domenica 17 giugno 2018

I sovranisti al bivio

La domanda che passa nella testa di tutti noi sovranisti è, ammettiamolo, "che fare nell'immediato?". Un'accorta politica comunicativa, che ha fatto leva sulla questione dei migranti, sta spingendo in alto i consensi del governo gialloverde, e questo sarà un patrimonio spendibile nelle prossime fasi di discussione sui trattati con l'€uropa perché consentirà di bilanciare eventuali cedimenti su quel piano con i successi, almeno d'immagine, finora conseguiti. Per sovrappiù, tre noti esponenti dell'area eurocritica sono entrati nella compagine governativa, mentre altri, non meno noti, ne appoggiano l'azione stando nelle retrovie. Il dilemma che ci arrovella è se ciò preluda a un reale irrigidimento in difesa degli interessi nazionali, il cui esito non potrebbe che essere la dissoluzione - almeno - dell'eurozona, oppure, al contrario, si intenda ottenere il massimo possibile senza però rinunciare al progetto europeo.

L'ipotesi più probabile appare la seconda, almeno stando alle posizioni ripetutamente espresse dal più titolato dei tre, Paolo Savona. Questi, il 7 settembre 2017, dalle pagine del sole24ore scriveva:

«A questo punto della storia esistono due soluzioni:
1. una europea che consenta alla BCE di far confluire in un Fondo appositamente costituito gli eccessi di debito rispetto al parametro del 60% rispetto al PIL, previa rinegoziazione dei termini di rimborso (con tassi ufficiali senza spread e date di scadenza lunghe) e impegno da parte dei paesi di rispettare il pareggio di bilancio; questa soluzione non impedirebbe la crescita della spesa pubblica – spero per investimenti, ma è un altro problema – purché essa resti nei limiti dei maggiori incassi e, quindi, della crescita nominale del PIL;
2. una nazionale che attui una conversione del debito in essere entro i limiti dell’eccesso esistente allungando le scadenze e offrendo rendimenti pari all’inflazione, dando in contropartita una garanzia su tutti i beni dello Stato mobili e immobili, anche artistici e ambientali, escutibili con procedure rapide da stabilire anticipatamente nel caso di insolvenza (peraltro assai improbabile dati i livelli di risparmio del Paese).»

La prima soluzione equivale a una monetizzazione ad opera della BCE della parte eccedente il 60% sul PIL del debito pubblico italiano, dietro garanzia di rispettare il pareggio di bilancio. La seconda consiste in una ristrutturazione della parte eccedente il 60% sul PIL del debito pubblico italiano posta in carico al Tesoro, a dire di Savona dando in garanzia beni pubblici e assets nazionali.

A parere di chi scrive la prima soluzione sarà respinta. La seconda, per effetto delle Clausole di Azione Collettiva, darà il via a un'ondata di privatizzazioni come non si è mai vista. Infatti l'Italia ha un debito pubblico di circa il 130% del PIL, quindi il 70% di esso sarebbe soggetto a ristrutturazione. L'allungamento delle scadenze e l'abbattimento dei rendimenti all'inflazione avrebbe l'effetto di far scattare le Clausole di Azione Collettiva su una parte di questo 70%, con l'obbligo per il Tesoro di riacquistare quei titoli alle condizioni di emissione e la conseguente esigenza di reperire i fondi necessari all'operazione.

E poiché non abbiamo a che fare con dei fessacchiotti, forse è il caso di andare a vedere quando sono entrate in vigore le Clausole di Azione Collettiva:

Comunicato Stampa N° 186 del 19/12/2012
E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 18 dicembre 2012 il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 7 dicembre 2012, con il quale è stabilito che, a partire dal 1° gennaio 2013, le nuove emissioni di titoli di Stato aventi scadenza superiore ad un anno saranno soggette alle clausole di azione collettiva (CACs). Il decreto precisa che per nuove emissioni si intendono quelle la cui prima tranche è emessa a partire dal 1° gennaio 2013.
L’introduzione delle CACs nei titoli di Stato, obbligatoria ai sensi del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità segue lo schema approvato dal Comitato Economico e Finanziario dell’Unione Europea.
Fanno parte integrante del decreto due allegati, il primo dei quali (allegato A) riporta le clausole per tutti i tipi esistenti di Buoni del Tesoro Poliennali, inclusi quelli indicizzati all’inflazione (BTP€i e BTP Italia), e di Certificati di Credito del Tesoro, inclusi quelli zero-coupon (CTZ). L’allegato B, invece, riguarda eventuali emissioni di titoli aventi caratteristiche differenti o di diversa tipologia rispetto a quelli citati,. Le CACs saranno introdotte anche per le emissioni sui mercati internazionali.
Le CACs hanno impatto anche sull’attività di stripping così come prevista nel nuovo decreto ministeriale, anch’esso del 7 dicembre 2012, in quanto non vi sarà fungibilità tra componenti separate di titoli soggetti alle CACs e componenti separate di titoli non soggetti alle dette clausole.

Non so a voi, ma a me la data del 18 dicembre 2012 ricorda qualcosa. Stiamo parlando di una sommetta che dovrebbe aggirarsi intorno ai 300mld di beni da privatizzare, sui quali (a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca) qualcuno, ben addentro ai meccanismi di intermediazione, potrebbe aver messo gli occhi con largo anticipo, mentre noi ingenui sovranisti ci si affannava a costruire il partito. Naturalmente è solo una volgare illazione, diciamo la parte disgustosa dello scenario, possibile ma di cui ci parleranno, eventualmente, gli storici del futuro. Mi taccio perché, se avessi ragione, rischierei di grosso e io, se mi dicono "forse ti torturiamo", mi sto zitto e bbòno.

D'altra parte non possiamo escludere a priori l'ipotesi opposta, cioè che a pensar male si venga smentiti dai fatti. Questa è, in effetti, la speranza che alberga nei cuori di molti, pochi i sovranisti in realtà, i quali coltivano la speranza (io dico illusione) che, mentre si tratta con l'€uropa, si stia preparando il salto della quaglia fuori dall'eurozona. Zac! E marameo.

La sola possibilità che ciò possa avvenire basta a paralizzarci, perché nessuno vuol correre il rischio di vedersi additato come colui che, magari per invidia, avrà fatto fuoco amico sugli eroi eponimi che ci avranno tirato fuori dall'euro. Il non detto che circola negli ambienti sovranisti è così l'invito alla cautela, cui ben pochi si stanno sottraendo. Ed io, che gestisco un blogghettino di campagna, mi adeguo, sia pure con qualche illazione. Ma che posso farci? Andreotti era di razza ciociara.

23 commenti:

  1. se le menti al servizio del capitale sono menti raffinatissime quelle dei sovranisti potrebbero esserlo di più; vedi ad esempio lo stratega del piano B che si mette in condizione di avere sempre ragione, ma come fa? semplice dissimulando, come è ovvio che sia, qual' è il reale piano B. Anzi ultimamente le raffinatissime menti sovranare stanno addirittura presentando il cosiddetto piano C.

    Ragioniamoci un attimo: il piano B è uscire alla chetichella di venerdì sera, dopo avere stampato più o meno segretamente i mininbot; il piano C è il "ci vuole più europa" cioè chiedere sempre maggiore integrazione europea sperando che ci dicano di no.

