho deciso di continuare provando a renderla pubblica. Vox clamantis in deserto?

Nel seguito riporto, con qualche correzione, la proposta naif che avevo elaborato, evidentemente ancora in uno stato embrionale. Posso fare di meglio, credo che chi mi segue da tempo lo sappia, ma è uno testo scritto d'impeto, con passione e rabbia. L'idea di fondo è che sono convinto che ci sia una grande voglia di partecipare, ma anche che nessuno sia disposto a spendersi se le regole del gioco non sono chiare. E sapete perché? Perché non si fa politica solo per ragioni ideali, ma anche per contare, e a nessuno piace l'idea di spendersi per anni per poi vedersi scavalcato dai figli di puta. Ecco perché il metodo democratico, che deve essere rigoroso, è fondamentale. Chi lavora deve contare, i figli di puta devono fare gavetta. Che poi è la speranza suscitata dal M5Scontrini, che all'inizio riuscì a prendere piede mobilitando migliaia di compatrioti di buona volontà. Ma era un trucco, perché quel movimento era dall'alto, non dal basso.



Come si costruisce dal basso un movimento sovranista costituzionale


L'obiettivo di questo scritto è cominciare a riflettere sulle tecniche per costruire da EKATON un nuovo movimento sovranista che sia capace, a differenza di altri, di crescere esponenzialmente. L'idea di base è quella di mettere insieme un primo nucleo di 100 (EKATON) persone, ognuna delle quali deve riuscire ogni anno a conquistare un nuovo militante alla causa. Aritmeticamente, la progressione sarebbe la seguente: 100, 200, 400, 800, 1600, 3200, 6400, 12800, 25600, 51200, 102400.

Col termine militante si intende una persona che, avendo compreso i fini dell'iniziativa politica, la faccia sua dedicando ad essa tempo ed energie finalizzate alla sua crescita. Non discuterò in questa sede, nello specifico, quali siano gli obiettivi politici del movimento, ai quali mi riferirò genericamente con la dizione "sovranismo costituzionale". Questa denominazione è, tuttavia, un fatto importante, perché fornisce al movimento un "libro sacro", che è un elemento di fondamentale importanza per il successo di qualsiasi azione di proselitismo.

Ogni azione di proselitismo non può prescindere da alcuni presupposti. In primo luogo, l'obiettivo politico che ci si prefigge deve essere proposto in modo emotivamente coinvolgente, tale da caricare le persone sul piano motivazionale. E' importante, dunque, utilizzare parole capaci di evocare le forze "primitive" che agiscono nell'animo umano, ad esempio il coraggio, la giustizia, la verità, la comunità nazionale.

Inoltre è necessario costruire, fin dall'inizio, il sentimento di appartenenza emotiva/sentimentale al gruppo, stabilendo criteri morali di accesso e di allontanamento; i primi legati al possesso di qualità nobili dell'animo umano e riassunti nella breve selezione di parole d'ordine poc'anzi elencate, i secondi a comportamenti deplorevoli dal punto di vista della comunità che andrà via via formandosi.

Di fondamentale importanza, sia per determinare la natura profonda del gruppo in formazione, sia dal punto di vista delle motivazioni a farne parte, dovrà essere l'enfasi sulla democraticità, sia formale che sostanziale, dei processi decisionali interni. In particolare è importante sottolineare, ovviamente avendoli creati per tempo, la presenza di rigidi meccanismi a garanzia e difesa del principio democratico.

Per la crescita del gruppo è necessario predisporre anche uno strumento di comunicazione verso l'esterno, che sia pubblico e aperto a ogni genere di discussione e interventi, anche da parte di non iscritti, e uno o più strumenti anch'essi pubblici, tuttavia riservati alle pubblicazioni ufficiali.

Ogni militante, a partire dai primi 100, sarà tenuto a contribuire economicamente tramite il versamento simbolico di 1 euro al mese, da anticipare in un'unica rata annuale di 12 euro o in due o quattro rate di 6 o 3 euro. Il mancato adempimento dell'obbligo di contribuzione implicherà la sospensione dal gruppo, con la perdita del diritto di voto in ogni sede, fino al momento del saldo. Sono ovviamente consentite le contribuzioni di valore superiore, sia periodiche che occasionali, ma sempre con un limite superiore.

