"Che poi, uno può essere anche un battipugnista per così dire serio, se gli è data l'occasione di governo, vorrei vederlo all'opera. Ma nella narrazione bagnara il battipugnista in genere era associato all'epiteto di traditore, se andava bene. E ora vedere con tanta disinvoltura bronzea il rovesciamento delle parti, fa capire anche non dico ai fan, ma anche ai meno dotati, l'inaffidabilità del Cicerino." (credits: Andrea Guglieri)
"Se ci va Di Maio nella city è traditoreservodelcapitalebrutto, se ci va Cicerino è "uno shock culturale immenso, ma istruttivo". (credits: Andrea Guglieri)
Insomma: la conquista dell'agibilità politica con l'agilità politica. Cicerino Cicerino, fino a quando abuserai della tua impudenza? Fiorenzo Fraioli:
Comunque in questi tempi tristi dobbiamo essere grati a Bagnai, che ci sta offrendo uno spettacolo indimenticabile di "agilità politica". Mi ricorda l'ascesa a Roma di Cicerone.
Che poi glielo dicevo sempre a Marco Tullio: stai attento, non esagerare, che alla fine non conti una fava, ma lui niente... e vabbè.
Andrea Guglieri:
Su Cicerone ricordo questa definizione: "patronus optimus omnium". Ambigua, perché vuol dire sia "il patrocinatore di cause migliore di tutti" ma anche "il miglior patrocinatore di chiunque, alla bisogna".
nel primo l'oro viene usato direttamente come moneta (circolazione aurea);
nel secondo viene usata cartamoneta totalmente convertibile in oro, dal momento che il valore in oro della moneta complessivamente emessa è pari alla quantità di oro conservata dalla banca centrale (circolazione cartacea convertibile totalmente in oro);
infine, nel terzo caso, le banconote sono convertibili solo parzialmente, risultando il valore della quantità di banconote emessa un multiplo del valore dell'oro posseduto dallo stato (circolazione cartacea convertibile parzialmente in oro).
Nel caso una moneta sia convertibile in un'altra moneta, a sua volta convertibile in oro, si parla di gold exchange standard.
Ancora da wikipedia: "Un altro automatismo introdotto da questo standard riguarda l'inflazione. In un paese che abbia determinate risorse d'oro un'espansione economica si deve accompagnare ad una proporzionale deflazione, con il rischio di recessione. Questo è avvenuto, in effetti in Gran Bretagna nel XIX secolo, dove il prezzo delle merci espresso in oro si è dimezzato nell'arco di cento anni, anche se, invece che portare ad un indebolimento del paese, questo è avvenuto quando questa nazione era indiscutibilmente la maggiore potenza mondiale."
Aggiungo io che il rafforzamento dell'Inghilterra è l'equivalente dei polli di Trilussa: è vero che il paese (meglio l'impero) si rafforzò, ma ciò avvenne a spese sia dei paesi colonizzati che delle classi lavoratrici. Inoltre finì come sappiamo, cioè con uno scontro frontale tra l'impero inglese e gli imperi centrali, dal quale trasse benefici l'impero emergente, gli Stati Uniti d'America.
