lunedì 14 aprile 2014

Euro - come aiutare le persone a capire

La mappa mondiale dell’intelligenza dei popoli
Il dibattito sull'euro si intensifica. Sempre più spesso mi capita di essere coinvolto in discussioni su questo tema, spesso da persone che qualche anno fa mi davano del matto. Poiché ho ormai un po' di esperienza, in questo post vorrei offrire alcuni suggerimenti su come comportarsi in queste occasioni.

Fase 1: ascoltare

Spesso chi vi farà delle domande ha, prima di tutto, voglia di parlare. Lasciatelo sfogare, non affrontatelo sulla prima sciocchezza che dice, ma annotatele tutte. Limitatevi a fare cenni di dissenso, siate amichevoli e bonari. Interrompetelo, al massimo, per dire cose del tipo "mah", "beh... insomma", "mica tanto".

Fase 2: coinvolgimento

Quando la sfuriata iniziale si è esaurita e lui vi guarda come a sollecitare un vostro intervento, non partite MAI con una confutazione totale di quello che ha detto. La tecnica che preferisco è quella di fargli una breve domanda, e poi lasciarlo parlare ancora.

Fase 3: prima obiezione

La scelta della prima obiezione è fondamentale. Se il vostro interlocutore è ossessionato dalla corruzione (probabilità 99%) potete domandargli come spiega il fatto che questa sia emersa, contemporaneamente, in tanti paesi diversi e lontani geograficamente, di alcuni dei quali si parlava in termini entusiastici (es. Irlanda, la tigre celtica, e la Spagna di Zapatero). Se, per esempio, ha la fissa del debito pubblico, fategli notare che, mentre la Germania non rispettava i parametri di deficit e rapporto debito/PIL, sia la Spagna che l'Irlanda, fino all'esplosione della crisi, lo avevano sempre fatto, e anche l'Italia. E' probabile che l'interlocutore tenti di cambiare discorso, ma voi non demordete. Senza essere aggressivi, ma con decisione, fategli notare che è in gioco la sua vita, e che la risposta alla vostra obiezione è importante. Se riuscirete a portarlo in un vicolo cieco, questo è il momento della prima spiegazione.

Fase 4: prima spiegazione

E' un momento delicato. La scelta del punto di attacco dipende dal livello di cultura generale dell'interlocutore. Se non è persona abituata ai numeri, evitate di parlargli di tassi di cambio. In generale questo argomento, che è efficacissimo con una minoranza di persone, spesso quelle che capiscono subito, non è adatto per la maggior parte. Il mio punto di attacco preferito consiste nel sottolineare il fatto che sei anni di nuove tasse, sacrifici, licenziamenti, interventi sulle pensioni, blocco dei salari pubblici, privatizzazioni, hanno solo peggiorato la situazione, e che c'è una spiegazione diversa dalla corruzione per questo dato di fatto. Ma anche che, per esporla, ho bisogno di tutta la sua attenzione e di calma.

Così facendo gli ho ricordato che sono sei anni che sente la stessa musichetta, con risultati sempre peggiori. Poi me lo prendo sotto braccio e me lo porto a bere un caffè, o semplicemente divago per qualche minuto. Poi, quando non se l'aspetta, torno sull'argomento. A questo punto, ma solo a questo punto, gli dico "sai, una cosa in comune tutti i paesi che sono andati in crisi ce l'avevano", e mi taccio. Lascio, cioè, che sia lui a chiedermi cosa, e quando lo fa gli dico: "indovina?". Gli lascio sparacchiare qualche fesseria e poi glielo dico: "il debito estero, sia pubblico che privato; ma soprattutto privato".

Fase 5: approfondimento

Questo è il momento di parlare. Lui deve solo ascoltare, ma sappiate che non avrete più di qualche minuto. Quindi, bando alle complicazioni tecniche e andate al sodo: "quando si esporta meno di quanto si importa, qualcuno deve metterci la differenza. La differenza ce la mettono i paesi che esportano più di quanto importano, e questi ci prestano i soldi solo se sono sicuri di riaverli, cioè se la moneta è comune, perché tu non la puoi svalutare". Lui vi dirà, probabilmente, che è giusto che i creditori riabbiano i loro soldi, e voi ribattete con un semplice concetto: "Contento tu!". E' il momento di fargli notare che chi ci ha prestato i soldi sono le banche, che quando guadagnavano evadevano il fisco ("questa è la vera corruzione", rincarate la dose), e che adesso non vogliono pagare il prezzo della loro avventatezza. 

