domenica 5 maggio 2019
Romanzetto fantasmagorico (Cap.1 prologo)
IL QUIRINALE
Quando ripenso agli anni della guerra civile, è passato tanto tempo che il ricordo di quegli avvenimenti non mi suscita più angoscia, non posso fare a meno di provare, ogni volta, un senso di meraviglia per il modo in cui il mio paese si condusse alla rovina. C’era stata la vittoria dell'Alleanza, una sorpresa, ed erano iniziate le trattative per il nuovo governo, pur tra polemiche e tatticismi all’interno del gruppo dei vincitori. Ricordo che anche la crisi economica sembrava superata, e in qualche modo il Cavaliere, Vanlisi e Amidio avrebbero trovato la via di un accordo, per cui, benché rattristato per la sconfitta della piccola frazione in cui militavo, non immaginavo certo che, di lì a poco, la mia vita, e quella di milioni di Italiani, sarebbe stata sconvolta da avvenimenti tragici e assolutamente imprevedibili. In realtà, osservandoli in prospettiva, dall’alto di questa prigione dorata dove, quasi certamente, concluderò la mia esistenza, come sembrano confermare le attenzioni di tutti gli organi di informazione, e la quantità di messaggi augurali per il mio novantesimo compleanno, la spaventosa crisi sociale e politica che ci travolse tutti era nell’aria. Mi sono chiesto, sia durante gli avvenimenti di quel decennio, sia dopo, quando la sanguinosa battaglia di Mantova ebbe posto fine alla guerra civile, quale sia stato il fatto, o la circostanza, che determinò la rottura dell’equilibrio. Molti si sono affannati nel cercare spiegazioni economiche, sociali, politiche, ma esse non mi hanno mai convinto. Pochi giorni fa, ricevendo Alfonso Barreca, capo dell’opposizione in Messico, abbiamo ripreso l’argomento, ed egli sostenne che senza l’assassinio di Vanlisi l'Alleanza non sarebbe mai caduta nelle mani di Padovani, con quel che ne seguì. Barreca è un politico, ed è normale che, ai suoi occhi, siano i fatti politici a determinare gli avvenimenti, ma questo non spiega perché un fatto come la morte di un leader politico possa scatenare l’ondata di violenza omicida che insanguinò per molti giorni il paese. In fondo, altri assassini politici non avevano avuto conseguenze così gravi, basti pensare all’attentato a Togliatti, o all’omicidio di Matteotti, o alla morte di Carrero Blanco, se non si vuole restare al caso di politici dell’opposizione. Certo, l’avvento di Padovani alla guida dell'Alleanza fu un fatto determinante, fu sua l’iniziativa di agire fuori della legalità. Non ci accorgemmo subito della sua follia, quell’uomo sembrava, al contrario, molto sicuro di se, dotato di un carattere orientato alla ponderazione e alla mediazione. Forse, fu anche grazie alla considerazione che seppe guadagnarsi che, quando lanciò l’accusa di tradimento nei confronti dei suoi alleati, poté risultare così convincente.
Il giorno che spararono a Vanlisi ero in vacanza. Facevo l’insegnante, precario, per cui nel mese di Settembre non avevo impegni. Avevo preso una camera in affitto a Cagliari, per poter essere vicino a Agathe, la giovane donna che sarebbe stata la causa della mia adesione al partito della Rivoluzione, ma allora non potevo immaginare che una moretta conosciuta in barca fosse anche un membro inconsapevole di un’associazione new-age, i seguaci di Rigel, alla cui ombra si muoveva un gruppo terroristico. Cosa posso dire, che non abbia già detto, in proposito? Questa circostanza sembra destinata a gettare un dubbio odioso sulla lealtà delle mie scelte, insostituibile strumento per campagne diffamatorie e insinuazioni da parte di quanti, e cominciano ad essere molti, si lanciano in analisi revisionistiche per inconfessati scopi politici. Agathe era una giovane molto graziosa, dalla conversazione affascinante, anche se i suoi argomenti, e soprattutto le sue convinzioni, potevano lasciare perplessi. Che dire dell’idea, che avevano tutti in quel gruppo, che il vero governo della terra fosse nelle mani degli extraterrestri, vere potenze spirituali dell’universo, con funzioni di guida per le razze meno sviluppate? La sola ragione per cui continuai a vederla, pur non condividendo affatto i suoi convincimenti, era che mi piaceva pazzamente, e inoltre era molto giovane. Non corrisponde al vero, lo smentisco nel modo più categorico, e continuerò ad agire nei confronti di quanti affermano il contrario, che anche io facessi parte dell’organizzazione. D’altra parte, condivido la meraviglia di quanti scoprono che il capo della nazione, il Presidente, l’uomo che ha guidato la resistenza nei giorni bui della sconfitta e del tradimento, possa essersi trovato ospite nella stessa villa da cui partì il commando che uccise Vanlisi, ospite del gran maestro della fratellanza universale Rigeliana, Edo Padovani, il quale così commentò la notizia del telegiornale: “La sua anima si è ricongiunta allo spirito cosmico, ora vive nella luce..”
