In relazione ad alcuni commenti al video dal titolo "Giù le mani dal compagno Bagnai", ho così risposto:
Vorrei precisare, da autore del video, che ho innanzi tutto difeso Bagnai da un becero attacco. In subordine ho anche asserito che Bagnai, coerentemente con una sua vecchia tesi ("ci tireranno fuori dall'euro coloro che ci hanno portato nell'euro" - cioè gli USA) ha deciso di continuare la sua battaglia nella Lega, con ciò tradendo sostanzialmente sé stesso, o almeno il Bagnai che, nei primi anni, aveva creduto di poter trovare alleati e sostegno in una "sinistra socialista". Questa sinistra socialista ha dimostrato di non esistere, salvo pochi illusi che credono di poterla cambiare dal di dentro, con la conseguenza che Bagnai è andato con la Lega.
Diversamente da lui, e questa è la ragione politica del nostro "divorzio" al netto degli aspetti caratteriali, io ho ritenuto di continuare una battaglia nel campo socialista, una scelta che al momento si sta dimostrando sicuramente perdente. Per queste ragioni lo difendo dagli attacchi beceri, ma continuo a criticarlo, legittimamente, dalla mia prospettiva. Che è quella sovranista-costituzionale, cioè socialista.
Non sono in competizione con Bagnai, anzi spero ardentemente che egli e la Lega possano fare qualcosa di buono, ma non rinuncio alle mie idee, e soprattutto non vedo ragione per abbandonare la postazione politica che il destino mi ha assegnato. Hic manebimus optime.
venerdì 14 giugno 2019
mercoledì 12 giugno 2019
Are you ready for Africa?
Il video è del 15 febbraio 2019.
Nessun allarme per carità, questi sono giocherelloni e zuzzurelloni, però una domanda è d'uopo: preferite viaggiare nel vasto mondo per incontrare culture e sensibilità diverse, oppure agognate ad una marmellata culturale uniformemente diffusa su tutto il globo terracqueo per cui tra una discoteca africana e una svedese non c'è differenza?
Ah, com'è una discoteca svedese? Ecchila qua:
Ah, com'è una discoteca svedese? Ecchila qua:
Questa invece è una disco latina (con inserti africani chiaramente extra):
Io ho sempre preferito il MIELE alla marmellata. Certo, ormai ho una certa, ma non dimentico che mi divertivo anche alle feste paesane del (mio) bel tempo che fu:
Ekkevedevodì! Se ve piace la marmellata...
Evidentemente non avete i soldi, né il coraggio, per viaggiare, per cui volete avere tutto comodamente a portata di mano come in un supermarket. Meglio: in un discount.
Tranqui, iMercati vi daranno tutta la marmellata che desiderate. Per quanto mi riguarda vi dico...
INGOZZATEVI!
P.S. Penso sia necessario un Senatus consultum ultimum.
Il pianeta Papalla e il pianeta Sauron
Papalla e Sauron sono due pianeti gemelli che ruotano intorno a una nana gialla.
Sul pianeta Papalla si instaurò un regime democratico, incardinato sul principio della stabilità dei rapporti sociali. La popolazione di Papalla era divisa in due classi, Upper class e Lower class, la prima comprendente il 40% della popolazione, la seconda il restante 60%. Inoltre la popolazione si manteneva stabile. Inizialmente il Pil di Papalla era di soli 100 papa£ire, di cui 60 finivano nelle tasche della Upper class e 40 in quelle della lower class. Grazie a una crescita costante del 5%, dopo un secolo esso era arrivato a 13.150 papa£ire. La crescita del Pil veniva ridistribuita sempre con lo stesso criterio: il 60% alla Upper class (formata dal 40% della popolazione) e il 40% alla Lower class (formata dal restante 60% della popolazione). Il risultato fu che il pil medio della Upper class passò da 1,5 papa£ire a 197 mentre quello della Lower class da 0,67 a 87. La differenza di pil pro-capite rispetto ai primi tempi era aumentata, passando da 0,83 papa£ire a 109, la qual cosa induceva molti osservatori politici a vagheggiare possibili rivolte popolari, che tuttavia non ci furono.