Sì, lo so che è un discorso piuttosto semplicistico, ma i ragionamenti complicati non si possono fare al bar o in piazza. Quello che conta è insinuare il dubbio, nella mente dell'interlocutore, che chi ci governa non fa i suoi interessi, ma ne protegge altri. 

Fase 6: stimolare l'orgoglio patriottico

Ho un argomento che funziona alla grande, e lo uso senza vergogna. Chiedo: "Negli ultimi 25 secoli, qual è il paese che, secolo dopo secolo, è stato più spesso al vertice della civiltà occidentale?". La risposta è obbligata: "L'Italia! Noi siamo la Juve della storia! O il Real Madrid, se preferisci". Qui deve partire una bella filippica patriottica, e molto emotiva, sui grandi traguardi, in ogni campo, degli italiani. Perfino durante il fascismo, aggiungo, se il tipo è destrorso. L'esempio funziona anche se è sinistrorso, ma in tal caso bisogna dettagliare: "Pensa, perfino sotto il fascismo gli italiani sono sempre italiani, e hanno fatto molte cose buone! Perfino sotto un regime di... come il fascismo!!!". In ogni caso continuo: " Noi siamo un grande popolo, che quando i crucchi avevano il fango alle ginocchia noi avevamo le città più belle del mondo, e l'arte, e la musica, e il Papa... e adesso ci facciamo dare ordini da loro?". Cosa ci tocca fare per salvare la Patria!

Fase 7: l'invito

Ragazzi, vi assicuro che funziona! Molto più che a fare ragionamenti difficili sulla moneta, i tassi di cambio reali, grafici con numeri indice, differenziali di inflazione e via messa cantando. Inutile continuare troppo a lungo, però, è addirittura controproducente: alle persone non piace farsi fare la lezioncina a tu per tu. Meglio tirar fuori un volantino e invitarlo a un incontro pubblico, nel quale si discute di queste cose. Poi lo si saluta, nel modo più amichevole e sorridente possibile, e si va in cerca di un altro connazionale nella cui mente seminare il sospetto che quello che gli raccontano gli euristi è una montagna di spregevoli falsità.

Nota finale: il problema Grillo

Inevitabilmente, nel corso della discussione, salta fuori Grillo con il suo M5S. Poiché è noto che sono stato un attivista della prima ora, e che sono uscito da quella setta in tempi non sospetti, per me è facile rispondere. Tuttavia il mio consiglio, al quale mi attengo io stesso, è quello di evitare di attaccare troppo il M5S e Grillo. Sia perché la maggior parte degli attivisti non lo merita, essendo persone in assoluta buona fede e animate dalle migliori intenzioni, ma soprattutto perché, essendo le elezioni europee sostanzialmente inutili, un voto al M5S non è poi la fine del mondo. Certo, sarebbe meglio l'astensione, ma non pretendiamo troppo dalle persone, dopo decenni di bombardamento padulico da parte dei media. Il tempo è galantuomo, e gli italiani sono uno dei popoli più intelligenti del mondo. Capiranno. Anzi: stanno già capendo.

Addendum: se guardate la mappa dell'intelligenza limitatamente ai paesi europei, noterete che quelli in verde più scuro (con QI più alto) sono: Italia, Svizzera, Austria, Inghilterra, Norvegia, Islanda. Di questi paesi, solo l'Austria e l'Italia hanno l'euro, ma a noi ce lo hanno rifilato con l'inganno! La Norvegia è fuori dall'euro (e ha detto "no" per due volte al referendum per l'entrata), l'Inghilterra è fuori, la Svizzera è fuori, l'Islanda è fuori. Se poi consideriamo che l'Austria è, di fatto, una provincia tedesca... è facile dedurne che, tra i popoli più intelligenti d'Europa, il solo che si è fatto fregare siamo noi italiani! Non è una vergogna? Penso sia il caso di rimediare, e prepararci a prendere a sculaccioni chi ci ha combinato questo scherzetto del menga.

sabato 12 aprile 2014

Qual è il rimedio a un "errore" che non c'è?

