domenica 26 agosto 2018

E' finita la sceneggiata?


Fonte: istruzione.it

Ubaldo Diciotti: che si sia trattato di una sceneggiata IO non ho il minimo dubbio. Alla fine è intervenuta la Chiesa, in subordine il nostro storico protettorato albanese e la cattolicissima Irlanda. Possiamo provare a spiegare al pueblo rimbambido qualche altro elemento fondamentale? Partiamo dall'Europa, anche se, per capire, sarebbe necessario inquadrare il discorso in un orizzonte un po' più ampio. Ma accontentiamoci, come si fa in classe con gli studentelli.

In Europa abbiamo un problema, da centocinquanta anni, che si chiama Germania: una signora bionda vittima di diverse e contrastanti tentazioni.

La nostra signora bionda, che come tutte le signore avvenenti non sa bene quel che vuole, è indecisa se concedersi tanto, a buon prezzo, o di meno ma alzando la tariffe. Il suo problema è che il tempo passa e il momento della scelta si avvicina.

Prima della proposta di matrimonio europeo la nostra signora bionda campava vendendo bene la sua mercanzia, che produceva acquistando a buon mercato i necessari prodotti intermedi grazie al suo marco forte. Il punto da capire è che la mercanzia della signora bionda ha un mercato poco dipendente dal prezzo, perché da sempre produce beni di alta qualità e indispensabili. Accettando di entrare nell'eurozona la signora bionda ha dovuto rinunciare al marco forte, ma ha compensato vendendo di più. Il guaio è che, dopo qualche anno, i prodotti intermedi, che doveva comunque continuare ad acquistare dai suoi partners europei, in primis l'Italia, hanno cominciato ad aumentare di prezzo, e lei non poteva più pagarli col marco forte perché ormai aveva l'euro. Sì, è vero, vendeva di più, ma con margini per unità di prodotto decrescenti. Come una puttana che lavora tanto ma deve pagare di più l'affitto dell'appartamento. Che fare?

La soluzione è imporre la deflazione nei paesi dai quali importa i beni intermedi. E qual è il principale paese, fornitore di beni industriali intermedi, della signora bionda? E' l'Italia.

Il problema dell'eurozona, dal punto di vista degli equilibri macroeconomici, è tutto qui: la signora bionda, che ha dovuto rinunciare al marco forte, in cambio pretende, esige, impone, che i beni intermedi che lei importa non crescano troppo di prezzo, altrimenti le saltano i conti. Il che significa livelli di deflazione differenziati, maggiori per i paesi industrializzati come l'Italia, minori per altri come la Spagna. Non ci credete? E allora spiegatemi perché alla Spagna la signora bionda consente deficit che sono il triplo di quelli concessi all'Italia.


Qual è il nesso tra questa differenza di trattamento e le mitiche regole europee? Nessuno. Per non parlare delle numerose altre infrazioni che la nostra signora bionda commette, ad esempio lo sforamento sistematico della regola del  surplus commerciale in rapporto al PIL, che dovrebbe essere inferiore al 6%. Dovrebbe.

Tuttavia non si parla d'altro che della Ubaldo Diciotti, Salvini è diventato una specie di salvatore della Patria, mentre i maitres a penser, che in questi anni ci hanno illuminato, sono entrati nel governo gialloverde e oggi tacciono.

Davvero pensiamo che si possa (almeno) uscire dell'euro giocando sulla pelle di 170 disgraziati senza che il popolo comprenda il cuore della questione? E ammesso che, per questa via, si riesca a creare le condizioni per l'uscita (almeno) dall'euro, pensate davvero che da ciò possa conseguire un reale miglioramento della situazione dal punto di vista della democrazia sostanziale?

10 commenti:

  1. Però, quando affermi che la Germania ha un mercato poco dipendente dal prezzo , mi porti in campo il principale dogma degli anti no-euro e poi, allora la Germania avrebbe tutto l'interesse che noi uscissimo dall'euro per poi importare i prodotti intermedi svalutati, un bel dilemma, se non scegli prima se rimanere nel liberismo o passare al socialismo, dove gli investimenti piu' importanti li fa lo stato

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    1. Fuori dall' euro l' Italia ritornerebbe competitiva anche sui prodotti finiti e non solo sui semilavorati, non dimentichiamo che l' Italia, pur dentro l' euro, ha il secondo attivo commerciale dopo la Germania.