Qualcuno, più avveduto, fece osservare che, sebbene la differenza fosse aumentata, il rapporto tra il pil pro-capite della Upper class e quello della Lower class era rimasto invariato e pari a 2,25.
Sul pianeta Sauron si instaurò un regime oligarchico, incardinato sul principio della concorrenza nei rapporti sociali. La popolazione di Sauron era divisa in due classi, Upper class e Lower class, la prima comprendente il 40% della popolazione, la seconda il restante 60%. Inoltre la popolazione si manteneva stabile. Inizialmente il Pil di Sauron era di soli 100 s€uron, di cui 90 finivano nelle tasche della Upper class e 10 in quelle della lower class. Grazie a una crescita costante del 5%, dopo un secolo esso era arrivato a 13.150 s€uron. La crescita del Pil veniva ridistribuita sempre con lo stesso criterio: il 90% alla Upper class (formata dal 40% della popolazione) e il 10% alla Lower class (formata dal restante 60% della popolazione). Il risultato fu che il pil medio della Upper class passò da 1,5 s€uron a 295 mentre quello della Lower class da 0,67 a 22. Sebbene la differenza di pil pro-capite rispetto ai primi tempi fosse aumentata, passando da 0,83 papalleros a 272, molti osservatori politici escludevano la possibilità di rivolte in base alla considerazione che la ricchezza pro-capite della Lower class era comunque aumentata.
Qualcuno, più avveduto, fece però osservare che il rapporto tra il pil pro-capite della Upper class e quello della Lower class era aumentato da 2,25 a 13,17.
I viaggi tra il pianeta Papalla e Sauron non erano possibili ma un sofisticato sistema di telecomunicazioni li manteneva in contatto. Fu così che nella primavera del 101° anno gli abitanti del pianeta Papalla vennero a conoscenza di gravi disordini sul pianeta Sauron che culminarono con la cosiddetta settimana degli squartamenti di piazza. Un gran numero di esponenti della Upper class furono legati per le braccia e le gambe a quadriglie di auto elettriche - da poco tempo l'unico mezzo di trasporto permesso per ragioni ecologiche - che, con la loro potente accelerazione, ristabilirono la giustizia di classe senza infliggere eccessive sofferenze ai malcapitati.
martedì 11 giugno 2019
Una frase misteriosa e una domanda inquietante
Link correlati: H.W. Sinn sui saldi Target (parte prima - parte seconda)
Sostiene Hans Werner Sinn: «L'eccessiva creazione di credito nei paesi in crisi, che ha consentito trasferimenti netti verso i paesi dell'europa settentrionale, è stata compensata da un corrispondente declino nella creazione di credito in Germania in quanto il trasferimento di denaro dalle altre banche centrali ha reso superfluo l'indebitamento nei confronti della propria banca centrale. Negli anni 2012 e 2013 in Germania non vi è stato alcun ricorso al credito della Bundesbank. In Germania circolava solo il denaro delle rimesse che le altre banche centrali avevano commissionato.»
Non so a voi, ma a me sembra che H.W. Sinn si lamenti del fatto che, in conseguenza del fatto che "In Germania circolava solo il denaro delle rimesse che le altre banche centrali avevano commissionato", i tassi di interesse sono crollati. Dunque in Germania, paese esportatore netto grazie all'euro, il settore industriale fa festa mentre quello finanziario è a lutto. Al contrario, nei paesi dell'eurozona in deficit dove i tassi di interesse sono più alti, è il settore finanziario a far festa e quello industriale ad essere a lutto.
Sarà per questo che in Germania i partiti eurocritici sono quelli che sembrano interpretare le istanze e i timori della rendita di stampo conservatore, mentre da noi sono quelli che trovano consenso tra i ceti della piccola e media industria?