Cinquantatré anni dopo la fine della II guerra mondiale, nel pieno della crisi di un gold exchange standard imperniato, questa volta, non sull'inghilterra ma sugli Stati Uniti, nell'Europa del fu III Reich si ebbe un'idea geniale: resuscitare il gold standard sostituendo l'oro con una moneta scritturale, l'euro. Il fatto è che si era ben compreso che il valore dell'oro, essendo questo anche una merce con un valore di mercato determinato dalla legge della domanda e dell'offerta (entrambe influenzate dal progresso tecnologico) non poteva essere più usato come base monetaria. Che l'euro sia una moneta scritturale, sulla cui emissione vigila in regime di monopolio esclusivo la BCE, ci viene ricordato (6 giugno 2017) da questa stessa istituzione:
«La “teoria della creazione autonoma di moneta scritturale”, traendo spunto dalla concezione di proprietà collettiva della moneta, giunge ad affermare la possibilità per ogni singolo cittadino di creare in via autonoma moneta “scritturale” attraverso proprie registrazioni contabili per l’importo corrispondente alla somma dovuta. Alcuni sostenitori di queste idee, attivi sul web, mettono a disposizione specifici moduli da utilizzare per la creazione degli “euro scritturali” e per la comunicazione del presunto pagamento da indirizzare ai soggetti creditori (banche, finanziarie, Fisco, enti pubblici, enti fornitori, ecc.) e, per conoscenza, alla Banca d’Italia. La Banca d’Italia precisa anzitutto che sulla base della normativa internazionale e nazionale, l’unica forma di moneta legale - ossia dotata del potere di estinguere le obbligazioni in denaro - è la moneta emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE), in quanto la sua creazione si basa su rigorose procedure che garantiscono la fiducia generale nella moneta e la stabilità del suo valore nel tempo. »
Sul sito della BCE ci viene spiegato come funziona la moneta. Potete leggervi l'articolo, magari integrandolo con la sintesi che vi offro. In sostanza la BCE ci dice che esistono due tipi di moneta: la moneta esterna al sistema economico, detta anche "riserva di banca centrale", e la moneta interna al sistema economico. La moneta esterna, completamente controllata dalla BCE e considerata moneta ad alto potenziale, si muove in un circuito distinto e separato da quello in cui circola la moneta interna. Per capirci vi propongo questo schema di un reattore nucleare del tipo pwr:
Come vedete ci sono due circuiti. Uno nel reattore, che riceve calore dalla fissione delle barre di combustibile nucleare, e un secondo che assorbe energia dal primo per trasferirla alla turbina, da cui passa all'alternatore, e infine è riversata alle attività economiche reali. Nell'analogia il primo circuito nel reattore rappresenta la circolazione di moneta ad alto potenziale, il secondo la moneta a basso potenziale che circola nell'economia reale.
Nota: un'analogia è un'analogia, non tentate di portarla alle estreme conseguenze, anche se la useremo ancora. L'immagine serve per fissare le idee e facilitare la comprensione.
«La BCE funge da banca delle banche commerciali e anche in questo modo influenza il flusso della moneta e del credito nell’economia per conseguire prezzi stabili. A loro volta, le banche commerciali possono rivolgersi alla BCE per contrarre prestiti, ossia riserve di banca centrale, di solito per finanziarsi a brevissimo termine. Per controllare la quantità di moneta “esterna” e quindi la domanda di riserve di banca centrale da parte delle banche commerciali, la BCE ricorre a uno strumento principale: stabilisce i tassi di interesse a brevissimo termine, il “costo del denaro”.»
In pratica la BCE controlla la quantità di moneta circolante nel circuito esterno all'economia, quello che si trova nel reattore. Quello che è importante capire è che il flusso monetario di questo circuito deve restare confinato, cioè non deve passare direttamente al circuito dell'economia reale, ma gli trasferisce "valore". Ciò avviene attraverso un insieme di regolamentazioni che stabiliscono quanta moneta ad alto potenziale devono detenere le banche commerciali per poter accendere prestiti. Si chiama patrimonializzazione delle banche. Sono così stabiliti e normati dei criteri in merito al rapporto tra i prestiti che ogni banca commerciale può effettuare (detti "attivi") e le sue riserve di moneta ad alto potenziale; nonché tra il monte dei prestiti deteriorati e il totale degli attivi. In sostanza il fluido monetario che circola nell'economia reale è creato dalle banche commerciali quando queste effettuano un prestito, accreditando sul conto corrente di un'impresa una cifra che questa si impegna a restituire a scadenza. Quando ciò avviene, e il prestito è restituito, la stessa quantità di fluido monetario, maggiorata degli interessi, viene distrutta. Tramite i guadagni derivanti dagli interessi le banche commerciali sono, esse stesse, parte integrante dell'economia reale, ma ciò crea un primo problema: la quantità di fluido monetario nel circuito dell'economia reale tende a diminuire perché ne viene distrutta una quantità maggiore di quanta ne venga immessa. Per tornare all'analogia, questa scomparsa di fluido monetario è esemplificata dal condensatore.
