venerdì 31 agosto 2018

Il numero è potenza

Il blog Voci dalla Germania ("Perché i tedeschi non possono avere un presidente della BCE?") ci informa che, secondo Holger Steltzner della FAZ, il governo tedesco avrebbe intenzione di sacrificare la candidatura di Jens Weidmann alla guida della BCE in cambio della presidenza della Commissione Europea, al fine di poter imporre a livello europeo la redistribuzione dei migranti. Se questa interpretazione fosse vera, sarebbe la più clamorosa delle conferme del fatto che l'immigrazione è un tema strategico a livello europeo, e dunque che esiste l'intenzione di portare avanti una politica di meticciato di grandi proporzioni e lunga durata. Con buona pace di molti sovranisti, i quali insistono nel derubricare l'immigrazione a fenomeno secondario rispetto alle questioni economiche.

Non credo sia necessario spiegare ai lettori di questo blog l'importanza, per la Germania, di avere la presidenza della BCE, eppure sembra che la ricollocazione dei flussi di immigrati lo sia addirittura di più. Naturalmente è possibile che le riflessioni di Holger Steltzner siano infondate, però il solo fatto che uno dei direttori di Faz esamini questa possibilità dovrebbe indurci a riflettere. E' sotto gli occhi di tutti, d'altronde, la vera e propria offensiva mediatica, anche sui social, che insiste sistematicamente nell'amplificare ogni più piccolo segnale di insofferenza nei confronti degli immigrati da parte dei residenti, i quali vengono sempre descritti come razzisti o, comunque, preda di pulsioni xenofobe, nel mentre anche i crimini più gravi commessi dagli stranieri vengono sottaciuti o trattati con poca enfasi. Anche su questo tema Voci dalla Germania ci offre due interessanti resoconti, che vi invito a leggere:
Infine, sempre su Voci dalla Germania, un articolo che si occupa dell'altro grande tema, complementare a quello dell'immigrazione, relativo alla deflazione salariale tedesca e alle sue conseguenze sul surplus commerciale: Disoccupazione made in Germany: perché la Germania esporta disoccupazione in tutta Europa.

In genere le persone che, sui social, si occupano di immigrazione, condividono la caratteristica di pensare in termini che possiamo definire sentimentali (i favorevoli all'accoglienza) e viscerali (i contrari); in entrambi i casi in modo emotivo e non duramente razionale. Questo è un errore gravissimo, al quale è però molto difficile porre rimedio. Ed è anche difficile parlarne, perché si corre il rischio di lasciar trasparire l'idea che la maggior parte della popolazione, o almeno una quota rilevante, sia composta di individui incapaci di cogliere i fondamenti reali delle politiche poste in atto. 

n.d.r. Una preoccupazione, questa, che non tocca il vostro umile reporter, da sempre accusato di essere un presuntuoso, alle cui argomentazioni, pertanto, è giusto rispondere ricordandogli la sua immensa protervia.

Ebbene sì, la maggior parte delle persone, o almeno una quota rilevante, non è in grado di esaminare la realtà in termini razionali, ma solo emotivi: sentimentali o viscerali. Gli accoglienti sono persuasi che l'Unione Europea voglia salvare vite umane, mentre gli eventuali svantaggi o squilibri economici che potranno derivare dall'immigrazione di massa - realtà per altro negate o sottostimate - sarebbero relativi e comunque, in ogni caso, un prezzo da pagare in ossequio ad un'istanza morale di ordine superiore. I viscerali sono mossi da pulsioni profonde che hanno a che fare con il bisogno di sicurezza e con la paura, oltre che da concrete ragioni visto che gli immigrati premono sui loro spazi vitali nelle periferie delle città e, di recente, anche nei borghi rurali. Gli accoglienti pensano scioccamente che le migrazioni siano inarrestabili, e dunque che con esse si debba necessariamente convivere; i viscerali anche, ma sono disposti a sparare sui barconi pur di arrestarle.

