venerdì 20 aprile 2018

La necessità storica dei movimenti dal basso (largo agli sciroccati)


"La Germania sta segando il ramo su cui è seduta" pontificava Qualcuno anni fa. Certo, lo sta facendo, ma la sega si chiama "tempo che passa". Qualcuno, pertanto, un giorno avrà ragione. La Germania? Patatrack! E Qualcuno dirà: "Ve lo avevo detto, IO!"

Quanto tempo? Qual è l'orizzonte temporale dell'azione politica? Secoli, millenni, quanto basta affinché Qualcuno abbia finalmente ragione? No cari, l'orizzonte della politica è dato dal tempo in cui una generazione politica sarà ancora in vita. Insomma un paio di decenni. Ora, giunti alla metà quasi di questo tempo della politica, rispetto alla previsione di cui sopra, credo sia cosa giusta domandarsi se le cose stiano davvero così: la Germania sta segando il ramo su cui è seduta?

Più in generale, l'anarco-liberismo sta effettivamente segando il ramo su cui è seduto? Ricordate la tesi delle insanabili contraddizioni del capitalismo che avrebbero portato al suo superamento? Sicuro! prima o poi accadrà, ma è abbastanza più probabile che nel frattempo saremo tutti morti. Dunque il tempo della politica è il qui ed ora, più (al massimo) un paio di decenni. Chi vuole volare più in alto non fa politica, ma opinione. Aspirazione nobilissima e legittima, ma che non coincide col fare politica. Noi, che siamo gente di campagna, noi ci preoccupiamo del presente e del futuro prossimo, e non abbiamo voglia di aspettare la fine della partita ma vogliamo partecipare all'azione.

Coloro che hanno perduto la lotta di classe negli ultimi decenni - non solo i proletari ma anche la piccola borghesia, i ceti impiegatizi, le piccole imprese - insomma quello che a spanne viene definito il 99%, non ha più rappresentanza politica. E' un fatto grave, inaudito, che in tal misura non era mai accaduto nella storia conosciuta dell'umanità. Tutto il potere politico è oggi concentrato nelle mani di quella esigua minoranza che, controllando il circuito primario della moneta ad alto potenziale, si è fatto padrone assoluto del discorso.

Non vanno biasimati, siamo noi del 99% che dobbiamo biasimare noi stessi.

Il problema risiede, sic et simpliciter, nella mancanza dei tanto derisi movimenti dal basso che noi, per nostra colpa esclusiva, non riusciamo a far nascere. Segnalo questa istruttiva discussione (tre anni fa):

«Come sa chi mi segue su Twitter, a tavola chiedevo a Lucke: "Ma qual è la difficoltà maggiore?" Risposta: " Se hai successo diventa una cosa che non riesci a controllare facilmente, e arrivano sciroccati di ogni risma: persone con ambizioni politiche frustrate, maniaci razzisti, e via dicendo".»

Scusate, ma chi deve "controllare facilmente" un movimento dal basso? Il leader karismatico? Il kapataz del kaz che misura col bilancino il bene del volgo e le sue personali prospettive di carriera?

Siamo all'assurdo, siamo riusciti nell'incredibile risultato di chiedere con deferenza, ai vincitori, come riuscire a batterli.

E invece servono proprio i movimenti dal basso, sì proprio quelli che che non si controllano facilmente, in cui arrivano "sciroccati di ogni risma: persone con ambizioni politiche frustrate, maniaci razzisti, e via dicendo".

Prevedo l'obiezione: non puoi lasciare il potere agli sciroccati. Bravi! Secondo voi io auspico per il popolo del 99% un mondo in cui il potere sia in mano agli sciroccati? Posto che, se proprio dobbiamo dirla tutta, oggi gli sciroccati si trovano nell'1% (Lapo), tuttavia quando vuoi cambiare le cose, mettetela come vi pare ma degli sciroccati non si può fare a meno. Forse che i sovranisti, questa sparuta pattuglia di patrioti innamorati dell'Italia, non sono tutti degli sciroccati? Forse che io stesso, un bravo e anziano prof di provincia, non sono uno sciroccato? Dunque, forse, bisogna intendersi sul significato del termine "sciroccato".

Io sono uno sciroccato. Incontro tanti altri sciroccati come me, alcuni razionali e correttamente informati, la maggior parte in preda a emozioni irrazionali e del tutto disinformati. Che fare? Li schifiamo? Io dico di no, io dico che dobbiamo essere capaci di introdurre un principio di ordine in questa irrazionalità, ma non con la pretesa di spiegare quello che noi abbiamo capito(?) bensì con l'umiltà di metterci al servizio di un obiettivo comune, il cui perseguimento ha bisogno anche e soprattutto della forza degli sciroccati di oggi, che domani possono diventare i cittadini razionali di una Patria comune.

La chiave di volta è, a mio parere, il principio della partecipazione, democraticamente e rigorosamente formalizzata da statuti capaci, da un lato, di trarre beneficio dalla passione dei tanto vituperati "sciroccati", dall'altro di attrarre la gran massa dei perdenti della globalizzazione anarco-liberista, dando loro fiducia. Insomma, e per parlar chiaro, sono gli "sciroccati" i soli che possono fare il primo passo per ri-costruire i partiti di massa di cui ha bisogno il 99%.

