sabato 20 febbraio 2016

Keynes blog alla riscossa

Dopo essere stato a lungo duramente "bastonato" da Goofynomics, Keynes blog rialza la testa. Lo fa pubblicando questo articolo di Servaas Storm, econonomista eterodosso(?) olandese vincitore del Premio Myrdal 2013 e autore di Macroeconomics Beyond the NAIRU (Harvard University Press, 2012). Avevo già letto le stesse obiezioni sul blog L'amico del'ABC ma, a causa dei molti problemi che devo fronteggiare in questo periodo della mia vita (assorbono il 95% delle mie energie mentali, e più non dimandate), non avevo avuto tempo per meditarci sopra.

Consiglio la lettura dell'articolo, sebbene di non immediata comprensione.

Gli squilibri nell’eurozona non dipendono dal costo del lavoro e dalla competitività


Questa sera, ad una seconda lettura con la disponibilità del 90% delle energie, mi si è accesa una lampadina. In sostanza la tesi è che non sia il costo del lavoro la causa principale degli squilibri delle bilance dei pagamenti intra UE, bensì gli afflussi di capitali determinati dal tasso di sconto unico praticato dalla BCE, tarato prevalentemente sugli interessi del nucleo ma sfavorevoli alla periferia. Si badi bene: non un'assoluzione della moneta unica, ma una calibrata focalizzazione dei problemi indotti dalla libera di circolazione dei capitali con un'unica Banca Centrale, i cui vantaggi per il grande capitale la libera circolazione caldamente suggerisce: mai sentito parlare di TTIP, TTP, TISA?

In definitiva (sempre che il solo 10% delle energie impiegate non mi stia inducendo in errore) se ne può dedurre che il costo del lavoro sia sì un problema prevalentemente connesso ai meccanismi redistributivi nazionali (cioè alla lotta di classe in ambito nazionale), ma non la principale causa sistemica della crisi dell'eurozona. Ho qualche dubbio, ma transeat.

Nota polemica

Purtroppo non posso ripubblicare un video del 24 ottobre 2010, bloccato a livello internazionale da un reclamo, a seguito di ricognizione manuale, contenente 100 dicasi 100 secondi di contenuti "protetti da copyright" di proprietà della RAI (sì, quella che ci fa pagare il canone obbligatorio in bolletta):



Nel video in questione, nel quale riprendevo un'intervista a Marchionne di Fabio Fazio a "Che tempo che fa", commentavo il fatto che la FIAT di Marchionne volle ridurre la pausa pranzo da 40' a 30' (pur compensando la differenza e promettendo investimenti mirabolanti, nonché assicurando che la FIAT sarebbe rimasta italiana - e infatti...) e mi chiedevo la ragione di tanto baccano per soli 10' di riduzione su un costo del lavoro che copriva il 7% dei costi finali di produzione. Evidentemente il canone è un obbligo, ma il riutilizzo a fini di confronto politico dei contenuti RAI, che siamo obbligati a pagare, NO. Misteri d'Italia! E 10' di vergogna per matrigna RAI!

L'uso di quel video sarebbe stato molto utile in questa circostanza perché, a dispetto delle (forse) brillanti teorie del prof. Servaas Storm, ci ricorda come il capitale ci tenga, eccome, a comprimere salari e diritti dei lavoratori!

Il nocciolo della questione

Si sostiene dunque che il costo del lavoro non sia stato determinante nella crisi dell'eurozona. Il che suona un po' come un'assoluzione, almeno parziale, della politica delle sinistre: certo, avreste potuto fare di più, ma se in Germania i salari sono ristagnati mentre in periferia sono cresciuti troppo, almeno nella prima fase dell'euro, questa non è stata la causa principale dell'enorme disastro che ci troviamo a fronteggiare. L'ovvio corollario della tesi è che, nell'era della tecnologia trionfante e delle "catene di valore" globali, il lavoro non conta una cippa, perché la caduta della domanda aggregata globale sarebbe stata determinata, in ultima analisi, da una globalizzazione non ben regolamentata sul piano finanziario. Dal che segue, come osserva Keynes blog, che il vero problema non è l'euro, ma la libera circolazione dei capitali.

Una conclusione, posto che davvero il costo del lavoro sia stato un fattore secondario nel determinare gli squilibri, che dà pienamente ragione a noi sovranisti, e torto ad Alberto Bagnai. Questo perché da tempo, anzi da quando siamo nati, noi sovranisti poniamo il focus sul dogma della libera circolazione dei capitali, mentre Bagnai si è concentrato sull'abolizione del tasso di cambio e ha frenato quando gli è stato posto il tema dell'Unione Europea. Chi c'era sa.

Un solo dubbio: se si limita la libera circolazione dei capitali, a che serve una moneta unica? Ma forse tout se tient.

Just a question

Chissà se Bagnai si degnerà di rispondere alle obiezioni di Keynes blog, oppure continuerà a minacciare sedute chemioterapiche (cit. "ribadisco che dopo l'ablazione del tumore ci sarà la chemio")?

Quanto mi piacerebbe intervistarlo! Ma temo che il cavaliele nelo abbia un po' paula del cavaliele losso.

Daje, che se famo 'st'intervista c'avemo 'no scear mejo ch'a San Remo, an proporzione!

11 commenti:

  1. Certe volte l'esperienza vale piu' della teoria : bisogna essere grandi economisti per capirlo : quando prendi una mercedes o una bmw o un'audi a rate o con il leasing , chi è che ti fa il finanziamento , una finanziaria italiana ? e si vendono anche se costano il doppio di una italiana.

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  2. Poche pippe economicistiche...libera circolazione dei capitali e costo del lavoro sono problemi interconnessi inscindibilmente.
    E chi ne considera solo uno si sta appunto facendo pippe economicistiche.
    Del resto la moneta unica è nata come risposta del capitale a questi due problemi che in realtà sono appunto uno.
    Ma questo è un ragionamento troppo difficile per chi deve difendere una tesi a prescindere dai fatti. Sia essa la proprietà salvifica del cambio flessibile...sia essa il valore ultraterreno dell unità europea...perché Iodice questo fa. Parliamoci chiaro.

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    1. Eh già! "Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali..."

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  3. Ma non è il ciclo di Frenkel?

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  4. Cosa succederebbe se si ripristinasse la flessibilità del cambio senza controllare i movimenti di capitale?

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    1. Che importeresti QUASI come prima perchè ti impresterebbero i soldi per comperare le proprie merci . Non si è ancora capito che i tedeschi ci prestano i loro euri per comperare le loro auto ?

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    2. Si perché con la lira secondo te ti prestano i soldi....

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    3. Appunto , quindi sarei sicuro di importare di meno .

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  5. Segnalo l' ultimo post del Pedante in cui si sostiene la libera circolazione del contante come difesa dell' individuo dal controllo del grande capitale politicofinanziario: la possibilità dell' uomo qualunque di poter occultare i suoi spiccioli e difendere i risparmi di una vita dalle brame di banche, stati e governi legittimi ed illegittimi.

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