Ora che i flussi migratori siano inarrestabili è una scemenza sesquipedale, anzi è facile sostenere il contrario ovvero che, senza una politica attiva a loro sostegno, sia nei paesi di origine che in quelli di transito e di arrivo, si ridurrebbero da soli. In Italia ciò è stato dimostrato da Minniti, nel suo estremo tentativo di evitare la debacle del PD prima delle elezioni del 4 marzo 2018, e confermato da Salvini il quale, giocando facile, è riuscito a gonfiare il proprio consenso tra le file dei viscerali, sebbene al prezzo di essere diventato l'uomo nero per gli accoglienti. Il fatto che sia falso che i flussi migratori siano inarrestabili è un concetto da tenere bene a mente, senza il quale nessun ragionamento è possibile. Se ne facciano una ragione gli accoglienti dal cuore tenero e i viscerali che vogliono affondare i barconi!

Ci sono dunque, tra le tante variabili in gioco, il tasso di immigrazione e gli squilibri commerciali nell'Unione Europea, soprattutto nell'eurozona. Il legame tra esse è così forte che, a quanto pare, la Merkel sarebbe disposta a barattare il controllo della BCE con la presidenza della Commissione Europea, al fine di mantenere  (e forse aumentare) i flussi migratori in Europa, seppure al prezzo di una politica monetaria troppo accomodante per gli interessi della Germania! Perché?

La risposta è nella pulsione verso una politica di potenza del nazionalismo europeo, in particolare quello tedesco, una pulsione che è gravemente compromessa dalla demografia. 

Fonte: https://www.tes.com/lessons/Lxs5hwiPmh9uRA/la-societa-europea

Nel grafico le diverse colorazioni dei paesi indicano la forchetta entro cui è previsto che varierà il tasso di nascite. Ad esempio per i paesi in giallo (tra cui la Germania) questo tasso diminuirà dal -5% al -14%. Si noti la differenza tra Germania e Italia e Francia. I pallini indicano, invece, il rapporto percentuale tra la popolazione over 65 e la popolazione attiva in età compresa tra i 20 e i 64 anni. Anche in questo caso appare evidente come la Germania abbia un problema ben più pesante di Italia e Francia.

Non è un caso che la Merkel abbia tentato, nel 2015, di aprire all'immigrazione dalla Siria, per poi essere costretta a fare marcia indietro dalle rivolte popolari. Ricordate? (Turchia, Merkel vola da Erdogan per sciogliere il nodo migranti). Anche in quell'occasione l'inarrestabile flusso migratorio... fu arrestato.

Osservazione: dall'esame della cartina emerge la situazione della Turchia, più grave di quella tedesca dal punto di vista dell'evoluzione demografica. Si potrebbe quindi obiettare che ad Erdogan non sarebbe convenuto "regalare" i profughi siriani alla Germania, bensì tenerseli, ma questo è un ragionamento che non tiene conto di molteplici altri aspetti, soprattutto di carattere geopolitico, ai quali l'astuto Erdogan ha trovato una soluzione facendosi pagare dall'Unione Europea. Sia gli accoglienti che i viscerali avrebbero da imparare da questo episodio, perché mostra con evidenza come la questione delle migrazioni sia cosa che non si può affrontare con le emozioni.

Dunque l'Unione Europea si trova davanti ad una crisi demografica, particolarmente acuta nel suo paese guida, che può risolvere in due modi. Il primo è quello di sostituire la popolazione giovane mancante con infusioni migratorie; la seconda potrebbe essere quella di avviare politiche di incremento della natalità, le quali però implicherebbero necessariamente l'abbandono della politica di deflazione salariale tanto cara alla Germania. Un'impresa piuttosto improba, considerata la struttura reale dell'Unione Europea, che è quella di un nazionalismo continentale con dentro il nazionalismo tedesco. Due istanze che espongono l'Unione Europea a una doppia tensione, una verso l'esterno (l'America di Trump) e una al suo interno, con la contrapposizione tra la Germania e i paesi che pagano il prezzo delle sue politiche deflattive. 