    Ma allora quale è il piano A? c' è il serio rischio che il piano A sia la concessione di maggiori margini di flessibilità di bilancio per fare essenzialmente due operazioni filo liberiste.
    Una chiamata reddito di cittadinanza che in realta è semplicemente un ulteriore piano di ricatto e di repressione salariale ai danni delle classi dei lavoratori cioè di coloro i quali hanno come unico o principale sostentamento la propria capacità lavorativa, quindi non solo classe operaia, ma anche per esempio le false partite iva, piccoli commercianti e liberi professionisti.
    Due, l' ulteriore aumento delle disuguaglianze nel nostro paese con l' istituzione della dual tax che in realtà serve solo a tutelare dal fisco quei 50 miliardi di avanzo della bilancia commerciale con l'estero e che gli imprenditori, prevalentemente del nord est leghista, sono riusciti ad ottenere grazie all' opera di svalutazione salariale attuata del governo precedente.
    Si tratta di una perfetta consecutio filocapitalista: durante il governo Renzi non potendo svalutare la moneta, per recuperare competitività si svaluta il lavoro; una volta ottenuta il recupero di competitività gli imprenditori si chiedono come fare a tutelare gli ingenti profitti così ottenuti, ovviamente la dual tax è lo strumento perfetto per questo fine.
    Spero di sbagliarmi, ma le cose sembrano andare in quel verso, al popolino basterà indicare come sempre il suo nemico di classe nell' immigrato, un nemico di classe che si farà andare benissimo anche alla UE pur di salvare l' euro.
    Ed agli imprenditori nostrani gli euro piacciono, tantissimo...
    Credi che dovrei tacere questi miei infondati timori
    o è meglio tenere la guardia alta?

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    1. Io ormai sto puntando i riflettori sui "nuovi", che non sono di passaggio. Credo Militante e Lega dei Credenti in Salvini sono i nuovi padroni del paese. Hanno vinto, ma non parlando di Costituzione e/o di euro, bensì di migranti, e vedo che quelli che in questi anni si sono spesi per parlare di Costituzione e/o di euro stanno adesso con loro.

      Se non è per uscire a sorpresa in un fine settimana, della serie zac&marameo, allora si sono venduti.

      Non mi vengano a raccontare frottole, che i sovranisti possono anche prendersi le bastonate in testa ma non siamo gente da dire grazie a chi ci prende per il culo. Staremo a vedere, ma ho la sensazione che questa gente sia della vil razza dannata di quelli che "vogliamo cambiare le cose dal di dentro". Ne ho conosciuti tanti, nella mia ormai lunga vita, e non ne sopporto più la puzza.

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    2. e poi diciamocelo chiaramente Fraioli, non io sia chiaro, Fraioli pensa, a ragione, che il passo finale sia lo privatizzazione di sanità e welfare, euro o non euro.

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    3. Ci sono le utilities, o come cappero si scrive, di zona vasta: gas, luce, acqua

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  2. io sono arrivato al punto da credere che le condizioni di lavoro in questo Paese, del lavoro poco qualificato intendo, siano ormai tali per cui il reddito di cittadinanza non implichi più un ricatto sul livello del salario...ma forse addirittura un freno al suo ribasso.

    Pensiamoci. Oramai la disoccupazione U6 in Italia, soprattutto a Sud degli appennini, è a livelli spaventosi.

    I lavoratori qualificati, che lavorano nelle aziende esportatrici che non esportano salami ma roba con un certo valore aggiunto, sono per lo più già oggi in condizione di strappare salari più alti della media...difficile in queste realtà, molto difficile, vedere ad esempio un meccanico di precisione pagato al livello dei minimi di categoria da contratto nazionale. anzi direi quasi impossibile.
    Su questo tipo di lavoratori dunque il reddito di cittadinanza non potrebbe avere alcun effetto deflattivo.


    Passiamo ora ai lavoratori non qualificati, o scarsamente qualificati, su tutti la platea dei lavoratori della Gig-economy...i fattorini i co.co.co. e il mare di lavoratori a chiamata.
    Bene, queste persone già oggi molto spesso vivono con guadagni mensili a livelli quasi Romeni...in uno stato con prezzi francesi.

    Poniamo ad esempio che il reddito di cittadinanza venisse fissato a una cifra come parrebbe i 5S vogliano la pensione di cittadinanza...780 lordi. equivalgono a...? 550 netti a spanne? beh ecco che moltissimi di questi lavoratori oggi in Italia guadagnano assai meno di 500 euro al mese.