Una caratteristica del potere assoluto è quella di aver bisogno di un'ideologia di sostegno. Un'ideologia che sia simile a una religione. Non sempre questa è disponibile, anche perché, quando lo è, forse i tempi per il potere assoluto sono maturi. Ciò nonostante si può provare a crearla artificialmente, cosa che credo sia avvenuta con l'economia neoclassica (in Italia gli economisti bocconiani). Se questa lettura è corretta, allora l'attenuante che l'euro sia stato un semplice "errore" dei politici cade, e diventa credibile l'ipotesi che "essi sapevano quel che stavano facendo". Perché mai creare una religione (economica) di supporto se, essendo caduti in "errore", non si sa di stare mentendo? Poiché lo hanno fatto, ciò implica che i politici che hanno "intenzionalmente sbagliato", e con essi i loro ispiratori, non si arrenderanno facilmente: le conseguenze, per essi, sarebbero insostenibili!

Se questa linea deduttiva è corretta, allora la battaglia è appena agli inizi e sarà durissima. Gli architetti dell'euro e dell'UE non si arrenderanno facilmente, ma sarà necessario arrivare fino al loro bunker. Che sembra essere, ancora una volta, a Berlino. Al contrario, se questa linea deduttiva è scorretta, cioè davvero di "errore" si è trattato, allora siamo all'antivigilia della fine dell'euro. Usciremo dalla moneta unica, prevedibilmente prima di implementare il Fiscal Compact, e al massimo entro un anno ci saranno nuove elezioni politiche. In questo caso, una parte della classe politica eurista sarà pensionata, il suo posto preso da facce nuove e avremo quella che, con espressione infelice, viene denominata "uscita da destra dall'euro". La fine dell'euro non implicherà la fine del mercato unico, né un arresto definitivo del processo di globalizzazione.

Sebbene con qualche incertezza, la tesi dell'"errore" sembra essere quella sposata dai promotori del convegno "UN’EUROPA SENZA EURO. COSTI E BENEFICI PER FAMIGLIE E IMPRESE NELLE PROPOSTE DI ECONOMISTI E POLITICI EUROPEI". Poiché il rimedio ad un errore economico, giustificabile con l'impetuoso succedersi degli eventi successivi alla caduta del muro di Berlino, è la razionalità economica, ecco che, se questa ipotesi dovesse inverarsi, la linea scelta da Alberto Bagnai risulterebbe vincente. Questa può essere sintetizzata con l'enunciato "ci tireranno fuori dall'euro quelli che ci hanno portato dentro". In tal caso avremmo la cosiddetta "uscita da destra", poiché alla guida del processo potranno porsi, senza eccessive difficoltà, le stesse forze politiche (eventualmente rafforzate da qualche new-entry all'uopo creata) e le stesse forze sociali che hanno voluto l'euro. Coloro che premono per un radicale cambiamento, cioè per la fine del Mercato Unico, oltre che dell'euro, si troverebbero spiazzati e avrebbero poca voce in capitolo. Al massimo potranno sperare di riuscire a portare, in Parlamento, una pattuglia di radicali senza reale peso politico.

Lo scenario alternativo, la resistenza senza se e senza ma degli euristi, colti con le mani nel sacco nel tentativo di sovvertire la millenaria natura democratica della civiltà occidentale, aprirebbe prospettive completamente diverse, e molto più radicali. I mesi che mancano all'effettiva entrata in vigore del Fiscal Compact chiariranno il dilemma, sebbene già dopo le elezioni per il rinnovo dello pseudo-parlamento europeo potremo farci un'idea più precisa. L'eventuale proposta di ratifica dell'ERF (European Redemption Fund) sarebbe un segnale, già esso definitivo, del fatto che non di errore si è trattato, ma di precisa criminale volontà. A quel punto la "razionalità economica" sarebbe uno strumento inutile, e la parola passerebbe alla politica vera.

L'ARS, l'associazione politica nella quale milito, non crede alla tesi dell'"errore", e dunque non ritiene che la "razionalità economica" possa rimediare ad una cosa che non c'è

Note a margine sull'assemblea dell'ARS (8 giugno 2014 - centro polivalente PALACAVICCHI di ROMA)

Post correlato: ROMA 8 GIUGNO 2014, III ASSEMBLEA NAZIONALE dell’ARS – Associazione Riconquistare la Sovranità: INVITO, PROGRAMMA E LOGISTICA

Nouriel Roubini
Per informazioni sull'evento cliccate sul post correlato. Inutile ripetere le cose, qui parliamo di politica. Innanzi tutto, perché l'ARS? Perché ho scelto di aderire a questo progetto, seppure dopo aver lungamente titubato? Quello che segue è il racconto del mio personale percorso di crescita e consapevolezza politica. Un racconto che inizia nel 2007, quando cominciai a leggere di crisi economica negli Stati Uniti. Mi era capitato sotto gli occhi, tempo prima, un articolo, non so dove, che parlava di un certo Nouriel Roubini, che prevedeva una grossa crisi finanziaria negli USA, ma non ci avevo fatto troppo caso. Se devo essere sincero, avevo anche letto, negli anni precedenti, articoli molto critici verso l'Unione Europea e l'euro, ma non ci avevo fatto caso.