Un criterio potrebbe essere quello per cui la somma delle contribuzioni eccedenti quelle dovute non deve mai essere superiore a quelle dovute. Ad esempio, se il mese x le contribuzioni dovute assommano a 100 euro, un singolo militante non può versare più di 100 euro oltre all'euro comunque dovuto; lo stesso per due, tre o più militanti. Ad esempio, se ci fossero 4 militanti disposti a versare più del dovuto, la somma delle loro contribuzioni eccedenti non potrebbe superare la cifra di 100 euro. Quanto detto non si applica al caso delle contribuzioni straordinarie, sollecitate (ma non imposte) da apposita deliberazione degli organi dirigenti.

La struttura organizzativa-decisionale del gruppo dovrà essere pensata per evolversi nel tempo, sia in funzione del numero degli iscritti che della loro localizzazione geografica, ma dovrà sempre tendere alla formazione di un organismo politico decentrato e federale, tenuto insieme, oltre che dalle finalità comuni, dai meccanismi democratici interni.

L'unità organizzativa di base è la sezione, composta inizialmente da almeno 5 iscritti. La scelta della sezione alla quale iscriversi è libera. Occorre riflettere, col crescere degli iscritti, sulle dimensioni massime di una sezione, al fine di limitare la crescita di alcune, in luoghi ad alta densità di abitanti, che possano diventare sede di potere decisionale esorbitante rispetto alle più piccole. Queste valutazioni saranno sotto la responsabilità del comitato centrale, democraticamente eletto, il quale potrà imporre che una sezione troppo numerosa si divida in due.

Nella fase iniziale, fino a un massimo di 400 iscritti, il comitato centrale sarà eletto dall'assemblea plenaria. Oltre questo numero, si procederà col metodo dei grandi elettori, il cui funzionamento è testé descritto.

Immaginiamo di avere 600 iscritti, suddivisi in 24 sezioni sparse sul territorio, e che il comitato centrale sia composto da 20 iscritti. In tal caso, ogni sezione eleggerà un numero di componenti del c.c. proporzionale al numero dei suoi iscritti, con il correttivo di arrotondare a 1 il risultato per le sezioni più piccole che non raggiungessero tale numero, e arrotondare per difetto per tutte le sezioni che esprimono almeno un membro del c.c. sulla base dei loro iscritti. Eventuali posti vacanti risultanti dall'applicazione di questo metodo verranno assegnati alle sezioni più piccole, a partire da quella col minor numero di iscritti. In caso di parità si procederà per accordo o, se ciò non è possibile, per estrazione.

Il c.c. è l'organo direttivo e di indirizzo politico del partito. Il numero dei suoi componenti può aumentare al crescere degli iscritti. In linea generale, ritengo che il numero massimo di componenti non dovrebbe superare le 50 unità. Superata tale soglia, il c.c. potrà eleggere al suo interno una commissione esecutiva per il disbrigo degli affari correnti, riservando tuttavia a sé l'indirizzo politico.

Con l'ulteriore crescita degli iscritti, ad esempio oltre i 2000, il c.c. stabilirà le forme e i modi per celebrare i congressi.

Ora consentitemi un pizzico di spregiudicatezza, ma devo saccheggiare un po' dalle tecniche del multilevel marketing. Se vi fa schifo pazienza, mi corre comunque l'obbligo di ricordarvi che con la realtà degli esseri umani bisogna fare i conti.

Nel multilevel marketing si fa uso di alcune tecniche che trovano la loro ragion d'essere nella naturale tendenza degli esseri umani al gioco. L'abilità dei manager consiste nell'utilizzare questa inclinazione per rafforzare il sentimento di appartenenza e stimolare una concorrenza tra i venditori che produce utili per l'azienda. Ad esempio, viene stabilita una soglia di vendita oltre la quale scattano dei bonus, il cui valore spesso non giustifica razionalmente l'extra impegno necessario per superarla. Ciò nonostante tutti si danno da fare per vincere perché la remunerazione è solo in parte pecuniaria, dal momento che a ciò si aggiunge il piacere di giocare per vincere.

Nota: con tanto di premi e cotillons per i migliori, che vengono fatti sfilare sul palco a suon di musica mentre un presentatore ne esalta il valore. Coreografia con belle pupattole e giovinotti muscolosi e ben vestiti, all'uopo assoldati. Ma in fondo Stalin, con Stakanov, cos'altro faceva? Diciamocelo, anche 'sta cosa l'ha inventata il compagno Iosif!