Per ovviare a questo inconveniente è necessario espandere continuamente la quantità di moneta ad alto potenziale. Tale espansione produce quello che viene chiamato "debito fittizio", il quale è contabilizzato come tale nei bilanci pubblici perché, nel sistema dell'euro, la quantità aggiuntiva di moneta ad alto potenziale arriva alle banche commerciali per il tramite del Tesoro e della Banca Centrale di ogni Stato. Possiamo immaginare, per tornare all'analogia, che queste funzioni siano esemplificate dalla turbina (il Tesoro) e dall'alternatore (la BC, per l'Italia la Banca d'Italia - BdI).
Torniamo al circuito della moneta ad alto potenziale. E' importante capire che questa moneta, non potendo entrare in contatto con quella circolante nel circuito dell'economia reale, non può essere spesa. Ripeto: la moneta ad alto potenziale non può essere spesa!
Questa circostanza significa che gli azionisti delle banche commerciali, che hanno ricevuto dal QE di Draghi circa duemila miliardi di euro, non li possono spendere in nessun modo. Non per comprarsi degli yacht, non per pagarsi escort di qualsiasi gender, non per fare la carità. Sbagliano quindi quelli che strillano "Draghi ha dato duemila miliardi alle banche e niente ai lavoratori!". Ma allora com'è che ci stanno fregando? Per capirlo dobbiamo tornare al funzionamento del gold standard. In quel sistema, crollato con lo scoppio della I guerra mondiale, gli scambi commerciali tra sistemi economici (nazioni o imperi) venivano regolati attraverso trasferimenti di oro, che era la moneta ad alto potenziale di quel tempo. Se un paese esportava meno di quanto importava rispetto ad un altro, la differenza doveva essere compensata da un trasferimento di oro. Per evitare che ciò avvenisse in termini eccessivi, i dirigenti economici dei paesi in deficit dovevano riequilibrare la bilancia commerciale, il che avveniva distruggendo la domanda interna per via fiscale, cioè alzando le tasse, o con altri mirabili e fantasiosi metodi. In alternativa, i paesi in surplus potevano aumentare le loro importazioni aumentando i consumi interni, ovvero alzando le retribuzioni dei lavoratori e le spese voluttuarie delle classi ricche, ma la prima opzione era malvista da queste, la seconda era insufficiente perché la propensione al risparmio dei ricchi è sempre maggiore alla loro capacità di spesa. Detto brutalmente: quando un ricco ha comprato per sé lo yacht e il palazzo in centro, la villa in campagna per la moglie, l'appartamento per l'amante, la macchinona per la figlia, e ha pagato i debiti da gioco del figlio maschio, il resto (che è una bella somma) lo risparmia, cioè lo tesaurizza. Conseguenza? Questa.
Dunque nel gold standard gli squilibri commerciali dovevano essere sanati distruggendo la domanda interna. Ricorda qualcosa?
Come vedete anche con l'euro, che potremmo definire un common gold standard basato, invece che sull'oro, su una moneta scritturale costituita dalle riserve di banca centrale (il fluido nel circuito esterno all'economia) si deve ricorrere agli stessi metodi. Ci sono ora un po' di punti da precisare. Per prima cosa gli Stati dell'eurozona segnano i loro saldi reciproci di bilancia commerciale in un database comune gestito dalla BCE, chiamato Target2, sul quale risulta per l'Italia un passivo di 359 miliardi. A tal proposito Draghi, il 23 gennaio 2017, ha dichiarato che "per uscire da euro bisogna chiudere i saldi Target 2", cioè saldare il conto. Lungi da me il voler intervenire nel dibattito giuridico sulla legittimità di questa richiesta, per questo c'è chi è ben più qualificato di me, però vorrei sommessamente far notare che, quando si decide di partecipare a un gioco nel quale sono in ballo i soldi, e si decide di non saldare all'istante ma di segnare da qualche parte le vincite e le perdite, non è che poi si possa dire "Signori io scherzavo, vi saluto e buona serata"!