Insomma, leggevo ma non facevo caso a niente. Leggevo per curiosità, ma consideravo le opinioni, molto diverse dalle mie, come esagerazioni di gente esaltata. All'epoca ero completamente assorbito dalla politica frusinate, mi battevo contro i project-financing, consideravo la corruzione la causa dei problemi locali e nazionali, avevo cominciato a seguire Beppe Grillo. Non solo! Coltivavo l'illusione che i DS (allora il PD si chiamava così) potesse essere la soluzione, tant'è che mi ero iscritto nell'associazione per il Partito Democratico, il cui scopo era quello di promuovere la nascita del PD!

Nota: Io, però, sono una persona per bene, cosa che rivendico con forza, sfidando chiunque mi conosca a tirar fuori anche un solo scheletro dal mio armadio. Le persone per bene hanno un vantaggio: quando capiscono di aver sbagliato possono cambiare strada senza fare i conti della serva. Non mi serve la calcolatrice per decidere da che parte stare. Non mi è mai servita e non credo che mi servirà più, essendo ormai alla soglia dei sessanta, dopo una vita in cui i soldi che ho speso sono stati sempre e solo quelli che mi sono guadagnato lavorando onestamente. Io e tutta la mia famiglia. Senza mai chiedere niente a nessuno.

Uscii dall'associazione per il Partito Democratico dopo aver partecipato a una decina di riunioni, allorché ad uno di questi incontri, precedentemente frequentati solo da idealisti sognatori come me, vidi comparire alcuni pezzi grossi locali dei DS, contro le cui politiche mi battevo. Mi urtò il modo con cui costoro presero possesso di un'associazione alla quale non avevano dato alcun contributo, comprendendo che qualcosa, lassù in alto, era stato deciso, e che noi, "sognatori idealisti", saremmo stati rapidamente messi da parte. Salvo accettare, senza rompere le scatole, la trasposizione dei metodi tutt'altro che democratici, in voga nei DS, nel nuovo partito. Metodi che avevo avuto modo di misurare con mano frequentandone la sezione cittadina.

Fu così che divenni grillino. Partecipai al primo V-Day, aprii un meet-up a Frosinone, e iniziai a girare l'Italia per conoscere altri che, come me, avevano scelto il Movimento. All'epoca YouTube muoveva i primi passi, la rete era ancora lenta, le telecamere rudimentali macchinette digitali con scarsa risoluzione, i social networks (da FB a twitter) non esistevano. Perfino la blogosfera era molto più primitiva. Sembrano passati secoli, ma era solo cinque anni fa! Per sopperire a queste limitazioni, nell'estate del 2007 sviluppai una mia piattaforma con la quale realizzai, insieme con l'amico Claudio Martino, il giornale online CalimeroTv.net. La piattaforma era costruita intorno all'idea di un giornale periodico online, quindi per edizioni.

Fu un periodo intensissimo. Nel giro di pochi mesi il giornale collezionò 22 edizioni. Nel novembre del 2007 emersero dissidi con il socio Claudio, chiusi CalimeroTv.net e aprii ecodellarete.net, usando la stessa piattaforma riveduta e corretta. La mia "fede grillina" giunse al culmine. Ho sulla coscienza la responsabilità di aver contribuito alla crescita di questo movimento, del quale non avevo compreso la natura, e che oggi considero un avversario politico.

Massimo Bontempelli
Con l'arrivo della crisi del 2008 le cose cambiarono. Su segnalazione di un amico conobbi gli scritti di Massimo Bontempelli, un intellettuale intorno al quale si era formato un gruppo che, in occasione delle elezioni dell'aprile 2008, aveva lanciato lo slogan "Questa volta no! Fuori dal recinto". Erano gli antenati di coloro che, oggi, sono noti come "I marxisti dell'Illinois", grazie alla salace inventiva di un economista del quale, all'epoca, nessuno sapeva niente. Fu per conoscere Bontempelli che, nel gennaio del 2009, mi recai a Chianciano con la mia rudimentale telecamerina. Questo è il servizio che realizzai.
Purtroppo Massimo Bontempelli, già gravemente ammalato, non partecipò al convegno, ma ebbi occasione di un primo incontro con Marino Badiale, coautore di numerosi suoi scritti. Rimasi inoltre colpito da Moreno Pasquinelli, del quale sarei divenuto, in seguito, grande amico. Segnalo, con l'occasione, questo suo articolo del febbraio 2010, particolarmente profetico. Nel frattempo era ricominciata la collaborazione con il socio Claudio.