Il quadro testé delineato è ancora incompleto. Ho infatti scritto "con la contrapposizione tra la Germania e i paesi che pagano il prezzo delle sue politiche deflattive", mentre in realtà le cose sono più complesse. Da un lato, infatti, i lavoratori soffrono per le politiche deflattive imposte dalla Germania, perfino gli stessi lavoratori tedeschi come ci racconta l'ottimo Voci dalla Germania, dall'altro si sta manifestando una divergenza di interessi sempre più pronunciata all'interno delle stesse borghesie europee, con la costituzione di un fronte, che i media nostrani chiamano speciosamente "sovranista", contrapposto a quello unionista. Si tratta, ovviamente, di un sovranismo farlocco, perché il sovranismo senza Costituzione è il vecchio e ben noto nazionalismo borghese, e nulla più! Questo sovranismo farlocco, in realtà il vecchio e ben noto nazionalismo borghese, è interpretato dalla Lega di Salvini, alleata con quell'ircocervo che è il M5S, espressione di non si sa bene quali forze e interessi reali; anch'esso votato, come la Lega e il fronte europeista nel suo insieme, da un elettorato le cui scelte sono determinate sia dall'immaturità politica (vedi alla voce "accoglienti Vs viscerali") che da un livello di disinformazione, prodotta dai cosiddetti media di qualità, che grida vendetta agli occhi del cielo. Con l'aggravante che, da qualche tempo, le tecniche di manipolazione dei "semplici" si sono evolute, e hanno cominciato ad invadere i social.

n.d.r. Per oggi credo che basti. Il vostro umile reporter ha dato l'ennesima, e non ultima, dimostrazione della sua protervia. Del che mi compiaccio.

mercoledì 29 agosto 2018

Salvini cattivo!

Non sono un estimatore di Salvini, né dei 5 stelle, per ragioni che sono ben note a chi mi segue, tuttavia l'astio e l'acrimonia nei suoi confronti del blocco leuropeista mi mettono allegria. A Salvini si rimprovera di fomentare sentimenti razzisti, accusa lanciata spesso con la bava alla bocca, ma diciamoci la verità: nessuna speculazione politica può funzionare se non esiste già un sentimento diffuso favorevole che, chi viene accusato di speculare, raccoglie a mani basse.

D'altronde, perché mai Salvini non sarebbe dovuto passare all'incasso del clamoroso errore di valutazione del blocco leuropeista, che si era convinto di riuscire a tenere a freno la crescente ostilità popolare verso le politiche di meticciato? Che questo calcolo si sia rivelato sbagliato lo dimostra, da ultimo, il goffo tentativo di riposizionamento di Macron:


Quale politico, davanti a un clamoroso errore di valutazione dell'avversario, rinuncerebbe ad incassare il risultato pieno? I leuropeisti naturalmente fremono di rabbia, ma non possono che biasimare sé stessi per averlo compreso troppo tardi, direi in extremis con il precipitoso ritorno di Minniti da un viaggio all'estero, poco prima delle elezioni del 4 marzo.

Ora il primo tempo della partita è concluso, con la Lega e il m5s in netto vantaggio non tanto per merito loro quanto per i diversi sconcertanti autogoal degli avversari. Il secondo tempo è appena cominciato, e la prima azione l'ha messa a segno Di Maio con la clamorosa dichiarazione sulla volontà del governo di sforare il limite al deficit del 3%. Non è stato un altro goal, ma il segnale che l'equilibrio in campo è ancora sfavorevole ai leuropeisti. Come reagiranno? Il timore è che il gioco diventi cattivo, con falli da espulsione che, complici gli arbitri, potrebbero essere ignorati. 

Sugli spalti il popolo fa il tifo, con urla e grida di intensità crescente mentre qualcuno comincia a temere per l'ordine pubblico: potrebbe esserci un'invasione di campo. Di teste calde in giro ve ne sono tante, e chi sta perdendo potrebbe cedere alla tentazione di provocare un evento che porti alla ripetizione della partita. Mai come ora è importante chiedersi chi sia in possesso del potere di gestire lo stato d'eccezione, l'oligarchia di Bruxelles o l'America di Trump? Ma soprattutto, c'è qualcuno che abbia tale potere?