Sarà per questo che la classe operaia si è messa sulla scia della Lega non potendo contare su una rappresentanza politica che ne interpreti gli interessi in una prospettiva socialista? Ma se le cose stanno così, perché non vi sono forze politiche socialiste che siano non dico capaci di rappresentare i lavoratori, ma nemmeno ci provano, mettendo chiaramente in discussione l'adesione all'eurozona? Cosa hanno da guadagnare i lavoratori dall'euro e dalla globalizzazione?
Finirà che gli interessi reali e concreti dei lavoratori dei paesi del sud si salderanno con quelli dei rentiers del nord Europa?
Sostiene Hans Werner Sinn: «L'eccessiva creazione di credito nei paesi in crisi, che ha consentito trasferimenti netti verso i paesi dell'europa settentrionale, è stata compensata da un corrispondente declino nella creazione di credito in Germania in quanto il trasferimento di denaro dalle altre banche centrali ha reso superfluo l'indebitamento nei confronti della propria banca centrale. Negli anni 2012 e 2013 in Germania non vi è stato alcun ricorso al credito della Bundesbank. In Germania circolava solo il denaro delle rimesse che le altre banche centrali avevano commissionato.»
Non so a voi, ma a me sembra che H.W. Sinn si lamenti del fatto che, in conseguenza del fatto che "In Germania circolava solo il denaro delle rimesse che le altre banche centrali avevano commissionato", i tassi di interesse sono crollati. Dunque in Germania, paese esportatore netto grazie all'euro, il settore industriale fa festa mentre quello finanziario è a lutto. Al contrario, nei paesi dell'eurozona in deficit dove i tassi di interesse sono più alti, è il settore finanziario a far festa e quello industriale ad essere a lutto.
Sarà per questo che in Germania i partiti eurocritici sono quelli che sembrano interpretare le istanze e i timori della rendita di stampo conservatore, mentre da noi sono quelli che trovano consenso tra i ceti della piccola e media industria?
Sarà per questo che la classe operaia si è messa sulla scia della Lega non potendo contare su una rappresentanza politica che ne interpreti gli interessi in una prospettiva socialista? Ma se le cose stanno così, perché non vi sono forze politiche socialiste che siano non dico capaci di rappresentare i lavoratori, ma nemmeno ci provano, mettendo chiaramente in discussione l'adesione all'eurozona? Cosa hanno da guadagnare i lavoratori dall'euro e dalla globalizzazione?
Finirà che gli interessi reali e concreti dei lavoratori dei paesi del sud si salderanno con quelli dei rentiers del nord Europa?
sabato 8 giugno 2019
I pezzenti [this item has sensitive content that other users may not wish to see, such as violence or nudity]
La questione Minibot è chiara, come sancisce l'amico Simone Boemio:
ecodellarete: "Caro elp pier sono perfettamente d'accordo con te. Questa tua constatazione spiega anche i riposizionamenti, quando non i manifesti tradimenti, di questi ultimi anni. Passato il periodo in cui sembrava che l'uscita dall'euro fosse cosa facile e imminente, un periodo durante il quale in molti si sono accalcati per posizionarsi in prima fila, adesso ad essere su queste posizioni siamo rimasti in pochi. E guarda caso proprio quelli che, fin da subito, hanno detto che bisognava uscire dall'UE. Gli arrivisti privi di forza morale (perché la battaglia politica è una prova morale) adesso cianciano di minibot. Pezzenti!"
Io comincerei col dire che tutti, ma proprio tutti quelli che, in questi anni, per partecipare a convegni hanno chiesto di essere pagati sono dei pezzenti. Anche quelli che parlano tanto bene signora mia, anche loro. Siccome questo item è destinato ai laureati in archeo-sovranismo non serve che mi dilunghi.
