domenica 2 settembre 2018

Lo sbriciolamento del P.U.D.E.


Era il febbraio del 2014, quattro anni e mezzo fa, sembra un secolo. L'acronimo PUDE sta per "Partito Unico Dell'Euro". Per capire bene cosa sia il PUDE bastano le immortali parole di Alcide De Gasperi:

«(…) i voti non sono tutto (…). Non sono i nostri milioni di elettori che possono fornire allo Stato i miliardi e la potenza economica necessaria a dominare la situazione. Vi è in Italia un quarto Partito, che può non avere molti elettori, ma che è capace di paralizzare e di rendere vano ogni nostro sforzo, organizzando il sabotaggio del prestito e la fuga dei capitali, l'aumento dei prezzi o le campagne scandalistiche. L'esperienza mi ha convinto che non si governa oggi l'Italia senza attrarre nella nuova formazione di Governo, in una forma o nell'altra, i rappresentanti di questo quarto Partito, del partito di coloro che dispongono del denaro e della forza economica. (a un consiglio dei ministri dell’aprile 1947)»

Dopo quel discorso, De Gasperi fece seguire alle parole i fatti, come testimonia Graziani ne “Lo sviluppo dell’economia italiana” (Torino, Bollati Boringhieri, 1998, pag. 41):
Tutti i ministeri economici vennero affidati a uomini di sicura fede liberista. Einaudi lasciò il governo della Banca d’Italia a Menichella e assunse la direzione del nuovo ministero del Bilancio: Del Vecchio, autorevole studioso di eguali tendenze liberiste, assunse il ministero del Tesoro; i ministeri delle Finanze e dell’Industria andarono rispettivamente a Pella e a Merzagora, ambedue legati agli ambienti della grande industria del Nord. A questo governo spettò di prendere nei mesi immediatamente successivi i provvedimenti di maggiore portata, e di realizzare la famosa svolta deflazionistica del 1947.

Per una trattazione approfondita si rimanda a questo post di Luciano Barra Caracciolo1- LA DEMOCRAZIA SOVRANA, LA CONDIZIONALITA', IL VINCOLO ESTERNO E IL "VINCOLONE" (TTIP). - LUNEDÌ 5 OTTOBRE 2015.

Il frammento video di LBC, tratto da una più estesa trattazione - Euro e (o?) democrazia costituzionale - vedi anche dibattito - è relativo a un incontro organizzato dall'amico Gianluigi Leone in collaborazione con Dionisio Paglia, che è stato tra gli animatori in Ciociaria del Comitato 4 dicembre.

Quattro anni dopo quell'incontro il PUDE è sbriciolato. Il suo asse portante è stato, per un quarantennio, la riduzione della dialettica politica a scontro tra i buoni, educati e colti pds-ds-pd-ini e quei cafoni di Forza Italia. Una trappola, mi preme rimarcarlo, nella quale il vostro umile ma protervo cronista non è mai cascato.

E' già in atto, però, il tentativo di ricostruire una contrapposizione politica altrettanto farlocca, dal cui esito dipende la possibilità per il quarto partito di continuare ad egemonizzare il potere politico reale. Non è un'impresa facile, ma non perché gli avversari siano granché bensì per il fatto che la costruzione ideologica su cui esso ha fatto perno è fragorosamente fallita. Si tratta dell'idea secondo cui le forze del mercato, purché coordinate da istituzioni il cui compito doveva essere quello di costruire e preservare un ecosistema concorrenziale, laddove "eco" sta per "economico", sarebbero riuscite a conciliare lo sviluppo generale con un tasso di ragionevole equità. La realtà è invece quella di una vasta area economica, l'Unione Europea, in cui regnano sovrane la deflazione, cioè un basso tasso di crescita, e l'acutizzarsi delle disuguaglianze sociali.

Complici, seppur conflittuali in apparenza, di questo scriteriato progetto, sono stati il camaleontico partito dei buoni educati e colti (PDS-DS-PD) e Forza Italia. L'esito delle elezioni del 4 marzo 2018, e ancor più i sondaggi più recenti, per non dire della percezione generale, ha sancito l'annichilimento del tentativo, operato con la regia del quarto partito, di ridurre la dialettica politica reale a contrapposizione di brand. La differenza tra il ventennio fascista e il quarantennio del PUDE non si vede, perché non c'è. In entrambi i casi il famigerato quarto partito è riuscito a togliere dalla mente degli elettori l'idea che fare politica significa fare gli interessi della propria classe: durante il fascismo con la retorica dell'impero, nel trentennio del PUDE con quella dell'Europa.