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    2. Certo, ma ,fuori dall'euro, ritornerebbe piu' competitiva in base al prezzo e non alla tecnologia in quanto , come dici tu , lo è già, e questo però sempre a discapito dei salari, perchè quando svaluti ,quest'ultimi devono seguire la svalutazione ,altrimenti la somma svalutazione piu' salari risulterebbe zero

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    3. Certo se vuoi che alla svalutazione non segua l' inflazione devi comprimere i salari reali in modo da scoraggiare i tuoi concittadini dal comprare prodotti stranieri e preferire invece quelli nazionali.

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    4. chiarisco meglio perché mi sono espresso male, volevo dire se non si mettono in atto misure di adeguamento dei salari, il concetto lo spiegava bene Brancaccio in un suo studio

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  2. Io credo che la Germania sia entrata nell'euro con molta riluttanza e che lo abbia fatto, alla fine, perché ha ottenuto in cambio la riunificazione. Nei primi anni ci ha guadagnato grazie all'euro più debole del suo vecchio marco, ma quando, dopo la crisi del 2007/2008, ha capito che il sud Europa voleva fare più spesa pubblica, la qual cosa avrebbe comportato in eurozona una convergenza dei salari e dunque dei costi, ha cominciato ad opporsi con tutte le forze e a chiedere invece deflazione.

    Ovvio che, una volta entrata, volesse che ci fosse anche l'Italia! A condizione che l'Italia, come ogni altro paese, crescesse al ritmo stabilito dalla Germania, cioè poco. Invece l'Italia nei primi anni dell'euro è cresciuta di più, ed ha avuto di conseguenza più inflazione che in Germania, erodendo così i margini di guadagno dell'industria tedesca. Una prima risposta è stato l'allargamento ad est, un regalino politico degli USA, poi, dal 2010 in poi, si è messa a ringhiare: non le bastava più acquistare sub-componentistica dalla Polonia, le serviva anche quella, ben più pregiata, italiana, ma a basso prezzo. E fu subito Monti.

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    1. Mi spiego meglio, Fiorenzo, quando parliamo di esportazioni, non è colpa della Germania se si abbassano i salari ma è la legge economica che se tu privilegi la domanda estera devi per forza comprimere quella interna, cioè i salari .La prova l'hai dalla Germania stessa.E la compressione della domanda interna l'hai anche con la svalutazione perchè hai già svalutato i salari

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    2. Fabio, penso che la tua descrizione sia incompleta. Le cose, a mio parere, stanno così.

      Modello tedesco: comprimo i salari=>vendo di più=>la produttività auenta=>il marco si rivaluta=>pertanto le importazioni mi costano di meno=>redistribuisco solo in parte gli aumenti di produttività=>il ciclo ricomincia...

      Con l'euro, dopo qualche anno, la possibilità di importare a buon prezzo si riduce (vedi grafico sul costo del lavoro per unità di prodotto). Che fare se non si può più rivalutare? E' ovvio, serve bloccare la crescita dei prezzi dai paesi da cui si importa, soprattutto l'Italia. Questo "fa bene" anche alle esportazioni italiane, peccato che il resto dell'economia vada a rotoli!

      Aggiungi che, con il collasso della produzione italiana destinata al mercato interno, dopo un po' anche le nostre importazioni dovranno crescere, il che significa che l'attuale saldo positivo della bilancia commerciale potrebbe essere, sempre secondo me che non sono un economista ma un ingegngngnere, un fuoco di paglia. La soluzione? Ma è ovvio, gli USE. Che sono l'equivalente, a livello macroeconomico, del reddito di cittadinanza.

      Ci stanno coglionando, caro Fabio. Mi dispiace dirlo, ma Marco Mori ha ragione. E guarda che mi dispiace davvero tanto...

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    3. E io sono d'accordo con te,Fiorenzo, come si farebbe altrimenti ? Infatti ho premesso che la questione, per me, non è euro si o euro no, ma liberismo o socialismo, inteso come sovranità nazionale

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  3. Alla fine il problema è chi paga le crisi economiche, cioè su quali classi sociali vengono scaricati gli shock economici, nel caso delle svalutazioni senza inflazioni indovinate chi ci rimette?

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