Sì lo so, pensate che sia una posizione troppo dura, ma vi rispondo con le parole di Maurizio Blondet:
«La prova iniziatica. Qualunque altra civiltà dispone per i giovani uno (o più) metodi accertati di iniziazione, che sono il contrario della “protezione” e “risparmiargli le sofferenze”: i giovani vengono, in modo controllato – esposti a sacrifici e pericoli, freddo e fame; vengono lasciati nella giungla o nella steppa – introdotti in un “altro mondo” pauroso, di privazioni e durezze, di orchi e draghi – quello che echeggia nelle antiche fiabe – fino a che abbiano visioni del loro Protettore supremo (l’angelo custode) o la rivelazione del loro Vero Nome (segreto) con cui li si chiama nella Realtà. Più radicalmente, i giovani vengono fatti passare per l’esperienza di morte: la morte iniziatica.»
La cosa che accomuna tutti gli ex-noeuro passati all'altreuropeismo è il fatto di essere tutti figliuoli falliti della media borghesia, nati con tutte le opportunità spalancate davanti a sé che non hanno saputo cogliere, salvo riscattarsi in extremis partecipando al gioco "fuori dall'euro" e "basta euro", grazie al quale sono riusciti, in extremis, a riscattarsi. Ma tutti ben determinati a restare all'interno della classe sociale di nascita e, per ciò, ben disposti ad accomodarsi non appena gli è stata offerta la possibilità di riscattarsi.
Ben altra la tempra di questo operaio dell'ILVA:
Vi chiederete cosa c'entri tutto questo con la faccenda del "nome segreto". C'entra, come ho risposto a elp pier su YT, "perché la battaglia politica è una prova morale" che nella sua essenza ha poco o nulla a che vedere con i grafici e le competenze tecniche. Queste sono importanti, ma solo per chi ha bisogno di capire intellettualmente ciò che è molto più facile sentire col cuore, una verità la cui essenza consiste nelle immortali parole di Buscetta: megghiu cummannari ca futtiri.
Si può partecipare alla battaglia politica in due soli modi: come mercenari o come guerrieri. Per i primi conta "il futtiri", per i secondi "il cummannari". Ora lottare per "cummannari" implica necessariamente l'arte di costruire un esercito, perché l'oggetto della contesa è il potere. Altro che razionalità degli agenti economici!
I soggetti della lotta politica sono le classi sociali e gli stati, e in generale qualsiasi collettività capace di darsi un'organizzazione per il raggiungimento del fine, che è la presa del potere. Ne consegue la necessità di prendere posizione dedicando le proprie energie al suo raggiungimento. Certo, prima di prendere posizione ci si deve chiedere se questa sia giusta o meno, ma resta il fatto che, una volta presa la decisione, l'adesione deve essere completa, salvo un ripensamento il cui prezzo però si deve essere disposti a pagare. Ad esempio riconoscendo l'errore e facendo molti passi indietro. Quelli che, dopo averci ripensato, avanzano di carriera, sono sicuramente dei mercenari.
In battaglia la cosa più importante è sapere che chi è al nostro fianco sarà capace di fare la sua parte. In questo senso, dunque, la lotta politica è una prova morale. Non è facile essere schierati a fianco dei propri compagni mentre il nemico carica urlando, la tentazione di mollare e fuggire correndo a rifugiarsi tra le braccia di mamma è grande, e lo è ancor di più quando il nemico appare invincibile. Ma bisogna resistere, vincere la paura, essere pronti a morire, una cosa che può fare solo chi ha compreso, e accettato e fatta sua l'idea che in questa esistenza nella quale ci siamo misteriosamente ritrovati la cosa che conta non è l'impossibile eternità del corpo ma l'atto di dedicare sé stessi alla scoperta di quello che siamo veramente, il nostro nome segreto. Quel che sarà non deve interessarci. Tanto, nel lungo periodo, saremo tutti morti.
E' la gloria dunque il vero destino di noi esseri umani, non quella che consiste nel passare alla storia - anche questo è effimero - ma la felicità profonda che tutti possiamo raggiungere (se lo vogliamo) per aver tenuto fede alle nostre convinzioni, quelle che abbiamo creduto giuste, che lo fossero o no. Ecco perché ho grande rispetto per i partigiani che sfidarono il fascismo, ma anche per quei giovani che si schierarono per la repubblica di Salò, come pure per i soldati sovietici di Stalingrado e per gli adolescenti dell'ultimo battaglione di Hitler che si immolarono per ciò in cui credevano. Se volete continuo: i difensori di Numantia e quelli della fortezza di Masala contro i romani vincitori, il duca di Enghien fatto fucilare da Napoleone e Talleyrand, Cavallo Pazzo...