    Io insomma credo che siamo caduti così in basso che oramai sia superato il temere gli effetti deflattivi del reddito di cittadinanza. Oramai non c'è da temere il modello precario anglosassone con mancetta di sopravvivenza. perchè la precarietà anglosassone l'abbiamo già raggiunta, con un'offerta di lavoro ridicolmente inferiore e in più non abbiamo manco la mancetta liberista. La mancetta di sopravvivenza la mette il genitore MA SOLO SE pensionato al retributivo.
    Per i poco qualificati, per i deboli del mercato del lavoro, già Siamo nelle condizioni peggiori del peggio. Per costoro L'Italia è un inferno.

    Prova di questo è, secondo me, il fatto che la stessa Lega si mostri poco entusiasta sull'argomento. E chi dovrebbe sostenere una tale misura se non il partito dei medi-piccoli imprenditori?
    Questo vuol dire che, per l'Italia che che vota Lega, non serve una misura del genere perchè la deflazione fatta negli ultimi 7 anni è già andata oltre, per cui un reddito di cittadinanza proposto nei termini del prode Di Maio oramai non sarebbe più utile alla causa...non potendo più deflazionare oltre.

    Del resto diversi Paesi con qualità della vita più alta dell'Italia offrono sussidi di disoccupazione a tempo indefinito.

    Queste considerazioni, oltre a vicende che ho visto coi miei occhi di persone che un posto nella società l'avevano e oggi sono abbandonate totalmente a loro stesse, magari costrette a vivere in un camper fuori uso, mi stanno facendo mutare posizione sul reddito di cittadinanza.

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    1. Cioè stai dicendo che ormai abbiamo perso e che ci conviene accettare le condizioni di resa? Si può anche fare, ma sia chiaro che è perché abbiamo perso, e che il Credo Militante e la Lega dei credenti in Salvini rappresentano null'altro che la fazione vincente di quelli che hanno vinto.

      Non mi si chieda di considerarli della mia razza. Li detesto quanto detesto i piddini, forse sono solo più furbi. Forse.

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    2. Non è menopeggismo.
      E la realtà delle cose.

      Certo chi ha casa lavoro buono e risparmi può continuare la lotta.

      Ma i lavoratori non qualificati in questo Paese sono stati schiacciati e giustamente dal loro punto di vista chiedono la resa. Chiedono di abbandonare il campo.

      Del resto devono mangiare. Non si può chiedere a questa gente di tenere duro perché in futuro forse si migliorerà.

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    3. Cioè l alternativa quale sarebbe? Per chi è in difficoltà ora? Continuare a vivere in un camper per altri 10 anni?

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    4. Non c'è alternativa per chi non ce la fa più. Primum vivere. Chi può fugge dal campo di battaglia e tenta di riorganizzare la lotta, gli altri alzano le mani davanti ai vincitori chiedendo clemenza, Questa ci sarà, gli schiavi hanno un valore, non si buttano via.

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    5. Esisterebbe anche la ricerca della piena occupazione né? Anche statale se necessario o questo da troppo disturbo al capitale?

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    6. Ippolito non mi si prenda per il culo almeno.

      vallo a dire a chi vive in camper che risolveremo il suo problema con la piena occupazione nel 2030.
      poi però portati qualcosa per ripararti.

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    7. scusa, ma allora a cosa dovrebbe servire la sovranità monetaria se non soprattutto per consentire allo Stato di perseguire politiche di piena occupazione?

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    8. Ovviamente a quello prima di tutto.
      Ma la piena occupazione vera, al punto da garantire un lavoro anche a chi dal mondo del lavoro è escluso da anni, si raggiunge dopo anni di lavoro di un governo realmente socialista dirigista - democratico o meno. Governo che chiaramente non è all orizzonte.

      Nel frattempo chi è in condizioni miserabili non può essere lasciato in naftalina perché quando avremo un governo del popolo per il popolo daremo lavoro a tutti.
      E questa totale assoluta assenza di sostegno è una particolarità questa sì quasi solo italiana nel mondo sviluppato.

      Dai paesi ricchi ai meno ricchi...quasi tutti i paesi occidentali prevedono tutele minime. In italia c è la caritas coi piselli in scatola scaduti.quando c è. Ed è una vergogna.