Il partito dei buoni educati e colti (PDS-DS-PD) e Forza Italia non possono unire le loro forze, anche se ad un'analisi puramente numerica ciò potrebbe apparire conveniente, mentre un progetto alternativo non è di facile concezione. Ma non dobbiamo farci illusioni perché le menti raffinatissime sono già all'opera, potendo contare su tutta la potenza di fuoco di potenti altoparlanti. Una delle tecniche che possono essere usate è vecchia come la politica: se non puoi combattere il nemico alleati con lui.

Il quarto partito sa di aver perso questa mano, ma può comunque ritenersi soddisfatto perché ha ottenuto risultati stupefacenti. Farà quello che ha sempre fatto nei momenti di difficoltà: si immergerà ma, al contempo, si riorganizzerà, senza mai rinunciare, parole di Alcide De Gasperi, ad organizzare "il sabotaggio del prestito e la fuga dei capitali, l'aumento dei prezzi o le campagne scandalistiche".

E' importante, in questa fase, che le forze che sono riuscite a metterlo nell'angolo pur con tutti i loro limiti, riescano ad estrometterlo il più possibile dai centri del potere politico reale: i servizi segreti, la magistratura, l'informazione, le telecomunicazioni, solo per citarne alcuni. Tali forze, che sono in parte nazionali, e in parte rispondono al centro dell'impero angloamericano, a sua volta preda di una vera e propria guerra civile, sono comunque preferibili alla dittatura del quarto partito. Il PUDE è stato sbriciolato, ma non basta! E' necessario prendere una grossa ramazza e spazzarlo via dalla scena politica nazionale, per sempre. Non tanto e non solo perché il suo scriteriato progetto politico è dannoso e fonte di squilibri globali, non tanto e non solo perché questo progetto era fondato sullo scambio tra privilegi e potere per il quarto partito pagati con la cessione di sovranità del popolo italiano, ma soprattutto perché esso è stato perseguito oltre ogni ragionevole senso di opportunità, anche quando il prezzo da pagare per l'intera collettività si è rivelato molto maggiore dei vantaggi che il quarto partito poteva ottenere, e anzi addirittura quando anche esso ha cominciato a pagare dei prezzi. Tutto ciò dimostra che il quarto partito non è degno di governare questo paese, e con esso i maiores domus (cioè i partiti) che ne sono stati espressione: i buoni educati e colti (PDS-DS-PD) e Forza Italia

La distruzione del PUDE dovrà essere completa e totale, il quarto partito deve scomparire dalla storia contemporanea. Solo la sua completa distruzione può permettere l'inizio di una fase veramente nuova della nostra storia nazionale. Condizione necessaria, sebbene non sufficiente, affinché l'Italia continui ad esistere, è l'annichilimento del quarto partito. Se ci riusciremo avremo la repubblica, se falliremo tornerà il potere oligarchico.

33 commenti:

  1. Mi domando se nel 47, mentre si gettavano le basi della "strategia della tensione", le "menti raffinatissime" cercassero di "conciliare lo sviluppo generale con un tasso di ragionevole equità" o se invece questo ne sia stato l'effetto secondario, quando c'è stato.
    Oppure, ancora, se non si tratti di "Menti raffinatissime atrofizzate a farsi i cazzi loro" (ossimoro), visto che ogni tanto si inabissano per leccarsi le ferite, essendo abbastanza inevitabile che finiscano a prenderlo nel culo da uno di loro che è più bravo a farseli, i cazzi propri.

    Davvero fatico a distinguere i contorni e quindi gli interessi del PUDE, come collocarlo storicamente o gerarchicamente rispetto ad altri interessi, anche di altri campi, quale cornice usare.

    Per me tutte le relazioni sono espressione di bisogni/interessi comuni o contrastanti, ma non credo nelle lunghe relazioni perché gli interessi cambiano con le persone, perciò è fuorviante chiedermi in astratto la relazione tra la politica economica o la geopolitica, cosa resti di una strategia raffinatissima come "Impero" o "Euro-pa" se sono in balia di "agenti" come Benito o Bettino, o se invece non ipotizzare che le "menti raffinatissime", offuscate dal potere e dalle manie di controllo, più che una strategia usino una tattica: "a cazzo di cane".

    https://www.corriere.it/romano/09-06-16/01.spm

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    1. Errata corrige

      "cosa resti di una strategia raffinatissima come "Impero" o "Euro-pa" se ESSE (le strategie) sono in balia di "agenti" come Benito o Bettino (menti diversamente raffinate)..."