Io credo che dovremmo inventarci qualcosa del genere, sia pure con modalità abbastanza più austere e serie. Penso, ad esempio, al fatto che quando un iscritto riesce a portare nel gruppo un nuovo militante, sulla tessera di costui dovrebbe essere scritto "presentato da...." e, in occasione di assemblee nazionali e/o regionali, si dovrebbe offrire un riconoscimento ai migliori reclutatori. Inoltre si dovrebbe tener traccia e conto di questa capacità, e dovrebbe essere compito del c.c. trovare il modo di impiegarle politicamente nel modo migliore.

martedì 3 aprile 2018

Ambizione e politica (seconda parte)

Post correlato: Ambizione e politica (prima parte)

Eccoci qua. Sette anni di impegno, di lavoro, di convegni, di tentativi di aggregazione, di appelli, ed eccoci qua, appesi a quello che faranno Di Maio e il PD. Salvini? Andrà all'opposizione, ce lo ha detto chiaro e tondo l'altro giorno, quando ha dichiarato "Se al governo, aboliremo le sanzioni contro la Russia". E siccome le sanzioni contro la Russia proprio non si possono toccare, la Lega andrà all'opposizione.

Certo, qualche incrinatura negli equilibri politici c'è stata, oh se c'è stata! ma è un fatto che l'unica forza politica di una qualche consistenza, contemporaneamente espressione di forze sociali nazionali e contro l'euro, ha solo il 17%, e difficilmente potrà contare sull'appoggio dell'altra forza politica espressione di una forza individual-nazionale, quella guidata dalla mummia di Arcore. Restano il PD, anch'esso espressione di forze sociali nazionali, ma pesantemente compromesso con un progetto ormai fallito, e quella viscida cosa che è il M5Scontrini. E naturalmente il deep state italiano.

Dunque il pallino è nelle mani del M5Scontrini, del PD e del deep state. Che fare? Commentare? Fare post sui social? Organizzare convegni? Autoconvocarsi? Avete fatto caso che nessuno al bar parla più di politica? Muti, tutti muti! Il che è ovvio perché il popolo, anche se non sa una fava, capisce bene le cose come stanno!

Sono stati fatti due errori: 1) non capire quanto viscido sia il M5Scontrini (ma sarà chiaro molto presto) e 2) fallire nel tentativo di mobilitare una frazione sufficiente delle energie popolari in un progetto politico democratico, tale da essere oggi una delle forze in partita.

A me interessa parlare della seconda cosa, la prima essendo destinata a chiarirsi da sola. Anzi, da sòla!

Sorvolo sulle scelte dei grandi capatàz ai quali abbiamo dato fin troppo credito, perché se un popolo ha bisogno di eroi è davvero un povero popolo. Facciano quel che vogliono, tanto lo sappiamo cosa sperano: che la situazione si sistemi adottando, almeno in parte, i loro (giusti) suggerimenti. Così da cogliere i classici due piccioni con una fava: passare all'incasso ed ottenere il meritato trionfio (non è un refuso).

Capatàz a parte, ci sono le oche del Campidoglio, delle quali faccio parte anch'io. Abbiamo lanciato l'allarme, ci siamo mobilitati, abbiamo fatto convegni, appelli, tentato aggregazioni... e abbiamo fallito.

Perché abbiamo fallito?

Io lo so. Abbiamo fallito perché abbiamo gareggiato fra noi nella ricerca della migliore proposta da sottoporre alle masse, finendo così per comportarci come i polli di Renzo. Troppe energie incanalate nella ricerca della SOLUZZZIONE, nessuna nello studio del METODO.

Ora, chi conta sul popolo non può porsi in una postura paternalistica perché, così facendo, replica il paternalismo dei piddini ex-Ds ex-PDS ex-PCI i quali, partendo dal sapere quello che voleva il popolo, sono finiti col sapere di sapere. Bisogna rovesciare l'approccio e ammettere: noi non sappiamo cosa sia buono per il popolo, quindi facciamo in modo che il popolo possa esprimersi. Il che significa fare quello che, da sempre, fanno le vere élites popolari: costruire le proto-organizzazioni attraverso le quali il popolo possa esprimersi. Ah, ma il popolo non sa quello che vuole, ci vogliono le avanguardie! Sì cari, ci vogliono le avanguardie, ma il loro compito non è quello di indicare (anzi imporre) la soluzione, bensì quello di costruire proto-organizzazioni alle quali il famoso mitico popolo possa aderire sapendo, con assoluta certezza, che le soluzioni verranno trovate agendo in esse, partecipando in prima persona.