Agathe mi aveva parlato della villa, nella quale lei e gli altri della Rigel avevano intenzione di festeggiare l’equinozio d’autunno, e mi aveva invitato a trascorrere un periodo ospite della setta. Avevo tuttavia rinunciato all’ospitalità, per godere di maggiore libertà, e avevo preso alloggio in una pensione appena fuori Cagliari, anche se, in realtà, finii con il passare lì quasi tutto il mio tempo, anche le notti.
Giunsi a Cagliari il 13 Settembre, subito dopo gli esami di riparazione, a bordo della motonave Salerno, con moto, casco e sacco a pelo, oltre a un minimo di bagaglio. Sono sempre stato un viaggiatore con pochi bagagli, perché riuscivo sempre a procurarmi, in qualche modo, le cose che tralasciavo di portare con me. In quell’occasione potevo contare sull’organizzazione di Agathe, che invece, quando si muoveva, aveva bisogno di un TIR. D’altra parte questa caratteristica, che indubbiamente è sintomo di un atteggiamento un po’ parassitario nei confronti degli altri, mi sarebbe tornata utilissima negli anni della latitanza, quando divenni il ricercato numero uno del regime di Edo Padovani, il Federliberismo, che durò al potere per 8 lunghi anni, riducendo l’Italia al livello di un paese sudamericano, nel quale tutto era permesso, ai federliberisti naturalmente. In particolare ai membri della MILFED, il famigerato corpo istituito da Padovani, sulle ceneri del vecchio servizio d’ordine dell'Alleanza, dopo la resa dei conti con Perniso alla convenzione di Milano. La morte di Perniso, avvenuta due mesi dopo in un finto incidente d’auto, segnò il punto di svolta decisivo della politica dell'Alleanza. Liquidata, sia politicamente che fisicamente, la vecchia guardia, Padovani poté dare inizio al suo regime personale, che sarebbe durato fino al mattino del 13 Giugno 2034.
E’ strano come la mia vicenda personale si sia inserita in questa immane tragedia in seguito ad una serie di avvenimenti casuali, a partire dall’incontro con Agathe sull’aliscafo per Ponza. Se quel giorno non avessi sofferto il mal di mare, molto probabilmente sarei finito anche io, come migliaia di Italiani, in un campo di concentramento, o sarei rimasto ucciso nel corso delle numerose campagne di normalizzazione organizzate da Padovani. Era il 26 Giugno, e avevo deciso di trascorrere una breve vacanza in campeggio, nei pressi di Sperlonga, ospite di amici. Quella mattina avevo preso la moto per andare a prendere il giornale, e senza una ragione apparente, invece di salire su in paese, avevo imboccato la Flacca in direzione di Formia, dove giunsi in tempo per la partenza dell’aliscafo. La vidi per caso, poiché la brusca frenata di un’auto mi indusse a voltarmi. Era una moretta dall’aspetto luminoso. Rimasi talmente colpito che feci una cosa che pochissime altre volte ho fatto nella mia vita, le corsi dietro, con la mente suggestionata dall’emozione che la vista di quella sconosciuta aveva suscitato nel mio animo. Parcheggiata la moto nel piazzale, mi precipitai sulle sue tracce, in tempo per vederla entrare nella biglietteria del porto, cosa che prontamente feci anch’io. Fu così che mi ritrovai, poco dopo, sull’aliscafo per Ponza, senza alcuna ragione sensata per recarmici, con gli occhi fissi sulla sua seducente persona. Con il cuore impazzito riuscii a sedermi di fronte a lei, senza poterle staccare gli occhi di dosso, al punto che, mi confessò in seguito, le ero sembrato pazzo, e in quel momento lo ero, mentre un senso di vuoto e insensatezza si impadroniva del mio animo. Deve essere stato l’insieme di molti fattori, mi ero appena svegliato, ero digiuno, faceva un po’ freddo e il mare era mosso, avevo gli occhi fissi sulla punta del suo naso come quando si legge un libro in autobus e si fissa la pagina ignari di tutto il resto, fatto è che, d’un tratto, lo stomaco si ribellò, tentando di vomitare il nulla che conteneva, e poi svenni. Seppi così che il paradiso si chiamava Agathe, perché rinvenni con la testa poggiata sulle sue ginocchia, mentre decine di facce sconosciute si tendevano verso di me. Passai il resto della giornata con lei, me ne innamorai, continuai a vederla nei giorni seguenti, tutti i giorni su e giù tra Formia e Ponza, qualche volta rimanendo a dormire clandestinamente su una spiaggetta, ma non riuscii ad ottenere nulla. Non posso dire che divenni la sua marionetta, ma certamente così apparivo agli altri. D’altra parte, non le ero indifferente, visto che veniva a prendermi al porto, passavamo la giornata insieme, ci ascoltavamo con attenzione reciproca, eppure ogni volta che cercavo di baciarla mi sfuggiva con allegria. Non riuscivo a capire il motivo di questo comportamento, anche perché sentivo, con l’istinto, che il suo cuore non mi respingeva, ma c’era qualcosa che si frapponeva tra noi due, qualcosa di reale, come scoprii in seguito, un uomo, con il quale ero destinato a scontrarmi molto presto, Edo Padovani.