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  2. L'unico punto che vorrei mettere in discussione è quello sull'interpretazione del significato di quarto partito : non piu' grande borghesia, ma piccola borghesia, quella che cerca di sopravvivere nella conservazione dell'esistente, dei privilegi acquisiti. Se oltre che essere possessore di un enorme patrimonio immobiliare è anche detentore di un patrimonio mobiliare che è piu' del doppio del debito pubblico, credi che ci voglia tanta perspicacia sapere che è meglio averlo in euri che non in povere lirette ?

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    1. Credo che De Gasperi, nel 1947, si riferisse alla grande borghesia industriale e bancaria, per cui è giusto lasciare all'espressione "quarto partito" il suo significato originario.

      La differenza tra il vero quarto partito e la piccola borghesia diffusa risiede, oltre che nei soldi, nel fatto che quest'ultima ha un livello di coesione e organizzazione a difesa dei suoi interessi assolutamente inferiore rispetto alla borghesia del quarto partito.

      Quello che De Gasperi voleva dire era che questa grande borghesia era capace di muoversi in modo coordinato, disponendo non solo di grandi mezzi finanziari ma, soprattutto, di una ferrea ed efficientissima catena di comando, pronta a muoversi ad un cenno per scatenare l'inferno della fuga dei capitali. Ti sembra che ciò sia nelle possibilità della piccola-media borghesia diffusa?

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  3. le osservazioni di Campedelli sono pertinenti e forse andrebbero interpretate anche al di fuori del conflitto di classe poiché una delle vittorie del capitalismo ludopatico si fonda proprio sulla suggestione di finti conflitti distributivi tra cui quello in parte reale tra rendita e lavoro o quello più pacchianamente finto tra produttore e consumatore.

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    1. Ippolito, quelli che indichi non sono "finti conflitti distributivi". Sono conflitti reali, che certo sarebbe preferibile superare per coalizzarsi tutti contro la grande borghesia finanziaria e industriale, ma vedi la politica è fatta di alleanze, per cui vincere significa riuscire a costruire alleanze vaste. Laddove la forza dei soggetti coinvolti nelle alleanze deve essere valutata non tanto sul numero, elemento che solo occasionalmente riesce ad avere un peso rilevante, quanto sulla capacità organizzativa.

      In questo la grande borghesia è maestra, mentre più si scende e più si manifesta l'incapacità di costruire organizzazione politica con la necessaria catena di comando. La conseguenza di ciò è che se, ad esempio, milioni di piccole partite IVA non riescono ad organizzarsi in forma politica, allora valgono meno di un piccolo partito con 10000 iscritti ben organizzati.

      In politica l'organizzazione è tutto, più importante anche delle ideologie. Queste, se esiste l'organizzazione, le si confeziona al momento, secondo necessità.

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    2. Hai ragione più che finti sarebbe più corretto chiamarli disfunzionali o meglio funzionali agli interessi del blocco sociale che invece ha ben chiaro il concetto di interesse di classe e possiede, ontologicamente oserei dire, l' attitudine all' organizzazione di strutture complesse.

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  4. Se una istituzione "disfunzionale" come la Bce, organizzata sulla carta per difendere la moneta per conto di Paesi che si dichiarano sovrani e democratici, finisce per favorire precisi interessi privati a scapito di quelli pubblici, allora potrei ipotizzare che una organizzazione "disfunzionale" e pubblica come la Cia, al servizio di interessi privati (complesso militare industriale Usa), che istituzionalmente era votata al contrasto del comunismo (non solo) sovietico, già nel 47 era la pistola alla testa del politico o dirigente pubblico di turno, prima di Mattei, Moro, Craxi, Falcone etc.

    De Gasperi ha parlato di quello che è stato costretto a fare alludendo alla minaccia del potere finanziario (Spread) ma non ha detto perché le contromisure già allora gli erano precluse, e da chi: chi ce lo chiedeva dopo l'Impero e prima dell'Euro-pa?