Il vostro umile sub-divulgatore ne dubita. Il mio consiglio, se non fate parte di un gruppo di ultras, è quello di cominciare ad avvicinarvi, cheti cheti, ai cancelli d'uscita.

domenica 26 agosto 2018

E' finita la sceneggiata?


Fonte: istruzione.it

Ubaldo Diciotti: che si sia trattato di una sceneggiata IO non ho il minimo dubbio. Alla fine è intervenuta la Chiesa, in subordine il nostro storico protettorato albanese e la cattolicissima Irlanda. Possiamo provare a spiegare al pueblo rimbambido qualche altro elemento fondamentale? Partiamo dall'Europa, anche se, per capire, sarebbe necessario inquadrare il discorso in un orizzonte un po' più ampio. Ma accontentiamoci, come si fa in classe con gli studentelli.

In Europa abbiamo un problema, da centocinquanta anni, che si chiama Germania: una signora bionda vittima di diverse e contrastanti tentazioni.

La nostra signora bionda, che come tutte le signore avvenenti non sa bene quel che vuole, è indecisa se concedersi tanto, a buon prezzo, o di meno ma alzando la tariffe. Il suo problema è che il tempo passa e il momento della scelta si avvicina.

Prima della proposta di matrimonio europeo la nostra signora bionda campava vendendo bene la sua mercanzia, che produceva acquistando a buon mercato i necessari prodotti intermedi grazie al suo marco forte. Il punto da capire è che la mercanzia della signora bionda ha un mercato poco dipendente dal prezzo, perché da sempre produce beni di alta qualità e indispensabili. Accettando di entrare nell'eurozona la signora bionda ha dovuto rinunciare al marco forte, ma ha compensato vendendo di più. Il guaio è che, dopo qualche anno, i prodotti intermedi, che doveva comunque continuare ad acquistare dai suoi partners europei, in primis l'Italia, hanno cominciato ad aumentare di prezzo, e lei non poteva più pagarli col marco forte perché ormai aveva l'euro. Sì, è vero, vendeva di più, ma con margini per unità di prodotto decrescenti. Come una puttana che lavora tanto ma deve pagare di più l'affitto dell'appartamento. Che fare?

La soluzione è imporre la deflazione nei paesi dai quali importa i beni intermedi. E qual è il principale paese, fornitore di beni industriali intermedi, della signora bionda? E' l'Italia.

Il problema dell'eurozona, dal punto di vista degli equilibri macroeconomici, è tutto qui: la signora bionda, che ha dovuto rinunciare al marco forte, in cambio pretende, esige, impone, che i beni intermedi che lei importa non crescano troppo di prezzo, altrimenti le saltano i conti. Il che significa livelli di deflazione differenziati, maggiori per i paesi industrializzati come l'Italia, minori per altri come la Spagna. Non ci credete? E allora spiegatemi perché alla Spagna la signora bionda consente deficit che sono il triplo di quelli concessi all'Italia.


Qual è il nesso tra questa differenza di trattamento e le mitiche regole europee? Nessuno. Per non parlare delle numerose altre infrazioni che la nostra signora bionda commette, ad esempio lo sforamento sistematico della regola del  surplus commerciale in rapporto al PIL, che dovrebbe essere inferiore al 6%. Dovrebbe.

Tuttavia non si parla d'altro che della Ubaldo Diciotti, Salvini è diventato una specie di salvatore della Patria, mentre i maitres a penser, che in questi anni ci hanno illuminato, sono entrati nel governo gialloverde e oggi tacciono.

Davvero pensiamo che si possa (almeno) uscire dell'euro giocando sulla pelle di 170 disgraziati senza che il popolo comprenda il cuore della questione? E ammesso che, per questa via, si riesca a creare le condizioni per l'uscita (almeno) dall'euro, pensate davvero che da ciò possa conseguire un reale miglioramento della situazione dal punto di vista della democrazia sostanziale?

domenica 19 agosto 2018

Un governo normale


Non c'è nulla di rivoluzionario nel governo gialloverde, salvo il fatto di essere un governo normale.