Conosco l'obiezione che va per la maggiore a livello popolare: quando il residente italiano ha acquistato la mercedes dal residente tedesco lo ha pagato, quindi l'italiano ha dato, il tedesco ha preso, e la partita è chiusa. Sì, è vero, il residente italiano ha pagato, ma con quale moneta? Ve lo dico subito: con la moneta a basso potenziale creata dalle banche commerciali, la sola che circola nell'economia reale, non con la moneta ad alto potenziale che, nel sistema dell'euro, rappresenta, in modo scritturale, quello che era l'oro nel gold standard classico.
Ve lo spiego in altro modo, così forse è più chiaro. Quando c'era la lira (moneta a basso potenziale) il residente italiano comprava attraverso la sua banca i marchi (moneta a basso potenziale) necessari all'acquisto della mercedes, e il residente tedesco riceveva questi marchi attraverso la sua banca, mentre la Bundesbanck si teneva le lire come riserva di moneta estera. Quindi: l'italiano pagava in lire, che finivano nei conti della Bundesbank, che aveva così una moneta estera che usava come moneta per future transazioni commerciali di segno inverso (quando un tedesco avrebbe comprato in Italia). Infine la Bundesbanck autorizzava la banca commerciale del residente tedesco ad accreditare i marchi (moneta a basso potenziale) sul conto del venditore.
Alla fine dei giochi alla Bundesbanck restavano le lire, con cui finanziare gli acquisti futuri dei tedeschi in Italia. Tutto bene? No, perché il valore delle lire accumulate nei conti della Bundesbanck non era sotto il suo controllo, ma dipendeva dal gioco della domanda e dell'offerta. Un gioco che, dal punto di vista dei tedeschi (in questo gioco creditori) era truccato, perché la lira tendeva a svalutarsi senza che il governo italiano intervenisse. Anzi, la svalutazione faceva bene ai governi e ai lavoratori, sebbene non ai redditieri italiani, come vedremo.
La situazione, ai tempi della lira, era tale per cui ogni nazione poteva determinare, in proprio, i rapporti tra la quantità di moneta di riserva bancaria (ad alto potenziale) e quella a basso potenziale. Una situazione alla quale, dal punto di vista degli Stati in surplus, occorreva porre rimedio. Sarebbe però sbagliato interpretare questo conflitto in termini soltanto nazionali, perché non è vero che a tutti i tedeschi convenga l'euro e a tutti gli italiani la lira. Per capirlo bisogna ricordare che la ricchezza finanziaria non viene accumulata in moneta ad alto potenziale, ma in moneta a basso potenziale, la sola che può circolare nell'economia reale.
La ricchezza finanziaria non viene accumulata in moneta ad alto potenziale, ma in moneta a basso potenziale, la sola che può circolare nell'economia reale.
In altre parole la moneta ad alto potenziale è solo uno strumento di regolazione della quantità di moneta a basso potenziale che circola nell'economia reale, e basta. La legge proibisce ai privati il possesso e la tesaurizzazione di moneta ad alto potenziale, come pure la possibilità di spenderla. Solo le banche e gli intermediari finanziari possono detenerla, ma come riserva per erogare prestiti. Punto.
Ed ecco allora che il ricco che tesaurizza ricchezza finanziaria in moneta a basso potenziale (sì, quella creata col click del mouse) non è contento che il suo valore si svaluti, nemmeno se è un cittadino di un paese in deficit che complessivamente, dalla svalutazione, avrebbe da guadagnare. Anzi, vi dirò di più. Il residente redditiero di un paese debole volge speranzoso il suo sguardo ai suoi pari dei paesi forti affinché facciano qualcosa per aiutarlo nella sua lotta contro la continua svalutazione del suo tesssòòòòro tesaurizzato in moneta a basso potenziale. Vuole la stabilità, cioè un'inflazione bassa.
Mumble mumble... che si fa? Ideona! Ci vuole un emulatore di gold standard. Un emulatore, dico, perché l'oro fisico, con le sue oscillazioni di prezzo legate ai cambiamenti tecnologici, non funziona più. E con questo, quelli che ci scassano la minchia con l'oro italiano depositato nei forzieri della FED sono sistemati. A meno che non sia vero quello che dice per finta Mauro Biglino, e cioè che l'oro fisico ha un valore perché ci sono gli Eloyn che ne sono ghiotti.