Quando giunsi a Cagliari ero ancora innamorato di lei, nonostante fossero passati più di due mesi dall’ultima volta che l’avevo vista, e nonostante una nuova ragazza, la dolce Ingrid, bella e mondana. Ero dunque molto più tranquillo rispetto a due mesi prima, eppure, quando avevo letto il messaggio che mi informava del suo arrivo in Sardegna, senza alcuna esitazione, e approfittando del fatto che Ingrid si trovava a Milano per uno stage, avevo preso la moto ed ero partito. Mi ero aspettato di trovarla sul molo, ma rimasi deluso nelle mie aspettative. Dopo aver atteso per una mezz’ora, mi risolsi a muovermi in direzione della pensione dove avevo prenotato. Scaricai i bagagli, presi accordi con la proprietaria, e uscii per fare un giro di perlustrazione. Ero già stato diverse volte a Cagliari, per il servizio militare, e molti anni dopo, quando mi ero fidanzato con Miranda, una sarda completamente pazza, che avevo creduto di amare finché non avevo conosciuto sua sorella. Con la moto, la fida Gilda compagna di tante avventure, mi diressi verso il Poetto, in cerca di un bar dove sedermi a sorseggiare una birra. Si erano fatte le 11 del mattino, la spiaggia cominciava a riempirsi di bagnanti, ma un vento fastidioso mi dissuase dal tentare un bagno di fine stagione. Mi sedetti invece vicino a un Juke-box, misi su un vecchio brano dei Police, accesi la sigaretta di prammatica e assaporai l’attimo fuggente. Non avevo fretta di telefonare a Agathe, preferivo invece fantasticare su quello che sarebbe successo. Mi sentivo in una posizione di forza, potevo giocare con l’amore avendo a disposizione la via per un’onorevole ritirata. Non sapevo che, in quello stesso istante, un’auto con a bordo Terenzi, il fanatico seguace di Padovani, stava lasciando la villa per l’aereoporto. Sarebbe atterrato a Linate, destinazione finale Pontida, due giorni dopo.
Presi un giornale abbandonato su un tavolo, titolava su 4 colonne “La Costituzione non si tocca!”. Ero disgustato, ogni giorno di più, dallo spettacolo della politica in un paese che andava a rotoli, nel quale il liberismo si stava affermando più come assenza di governo che come progetto politico, e gli eletti dal popolo non si preoccupavano di fare leggi per regolamentare il mercato, guidare l’economia. Il modo, in fondo, mi importava poco; da qualche parte nel cervello covavo l’idea, blasfema per uno come me, che forse un po’ di liberismo sarebbe stato salutare per tutti. Aspettavo di vedere cosa sarebbero riusciti a fare quei tre che avevano vinto. Ero un ingenuo, non sapevo nulla di politica, mi illudevo ancora che l'Alleanza fosse qualcosa di diverso da un’accozzaglia di avventurieri, preoccupati solo di conquistare potere, potere e ancora potere. Oggi si fanno studi sulla figura di Vanlisi, santificato solo perché assassinato da Terenzi durante un comizio a Pontida, ma io credo che anche lui fosse della stessa pasta degli altri. In fondo, cos’altro era se non un ex figurante televisivo abituato a vivere di politica? Il potere gli stava dando alla testa. Quanto a Mangai, questi aveva venduto la sua intelligenza a un desiderio insano di rivincita, secondo una logica tutta interna al suo piccolo mondo di economisti marginalizzati. Eppure, l’ex figurante televisivo e l'economista marginalizzato avevano tolto il coperchio a una pentola, da cui sarebbero usciti personaggi come Padovani, l’ineffabile gran maestro di una setta esoterica che credeva negli extraterrestri.
Nessuno, credo, è mai sfuggito alla fantasia che esistano una o più sette segrete che governano gli affari del mondo, e che la storia che si studia a scuola sia solo la manifestazione apparente di scelte prese altrove. Si tratta di un’idea infantile, ma contiene un fondo di verità. E’ sufficiente, per ristabilire le debite proporzioni, sostituire alla parola governare l’espressione tentare di governare, e subito ci si avvicina molto di più alla realtà. Quanto possa essere grande l’influenza coordinata di un numero esiguo di individui, purché organizzati, e di grande livello mentale, non può essere compreso da una mente moderna, abituata a considerare la storia come la risultante delle scelte caoticamente coordinate di miliardi di individui. Queste sette esistono, anche se la loro potenza non è grande come vogliono far credere, e le loro origini, seppur lontanissime nel tempo, non sono senza soluzione di continuità con il presente. Molte volte, nel corso della storia, di esse non è rimasto che una flebile presenza, talmente labile da non riuscire ad influenzare nemmeno gli avvenimenti degli sperduti villaggi dove i maestri trovavano rifugio. In altre occasioni, invece, la loro potenza si è eretta ad arbitra del mondo, e quelle che sembravano convulsioni disordinate erano, al contrario, avvenimenti fermamente controllati e guidati verso un fine. Tutto questo, ed altro ancora, ho imparato da Edo Padovani, ultimo maestro della setta dei Rigeliani, sacerdote insigne di una delle due sole religioni dell’uomo, quella del potere. L’altra è quella del piacere, la mia....a quei tempi.
sabato 4 maggio 2019
Tra globalismo e internazionalismo la via italiana è tracciata nella Costituzione del 1948
Il modello liberale è fondato sulla concorrenza e sulla libera circolazione dei fattori di produzione: capitali, merci, servizi, persone. L'idea è che la piena libertà economica assicuri il raggiungimento della massima efficienza.