Infatti:
  • Vi sembra normale subire un'immigrazione di massa e sostenere che così è, e non c'è nulla che si possa fare?
  • Vi sembra normale entrare in un'Unione non cooperativa senza spiegare agli elettori quali ne sono le ovvie conseguenze, scaricando sugli stessi i costi del fatto di non essere i primi della classe?
  • Vi sembra normale partecipare a un'Unione nel ruolo del pollo da spennare, tacendo sulle innumerevoli inadempienze "contrattuali" dei partners più forti, colpevolizzando e punendo invece gli elettori per il più ininfluente dei parametri, cioè il debito pubblico?
  • Vi sembra normale pianificare l'impoverimento di massa del ceto medio al fine di mantenere competitivo il paese, nel mentre tutti gli assets di proprietà pubblica vengono svenduti alla finanza internazionale, e coprire questo enorme furto con una ipertrofica accelerazione sul versante dei diritti civili?
  • Vi sembra normale immaginare di poter tagliare diritti e redditi senza che, a un certo punto, vi sia una rivolta?
Potrei continuare, ma de hoc satis. Altri, più informati di me, inondano quotidianamente l'universo social - ma se ne discute anche nei baretti e in tutti i luoghi ove si accende una minima discussione politica - con dati di fatto inoppugnabili ai quali gli irriducibili sostenitori del +Europa (PD, FI, LeU e frattaglie) non sono più in grado di controbattere.

Orbene, il 14 agosto 2018, poco prima di mezzogiorno, il fronte dei sostenitori del +Europa ha ceduto, insieme al pilone n°9 del ponte Morandi. Un evento che avrà più conseguenze del disastro di Monti, della sconfitta di Renzi al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, nonché delle elezioni del 4 marzo 2018. Quel giorno, nel preciso momento in cui un videomaker riprendendo casualmente il crollo gridava "oh Dio oh Dio", è deceduta la seconda repubblica. Nata, se vogliamo utilizzare la stessa chiave interpretativa, nel momento in cui l'ing. Chiesa gettava nella tazza del cesso i 7 milioni di lire della tangente per le pulizie del Pio Albergo Trivulzio.

Tra i due eventi vi sono analogie impressionanti. Nell'uno come nell'altro caso il cambio di regime è stato preceduto da una violenta guerra di posizione, con la differenza che prima del 1992 l'iniziativa era nelle mani di quelli che, un quarto di secolo dopo, l'hanno subita. Allora vinsero le televisioni e i grandi giornali, i quali dapprima montarono l'indignazione contro gli sprechi e i privilegi della politica, poi, effettuato il cambio di regime con la distruzione della DC e del PSI, provvidero a sopire la "rivolta". Oggi la situazione si è rovesciata, ma le modalità sono state simili: partita inizialmente come un attacco contro i costi della politica, l'offensiva dei social ha cambiato improvvisamente direzione, ponendo sotto attacco la grande finanza speculativa.

Credo che, così come nel 1992 la massa degli elettori non aveva la minima idea delle reali finalità dell'attacco alla prima repubblica, allo stesso modo oggi non sappiano quali siano le forze reali che li stanno illudendo di essere protagonisti del cambiamento. In entrambi i casi lo svolgimento degli eventi registra l'assenza di quello che è stato un elemento portante della storia europea dalla metà dell'800 fino all'inizio degli anni '70 del secolo scorso, "l'irruzione nella Storia delle masse". Viviamo nel tempo della crisi della politicizzazione delle masse, le quali sono così ricadute sotto l'effetto delle narrazioni di centri di potere in grado di manipolarle non solo con televisioni e giornali, ma oggi anche con i social. Questa politicizzazione delle masse fu possibile perché non erano ancora disponibili gli strumenti di indottrinamento (televisioni e giornali) o controllo (i social) ma, al contempo, la loro mobilitazione era indispensabile per la conquista e il mantenimento del potere, possibili solo attraverso la mediazione di un vasto e decentrato ceto politico intermedio che ad esse doveva in qualche modo rispondere. I partiti di massa nacquero da questa circostanza, con l'ovvio e inevitabile portato di corruzione, clientelismo, accordi sotto banco che ciò implicava.

