martedì 7 maggio 2019

Nel sistema liberale i parlamenti sono assemblee di condominio di inquilini

Immaginate un'assemblea di condominio in cui nessuno dei partecipanti sia un proprietario ma sono tutti inquilini che pagano un affitto: ebbene, questa è la condizione di un Parlamento in uno Stato in cui tutto sia stato privatizzato. L'emissione monetaria, l'acqua, i trasporti, l'energia, le telecomunicazioni, le banche un tempo possedute dallo Stato, il demanio, le grandi infrastrutture, insomma ogni cosa che abbia un valore proprietario reale è nelle mani di grandi gruppi privati, nazionali o esteri, o con partecipazioni incrociate tra capitali nazionali ed esteri; ammesso che, in queste condizioni, abbia più senso parlare di "capitali nazionali"!

Questo è, oggi, il Parlamento della Repubblica italiana, un organo solo formalmente investito delle somme decisioni ma, in realtà, svuotato di potere effettivo. Chi comanda sono i consigli di amministrazione dei grandi Trust che hanno partecipato al banchetto delle privatizzazioni dopo il golpe incostituzionale di mani pulite del 1992; un banchetto nel quale si sono distinte soprattutto le cosiddette sinistre, nella veste di raccoglitrici di ossi e avanzi lasciati cadere dalla tavola imbandita, senza per questo trascurare il contributo delle cosiddette destre. La lotta politica, dopo il 1992, essendosi ridotta alla semplice quanto accanita competizione per accaparrarsi la maggior quantità possibile di tali ossi e avanzi.

Le cose vanno ancor peggio nel parlamento cosiddetto europeo. Infatti, mentre nel Parlamento della Repubblica italiana gli eletti hanno, almeno formalmente, il potere di decidere su questioni equivalenti alla temperatura delle luci led da installare nelle scale condominiali, in quello cosiddetto europeo non si può decidere nemmeno la curvatura delle zucchine.

La domanda che è assolutamente necessario porsi è questa: qualche Stato estero ha costretto l'Italia, con la forza, ad aderire all'Unione Europea? Ciò non risulta, col che non possiamo che concludere che questa è stata una decisione della nostra burghesia compradora y vendedora, dopo il successo del colpo di Stato di mani pulite. Questa, durante la stagione delle privatizzazioni, si è impossessata di gran parte del patrimonio pubblico italiano finché, ormai satolla, non riuscendo più a ingozzarsi, ha chiamato in soccorso le sue consorelle estere. Ricordate la battaglia per la golden share in cui si distinse Bertinotti? A conti fatti, questa è servita per dare il tempo alla burghesia compradora y vendedora nostrana di accaparrarsi tutto quel che poteva, poi si sono aperte le porte ai compari esteri già da tempo invitati.

Il premio per l'invito a questo indegno banchetto è stata la riconoscenza, per cui ogni desiderio della burghesia compradora y vendedora italiana viene oggi soddisfatto dai commensali di quel banchetto. Serve aumentare le tasse per devastare la domanda interna e abbattere il costo del lavoro? Tranquilli, che lo chiede l'Europa! Mica la burghesia compradora y vendedora! Abolire lo Statuto dei lavoratori? Ce lo chiede l'Europa! Insomma, la burghesia compradora y vendedora è fuori dal mirino perché la colpa, tutta la colpa, è dell'Europa cattiva a guida tedesca. Non mancano le varianti: è colpa dell'America, no della perfida Albione, ma la Francia allora? Il risultato di questo impazzimento collettivo è stato il rinascere di un nazionalismo economico farlocco e ridicolo, del quale ha approfittato, a mani basse, la Lega salviniana, previo arruolamento nelle sue fila di quanti non vedevano l'ora di ricevere la cartolina di precetto. Un gioco talmente chiaro quanto incompreso che qualcuno, addirittura, può vantarsene dicendo di sé stesso "sono un soldato, dunque obbedisco".