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    9. Il sussidio condizionato di disoccupazione, perché di questo stiamo parlando, è uno strumento di stabilizzazione ed accettazione della disoccupazione strutturale, quindi di conservazione dello status quo, spero che almeno venga accompagnato dalla istituzione del salario minimo.

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    10. Sì ma esiste anche in Paesi dove la disoccupazione è minima.
      Quello che fa la differenza è come viene realizzato, se appunto con salario minimo, se unitamente a politiche di assunzioni nel pubblico ad esempio, oppure no.
      Certo che l'ultima uscita di Di Maio con le 8 ore a settimana di lavoro gratuito per compiti del comune non fa ben sperare.

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  3. si stanno piddinizzando ed il menopeggismo è solo il primo sintomo

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  4. Voglio talmente la pace che sono disposto a entrare in modalità Viet Cong, se è vero che non c'è pace senza giustizia.

    Non credo che la propaganda degli algoritmi riuscirà dove hanno fallito le catene, e il vincitore legaiolo del momento col suo codazzo di cadregari non creda di essere un eroe.

    https://www.youtube.com/watch?v=wK7Wy5Dewic

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  5. Ottimo il consiglio dato ai sovranisti di temporeggiare. Personalmente ho la convinzione che si uscirà di soppiatto con il famoso salto della quaglia. La mia convinzione si basa sulla osservazione del piano Fortitude cioè il nome dato dalle forze Alleate a una serie di operazioni di depistaggio svolte prima e durante lo Sbarco in Normandia che aveva lo scopo di instillare in Hitler e nei suoi generali il timore di uno sbarco anfibio in Norvegia, facendogli credere che gli sbarchi avrebbero avuto luogo sul passo di Calais, piuttosto che sulle spiagge della Normandia.
    Nello specifico odierno si sta polarizzando l'attenzione sullo sbarco dei migranti e sulle ONG,che hanno anche lo scopo di rafforzare politicamente presso l'opinione pubblica italiana il Governo e la Lega in particolare per avere un consenso di popolo quando sferreremo la vera offensiva nel campo economico .
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    IN CASO DI USCITA DALL’UNIONE MONETARIA CHE SUCCEDEREBBE?

    In caso di uscita dall’€ i titoli di debito pubblico nazionali, nonostante le CACs, non corrono rischi in quanto una legge ordinaria di uno Stato sovrano basterebbe a rinegoziare tutto convertendo in nuova valuta (1:1). Si applicherebbe cioè la Lex Monetae. Quindi nulla osta e nessun costo finanziario implicito né per il risparmiatore, né per lo Stato. Poco male, considerato che la maggior parte dei titoli di Stato sono di diritto nazionale.

    Il problema potrebbe porsi per il debito privato estero. Teniamo presente che le CACs sono state introdotte per i titoli di Stato di tutti i paesi UE, non solo quelli italiani. Per i titoli di altri paesi, comprati sotto il vigore delle leggi di quegli altri paesi non varrebbe la Lex Monetae quindi un costo finanziario implicito potrebbe esserci. E’ difficile allo stato attuale parlare di un certo vantaggio o disastro in termini assoluti, tuttavia, in attesa di nuovi sviluppi, va considerato che un rischio bancarotta del sistema bancario italiano (il disastro) per questo motivo è abbastanza improbabile vista la limitata esposizione delle banche italiane all’estero. ( ARTICOLO TRATTO DA SCENARI ECONOMICI DEL 8/2/2017 )

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    1. questo si chiama ottimismo.

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    2. Luca sei buono, questa è fede. Non a caso li chiamo Credo Militante e Lega dei credenti in Salvini.

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  6. Gianni non scherziamo, l' indirizzo evita unilaterale e una estrema ratio e di fatto è un default; tutti dimenticano, ancorandosi alla semplice fattibilità tecnica, che ci sarebbe da gestire una fase di gestione e mantenimento del consenso, consenso che al momento non è maggioritario nel paese. Un problema di democrazia mica da ridere considerando che i primi tempi sarebbero decisamente turbolenti è niente affatto migliorative delle condizioni degli Italiani.

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  7. vabbè mi arrendo al corettore automatico del cell, non ce la posso fare

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