Il 2010 fu per me un anno di transizione, un modo elegante per dire che non ci stavo capendo più niente. Cominciai però a maturare l'idea che fosse necessario dar vita a un nuovo partito, seppure ancora mi illudessi che questa nuova forza potesse essere il movimento di Beppe Grillo. Una speranza che, nel corso dell'anno, si affievolì, mentre a forza di leggere e studiare tentavo di comprendere meglio il disastro nel quale eravamo finiti, e ancora siamo, tutti noi. Mi basta rileggere uno qualsiasi degli editoriali che scrivevo allora (siamo nel maggio del 2011) per rendermi conto, a distanza di appena qualche anno, di quanto fosse enorme la mia confusione. Avevo cominciato a cogliere alcuni elementi essenziali, ma mi mancava un filo conduttore. In realtà, scrivevo per spiegare le cose a me stesso, più che agli altri. Che è un buon metodo, anche se rischioso visto che con Internet la memoria si è allungata.

Alberto Bagnai
La svolta venne nell'ottobre del 2011 con il convegno "Fuori dall'euro, fuori dal debito", organizzato dai cosiddetti Marxisti dell'Illinois. C'erano tutti i nuovi protagonisti della vicenda politica italiana. Voi penserete: Alfano, Monti, Renzi? Non avete capito niente! Io non sono niente di speciale, ma un talento ce l'ho: sono un grande giornalista! Sì, lo so, questa rodomontata resterà nella memoria di Internet, ma azzardo e ribadisco: sono un grande giornalista! Ho il fiuto per capire chi sono i grandi protagonisti e quelli che, invece, sono comparse. Magari potenti, ma comparse. In quel convegno c'erano quattro grandi protagonisti: Alberto Bagnai, Stefano D'Andrea, Moreno Pasquinelli, Leonardo Mazzei.

Moreno Pasquinelli
Di Alberto Bagnai che vi parlo a fare? Ormai lo conoscono tutti, ma all'epoca era un illustre sconosciuto. Stefano D'Andrea ha fondato l'ARS, Moreno Pasquinelli e Leonardo Mazzei sono tra i fondatori del movimento Sinistra No-Euro. Insieme a loro tanti altri, non meno capaci anche se meno noti, magari per il semplice fatto che, per essere leader, non bastano solo l'intelligenza e l'acume politico, ma serve un quid che non tutti hanno, e che, in verità, non gli invidio: un'essenza capronica che fa sì che una persona, capace e intelligente, sia anche un capo. Così è e, se non vi piace, attaccatevi al tram. Voi segnatevi questi nomi e, tra un paio di anni, ne riparliamo. Io sono un grande giornalista.

Ci sarebbe anche Paolo Barnard... ma è matto come un cavallo, dunque imprevedibile per definizione.

Il convegno del 2011 è stato un momento di svolta. Conoscevo già Stefano D'Andrea, Moreno Pasquinelli e Leonardo Mazzei, e conobbi Alberto Bagnai in quell'occasione. Quest'ultimo sorprese tutti. Il suo intervento, dal titolo "Euro: uscirne è di destra? Perché, entrarci è stato di sinistra?" ebbe l'effetto di una bomba: per la prima volta scoprimmo che il problema non era il debito pubblico, né la caduta tendenziale (che pure c'è), né la corruZZZione, ma una cosa molto più semplice e prosaica: avevamo dei debiti privati con l'estero! Ve lo ripropongo qui, perché per me è stato un'illuminazione.


Chi frequenta la rete sa bene che, dopo una "luna di miele" durata un anno, tra me e Bagnai è subentrata una "luna di fiele" che dura tutt'ora. Per fortuna il duello è passato di moda, altrimenti la nostra amata Patria avrebbe dovuto fare a meno di un grande politico o di un grande giornalista. E già il fatto di definirlo un "grande politico" basta a render conto della natura del dissidio. Ma io sono talmente convinto che Bagnai è un "grande politico" da essere anche disposto ad ammettere di non essere un "grande giornalista"... ma Lui sì che è un "grande politico" (dunque: duello all'ultimo sangue!).