Non lasciamoci ingannare dal fatto che la narrazione delle televisioni e dei giornali sembri in affanno, perché quella alternativa dei social non ha una solida base popolare. Solo una minoranza di "agenti", forse qualche migliaio, è in grado di selezionare le informazioni la cui diffusione è utile e funzionale alla battaglia politica, e un numero ancora più ridotto è in grado di produrne autonomamente con contenuti degni di rilievo. La gran parte di ciò che circola sui social è la semplice ri-pubblicazione di testi prodotti da un numero ridotto di soggetti (che l'avversario ordoliberista derubrica ad account, quasi a volerne rimarcare la mancanza di umanità) il cui grado di diffusione è in gran parte incontrollabile da parte degli autori, mentre lo è da parte di chi controlla queste piattaforme. Quasi nessuno di costoro, inoltre, è neanche lontanamente paragonabile, in termini di proiezione politica sostanziale, a un qualsiasi segretario di sezione della DC o del PCI degli anni '70, costoro sì in grado di controllare migliaia di voti, e quindi in possesso di una frazione reale di potere politico!

L'attuale sostegno al governo gialloverde non è dunque fondato sulla mediazione di una classe politica diffusa e decentrata che debba rispondere, in ultima istanza, a delle masse più o meno politicizzate e su questioni concrete, bensì sul consenso di una platea molto vasta di frequentatori di social che rilanciano i contenuti selezionati da una minoranza di "agenti" i quali, a loro volta, sono imbeccati da una cerchia più ristretta di "produttori" di informazioni utili alla battaglia politica. Tutto ciò delinea uno scenario nel quale i contendenti non sono il Capitale e il Lavoro bensì due diverse fazioni del Capitale, una delle quali controlla televisioni e giornali mentre l'altra si è fatta strada egemonizzando i social, essendo stata capace di far leva su una esigua minoranza di cittadini che si sono ri-politicizzati in conseguenza della grave crisi esplosa dieci anni fa.

Lo scontro si svolge, dunque, tra chi è egemone sui media tradizionali e chi lo è sui nuovi media. Il controllo di questi ultimi non appare evidente come nel caso dei media tradizionali, per i quali basta visionare il colophon per sapere tutto o quasi, perché, nel caso delle piattaforme social, il colophon è ben nascosto negli algoritmi; Inoltre, la potenza dei social si basa sul volontariato gratuito di chi si è sentito escluso dai benefici della grande globalizzazione finanziaria, ragion per cui tutti i tentativi dei partiti sistemici di replicare artificialmente questa mobilitazione spontanea sono falliti e falliranno.

Il problema è che il "volontariato" non implica automaticamente la "volontà" di farsi soggetto autonomo e organizzato della lotta politica. Per chi milita nel campo socialista (se preferite costituzionale, o keynesiano - alla breve "sovranista" nel senso corretto del termine) la questione che è inevitabile porsi è come schierarsi nell'attuale contingenza comunicativa. A mio parere, anche quando il governo gialloverde assume posizioni condivisibili, bisognerebbe evitare endorsement eccessivi. Inoltre credo che ci si dovrebbe liberare dal senso di scoramento suscitato dalla constatazione di quanto siano potenti i mezzi nelle mani di entrambe le fazioni in lotta del Capitale, per concentrarci invece nel lavoro di ricostruzione di embrioni di organizzazioni politiche dalle quali, e solo dalle quali, potranno un giorno risorgere i partiti di massa che, storicamente, sono stati gli unici strumenti in grado di riequilibrare la bilancia del potere reale tra le masse e le élites, siano queste finanziarie, industriali o una loro rinnovata alleanza.