L'euro è un emulatore di gold standard perché la sua quantità è regolata in modo da rispettare l'obiettivo principale per cui è stato creato, a beneficio della rendita finanziaria europea che desidera una bassa inflazione. Perché ho specificato "europea"? Perché la rendita finanziaria europea non possiede un'altra fondamentale moneta, quella ad altissimo potenziale: la supremazia militare. Ma di questo parleremo nella III parte.
Nella II parte parleremo invece di come e perché la rendita finanziaria europea ha bisogno, per raggiungere i suoi scopi, di esautorare gli Stati e imporre il principio di indipendenza della Banca Centrale Europea.
Mentre il gossip più regressivo discetta della presunta omosessualità di Giggino Di Maio, cosa di cui nun ce ne po' frega' de meno (salvo il fatto che un domani, per motivi politici, queste testate del cazzo potranno fare gossip su di me alludendo alla mia miociofilia...) è un fatto che si sta prospettando un governo fondato sull'alleanza tra una forza mondialista (il m5s) e una forza percepita(?) come regionalista (la Lega). Il murale(s) con il bacio tra Di Maio e Salvini (geniali gli autori chiunque essi siano, fossero pure agenti al servizio di Stati esteri) fotografa simbolicamente il disastro italiano. Peccato sia stato cancellato.
Ah, quasi dimenticavo: mi si è striminzito il flusso FB. Mi angoscio o me ne sbatto il cazzo?
«Resta sempre il fatto che quando compri all'estero (materie prime ad esempio) compri sempre in valuta estera. Allora gli USA non dovrebbero aver alcun problema, visto che la loro valuta è quella di riferimento.»
Questo commento, in un post che criticava l'approccio economicistico al problema dell'uscita dall'euro, per sottolineare, invece, che il problema è soprattutto - se non esclusivamente - politico (e purtroppo anche militare), mi ha sorpreso. Non me ne voglia l'amico Fabio, ma devo ricordargli che un paese come il nostro, in surplus primario, in attivo di bilancia dei pagamenti e con un patrimonio di ricchezza privata tra i più grandi del mondo, in caso di uscita dall'euro non dovrebbe confrontarsi con le conseguenze di una fragilità economica e finanziaria strutturali, bensì con le reazioni politiche e militari di chi, da ciò, verrà danneggiato.
A dimostrazione di ciò, segnalo un articolo di Difesaonline.it dal titolo "PERFORMANCE-BASED LOGISTICS: LA RIVOLUZIONE LOGISTICA DI BOEING". L'autore, Matteo Acciaccarelli, ci parla della "collaborazione sempre più forte e dinamica tra Boeing e Aeronautica Militare Italiana" rinforzata da un accordo di fornitura di aerei Boeing KC-767 che implica, come commenta «Il presidente di Boeing Italia, Antonio De Palmas... quanto siano importanti i ritorni correlati per l’Italia in questa collaborazione: "Abbiamo quasi 50 persone che lavorano direttamente al programma, di cui 30 legati all’industria nazionale necessari per svolgere una parte di manutenzione."»
In sostanza si tratta di questo: l'aeronautica italiana, avendo acquistato un certo numero di esemplari del KC-767, delega la loro manutenzione alla stessa Boeing. Il che significa che l'operatività di questi aerei è nelle mani dei nostri alleati americani.
Nulla da eccepire? Davanti alla constatazione che non abbiamo sovranità militare, che non abbiamo una politica estera, che le nostre decisioni politiche interne sono guidate da Bruxelles, mentre un esercito di fondi speculativi si sta preparando per un nuovo saccheggio, ci dobbiamo ancora preoccupare del fatto che per comprare all'estero serve valuta estera? Ma non è forse vero che abbiamo già una valuta che è una valuta estera?
Il problema è politico, è sempre stato politico. E militare. Abbiamo fatto bene a conoscere alcuni meccanismi economici che sono stati usati come trappola, e bene faremo ad approfondire la conoscenza degli strumenti politici che dovremo usare per uscirne, come pure a entrare nell'ottica che, essendo lo scontro anche militare, saremo costretti a cercare alleanze, ma continuare a investire ogni energia nella ricerca di soluzioni di tecnica economica e finanziaria è solo un modo per sedare l'ansia che ci coglie davanti all'enormità del problema. Che è uno solo, riassumibile in questa domanda:
Sappiamo che la moneta è un'Istituzione, e non un semplice mezzo di scambio. Lo ha detto anche Illo, ricordate? Era il 2 dicembre 2012, poco prima che, con la scusa che lo avevo offeso con l'espressione "Bagnaipensiero" - usata in una mail privata - mi concedesse la palma del secondo sfanculato dal suo blog.