Dopo il convegno Alberto Bagnai aprì il suo blog, Goofynomics. Con la stessa tenacia con la quale avevo contribuito a promuovere e far conoscere il movimento di Beppe Grillo, mi dedicai alla divulgazione delle idee sostenute da Bagnai. Un'altra colpa sulla mia coscienza? Ne riparleremo. Quel che è certo è che, nel dicembre del 2012, la mia personale lettura e interpretazione della situazione aveva ricominciato ad evolvere. La vecchia idea della necessità di far nascere nuovi partiti dal basso era ricicciata. Lo ammetto, questa è una mia fissa.

Nella sostanza, il dissidio verteva (e verte, aspetti viscerali a parte) sul fatto che Bagnai (il grande politico) sosteneva che "ci tireranno fuori dall'euro quelli che ci hanno portato dentro", mentre io (il grande giornalista) pensavo e penso che "per tirarci fuori da questo casino servono nuovi partiti". In particolare, partiti sovranisti. E ognuno è andato per la sua strada.

Siamo così arrivati all'inizio del 2013. La scelta, per me, era tra il Movimento Popolare di Liberazione - MPL (da cui è nata Sinistra No-Euro) e la proposta di Stefano D'Andrea (al tempo curatore del sito Appelloalpopolo.it) di aderire a un movimento da lui fondato, l'ARS. In realtà, per un breve periodo dopo il convegno del 2011, D'Andrea, Pasquinelli e altri si erano consultati per esaminare la possibilità di un percorso comune. Non partecipai a queste "consultazioni", ma ne ebbi sentore attraverso scambi epistolari con D'Andrea e, soprattutto, Pasquinelli, al quale ero e sono legato da un'istintiva simpatia personale. Alla fine ha prevalso la razionalità politica, ragion per cui, seppur dispiaciuto nei confronti di Moreno, ho scelto di aderire ad ARS, che sento più vicina alla mia sensibilità e visione del mondo. Ho tuttavia continuato a collaborare con gli amici di MPL, e continuerò a farlo, né è escluso che, in futuro, dopo che ci saremo liberati, io possa addirittura cambiare casacca (sempre si m'aregge la pompa)... ma dopo. Adesso sono in ARS e in ARS combatterò la battaglia.

L'otto giugno prossimo venturo l'ARS celebrerà la sua terza assemblea nazionale. Domani, 12 aprile 2014, si svolgerà l'incontro promosso da Alberto Bagnai "Un’Europa senza euro. Costi e benefici per famiglie e imprese nelle proposte di economisti e politici europei". Presto Sinistra No-Euro metterà in campo nuove iniziative.

La festa è qui. C'è da spostare una macchina infernale, facciamo quello che dobbiamo fare. Tutti, nessuno escluso.

giovedì 10 aprile 2014

Il talento di dominare

Sabato 12 aprile 2014 si svolgerà il convegno "UN’EUROPA SENZA EURO. COSTI E BENEFICI PER FAMIGLIE E IMPRESE NELLE PROPOSTE DI ECONOMISTI E POLITICI EUROPEI", organizzato da a/simmetrie.org.

Nel deserto della politica italiana questo convegno è un raggio di luce. Si può essere d'accordo o meno con il Deus ex machina dell'iniziativa, l'a/simpatico Alberto Bagnai, ma non si può non tenerne conto. La divulgazione dell'evento è un obbligo al quale non è possibile sottrarsi. L'Ego della rete, il blog sul quale prosegue la bizzarra avventura di ecodellarete.net, non si sottrarrà a questo atto dovuto. Le differenze dei punti di vista, in questo momento comunque marginali rispetto all'assoluta necessità di uscire dalla folle e feroce gabbia della moneta unica, passano in secondo piano davanti all'obbligo di ristabilire gli elementi basilari di verità negati dalla propaganda ufficiale degli euristi, dediti al servizio dei loro interessi di bottega.

Allo stesso tempo non possiamo non stigmatizzare le forme e i modi con cui l'a/simpatico conduce la sua battaglia. Forme e modi che, secondo alcuni, avrebbero origine in una scelta di campo riflessa nella selezione dei "compagni di viaggio", ma che secondo noi trovano spiegazione anche nella psicologia di un personaggio che ha dimostrato un'inaspettata capacità di sovrastare tutti gli altri avversari dell'euro, ponendosi al centro della vicenda. Il video è (in parte) una salace presa per il c... dell'a/simpatico, del quale riconosciamo le qualità che (ma speriamo di no) potranno presto renderlo un temibile avversario.