Non bisogna invece cadere nell'errore di considerare straordinari gli atti del governo gialloverde, il cui unico merito è quello di agire come, normalmente, dovrebbe un governo. Sono stati i governi espressione della fazione finanziaria del Capitale ad agire in modo anormale, nel vano tentativo di difendere una costruzione mal progettata che, a un certo punto, ha iniziato a collassare. Il crollo del ponte Morandi è la perfetta metafora del fallimento del progetto di globalizzazione finanziaria, e il popolo questa cosa l'ha capita. Parafrasando l'ing. Brencich che, a proposito del ponte Morandi, ha dichiarato "ci sarà un momento in cui il costo della manutenzione sarà superiore a quello della ricostruzione", lo stesso può dirsi di questo progetto, in particolare della sua articolazione più critica, l'Unione Europea. Con la differenza che, a parere di noi sovranisti, in quest'ultimo caso non serve nemmeno por mano alla ricostruzione, come invece sembra essere intenzione dei gialloverdi.

E questa è la differenza tra noi e loro, anche quando ne condividiamo alcune scelte: non dimentichiamolo, mai!

mercoledì 8 agosto 2018

Außengeld & Innengeld

H.W.Sinn
Possiamo dire che H.W.Sinn è a/simmetrico ad Alberto Bagnai: il primo si preoccupa per l'impossibilità della Germania di rivalutare, il secondo per l'impossibilità dell'Italia di svalutare! Il primo è interprete delle preoccupazioni del capitale finanziario tedesco, il secondo di quelle del capitalismo produttivo italiano.

Su Voci dalla Germania è stato pubblicato un articolo in due parti che riprende il tema dei saldi Target2.

Nei mesi scorsi anch'io me ne ero occupato:
In entrambi i casi si fa riferimento alla differenza tra moneta esterna (di Banca Centrale, ad alto potenziale) e moneta interna (moneta circolante nell'economia reale).

Voci dalla Germania: «La Bundesbank con gli ordini di trasferimento produce del cosiddetto "denaro esterno" (Außengeld), per il quale a differenza del "denaro interno" (Innengeld), prestato alle banche nazionali, riceve un credito Target nei confronti dell'eurosistema e quindi indirettamente nei confronti delle altre banche centrali dell'eurosistema.»

L'Ego della rete: «Sul sito della BCE ci viene spiegato come funziona la moneta. Potete leggervi l'articolo, magari integrandolo con la sintesi che vi offro. In sostanza la BCE ci dice che esistono due tipi di moneta: la moneta esterna al sistema economico, detta anche "riserva di banca centrale", e la moneta interna al sistema economico. La moneta esterna, completamente controllata dalla BCE e considerata moneta ad alto potenziale, si muove in un circuito distinto e separato da quello in cui circola la moneta interna.»

Coloro che sposano la tesi secondo cui i saldi Target2 sono delle mere registrazioni contabili argomentano che, allorquando un agente economico italiano, ad esempio, acquista una BMW tedesca, lo scambio avviene in termini di moneta a basso potenziale, rappresentativa del valore-lavoro in essa incorporato: l'italiano ha lavorato per ottenere la moneta a basso potenziale, che usa per acquistare un bene da un tedesco, il quale accredita sul suo conto la cifra che riceve. Secondo questa impostazione, il rapporto si conclude con la transazione in moneta a basso potenziale, ragion per cui il debito è estinto, mentre il saldo target2 corrispondente altro non è che una mera registrazione contabile di quanto accaduto.

Questa impostazione viene severamente criticata da alcuni economisti tedeschi, in particolare il più prestigioso tra essi, H.W. Sinn, che invita a non banalizzare la questione nei termini testé descritti. Credo sia utile capire il ragionamento di Sinn e, in tal senso, l'articolo di VdG è prezioso. Il cuore della questione è in questo passaggio (grassetto aggiunto):

«i saldi Target misurano i trasferimenti netti da altri paesi verso la Germania. Trasferimenti che hanno obbligato la Bundesbank ad eseguire degli ordini di pagamento per conto delle altre banche centrali. Sono stati rimborsati dei debiti in Germania e poi con il denaro incassato sono stati realizzati degli acquisti nel paese. In questo modo è finita in mani estere una quantità netta di beni e attività come azioni, titoli di debito, società, case e conti bancari per un valore complessivo di circa 1.000 miliardi di euro, senza che per questo sia tornata indietro alcuna sostanza reale.»