    Quando, dopo le rovine della guerra, l'organizzazione della grande borghesia italiana era tornata ad essere sufficientemente stabile si era raggiunto un obbiettivo non solo politico economico ma anche strategico, cioè geopolitico, eravamo diventati dei consumatori narcisisti, ciascuno nel proprio paradiso privato era convinto di essere il più bravo a farsi "li cazzi sua".

    Ma a quel punto le due organizzazioni, Gladio e Grande Borghesia, equivalendosi, per non confliggere avevano bisogno di coordinarsi in modo più complesso, occorreva un maestro Venerabile del "vinculismo", puntare la pistola alla testa tenendo per le palle.

    Se così, confini per me ancora troppo poco chiari del PUDE.

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  5. Ciao Fiorenzo, il famoso discorso di De Gasperi, tanto discusso sul sito di Orizzonte48, mi suona tanto come falso, pretestuoso e propagandistico. Certamente fu una scelta politica deliberata quella di favorire gli interessi del quarto partito, rappresentante dell’uno per cento, contro il 99%. Avevamo da poco una legge elettorale proporzionale che aveva appena esteso il diritto di voto anche alle donne, e già Alcide diceva che non contava nulla, contavano i soldi del quarto partito, ma non perché lo Stato ne avesse bisogno, ma perché era prioritario tutelare i loro patrimoni.
    “Non sono i nostri milioni di elettori che possono fornire allo Stato i miliardi e la potenza economica necessaria a dominare la situazione” Uno Stato che ha la sovranità monetaria non ha bisogno dei soldi dei privati, considerando che attraverso la Banca centrale detiene anche le riserve valutarie di moneta estera, bensì ha bisogno delle competenze tecniche, quelle si che sono importanti per un Paese

    “Vi è in Italia un quarto Partito, che può non avere molti elettori, ma che è capace di paralizzare e di rendere vano ogni nostro sforzo” Questo perché i rappresentanti del quarto partito detenevano tutte le posizioni chiave della macchina burocratica dello Stato, ma anche quella fu una scelta politica deliberata, non mi si venga a dire che lo Stato non aveva il potere nel giro di pochi anni di preparare una nuova classe dirigente che faceva riferimento al 99%.

    “organizzando il sabotaggio del prestito e la fuga dei capitali, l'aumento dei prezzi o le campagne scandalistiche.” Tutte cose che uno Stato può prevenire, poi a quei tempi non c’era nemmeno la libera circolazione dei capitali, l’inflazione uno Stato se vuole la stronca quando vuole, lo stesso dicasi per le campagne scandalistiche, Pecorelli Docet.

    “L'esperienza mi ha convinto che non si governa oggi l'Italia senza attrarre nella nuova formazione di Governo, in una forma o nell'altra, i rappresentanti di questo quarto Partito, del partito di coloro che dispongono del denaro e della forza economica.” Probabilmente voleva dire che oggi non si può governare senza fare gli interessi esclusivi di queste forze contro gli interessi del 99 % del popolo Italiano, ma oggi non vuol dire per l’eternità. Infatti in tutto il mondo occidentale dal 1950 al 1980 i redditi del 99% sono cresciuti molto di più dei redditi dell’uno per cento dei ricchissimi.

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    1. Le parole di De Gasperi, in effetti, più che una denuncia sono una confessione.

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  6. Aggiungo che in Italia ci sono delle Istituzioni Pubbliche, che sembrerebbero rispondere di più ai Mercanti esteri che al Popolo Italiano. Per citarne alcune, Ministero del Tesoro, Banca d'Italia, famose per il loro divorzio, e per le aste marginali attraverso le quali hanno fatto esplodere il debito pubblico italiano, che altro non è stato che un grande trasferimento di ricchezza dalle classi meno abbienti alle classi più abbienti. Anche in altri Paesi europei si concretizzò il divorzio, ma il loro debito pubblico non esplose, probabilmente perchè le loro Banche centrali, pur non avendo l'obbligo di comprarlo, non si esimevano a farlo quando la situazione lo richiedeva e probabilmente non avevano un sistema d'asta marginale così sfacciatamente a favore del sistema bancario. Altra Istituzione che sembra molto più sensibile ai mercati esteri che non all'interesse del Paese è il Quirinale, da non confondersi con il PDR, e una parte non indifferente della Magistratura, compresa l'Alta corte Costituzionale. Poi abbiamo tutta la sinistra compreso il sindacato , che ormai non hanno nemmeno più vergogna di nascondere il loro asservimento estero, basta vedere la lunga lista di piddini che hanno preso la legion d'onore francese. Se dopo aggiungiamo che abbiamo una classe di intellettuali fedeli solamente al loro curriculum vitae, sempre pronti a seguire il vento a loro favorevole, è presto descritto il quadro drammatico in cui versa il Paese.