Il modello collettivista è basato sul più ferreo controllo dei fattori di produzione, e dunque in ultima analisi sulla pianificazione.
Il modello liberale conduce al progressivo aumento delle differenze di ricchezza e all'insorgere di grandi gruppi di potere privatistico, che inevitabilmente finiscono col passare dalla competizione solo economica alla guerra; il modello collettivista ha bisogno, per funzionare, di una gerarchia di comando che, dapprima, spegne la volontà creativa degli esseri umani, infine conduce a un soffocante regime di polizia.
Il semplice buon senso suggerisce che il giusto stia nel mezzo. Questo giusto mezzo è stato trovato, guarda un po', da noi italiani nei decenni successivi alla più grave e umiliante sconfitta della nostra storia, e ratificato nella Costituzione del 1948.
Il modello costituzionale italiano va bene per l'Italia, è la nostra via alla convivenza interna e con gli altri popoli, dunque non dobbiamo avere la pretesa di imporlo ad altri, ma dobbiamo anche difenderlo. Il primo nemico è costituito da quelle forze interne alla nazione, numericamente minoritarie, che, per sopperire a ciò, hanno costruito una vasta rete di alleanze con le minoranze di altri Stati, una sorta di santa alleanza liberale. Grazie a questa alleanza, che è prima di tutto di natura ideologica, oltre che dotata di potenti strumenti operativi, queste minoranze sono in grado di controllare le vaste maggioranze in moltissimi Stati, grazie alle istituzioni internazionali all'uopo create il cui fine è la propaganda a sostegno del modello liberale, da esportare in ogni angolo del globo.
Questa santa alleanza ha sconfitto, sul piano ideologico e propagandistico, quella che le si era opposta per 70 anni. Infatti il comunismo non è stato sconfitto sul campo di battaglia, anzi su quel terreno ha quasi sempre vinto, ma su quello dell'ideologia. Ed è giusto che sia accaduto, come è altrettanto giusto e necessario che anche la santa alleanza liberale sia distrutta. L'internazionalismo non è la risposta giusta al globalismo, sono entrambe idee sbagliate.
Il mondo è troppo grande, complesso, diverso, perché si possa concepire un unico modello buono per tutti che, teleologicamente, possa governarlo. Bisogna respingere questa idea, perché è foriera di gravi conseguenze.
Il mondo ha bisogno di diversità, di soluzioni originali, specifiche per ogni popolo. Questa situazione che alle menti ossessionate dalla ricerca del principio unico che governa il mondo - il santo Graal della politica - appare come un invito al caos, è tuttavia l'unica possibile perché il mondo è troppo grande e complesso affinché la mente umana possa governarlo.
Ogni popolo ha il diritto e il dovere di cercare la sua "terza via", come ha fatto quello italiano quando la sua parte migliore ha concepito la nostra Costituzione.
Né dobbiamo temere che, scomponendo le grandi aggregazioni sovranazionali, le loro componenti finiscano con l'essere fagocitate dai grandi imperi che altri possono, nel frattempo, costruire. Le guerre ci sono sempre state, e sempre ci saranno, talvolta vinte dai grandi imperi, tal altra dalle alleanze di piccole entità politiche, dunque non può essere questo il criterio di scelta.
La Costituzione italiana del 1948, concepita dalla parte migliore del nostro popolo, seppe conciliare il principio socialista con quello liberale, dando allo Stato quel che è dello Stato e all'individuo quello che è dell'individuo.
La parola "sovranismo" indica, nella sua accezione veritiera, la necessità che sia ogni popolo, sulla base della sua cultura e delle condizioni reali nelle quali vive, a scegliere il suo modello sociale. Non solo perché questo è eticamente giusto, ma perché i problemi sono tanti e altrettante devono essere le soluzioni.
p.s. coloro che si sono appropriati, indebitamente, del concetto di sovranismo sono oggi, in Italia, i peggiori nemici dell'intelligenza. Non meritano nemmeno lo sforzo di disprezzarli, sono peggiori dei folli globalisti e degli sciocchi internazionalisti.
Federico Fubini, ovvero della confessione con la erre moscia
E che mica si può lasciare agli anti europeisti la critica all'Unione Europea!
venerdì 3 maggio 2019
Il destino dell'Italia dipende dallo scontro tra due fazioni massoniche
Il destino della Patria è tutto nelle mani di due fazioni liberali, raggruppate intorno a due costellazioni massoniche che si fanno la guerra da almeno 30 anni, cioè da quando il golpe di mani pulite ha liquidato la prima repubblica. Sarà per questo, per il fatto che tutto il potere è nelle mani del nemico liberale, che ci sono stati tanti ignobili tradimento nel campo sovranista costituzionale?
Teoria gender: facciamo finta che...
Da Byoblu: «Cos’è la Teoria Gender, che spesso si sente nominare in rete? Esiste davvero una “Teoria Gender”, o è solo un nome dato alle nostre paure? Oggi lo chiediamo alla giurista e studiosa Elisabetta Frezza, che sulla Teoria Gender ha una sua… teoria! Una teoria che attraversa soprattutto l’universo della scuola, dell’educazione, la genitorialità, la famiglia, l’omosessualismo (che è differente dall’omosessualità), chiaramente l’identità di genere ma anche molto, molto altro.»