Il periodo appare oscuro, ma leggendolo passo per passo spero di riuscire a spiegarvelo. 

«i saldi Target misurano i trasferimenti netti da altri paesi verso la Germania» significa che denaro a basso potenziale è affluito verso la Germania, e i saldi Target2 ne misurano l'entità.

«Trasferimenti che hanno obbligato la Bundesbank ad eseguire degli ordini di pagamento per conto delle altre banche centralisignifica che, nel momento in cui il contratto di vendita/acquisto della famosa BMW viene perfezionato, la Bundesbank è obbligata ad accreditare la cifra corrispondente sul conto del venditore tedesco, così come la BdI è obbligata ad addebitarla sul conto dell'acquirente italiano. A prima vista non sembra esservi alcunché di strano, ma andiamo avanti. La sorpresa è in fondo.

«In questo modo è finita in mani estere una quantità netta di beni e attività come azioni, titoli di debito, società, case e conti bancari per un valore complessivo di circa 1.000 miliardi di euro, senza che per questo sia tornata indietro alcuna sostanza reale.»

Per capire quest'ultimo fondamentale passaggio è utile sostituire alla famosa BMW un altro bene, ad esempio un pacchetto di azioni della BMW. Dunque l'italiano ha acquistato un pacchetto di azioni di BMW e la Bundesbank è stata obbligata ad accreditare sul conto del venditore tedesco la cifra corrispondente. La questione posta da Sinn, ecco la sorpresa, consiste nel fatto che l'acquirente italiano si è impossessato di un pacchetto di azioni della BMW utilizzando del denaro a basso potenziale che gli è stato prestato dal sistema bancario tedesco, a sua volta collettore del risparmio in moneta a basso potenziale dei tedeschi. Quello che Sinn contesta è esattamente l'obbligo, il quale scaturisce da un accordo tra privati sul quale il sistema bancario tedesco non ha alcun controllo, né di tipo diretto (per il tramite di leggi dello Stato) né indiretto (per il tramite di una modifica del cambio, come avverrebbe se Italia e Germania avessero monete distinte).

Possiamo dire che H.W.Sinn è a/simmetrico ad Alberto Bagnai: il primo si preoccupa per l'impossibilità della Germania di rivalutare, il secondo per l'impossibilità dell'Italia di svalutare! Il primo è interprete delle preoccupazioni del capitale finanziario tedesco, il secondo di quelle del capitalismo produttivo italiano.

Il prof. H.W.Sinn è perfettamente cosciente che l'eurozona, per come è costituita, può funzionare solo a condizione che vi sia un continuo, e crescente, flusso di credito dai paesi in surplus ai paesi in deficit, ma teme che questo processo possa condurre a sempre maggiori acquisizioni di beni reali da parte di operatori esteri in Germania, operato con capitali prestati dagli stessi tedeschi, e che questo stato delle cose possa giungere al punto che, per evitare un disastro, la Germania sarà presto o tardi costretta ad accettare un'unione di trasferimento.

Poco importa, al prof. H.W.Sinn, che, nel mentre il processo si svolge, la base produttiva della Germania si sviluppi a spese dei paesi della periferia, perché egli è un vero nazionalista interprete degli interessi e del punto di vista dei grandi proprietari di beni finanziari e di assets reali. Il pericolo che egli vede all'orizzonte, neppure troppo lontano, è che prima o poi si arriverà ad una crisi, e il suo paese sarà costretto ad accettare la temuta unione di trasferimento.

Vista nella prospettiva testé descritta, la strategia economica del governo gialloverde comincia ad essere decifrabile. Si tratta di giocare sulla frontiera del possibile, premendo per deficit maggiori ma non tali da configurarsi come un'intenzionale azione di rottura dell'eurozona, aspettando che le contraddizioni della moneta unica si manifestino nella stessa Germania. Una strategia intelligente, sebbene rischiosa, il cui punto debole non risiede tanto sul piano economico, quanto su quello politico. Ma di ciò parlerò in un'altra occasione.

martedì 7 agosto 2018