Chiariamoci! Non mi sono iscritto a Potere al Papero, non sono improvvisamente diventato un assemblearista, uno di quelli che "parliamo ci confrontiamo ci diciamo tutto e questa è la democrazzzia". Io dico che le avanguardie, proprio perché sono tali, hanno il dovere di costruire le proto-organizzazioni politiche nelle quali il popolo possa esprimere i suoi veri bisogni selezionando, in modo rigorosamente e formalmente democratico, le sue élites. Che sono un'altra cosa rispetto alle avanguardie, aka oche del Campidoglio oggi ridotte ad essere polli di Renzo.

Chiudo e vi saluto, per ora, ribadendo l'attributo fondamentale cui deve conformarsi qualsiasi proto-organizzazione popolare: essere rigorosamente e formalmente democratica.

domenica 1 aprile 2018

Questa volta no!

Questa volta no! non andrò all'assemblea "autoconvocata" da Formenti, Porcaro, Boghetta del 15 aprile a Bologna (foto a lato). Leggo spesso i loro interventi, che trovo sempre interessanti, ma non andrò.

Non andrò perché sono impegnato nell'organizzazione di una piccola manifestazione il 15 aprile prossimo a Frosinone, insieme con alcuni amici sovranisti. Noi continuiamo a chiamarci così, difenderemo questa parola, che è nostra, dal furto che ne stanno facendo forze politiche che sono liberiste o fasciste.

Ci siamo costituiti come "sezione locale" di un movimento politico che, se ci sarà quando ci sarà, nascerà perché in almeno un altro luogo d'Italia si formerà un'altra sezione che vorrà contattarci e coordinarsi con noi. Siccome siamo pochi, e ancora soli, per il momento non abbiamo bisogno di uno statuto, ma solo di esplicitare una finalità politica:

Noi vogliamo che il popolo italiano si governi da solo, liberandosi di tutti i trattati internazionali che ne limitano la sovranità.

Lo statuto, le regole di democrazia interna, cominceranno ad essere discusse quando ci sarà almeno un'altra sezione locale che vorrà unirsi a noi. Statuto e regole di democrazia interna continueranno, altresì, ad essere sviluppate se e quando altre sezioni locali nasceranno e vorranno unirsi a noi, in un processo continuo di crescita molecolare. La coerenza del processo sarà garantita dal fatto che ogni nuova sezione locale potrà aggregarsi a quelle già esistenti solo a valle di una delibera di ammissione di quelle che già costituiscono il movimento. Anche le modalità con cui verranno svolte le votazioni sulla delibera di ammissione di ogni nuova sezione saranno, nel tempo, suscettibili di modifiche in funzione delle dimensioni del movimento, se giudicate necessarie.

La nostra proposta, diversamente dall'autoconvocazione dei pur ottimi e stimati Formenti, Porcaro, Boghetta, si configura come un processo di aggregazione molecolare dal basso, secondo modalità flessibili e democraticamente scelte al fine di massimizzare la partecipazione e l'efficienza dell'azione pratica, nonché preservare il movimento da tutti i pericoli che sempre incombono nella vita di ogni organismo politico.

Dunque il 15 aprile prossimo assisteremo al tentativo di parto di ben due iniziative: quella "autoconvocata" di Bologna, e questa, brevemente descritta in questo post, che definirò "inseminativa". Se questa proposta vi sembra interessante e meritevole di discussione, potete esporre le vostre osservazioni nei commenti. Nel frattempo noi ci stiamo organizzando per la piccola manifestazione del 15 aprile, che sancirà la nascita della nostra sezione locale, a Frosinone.

Il nome del movimento? A me piacerebbe "Libertà è Partecipazione", ma dobbiamo ancora discuterne. Non al nostro interno, però, ma quando ci saranno almeno due sezioni. Per il momento noi ci chiameremo semplicemente "Sezione di Frosinone".

Quando ancora parlavo coi piddini (nov. 2013)

Novembre 2013, quando ancora parlavo coi piddini. Il video integrale è qui. So di aver fatto il mio dovere, vivo in pace con me stesso.

Il contesto


Giovedi 14 novembre 2013 presso il Castello dei Conti di Ceccano, alle 17,30 gli Amici della Costituzione della provincia di Frosinone hanno tenuto il 1° seminario di approfondimento sull'articolo 54 (relatore Gian Marco Carlini) e sull'articolo 41 (relatore Gianluca Popolla). L'iniziativa nasce dal sostegno che gli amici della Costituzione vogliono dare all'appello lanciato da Stefano Rodotà, Maurizio Landini, don Luigi Ciotti, Lorenza Carlassare e Gustavo Zagrebelskhy e dalla necessità di contrastare la deroga all'articolo 138, filtro per ogni modifica agli articoli della Costituzione.