Prima di giudicare qualcosa è necessario porsi due domande:
1 - quella tal cosa esiste?
2 - quella tal cosa è questo, o quello, o quell'altro ancora?
Nel caso della cosiddetta teoria gender queste domande sono fondamentali perché si ha l'impressione che coloro che promuovono azioni per favorire la diffusione di idee definite "teoria gender" da chi ad esse si oppone, insistano nel negare l'esistenza di una pianificazione alle spalle delle suddette azioni, e anzi accusano chi lo sostiene di complottismo.
Certo è che nella mia scuola - questo non è complottismo ma fatti dimostrabili per tabulas - si stanno svolgendo i corsi di "Educazione alla sessualità e all'affettività". Ci si potrebbe aspettare che siano destinati ai ragazzi delle ultime classi, i quali in effetti cominciano ad aver bisogno di qualche informazione essenziale di natura medico-sanitaria, e invece no: vengono impartiti ai ragazzini delle prime e seconde classi! E' lecito sospettare che la ragione di questa scelta sia che i suddetti corsi non sono pensati per informare sulla sessualità, ma per formare la sessualità?
Vi propongo un gioco: ascoltate con attenzione quanto sostiene la dott. Elisabetta Frezza (definita "una pazza" da una mia amica FB) dopodiché giochiamo:
"Facendo finta che la teoria gender sia, in buona sostanza, quello che ci racconta la dott. Elisabetta Frezza, IO cosa ne penso?"
Il gioco "facciamo finta" è importante perché consente di saltare a pié pari tutte le polemiche sull'esistenza o meno di una certa cosa, evitando così le inutili discussioni in cui si viene accusati di complottismo. Vi do la mia risposta: facendo finta che quello che racconta la dott. Elisabetta Frezza sia vero, IO sono ferocemente e assolutamente convinto che la cosiddetta teoria gender debba essere combattuta con tutti i mezzi disponibili, senza dubbio né esitazione, poiché rappresenta un punto di vista vomitevole e anti umano.
Sia ben chiaro: facendo finta!
Prima di giudicare qualcosa è necessario porsi due domande:
1 - quella tal cosa esiste?
2 - quella tal cosa è questo, o quello, o quell'altro ancora?
Nel caso della cosiddetta teoria gender queste domande sono fondamentali perché si ha l'impressione che coloro che promuovono azioni per favorire la diffusione di idee definite "teoria gender" da chi ad esse si oppone, insistano nel negare l'esistenza di una pianificazione alle spalle delle suddette azioni, e anzi accusano chi lo sostiene di complottismo.
Certo è che nella mia scuola - questo non è complottismo ma fatti dimostrabili per tabulas - si stanno svolgendo i corsi di "Educazione alla sessualità e all'affettività". Ci si potrebbe aspettare che siano destinati ai ragazzi delle ultime classi, i quali in effetti cominciano ad aver bisogno di qualche informazione essenziale di natura medico-sanitaria, e invece no: vengono impartiti ai ragazzini delle prime e seconde classi! E' lecito sospettare che la ragione di questa scelta sia che i suddetti corsi non sono pensati per informare sulla sessualità, ma per formare la sessualità?
Vi propongo un gioco: ascoltate con attenzione quanto sostiene la dott. Elisabetta Frezza (definita "una pazza" da una mia amica FB) dopodiché giochiamo:
"Facendo finta che la teoria gender sia, in buona sostanza, quello che ci racconta la dott. Elisabetta Frezza, IO cosa ne penso?"
Il gioco "facciamo finta" è importante perché consente di saltare a pié pari tutte le polemiche sull'esistenza o meno di una certa cosa, evitando così le inutili discussioni in cui si viene accusati di complottismo. Vi do la mia risposta: facendo finta che quello che racconta la dott. Elisabetta Frezza sia vero, IO sono ferocemente e assolutamente convinto che la cosiddetta teoria gender debba essere combattuta con tutti i mezzi disponibili, senza dubbio né esitazione, poiché rappresenta un punto di vista vomitevole e anti umano.
Sia ben chiaro: facendo finta!
mercoledì 1 maggio 2019
Mi arrendo
Con questo breve post intendo comunicare ai miei pochi followers che mi arrendo, rinunciando alla lotta per salvare la maggior parte degli italiani di oggi. Continuerò a fare qualcosa, ma solo per i pochi e, se ci saranno ancora, gli italiani di domani che, spero, saranno migliori della massa di trogloditi che oggi è la grande maggioranza. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la gran mole di commenti social per il licenziamento di Flavia Lavinia Cassaro, riconosciuta colpevole di oltraggio durante una manifestazione piuttosto movimentata.Sia ben chiaro, La Flavia Lavinia Cassaro non mi piace affatto, la considero parte di quel gruppo antropologico che definisco "zecche", ma la difendo; così come difenderei un prof fascista, altra razza che proprio non mi piace, se venisse licenziato per aver fatto il saluto fascista. Ma allo stesso modo difenderei, penZate un po', perfino un prof piddino beccato a prostituirsi online, o un forzitaliota condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. Voglio esagerare, mi spingo addirittura ad affermare che difenderei uno di +Europa condannato per necrofilia! Difenderei tutti costoro anche se, invece che prof, fossero tranvieri, riders, medici, avvocati, perfino se fossero politici. Ma constato che gli italiani di oggi non la pensano allo stesso modo, soprattutto perché la "zecca" in questione è una professoressa. Non scorgo neanche segnali di una qualche solidarietà femminile.