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    1. Quello che scrivi corrisponde a realtà, è una situazione drammatica, molto più di quel che appaia. Sentirsi parte di una comunità nella quale praticamente tutta la classe dirigente è prona e asservita è cosa che abbatte anche gli spiriti più forti. Lo strapotere di questa classe di servi, maiores domus di xeno-poteri per i quali il nostro popolo è solo un gregge da spolpare, ci appare oggi in tutta la sua cruda realtà, ma quel che è peggio è che il popolo, questo gregge spolpato e soprattutto sottomesso, non sembra avere nemmeno un centesimo della forza d'animo necessaria per liberarsi.

      Ti dirò una cosa, Mauro Gosmin, una cosa molto amara. Nella II guerra mondiale sia i giapponesi che i tedeschi hanno combattuto e si sono difesi fino alla morte, come i russi e gli inglesi per altro quando le cose gli andavano male. Noi, invece, salvo occasionali atti di eroismo - El Alamein, diverse vicende della Resistenza - ci siamo arresi come pecore. La nostra disfatta come popolo deriva da ciò: non dall'essere stati sconfitti, ma dall'essere stati sconfitti con disonore. Chi può avere timore di un popolo così vile? Nessuno. Perfino i francesi, che di coraggio non ne hanno avuto molto più di noi, ci cagano in testa.

      p.s. sì, mi rendo conto che questa non è un'analisi iscrivibile nel filone del materialismo storico, ma io penso che una nazione non sia soltanto un modellino econometrico. Una nazione è soprattutto spirito.

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    2. Caro Fiorenzo hai una concezione della Storia Patria degna , di un ragazzino di scuola elementare . Potevi salvarti in corner almeno prendendo ad esempio la Grande Guerra,condita magari da una buona lettura del Diario di Guerra e Prigionia di Gadda.
      Gli Italiani si comportano come dici tu, non per viltà, ma perchè sono molto intelligenti . Tutti i popoli combattono fino alla vittoria,solo il popolo tedesco e il giapponese combattono fino alla disfatta totale .Tieni anche presente che sono i grandi quadri politici,economici, militari,quelli che si sono arresi per salvare i loro sporchi interessi. E il popolo si dovrebbe far massacrare per loro ? Ma veramente credi alla folla sotto il balcone di Piazza Venezia che inneggia al Duce che dichiara la guerra ? Noi Italiani
      in guerra , specialmente contro la Francia e poi contro la Grecia non ci volevamo neanche entrare . Non ti sei neanche reso conto che un comportamento eroico ad oltranza ci avrebbe distrutto come popolo.
      Che ne dici di una piccola atomica sganciata su Roma e Milano ?
      Hai una strana concezione dello spirito. Forse pensavi alle ciliege sotto spirito.

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    3. La vergognosa resa degli italiani nella seconda guerra mondiale è stata solo la continuazione dell'altrettanto vergognosa adesione al fascismo. Gli italiani che si sono arresi sono gli stessi che hanno in massa acclamato l'impero di Mussolini. Si sono salvati solo i ceti contadini e frazioni del mondo operaio, ma la borghesia cittadina è stata complice sia nell'esaltazione che nella resa. Pensi davvero che una cosa simile la si possa risolvere sotterrandola nella sabbia?

      Quella stessa piccola borghesia che, dopo la guerra, si è subito aggiustata nel cono d'ombra del quarto partito. Ed è la stessa piccola borghesia che, ancora oggi, non solo continua a votare PD e FI, ma crede, spera ardentemente, di aver trovato nella finta opposizione gialloverde una via d'uscita altrettanto disonorevole dell'adesione al fascismo e della resa senza combattere, cioè senza prendersi la responsabilità di ciò che aveva fatto nel ventennio.

      Bomba o non bomba su Roma e Milano, resta il fatto che le responsabilità sono state seppellite, e ciò ha delle conseguenze.