Il quale Illo, un po' di tempo prima (il 1 marzo 2012), aveva detto anche questa cazzata:
«MMT? No grazie (per ora). Cerchiamo di capirci una volta per tutte, così evitiamo equivoci, delusioni, e perdite di tempo. Continuo a ricevere inviti a esprimermi sulla MMT, sollecitazioni ad ascoltare questo o quello, a guardare questa o quella slide, ecc. Tutto bene, se avrò tempo guarderò, mi lusinga il fatto che la mia opinione vi interessi tanto, Allora: intanto guardate voi questo. Cos’è? Sono le slides del mio corso di Macroeconomia per gli studenti del triennio in Economia Ambientale presso la facoltà di Economia dell’Università “G. d’Annunzio” (dove G. sta, come sapete, per Giuseppe), anno accademico 2006-2007. Del resto, è materiale che riprende l’approccio analitico del mio libro per gli studenti del triennio di Economia della cooperazione internazionale e dello sviluppo, anno accademico 2004-2005, all'Università di Roma "La Sapienza" (daje a ride). Date un’occhiata, per favore...»
Dunque, durante tutto il 2012 furono in campo due letture diverse della crisi dell'euro: quella di Illo (è un problema di bilancia dei pagamenti) e quella della MMT, portata in Italia da Barnard, che focalizzava l'attenzione sul problema dell'emissione monetaria.
Come accade in economia, è scattata la legge di Gresham: la moneta cattiva scaccia la moneta buona. Ovvero l'analisi di Illo, seppur corretta, era peggiore della visione di Barnard, che invece centrava alla perfezione il problema. Ce lo ha dimostrato Mario Draghi, salvando l'euro con il suo what ever it takes a luglio del 2012.
Che Illo, pur avendo individuato nello squilibrio della bilancia dei pagamenti la causa della fragilità dell'eurozona, fosse lontano dal voler denunciare il problema di fondo, che è quello di riappropriarsi del potere di emettere moneta, lo dimostra in modo lampante il fatto che oggi l'Italia è ancora nei guai, pur essendo in surplus. Grazie, ovviamente, alla distruzione della domanda interna.
Poi arriva l'intervista di Byoblu a Marco Saba (vedetela, è un ordine!) il quale, come il bambino del pifferaio di Hamelin, ci dice che il Re è nudo. Perché è vero che la moneta è un'istituzione, ma lo è solo nei limiti in cui questa può emettere o distruggere la base monetaria. Quando queste funzioni non sono (o non possono) essere esercitate, la moneta è un mezzo di scambio, e dunque il problema dell'uscita dall'euro è di natura esclusivamente politica. Ovvero: basta avere la forza politica di prendere la decisione di uscire, e scompare qualsiasi problema di tecnica monetaria.
Jens Weidmann
I debiti Target2? Li paghiamo con i conti correnti in euro degli italiani, e poi ci facciamo il fiorino nostro. Dov'è il problema? Quant'è Mr Weidmann? 400 miliardi di euro? Click del mouse, e ve li diamo, fateci il cazzo che volete! Tanto noi, subito dopo, emettiamo la nostra moneta. Di euro sui nostri conti corrente ce ne sono 2000 miliardi, volendo ve li possiamo dare tutti, tanto il problema di cosa farci con quei cazzo di click del mouse è vostro.
In altri termini la moneta è un'istituzione solo e soltanto nella misura in cui chi sceglie di usarla accetta le regole del gioco sottostante. Quando uno decide di uscire, la sola cosa che conta sono i titoli di proprietà. Se io mi accorgo che, continuando a stare nel gioco, finisco col perdere i miei titoli di proprietà, ne esco e ti mando cordialmente a cagare. Mi tengo i miei titoli di proprietà (la robba mia) e scelgo altre regole che mi tutelino.