Oggi la battaglia a cui molti di noi sono chiamati è quella che vede da una parte i patrioti schierati a difesa della Patria contro coloro che vogliono distruggerla per le più diverse ragioni, dal costruire un governo mondiale a partire dall'Unione Europea fino a quelli che, più razionalmente, vogliono semplicemente imporre il predominio delle élites sui popoli, cioè sulla democrazia. Io la mia scelta l'ho fatta, voi fate la vostra. Dimenticate i mercenari che si sono venduti, non sono guerrieri e non dobbiamo volerli al nostro fianco.
Vi saluto con un video sul funzionamento dei minibot. Anche in questo caso, senza coraggio non si fa nulla.
Su YT elp pier: "impediranno all'Italia di uscire dall'euro. Chi ha voluto questa europa ha mezzi enormi e può agire anche senza consenso"Oh! Poi siete voi che avete vinto le elezioni, eh!— ArticoloUno🇮🇹 (@SimoneBoemio) June 8, 2019
Quindi, se ve li fanno fare, fateli, poi vedremo se saranno un tramite per l'italexit (come intanto si costruisca un consenso popolare rimane un mistero) o... https://t.co/LOLLdx9dQM
ecodellarete: "Caro elp pier sono perfettamente d'accordo con te. Questa tua constatazione spiega anche i riposizionamenti, quando non i manifesti tradimenti, di questi ultimi anni. Passato il periodo in cui sembrava che l'uscita dall'euro fosse cosa facile e imminente, un periodo durante il quale in molti si sono accalcati per posizionarsi in prima fila, adesso ad essere su queste posizioni siamo rimasti in pochi. E guarda caso proprio quelli che, fin da subito, hanno detto che bisognava uscire dall'UE. Gli arrivisti privi di forza morale (perché la battaglia politica è una prova morale) adesso cianciano di minibot. Pezzenti!"
Io comincerei col dire che tutti, ma proprio tutti quelli che, in questi anni, per partecipare a convegni hanno chiesto di essere pagati sono dei pezzenti. Anche quelli che parlano tanto bene signora mia, anche loro. Siccome questo item è destinato ai laureati in archeo-sovranismo non serve che mi dilunghi.
Sì lo so, pensate che sia una posizione troppo dura, ma vi rispondo con le parole di Maurizio Blondet:
«La prova iniziatica. Qualunque altra civiltà dispone per i giovani uno (o più) metodi accertati di iniziazione, che sono il contrario della “protezione” e “risparmiargli le sofferenze”: i giovani vengono, in modo controllato – esposti a sacrifici e pericoli, freddo e fame; vengono lasciati nella giungla o nella steppa – introdotti in un “altro mondo” pauroso, di privazioni e durezze, di orchi e draghi – quello che echeggia nelle antiche fiabe – fino a che abbiano visioni del loro Protettore supremo (l’angelo custode) o la rivelazione del loro Vero Nome (segreto) con cui li si chiama nella Realtà. Più radicalmente, i giovani vengono fatti passare per l’esperienza di morte: la morte iniziatica.»
La cosa che accomuna tutti gli ex-noeuro passati all'altreuropeismo è il fatto di essere tutti figliuoli falliti della media borghesia, nati con tutte le opportunità spalancate davanti a sé che non hanno saputo cogliere, salvo riscattarsi in extremis partecipando al gioco "fuori dall'euro" e "basta euro", grazie al quale sono riusciti, in extremis, a riscattarsi. Ma tutti ben determinati a restare all'interno della classe sociale di nascita e, per ciò, ben disposti ad accomodarsi non appena gli è stata offerta la possibilità di riscattarsi.