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    4. Che gli italiani siano considerati poco affidabili da altri popoli è un fatto innegabile, come è innegabile che dei barbari come gli anglosassoni ammirino di più popoli che ostentano la loro onorabilità nella pervicace propensione alla vittoria, come pure alla sconfitta, purché totale.
      Quello di Fraioli non è giudizio, ma una diagnosi.
      Resta in effetti il dubbio se questa diagnosi sia una forma di autorazzismo o piuttosto non sia la descrizione del comportamento di un popolo tristemente educato dalla storia e reso superiore nella sua rassegnazione da millenni di atrocità e tradimenti da parte dei propri condottieri.

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    5. Beh, dai , o Franza o Spagna, purchè se magna . Ma io credo che il tutto sia da riportare all'individualismo italico che è una delle caratteristiche peculiari del patrimonio genetico del Popolo Italiano, non per niente Benito, alla fine dei suoi giorni, arrivo' all'amara conclusione( per lui ) che , il Popolo Italiano , non solo è impossibile governarlo , ma , purtroppo inutile.

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    6. Gli Italiani saranno anche considerati inaffidabili. Ma quando nella Storia ci hanno messo le palle e spesso rimesso il didietro non gli è mai stato riconosciuto alcun merito dai popoli europei dominanti che spesso anzi ci hanno usato come carne da cannone per poi turlupinarci a guerra appena finita.
      All onta fascismo-WWII ci sono tanti altri episodi in cui si è mostrato valore per poi ritrovarsi con tanti di morti valsi assolutamente a nulla.

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    7. Per cui visto che la WWII fu praticamente quasi dall inizio una guerra combattuta per gli interessi tedeschi e di quella frazione che dalla loro tetta si alimentava, mi vien da dire che fu giusto non morire per parargli il culo sul fronte sud

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    8. dai su non scherziamo, Mussolini invio più di 200 mila italiani sul fronte russo, ne tornarono si e no 10 mila

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    9. Mio padre era uno di quei diecimila; per sua (mia?) fortuna fu fatto prigioniero dai russi e ceduto ai francesi che volevano anche loro avere dei prigionieri di guerra;fu messo a scavare patate, di cui gli italiani prigionieri mangiavano le bucce, nei pressi di Carcassone e si salvò.
      Ho appreso solo 20 anni fa che quel cialtrone di Mussolini aveva fatto di tutto per non farmi nascere...

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    10. E questo in che modo rafforza la tesi?

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    11. L inaffidabilità degli Italiani...

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    12. no la tesi è che gli altri ci vedono, a torto o a ragione,come un popolo inaffidabile e non è una tesi è un dato di fatto

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  7. Sì, ma cosa impedisce al 99% di vedere l'elefante in salotto? Azzardo qualche considerazione muovendomi su terreni che non mi competono, col rischio magari di dire stupidaggini, quindi abbiate pietà.
    Io credo che la nostra visione del mondo, e questo vale per ciascuno di noi, si formi sottotraccia, nelle profondità dell'inconscio e su basi del tutto irrazionali, e venga poi in qualche misura temperata da una successiva elaborazione razionale che solo in parte dipende dall'intelligenza, dalla cultura, dall'educazione, dal carattere e dall'attitudine.
    Io mi sono fatto l'idea che nell'animo umano agisca spesso, in modo più o meno potente, una certa propensione al potere costituito nelle varie forme e colori che questo può assumere.
    Non voglio dire che questo riguardi tutti, o tutti nella stessa misura (i presenti naturalmente sono esclusi), né che spieghi tutto, ci mancherebbe, tuttavia mi sembra di cogliere sempre più spesso questo elemento nelle dinamiche di formazione del consenso o anche, semplicemente, delle opinioni riguardanti i singoli avvenimenti storici e politici.
    Un elemento che rompa un ordine costituito senza proporne un altro viene respinto, per quanto solide siano le ragioni che lo sostengono. Uno comincia con un vaffanculo e finisce alla City di Londra, per dire...
    Fiorenzo dice che un elemento fondamentale per il successo politico è l'organizzazione e la disciplina di partito, la qual cosa mi sembra del tutto ragionevole. Mi sembrerebbe ragionevole anche considerare, tra gli elementi che possono contribuire al successo, una seria analisi politica, la preparazione tecnica, un ideale forte, la presenza sul territorio, la capacità di comunicare efficacemente un messaggio, la presenza di un nemico (reale o immaginario) che aiuti a serrare i ranghi. Ma a che vale tutto questo se non a radunare una minoranza arrabbiata ma, perdonatemi, un po' autoreferenziale? Certo, magari trovi tantissima gente che ti dà ragione, ma solo a parole. Tantissimi ormai hanno capito che l'euro è una fregatura per il 99%, ma non traggono le dovute conseguenze perché non c'è un Principe (inteso come potere costituito... mannaggia, devo decidermi a leggere Machiavelli). A che serve denunciare l'odioso 1% coi suoi soldi, le sue TV, i suoi eserciti, gli ordini professionali, le case editrici, i consigli di amministrazione, i centri studi e le cattedre universitarie? Queste sono cose che tutti vedono. Tutti in realtà vedono l'elefante in salotto, tutti ti danno ragione, ma quando si tratta di seguire un vessillo, preferiscono seguire quello più rassicurante, o meno destabilizzante.
    Non so... forse è anche questo che intendeva dire De Gasperi?