Ne deduco che i miei compatrioti, gente che guarda la TV per ore, si droga, va a trans e puttane, tradisce l'amicizia, è sempre pronta a saltare sul carro del vincitore, si fa sodomizzare dai partiti dell'arco (in)costituzionale perfino litigando fra loro (gelosia?) a dispetto di tutto ciò pretendono, esigono che chi svolge il mestiere mal pagato di prof non solo si conduca in modo moralmente e legalmente corretto fuori dal luogo di lavoro ma che, quando così non è, oltre a sottostare ai rigori della legge - con le ovvie aggravanti of-course - perda anche il suo lavoro!
Non comprendono, i trogloditi italioti di oggi, che questo è solo il secondo passo, il primo essendo stato il caso di quei medici che, per aver espresso posizioni diverse e in contrasto con la scienza medica ufficiale, sono stati radiati dall'ordine. Non comprendono, gli imbecilli senza speranza, che la vera ratio di provvedimenti come questi consiste nell'intimorire i lavoratori, cioè anche loro. E sapete con quali demenziali argomentazioni? Perché la Flavia Lavinia Cassaro, per lavoro, doveva occuparsi dei loro picciriddi, sì proprio quegli esserini devastati dalle loro famiglie disfunzionali che incontro tutti i giorni a scuola essendo anch'io un insegnante. Quegli esserini ai quali, sperando di non essere scoperto, insegno oltre alle mie (numerose, sempre più numerose) discipline, alcune virtù lievemente fuori moda come il coraggio, la lealtà, lo spirito critico, l'amore per la giustizia e la libertà, il senso del dovere, la determinazione nel combattere per i loro diritti. Ma, nel far ciò, mi scontro con famiglie alle quali interessa solo la promozione dei picciriddi, che non si scompongono minimamente se gli dico che i loro pargoli a 17 anni non sanno neppure leggere e scrivere e far di conto come un alunno delle elementari di un tempo, e non sto affatto esagerando.
L'importante è che siano promossi, e che la Flavia Lavinia Cassaro, che di mestiere si occupava dei picciriddi loro, perda il lavoro, anzi ho letto di super trogloditi che hanno addirittura invocato il napalm.
Va bene, va bene così. Chi me lo fa fare di sperare ancora nel riscatto di questo popolo, o almeno di questa sua parte che, all'evidenza, è maggioritaria? Ma che vadano a farsi fottere, perché chi ragiona da schiavo deve essere frustato, oltre che sodomizzato all'occorrenza. Dunque mi arrendo.
Non farò più nulla con la speranza di riscattare questa vile plebaglia, ma coltiverò, ancor più di quanto faccia già adesso, i pochi rapporti personali con uomini e donne con cui e per cui vale la pena vivere, e anche morire se il destino lo comanda.
Vile plebaglia, rovina della nostra Patria, che tu sia maledetta e possa scomparire al più presto.
martedì 30 aprile 2019
Dottrina Prodi vs Dottrina Monti - commento a un post su FB di Giuseppe Masala
Vi riporto un breve post di Giuseppe Masala, cui segue il mio commento.
«Dottrina Prodi vs Dottrina Monti.
Lasciando perdere la correttezza di entrare nell'Euro, una volta fatta la scelta con le condizioni previste e accettate (Trattato di Maastricht) bisognava scegliere in quale modo convergere verso quelli che erano i parametri previsti.
La Politica Economica di Prodi (io la imputo a lui) fu incentrata su una "lenta convergenza" a seguito delle seguenti politiche:
- Attrazione di capitali esteri grazie ad una serie di politiche favorevoli.
- Totale disattenzione ai conti con l'estero con una bilancia commerciale che diventò negativa strutturalmente e con una Posizione Finanziaria Netta negativa fino al 25% del pil.
- Conseguente aumento del Pil e diminuzione del rapporto debito/Pil grazie all'immissione dei capitali esteri.
Come si capisce, la premessa necessaria affinché questa politica funzionasse era che i capitali esteri investiti in Italia fossero acquisiti per sempre. E questo probabilmente pensava Prodi in ossequio all'illusione della fratellanza europoide. La crisi del 2008 (prima fase) e 2011 (seconda fase) hanno smentito questo costrutto relegandolo a quello che in realtà era: una pia illusione. Con la crisi del 2011 i capitali esteri iniziarono a smobilitare creando il terremoto che tutti conosciamo con aumento dei tassi ecc.
A questo punto arrivò Monti che virò di 180° gradi le politiche economiche di Prodi e imponendo la sua dottrina:
- Controllo ferreo dei conti con l'estero. Ritorno all'attivo della bilancia commerciale tramite misure di austerità che facessero diminuire le importazioni di beni e servizi dall'estero e attraverso misure volte a favorire le nostre esportazioni aumentando la nostra competitività (aumento del tasso di sfruttamento del lavoro con conseguente diminuzione del costo del lavoro per unità di prodotto).