Io sono uno sciroccato, come vi ho già detto, anche se sono anche un bravo e anziano prof di provincia, e mi sono messo nella capa l'idea che, senza movimenti dal basso che riequilibrino il potere dell'1%, non si va da nessuna parte. E' una questione di civiltà, per salvare la quale non è tanto essenziale che gli interessi della maggioranza siano rispettati, quanto che quelli della sparuta minoranza dell'1% non siano assolutamente egemoni.

Dobbiamo costruire i movimenti dal basso, cioè i soggetti politici indispensabili a un sano e razionale conflitto di classe.

Chi ci sta? Sapete come contattarmi; se arriverete, presto potrò scrivere "sapete come contattarci". Che poi, in realtà, ci stiamo già muovendo....

E allora, chi ci sta?

15 commenti:

  1. Adesso che i grillini si sono "normalizzati" definitivamente che fine farà il loro esercito di sciroccati? Quelli veri intendo non quelli che facevano finta.

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  2. Lo scirocco è un vento che viene da sud, dal basso diciamo, sarà un caso?

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  3. Non so se temere di più gli sciroccati veri oppure i soi disant colti, in realtà solo dei citazionisti eruditi, ancorché anonimi.

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  4. Va bene, proviamoci, che abbiamo da perdere?

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  5. ci proverò anche io, però i componenti " sovranisti " grillini, leghisti e fratelloitalioti del mio gruppo trasversale si sono un po', come dire, squagliati dopo le elezioni...in pratica sono rimasto solo. A questo proposito volevo chiedere se secondo voi sarebbe opportuno aprire a chi ha già un tessera di partito.

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    1. La doppia tessera radicale...a occhio e croce non porta bene.

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    2. perché? oggi quasi tutti i partiti portano il seme della rivoluzione libertaria radicale a cominciare dal PD che anzi non è altro che il vero ed integrale Partito Radicale

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    3. Se è per questo io faccio fatica a mettere assieme quattro persone per una pizza. Per quanto riguarda le tessere non ho idea di cosa sia più opportuno, anche perché non ho idea di che cosa stiamo parlando esattamente. Movimento di opinione? Partito? Associazione culturale? Circolo bocciofilo sovranista? Cineforum in stile Istituto LUCE? Meglio chiedere al capo... :-)

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    4. "non ho idea di che cosa stiamo parlando esattamente. Movimento di opinione? Partito? Associazione culturale? Circolo bocciofilo sovranista? Cineforum in stile Istituto LUCE? Meglio chiedere al capo... :-)"

      Stiamo parlando di un partito politico, piccolo o grande è secondario, che però abbia tutte le caratteristiche di un vero partito. Si tratta di indicare una strada, meglio cercare o, se necessario, tracciare un sentiero che ci porti fuori dalla selva oscura. Il problema è l'incapacità dei ceti dominati di costruire le proprie genuine rappresentanze politiche, limite e mancanza che appunto li rende "ceti dominati" invece che partecipi della dialettica politica, fosse pure in posizione minoritaria. Il problema è l'egemonia assoluta del capitale finanziario e della sua ideologia. Bisogna ricominciare, con umiltà, ad imparare come si fa politica. Si tratta di fare i primi passi, come sta già facendo il FSI secondo il suo stile e la sua cultura. Non conta dove arriveremo perché la Storia è un processo collettivo. Ma, se ci riusciremo, saremo ricordati.

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    5. Paolo il mio problema è proprio quello di riuscire ad interessare di questi temi persone che non siano già schierate politicamente

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    6. Ippolito, Qui la questione non è mettere in campo una sorta di azione parallela alla Robert Musil, ma di prendere posizione. O si è liberali e globalisti, oppure si è socialisti e patrioti.

      Sai, ogni tanto arrivano momenti come questo: Nessuno di noi può stare con il piede in due staffe, né possiamo accettare tra noi alcuno che pensi di poterlo fare. Non è una bella cosa, ne sono consapevole, ma non vedo alternative. Chiunque, che sia schierato con uno dei partiti liberali oggi esistenti in Italia, non può stare anche con noi. E' il minimo sindacale. Occorre dunque cercare tra quelli che non sono già schierati politicamente con partiti liberali.

      Suggerisco, inoltre, di lasciar perdere gli iscritti al FSI, rispetto ai quali occorre, in questo caso sì, agire con un'azione parallela, ovviamente non ostile bensì cooperativa.In altri termini i militanti del FSI stiano nel FSI (salvo che non siano loro stessi a voler venire con noi, ma senza alcuna pressione) e cerchiamo altri patrioti socialisti.

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    7. ce provo, gli amici della MMT?

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    8. Sì, assolutamente sì. La mmt non è un partito, è una corretta (seppure subordinata alla politica) analisi economica.

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  6. Lo dico con dispiacere, sono cresciuto con le dirette di Marco su Teleroma 56 e RR.

    In teoria, se nelle Istituzioni ci fossero solo dei galantuomini, le battaglie per i Diritti Costituzionali, che non sono solo quelli civili, si potrebbero portare avanti a colpi di carte bollate e sentenze.

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