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    1. Caro Paolo non si segue un generale rassicurante o meno destabilizzante.
      Si segue un generale energico e che promette alla truppa il saccheggio dei beni del nemico in caso di vittoria .
      Se il generale è magnanimo,sta solo facendo un calcolo politico di sua convenienza .
      Pensa che quel dritto di Prodi per convincere la truppa italiana ad adottare l'euro aveva promesso che si lavorava un giorno di meno e si guadagnava come se si lavorasse un giorno di più.
      Ma non ha mantenuto la promessa ,e ora gli Italiani lo hanno messo alla porta .

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    2. Gianni, con rassicurante non intendevo dire irresoluto o magnanimo, ma garante di un ordine sociale di qualche tipo, da raggiungersi eventualmente anche con azioni traumatiche di rottura dello status quo ma non percepite come avventuristiche.
      Detto questo, e rispondo anche a Tiziano più sotto, lungi da me pensare che questo aspetto spieghi tutto. Ho solo voluto provare a introdurre nel dibattito un elemento che probabilmente viene sottovalutato, un piccolo contributo senza la pretesa di essere esaustivo.

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  8. Considerazioni molto belle e profonde Paolo

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  9. Caro Fiorenzo,credo che De Gasperi non abbia voluto esagerare parlando al
    consiglio dei ministri dell’aprile 1947 , affermando esplicitamente che il quarto partito era in effetti il primo. Si deve partire sempre da un dato realistico evidente chi detiene la borsa dei denari comanda . E più grande è la borsa , e più grande è il potere di comandare . Non a caso la Politica a partire da Platone in poi ha voluto controllare la finanza in tutte le epoche storiche, a parte la nostra, dove le parti si sono invertite .
    In Italia dal dopoguerra fino alla fine degli anni settanta, abbiamo avuto un
    Capitalismo sotto il controllo politico. Ai personaggi politici quali Giuseppe Dossetti, promotore di un’economia sociale che superasse l’egemonia esercitata dagli economisti liberali devoti al monetarismo classico e riformatore della Cassa per il Mezzogiorno, Amintore Fanfani, organizzatore del sistema corporativo e dello Stato Sociale, Giorgio La Pira, iniziatore del dialogo con l’Unione Sovietica, difensore dell’Industria italiana e attento sostenitore delle politiche sociali, si sono affiancati statisti in veste di imprenditori, profondamente nazionali, quali, per citarne alcuni, Ettore Bernabei, direttore generale della Rai dal 1960 al 1974, Adriano Olivetti, industriale che socializzò le sue fabbriche, Enrico Mattei, fondatore dell’Eni, il quale adottò una politica antagonista a quella delle Sette Sorelle, il cartello economico-petrolifero di natura anglo-americana che dominava avidamente l’economia di settore.
    A questa elite ,si è sostituita poi un’altra elite quella che Scalfari chiamò
    Razza padrona il cui rappresentante di spicco era Eugenio Cefis che guidò.un attacco alle vecchie elite e il suo scontro, a fianco di Pesenti, con Michele Sindona per il controllo della Bastogi; il braccio di ferro con gli Agnelli; l'intreccio di politica, affari, intercettazioni e corruzioni rivelate dal processo sui "fondi neri" della Montedison; la lunga guerra all'interno dell'industria chimica italiana contro Rovelli e il Governatore della Banca d'Italia e Leopoldo Pirelli, Anna Bonomi e Enrico Cuccia, Raffaele Girotti e Nino Rovelli, Giuseppe Petrilli e Cesare Merzagora, in un intreccio inestricabile di imprenditori-politici intrecciati alle grandi famiglie degli Agnelli, Pirelli Merloni, Pininfarina, Marzotto, Lucchini, Berlusconi Benetton, Rizzoli, Del Vecchio che dominarono il mercato per decenni. Poi il lento declino: alcune famiglie-aziende si sono sciolte, altre fanno profitti ma hanno passato il timone o ceduto la società, altre ancora sono in caduta libera o hanno affidato la gestione ad un professionista esterno. Le grandi famiglie hanno così passato il testimone ai nuovi volti del capitalismo italiano che allo stesso modo hanno sempre operato su scala nazionale. Imprenditori cultural-mondani, individualisti, provinciali (nella sua accezione positiva), carrieristi, operanti sul territorio ma anche più presenti nei salotti dell’alta borghesia e in televisione che nelle fabbriche.
    Questa elite è scomparsa ed è stata sostituita da un’altra elite dove l’imprenditore deve essere cosmopolita, esterofilo, delocalizzatore, anti-nazionale e fregarsene del consenso popolare e mediatico. Esattamente come Oscar Farinetti – fondatore, tra inglesismi e pop-imprenditoria, della catena Eataly – e Sergio Marchionne – nuovo presidente della Ferrari, a.d della Fiat, pardon Fiat Chrysler Automobiles (Fca), con sede ad Amsterdam, fisco a Londra e azienda negli Stati Uniti ( una prece ) .
    Le colonne portanti di questa trasformazione del capitalismo italiano sono tre: delocalizzazione, deindustrializzazione e globalizzazione dei mercati. Se prima in un’economia nazionalizzata lo Stato aveva interesse nel preoccuparsi del produttore, del consumatore – che a volte potevano essere gli stessi, come intuì Henry Ford introducendo il Five dollar a day -, e del loro potere d’acquisto (o salario) poiché doveva sostenere tramite i consumi l’intera meccanica economica (continua sotto)