Ben altra la tempra di questo operaio dell'ILVA:
Vi chiederete cosa c'entri tutto questo con la faccenda del "nome segreto". C'entra, come ho risposto a elp pier su YT, "perché la battaglia politica è una prova morale" che nella sua essenza ha poco o nulla a che vedere con i grafici e le competenze tecniche. Queste sono importanti, ma solo per chi ha bisogno di capire intellettualmente ciò che è molto più facile sentire col cuore, una verità la cui essenza consiste nelle immortali parole di Buscetta: megghiu cummannari ca futtiri.
Si può partecipare alla battaglia politica in due soli modi: come mercenari o come guerrieri. Per i primi conta "il futtiri", per i secondi "il cummannari". Ora lottare per "cummannari" implica necessariamente l'arte di costruire un esercito, perché l'oggetto della contesa è il potere. Altro che razionalità degli agenti economici!
I soggetti della lotta politica sono le classi sociali e gli stati, e in generale qualsiasi collettività capace di darsi un'organizzazione per il raggiungimento del fine, che è la presa del potere. Ne consegue la necessità di prendere posizione dedicando le proprie energie al suo raggiungimento. Certo, prima di prendere posizione ci si deve chiedere se questa sia giusta o meno, ma resta il fatto che, una volta presa la decisione, l'adesione deve essere completa, salvo un ripensamento il cui prezzo però si deve essere disposti a pagare. Ad esempio riconoscendo l'errore e facendo molti passi indietro. Quelli che, dopo averci ripensato, avanzano di carriera, sono sicuramente dei mercenari.
In battaglia la cosa più importante è sapere che chi è al nostro fianco sarà capace di fare la sua parte. In questo senso, dunque, la lotta politica è una prova morale. Non è facile essere schierati a fianco dei propri compagni mentre il nemico carica urlando, la tentazione di mollare e fuggire correndo a rifugiarsi tra le braccia di mamma è grande, e lo è ancor di più quando il nemico appare invincibile. Ma bisogna resistere, vincere la paura, essere pronti a morire, una cosa che può fare solo chi ha compreso, e accettato e fatta sua l'idea che in questa esistenza nella quale ci siamo misteriosamente ritrovati la cosa che conta non è l'impossibile eternità del corpo ma l'atto di dedicare sé stessi alla scoperta di quello che siamo veramente, il nostro nome segreto. Quel che sarà non deve interessarci. Tanto, nel lungo periodo, saremo tutti morti.
E' la gloria dunque il vero destino di noi esseri umani, non quella che consiste nel passare alla storia - anche questo è effimero - ma la felicità profonda che tutti possiamo raggiungere (se lo vogliamo) per aver tenuto fede alle nostre convinzioni, quelle che abbiamo creduto giuste, che lo fossero o no. Ecco perché ho grande rispetto per i partigiani che sfidarono il fascismo, ma anche per quei giovani che si schierarono per la repubblica di Salò, come pure per i soldati sovietici di Stalingrado e per gli adolescenti dell'ultimo battaglione di Hitler che si immolarono per ciò in cui credevano. Se volete continuo: i difensori di Numantia e quelli della fortezza di Masala contro i romani vincitori, il duca di Enghien fatto fucilare da Napoleone e Talleyrand, Cavallo Pazzo...
Oggi la battaglia a cui molti di noi sono chiamati è quella che vede da una parte i patrioti schierati a difesa della Patria contro coloro che vogliono distruggerla per le più diverse ragioni, dal costruire un governo mondiale a partire dall'Unione Europea fino a quelli che, più razionalmente, vogliono semplicemente imporre il predominio delle élites sui popoli, cioè sulla democrazia. Io la mia scelta l'ho fatta, voi fate la vostra. Dimenticate i mercenari che si sono venduti, non sono guerrieri e non dobbiamo volerli al nostro fianco.