- Risultato finale entro qualche anno abbiamo riguadagnato una Posizione Finanziaria Netta sostanzialmente in pareggio che consente di compensare con capitali nazionali eventuali emorragie di capitali esteri dovute a shock economici che sempre si possono verificare.
In pratica dal 1999 al 2011 sbagliammo tutto. Tafazzi rispetto a noi era un dilettante. Amen.
[E per paradosso c'è chi ancora oggi considera Monti alla stregua di un vampiro e Prodi un grande economista]
Poi sui devastanti costi sociali ed economici che ha comportato il controllo ferreo dei conti con l'estero inutile stare a parlarne: demolizione del Pil (alla fine però era la sua crescita ad essere un illusione durata alcuni lustri perché in realtà figlia di capitali stranieri), crisi aziendali, crisi bancarie, aumento esponenziali della disoccupazione e dei poveri. Ma Monti che poteva fare? Far finta di nulla e aspettare la Trojka che avrebbe fatto il lavoro sporco in maniera mille volte più feroce?
Altra considerazione: una volta che controlli in maniera ferrea i conti con l'estero che stai nell'Euro o che esci dall'Euro per entrare magari nel Carlino o nel Fiorino o addirittura nel Sesterzio poco cambia. Anzi non cambia nulla se non che riacquisti (in caso di bisogno) la valvola di sfogo delle svalutazioni. Riacquisto però che andrebbe pesato al costo di prezzi politici enormi dovuti alla rottura dell'Euro.
Rimane il punto. La politica economica sbagliata fu quella dal 1999 al 2011 (non mi soffermo su quanto avvenuto per entrare nell'Euro). Una vera illusione che si è trasformata in incubo.
Quello che scrive Giuseppe Masala è corretto, almeno sul piano della politica macroeconomica, come pure l'accenno ai costi politici enormi che sarebbero causati dalla rottura dell'euro. Da sovranista e patriota osservo però che i cosiddetti costi politici enormi sarebbero, in caso di italexit, pagati in modo diverso. Un costo politico è qualcosa che ha a che fare col grado di dominio che una classe sociale esercita nei confronti di quelle subalterne, e poiché oggi in Italia tutto, e dico tutto, il potere politico è nelle mani della burghesia compradora i vendedora, sarebbe quest'ultima, e solo quest'ultima, a doverli pagare. A meno che la burghesia compradora y vendedora non si attrezzi per tempo al fine di gestire il collasso della moneta unica, preparando con sufficiente anticipo il contesto politico necessario ad evitare di pagare la scelta fallimentare di entrare nell'euro. Pagare nel senso di cedere ampie quote di potere interno a favore delle classi sulle quali ha scaricato il costo dell'euro, in pratica una controrivoluzione socialista e costituzionale simmetrica al golpe del 1992.
Per ottenere ciò essa deve favorire un assetto politico stabile all'interno del quale conservare, sia pure attraverso le inevitabili convulsioni, la tenuta sostanziale della sua posizione di predominio. L'operazione, in realtà, è in atto da tempo, e consiste nella costruzione di una narrazione che escluda categoricamente anche solo la possibilità che si aggreghi un polo sovranista e costituzionale che, al netto delle pur scarsissime possibilità di rovesciare del tutto gli equilibri nazionali, possa tuttavia ricostituire una forza politica con cui fare i conti in una prospettiva sia pur lontana. La funzione del m5s prima, e della lega salviniana da alcuni anni a questa parte, è esattamente questa. L'obiettivo della burghesia compradora y vendedora è infatti quello di conservare intatto, quali che siano gli sviluppi dell'eurozona, il suo predominio politico sulla nazione. Un obiettivo che è nella logica delle cose, come sa chiunque abbia contezza della durezza del vivere.
A mio parere - vedremo se i fatti mi daranno ragione - il raggiungimento di questo obiettivo passa per la costruzione di una contrapposizione fittizia da ottenersi spaccando il finto fronte sovranista m5s+Lega, adoperandosi per un cambio di alleanze che porti ad un governo m5s+Pd, con la Lega e la morente FI all'opposizione.
Vi chiarisco che questa visione e unicamente frutto della mia visione delle cose, pertanto, qualora essa si rivelasse sbagliata, me ne assumerò interamente la responsabilità.
«Dottrina Prodi vs Dottrina Monti.Lasciando perdere la correttezza di entrare nell'Euro, una volta fatta la scelta con le condizioni previste e accettate (Trattato di Maastricht) bisognava scegliere in quale modo convergere verso quelli che erano i parametri previsti.
La Politica Economica di Prodi (io la imputo a lui) fu incentrata su una "lenta convergenza" a seguito delle seguenti politiche:
- Attrazione di capitali esteri grazie ad una serie di politiche favorevoli.
- Totale disattenzione ai conti con l'estero con una bilancia commerciale che diventò negativa strutturalmente e con una Posizione Finanziaria Netta negativa fino al 25% del pil.
- Conseguente aumento del Pil e diminuzione del rapporto debito/Pil grazie all'immissione dei capitali esteri.