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  10. produzione – profitto – ridistribuzione salariale – consumo.Oggi invece con la globalizzazione dell’economia, sia il produttore che il consumatore, vengono esternalizzati( deindustrializzazione,delocalizzazione, mercato mondiale e concorrenza straniera) fanno perdere de facto ad essi i loro diritti politici primari. Così se la vecchia borghesia industriale, pur sempre capitalista, limitava lo sfruttamento economico (il suo interesse era di fatto garantire i salari e un potere d’acquisto permanente), la nuova oligarchia cosmopolita non ha più bisogno del consumo interno e quindi può permettersi di sacrificare la popolazione. Ecco perché la globalizzazione economica si può tradurre oggi come una massa di disoccupati (Paesi sviluppati) che acquista merci (a rate) prodotte a basso costo da lavoratori stranieri (Paesi sottosviluppati).
    Come ho già detto nel commento al tuo post Salvini cattivo la guerra è
    solo fra elite. IL popolo può solo fare da coro nel dramma storico.
    Non ci sono punti intermedi fra zero e uno . IL popolo è bolccato irremedialbilmente nel punto zero, e può solo sperare nella benevolenza
    del Fato. Comunque la sua sorte è segnata . Manovrati da elite economiche o politiche . Non bisogna essere severi con le masse . Come Newwton ci ha insegnato la caratteristica della massa è l'INERZIA .
    Buona Vita.

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  11. Aggiungo solo una considerazione alle parole di Paolo Nobili: quanti anni abbiamo noi che siamo qui a discutere di questi temi? Io ne ho 40, c'è qualcuno sotto i 20? E sotto i 30? Mio nonno a 9 anni portava i messaggi per i partigiani. Manca quella forza che puoi trovare solo nei giovani che oggi non hanno la menché minima intenzione di ribellarsi a un sistema che gli da tecnologia a basso costo e possibilità di movimento (coatto).
    Spero sia chiaro quello che intendo, senza offesa per nessuno, me compreso.

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    1. Hai ragione Tiziano, ma considera che quelli della mia generazione, io ne ho 57 di anni, appartengono alla generazione del baby boom, eravamo tantissimi di giovani, abbiamo messo nell' angolo le generazioni precedenti e costruito una gabbia fintamente dorata alle generazioni successive che oggi infatti stanno pagando il conto, purtroppo per loro sono ancora meno di noi

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