Ma allora perché non lo facciamo? Adesso spiegone! C'è in Italia un quarto partito...
Alcide De Gasperi
"Vi è in Italia un quarto Partito, che può non avere molti elettori, ma che è capace di paralizzare e di rendere vano ogni nostro sforzo, organizzando il sabotaggio del prestito e la fuga dei capitali, l'aumento dei prezzi o le campagne scandalistiche. L'esperienza mi ha convinto che non si governa oggi l'Italia senza attrarre nella nuova formazione di Governo, in una forma o nell'altra, i rappresentanti di questo quarto Partito, del partito di coloro che dispongono del denaro e della forza economica. Alcide De Gasperi - 1947"
Ebbene, attrarre nella nuova formazione di governo i rappresentanti del quarto partito, sperando che si sarebbero contenuti, fu un errore che ci costerà un'altra guerra civile. Siamo alla replica del pattern tipico della storia del nostro paese: una parte del corpo economico e sociale trova conveniente allearsi, in modalità subordinata, con potentati esteri, piuttosto che scommettere sulle capacità e potenzialità del nostro paese. Sono degli schifosi pezzi di merda che vanno definitivamente espulsi dal corpo sano della Nazione. L'Italia è degli italiani. Non nel senso di perseguire i poveracci che arrivano sui barconi, ma in quello di liberarci definitivamente di una classe sociale che non merita il ruolo di classe dirigente. Illo, Barnard, e tutti quelli che si sono dati da fare negli ultimi anni, da che parte staranno? Francamente ce ne possiamo infischiare. Se staranno con noi saranno nostri fratelli, se staranno col quarto partito saranno nemici. Tutto il resto è noia.
Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. [...] Il maggiore degli economisti italiani viventi, il nostro Einaudi, ha scritto che il capitalismo storico è al tramonto. Se altri non vi è, sarò io a dire la grandezza del capitalismo, che ha preso in mano, un secolo fa, un'Europa di pochi milioni di uomini, e ne ha aumentato la popolazione con un ritmo sconosciuto al passato, ed ha diffuso la civiltà sugli altri continenti, ha conquistato i più grandi progressi della scienza e del progresso tecnico, ha creato la grande industria e l'agricoltura intensiva, ha portato il tenore di vita delle masse ad un livello non mai raggiunto, ha preparato le loro vittorie di domani, è stata l'epoca più prospera e gloriosa di tutta la storia. Ma noi non possiamo ancora vivere con le forme di quel tempo. Gli economisti — i migliori — riconoscono che il loro edificio teorico, la scienza creata dall'Ottocento, non regge più sul presupposto di una economia di mercato e di libera concorrenza, che è venuto meno, non soltanto per gli interventi dello Stato, ma in maggior scala per lo sviluppo di tendenze e di monopoli delle imprese private. Quando vedo i neo liberisti, come l'amico Einaudi, proporre tale serie di interventi per assicurare la concorrenza, che qualche volta possono equivalere agli interventi di pianificazione, debbo pur ammettere che molto è mutato. Non pochi vanno affannosamente alla ricerca della terza strada. La troveranno? Non lo so. Questo so: che si avanza la forza storica del lavoro. Non potevamo rifiutarci a questa affermazione. Mazzini diceva che noi tutti un giorno saremo operai; i cattolici hanno il codice di Malines e quello di Camaldoli, dove sono stati stabiliti i principî d'una economia del lavoro. Ho sentito da questa parte (Accenna a destra) chi pur faceva vive critiche: «Se per socialismo si intende un rinnovamento sociale, anche noi siamo socialisti». Allora, perché avremmo dovuto rifiutarci a riconoscere che la nuova Costituzione è basata sul lavoro e sui lavoratori? Parlando di lavoratori, noi intendiamo questo termine nel senso più ampio, cioè comprendente il lavoratore intellettuale, il professionista, lo stesso imprenditore, in quanto è un lavoratore qualificato che organizza la produzione, e non vive, senza lavorare, di monopolî e di privilegi. Sono cieche le correnti degli imprenditori che non rivendicano — se sono ancora in tempo lo dirà la storia — la loro vera funzione ed il titolo glorioso di lavoratori. Perché dobbiamo avere paura del nome e dei diritti del lavoro?