Come si capisce, la premessa necessaria affinché questa politica funzionasse era che i capitali esteri investiti in Italia fossero acquisiti per sempre. E questo probabilmente pensava Prodi in ossequio all'illusione della fratellanza europoide. La crisi del 2008 (prima fase) e 2011 (seconda fase) hanno smentito questo costrutto relegandolo a quello che in realtà era: una pia illusione. Con la crisi del 2011 i capitali esteri iniziarono a smobilitare creando il terremoto che tutti conosciamo con aumento dei tassi ecc.
A questo punto arrivò Monti che virò di 180° gradi le politiche economiche di Prodi e imponendo la sua dottrina:
- Controllo ferreo dei conti con l'estero. Ritorno all'attivo della bilancia commerciale tramite misure di austerità che facessero diminuire le importazioni di beni e servizi dall'estero e attraverso misure volte a favorire le nostre esportazioni aumentando la nostra competitività (aumento del tasso di sfruttamento del lavoro con conseguente diminuzione del costo del lavoro per unità di prodotto).
- Risultato finale entro qualche anno abbiamo riguadagnato una Posizione Finanziaria Netta sostanzialmente in pareggio che consente di compensare con capitali nazionali eventuali emorragie di capitali esteri dovute a shock economici che sempre si possono verificare.
In pratica dal 1999 al 2011 sbagliammo tutto. Tafazzi rispetto a noi era un dilettante. Amen.
[E per paradosso c'è chi ancora oggi considera Monti alla stregua di un vampiro e Prodi un grande economista]
Poi sui devastanti costi sociali ed economici che ha comportato il controllo ferreo dei conti con l'estero inutile stare a parlarne: demolizione del Pil (alla fine però era la sua crescita ad essere un illusione durata alcuni lustri perché in realtà figlia di capitali stranieri), crisi aziendali, crisi bancarie, aumento esponenziali della disoccupazione e dei poveri. Ma Monti che poteva fare? Far finta di nulla e aspettare la Trojka che avrebbe fatto il lavoro sporco in maniera mille volte più feroce?
Altra considerazione: una volta che controlli in maniera ferrea i conti con l'estero che stai nell'Euro o che esci dall'Euro per entrare magari nel Carlino o nel Fiorino o addirittura nel Sesterzio poco cambia. Anzi non cambia nulla se non che riacquisti (in caso di bisogno) la valvola di sfogo delle svalutazioni. Riacquisto però che andrebbe pesato al costo di prezzi politici enormi dovuti alla rottura dell'Euro.
Rimane il punto. La politica economica sbagliata fu quella dal 1999 al 2011 (non mi soffermo su quanto avvenuto per entrare nell'Euro). Una vera illusione che si è trasformata in incubo.
Quello che scrive Giuseppe Masala è corretto, almeno sul piano della politica macroeconomica, come pure l'accenno ai costi politici enormi che sarebbero causati dalla rottura dell'euro. Da sovranista e patriota osservo però che i cosiddetti costi politici enormi sarebbero, in caso di italexit, pagati in modo diverso. Un costo politico è qualcosa che ha a che fare col grado di dominio che una classe sociale esercita nei confronti di quelle subalterne, e poiché oggi in Italia tutto, e dico tutto, il potere politico è nelle mani della burghesia compradora i vendedora, sarebbe quest'ultima, e solo quest'ultima, a doverli pagare. A meno che la burghesia compradora y vendedora non si attrezzi per tempo al fine di gestire il collasso della moneta unica, preparando con sufficiente anticipo il contesto politico necessario ad evitare di pagare la scelta fallimentare di entrare nell'euro. Pagare nel senso di cedere ampie quote di potere interno a favore delle classi sulle quali ha scaricato il costo dell'euro, in pratica una controrivoluzione socialista e costituzionale simmetrica al golpe del 1992.
Per ottenere ciò essa deve favorire un assetto politico stabile all'interno del quale conservare, sia pure attraverso le inevitabili convulsioni, la tenuta sostanziale della sua posizione di predominio. L'operazione, in realtà, è in atto da tempo, e consiste nella costruzione di una narrazione che escluda categoricamente anche solo la possibilità che si aggreghi un polo sovranista e costituzionale che, al netto delle pur scarsissime possibilità di rovesciare del tutto gli equilibri nazionali, possa tuttavia ricostituire una forza politica con cui fare i conti in una prospettiva sia pur lontana. La funzione del m5s prima, e della lega salviniana da alcuni anni a questa parte, è esattamente questa. L'obiettivo della burghesia compradora y vendedora è infatti quello di conservare intatto, quali che siano gli sviluppi dell'eurozona, il suo predominio politico sulla nazione. Un obiettivo che è nella logica delle cose, come sa chiunque abbia contezza della durezza del vivere.
A mio parere - vedremo se i fatti mi daranno ragione - il raggiungimento di questo obiettivo passa per la costruzione di una contrapposizione fittizia da ottenersi spaccando il finto fronte sovranista m5s+Lega, adoperandosi per un cambio di alleanze che porti ad un governo m5s+Pd, con la Lega e la morente FI all'opposizione.
Vi chiarisco che questa visione e unicamente frutto della mia visione delle cose, pertanto, qualora essa si rivelasse sbagliata, me ne assumerò interamente la responsabilità.
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