Dopo la fine di questa scemenza della moneta unica....

Le sfacciate "larghe intese" dei globalisti-liberisti e la cauta "non belligeranza" dei sovranisti-statalisti

Se i partiti globalisti-liberisti (in Italia soprattutto PD, Scelta Civica, NCD... ma non solo) imbastiscono sfacciate larghe intese, sull'altro fronte, quello dei sovranisti-statalisti, si procede con i piedi di piombo. A ragione, perché il rischio di posizionamenti tattici e comportamenti camaleontici è dietro l'angolo. Ciò vale anzitutto per il M5S, la cui natura è sommamente ambigua, ma anche per Fratelli d'Italia e Lega Nord. Ma non ci sono solo preoccupazioni tattiche a rendere problematica la costituzione di un "fronte sovranista-statalista", vi sono anche problemi di ben maggior peso politico.

Siamo in un periodo di transizione nel quale alcune forze politiche, meglio dire frazioni di queste, hanno avviato un percorso di ripensamento e riposizionamento, mentre sono in incubazione tentativi dal basso di costruire nuovi partiti di orientamento sovranista-statalista. Per un lungo periodo i successi delle ricette globaliste e liberiste sono stati sostenuti da una narrazione che, partendo dalla demonizzazione delle vicende del socialismo reale, ha finito con il persuadere molti che il ruolo e l'interventismo degli Stati nell'economia potesse essere ridotto, devolvendone molte funzioni alle forze del mercato. Ciò è avvenuto anche con il ricorso alla menzogna pianificata, come è il caso della riunificazione della Germania, che un'opinione pubblica distratta è stata indotta a considerare un successo indiscutibile e un caso esemplare di buone pratiche. Il libro di Vladimiro Giacchè, Anschluss, che sbriciola questa amena falsità, dovrebbe essere letto da tutti coloro che nutrono ancora qualche dubbio sul regime di disinformazione nel quale abbiamo vissuto per almeno due decenni.

La crisi del 2007 negli USA, trasferitasi in Europa l'anno successivo, ha posto fine alla lunga "luna di miele" tra il globalismo-liberismo e una parte, genericamente "socialista", di opinione pubblica che, convintasi della "superiorità" del mercato, aveva ripiegato su battaglie di stampo morale e di costume. Non tutta, è bene ribadirlo, ma solo una parte, composta per lo più da cittadini di cultura medio-alta e non troppo compromessi durante la ventennale "luna di miele" successiva alla caduta del muro. Ad essi, che costituiscono l'avanguardia dell'onda sovranista-statalista, si stanno aggiungendo, con il passare del tempo, quote crescenti di cittadini poco o scarsamente politicizzati.

Resta la vasta pletora di "intellettuali e politici ex qualcosa" che, durante il ventennio della "luna di miele", si è acconciata a svolgere il ruolo di coscienza critica degli eccessi del mercato, senza tuttavia metterne in discussione la pretesa superiorità, quasi mai dichiarata esplicitamente ma, nei fatti, accettata implicitamente. Questa disposizione d'animo, in parte sincera, ma anche agevolata dagli indubbi vantaggi derivanti dall'aver accettato il ruolo di critici non troppo severi (un ruolo indispensabile per asseverare l'esistenza di un libero dibattito politico), con il passare del tempo ha prodotto in questi individui una mutazione psicologica, rendendoli incapaci di cogliere l'enormità degli errori e delle omissioni di cui si sono resi responsabili durante il ventennio della "luna di miele". Ci riferiremo a costoro con l'appellativo di "liberisti di complemento".

E' accaduto così che, a partire dal 2008, si è venuta a creare una profonda frattura tra l'opinione pubblica "de sinistra" non troppo compromessa, dunque più libera di ripensare le proprie idee, e quella più compromessa, costituita da personaggi politici e intellettuali di caratura sia nazionale che locale. Tra i due gruppi è in corso una "battaglia delle idee" che è particolarmente aspra, poiché potrà concludersi solo con la completa vittoria di una parte e la sconfitta ignominiosa dell'altra.

Come sempre accade, quando si tratta di una "battaglia delle idee", non si faranno prigionieri!