Vi saluto con un video sul funzionamento dei minibot. Anche in questo caso, senza coraggio non si fa nulla.
un video sul funzionamento dei minibot. https://t.co/pv5xHp4Kj8— Matteo Nigro (@CapitanFarlock) June 8, 2019
venerdì 7 giugno 2019
Da Renzi a Cimaglia
Alcuni capoversi di un redazionale del sole24ore del 10 luglio 2017 riletti da Jonas che aveva vent'anni nel 2000.
| Redazionale La Ue respinge la ricetta Renzi sul deficit. Il leader Pd: pensino ai migranti | Jonas La Ue respinge la ricetta Cimaglia sul deficit. Il leader della Lega: pensino ai migranti |
|---|---|
| Una ricetta replicata in un’intervista al Tg2: «Buttiamo giù il debito ma torniamo a Maastricht e a un deficit del 3%, per dare ossigeno all’economia. Rottamiamo il fiscal compact e tiriamo giù le tasse a famiglie con figli, ad artigiani e piccoli imprenditori, e a chi non ce la fa. Non sia solo l'idea del Pd ma di tutti i partiti da portare in Europa. Gli altri partiti - rilancia il segretario del Pd - accettino questa proposta, perché abbassare le tasse non serve al Pd ma al Paese» ha concluso Renzi. | Una ricetta replicata in un’intervista al Tg2: «Buttiamo giù il debito ma torniamo a Maastricht e a un deficit del 3%, per dare ossigeno all’economia. Rottamiamo il fiscal compact e tiriamo giù le tasse a famiglie con figli, ad artigiani e piccoli imprenditori, e a chi non ce la fa. Non sia solo l'idea della Lega ma di tutti i partiti da portare in Europa. Gli altri partiti - rilancia il leader della Lega - accettino questa proposta, perché abbassare le tasse non serve alla Lega ma al Paese» ha concluso Salvini. |
| Moscovici: Italia sia credibile nel rispetto delle regole Netta la presa di Pierre Moscovici, commissario europeo agli affari economici. Vogliamo «un'Italia credibile, che rispetta le regole che vengono applicate in modo flessibile nel suo caso». Moscovici ha indicato che il dialogo di «questa Commissione con l'Italia è sempre stato buono, con tutti i governi che via via si sono succeduti (da Monti a Renzi all'attuale) e così sono state trovate soluzioni importanti, intelligenti, sottili, l'Italia è il paese che non può lamentarsi dato che è il solo paese che beneficia di tutti i tipi di flessibilità, dagli investimenti alle riforme strutturali a quella necessaria per fronteggiare i terremoti, con questo paese continuiamo a lavorare». Moscovici ha poi aggiunto di confidare in un'Italia che «resta attaccata alle regole, che le abbia a cuore, che trova con la Commissione un rapporto di fiducia, che è per l'ascolto costruttivo e così continueremo a lavorare quale che sia il governo». D'altra parte «è interesse italiano continuare a ridurre il deficit per ridurre il debito pubblico che pesa sulle generazioni future e impedisce di investire: ogni euro per far fronte al debito è un euro in meno alla scuola, agli ospedali, all'economia». La speranza, l'obiettivo «è che l'Italia resti un partner affidabile, credibile, impegnato nella zona euro, c’è bisogno di un'Italia che resta una forza per l'Europa, che affronta i problemi». | Moscovici: Italia sia credibile nel rispetto delle regole Netta la presa di Pierre Moscovici, commissario europeo agli affari economici. Vogliamo «un'Italia credibile, che rispetta le regole che vengono applicate in modo flessibile nel suo caso». Moscovici ha indicato che il dialogo di «questa Commissione con l'Italia è sempre stato buono, con tutti i governi che via via si sono succeduti (da Monti a Renzi all'attuale) e così sono state trovate soluzioni importanti, intelligenti, sottili, l'Italia è il paese che non può lamentarsi dato che è il solo paese che beneficia di tutti i tipi di flessibilità, dagli investimenti alle riforme strutturali a quella necessaria per fronteggiare i terremoti, con questo paese continuiamo a