Il diritto al lavoro: qui vi sono due opposizioni; una di forma, per il rinvio dell'affermazione al preambolo, ed un'altra che è contro il diritto al lavoro, perché ne ritiene impossibile la garanzia. Vorrei che anche la prima corrente chiarisse bene i suoi propositi, e se è favorevole al principio vedesse di sacrificare lo scrupolo alla sostanza.
Si è obbiettato: se proclamate il diritto al lavoro, e non potrete mantenere subito l'impegno, verrà l'esasperazione, per la tradita promessa. Ma l'esasperazione non c'è anche adesso con tutte le dimostrazioni di disoccupati al Viminale? La Costituzione non poteva tacere del diritto al lavoro, e lo ha formulato nel modo più cauto e con grande equilibrio, come vi ha detto l'onorevole Ghidini. Lo Stato riconosce il diritto e promuove le condizioni per attuarlo. Il principio è posto; e va realizzato nei termini concreti e graduali delle possibilità.
Dovere del lavoro: l'abbiamo pur qui inteso nel senso più ampio, anche del lavoro intellettuale, e di ogni attività e funzione che concorra allo sviluppo materiale e spirituale della società. Non abbiamo creduto che in una Costituzione nuova come la nostra si potesse dimenticare il motto paolino, che è così cristiano, ma è scritto anche nella Costituzione di Stalin: «Chi non lavora non mangia». E che, si chiede, non si può oggi vivere di rendita? Sì, almeno per ora, ma nessuno può essere inerte redditiero; e deve farsi attivo e compiere qualche lavoro socialmente utile.
Ho estratto l'audio dell'intervento di Giuliano Amato, e l'ho pubblicato su YouTube, per facilitarne la condivisione e la diffusione.
Il video è l'ennesima conferma del fatto che tutte le problematiche connesse al processo di unificazione europea erano ben note, così come che l'opinione pubblica di quegli anni ne fosse totalmente all'oscuro, addomesticata invece con narrazioni fiabesche in merito a un progetto politico di capitale importanza, problematico, i cui costi erano progettualmente posti in capo al mondo del lavoro. Ma ciò che lascia davvero esterrefatti è il dover constatare che ancora oggi le cose non sono affatto cambiate, a dispetto dell'impegno di molti (compresi i furbetti dello scrannetto). Le ultime elezioni lo hanno certificato in modo clamoroso, non solo nei risultati - sui quali ognuno può avere l'opinione che vuole.
E' un fatto che il dibattito pre-elettorale sia stato di una povertà desolante, ed è un fatto che tra la gente si sia parlato quasi esclusivamente di reddito di cittadinanza, costi della politica, corruzione, immigrazione. I più informati hanno strologato di crisi del PD, di Renzi, di Salvini, della sinistra che non c'è più. E naturalmente dell'ondata fascista che stava per travolgere l'Italia, che dico! l'Europa, anzi no il mondo intero. L'azione di ottundimento delle capacità di critica delle masse è portata avanti anche da utili idioti sinistrati, capaci di operazioni becere come quella di pubblicare "un opuscolo di controinformazione sulla presenza di organizzazioni, associazioni di copertura e sedi fasciste in Emilia" con tanto di nomi e cognomi, in perfetto stile OVRA, di persone che vengono schedate per non essere antifasciste.
Il vero problema, al netto di ciò che accade nei confusi settori politicizzati dei gruppuscoli di estrema destra e sinistra, resta tuttavia la lontananza degli elettori dal tema chiave per i loro interessi, ovvero la problematicità del processo di unificazione europea i cui costi, quand'anche tutto fosse andato bene, sarebbero stati comunque pagati dal mondo del lavoro. E invece, come ben sappiamo, le cose non sono andate bene. Finché non troveremo il modo di far comprendere questa cosa nella sua tremenda serietà, finché non riusciremo a farla diventare un tema vibrante ed emozionalmente comprensibile, la società italiana continuerà ad essere manipolata da tutti coloro che, a vario titolo, hanno interesse a parlare di altro.