Il dibattito è reso più confuso dal fatto che ad esso partecipano, in modo storicamente legittimo, sia i "marxisti duri e puri", quelli cioè che non hanno mai ammainato le bandiere del socialismo, sia gli ex-fascisti (quando non addirittura i "fascisti duri e puri"). I più critici nel denunciare queste contaminazioni sono, ovviamente, proprio i "liberisti di complemento", che vedono in ciò la possibilità di delegittimare il fronte sovranista-statalista. In realtà la maggior parte dei sovranisti-statalisti non sono né "marxisti duri e puri", né "fascisti più o meno duri e puri", e tuttavia essi si trovano nella scomoda posizione di condividere con essi una posizione fondamentale: la necessità di tornare ad un maggiore interventismo dello Stato nella conduzione dell'economia, in aperta contrapposizione con le ricette globaliste-liberiste.

Un ulteriore elemento di confusione deriva, ovviamente, dal fatto che i "liberisti di complemento" negano di essere tali. Il loro cavallo di battaglia è una versione, edulcorata e politically correct, del globalismo liberista, cioè l'internazionalismo, una visione secondo la quale sarebbe più utile alla causa del socialismo spostare il fronte di lotta su scala globale, essendo questo il terreno sul quale sono più acute le contraddizioni capitalistiche. Questa posizione è condivisa anche da intellettuali e gruppi che non è giusto etichettare come "liberisti di complemento", e ciò rende definitivamente e drammaticamente confuso il quadro generale.

Sic stantibus rebus non sorprende il fatto che, mentre il fronte globalista-liberista può adottare, senza grandi traumi, la formula delle "larghe intese", da parte dei sovranisti-statalisti sia necessaria una ben maggiore cautela. Di fatto, e senza che ciò venga esplicitato, la strategia dei sovranisti-statalisti è improntata a una sostanziale non belligeranza con le altre forze del nascituro fronte, di tanto in tanto spezzata da qualche occasionale polemica. E tuttavia questa situazione non potrà durare a lungo. Presto o tardi sarà necessario trovare una risposta alla domanda topica: chi è il nemico principale? Il fascismo (alias: il comunismo) o il globalismo-liberismo?

Quando il gioco si farà duro, e i duri cominceranno a giocare, la risposta a questa domanda potrà significare la scelta tra il perdere subito e sicuramente, e il perdere (forse) dopo aver vinto (si spera) la battaglia contro i globalisti-liberisti. In altre parole: cosa preferire tra il "morire fascisti" (per i comunisti) o il "morire comunisti" (per i fascisti), e il NON fare un armistizio, così da morire subito e sicuramente "globalizzati e liberalizzati"?

Giro la domanda all'amico Moreno Pasquinelli, del Movimento Popolare di Liberazione (i famosi marxisti dell'Illinois). Qualcuno mi suggerisca qualche fascista cui porla: io non ne conosco di intelligenti... magari ce ne sono... chissà.

Addendum: e morire democristiani? Come la vedete? In fondo, viste le alternative... almeno quelli le pensioni ce le hanno date! Visto che se deve morì...

mercoledì 9 aprile 2014

Venere in pelliccia (Los Calimeros)

Chiunque permetta, lui stesso, di essere frustato, merita di essere frustato! Un popolo che si lasci frustare a sangue, pur avendo la possibilità di ribellarsi, merita di essere frustato a sangue! Un popolo che non ha il coraggio e la forza di ribellarsi sarà schiavo, e potrà al massimo sperare nella distratta indifferenza dei dominatori. Chi abbia visto "Salò o le 120 giornate di Sodoma", e non ha capito questo semplice dato di realtà, è un perfetto imbecille. Di destra, di sinistra o di centro. Anche se è grillino, resta un imbecille.

Link correlato: Dalla collezione DoubleFace -  DoubleFace N°16 - 21 marzo 2006 [Contro lo stravolgimento della Costituzione]

lunedì 7 aprile 2014

ERF, perché lo facciamo?

L'acronimo ERF indicava, fino a poco tempo fa, la funzione degli errori in statistica. A breve, questo acronimo indicherà la nuova funzione degli orrori dell'Unione Europea.

L'ERF (European Redemption Fund) è un nuovo trattato internazionale che sarà probabilmente ratificato dopo le pseudo-elezioni europee. Prevede che i paesi dell'eurozona conferiscano la quota di debito pubblico eccedente il 60% del rapporto debito/PIL a un'istituzione finanziaria europea non soggetta ad alcun controllo da parte degli Stati. In caso di uscita di un paese dall'eurozona, la quota conferita dagli Stati non sarebbe soggetta a svalutazione secondo la Lex monatae.

Ho colto l'occasione di una visita a Frosinone del vice presidente della Commissione europea, il ferentinate Antonio Tajani, per porgli una domanda sull'ERF.