lavorare». Moscovici ha poi aggiunto di confidare in un'Italia che «resta attaccata alle regole, che le abbia a cuore, che trova con la Commissione un rapporto di fiducia, che è per l'ascolto costruttivo e così continueremo a lavorare quale che sia il governo». D'altra parte «è interesse italiano continuare a ridurre il deficit per ridurre il debito pubblico che pesa sulle generazioni future e impedisce di investire: ogni euro per far fronte al debito è un euro in meno alla scuola, agli ospedali, all'economia». La speranza, l'obiettivo «è che l'Italia resti un partner affidabile, credibile, impegnato nella zona euro, c’è bisogno di un'Italia che resta una forza per l'Europa, che affronta i problemi». |
| Dijsselbloem: l’Italia non può decidere da sola Un commento arriva invece dal presidente dell’Eurogruppo, l’organismo che riunisce i ministri delle Finanze della zona euro: «Stare al 2,9%- afferma Jeroen Dijsselbloem da Bruxelles - sarebbe fuori dalle regole di bilancio, non è una decisione che un Paese può prendere da solo, in questa unione monetaria ci si sta insieme. Sono sempre aperto a rendere le regole più efficienti, efficaci, ma non possiamo unilateralmente dire che le regole non sono per me quest'anno e per i prossimi cinque», ha aggiunto. | Dombrovskis: l’Italia non può decidere da sola Un commento arriva invece dal vice-presidente della Commissione: «Stare al 2,9%- afferma Valdis Dombrovskis da Bruxelles - sarebbe fuori dalle regole di bilancio, non è una decisione che un Paese può prendere da solo, in questa unione monetaria ci si sta insieme. Sono sempre aperto a rendere le regole più efficienti, efficaci, ma non possiamo unilateralmente dire che le regole non sono per me quest'anno e per i prossimi cinque», ha aggiunto. |
| La replica di Renzi: non potranno che dire sì «Ho grande rispetto per i commissari europei che siano o meno d'accordo» con “back to Maastricht”, ma «quando arriveremo a discutere di questa soluzione in Europa non potranno che dire di sì». Lo ha detto Matteo Renzi a Rds, a proposito della reazione di Bruxelles alla sua proposta per i conti pubblici. «Ma è possibile che l'Europa ci dica cosa fare e poi non è in grado di mantenere gli impegni per la relocation? Ho grande rispetto, ma inizino anche loro a far rispettare agli Stati membri i propri impegni» sui migranti, ha aggiunto. La proposta di ritorno a Maastricht, prosegue Renzi, «sarà sviluppata nella prossima legislatura e sarà pienamente compatibile con le regole della Ue, vedremo se a quel punto ci sarà ancora Dijsselbloem alla guida dell'Eurogruppo». «Dijsselbloem innanzitutto la proposta non l'ha letta: dobbiamo ridurre il debito pubblico ma di fiscal compact e austerity l'Europa muore», sottolinea Renzi. | La replica di Cimaglia: non potranno che dire sì «Ho grande rispetto per i commissari europei che siano o meno d'accordo» con “back to Maastricht”, ma «quando arriveremo a discutere di questa soluzione in Europa non potranno che dire di sì». Lo ha detto Fabio Cimaglia a Radio Capital, a proposito della reazione di Bruxelles alla sua proposta per i conti pubblici. «Ma è possibile che l'Europa ci dica cosa fare e poi non è in grado di mantenere gli impegni? Ho grande rispetto, ma inizino anche loro a far rispettare agli Stati membri i propri impegni invece di applicare due pesi e due misure». La proposta di ritorno a Maastricht, prosegue Cimaglia, «sarà sviluppata nel corso della legislatura e sarà pienamente compatibile con le regole della Ue, vedremo se a quel punto ci sarà ancora Dombrovskis alla vicepresidenza della Commissione». «Dombrovskis innanzitutto la proposta non l'ha letta: dobbiamo ridurre il debito pubblico ma di fiscal compact e austerity l'Europa muore», sottolinea Cimaglia. |
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