Dicevamo del cosiddetto parlamento europeo, quello che non può decidere nemmeno la curvatura delle zucchine. Alle imminenti elezioni per questo cosiddetto parlamento, in realtà un pollaio nel quale tenere all'ingrasso i raccoglitori di ossi e avanzi che non entrano in quelli nazionali, partecipano anche due formazioni italiane, CasaPound e il Partito Comunista Italiano guidato da Marco Rizzo (quest'ultimo da me improvvidamente votato alle ultime politiche) le quali, avendo l'opportunità di distinguersi dalle forze politiche che, in anni passati, hanno strillato ai quattro venti "Basta euro" per poi diventare europeiste, hanno scelto di concorrere. Chissà perché, e soprattutto come, pensano che i loro "Basta euro" possano diventare, grazie a questa scelta scellerata, più credibili! Forse perché pensano che, ormai, the mission was accomplished?

Meritano che questo piccolo blog di paese gli dedichi un po' di attenzione. Estote parati.

1 commento:

  1. Ciao Fiorenzo sula nostra burghesia compradora y vendedora ti posto un brano tratto dal libro Fabbrica della sconfitta di Piero Baroni, perchè scaricare tutte le responsabilità del ventennio al solo Mussolini e ad altri pochi gerarchi, funzione magistralmente svolta dagli storici accademici, secondo il mio modesto parere, è servito ad impedire qualsiasi cambiamento reale e duraturo a questo Paese:
    "Forse l'esempio più significativo di quali panni vestisse l'industria italiana, lo si scorge nella reazione scatenata e nelle conseguenze nel tentativo della Ford ( 1928) di crearsi uno spazio nel mercato italiano. Giovanni Agnelli costrinse Mussolini ad opporsi energicamente con una serie di drastici provvedimenti, veramente dittatoriali e contro ogni logica di mercato e di opportunità di politica estera e di ogni possibile contropartita: chiusura dello stabilimento Ford di Trieste, negata autorizzazione alla realizzazione di quello di Livorno, barriere doganali penalizzando il valore delle vetture importate, dei motori e delle parti staccate, impedendo il riassemblaggio in Italia.Il Governo definì l'industria automobilistica basilare per la difesa nazionale, attribuendo in tal modo alla Fiat un ruolo privilegiato nel panorama industriale. Di fatto la casa automobilistica Torinese acquisiva senza alcun particolare merito o titolo il monopolio. Ricordiamoci come ricompensò il suo ingenuo benefattore: producendo nel 1935 il carro veloce d'assalto da 3,5 tonnellate e continuando produrlo fino al 1939, pur sapendo che altrove si progettavano, collaudavano fabbricavano carri armati di 20-24-26 tonnellate con protezione da 30 sino a 18 millimetri, da due a oltre cinque volte superiore a quella dei mini-carro Fiat (15 mm) e con cannoni da 40-50-75 millimetri e non due modeste mitragliatrici.....................
    E come i tedeschi vollero e ottennero (1938) tutte le informazioni sui siluri lanciabili da veivoli, ripagando l'industria italiana con un ordinativo di 300 siluri ( prezzo unitario 1938 150.000 lire senza esplosivo) non si comprende, o meglio si comprende benissimo perchè la Fiat ( come l'Ansaldo) non si mosse per ottenere dai Tedeschi quanto necessario ( licenza, informazioni) sui loro carri armati.
    La Fiat come l'Ansaldo, nulla fece per fornire ai soldati Italiani un carro armato moderno, all'altezza di quelli tedeschi, nettamente superiori a quelli britannici per tutta la durata del conflitto."
    Quelli che allora imposero il regime Autarchico, per il loro esclusivo interesse, sono gli stessi che oggi c'impongono il modello globalista, libero scambista, mantenendo comunque il monopolio privato tramite la BCE dell'emissione monetaria. Nulla di nuovo sotto il cielo Italiano.

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